L'ATTENZIONE

Editoriale

I nuovi arroganti

 

 

Francesco Rutelli, sindaco di Roma, ha "costruito" la nuova figura di "arrogante", nata dalla commistione del "buonismo" e della "presunzione".

La città si avviluppa su se stessa, si contorce dal dolore, vive momenti di incubo autentico, folle di migliaia di persone camminano infreddolite verso la stazione Termini perchè gli autobus non fanno servizio, i ragazzi bivaccano nelle strade perchè non possono prendere treni che non partono, il caos è la dominanza di questo inizio d'anno. E lui, imperturbabile, sorride e sostiene che la gente stia drammatizzando.

Che faccia di bronzo!

Viene attaccato da più parti, viene invitato ad andarsene per "indegnità", e lui sorride.

Ma come si fa ad accettare che una città come Roma (non solo, ma anche altre città!) siano governate da questi nuovi barbari, dall'arroganza senza limiti, dalla presunzione che si trasforma in irrisione per i cittadini, per le loro sofferenze, per le loro esigenze?

Ci avevano detto di stare tranquilli, che l'amministrazione capitolina aveva fatto tutto "per bene". E noi, ingenui, avevamo creduto fosse vero. Perchè? Semplice: che il 2000 sarebbe stato l'anno del Giubileo lo sapevamo da lunga data e quindi Roma si era potuta predisporre all'assalto dei pellegrini in maniera adeguata.

Ma così non è stato. Perchè Francesco Rutelli, sindaco inamovibile grazie alla riforma per l'elezione dei sindaci, ha deciso di fregarsene di tutto e di tutti. Sopratutto dei cittadini che lo hanno votato.

Come si fa a dire che va tutto bene quando il caos è davanti agli occhi, quando le strade scoppiano, quando la gente si sente perduta e abbandonata?

Come si fa ad essere così superficiali?

Domande che imbarazzano la nostra coscienza e non certamente quella del Rutelli di turno.

Al quale, proponiamo di togliere subito, prima ancora dell'incarico di sindaco (a quello ci penseranno i romani alle prossime elezioni!) il nome che porta.

Lui, questo personaggio, non merita di portare il nome di un santo, come San Francesco, che è stato campione di pazienza, di tolleranza, di amore per la gente.

La nostra preoccupazione per quello che hanno vissuto i pellegrini a Roma non è limitata a quella "pena" temporanea, ma si estende ad altri possibili avvenimenti negativi e soprattutto ad altri personaggi tipo Rutelli che si sentono depositari di saggezza e verità, superando senza difficoltà sugli altri, definendo addirittura "catastrofista" chi quelle cose le ha vissute sulla propria pelle o le ha denunciate.

Nemmeno un Podestà del tempo fascista si sarebbe comportato con tanta arroganza!


Francesco Canosa

 

 

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L'ATTENZIONE

La politica da Roma a Torino,

passando per Firenze

 

 

 

Enrico Boselli, presidente SDI

 

 

La crisi del primo Governo D'Alema ha posti sotto i riflettori i Socialisti Democratici Italiani che hanno avanzato riserve sia sulla leadership del centro-sinistra che sul profilo riformatore della coalizione.

Riserve così forti da determinare la scelta di rimanere fuori dal D'Alema bis, definendolo un governicchio e dichiarando di voler valutare volta a volta se appoggiarlo o meno.

Quale peso avrà questa situazione nel Congresso dei DS previsto per il prossimo 13 gennaio a Torino?

E, successivamente, quale effetto avrà sui futuri accordi per le elezioni regionali?

Il Congresso di Torino

Dal 13 al 16 gennaio i DS vivranno a Torino il loro periodo più difficile degli ultimi anni.

Sarà sicuramente un congresso che farà scintille, come promettono diversi deputati diessini ed alcuni segretari regionali che non hanno gradito nel programma di D'Alema per il governo la promessa di dare via libera alla costituzione di una commissione per indagare su Tangentopoli.

Per Anna Finocchiaro, ad esempio, "la commissione creerà soltanto tensioni e lacerazioni". Gloria Buffo, firmataria della seconda mozione (anti-D'Alema) esclude che a Torino si possa tacere su quella commissione.

C'è chi, come il deputato Sergio Chiamparino, sostiene che sulla commissione per Tangentopoli occorreva prendere una decisione molto prima, senza aspettare la crisi di governo, dando così l'impressione che "si sia ceduti ad un ricatto di Boselli per ottenre l'astensione".

Ma sul congresso DS di Torino non grava soltanto la "questione Tangen-topoli". Seppure in maniera impalpabile, a quella assise si arriverà in un clima di disagio per come si è chiusa la crisi di governo, sull'immediato rimpasto dello squadrone dei sottosegretari, sulla difficile gestione delle pensioni, della scuola, del welfare-state.

 

 

Intervista a Vincenzo Caciulli

Come valuta la condotta del suo partito sul piano nazionale il capogruppo dello SDI in Consiglio Regionale Toscano, Vincenzo Caciulli?

La valuto positivamente. Credo che sulla stampa si siano fatte circolare interpretazioni molto riduttive e di comodo. Boselli non ha fatto una crisi per le poltrone visto che non siamo rientrati nel Governo e quindi non ne abbiamo. Ha posto due tipi di problemi: il primo sulla possibilità reale della leadership di vincere le prossime elezioni; il secondo sul profilo riformatore del Governo che non era e non è così nitido.

In effetti nei giorni successivi alle dimissioni di D'Alema si è parlato anche di programmi e di cose da fare, a partire dalla Commissione di inchiesta su Tangentopoli.

Pur convinto che la Commissione di inchiesta sia necessaria per chiarire nella sua interezza quali sono stati i rapporti tra politica ed economia, voglio tralasciare quest'aspetto.

Lo SDI ha avanzato richieste precise in merito alla riforma della giustizia, alla riforma profonda dello stato sociale ormai non più rimandabile soprattutto nel suo aspetto previdenziale, in merito alla legge elettorale.

Soffermiamoci su questo punto. Boselli ha proposto l'elezione diretta del premier e una legge sul modello, di quella dei Comuni e delle Regioni, a forte contenuto proporzionale e con premio di maggioranza.

Se il problema è la scelta di colui che deve governare, la stabilità della maggioranza e dei governi, mi pare che quel tipo di leggi lo risolvano. In più garantiscono la rappresentatività ed una minore confusione nel sistema.

Dal '94 ad oggi, l'instabilità ha caratterizzato la vita del Parlamento nazionale non quella di Comuni e Regioni.

E il Parlamento lo si elegge per tre quarti con un maggioritario di collegio a turno unico.

La mia impressione è che tra i fautori di questo sistema (che lo vogliono puro eliminando il residuo proporzionale) si annidino alcuni che cercano altro da quello che dichiarano.

Cercano cioè di guidare le coalizioni e quindi il Governo con un pacchetto di consensi limitato. Non serve al paese e alla costruzione di un nuovo sistema politico e istituzionale.

Dal punto di vista politico si vede all'orizzonte il Trifoglio...

I1 Congresso di Fiuggi ha sancito la fine dell'idea dell'autosufficienza socialista, del recupero della diaspora quale strada capace di portare il consenso.

Lo SDI deve diventare il perno di una aggregazione più vasta dei laici, dei democratici, dei liberali, disposti ad un progetto riformatore per modernizzare il paese. Un progetto che coniughi libertà e solidarietà, valorizzazione dell'iniziativa individuale e protezione per i ceti deboli ai quali offrire opportunità. Se il Trifoglio rappresenterà questo, ben venga il Trifoglio.

Passiamo a questioni più vicine a noi. In previsione delle elezioni il quadro politico regionale appare tranquillo.

Toscana Democratica è coalizione già sperimentata e mi parrebbe del tutto pretenzioso snaturarla per avere una presenza ulivista preponderante.

Anche gli autoproclamati innovatori a volte si gingillano troppo con le formule, a meno che le formule non nascondano problemi di distribuzione di posti.

Credo occorra la massima attenzione sul programma che la coalizione deve darsi.

Lo SDI ha già dato dunque via libera?

I1 Segretario regionale, al tavolo delle trattative, ha dato via libera. Credo che segreteria e direzione regionale del partito, una volta convocate, lo confermeranno. Decisivi, tuttavia, ripeto, saranno alcuni elementi di programma.

Può fare alcuni esempi?

Crediamo che alla Toscana occorrano politiche nuove e creative in economia, usando di più la leva fiscale e meno l'incentivazione diretta.

Dobbiamo superare una latente mentalità pubblicista e statalista e lasciare più spazio all'impresa privata (profit e non profit) anche nei sistemi dei servizi che eroga la Regione.

La lotta alla burocratizzazione, l'impegno per ridurre e semplificare le normative, per rendere più facile la vita ai cittadini deve essere impegno prioritario. Siamo convinti che occorra rivedere l'idea della concertazione che è utile se rappresenta un metodo, dannosa se è continua contrattazione di interessi parziali. La prossima legislatura sarà, inoltre, costituente. Potremo riscrivere lo Statuto, attribuirci nuove competenze, ridisegnare forme di governo e legge elettorale.

Non sono questioni da sottovalutare!

Qual è il vostro pensiero in merito?

Mi limito a parlare della legge elettorale. Nella relazione del Segretario regionale dei Ds al Congresso di quel partito, ho sentito parlare di riforma in senso maggioritario. L'attuale legge è già maggioritaria.

Non vorrei che si pensasse ad una legge per collegi uninominali ad uno o più turni. In questo caso, non saremmo d'accordo. Sarà bene dunque chiarire questo e altri aspetti prima di stringere definitivamente accordi.

Nei giorni scorsi si è ipotizzato una presenza del Trifoglio anche in Toscana. Cosa ne pensa?

Per il momento non esiste. I Repubbli-cani sembrano addirittura scegliere l'uscita dal centro-sinistra. Dopo Fiuggi e le vicende della crisi di governo, penso che occorra verificare la possibilità dell'aggregazione più vasta del solo SDI. Per il 23 gennaio dovremmo tenere una Conferenza politico-organizzativa regionale. Sarebbe bene arrivare a quel punto con le idee chiare su tutto.

Anche perchè in quel momento sapremo quali risultati ha dato il Congresso DS di Torino.

 


Ketty Canosa

 

 

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L'ATTENZIONE

Nessuna privatizzazione delle municipalizzate

senza un disegno globale

 

 

Foto: dall'alto, Francesco Colonna, Gian Carlo Brundi, Franco Cervelin e Roberto Petrini

 

 

 

Entra nel vivo la questione privatizzazioni delle aziende partecipate da Palazzo Vecchio, ma non è ancora chiaro a cosa approderà. A dimostrazione del fatto che la recente richiesta da parte del presidente della Lega Cooperative To-scana Giorgio Bertinelli di maggiore chiarezza sulle modalità con cui l'amministrazione comunale vuole procedere all'apertura ai privati non era campata in aria.

La Giunta comunale infatti ha già incominciato a muovere i primi passi con la recente girandola di nomine che porta, tra l'altro, l'ex assessore co-munale alla casa Alberto Tirelli alla presidenza della Mercafir e Giancarlo Brundi, presidente in carica della Mercafir, alla guida della municipalizzata Afam.

E, del resto, l'assessore allo sviluppo economico France-sco Colonna, sentito in proposito, ha mostrato di avere alcune idee sul destino di tali aziende. Tra cui, in particolare, il tentativo di mantenere il controllo pubblico sulla Cen-trale del latte, e la piena disponibilità a lasciare ampio spazio ai privati nell'Afam.

Tuttavia, la Giunta non avrà le mani libere e dovrà passare per le forche caudine del potere di indirizzo del Consiglio comunale. Visto che, come ci ha fatto sapere il capogruppo PdCI, Nicola Rotondaro, la commissione consiliare allo sviluppo economico di cui anch'egli fa parte, "ha approvato all'unanimità" un ordine del giorno che sarà presentato nella prossima assemblea comunale in cui si chiede alla Giunta di presentare un progetto complessivo sulle privatizzazioni, che, sottolinea Roton-daro, a sua volta "dovrà passare al vaglio del Consiglio comunale".

Ma a rendere ancora incerto il futuro di queste aziende concorrono altri fattori. In particolare, la disparità di vedute tra l'assessore Colonna e altre forze politiche della maggioranza, PdCI in testa.

Se, infatti, sulla Centrale del Latte, l'idea di Colonna di lasciare "per l'immediato futuro la maggioranza ancora agli enti pubblici" a salvaguardia della qualità del latte e dei produttori locali tra cui anche alcuni dediti ai poco redditizi metodi biologici, trova il pieno consenso di Rotondaro. E quindi la questione, come ci ha spiegato Colonna, è solo cercare qualche nuovo socio, che sostituisca i Comuni di Pistoia e Livorno, i quali "vogliono cedere le loro quote per fare un pò di cassa" e di arrivarci di comune accordo con tali amministrazioni comunali.

E se la comunanza di vedute tra l'assessore e il PdCI si ripropone anche riguardo alle prospettive della Mercafir, definita da Colonna intoccabile, in quanto "sistemata ora" grazie al lavoro di Brundi che "l'ha portata in utile", ma non in misura ancora sufficiente. Sulla base del presupposto secondo il quale un'azienda, per essere venduta vantaggiosamente, deve essere del tutto a posto. Ragion per cui bisogna prima "ridargli vigore e maggiore autonomia finanziaria", anche perché sono ancora molti i lavori da fare in tale direzione, tra i quali quelli sul padiglione dell'ortofrutta e, magari, quelli connessi all'ipotizzato trasferimento nell'area Mercafir della Centrale del latte, che deve fare spazio alla stazione dell'alta velocità.

Lo stesso accordo di intenti non si ripresenta invece a proposito del futuro dell'Afam. Che, secondo Colonna, è in buona salute per cui può essere messa sul mercato con meno complicazioni e in tempi rapidi. Tanto che ha già proposto ad altri comuni dell'area metropolitana fiorentina di privatizzare le proprie farmacie municipali insieme a quelle dell'Afam per rendere l'offerta più appetibile. Colonna non si è sbilanciato troppo sulla formula da adottare per la privatizzazione (che presuppone comunque la trasformazione di Afam in Spa), ma ha detto chiaramente di pensare a solo un 20% in mano pubblica. Ed è proprio qui che viene fuori il netto contrasto con il PdCI. "A noi va bene trasformare l'Afam in Spa", ha detto infatti Rotondaro, ma dovrà trattarsi di una Spa a prevalente capitale pubblico, "almeno l'80% pubblico" e, perché no, il restante 20% "di azionariato popolare".

Per Corrado Cirio (Coordinatore provinciale de I Democratici) "parere favorevole sulle privatizzazioni" e processo accelerato. Comunque tempi e metodi vanno definiti "caso per caso".

Così, per la Centrale del latte guarda con favore per motivi di principio a una società mista aperta ai privati, anche perché non si capisce per quale ragione "il Comune dovrebbe occuparsi di servizi non essenziali come il latte". Stesso discorso per la Mercafir, che per Cirio "non è una struttura che svolge un servizio essenziale", per cui "per noi è sul mercato". Tanto più che "non può essere messa a posto", poiché "strutturalmente in perdita per come è stata costituita" con "un rapporto sostanzialmente insanabile" tra entrate (date dagli affitti agli operatori) e costi di gestione.

Per lo Sdi parla Luigi Morelli che la la pensa diversamente da Cirio a proposito della Mercafir. La ritiene infatti un'azienda sì sottocapitalizzata e senza un equilibrio costi/ri-cavi (nel senso che non è in grado di ricaricare completamente sugli operatori privati i costi di gestione). Questo, però, è imputabile in parte al fatto che "le strutture non erano adeguate alle normative per operare". Ma soprattutto, la Mercafir "non è cedibile" perché "di interesse pubblico" e se ne entrasse in possesso un privato, ciò significherebbe mettere "in crisi gli operatori": chissà quanto ricaricherebbe infatti per rendere remunerativo un investimento su un patrimonio immobiliare così cospicuo. Benvenuta invece per Morelli la privatizzazione dell'Afam e ciò senza mantenimento di alcuna quota pubblica. Riguardo alla Centrale del Latte, poi, si deve decidere una volta per tutte ad operare secondo le regole del mercato e della gestione privata; e allora non hanno senso certe sponsorizzazioni a favore della città quando ci sono scarsi utili di bilancio.

Anche per Achille Totaro (AN) "la privatizzazione va fatta solo se per il Comune si prospetta una diminuzione dei costi di gestione dell'azienda privatizzata". E tuttavia richiama la prudenza nella salvaguardia delle esigenze dei cittadini". Si riferisce, per esempio, alla Centrale del Latte, ma anche alla Mercafir. E dice no anche alla ventilata privatizzazione dell'aeroporto.

"In concreto, se il Comune decide di privatizzare un'azienda questo deve avvenire in maniera completa; non potrà mai essere una "finta-privatizzazione", conclude Totaro

 

Gian Carlo Brundi (presidente Mercafir)

Cosa pensa dell'ormai famoso problema della privatizzazione delle Società pubbliche?

La privatizzazione è utile per alcune di queste società o enti, quando si abbia la consapevolezza che non sia preminente l'interesse pubblico nell'attività svolta, oppure quando la remunerazione del servizio svolto sia tale da garantire un utile aziendale senza nocumentare l'efficacia e l'ampiezza del medesimo.

Anche in questi casi però mi sembrerebbe opportuno ac-compagnare i vari processi di privatizzazione con la consulenza di advisors competenti e agendo con determinazione, ma anche con quella cautela doverosa quando si attua mutamenti radicali nella vita di una società.

Quali sono secondo lei le società o enti che possono essere privatizzati a Firenze?

Preferisco non rispondere; in base a quanto sopra tragga lei le conclusioni.

Franco Cervelin (Presidente Centrale del latte)

"La questione privatizzazione merita grande attenzione e nello stesso tempo grande prudenza. Questo concetto di carattere generale si adatta benissimo alla Centrale del Latte che è chiamata a svolgere sia un servizio pubblico che un ruolo di traino per l'economia rurale della Toscana.

"Vale oggi quello che abbiamo più volte detto: la Centrale, che pur chiuderà il bilancio 1999 in perfetto equilibrio, ha la necessità di aumentare il suo capitale sociale favorendo così l'ingresso di soggetti toscani dalla Camera di Commercio alla Comunità Montana, dagli Enti Locali alla Regione Toscana, dal mondo dei produttori alle cooperative agricole.

"La privatizzazione dovrebbe da una parte consentire l'ingresso di nuovi soggetti e dall'altra lasciare al pubblico il controllo di un'attività che è dichiaratamente di carattere sociale. La Centrale va aiutata, invece, ad affrontare i problemi che l'attendono come lo spostamento dello stabilimento da via Circondaria in area Mercafir, a causa della consegna del terreno per la costruzione della linea di Alta Velocità.

"Debbo esprimere la mia soddisfazione per il voto unanime della Commissione competente di Palazzo Vecchio favorevole alla linea di sviluppo della Centrale".

 

Roberto Petrini (presidente Afam)

Presidente, 4 anni di gestione e certamente un buon risultato!

Sì e questi sono solo i risultati economici a cui vanno aggiunti tutti gli altri. Pensi che quando nel 1996 si è insidiato questo Consiglio di amministrazione, l'azienda spendeva 10 milioni l'anno per la formazione del personale su un bilancio di circa 38 miliardi. Oggi l'azienda spende 10 volte di più e i risultati si vedono:

- la produttività per addetto è passata da 19 milioni del 1996 a 22 del 1998;

- il fatturato pro-capite in farmacia è passato da 447 milioni a 486 nello stesso periodo.

L'indice di gradimento del cliente esterno, secondo un recente sondaggio, è ottimo.

Quel che più è importante poi è che in questi 4 anni è nata un'azienda: spirito di appartenenza, riconoscibilità, collaborazione, coordinamento, questi sono i beni immateriali di grande valore che questo Consiglio ha, per la prima volta, fatto nascere tra il personale.

Il Consiglio comunale vi aveva dato indirizzi programmatici anche in campo sociale: che risultati avete conseguito?

Di quelle indicazioni abbiamo sviluppato molti temi, tra cui, ricordo l'istituzione del pronto farmaco in tutta la città di Firenze, la distribuzione di medicinali nelle residenze sanitarie assistite convenzionate con il Comune, la gestione degli armadi scambiatori di siringhe esistenti in città nel quadro della lotta contro l'Aids, i centri unificati di prenotazione per la diagnostica, istituiti in alcune farmacie, il progetto della salute a scuola, con la istituzione del primo premio Afam, le tre borse di studio dell'Università di Firenze per tre dottorati di ricerca in chimica, farmacia e medicina legati al tema delle malattie rare e dei farmaci orfani (legati al convegno internazionale del marzo '99 che è stato un punto di riferimento per il mondo della ricerca).

Infine l'Afam è entrata a far parte del gruppo costituente della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino.

Cifre e fatti reali. Ma come si spiega la sua preannunciata sostituzione?

Evidentemente chi opera bene è candidato ad essere sostituito. Per esempio io sarò sostituito da un amministratore che per aver portato in pareggio il bilancio alla Mercafir verrà a sua volta sostituito.

Sinceramente mi dispiace di non poter completare quanto abbiamo iniziato, soprattutto in un momento così delicato per le prospettive politiche dell'azienda, ma mi fa piacere sapere che verrò sostituito da un amministratore che ha lavorato bene in un'azienda complessa come la Mercafir.

L'amministrazione l'avrà almeno ringraziata per il lavoro svolto...

Ho appreso la mia sostituzione dai giornali. Sa, certi buoni vecchi usi sono un pò desueti, soprattutto se non fanno notizia. A me basta la soddisfazione che ho trovato nel lavoro e i segni di simpatia di tanti dipendenti dell'azienda.

Si parla molto di privatizzazione dell'Afam. Lei cosa ne pensa?

Dal 1996 abbiamo costituito una solida alleanza con i comuni di Campi e di Calen-zano per la gestione delle farmacie comunali.

Collaboriamo strettamente per lo stesso obiettivo, con il comune di Scandicci. E' questa una strategia in cui l'Afam è stata lo strumento di una politica metropolitana che il comune di Firenze ha voluto.

Lo sbocco di questa azione non può essere che la costituzione di una società per azioni intercomunale, nella consapevolezza che il valore aggiunto della rete di 35 farmacie è utile a tutti i comuni.

Due anni addietro con Cispel Toscana abbiamo predisposto uno schema di statuto di società per azioni e un accordo di programma in cui si prevede che la maggioranza delle azioni debba rimanere nel possesso dei comuni. Senza risposta!

Penso per il prossimo futuro alla realizzazione di una società per azioni che, partendo dalla realtà fiorentina, possa allargarsi ad altre realtà toscane per creare una grande azienda che, beneficiando di economie di scala, sia in grado di fornire ai cittadini un'ampia serie di servizi socio-sanitari.

In questo contesto saranno valorizzati il ruolo della farmacia come servizio pubblico nell'ambito del sistema sanitario nazionale, la professionalità del personale, il patrimonio pubblico e soprattutto potrà essere realizzata, per conto dei comuni, una serie di interventi sociali sulla base dei Contratti di servizio, così come prevede la legge. L'attuale consiglio di amministrazione e la dirigenza dell'azienda hanno, con le proprie scelte e il proprio impegno, preparato questo futuro.

 

 

l.s./f.c.

 

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L'ATTENZIONE

 

 

Aids: un rischio mortale soprattutto per la povera gente

 

 

Alla fine del '98 erano 33 milioni le persone colpite dal virus Hiv nel mondo, la maggior parte nei Paesi in via di sviluppo.

Sono quasi due milioni e mezzo le persone morte per Aids nel 1998 e se la malattia continua a diffondersi, arriveranno a 40 milioni i sieropositivi all'alba del terzo millennio (ovvero al primo gennaio 2001).

L'aumento della promiscuità sessuale, in particolare dovuta alla prostituzione, e i flussi migratori verso l'Europa e il Nord America hanno favorito l'attecchimento dell'infezione nel mondo occidentale. Qui il virus Hiv ha trovato un bersaglio ideale nei maschi omosessuali e nei tossicodipendenti, che con i loro comportamenti ad alto rischio hanno fatto esplodere l'epidemia.

In Italia il picco delle nuove infezioni si è registrato nel biennio 1985-1986, seguito da un calo a partire dagli anni Novanta.

Da qualche tempo però sono comparsi allarmanti segnali di ripresa, dovuta sia alla perdita di una sorta di memoria generazionale sull'Aids, sia al diradarsi delle campagne d'informazione.

Preoccupa soprattutto l'abbassamento della percezione della soglia del rischio: con le nuove terapie sembra di avere a che fare con una malattia gestibile e controllata. Se questa visione introduce una nota di ottimismo, non deve però diventare la scusa per avallare un progressivo accantonamento delle precauzioni, dall'uso del preservativo a quello di siringhe monouso. Un panorama ben diverso si delinea all'orizzonte dei Paesi del Terzo Mondo.

La battaglia con l'Aids, la malattia del secolo, se pare essere ad una svolta nei paesi ricchi, non lo è nei paesi africani. In Costa d'Avorio, su 12 milioni di abitanti i sieropositivi sono 1 milione circa. Ciò che è peggio, solo una persona su 10 sa di essere portatore di Hiv.

I più preferiscono non sapere: questa malattia è ancora circondata da un velo d'infamia, l'hiv è visto come una punizione, una maledizione scagliata da streghe.

Il governo della Costa d'Avorio ha lanciato un programma di prevenzione, primo passo nel deserto creato da anni di inattività: l'Aids uccide ogni anno 100 mila persone, tra i 60/70 mila i nuovi contagiati ogni 12 mesi. E, purtroppo, dall'Africa centro settentrionale l'infezione si è spostata verso sud, ed ha raggiunto il continente subsahariano.

Per la Repubblica Sudafrica-na si parla di epidemia senza precedenti: 1300 persone contagiate ogni giorno secondo le ultime stime.

Da un dato diffuso dalle Organizzazioni Internazionali, sono circa 14milioni i morti nell'Africa sub-sahariana dall'inizio della malattia ad oggi.

Dalle statistiche risulta che il 32,9% delle donne che frequentano corsi per diventare mamme sono sieropositive, e che il 50% dei sieropositivi nell'Africa subsahariana sono donne, cioé 6 donne contagiate ogni 5 uomini.

Il problema della maggiore vulnerabilità delle donne al contagio e le ripercussioni che questo ha sui bambini (nei prossimi 5/10, nel solo distretto di Thandanani, piccolo villaggio sudafricano, ci saranno altri 50 mila orfani), è stato affrontato solo da pochi anni.

In Uganda, 2 milioni di sieropositivi su 20 milioni di abitanti, per cercare di arginare la trasmissione di hiv da madre a figlio si utilizza una terapia basata su un farmaco, la neverapina, che i test indicano essere il 47% più efficace di altre sostanze impiegate per bloccare il contagio per via sanguigna. Il prezzo è accessibile: 4 dollari la dose da somministrare al momento del parto, più qualche goccia per il neonato.

Nei Paesi occidentali invece si segue una terapia di 5 mesi per la futura mamma che costa 1000 dollari, costo improponibile per la realtà sudafricana. La possibilità di accedere più facilmente alla terapia, in Sudafrica, è resa necessaria dalla cultura africana, che impone la maternità per la donna.

L'XI Conferenza mondiale sull'Aids, organizzata di recente a Lusaka, in Zambia, ha dimostrato inoltre che la malattia ha un forte impatto socioeconomico: muore la fascia più attiva della popolazione.

In Africa, India e America del Sud, il virus sta conquistando sempre più territori, e nell'era della globalizzazione non possono esistere frontiere geografiche dietro cui poter chiudere gli occhi.

Non sembrano comunque profilarsi soluzioni facili per questo ennesimo dramma della povertà.

Le difficoltà non riguardano solo i costi assoluti: sono Paesi in cui si muore anche di diarrea o di morbillo.

Si crea così una sorta di competizione tra le diverse malattie. Non potendo sostenere il peso economico della prevenzione e della cura delle svariate malattie, i sistemi sanitari nazionali sono costretti a fare una scelta, in una roulette russa di statistiche e previsioni, che ignora tutt'oggi se a tirare il grilletto per l'ultima volta sarà la malaria oppure il morbillo, la tubercolosi oppure l'Aids.

È quindi difficile indignarsi di fronte a governi lontani che antepongono le spese per la reidratazione di un bambino in fin di vita per un attacco di diarrea alla cura non sempre risolutiva e comunque a lungo termine, e molto costosa, di un malato di Aids.

Ma tutto questo sembrerebbe scuotere ben poco i Paesi industrializzati che restano a guardare, lasciando il Terzo Mondo in balìa delle sue drammatiche scelte.

 

Le cure disponibili

I migliori risultati si ottengono con più farmaci da prendere insieme e a lungo.

Curare l'Aids, addirittura guarirlo è l'ambizioso progetto su cui lavora da anni un ampio settore della ricerca farmacologica. A circa un ventennio dalla comparsa dell'infezione, chi è colpito da questa malattia ha a disposizione più di una quindicina di farmaci che, in diverse combinazioni, inibiscono la replicazione dell'Hiv (il virus dell'Aids), rallentando, fino anche a fermare, l'evoluzione della malattia.

 

Vantaggi e limiti

La triterapia (così si chiama la cura basata su tre diverse classi di farmaci che attaccano a vari livelli il ciclo biologico del virus) consente oggi di vivere meglio e più a lungo, anche per più di quindici anni. Tuttavia, non è in grado di sradicare il virus dall'organismo, tanto che la sua sospensione porta sempre alla ripresa della replicazione virale nel giro di poche settimane.

È quindi uno strumento efficace, ma non definitivo, che costringe il malato ad una marcia forzata di molti anni, esponendolo alle conseguenze ancora poco note di un trattamento a lungo termine.

Inoltre il buon esito della terapia dipende, oltre che da variabili quali le condizioni di salute, la presenza di malattie concomitanti, il tipo di attività lavorativa, la tolleranza e le interazioni tra farmaci, anche da incognite psicologiche ma valutabili, prima fra tutte la disponibilità del malato a prendere i farmaci con puntualità e senza interruzioni.

 

I preparati in studio

Bisogna ancora scommettere su questa insolita triplice alleanza?

A condizione che non la si giudichi alla luce dal progetto iniziale, ormai tramontato, di portare alla guarigione definitiva. Sono farmaci utili che vanno gestiti con sempre maggiore padronanza, in attesa del proiettile magico capace di mettere la parola fine a questo flagello.

Ma questo momento sembra ancora lontano: scoprire il vaccino si sta rivelando molto più complesso del previsto e gli iniziali entusiasmi dei vari istituti di ricerca si sono smorzati notevolmente.

 

Verso il vaccino

Mirare dritto al cuore del virus, anzi al &laqno;core», la sua parte più interna che contiene una proteina, chiamata Tat, venuta alla ribalta grazie alle ricerche dell'Istituto superiore di sanità di Roma coordinata da Barbara Ensoli.

&laqno;La proteina Tat è una specie di interruttore in grado di regolare la replicazione del virus. Allo stato attuale delle ricerche, il vaccino anti-Tat si è rivelato valido nelle sperimentazioni condotte, dai virologi dell'Istituto, sulle scimmie: dovrebbe essere all'orizzonte, perciò, tra pochi mesi la sperimentazione sull'uomo".

 

 

A Firenze Coordinamento nazionale nuove droghe

 

 

Sarà a Firenze la sede del coordinamento nazionale 'Nuove Droghe'. Lo ha annunciato l'assessore comunale alle politiche socio-sanitarie Giacomo Billi, che ha presentato un resoconto delle attività svolte dall'Ufficio Prevenzione Dipendenze ­ Aids, diretto da Duilio Borselli.

L'ufficio coordinerà le ricerche e le attività di prevenzione nell'ambito delle nuove droghe, collegando le attività delle grandi città, dei Sert, del privato sociale e, più in generale, del volontariato.

''Nelle prossime settimane cercheremo di riunire intorno ad un tavolo ­ ha detto l'assessore Billi, ricordando che fino al 31 marzo le deleghe per le tossicodipendenze e la psichiatria saranno ancora gestite dalla Asl - il Comune (che sarà il promotore) l'Azienda sanitaria locale, i Sert, gli Enti ausiliari e le cooperative sociali per stipulare una specie di 'Patto'. ''L'intenzione è quella di armonizzare le risorse e le attività sul territorio superando ­ ha aggiunto l'assessore ­ le legittime divergenze e lavorare tutti insieme ad un progetto condiviso''.

Duilio Borselli, responsabile dell'Ufficio, ha sottolineato come da 4 anni nei luoghi frequentati dai giovani (discoteche, quartieri e nelle zone nevralgiche della città di Firenze) è presente una specie di 'Ufficio aperto sul territorio' con un Camper il cui obiettivo è la prevenzione dall'uso di sostanze psicotrope. ''Un lavoro che si svolge ­ ha precisato con l'ausilio degli operatori di strada e la cooperativa CAT''.

Per il 2000 l'attività è già cominciata nella notte di Capodanno, quando il Camper è stato presente alla Festa prevista alla Fortezza da Basso e su richiesta dell'Ammini-strazione di Montelupo (Fi), anche presso il Palazzetto dello sport di questo Comune.

L'attenzione nel nuovo anno è poi puntata ai mix di sostanze che ''è l'aspetto emergente di questi nuovi stili di consumo delle sostanze stupefacenti tra i giovani. Una modalità non percepita ancora come 'rischio' che diventa particolarmente pericolosa in contesti di aggregazione che richiedono forti e prolungate prestazioni fisiche dagli stessi giovani''.

Tra i progetti due ricerche: la prima da svolgersi in collaborazione con l'Associazione Crew 2000 di Edimburgo per un confronto sull'andamento del fenomeno 'nuove droghe'.

La seconda, in collaborazione con la cattedra di Psichiatria e Psicologia clinica dell'Università di Firenze, ha lo scopo di sensibilizzare alle condizioni psicofisiche i giovani che si apprestano alla guida dopo un evento musicale.

 

 

f.c.

 

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L'ATTENZIONE


Firenze vi aspetta

 

L'apertura di nuove dieci sale, i restauri di oltre duecento opere, i documenti storici e l'approccio multimediale sono le basi del 'Museo-citta'.

Il sogno dei Grandi Uffizi sta diventando reale.

Erano centomila i visitatori degli Uffizi di Firenze quarant'anni fa. Nel 1998 sono stati un milione e mezzo. E se l'incremento dei 'pellegrini-laici' dei grandi musei italiani dovesse continuare al ritmo attuale (35-40 per cento) nel 2000 i visitatori potrebbero essere più di due milioni. Ma gli esperti ritengono che nell'anno del Giubileo i pellegrini-turisti si sostituiranno ai 'pellegrini-laici', quelli delle visite obbligate al patrimonio storico-estetico. Però come si fa a distinguere i pellegrini delle Basiliche cristiane, cariche di capolavori, con i turisti dei 'sacri luoghi' laici della creazione artistica?

I Soprintendenti ai Beni storico-artistici e gli esperti del turismo sperano - a Firenze, come a Roma e a Venezia - che il temuto flusso del turismo giubilare (complessivamente almeno 24 milioni di visitatori in piu') possa essere distribuito sull'intero territorio italiano dove sono oltre ottomila i luoghi da visitare, praticamente quanti sono i comuni italiani.

Nelle stesse citta' d'arte, sono molti a non aver messo mai piede in un museo, come pure gli stessi turisti stranieri seguono ancora i percorsi obbligati, imposti dai tour operator (Basilica di San Marco a Venezia, Uffizi a Firenze, Colosseo, Fori Imperiali e Musei Vaticani a Roma, Scavi di Pompei in Campania ecc) mentre tanti altri 'capolavori assoluti' (singole opere d'arte, complessi monumentali, basiliche, musei riaperti, reperti di scavi archeologici, ville e giardini, tesori sotterranei e sommersi, alcuni finalmente visibili) sono ancora ignorati da turisti stranieri e italiani.

Le nuove dieci sale degli Uffizi con un belvedere sul Ponte Vecchio (e una 'caffetteria' che diventera' anche luogo di incontro di tutti coloro che ritengono fondamentale fare almeno una visita a Firenze su questa terra) sono state inaugurate di recente dal Ministro dei Beni e delle Attivita' culturali, Giovanna Melandri, Illustrare che ''cosa c'e' da vedere'' negli Uffizi di Firenze e' un'opera complessa cui dovrebbero concorrere i piu' valenti storici dell'arte (uno di questi e' senz'altro il Soprintendente di Firenze, Antonio Paoluc-ci) ma anche divulgatori e giornalisti affinche' siano finalmente rivelate ai semplici le affascinanti vicende legate sia alle opere d'arte (agli artisti e ai loro tormenti) sia ai relativi contesti socio-politici.

Paolucci, che e' stato anche Ministro dei Beni culturali, precisa che occorrono almeno due anni ed altri 40 miliardi per completare il museo-citta' dei Grandi Uffizi. Intanto dai settemila metri quadrati questo 'Louvre italiano' e' passato ai novemila metri quadrati dando spazio a 120 sculture greco-romane e del piu' autentico rinascimento, a 600 di dipinti, disegni e incisioni, a 60 mila volumi della biblioteca storica, al catalogo multimediale delle prime 200 mila schede (alla fine saranno piu' di un milione).

Novita' nella novita': l'esposizione della Collezione Contini Bonacossi acquistata dallo Stato e finalmente degnamente collocata. Ne fanno parte la 'Madonna in Trono' di Cimabue, il 'San Lorenzo' del Bernini, il 'San Girolamo' del Bellini.

Opere che da sole potrebbero fare la gloria di un museo straniero, cosi' come lo 'Schiavo' di Michelangelo, 'La Gioconda'' di Leonardo e le opere di Giotto, Caravag-gio, Veronese, Tintoretto, Tiepolo, forniscono al Gran-de Louvre gli 'acuti del genio' che portano molto in alto l'idea di pubblica raccolta.

I Grandi Uffizi saranno presto un vero laboratorio scientifico. Forniranno infatti i modelli (esistono ancora interrogativi sulle fusioni dei bronzi originali greci) per un futuro tecnologico che non sara' fatto soltanto di realta' virtuali - anche se i confini del virtuale potrebbero rivelarsi straordinari anche per l'arte e la poesia - ma richiederanno a scienziati, studiosi, artisti, artigiani di confrontarsi con gli ''insuperabili modelli della perfezione antica'' finalmente analizzati anche al di fuori delle accademie, aggiungendo in tal modo alle cosiddette 'estasi estetiche' anche la certezza di nuovi saperi.

Ma nei futuri musei-laboratori il virtuale sara' indispensabile per 'collegarsi', ad esempio, alla fusione dei Bronzi di Riace (restaurati proprio a Firenze e liberati dalle terre di fusione a Reggio Calabria): un rendez-vous molto importante, anche dal punto di vista pratico, visto che gli antichissimi criteri seguiti nella fusione e i materiali pregiati usati per rendere 'come vere' le statue potrebbero tornare utili anche nel nostro tempo.

Tutti i grandi musei producono ammirazione e sensazioni che possono segnare positivamente e per sempre le nuove generazioni.

Da una sola visita ad un museo o ad una biblioteca ha preso vigore la timida vocazione di artisti, scrittori, registi, storici. Tuttavia il momento che vivono i grandi musei dei mondo e' troppo mercantile. Siamo soltanto all'inizio da nuova disciplina sociale, ''l'economia della cultura'' che potrebbe e dovrebbe dare lavoro stabile ai giovani.

La nuova occupazione e' infatti il fattore fondamentale di pogresso in paesi come l'Italia che, pur facendo parte dell'emisfero piu' ricco del pianeta, hanno il maggior numero di disoccupati di 'lunga durata' fra tutti i paesi civili.

 

red.cul.

 

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