L'ATTENZIONE

Editoriale

Quell'odiata alleanza dei socialisti con i DS

 

 

Il primo congresso dello Sdi che si è svolto a Fiuggi la settimana scorsa ha messo in evidenza, se proprio se ne sentiva l'esigenza, la profonda distanza che divide i socialisti dagli ex-comunisti.

I fischi che hanno subissato la presenza di Massimo D'Alema e le sue parole sono state la punta dell'iceberg di una situazione di conflitto sempre più evidente. Il tentativo di D'Alema di dividere ancora di più i socialisti, alimentando il fuoco della diaspora, è riuscito solo ad allontanare ancora di più Giuliano Amato dal cuore dei socialisti, il cui rapporto con l'ex-Psi si era già logorato in occasione del fallimentare tentativo di costituire la Cosa2 a guida pidiessina.

I socialisti non riescono a cancellare la convinzione che la sparizione del Psi per le note cause giudiziarie sia dovuta in buona parte ai comportamenti dell'ex-Pci. E malgrado oggi stiano insieme alla guida del Governo, i socialisti sono i più critici nei confronti degli alleati.

D'altra parte, se non vogliono seguire la strada dei Laburisti (destinati a confluire definitivamente nei Ds) e vogliono avere visibilità appare quanto mai necessario far sentire la propria voce e rimarcare l'importanza della propria storia iniziata nel lontano 1892. Poco importa se il "fantasma" di Bettino Craxi condizioni l'attuale fase politica dello Sdi e pesi, perchè no, nei rapporti con l'ex-Pci. In effetti il "cattivo" rapporto tra questi due partiti della sinistra viene da più lontano. Forse, bisogna cominciare a rileggere la storia della nascita del Pci con la scissione di Livorno del 1921. Ma vanno letti in chiave di contrapposizione anche gli eventi post-bellici e la composizione di governi di centro-sinistra che hanno visto insieme socialisti e democristiani con i comunisti all'opposizione. Troppo furba la posizione di D'Alema e perchè no di sufficienza nei confronti dello Sdi sia quando si vanta di aver sdoganato i socialisti e di averli portati al governo sia quando fa finta di non capire la posizione dei socialisti quando dice "proprio dallo Sdi non mi aspettavo una pesa di posizione negativa nei miei confronti".

Troppi contrasti, nel passato, hanno caratterizzato i rapporti dei due partiti: da Enrico Berlinguer contro Pietro Nenni, da Achille Occhetto contro Bettino Craxi. E poi, i socialisti non vogliono rinunciare alla loro storia, al loro passato. E' questa la vera forza che ha scosso il mondo politico non certamente quel misero 2,2% raccolto alle recenti elezioni. E' la forza delle idee che muove le cose non i numeri!

E si difendono da questa tendenza che vorrebbe unificare antichi valori appiattendoli e consegnandoli a nuovi arrivati!

Impossibile prevedere, così come stanno le cose, rapporti cordiali tra socialisti ed ex-comunisti. La strada in comune non può che essere di continua contrapposizione.

Francesco Canosa

 

 

Sandro Pertini

 

"Tutto muore con noi,

però noi rimaniamo

nel cuore di quelli

che ci amano.

Lì non moriamo mai,

e perciò possiamo parlare

con i nostri cari,

ed essi parlano a noi

in silenzio."

 

febbraio 1981

 

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L'ATTENZIONE

Quale infanzia?

 

 

"La Chiesa è da sempre dalla parte di coloro che spengono le guerre e costruiscono la pace, che difendono i deboli e vanno incontro agli ultimi della terra, figuratevi se essa non sarà con voi quando vi mettete dalla parte del bambino, 'essere' arrivato per ultimo alle sponde della vita, debole, indifeso, bisognoso di tutto, gioia e speranza dell'umanità, futuro certo della nostra storia!".

Queste le parole che il cardinale Silvano Piovanelli ha rivolto ad una gremita assemblea straordinaria del Consiglio regionale in occasione delle celebrazioni del 51° anniversario della dichiarazione dei diritti dell'infanzia (vedi "L'Attenzione" numero 1348).

Quanta responsabilità e quanta fiducia riposte nei bambini! Ma quanti genitori sentono veramente questa responsabilità? Quanti di loro sanno che investire nell'educazione di un figlio significa investire nell'educazione del mondo intero?

Probabilmente molti non ci pensano, impegnati solamente ad inseguire "il successo" personale ed egoistico a discapito di quello che poi sarà!

Il concetto appena espresso potrebbe essere corretto dicendo che oggi ai figli si insegna solo il bene materiale, li si circonda di regali in ogni momento senza aspettare una ricorrenza o una festa perché questo fa stare bene la coscienza di tutti quei genitori che lavorano dalla mattina alla sera e hanno ben poco tempo da dedicare ai figli. Sempre di atteggiamento egoistico però si tratta!

E le "mamme", dove sono? Ovunque ci sia un lavoro, pur di non stare a casa!

E' facile da capire che la nostra società impone una donna che lavora, al di là di quelle che sono le esigenze economiche, deve lavorare perché così vuole il copione, se poi intende anche soddisfare quel bisogno di maternità che a volte si fa sentire, ebbene non ci sono problemi: intervengono i nonni o le baby-sitter. Ma chi di noi, adulti di oggi, è stato cresciuto dai nonni o dalle baby-sitter? Ben pochi.

Una volta era il papà a dover affrontare il lavoro più duro fuori di casa e poteva anche capitargli di doversi allontanare per un certo periodo di tempo dalla famiglia per esigenze di lavoro. Oggi assistiamo sempre più frequentemente all'accettazione di queste regole anche da parte delle donne che "abbandonano" (anche se solo per qualche anno!) marito e figli per il bene della carriera!

Tutto ciò potrebbe essere giusto, anzi è giusto, se però vivessimo in una società civile e ci fossero forniti tutti gli aiuti necessari a non far ricadere sui nostri figli le nostre 'colpe'.

Potremmo fare un paragone con i problemi del traffico: come è inutile impedire l'uso delle auto, se non esistono alternative moderne, così è inutile per la donna che vuole essere mamma darsi tanto da fare a inserirsi nel mondo del lavoro se non esiste un'alternativa migliore ai 'parcheggi' per bambini che ci offrono oggi.

Questo ragionamento potrebbe sembrare all'apparenza molto anacronistico; leggendo più attentamente, e con il cuore, tra le righe, ci sentiamo di poter affermare che abbiamo ragione, senza voler colpevolizzare nessuno ma solamente cercando di essere obbiettivi e di voler accettare che qualcosa nella nostra società non va, proprio perché forse c'è poco amore o troppo amore dato male.

Ancora ci soffermiamo a dibattere perché gli adolescenti si drogano, perché cercano tutto fuori dalla famiglia, perché non hanno più valori? Quante domande ci vengono in mente che potrebbero trovare delle risposte con una più attenta autoanalisi e autocritica. Il bambino, gioia e speranza dell'umanità, futuro certo della nostra società! Ma quale bambino e di conseguenza quale famiglia? Il Natale che sta per arrivare e che aprirà la strada all'anno del Giubileo potrebbe essere un momento ideale per cercare di capire e di guardare dentro la nostra coscienza, nella speranza di ritrovare quei valori che noi adulti per primi abbiamo perso e di poterli così trasmettere ai nostri figli. Nella famiglia ognuno deve avere il proprio ruolo, che deve assolvere con amore ma anche con fermezza: la mamma deve fare la mamma, il papà deve fare il papà, i nonni devono fare i nonni, gli educatori devono fare gli educatori, gli amici devono fare gli amici, senza scambi e commistioni di ruoli. Chissà forse questa è solo utopia, ma non nel senso negativo della parola e cioé un sogno che rimarrà tale, ma, come sosteneva il sociologo Mannheim, nel senso positivo di un sogno che diventa prima una forza stimolante e poi realtà concreta.

 


Ketty Canosa

 

 

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L'ATTENZIONE

Aspetti normativi ed applicativi dalla contabilità delle IPAB

 

Il passaggio dalla contabilità finanziaria alla contabilità economica con il controllo di gestione nelle IPAB in vista della legge di riforma dell'assistenza ha formato oggetto di un seminario che si è svolto presso il teatro degli Istituti Riuniti Montedomini e S. Silvestro di Firenze.

Il seminario, organizzato da Ansdipp - sezione toscana- e Aret-Ipab Firenze, ha visto la partecipazione di esperti del settore che hanno affrontato il tema della riforma che si concretizza nell'importante processo di riprogettazione del welfare, che da una parte dovrà coinvolgere di più le Istituzioni nella programmazione dei servizi sociali, dall'altra dovrà mirare a rendere concretamente disponibile per i fini della legge il loro ingente patrimonio.

Ha introdotto i lavori Franco Meridi, presidente dell'Istituto Remaggi di S. Lorenzo alle Corti (Pisa) in rappresentanza dell'Aret, che ha evidenziato il ruolo delle Ipab chiamate ad avere sempre più attenzione all'utilizzo delle risorse e quindi a curare adeguatamente tutte le attività economiche.

Da parte sua, Mario Tosi, direttore dell'Istituto Falusi di Massa Marittima, a nome dell'Ansdipp, ha evidenziato l'importanza della nuova normativa che verrà a sostituire la vecchia legge 17 luglio 1980, n. 6972, che regolamenta la vita delle Ipab. Ha sostenuto, inoltre, la delicatezza del momento di passaggio e quindi l'importanza di essere pronti ad affrontare l'annunciato riordino amministrativo.

I tre relatori (Antonio Brancasi, Roberto Giacinti e Elena Gori) hanno relazionato rispettivamente sui seguenti temi: le Ipab come aziende di produzione di servizi sociali, il passaggio dalla contabilità finanziaria a quella economica, il ruolo dei centri di costo e di controllo della gestione.

Tutti i relatori hanno ritenuto doveroso mettere l'accento sui criteri che l'Esecutivo dovrà seguire nelriordino: essi prevedono la trasformazione della forma giuridica delle Ipab (che si occupano di servizi alla persona) in modo da garantirne efficacia ed efficienza, assicurando autonomia statutaria, contabile, patrimoniale e gestionale, nel rispetto della personalità giuridica pubblica, come previsto dall'art. 10, comma 1, lett. b. Si segnala comunque l'opportunità di rendere coerente la disposizione in essa contenuta con quanto affermato dalla Corte Costituzionale nella sentenza n.396/1988, in cui è stato sancito il superamento del generalizzato regime di pubblicizzazione delle Ipab, incentivandone quindi anche la privatizzazione tramite la trasformazione in associazioni e fondazioni.

Ove non si opti per la privatizzazione, per le Ipab si prevede l'individuazione di un regime giuridico analogo a quello delle aziende speciali comunali di cui alla legge 142/90, di riforma degli enti locali.

Alla fine del dibattito è stato possibile stabilire che il nuovo ordinamento ha riscosso un giudizio positivo perchè rispetta comunque l'autonomia degli enti sia in caso di privatizzazione che di mantenimento della forma pubblica e pone le premesse per una vera affermazione dell'autonomia.

a.a.

 

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L'ATTENZIONE

 

 

Toscana Democratica + Ulivo,

questo il simbolo del centro-sinistra in Toscana

 

 

Con la presentazione del simbolo e del documento politico unitario, avvenuta il 14 dicembre al Palazzo dei Congressi di Firenze, è stata battezzata ufficialmente la coalizione delle forze politiche del centrosinistra e dell'Ulivo che parteciperà alla competizione elettorale di marzo per la guida della Regione Toscana.

Fanno parte della coalizione -sul cui simbolo e nome di 'Toscana Democratica' compaiono, leggermente più piccoli, anche quelli dell'Ulivo- Ds, Ppi, I Democratici, PdCI, Verdi, Sdi, Rinnovamento e Unione dei Democratici. Non vi hanno aderito invece i Repubblicani, la Federazione dei liberali e l'Udeur, né, ovviamente, RC.

A quanto emerge dal documento politico, la coalizione nasce sotto il segno di una sorta di 'compromesso trasparente', perché la coalizione riconosce esplicitamente l'esistenza al suo interno di forze politiche "che sostengono sul piano nazionale progetti diversi". Cioè di alcuni partiti, I Democratici in testa, impegnati per "una nuova stagione dell'Ulivo" e di altri partiti, come Sdi e PdCI, estranei a tale progetto. Però, le due anime hanno trovato un punto di sintesi nel "comune impegno per l'affermazione del centrosinistra in Toscana" in alternativa ad una destra giudicata "inadeguata e arretrata". Sintesi che si è così tradotta: I Democratici hanno accettato l'apertura anche alle forze non uliviste e l'etichetta 'Toscana Democratica' persino più grande, ma in cambio hanno ottenuto, oltre alla dizione "centrosinistra" senza trattino, una prima cessione di sovranità a favore della coalizione.

Dal 10 al 25 gennaio vi saranno infatti le convention provinciali aperte ai cittadini per definire il programma e il 28 quella regionale. Dalle convention nasceranno poi delle strutture permanenti di coalizione.

Infine, si consente ai partiti che lo vorranno (in pratica gli ulivisti, ndr) di dar vita in Consiglio regionale a un Gruppo federato. (L.S.)

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L'ATTENZIONE


Le condizioni di vita delle "nuove" donne anziane

 

Sono più di 400mila in Toscana le donne oltre i 65 anni (contro 265mila uomini). Alle loro problematiche, che la ricerca scientifica ed i mutamenti socioculturali fanno rapidamente evolvere, la Provincia di Firenze ed il coordinamento delle donne dei sindacati dei pensionati CGIL-CISL-UIL hanno dedicato oggi un convegno, che si è tenuto in Sala Est-Ovest di Palazzo Medici Riccardi letteralmente gremita.

"Nel corso della vita. Le nuove donne anziane" è il titolo dato all'iniziativa, che fa riferimento al cambiamento in atto nella condizione delle anziane.

I lavori sono stati aperti da interventi dell'assessore provinciale alle politiche sociali, Mirna Migliorini, di Maida Ciuccetti e di Michele Luccarelli, cui hanno fatto seguito relazioni di Marzia Baldereschi, del C.N.R., sulla qualità della vita della donna anziana e di Laura Bracco, dell'Azienda di Careggi, sulle malattie invalidanti.

Nel pomeriggio ulteriori relazioni di Carla Fracchini, dell'Università di Milano, sulla differenza di genere nell'invecchiamento, e di Valeria Fargion, dell'Università di Firenze, sugli anziani e i servizi sociali in Europa.

Conclusioni infine dell'assessore provinciale alle pari opportunità Elisabetta Del Lungo.

Sono intervenute al convegno le associazioni di volontariato, la Consulta comunale degli anziani, la presidente dell'istituto di Montedomini.

L'idea del convegno, come ha sottolineato nel suo intervento Mayda Ciuccetti, è nata da una attenta riflessione del coordinamento delle donne dei tre sindacati dei pensionati SPI CGIL, FNP CISL e UILP UIL, impegnato nell'individuazione delle tematiche e delle problematiche che incombono sulle donne anziane. Mancano ricerche definite o differenziate, mentre occorrono dati più precisi. Ma è sotto gli occhi di tutti che l'onda delle anziane è in aumento così come è in aumento la soglia della povertà: la condizione delle donne è "buia", sono precari stili di vita e mezzi economici, i problemi sono spesso aggravati dalla presenza di persone non autosufficienti o di figli disoccupati. I risultati sono spesso degrado psicofisico, solitudine, malessere, depressione.

Le giovani donne di ora - è sempre Mayda Ciuccetti a dirlo - sono le "nuove anziane" di domani, che arriveranno a quel traguardo in condizioni di partenza avvantaggiate. E' necessario sapere chi sono queste donne, cosa fanno, come vivono.

A questo scopo i sindacati chiedono una concreta partecipazione delle istituzioni, delle associazioni e del volontariato, per progettare insieme una politica di solidarietà. Anche la scuola deve fare la sua parte per stimolare i rapporti intergenerazionali.

L'allungamento della vita richiede poi una riorganizzazione dello stato sociale. Prendiamo i consultori, che hanno perso il loro slancio e sono rivolti alle donne più giovani mentre per quelle anziane non sono previsti servizi adeguati. Le istituzioni devono ripensare ad una politica consultoriale che si faccia carico di tutte le fasce d'età. Devono essere infine individuati spazi (i sindacati ricordano la positiva esperienza di Montedomini) per far socializzare le donne e coinvolgere in attività culturali e creative.

Conoscenze sistematiche e scientifiche sono necessarie, ha detto l'assessore Mirna Migliorini - per realizzare corrette e mirate politiche territoriali, calibrate rispetto ai bisogni diversificati delle persone anziane. Il fatto nuovo è proprio la grande varietà. Flessibilità della vita delle anziane. Due le direttrici della ricerca: quella scientifica e medica, quella socioculturale. Entrambe vedono grandi cambiamenti: il prolungamento dell'aspettativa di vita, la scolarizzazione di massa, il forte ingresso della donna nel mondo del lavoro, le nuove forme di convivenza.

L'impegno della Provincia, che Migliorini sottolinea non parte da zero ma può contare sulla presenza organizzata e diffusa del volontariato, è di uscire da una certa episodicità delle iniziative e promuovere una indagine dettagliata su come vivono le donne nell'area fiorentina. Prossimo campo d'indagine saranno tre gruppi, uno a forte coesione (quello delle anziane della casa di riposo della comunità ebraica), uno con un legame territoriale (gli anziani di Brozzi), uno infine sparso in Firenze. Punti fondamentali da prendere in considerazione: le diverse generazioni; le diverse condizioni economiche e materiali; le diverse forme di convivenza; le classi sociali di appartenenza; le reti di parentela e amicale; la solidarietà fra le generazioni; i bisogni, le paure, gli interessi, le forme di impegno, le potenzialità.

 

red.pol.

 

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