L'ATTENZIONE ![]()
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I politici parlano e sparlano; gli assessori fanno conferenze-stampa a gò-gò; i leaders dicono e non dicono; i portavoce sentono il fiato dei loro "dei" e quello di chi vuole sapere.
Poi ci sono i giornali, le televisioni...
Ognuno è convinto di svolgere un ruolo basilare per lo sviluppo dell'economia nazionale, per la difesa dei cittadini dai criminali, la riduzione delle tasse, la protezione della salute, etc...
Un panorama niente affatto idilliaco, a ben pensare!
Così può capitare (senza doversi scandalizzare) che Massimo D'Alema, nella sua qualità di Presidente del Consiglio, ma anche come uomo DS, suggerisce di rileggere la storia delle tangenti e rivedere il giudizio sugli scomparsi DC e PSI, partendo dalla considerazione ovvia che negli ultimi 50 anni il nostro Paese ha fatto enormi progressi, certamente per meriti dei due vituperati partiti, cioè proprio DC e PSI che la magistratura ha "cancellato"!
Il PCI, se qualcuno l'ha dimenticato, pur nella ricerca, secondo il proprio punto di vista, di uguaglianze tra i cittadini, è stato all'opposizione negli ultimi 50 anni e si è anche dovuto difendere dai tanti attacchi che la democrazia gli faceva.
Ebbene, che cosa si risponde a questa idea di D'Alema?
Con una girandola di se di ma, di illazioni e di supposizioni, facendo perdere alla proposta tutto il contenuto originario che gli aveva voluto dare il Premier.
E' evidente che con siffatto sistema di strada se ne fa molto poca! Siamo destinati, invece, ad arrangiarci, a vivere l'emergenza su tutto, a fare dietrologia spocchiosa e dannosa.
Un esempio?
La questione ecstasy: è la cartina di tornasole di un ben più ampio scenario del vivere civile, che mette in evidenza una perdita generalizzata di valori che colpisce, ovviamente, innanzitutto i giovani che avendo le tasche piene di soldi hanno il cervello pieno di fragilità.
Cosa fare, allora?
Non sarebbe sbagliato mettere sul tavolo le carte rivoltate in sù perchè tutti le possano guardare.
Il futuro nostro e, soprattutto dei nostri figli e dei
nostri nipoti, merita, a nostro giudizio, ben altro impegno.
Francesco Canosa
L'ATTENZIONE ![]()
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Regione e banche: un impegno comune per lo sviluppo dell'economia toscana
1870 miliardi in tre anni a beneficio delle piccole
e medie imprese toscane, per la loro crescita e consolidamento nel
mercato globalizzato.
Una dotazione finanziaria importante, che sarà attivata attraverso
agevolazioni alle imprese, sostegno alle esportazioni, smobilizzo dei crediti
delle imprese nei confronti della pubblica amministrazione ed interventi
di finanza innovativa, quali project e corporate financing, business incubation,
consulting e merchant banking.
É questo, in sintesi, il contenuto del protocollo di intesa firmato dalla Regione Tosca-na e da un gruppo di banche (Monte dei Paschi di Siena, Banca Nazionale del Lavoro, Casse del Tirreno, Federa-zione Toscana delle Banche di Credito Cooperativo, Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio, Cassa di Rispar-mio di Firenze e Cassa di Risparmio di San Miniato) nel corso di una cerimonia svoltasi a Palazzo Bastogi, sede della Presidenza della Giunta Regionale, venerdì 12 novembre scorso.
Un'iniziativa importante, questa attivata a fine legislatura dalla Regione, e nello specifico dall'assessore al bilancio, finanze e credito, Fabrizio Geloni (nella foto), con il coinvolgimento di un pool di banche di notevole rilievo per il sistema economico e produttivo toscano (quelle che svolgono servizio di tesoreria per conto della Regione e altre caratterizzate da un forte radicamento col territorio toscano).
Proprio l'assessore Geloni ha provveduto ad illustrare, prima della firma del protocollo, i contenuti dell'accordo, "che rappresenta il frutto di una collaborazione proficua, che da tempo vede coinvolte Regione e aziende di credito toscane, volta alla ricerca di nuove iniziative mirate alla crescita ed al consolidamento sui mercati del sistema delle imprese toscane".
"Con le aziende di credito, con le quali già da tempo le relazioni sono proficue ha spiegato Geloni la Regione ha creato un tavolo di analisi e di progetto, col compito di definire, nel quadro della nuova missione assegnata al FIDI Toscana ed al consolidamento del ruolo di Arti-giancredito Toscano come strumento di sostegno all'artigianato, tutta una serie di nuovi interventi da affiancare al vigente sistema delle agevolazioni alle imprese, che continuerà ad operare, per offrire proprio al sistema produttivo toscano, caratterizzato da una prevalenza del sistema delle PMI, strumenti in grado di sostenerlo nella difficile sfida rappresentata da un mercato in cui la parole chiave sono globalizzazione, concorrenza, competitività, selezione."
"Quello che con il protocollo abbiamo definito ha proseguito l'assessore regionale- è una serie di interventi da attivare nell'arco del prossimo triennio, mirati a sostenere le imprese toscane negli inevitabili processi di trasformazione che, giocoforza, le vedrà coinvolte".
"La forza dell'economia toscana - ha infatti specificato Geloni -, come più volte è stato detto, è proprio la dimensione caratteristica della PMI, che le rende flessibili e che ne valorizza la creatività, ma che, però, le fa esporre anche ai rischi conseguenti alla presenza di una serie di limiti 'strutturali', quali la prevalente specializzazione nei settori tradizionali delle produzione, la rilevanza che ha il settore esportazione, la diffusa sottocapitalizzazione, nemica dei processi di innovazione tecnologica e di incremento della penetrazione sui nuovi mercati".
"A questi limiti ha quindi aggiunto - il sistema produttivo toscano, per vincere la sfida della globalizzazione, che nei prossimi anni sarà intensissima, deve porre rimedio. La Regione ed il pool di banche che hanno siglato il protocollo vogliono appunto essere un punto di appoggio per aiutare le aziende a sostenere, e possibilmente vincere, questa sfida". Nei prossimi tre anni saranno dunque attivati interventi per complessivi 1870 miliardi, così ripartiti: 1000 per agevolazioni alle imprese (tasso fisso: I.R.S. + 1%, tasso variabile: Euribor + 1%); 300 per le iniziative previste dal Documento Unico di Programmazione 2000-2002; 500 per lo smobilizzo dei crediti che le imprese vantano verso Re-gione, enti locali della To-scana, aziende sanitarie e ospedaliere; 10 per nuove prestazioni di garanzia per le esportazioni; 60, infine, per interventi di finanza innovativa, tra i quali anche quelli di project financing previsti nel protocollo complementare siglato, contestualmente a quello con le banche, dalla Regione con Fidi Toscana e le associazioni rappresentative degli Enti Locali (ANCI, URPT e UNCEM).
"Gli obiettivi che vorremo raggiungere con questi interventi ha aggiunto l'assessore Geloni riguardano l'aumento della capitalizzazione delle imprese, l'avvio di interventi di finanza innovativa, anche per quanto riguarda quelle infrastrutture e quei servizi che si rendono necessari per favorire crescita e consolidamento del sistema economico toscano, il trasferimento a livello regionale della possibilità di intervento nel settore del credito e dell'assicurazione all'esportazione, da realizzarsi d'intesa con gli organismi operanti a livello nazionale (SACE e SIMEST)".
"Mi preme sottolineare, infine, ha concluso l'assessore regionale al bilancio come con la stipula di questo protocollo si sancisca realmente una convergenza di impegni e di progettualità sulla costruzione di un percorso che vuole essere rispondente alle potenzialità della Tosca-na dei prossimi anni".
Unanime la soddisfazione espressa, sull'accordo, dalle aziende di credito firmatarie. Per Davide Croff, amministratore delegato di BNL, il protocollo "sancisce un alto livello di integrazione fra pubblica amministrazione, mondo del credito ed impresa che è fattore fondamentale per lo sviluppo del territorio". "BNL ha aggiunto è, fra gli istituti di credito del patto, l'unico non toscano, ma alla Toscana ha sempre guardato con attenzione, soprattutto al sistema delle piccole e medie imprese, che è un formidabile motore di sviluppo per l'economia del territorio". Pierluigi Fabrizi, presidente del Monte dei Paschi di Siena, giudicando molto positivo l'accordo "per contenuti e metodo", ha sottolineato come sia importante, per l'istituto di Rocca Salimbeni, "il rapporto stretto con le realtà locali e la collaborazione col sistema delle PMI".
"La strategia aziendale del Monte ha detto Fabrizi dà forte importanza al rapporto banca-territorio: la nostra politica di ristrutturazione, infatti, sta andando nelle direzione delle creazione, fuori dai confini regionali, di un modello di banca a rete, di istituti federati, che mantengono il loro grado di autonomia per meglio ri-spondere alle esigenze locali". Concordi sull'importanza del protocollo anche Elio Fraralli (Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio) e Aureliano Benedetti (Cassa di Risparmio di Firenze). Faralli ha rilevato come sia inoltre importante che le banche diano sostegno alle imprese anche nella fase della progettualità degli investimenti, sostenendole anche nelle fasi di ricerca e di sviluppo. Per Benedetti la sfida della globalizzazione dell'economia si può vincere "soltanto se le banche dimostrano la loro capacità di essere motori per lo sviluppo del territorio".
Analogo giudizio sull'accordo è stato anche rilasciato dal direttore generale della Cassa di Risparmio di San Miniato, dal presidente della Holding Casse del Tirreno e da quello della Federazione Toscana delle Banche di Credito Cooperativo. Per Luigi Minischetti (Cassa di San Miniato) il protocollo rappresenta "la base del lavoro che le banche dovranno portare avanti": "San Miniato è felice di partecipare a questo progetto, ed anche se ha dimensioni ridotte rispetto agli altri partners, può vantare una quarantennale esperienza nel settore del sostegno alle piccole e medie imprese, come testimonia l'impegno profuso per la creazione e lo sviluppo del comprensorio del cuoio". Secondo Enrico Barachini (presidente Casse del Tirreno), "la Toscana, con le sue risorse ambientali, storiche, artistiche ed anche produttive, è una realtà di moda, che piace".
"Occorre ha specificato che questa moda non sia passeggera, che gli operatori economici, le aziende di credito, gli enti locali, operino perché la Toscana e le sue produzioni restino, per il mercato, appetibili".
Da Giorgio Clementi (credito Cooperativo), infine, un
riferimento alle prospettive economiche nazionali e regionali, "che
offrono un quadro importante per capire la portata del protocollo".
"Sembra - ha detto il presidente della Federazione delle Banche di
Credito Cooperativo che la ripresa economica stia per toccare il nostro
paese, e che questo farà aumentare il livello delle esportazioni,
voce importantissima nel settore ricavi dell'imprenditoria toscana. Occorre,
pertanto, che il sistema bancario sia pronto a dare risposte e sostegno
alle aziende".
Franco Sepinacci
dall'inviata Angelina Aino
Pietrasanta (Lucca)

Dobbiamo ammettere che è stata un'esperienza nuova che meritava d'essere vissuta. Assistere in diretta alla rimozione delle travate di un vecchio ponte ferroviario ed alla collocazione di un nuovo ponte ci ha consentito non solo di capire come si procede in un'operazione così delicata alla massima velocità possibile, ma anche, e soprattutto, ci ha dato la possibilità di constatare di quali capacità operative siano dotate le maestranze italiane.
Vedere insieme tanta gente che lavora nello stesso posto, ma con compiti del tutto diversi, è un evidente segnale anche di una capacità di coordinazione manageriale.
Le dichiarazioni di due protagonisti dell'operazione (Angelo Pezzati, responsabile della Direzione Compartimen-tale Infrastruttura FS di Fi-renze, e Franco Ceprini, l'imprenditore di Orvieto che ha eseguito i lavori) possono completare egregiamente le nostre sensazioni.
Ha detto Pezzati: "quest'opera, con il suo costo attorno ai 7.500 milioni di lire, è una parte delle opere complessive che la mia Direzione Compartimentale mette a punto in questo 1999, con ben 320 miliardi di lire ed un lavoro assicurato ad oltre 2.000 persone".
In sostanza è una dimostrazione del fiorire di iniziative
che vedono le Ferrovie dello Stato impegnate in un
ammodernamento
ormai indilazionabile.
Basti pensare che il volume dell'attività di questo solo Compartimento è pari, per numero di addetti, al complesso dei lavori per l'alta velocità.
E Ceprini, da parte sua, esprime la grande soddisfazione non solo di aver realizzato un'opera così importante per la linea ferroviaria Pisa-Genova, ma anche per aver eseguita la sostituzione del ponte nei tempi convenuti, che sono stati veramente stretti, per evitare al massimo i disagi ai viaggiatori costretti ad utilizzare percorsi alternativi per la lunga percorrenza e l'uso degli autobus per i percorsi locali.
Abbiamo visto non solo i dirigenti FS e dell'impresa impegnati ma anche maestranze e personale di alto livello.
Alcune foto, che pubblichiamo in questa pagina, realizzate dal nostro Nikakono Lasa, mostrano qualche fase dell'operazione e sono emblematiche dell'attività svolta.
Di più dobbiamo riferire ai nostri lettori che approfittando di questo stop forzato ai treni, le Ferrovie hanno effettuato contemporaneamente altre due sostituzioni di ponti minori, uno sul canale Burlamacco a Via-reggio ed un altro, sempre a Pietrasanta, in località San Bartolomeo.
In questo modo i viaggiatori non hanno subito le difficoltà dell'interruzione per tre volte!
Ma ritorniamo al lavoro principale.
Come i nostri lettori già sanno (per averlo scritto nel numero 1343 del 6 novembre scorso) la linea ferroviaria Pisa-Genova fu completamente divelta per circa 800 metri dalla furia dell'ondata di piena del fiume Versilia il 19 giugno del 1996. Il traffico fu ripristinato rapidamente ma i problemi nell'area andavano rimossi.
Cosicchè si è proceduto ad adeguare la sezione idraulica del ponte per prevenire la ripetizione di eventuali, ulteriori danni per effetto di altri eventi calamitosi. E questo grazie ad una lodevole iniziativa del Ministero del-l'Interno, delegato al coordinamento della Protezione Civile, tramite il Presidente della Regione Toscana, Van-nino Chiti, nella sua veste di Commissario Delegato.
Da parte loro, le Ferrovie dello Stato, insieme ad altri enti pubblici competenti per territorio, sono state chiamate alla realizzazione del piano di riassetto idrogeologico complessivo dell'area del fiume Versilia interessata al traffico ferroviario.
In pratica, le FS hanno do-vuto eliminare la strozzatura costituita dal ponte ferroviario in località Ponte-rosso a Pietrasanta, raddoppiando la sezione idraulica del fiume da 60,95 a ben 134 metri quadrati e portando la luce libera del ponte da 11,50 a 20 metri lineari.
Si è trattato di costruire un nuovo ponte, più largo e più alto, senza interrompere il servizio ferroviario.
Pe realizzare l'opera sono state impiegate 40.000 ore di lavoro e realizzati 13.000 metri di sottofondazioni con pali e micropali; sono stati posti in opera 3.000 metri quadrati di muri prefabbricati; impiegati 5.000 metri cubi di calcestruzzo, 560.000 kg di ac-ciaio laminato per travi, 400.000 kg di acciaio per cemento armato, 6.000 metri cubi di ballast.
Una volta messa a punto questa strategia operativa senza interrompere il traffico ferroviario, si è dovuto chiudere il percorso per sostituire il ponte.
Tolte le vecchie travate, si è proceduto al varo contemporaneo dei due semimpalcati, dal peso di 1.400 tonnellate ciascuno, che è avvenuto mediante la loro traslazione eseguita "a striscio" su profilati in ferro lubrificati (rotaia UNI 60) con uno sforzo di spinta in fase di spunto pari a circa 500 tonnellate.
Questa tipologia di impalcati comporta non solo la possibilità di predisporli senza interrompere il traffico per lunghi periodi di tempo, ma anche la totale riduzione degli interventi di manutenzione ordinaria e, quindi, ha anche il merito di contenere notevolmente l'inquinamento acustico sul territorio ricostante oltre ad offrire maggiori garanzie di difesa alle azioni dinamiche delle acque in caso di massima piena del Versilia.
Il varo è stato effettuato con due gruppi di spinta per ogni semimpalcato comandati da una centralina oleodinamica che ha consentito ad ogni gruppo una pressione di esercizio di 475 bar circa.
Come abbiamo già anticipato, in contemporanea al varo del ponte è stato effettuato anche il rialzamento di 60 cm dell'impalcato a travi incorporate nel calcestruzzo (già in opera) situato al km 131-295 in via San Barto-lomeo.
Lunedì mattina 15 novembre, con due ore di anticipo sul previsto, il traffico è ripreso regolarmente.
..
Dai consiglieri regionali toscani un giudizio positivo sulla riforma per l'elezione diretta del Presidente della Regione
Il 12 novembre il Senato ha approvato in via definitiva la legge di riforma costituzionale che introduce l'elezione diretta a turno unico dei presidenti delle regioni.
Nel provvedimento, che dovrebbe entrare in vigore per le elezioni regionali del marzo 2000, è sancita l'autonomia delle regioni, che avranno ampia libertà di manovra nella definizione dei propri statuti e leggi elettorali, per i quali non sarà più necessario il visto governativo.
Altri elementi qualificanti sono la possibilità del presidente della Giunta di nominare e revocare a suo piacimento gli assessori, scelti anche al di fuori dell'assemblea, e una norma "antiribaltone" che impone lo scioglimento del Consiglio in caso di sfiducia al presidente.
Su questa importante riforma, abbiamo raccolto il parere di alcuni esponenti del Consiglio regionale toscano.
A cominciare dal capogruppo Ppi Olivo Ghilarducci, il quale afferma che "lo spirito della riforma, al di là delle specifiche soluzioni, è nella linea di una forte spinta federalista" e in questo senso è da apprezzare. Anche se, precisa, "si deve accompagnare alla riforma costituzionale sul federalismo" (pdl 4462 sull'Ordinamento Federale della Repubblica in esame alla Camera, che amplia le competenze legislative delle Regioni) e al federalismo fiscale. Del tutto positiva, per Ghilarducci, la facoltà del presidente della Giunta di scegliere autonomamente i propri assessori.
Dello stesso avviso il capogruppo del Ccd Giuseppe Del Carlo che, tuttavia, sottolinea la necessità di "salvaguardare il ruolo del Consiglio regionale". Dice infatti Del Carlo che con la riforma "si è stabilizzato il ruolo dell'esecutivo", per cui è essenziale parallelamente "rafforzare il potere di indirizzo, programmazione e controllo del Consiglio regionale". E a questo proposito aggiunge, in qualità anche di presidente della Commissione 'Statuto' della Regione, che l'autonomia regionale è ancora tutta da costruire, nel senso che la nuova legge è "una norma transitoria per le elezioni del 2000; dopodiché, deve iniziare una vera e propria fase costituente anche in To-scana" per arrivare a un nuovo Statuto e ad una nuova legge elettorale.
Meno positivo il commento del capogruppo dei Comu-nisti Italiani, Nino Frosini, che giudica la riforma "non entusiasmante: con alcuni aspetti positivi (come la norma antiribaltone) ed altri potenzialmente negativi". Ad esempio, la prospettiva che ciascuna Regione si doti di una propria legge elettorale distinta, che a lui "non piace per niente", perchè trasformerebbe il Paese "in una specie di vestito di Arlecchino". Ad ogni modo, dice Frosini, "questa legge non cancella il ruolo dei partiti" e non fa altro che omogeneizzare la regione agli altri enti locali.
Molto soddisfatto è invece il consigliere regionale di An, Enrico Bosi, che afferma "finalmente in questa legge si mette definitivamente in risalto il concetto di bipolarismo, per il fatto che si ufficializza anche il ruolo del capo dell'opposizione".
Senza dimenticare gli effetti positivi dell'introduzione della norma antiribaltone ("discorso portato avanti dal Polo e che la maggioranza ha riconosciuto"). Unico punto dolente, anche per Bosi, la possibilità per le Regioni "di farsi una legge elettorale su misura, creando uno stato confusionale nel Paese".
Un giudizio positivo è pure quello di Vittorio Cioni, capogruppo Pds, che si sofferma sul fatto che "la maggioranza del Consiglio Toscano aveva votato una legge che andava proprio in questa direzione". "La vera particolarità della legge -precisa- è che lo Statuto e la legge regionale non devono più passare all'approvazione del Parlamento". Quello che sembra l'unico neo per Cioni, -anche se perfettamente rimediabile in futuro dalla Regione- è forse il turno unico, al quale "in linea generale" preferisce il doppio turno.
Non è negativo nemmeno il commento di Tommaso Franci, capogruppo dei Verdi, che sottolinea la convergenza che si viene ad attuare tra Regione e gli altri enti locali .
.L.S.
Regioni e Camere di Commercio insieme
per la nuova Europa
I rappresentanti della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Pro-vincie autonome, dell'Unio-ne Italiana delle Camere di Commercio e delle Unioni regionali delle Camere di Commercio hanno tenuto nei giorni scorsi a Firenze un seminario sul tema "Il federalismo: una sfida per le autonomie nella nuova Europa - Regioni e Camere di commercio a confronto".
La giornata dei lavori si è articolata in due
momenti: un dibattito con tutti i protagonisti ed una conferenza
stampa alla quale hano
partecipato il ministro del commercio con l'estero Piero Fassino, il presidente
del-l'Unioncamere nazionale Danilo Longhi ed il presidente della Regione
To-scana Vannino Chiti.
Cinque i punti-cardine su cui è ruotata l'intera discussione: decentramento, le Regioni devono assumersi la responsabilità di gestire in prima persona i beni e le risorse finanziarie, umane, strumentali ed organizzative; federalismo, è necessario modificare la Costitu-zione perché lo Stato sia riformato in senso federale; internazionalizzazione, le Regioni stesse devono programmare e realizzare le attività di promozione economica e di incentivazione sul territorio; fondi strutturali, per il periodo 2000-2006, condividendo la decisione di attribuire alle Regioni le più importanti scelte di programmazione e promuovendo l'attivazione di più intensi rapporti di collaborazione tra Regioni e sistema camerale per la messa a disposizione delle informazioni economiche essenziali e fini programmatori e la definizione dei progetti predisposti; politiche europee, promuovendo la costituzione di una solida alleanza per l'Europa tra autonomie territoriali e funzionali quale strumento di cooperazione essenziale per portare all'attenzione del-l'Europa la specificità dei territori e delle imprese italiane.
Il convegno è stato l'occasione per fare il punto su un percorso comune che vede da tempo Regioni e Camere di commercio impegnate per lo sviluppo dei sistemi economici locali e per fornire alle imprese servizi sempre più efficienti e vicini alle loro esigenze.
Un percorso che ha visto negli ultimi anni una notevole accelerazione grazie alla riforma delle Camere di commercio del dicembre 93 e all'entrata in vigore, nel corso del 1998, (come ha sottolineato Danilo Longhi) del decreto 112 che attua la legge Bassanini e contiene, fra l'altro, specifiche disposizioni sulle Camere del commercio.
Un altro caposaldo dal punto di vista legislativo è la riforma del commercio realizzata dal decreto Ber-sani che prevede anch'essa una intensificazione dei rapporti di collaborazione fra regioni e sistema camerale.
La Toscana, da parte sua, ha imboccato da tempo la strada della collaborazione con le Camere di commercio e quindi si trova già avanti rispetto al resto del Paese.
Tre i principali temi al centro del comune impegno per lo sviluppo del sistema di piccola e media impresa che caratterizza il tessuto produttivo della regione:
*-la promozione e internazionalizzazione delle imprese,
*-lo sportello unico,
*-lo sviluppo della rete informatica al servizio delle aziende.
Fassino ha spiegato lo schema previsto in un "collegato" alla finanziaria in corso di approvazione per la costituzione di un "sportello per l'internazionalizzazione" per aiutare le imprese che intendono operare all'estero.
Lo schema appare come una sorta di "piramide" che vede uno sportello per ogni Camera di Commercio, uno sportello per ogni Regione, e l'ICE come cabina di regia. Inoltre, gli uffici ICE all'estero vengono considerati "terminali" del sistema.
"Questa iniziativa - ha detto Fassino - non solo non lascia isolate le imprese, soprattutto quelle piccole e medie, ma costituisce di fatto un sistema-paese".
Intanto la sperimentazione è già partita in Emilia-Romagna ed in Toscana. seguiranno tutte le altre Regioni.
Iniziativa molto apprezzata da Danilo Longhi, il quale ha ricordato l'importanza del sistema camerale in Italia, sostenendo la necessità di adeguare le nuove strategie alla fase politico-amministrativa di decentramento in corso in ben 14 dei 15 paesi dell'Unione europea.
Vannino Chiti, da parte sua, si è dichiarato convinto che i nuovi impegni comuni di Ministero-Regioni-Camere di Commercio possano far crescere l'economia complessiva del nostro paese anche attraverso l'attrazione di investimenti stranieri in Italia.
In particolare l'assessore alle attività produttive Mau-ro Ginanneschi ha sottolineato nel suo intervento la tempestività con cui la Toscana ha recepito con proprie leggi e quindi attuato la riforma Bassanini.
La legge rgionale 87 del 1998 affida alle Camere di commercio il fondamentale ruolo di enti funzionali alla promozione dello sviluppo locale, chiamandole a interagire con gli enti territoriali (Comuni e Province).
E ancora, in Toscana le Camere di commercio sono chiamate alla realizzazione della gestione unitaria delle attività promozionali attraverso la partecipazione diretta all'Apet, l'agenzia per la promozione economica all'interno della quale saranno riuniti tutti i soggetti che si occupano di promozione e internazionalizzazione (ministero per il commercio estero, Ice, dipartimento per il turismo, Enit).
Per quanto riguarda lo sportello unico per le imprese previsto dalla Bassanini a livello comunale, la Regio-ne assume il ruolo di garante per le convenzioni fra Comuni e Camere di commercio e si fa carico di promuovere la formazione e l'aggiornamento del personale addetto agli sportelli.
Tutte le leggi successive alla legge 87 riconoscono al sistema camerale toscano un ruolo specifico.
Così nella legge a tutela dell'artigianato artistico e tradizionale recentemente approvata dal consiglio regionale si prevede che le Camere riconoscano e vigilino sull'operato dei Consorzi a tutela della qualità previstadalla legge e attribuiscano l'attestato di maestro artigiano. Ma non è tutto.
La presenza delle Camere di commercio è prevista anche negli organismi inseriti nel nuovo testo unico delle leggi sul turismo (all'esame del consiglio regionale) e nella proposta di legge sullo sviluppo economico (che razionalizza gli interventi regionali a sostegno dell'economia).
Non va dimenticato il ruolo del sistema informativo delle Camere di commercio su scala regionale.
Per valorizzare questo ruolo, legato strettamente alla realizzazione degli sportelli unici, la Regione ha stipulato lo scorso anno un accordo con Union-camere e Infocamere e che ha già reso possibile il collegamento del sistema informativo delle camere di commercio alla rete telematica regionale e quindi, attraverso questa, ai soggetti pubblici che già insistono sulla rete.
Sempre sul fronte informativo va citata l'esperienza dell'Osservatorio regionale per l'artigianato che vede un ruolo decisivo di Union-camere nel monitoraggio del settore in collaborazione con Regione e associazioni di categoria.
L'intervento dell'assessore Ginanneschi ha fatto quindi cenno all'esperienza toscana nella costituzione dei nuovi consigli camerali (per i quali la Regione ha provveduto, come vuole la legge, agli atti costitutivi), un "momento che ha costituito un primo importante terreno di collaborazione sul piano istitiuzionale".
Nell'arco di un biennio tutte le dieci Camere di commercio toscane si sono dotate di un proprio organo rappresentativo, composto in modo da rispecchiare in maniera equilibrata le varie componenti economiche locali.
Dal canto suo Pierfrancesco Pacini, presidente della Unioncamere Toscana, ha voluto ribadire che "ci troviamo di fronte ad un accordo, quello tra poliche regionali e rete del sistema camerale, che potrebbe realizzare maggiormente la semplificazione delle fasi amministrative che interessano le attività economiche in modo che il rapporto tra pubblica Amministrazione ed imprese possa trovare punti di riferimento ed agevoli la presenza competitiva delle stesse imprese di mercato".
.m.m.