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Tranquilli, non vi parleremo del periodo fascista e delle sue brutture; vogliamo solo ricordare quella tipica frase, arrogante e presuntuosa, che taluni funzionari fascisti amavano ripetere per pretendere un rispetto che non meritavano.
Quella frase, purtroppo, si può "condire" ancora oggi in diverse salse, senza che perda la sua efficacia di pretestuosità.
Potremmo fare un elenco lunghissimo di fatti che calzano con la frase "lei non sa chi sono io!"
Forse la cosa meriterebbe un ricco "sceneggiato" televisivo.
Ma noi vogliamo prendere solo alcuni spunti dalla vita quotidiana per renderci conto che quella frase non è di marca fascista, ma fa parte integrante di certi uomini.
Prendiamo il mondo dello spettacolo, visto dalla parte degli spettatori: cinema, teatro, stadio. I gestori si adattano (per convenienza o per costrizione psicologica) a fornire tessere-omaggio a questo ed a quel personaggio. La recente disavventura del Prefetto di Firenze ci ha ricordato questa "pratica" diffusa!
Ebbene l'utilizzatore di quella tessera-omaggio non sempre corrisponde al titolare omaggiato. Può essere il figlio, il padre, il maggiordomo. Ognuno di questi si vanterà di essere un altro e "sfrutterà" quella tessera. E chi può contestarlo? Quel fruitore può sempre dire :"lei non sa chi sono io!" ovvero il figlio, il padre, il maggiordomo dell'assegnatario. Quella frase consente la sostituzione di persona!
Se poi qualcuno si offende si può cambiare termine. Perchè no! Questi fruitori gratuiti di spettacoli possono essere chiamati semplicemente "portoghesi". Senza offesa. Infatti, come spiega lo Zingarelli, il termine deriva dal fatto che a Roma, nel secolo XVIII, in occasione di un avvenimento al Teatro Argentina i portoghesi furono ammessi ad entrare senza pagare il biglietto. Il termine è poi degenerato e vale sia per chi ottiene un biglietto-omaggio che per chi escogita un sistema per entrare furtivamente.
Prendiamo l'autocertificazione: abbiamo scoperto che gli italiani ne fanno un uso molto allegro, certificando di tutto, di più, senza alcun problema. Addirittura mettono per iscritto la loro arroganza. Dicono di essere quelli che non sono, facendo la voce grossa con chi potrebbe non credere. E' come dire :"lei non sa chi sono io!" ed è vero perchè se l'autocertificazione è fasulla nessuno sa chi è costui.
Un altro modo per dire "lei non sa chi sono io!"
è quello che si verifica quando un personaggio arriva in una città
e questa si blocca per motivi ... di sicurezza. Il cittadino protesta per
il disagio? E perchè? Ah sì! Perchè non "sa chi
è quel personaggio"!
Francesco Canosa
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Le scelte della Toscana per la scuola
Sostegno alle scuole non statali toscane attraverso il canale del diritto allo studio, interventi per la realizzazione di un sistema formativo pubblico integrato, parità scolastica. Di questo hanno discusso, nei giorni scorsi, politici, operatori scolastici ed amministratori locali durante il convegno "Diritto allo studio in Toscana Le novità nelle scelte di bilancio e problemi aperti con particolare riferimento alle scuole non statali", organizzato a Firenze, nella sede del Consiglio Regionale, dal Gruppo del Partito Popolare in Regione.
Un incontro, questo dei Popolari, i cui lavori, dedicati all'analisi delle azioni prodotte dalla Regione nel campo del diritto allo studio e del sostegno alle scuole non statali, hanno inevitabilmente preso in considerazione anche la questione di pertinenza statale della parità scolastica, tornata al centro dell'attenzione grazie alla manifestazione promossa dalle scuole cattoliche in piazza San Pietro e all'ormai prossimo esame, da parte della Camera dei Deputati, del disegno di legge ad essa dedicato, già approvato in Senato e sui cui contenuti si è già aperto un acceso dibattito.
Ghilarducci: "Importanti interventi per l'affermazione di un principio"

È stato Olivo Ghilarducci, capogruppo del PPI in Regione, a spiegare, aprendo il convegno, il senso dell'iniziativa. "Un momento di incontro - ha detto il consigliere regionale fra gli amministratori Popolari regionali, che hanno fatto dell'estensione del diritto allo studio anche per gli utenti delle scuole non statali e del sostegno alle scuole materne autonome un punto qualificante della politica portata avanti nella gestione del governo regionale, e gli operatori del settore, autori di un servizio di pubblica utilità del quale beneficiano migliaia di ragazzi". "Un incontro ha proseguito utile a capire ciò che è stato fatto, con grande sforzo, e ad avviare un confronto propositivo per proseguire lungo la strada tracciata dalle scelte assunte in materia dalla coalizione di Toscana Democratica, che sulle proposte dei Popolari ha manifestato una particolare sensibilità. "Sensibilità ha quindi aggiunto che ci ha consentito di varare finanziamenti mirati alla scuola non statale incontrando resistenze minori rispetto a quelle emerse, su provvedimenti analoghi, in regioni come l'Emilia-Romagna,". Ghilarducci ha poi voluto mettere in risalto gli elementi qualificanti dell'azione profusa dalla Toscana. "Gli interventi messi a punto - ha proseguito il capogruppo PPI -, pur riguardando strettamente l'ambito di competenza regionale (il diritto allo studio, ndr), hanno da un lato portato all'affermazione del principio di parità, dall'altro, inoltre, a dare pieno riconoscimento, individuandole come interlocutori diretti, alle strutture scolastiche non statali".
Dunque, secondo Ghilarducci, per la Toscana la scelta del rapporto con la realtà scolastica non statale è un fatto compiuto e accettato, che, a prescindere dall'evolversi del dibattito in sede nazionale, produrrà ulteriori benefici "non soltanto in relazione alle scelte di bilancio, che diventano strutturali, ma anche grazie alle opportunità offerte, per esempio, dai fondi comunitari, il cui utilizzo da parte delle scuole non statali va incentivato, perché possono offrire risorse utili per costruire progetti di accrescimento qualitativo dell'offerta formativa".
Concorde con Ghilarducci anche il segretario regionale del PPI, Alberto Monaci, che ha ricordato come l'impegno profuso sulla materia dai rappresentanti del partito in Regione abbia dimostrato la validità del progetto politico e culturale portato avanti, su temi come scuola, famiglia e politiche sociali, dai Popolari.
Geloni: "Scelte di bilancio coraggiose che proseguiranno nel tempo"

Nel merito delle scelte di bilancio della Regione Toscana che nel 1999, per la prima volta, ha stanziato 3 miliardi a favore delle scuole materne non statali senza fini di lucro è intervenuto dettagliatamente l'Assessore regionale al bilancio e finanze, il Popolare Fabrizio Geloni. "Nell'ambito delle competenze assegnateci come Regione ha detto Geloni e, soprattutto, nel contesto finanziario in cui ci siamo trovati ad operare (caratterizzato da una progressiva diminuzione dei trasferimenti statali e dall'impegno mantenuto - di non aumentare nel corso dell'attuale legislatura il livello di tassazione) abbiamo attivato, nel corso degli ultimi due anni, una concreta politica di sostegno alla scuola non statale attraverso il canale del diritto allo studio".
Per Geloni tutto questo è stato possibile grazie a due fattori: la capacità di dialogo emersa fra le culture politiche costituenti l'esperienza di Toscana De- mocratica, "che ci ha permesso di convincere sulla bontà delle nostre ragioni", e, paradossalmente, le difficoltà della finanza pubblica nazionale, "che ha accelerato il processo di valorizzazione delle risorse espresse dalla società civile, la cui presenza ha garantito servizi di pubblica utilità e attenuato l'esposizione finanziaria pubblica". Fra queste risorse, fondamentale quella rappresentata, anche in Toscana, dalla scuola materna non statale, per la quale la Regione ha riconosciuto la necessità di orientare concrete scelte bilancio. "Dal 1998 ad oggi ha infatti sottolineato l'Assessore siamo passati da uno stanziamento di 400 milioni a suo favore, relativo a progetti sperimentali di inserimento di portatori di handicap, che hanno avuto buon esito, ad uno di quasi 5 miliardi". Un incremento, questo per le scuole materne non statali, cui ne è corrisposto un altro che ha investito il settore del diritto allo studio nel suo insieme, per il quale i finanziamenti sono passati dai nove miliardi del '98 agli attuali 16 e rotti, cifra che la Regione confermerà anche per il 2000. "Per il riconoscimento del ruolo svolto dalle scuole materne non statali ha proseguito Geloni - siamo partiti dal progetto per l'handicap perché sapevamo che in alcuni settori della sinistra, storici oppositori dell'istruzione non statale, soltanto su questo tema sarebbe stato possibile avviare un dialogo finalizzato a realizzare una prima forma di sistema formativo pubblico integrato". "La Regione Toscana ha concluso quindi Geloni con queste scelte offre ampia dimostrazione di essere oramai culturalmente e politicamente preparata a gestire, nell'ambito dell'istruzione e della formazione, quella programmazione dell'offerta formativa che le è assegnata dalla riforma Bassanini e dalla riforma di riordino dei cicli scolastici, potendo contare su una delineata scelta di integrazione delle risorse presenti sul territorio".
Alessi: "Fatti importanti col diritto allo studio. Ora arrivi la parità"
Sulle scelte operate dalla Regione sotanzialmente positivo anche il giudizio espresso da Leonardo Alessi, presidente regionale della Federazione Italiana Scuole Materne (FISM), che ha evidenziato come queste testimonino il riconoscimento del servizio pubblico offerto dalla scuola non statale e come, poi, il metodo adottato della stipula di convenzioni fra scuole e Comuni abbia favorito in questi il superamento di vecchi pregiudizi verso il mondo della suola autonoma. "Certo è ha aggiunto Alessi che 180 mila lire annue pro alunno costituiscono un contributo modesto, rispetto anche a quanto fatto da altre Regioni, ma l'auspicio è che il cambiamento legislativo realizzato in sede locale ed avviato in ambito nazionale, assieme al coinvolgimento di comuni e province, alcune delle quali già impegnano risorse proprie negli interventi a favore della scuola non statale, favorisca realmente il passaggio da un scuola dello Stato ad una scuola della società civile".
Un passaggio che per Alessi dipenderà sia da come si vorrà interpretare il concetto di sussidiarietà - cioè se lo si accetterà nella dimensione vera del sostegno alle iniziative provenienti dalla società, oppure se ci si limiterà ad accoglierlo in un mero decentramento amministrativo -, sia dal riconoscimento della distinzione che esiste fra diritto allo studio, "che garantisce a tutti la fruizione di certi servizi, come mensa e trasporti" e la parità, "che si riferisce alla possibilità vera di scegliere a condizioni paritarie la scuola che ognuno preferisce per i propri figli". Dal presidente toscano della FISM è arrivata poi una critica al testo del disegno di legge approvato dal Senato, che
all'articolo 8 riconosce il carattere di organizzazione non lucrativa di utilità sociale soltanto a quelle scuole non statali che espletano un servizio ad uso esclusivo dei portatori di handicap. "Accettare questa esclusione ha precisato - vuol dire, né più né meno, recedere dal riconoscimento del servizio che svolgiamo ed accettare l'equiparazione dei nostri istituti ai cosiddetti 'diplomifici'.
"Al PPI ha concluso Alessi va tutto il nostro riconoscimento per la tenacia con la quale ha perseguito queste scelte di bilancio, e l'invito a proseguire l'impegno per garantire alle famiglie che scelgono la scuola non statale condizioni paritarie di accesso rispetto alle altre, magari intervenendo con correttivi opportuni proprio su questi aspetti del disegno di legge per noi decisamente negativi".
Gli altri interventi
Ulteriori contributi ai lavori sono stati portati da Padre Otello Arnetoli, presidente regionale della FIDAE ("l'articolo 33 della costituzione, come si evince dai lavori preparatori e dal relativo dibattito parlamentare, vieta oneri per lo Stato nell'istituzione di scuole non statali, ma in nessun comma vieta che esso contribuisca al finanziamento della loro gestione"), dalla professoressa Lucia Rossi, dirigente scolastico scuola non statale ("se educare significa aiutare l'uomo ad essere se stesso, ad essere perciò libero, la condizione perché ciò avvenga è la garanzia di libertà, anche nella scelta degli strumenti educativi"), da Maurizio Ghignone, rappresentante dei genitori degli alunni della scuola non statale ("la scuola non può che essere strumento di ausilio alla famiglia nello svolgimento del suo compito educativo; dunque deve essere garantita nella scuola la continuità del progetto educativo familiare"), da Giulio Cesare Fabbri, responsabile scuola per il PPI della provincia di Pisa ("La battaglia per la parità non può associarsi ad una contrapposizione con la scuola statale: entrambe fanno parte di un unico contesto volto al miglioramento del progetto formativo"), da Dina Dell'Ertole, consigliere comunale di Massa ("In molte amministrazioni locali c'è la tentazione di utilizzare gli stanziamenti regionali, gestiti dai comuni con le convenzioni, per sostituirli a quelli finora erogati autonomamente. Su questo occorre vigilare, per scongiurare tali eventualità, totalmente contrarie allo spirito che è alla base delle scelte assunte dalla Regione").
Franco Sepinacci

Nella foto, da sinistra: Alfredo Cariello ('vice-direttore generale), Massimo Bernazzi (vice-presidente del CdA), Paolo Mottura (presidente del CdA), Francesco Arrigoni (direttore generale), Salvatore Enia (dirigente centrale)
Il sistema delle Piccole e Medie Imprese (PMI) si trova a dover effettuare importanti e decisive scelte in merito alla crescita dimensionale ed allo sviluppo, legate soprattutto alle sfide strategiche imposte dai processi di internazionalizzazione dell'economia, tuttora in corso. Fino ad oggi, si può affermare, la maggioranza delle PMI ha scelto di non crescere, puntando laddove possibile, per rimanere leader, sulla segmentazione di settore. Talvolta le aziende hanno operato su specifiche nicchie di mercato e tal altra su determinati Paesi e, sovente, solo su alcune fasi produttive, adottando una politica che si può definire di focalizzazione del business.
Molto spesso al problema della inadeguatezza patrimoniale si aggiunge una situazione finanziaria più sbilanciata verso il rischio a breve, fattori questi che possono agire come freno nei riguardi di una possibile evoluzione dimensionale.
Inoltre l'imprenditore tipo delle PMI, specialmente di quella toscana, è di prima e seconda generazione, raramente si raggiunge la terza; molto spesso la successione alla guida dell'azienda è un problema di famiglia. Spesso vi è la predominanza di un modello centrato sugli aspetti produttivi (è importante il produrre bene), piuttosto che sugli aspetti commerciali e manageriali. Tale centralità della produzione induce l'imprenditore a rifiutare culturalmente salti dimensionali e di conseguenza a percepire come secondarie le tematiche finanziarie.
Oggi, comunque, si sta facendo strada la consapevolezza da parte delle aziende che occorre superare i limiti attuali e che le sfide competitive per la crescita e lo sviluppo passano tutte attraverso la gestione equilibrata ed intelligente della leva finanziaria, anche facendo ricorso a soluzioni di tipo innovativo. Parlando di sfide competitive si intendono non solo quelle di natura produttiva, ma anche commerciale, organizzativa, di marketing, di innovazione, di internazionalizzazione e, non ultime, quelle legate alla qualità.
Alla luce di tutto questo le PMI debbono ripensare alla convenienza di mantenere elevati livelli di indebitamento a discapito della ricerca di una maggiore solidità della struttura patrimoniale, immettendo risorse a titolo di capitale di rischio e, parallelamente, modificando la cultura imprenditoriale.
Soprattutto debbono essere fatti sforzi nella ricerca di nuovi modelli di relazione fra impresa e famiglia con riguardo principalmente al valore prodotto dall'impresa. Il famoso binomio "impresa povera, famiglia ricca" deve essere ripensato alla luce di seri programmi di ricapitalizzazione finalizzati a progetti di crescita dell'impresa.
Di fronte ad un siffatto scenario la Banca Toscana non
poteva restare insensibile.
Da qui il progetto illustrato ai giornalisti che rappresenta una interessante novità per il panorama produttivo italiano, visto che l'unica esperienza in proposito (messa a punto dalla Cassa di Rispar-mio di Mirandola) ha avuto un terreno molto limitato. D'altra parte "'Se una banca vuole recuperare il ruolo di banca di riferimento sul proprio territorio di operatività - ha detto, tra l'altro il presidente della Banca Toscana Paolo Mottura - deve sviluppare nuove competenze non solo nel campo strettamente finanziario, ma anche in quello della strategia aziendale, in ambito legale e fiscale, sfruttando al meglio la propria capacità di intrattenere una fitta rete di relazioni di mercato attraverso la propria struttura periferica".
C'è da sottolineare che gli intermediari finanziari, in particolare le banche, hanno a disposizione, con il T.U. in materia bancaria e creditizia, un nuovo orizzonte operativo rappresentato dalla capacità di intervenire nel capitale di rischio delle aziende non finanziarie, aiutandole nei processi di crescita dimensionale e nelle transizioni proprietarie sia intra-familiari che extra-familiari, dove oltre all'apporto del capitale di rischio diventa importante il servizio di consulenza a tutto campo.
"Se l'attività di merchant banking di matrice anglosassone è ampiamente conosciuta e collaudata -ha spiegato Mottura -, appare un campo tutto da esplorare invece l'operatività di hausbanking, la partecipazione cioè stabile nel capitale di rischio delle aziende non finanziarie, mutuata dall'esperienza tedesca".
L'idea che sta alla base dell'operatività di hausbanking ben si lega ad un progetto di consolidamento e di rivitalizzazione del rapporto ban- ca/territorio.
Le aziende interessate debbono essere sane e con progetti di sviluppo e piani industriali contenenti aspetti di innovazione di processo e/o di prodotto e/o di sviluppo di nuovi mercati. Le aziende debbono essere in grado di garantire la trasparenza assoluta in termini contabili e fiscali e la partecipazione, per essere efficace, deve andare ad incrementare il capitale dell'azienda (i soldi non vanno all'imprenditore a fronte di quote rilevate, ma all'impresa).
La Banca Toscana si inserisce in questo quadro di riferimento fatto di grandi opportunità, con un progetto originale di intervento stabile nel capitale di rischio delle PMI, appartenenti a qualsivoglia settore economico, finalizzato allo sviluppo delle aziende e con la prospettiva di accompagnarle, in un futuro di medio-lungo periodo, alla quotazione in un mercato regolamentato.
L'operatività della Banca è ovviamente sottoposta ai vincoli dell'attuale normativa e, in particolare, ai limiti di intervento nella singola azienda, che sono fissati, di norma, al massimo nel 15% del capitale dell'azienda partecipata.
E' sufficiente o ristretto questo vincolo? è stato chiesto al presidente Mottura.
Non è facile dare una risposta, visto che solo oggi (e solo la Banca Toscana!) si pensa, dopo ben 6 anni dal varo della normativa, a mettere in moto questo meccanismo.
"La Banca Toscana - ha detto il direttore generale Francesco Arrigoni - fa la sua parte, occorre ora che anche le aziende facciano la loro, presentando validi progetti industriali e piani finanziari correlati alle potenzialità del mercato ed alle capacità compatibili di crescita, lasciando da parte le eventuali remore di ordine psicologico all'apertura del proprio capitale agli apporti esterni".
Ma quali caratteristiche devono avere le imprese?
"Intanto un fatturato minimo di circa 10 miliardi - dice Arrigoni - ed è richiesto inoltre che l'azienda abbia una natura giuridica di società di capitali. Non solo, deve avere il fatturato certificato, gli ultimi tre anni devono aver fatto registrare un utile".
Particolare interesse sarà rivolto a quel segmento delle PMI a struttura proprietaria famigliare che stanno intraprendendo processi di transizione intra-familiare (ad esempio: passaggi generazionali) o extra-familiare (cessione di quote di minoranza o di controllo).
Grosso tema, questo, che spesso coinvolge aziende molto sane ma che rischiano il futuro perchè i figli non vogliono subentrare ai genitori.
Ma cosa si attende, in definitiva, la Banca Toscana da questo progetto?
"La Banca Toscana si attende dagli interventi di partecipazione - dice Arrigoni - oltre che un più forte legame con le aziende, anche l'instaurarsi di un circolo virtuoso azienda/Banca e Ban-ca/azienda attraverso l'arricchimento reciproco delle esperienze. La Banca diventa il partner finanziario dell'azienda, il consulente privilegiato in tale ambito, l'imprenditore a sua volta apporta alla Banca un importante contributo in termini di cultura manageriale ed industriale".
In sostanza, la Banca non mette al primo posto il dividendo societario, ma piuttosto il conseguimento di risultati complessivi della complessa attività imprenditoriale.
Da una parte è stata tesa una mano... adesso si aspetta che un'altra mano venga a stringere quella bancaria.
.Francesco Canosa.
...


Da sinistra: Giuliano Taddei (giorn alista), Enrica Zanni (vice-sindaco di Abetone), Eugenio Giani (assessore allo sport Palazzo Vecvchio)
Grande festa dello sport sciistico nella Sala Incontri di Palazzo Vecchio a Firenze dove Enrica Zanni (vice sindaco del comune di Abetone) ed Eugenio Giani (assessore allo sport del comune di Firenze) insieme a numerosi rappresentanti della "montagna pistoiese" hanno sottoscritto un eccezionale "patto di amicizia sportiva" tra le due entità territoriali.
E' stata anche l'occasione per raggiungere due obiettivi: ribadire, con estrema chiarezza, che l'Abetone è la "montagna dei fiorentini", annunciare nuove iniziative che migliorano in maniera evidente l'offerta di servizi da parte degli impianti sciistici.
L'incontro con la stampa, coordinato dal collega Giuliano Taddei, ha riscosso un indubbio successo, come ha sottolineato lo stesso Giani quando ha affermato che "Firenze guarda con sempre maggiore interesse alle strutture sportive e ricreative che la circondano, partendo oggi dall'Abetone e pensando domani a Scarperia per i motori ed al Bilancino per le future attività dell'invaso lacustre".

Un aspetto della sala nel corso della conferenza stampa
Ma parliamo dell'Abetone, con le parole della vice sindaco: "il 2000, ormai alle porte, ci porterà diverse novità, dalla nuova telecabina ad agganciamento automatico Casa Cantoniera/Monte Gomito che sarà capace di trasportare cabine da 8 posti con 3.000 persone ogni ora che in 7 minuti potranno superare 600 metri di dislivello. Sarà offerta una nuova seggiovia triposto al campo scuola dell'Abetone e la manovia Prato Fivizzani-Le Regine".
Zanni ha anche annunciato che entro il 2001 si avrà
un grosso parcheggio da 250 posti. Altre novità riguardano gli skipass
stagionali, insieme ai quali si otterrà una key-card per aprire automaticamente
il cancelletto dell'impianto.
..
Il ruolo delle "professioni tecniche"
nello sviluppo del territorio

Significativo appuntamento nella sede dell'Ordine degli Architetti delle Province di Firenze e Prato per la presentazione di una sorta di "decalogo pro-memoria" degli Ordini professionali (insieme a quello degli Architetti, gli Ordini degli Ingegneri, dei Geologi, Agronomi e Forestali, Geometri e Periti Industriali) per la Pubbliche Ammini-strazioni.
Significativo per almeno due motivi:
*-perchè questi Ordini hanno una forza di iscritti attorno alle 30.000 unità in Toscana (e ben 15.000 nella sola provincia di Firenze);
*-perchè la decisione di mettere insieme le loro forze rappresenta, senza alcun dubbio, uno strumento di pressione non indifferente per la partecipazione attiva, quindi, come vera e propria "parte sociale" per la soluzione di problemi che interessano il territorio.
D'altra parte, nessuno può disconoscere che queste professioni tecniche della società post-industriale rappresentano una componente molto importante del terziario e che sono elemento indispensabile per l'adeguamento alla crescita qualitativa del mercato internazionale che richiedono alle amministrazioni programmi, progetti e risorse per avviare i necessari investimenti ed aggregazioni interdisciplinari nella moderna realtà produttiva.
Proprio in questa prosepttiva, il mondo delle professioni tecniche si vuole essere protagonista e quindi rivestire un ruolo di spinta nelle decisioni relative all'utilizzo delle risorse e della pianificazione del territorio, nella consapevolezza di essere elemento rappresentativo della parte sociale emergente in grado di creare occupazione qualificata ed aiutare l'amministrazione pubblica ed il mondo economico nel processo di modernizzazione nell'ambito della sempre più agguerrita competizione internazionale.



Da sinistra: Giovanni Sanesi, Giovanni Morabito, Mario Preti, Franco Angotti, Stefano Frediani
Un esmpio cncreto di quello che abbiamo affermato ci viene dal nuovo quadro legislativo (Merloni ter) relativo ai Lavori Pubblici ed alla riforma della pubblica Amministrazione che, senza alcun dubbio, modifica profondamente il modo di svolgere la libera professione e l'attività professionale negli Enti Pubblici e di Diritto Pubblico.
"Premesso - si legge in un documento congiunto dei suddetti Ordini consegnato nel corso della conferenza-stampa - che pur essendo state superate molte rigidità contenute nella prima impostazione della Legge 109/94 che avendo prodotto di fatto una paralisi delle Opere Pubbliche, al fine di accelerare una corretta applicazione della nuova legge per mettere a frutto tutte le opportunità in essa contenute é necessario instaurare una stretta collaborazione con le Pubbliche Amministrazioni e successivamente anche con il mondo delle Imprese e il settore finanziario".
Gli ordini e Collegi professionali sono convinti che nel prossimo futuro verranno richieste prevalentemente prestazioni interdisciplinari dichiarando anticipatamente per le varie prestazioni specialistiche tutti i soggetti professionali che concorrono all'elaborazione del progetto. L'evoluzione del mercato professionale nazionale e d internazionale, ed i cambiamenti ordinamentali che si stanno prefigurando per gli Ordini e Collegi, pur essendo aperte ancora questioni sulle competenze, impone alle categorie professionali di intraprendere iniziative comuni per amplificare tutte le opportunità professionali offerte dalla legge quadro sui lavori Pubblici ed instaurare una proficua collaborazione con la Pubblica Amministrazione per evitare il contenzioso che potrebbe nascere da autonome interpretazioni della legge.
La qualificazione, la responsabilità nominativa e la interdisciplinarietà richiesta a coloro che vorranno svolgere la professione tecnica sia esterna che interna alla Pubblica Amministrazione, metterà in secondo piano le storiche divisioni corporative delle varie categorie mentre sarà sempre più necessario valorizzare, anche a livello locale, le sinergie e le complementarietà individuando momenti di lavoro comune come la pubblicazione di bandi, corsi di formazione ed aggiornamento, attività culturali, etc.
Mantenere divisioni su temi di comune interesse sarebbe oltre che anacronistico e strumentale anche particolarmente deleterio per tutto il mondo della professione e per gli interessi generali della collettività. Da qui, l'ovvia decisione di unire le forze e proporsi in modo unitario al mondo esterno, quello politico-amministrativo e quello economico-produttivo.
Gli Ordini e Collegi, quindi, si sentono impegnati a dare risposte esaustive alla emergente domanda della società nella consapevolezza che le professioni dovranno confrontarsi su livelli prestazionali ed organizzativi molto impegnativi. Ecco perchè sono altresì convinti che è indispensabile la creazione di condizioni al contorno che incoraggino i necessari investimenti ed i processi di aggregazione interdisciplinare.
Alla luce del nuovo quadro normativo, che richiede sempre maggiore qualità, si deve registrare invece una sbagliata ma diffusa convinzione che continua a considerare il progetto un costo invece di un investimento a differenza degli altri paesi Europei nei quali, essendo la cultura del progetto più radicata, riescono, molto meglio di noi, ad utilizzare anche gli investimenti destinati dal-l'Unione Europea.
L'obbiettivo primario del mondo professionale é la qualità del progetto.
Tuttavia non é molto chiaro, in questa fase, se le "nuove leggi" sono orientate in questa direzione: ci sono segnali oscuri e discrepanze tra la stessa Merloni-ter, la bozza del suo regolamento attuattivo, la legge sull'architettura, il passaggio dei nostri Ordini professionali dal Ministrero di Grazia e Giustizia a quello delle Attività produttive.
E allora? Non c'è dubbio che appare quanto mai essenziale per le professioni tecniche mantenere chiaro l'obbiettivo della qualità del progetto; per raggiungere questo fine, gli Ordini e i Collegi devono lavorare affinché la qualità professionale offerta dai propri iscritti sia rispondente alle richieste del mercato (formazione, aggiornamento, controllo della qualità), la pubblica Amministra-zione deve utilizzare procedure corrette al raggiungimento della qualità del progetto, che altro non é che la qualità della città e della vita dei suoi abitanti. Questo può passare solo attraverso la centralità e l'autonomia del progetto all'interno del processo produttivo di un'opera pubblica.
"Gli Ordini e Collegi - è stato ribadito nel corso della conferenza-stampa - ritengono prioritario che le Ammini-strazioni offrano una chiara prospettiva allo sviluppo urbano ed al mercato professionale esplicitando nella programmazione annuale e triennale oltre ai bisogni anche ai percorsi realizzativi. In particolare é necessario che vengano individuate con chiarezza le progettazioni interne, quelle esterne, i concorsi di idee, i concorsi di progettazione e l'elenco delle opere che potranno essere realizzate project financing.
E' altrettanto necessario evidenziare in maniera analitica i costi per le rispettive progettazioni che dovranno essere congrue agli obiettivi qualitativi che si deve porre una moderna Am-ministrazione.
E' quanto mai necessario, che l'elenco annuale sia particolarmente dettagliato, in modo da rendere chiare e possibili le scelte su quali progettazioni potrà assumere l'organico interno, tenendo presente il ruolo e le nuove incombenze del responsabile del procedimento".
E' essenziale stabilire procedure chiare per l'assegnazione degli in carichi e per il ricorso ai concorsi. Evitando d'incorrere nelle storture attuali delle "gare" di progettazione, che essendo poco frequenti o sono strumentalmente selettive o favoriscono raggruppamenti finalizzati più ad alchimie curriculari che alla costituzione di raggruppamenti stabili.
Quale conclusione trarre dal summit che si è svolto a Firenze?
Possiamo sintetizzare brevemente in questo modo:
gli Ordini e Collegi della Provincia di Firenze propongono alle pubbliche amministrazioni di lavorare per il conseguimento di quanto sopra sui seguenti punti:
*- Definizione di una legge regionale sui Lavori Pubblici (affidamenti professionali), che sia all'altezza della recente Legge 37.
*-Dare attuazione piena a quanto previsto dalla L.R. 5/95 ("legge sul "governo del territorio) ed al concetto di sviluppo sostenibile.
*- Realizzazione di un tavolo di confronto, un forum dove discutere e strutturare i temi dello sviluppo e della modernizzazione della città e del territorio.
*-Formazione di appositi uffici concorso, capaci di organizzare velocemente e correttamente concorsi, permettendo così di poter ricorrere a questa procedura in maniera semplice e continuativa in un ottica di massimizzazione della qualità urbana.
*-Incentivare una politica del recupero, capace anche d'innescare dinamiche di sviluppo per tutto il settore.
Gli organizzatori dell'incontro con la stampa
Mario Petri, presidente Ordine degli Architetti delle province di Firenze e Prato;
Franco Angotti, presidente Ordine degli Ingegneri della provincia di Firenze;
Giovanni Morabito, presidente Ordine dei Geologi della Toscana;
Giovanni Sanesi, presidente Ordine Dottori Agronomi e Forestali della provincia di Firenze;
Stefano Frediani, presidente Collegio dei Geometri della provincia di Firenze;
Giulio Pellegrini, presidente del Collegio dei Periti Industriali della provincia di Firenze.
.R.C.