L'ATTENZIONE

Editoriale

Perchè tanta microcriminalità?

 

I fatti allarmanti degli ultimi tempi (baby-gang, pestaggi tra ragazzi, furti, scippi, diffusione delle droghe, etc.) ci inducono a meditare sull'evoluzione in negativo della nostra società.

La microcriminalità ormai dilagante nel "Bel Paese" fa discutere politici e amministratori, con proposte del tipo "un esercito straordinario che vigili costantemente". Ma secondo noi è necessario analizzare il problema alla sua radice e cercare di distruggere il male prima che nasca.

La droga fa il suo ingresso ormai in ogni luogo e i ragazzi, oggi anche i bambini, sono i più colpiti.

Perché? Se noi avessimo la soluzione in tasca sarebbe stupendo ma purtroppo possiamo solo soffermarci a riflettere. La società moderna ci mostra una donna emancipata, che lavora e che però, di conseguenza, è costretta a dedicare poco tempo alla famiglia ed ai figli. Ne consegue una famiglia sempre più disgregata a cominciare da marito e moglie e poi nel rapporto con la prole, visto le poche ore della sera in cui stanno insieme (se non sono "separati" dalla televisione!) possono affrontare soltanto globalmente, senza mai poterla approfondire, la vasta problematica che ruota attorno alla famiglia.

Siamo propensi a pensare che per quanto siano grandi i suoi sforzi, il maschio è del tutto incapace in alcuni momenti a fare "da mamma", gli riesce benissimo fare il papà, ma probabilmente non imparerà mai a fare la mamma perché è la natura stessa che vuole così.

E allora i nostri ragazzi si sentono abbandonati, "parcheggiati" e probabilemnte alcuni di loro pensano "di dare fastidio". Questa riflessione non vuole assolutamente colpevolizzare la donna, è dignitoso infatti che ci siano state da parte sua tante conquiste sociali e che abbia trovato una buona collocazione nel mondo del lavoro. E' la società che va colpevolizzata con le sue strutture arretrate e con una mentalità forse troppo gretta che non va al passo con certe conquiste.

Per intenderci: se la mamma decide di lavorare, probabilmente sarà in grado di trovare un lavoro a lei confacente, ma riceverà pochissimo aiuto dalla società, dal marito, dalla famiglia e dal mondo del lavoro stesso. Forse se le fosse concesso più facilmente il part-time, la donna potrebbe dedicarsi al suo lavoro nell'orario di scuola dei propri figli e dopo essere a loro disposizione seguendone la crescita e le necessità senza creare scompensi e rompere equilibri delicati.

Un altro problema si può incontrare quando il bambino si ammala: la legge non permette di assentarsi dal luogo di lavoro tutto il tempo necessario finchè il bambino si riprende e allora una mamma coscienziosa e che se lo può permettere ricorre alle ferie, qualcun'altra invece che ha bisogno di soldi ricorre a parenti o manda i figli a scuola ancora convalescenti o non del tutto guariti. Come al solito è sempre il più debole che paga per tutti! Anche in questo caso chi fa le spese di una società che si dichiara moderna ma che ha una struttura "fatisciente" è il più debole: nel caso specifico il bambino, poi il ragazzo e domani l'adulto.

A rendere il quadro ancora più drammatico contribuisce una scellerata programmazione televisiva di film e cartoni animati che vengono proposti ad ogni orario senza regole e senza coscienza.

E' vero i film di guerra sono sempre esistiti ma adesso la cinematografia è sicuramente molto più cruda e più precisa nei particolari rendendo così alcune immagini veramente insopportabili anche per un pubblico adulto, figuriamoci per i ragazzi.

I quali poi, si sa, sono portati ad imitare! Pensiamo un pò a tutti quegli omicidi commessi in America dai ragazzi nelle scuole! E che dire dei videogiochi che propongono molto spesso giochi violenti, combattimenti, botte e pugni. Come in tutte le cose ci vorrebbe un pò di saggezza, ci rivolgiamo soprattutto alle istituzioni perché non pensino solo a come reprimere la criminalità ma si impegnino a prevenirla sradicando il male alla sua radice.

La ricetta forse sarebbe quella di non pensare sempre ai propri interessi ma anche al bene e alla salute del cittadino e perciò di tutta la Terra. Ma entreremmo in un argomento troppo complesso e angosciante.



Ketty Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Favorire sempre più la presenza

delle donne nelle Istituzioni

 

Patrizia Dini è stata eletta Vice Presidente del Consiglio regionale alla fine dello scorso mese di maggio dopo quattro anni di esperienza alla presidenza della Prima Commissione Affari Istituzionali.

Non solo, ma nella passata legislatura la Dini aveva ricoperto l'incarico di Presidente ella Commissione di riforma dello Statuto, di assessore al bilancio e successivamente al lavoro ed alla formazione.

A Patrizia Dini, impegnata anche nell'A.I.C.C.R.E (Associazione Ita-liana dei Consigli dei Comuni e delle Regioni d'Europa) come segretario regionale, Vice Presidente del Con-gresso dei Poteri Locali e Regionali del Consiglio d'Europa, abbiamo rivolto alcune domande.

 

Cosa è cambiato in questi anni?

La Regione ha contribuito a rafforzare l'economia toscana grazie anche al contributo ed al consenso delle forze sociali ed economiche della regione.

Restano, comunque, sempre aperti, i gravi problemi della disoccupazione giovanile e femminile in particolare

La questione non è di facile soluzione.

Nessuno ha la ricetta in tasca.

Noi comunque ci stiamo provando con le politiche economiche e sociali e con provvedimenti rivolti a promuovere l'imprenditorialità giovanile e femminile. In tale ambito si colloca la Conferenza regionale sull'occupazione femminile programmata dalla Giunta Regionale, su proposta del Consiglio Regionale, ritenendo, a giusta ragione, che la "risorsa-donna" è ancora largamente sotto-utilizzata.

 

Eppure ci sembra che le donne siano presenti ovunque

E' vero. Le donne lavorano molto in Italia e in Toscana, ma il loro lavoro, la loro professionalità, spesso non viene riconosciuta sui luoghi di lavoro. Molte lavorano nei cosiddetti lavori atipici e nelle nuove professioni, con poche garanzie.

 

Ci sono, però, molti esempi di imprenditorialità femminile.

In Toscana, negli ultimi anni si sono registrate, nell'applicazione della legge Regionale sull'imprenditoria giovanile 486 domande di imprese dirette da donne, di cui 439 hanno ricevuto un finanziamento e delle 2553 domande per l'accesso al credito presentate alla Fidi Toscana , negli ultimi 5 anni, la titolarità delle imprese era per oltre la metà costituita da donne.

 

Donna e lavoro. Come si concilia?

Le donne scelgono di lavorare ma non vogliono rinunciare, nel contempo, a costruire un avvenire per sé e per la propria famiglia. Quindi sono super impegnate ed hanno bisogno della collaborazione dei loro compagni di vita, ma anche che il lavoro di casa sia considerato un valore sociale. Rendere compatibile il lavoro con la famiglia è ancora un tema centrale nei rapporti delle donne con la società e del rapporto tra donne e libertà.

 

Per favorire questa aspirazione gli enti locali e lo Stato dovrebbero fare di più?

In Toscana si sono realizzati importanti servizi a favore dell'infanzia e della famiglia.

La Regione continuerà ad impegnarsi con le riforme previste dal Ministero degli Affari Sociali presieduto dal Ministro Livia Turco a favore delle giovani famiglie, delle famiglie più numerose e del ruolo interscambiabile tra uomini e donne nel lavoro di cura della comunità familiare.

 

Quali le iniziative previste?

Nella discussione per la predisposizione del bilancio per il 2000

la previsione di spesa nel campo delle pari opportunità è un punto di priorità nell'azione amministrativa e di governo; nei prossimi cinque anni il Governo Regionale dovrà misurarsi, in modo più accentuato su questo.

 

Le Istituzioni sono ostili o amiche delle donne?

Dipende da chi le dirige. Se a dirigerle ci sono amministratori ed amministratrici che pongono al centro, in maniera prioritaria sia l'uomo che la donna, è possibile che le politiche di intervento favoriscano le donne perché al centro si tengono le condizioni reali di vita e di lavoro. Bisogna superare una visione economicista delle politiche perché ormai il livello di civiltà della società si gioca sul piano del rispetto dei diritti di cittadinanza di ogni individuo a prescindere dall'appartenenza di genere.

 

Sarebbe più facile per le donne se ci fosse una presenza femminile più consistente nelle Istituzioni?

Rispondo di si. Ma la condizione principale è che l'indirizzo politico su cui si tenta di realizzare gli obiettivi sia davvero improntato ad affermare le politiche di pari opportunità sociali.

 

Come va in Toscana?

Nelle ultime amministrative sono state elette 938 consigliere comunali e provinciali e sono state nominate assessori (comunali e provinciali) 285 donne.

E' una buona premessa perché nelle prossime elezioni regionali possa crescere il numero delle consigliere elette e perché nel governo della Regione Toscana possano essere presenti più donne.

 

Contro l'unica di oggi?

E' possibile farlo. Dipende dalla volontà politica della coalizione che si presenterà per ottenere il consenso degli elettori nelle prossime elezioni del 2000. Alle coalizioni che si candidano a governare la Toscana bisogna chiedere di esprimersi con chiarezza su questo punto prima delle elezioni.

 

Lei pensa che sarà data attuazione alla mozione approvata dal Consi-glio Regionale nella seduta del 14 aprile scorso che aveva per oggetto "iniziative a sostegno dei diritti di cittadinanza delle donne toscane"?

Quella mozione impegnava il Con-siglio Regionale a promuovere un'attenta valutazione della presenza e del ruolo delle donne nelle Istituzioni dopo il rinnovo dei consigli comunali e provinciali previsto nella tornata elettorale del 13 giugno.

E' quello che si è iniziato a fare con gli incontri promossi dalla Presiden-za del Consiglio per offrire a tutte le elette un'opportunità in più per essere formate ed informate al fine di svolgere al meglio i compiti che sono loro affidati.

 

E poi?

La stessa mozione impegnava la Giunta Regionale ad imprimere in questo ultimo scorcio di legislatura un'accelerazione all'iniziativa a sostegno dei diritti di cittadinanza delle donne toscane ad iniziare dal diritto alla formazione ed al lavoro.

In questo ambito si colloca l'annunciata conferenza del 3 dicembre prossimo proprio dedicata all'occupazione femminile.

Si dovrà procedere, nel contempo, ad accelerare le azioni per costruire un'autentica politica delle pari opportunità nel rispetto dei diritti delle donne e degli uomini.

 

E nel Consiglio Regionale ci si può avvalere meglio della presenza femminile?

Si, è possibile, bisogna valutare insieme alla Commissione Regionale per le pari opportunità un'iniziativa per ampliare il numero delle donne che contribuiscono concretamente all'elaborazione delle politiche regionali. Ne parleremo, nei prossimi giorni, impostando il bilancio di previsione per il prossimo anno.


Francesco Canosa

 

 

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L'ATTENZIONE

Nuovo ponte ferroviario a Pietrasanta

 

Come molti ricorderanno, il 19 giugno del 1996, la linea ferroviaria Pisa-Genova fu completamente divelta (per circa 800 metri) dalla violenza dell'ondata di piena del fiume Versilia.

La gravissima interruzione durò comunque appena una settimana, il tempo strettamente necessario al ripristino della sede ferroviaria.

Per il territorio circostante, però, l'emergenza è durata fino ai giorni nostri.

Finalmente dal prossimo 15 novembre tutto tornerà alla normalità. Il traffico ferroviario, comunque, sarà interrotto dalle ore 8 di sabato 13 novembre alle ore 7 del successivo lunedì 15 novembre.

Una stop obbligato alla circolazione dei treni per poter effettuare, in tutta tranquillità, la delicata fase conclusiva del riassetto idrogeologico dell'area interessata.

In particolare si dovrà provvedere al toglimento d'opera delle travate metalliche del vecchio ponte, alla traslazione in opera dei due semimpalcati posti, rispettivamente sul lato destro e sinistro della sede, alla ricostruzione dei binari.

Nel corso di queste due giornate il traffico a lunga percorrenza utilizzerà le deviazioni Roma-Chiusi-Firenze-Bologna-Parma-Fornovo-La Spezia e Roma-Pisa-Bologna-Piacenza-Voghera-Alessandria, mentre per il traffico locale si provvederà tramite collegamenti a mezzo autobus.

Ma di cosa si tratta, in particolare?

In sintesi possiamo dire che oggetto dell'intervento, realizzato dall'impresa appaltatrice Ceprini Franco di Orvieto per conto della Direzione Compartimentale Infrastruttura di Firenze guidata dall'ingegner Angelo Pezzati, è stato quello di adeguare la sezione idraulica del ponte sul fiume Versilia nella tratta Pietrasanta-Forte dei Marmi.

Un adeguamento necessario per prevenire la ripetizione di eventuali, nuovi danni dovuti ad eventi calamitosi come quello del 1996.

E questo grazie ad una lodevole iniziativa del Ministero dell'Interno, delegato al coordinamento della Pro-tezione Civile, tramite il Presidente della Regione Toscana (Vannino Chiti) nella sua veste di Commis-sario Delegato.

Da parte loro, le Ferrovie dello Stato, insieme ad altri enti publici competenti per territorio, sono state chiamate alla realizzazione del pia-no di riassetto idrogeologico complessivo dell'area della Versilia.

Alle Ferrovie era stato chiesto di eliminare la strozzature costituita dal ponte ferroviario in località Ponterosso a Pietrasanta, raddoppiando la sezione idraulica del fiume da 60,95 a 134 metri quadrati e portando la luce libera del ponte da 11,50 a 20 metri lineari. In pratica si è trattato di costruire un nuovo ponte, più largo e più alto, senza interrompere il servizio ferroviario e tenendo conto dei vincoli posti dagli insediamenti civili ed industriali, che non consentivano deviazioni provvisorie paralelle alla linea esistente.

Il complesso delle opere reralizzate ha comportato una spesa di 7.500 milioni di lire. Sono state impiegate oltre 40.000 ore di lavoro e realizzati 13.000 metri di sottofondazioni con pali e micropali; sono stati posti in opera 3.000 metri quadrati di muri prefabbricati; impiegati 5.000 metri cubi di calcestruzzo, 560.000 kg di acciaio laminato per travi, 400.000 kg di acciaio per cemento armato, 6.000 metri cubi di ballast.

Si tratta di dati che servono a capire, solo in parte, l'ordine di grandezza dell'impegno sostenuto dalle Ferrovie, sopratutto in considerazione dei tempi molti ristretti a disposizione.

Basti pensare che la fase dei lavori veri e propri è durata da giugno ad ottobre di quest'anno.

 

 

Scheda della ditta Ceprini Franco

L'impresa che ha realizzato i lavori di costruzione del nuovo ponte, che si è aggiudicata l'appalto, è la Ceprini Franco di Orvieto. Trattasi di un'azienda di medie dimensioni (80 dipendenti, tra dirigenti ed operai) che opera da qualche anno per conto di FS Spa in diverse aree del Paese, in particolare nel centro-nord.

Si è contraddistinta, in modo pregevole, negli interventi di ripristino di alcune infrastrutture, tra cui il consolidamento della Galleria San Donato (linea DD Roma-Firenze), Galleria del Cataio (linea Bologna-Padova), costruzione di sottopassaggi sulla Grosseto-La Spezia nell'ambito della realizzazione del sistema SCC Grande Rete, lavori di consolidamento sulla Parma-Avezzano e tratti della DD Roma-Firenze.

 

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L'ATTENZIONE

 

 

La prevenzione sismica in Toscana

 

L'Azienda Usl n.2 di Lucca

(di cui è Direttore generale Raffaele Faillace) si deve occupare, tra l'altro, della prevenzione del rischio sismico, così come indicato in un apposito programma operativo predisposto dalla Regione Toscana, per il proprio territorio ed in particolare per la Garfagna e la Lunigiana.

A che punto di attuazione è quel programma?

Per saperne di più abbiamo intervistato l'ingegner Franco Becarelli, Responsabile della Manutenzione Immobili dell'Azienda n°2 di Lucca.

 

Come si inquadra il problema della prevenzione sismica nell'Azienda USL di Lucca?

L'Azienda USL è interessata dal rischio sismico per la zona della Valle del Serchio che coincide con il territorio della ex USL n°4 "Garfagna-na" e della ex USL n°5 "Media Valle del Serchio": quest'area è classificata dall'attuale normativa, come zona sismica di II categoria.

La classificazione è successiva al terremoto che nel 1920 ebbe il suo epicentro nel comune di Villa Colleman-dina, con danneggiamenti estesi anche in altri comuni della Garfagnana.

La dorsale appenninica ha dato luogo ad eventi sismici di elevata magnitudo: basti ricordare il terremoto del-l'Irpinia del 1980 (6,4 di magnitudo della scala Richter) e quello dell'Um-bria del 1997.

Queste manifestazioni geodinamiche derivano sia dalla presenza di un sistema di faglie disposte secondo l'asse longitudinale della penisola, sia da una residuale attività vulcanica (comprensorio amiatino-viterbese, dei Ca-stelli Romani, area vesuviana): in tutte queste aree si registra una costante attività sismica, spesso apprezzabile solo a livello strumentale.

L'energia accumulatasi per la deformazione degli stati rocciosi profondi, quando viene rilasciata, nel momento in cui si superano i limiti di resistenza alle rocce, dà luogo a movimenti ondulatori (onde sismiche) che si propagano fino agli stati superficiali dove, attraverso le fondazioni dei fabbricati, innescano il moto delle strutture (masse) in elevazione.

 

Con quali strumenti lo Stato e la Regione hanno affrontato il tema della prevenzione sismica?

Nonostante che l'Italia sia un territorio in gran parte a rischio sismico (Sicilia, Friuli, Calabria, Campania, Basilicata, Marche e Umbria sono le regioni più volte interessate da questi fenomeni) solo in anni recenti si è cominciato a inquadrare il problema in termini di prevenzione: con la legge 28/10/1986, n°730 sono stati messi a disposizione per la prima volta delle risorse economiche importanti (40 miliardi) per l'adeguamento sismico degli edifici pubblici strategici, quali gli ospedali, le caserme, le scuole, i municipi, ecc.

La legge rappresenta il punto di arrivo della ricerca applicata condotta nell'ambito del Progetto Finalizzato Geodi-namica del C.N.R.: dal censimento degli edifici, attraverso la compilazione di schede anagrafiche, nelle quali venivano identificate le caratteristiche generali del fabbricato (configurazione pianovolumetrica, qualità dei sistemi resistenti, ecc.) è stato possibile eseguire una mappatura del grado di vulnerabilità sismica: interfacciando questo elemento con il tipo di utilizzazione dell'immobile (numero di persone presenti, destinazione d'uso), è stata ricavata una classificazionedel rischio sismico e mediante stime parametriche, una valutazione approssimata dei costi di adeguamento.

 

Qual è lo stato di attuazione dell'adeguamento sismico dei presidi ospedalieri dell'Azienda USL?

Dalla ricerca è emerso che proprio i due ospedali, quello di Castelnuovo e quello di Barga, costituiscono i complessi edilizi a più elevato rischio sismico; infatti si trovano ai primi posti della graduatoria degli edifici ammessi a finanziamento.

Oltre a motivazioni strettamente connesse alla scarsa capacità di resistere alle azioni orizzontali (bassa qualità del sistema resistente) i due presidi risentono degli effetti di amplificazione sismica a causa delle particolari condizioni geomorfologiche del sito edificatorio, come risulta da specifici studi di caratterizzazione sismica locale.

Infatti il terreno circostante il fabbricato rappresenta un vero e proprio "filtro" alla trasmissione delle onde sismiche, destinandone a volte significative modificazioni sia in ampiezza sia in frequenza: questo spiega come spesso si osservi che edifici apparentemente simili per tipologia dell'organismo resistente subiscano danneggiamenti niente affatto paragonabili.

Per il "S.Croce" la carenza è imputabile alla pessima qualità del legante idraulico con cui sono state eseguite le murature di pietrame del corpo originario.

L'intervento di adeguamento consiste infatti nell'inserimento di barre di acciaio ad aderenza migliorata entro fori ricavati mediante utensile a rotazione o la successiva iniezione a bassa pressione di malta cementizia.

Per i corpi aggiunti, tutti con struttura portante in cemento armato, solo in qualche caso sono state riscontrate insufficienze strutturali di alcuni elementi resistenti (travi, pilastri). Un problema di difficile soluzione si è dimostrato, in fase esecutiva, quello della ripulitura dei giunti sismici tra i vari edifici, riempiti con materiale di varia natura (laterizi, malte cementizie). In queste sezioni spesso si sono trovati attraversamenti di tubazioni idriche e del gas, di cavi elettrici che hanno reso particolarmente delicate le lavorazioni di pulitura: in diversi casi si è provveduto a creare anche su questi elementi dei giunti di dilatazione in grado di assecondare gli spostamenti relativi dei due edifici.

Per il presidio di Barga le problematiche riguardano la generale insufficiente resistenza del complesso strutturale, costituito da diversi corpi in cemento armato e da un unico edificio in muratura portante. In questo caso la scelta progettuale è stata quella di inserire nuovi elementi resistenti, rappresentati da pareti di taglio eseguite in cemento armato e collegate dall'esterno alle strutture intelaiate attuali.

L'obiettivo è quello di cercare di arrecare meno disagi possibili alla normale attività sanitaria: si deve infatti tenere conto che questi inerenti, di per sé molto invasivi, devono essere eseguiti mantenendo comunque funzionante il presidio.

Questa circostanza, nel caso del presidio di Castelnuovo, è risultata un vincolo pesante nella progressione dei lavori che infatti risultano indietro rispetto alle previsioni iniziali: c'è da dire che l'esecuzione dell'intervento antisismico è iniziata nella fase di transizione dalle vecchie UU.SS.LL. all'Azienda: ciò ha determinato una diversa organizzazione funzionale del presidio rendendo necessari anche lavori di ristrutturazione edilizia e di adeguamento impiantistico.

 

Che tipo di problematiche devono essere affrontate nella predisposizione di un intervento di adeguamento sismico?

Come accennato in precedenza, si tratta di interventi di pesante impatto sul "sistema ospedale" in quanto si devono garantire condizioni di sicurezza per i pazienti, per gli operatori sanitari, per i lavoratori delle imprese appaltatrici: basti pensare al rumore, alla polvere, alle vibrazioni, ecc.: occorre pertanto valutare attentamente la successione delle fasi operative, la loro interferenza con le attività sanitarie, la segregazione delle aree di lavoro, la creazione di percorsi alternativi: il tutto visto in maniera dinamica perchè all'avanzare del cantiere di lavoro le condizioni al contorno cambiano anch'esse.

 

Esistono altri aspetti di cui si deve tener conto?

Nel momento in cui ci si accinge ad intervenire per risolvere un aspetto di sicurezza, quello legato alla stabilità di un edificio in occasione di eventi sismici di una certa intensità, non possono trascurarsi altre problematiche altrettanto importanti, quali ad es. la prevenzione incendi, l'abbattimento delle barriere architettoniche, l'adeguamento impianti elettrici di distribuzione del gas medicale.

A questo riguardo occorre ricordare che la Giunta Regionale recentemente ha approvato un documento tecnico denominato "Progetto accreditamento" che impone, in occasione di interventi di ristrutturazione, il conseguimento di precisi indicatori di qualità del sistema edilizio, tra i quali appunto figurano la sicurezza sismica, la sicurezza degli impianti, la prevenzione incendi, il superamento delle barriere architettoniche, oltre ad obbiettivi più specifici riguardanti l'organizzazione spaziale e funzionale, le condizioni microclimatiche, le dotazioni strumentali, ecc.

Ci si trova ad intervenire quindi su edifici progettati molti anni fa, con tutte le inevitabili implicazioni: la prima considerazione è che il semplice costo di costruzione, paragonato a costo complessivo di un presidio ospedaliero in termini di attrezzature e "Know-How", ne rappresenta attualmente una frazione modesta, valutabile intorno al 30%.

Questo dato dovrebbe far riflettere sulla opportunità di destinare risorse anche per una edificazione ex-novo, posto che l'obsolescenza degli involucri edilizi, quando questi arrivano a diverse decine di anni dalla loro concezione, mostra i limiti legati all'enorme progresso tecnologico nel campo delle apparecchiature biomediche; basti pensare alle nuove diagnostiche per immagini (le TAC, le RMN, gli acceleratori, ecc.): tutti sistemi sofisticati che richiedono condizioni d'installazione particolari, sia per la parte edilizia sia per quella impiantistica, che spesso mal si conciliano con i vincoli architettonici presenti negli edifici opsedalieri attuali.

Per non parlare poi di come la prestazione sanitaria in ospedale si è andata evolvendo, cambiando ruo-lo e obiettivi: in pratica, il periodo di degenza coincide con la fase acuta della patologia e la permanenza in ospedale è ora limitata magari a poche giornate, ma parallelamente il pa-ziente viene sottoposto a percorsi terapeutici molto più intensi che nel passato.

Questo modo di operare ha chiare ripercussioni anche sulle condizioni di lavoro degli operatori sanitari (medici, infermieri, analisti, farmacisti,ecc.) che inevitabilmente si traduce in una concezione diversa degli spazi destinati alla diagnosi, alla cura, al lavoro degli addetti: per non parlare della diversa attenzione che occorre porre nei riguardi del soggetto più debole, cioé il paziente, in termini di accoglienza, di permanenza e di dimissioni.

Tutti aspetti che richiedono una maggiore attenzione riguardo alla umanizzazione degli spazi, al comfort, alle possibilità relazionali con il mondo esterno: tutte condizioni che necessariamente tendono a cambiare l'approccio progettuale. Oggi il medico ha bisogno del collegamento Internet per l'aggiornamento professionale, per scambiare pareri e scelte cliniche, per trasmettere e ricevere dati ed immagini.

La funzione di contenitore, seppure fondamentale, perderà importanza rispetto alle molteplici funzioni che dovranno essere garantite dai sistemi tecnologici che si svilupperanno nel prossimo futuro e dalla implementazione dei quali nascerà quello che, in una parola, può definirsi l'"ospedale cambiato".

 

.Giovanni Panelli.

 

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L'ATTENZIONE


Edvard Munch a Palazzo Pitti (Firenze)

 

Palazzo Pitti ospita fino al prossimo 13 febbraio una mostra di Edvard Munch.

La rassegna, che raccoglie opere dalla Galleria nazionale di Oslo, si concretizza per ricordare il centenario del primo soggiorno del pittore sulle colline di Fiesole.

Sono 17 le tele (oltre a una sezione di grafica) che riassumono però l'intero arco della vita di questo artista norvegese che ha saputo illustrare, con rara maestria, il senso della precarietà e della solitudine dell'uomo contemporaneo, come pochi altri pittori hanno saputo fare.

In evidenza il suo Autori-tratto con febbre spagnola (1919).

&laqno;La mia pittura - spiegava Munch - è in realtà un esame di coscienza e, insieme, un tentativo di comprendere i miei rapporti con l'esistenza». Come si concretizzasse per Munch questo imprinting così forte dall'emozione al dipinto lo ha spiegato chiaramente lui stesso: &laqno;Io dipingo non quello che vedo, ma quello che ho visto».

 

 

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