L'ATTENZIONE

Editoriale

L'Italia, il Paese dell'emergenza

 

 

Vi siete mai chiesti perchè l'Italia, pur disponendo di uomini eccellenti non riesce ad evitare di cadere nella trappola dell'emergenza per ogni cosa?

Vi siete mai chiesti perchè siamo quelli dell'ultima ora, o peggio dell"ultimo minuto?

Non è facile dare una risposta esauriente, a meno che non vogliamo liquidare la questione con una semplice battuta, cioè "siamo ingegnosi e quindi ci affidiamo alla nostra buona stella".

Spesso ciò è vero, però è anche vero che questo comportamento ci fa navigare quasi sempre nei bassifondi delle classifiche dando all'estero l'impressione di un grave pressappochismo. D'altra parte avvalorato anche dal nuovo "metodo" politico del governo di centro-sinistra di fare del buonismo anche quando se ne potrebbe fare proprio a meno.

Com'è il caso della criminalità! Mentre i cittadini vivono ogni giorno nell'angoscia di essere derubati, scippati, uccisi, il governo grida contro chi "osa" fare dell'allarmismo!

Eravamo all'emergenza immigrati e bisognava tacere; bande di criminali imperversano nelle nostre città e bisogna tacere.

La prostituzione dilaga nelle strade e con essa lo spaccio della droga e lo sfruttamento delle prostitute, eppure si tace. Anzi, si fa i moralisti quando qualcuno pensa che il problema si possa risolvere con la riapertura dei casini. Come accadde a quel povero segretario pidiessino di Prato, come sta accadendo a due amministratori DS di Genova che hanno proposto di destinare una zona della città per l'esercizio della professione più antica del mondo.

Ma ci sono altre emergenze che vengono dimenticate quando non sono tali e non si fa niente per evitarne il ripetersi: in prima fila la sanità, la previdenza, i rifiuti, il traffico. Ed un'altra si avvicina di gran carriera: la fine del millennio con le sue previste, negative conseguenze sul sistema informatico mondiale.

Cosa si fa in Italia? Semplice: si pensa già al cenone di fine millennio, al menù, a quanto si potrà guadagnare, allo spumante. E la Rai ha chiesto ad alcune città 700 milioni a testa per organizzare una trasmissione televisiva per la mezzanotte del 31 dicembre, ottenendo dal sindaco di Bologna Giorgio Guazzaloca un secco rifiuto, ritenendo la trasmissione una "banalità".

Il sistema informatico? Può attendere, come il Cielo!

Ed infatti, nella classifica dei paesi che si stanno preparando all'evento stilata dal Ministero degli esteri USA, l'Italia è tra i più arretrati, insieme alla derelitta Russia. Sapete cosa scrivono negli USA? "L'Italia supererà i danni facendo una serie di piani accurati per la gestione dell'emergenza".

Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Il PPI nel futuro

 

Il recente congresso del PPI a Rimini ha eletto il nuovo segretario del partito nella persona dell'emiliano Pierluigi Castagnetti.

Il cambio della guardia a Piazza del Gesù porterà sicuramente, a detta di molti, ad alcune modifiche nella posizione dei Popo-lari all'interno della maggioranza di governo, sebbene lo stesso Castagnetti, in linea con quanto emerso dai lavori del congresso, ha confermato la disponibilità del PPI a proseguire nel percorso intrapreso con l'alleanza di centro sinistra.

Per sapere quale influenza avrà questa nuova linea del PPI in Toscana abbiamo intervistato Olivo Ghilar-ducci, capogruppo del PPI in Consiglio regionale.

 

Consigliere Ghilarducci, come ha visto l'elezione di Castagnetti?

Posso affermare che si è trattato di un congresso che ha sancito nel Partito Popo-lare un cambiamento molto forte e deciso, che ha portato alla segreteria una persona "nuova" della politica italiana. Castagnetti infatti, com'è noto, non è un uomo d'apparato. Il congresso, inoltre, ha sconfitto il tentativo di controllare la gestione e le prospettive del PPI mostrato da alcuni esponenti legati spesso a vecchie e superate concezioni dei partiti e della politica.

Come giudica l'alta percentuale di voti congressuali ottenuta da Casta-gnetti?

Si è trattato di un risultato che è apparso scontato nel momento in cui tutti noi delegati abbiamo avvertito nell'azione di Castagnetti il coagulo dei richiami al cattolicesimo democratico, di un'idea di Unione Europea sempre più forte, di una spinta all'ammodernamento della politica e del sistema Italia in generale.

In parole povere, il neosegretario ci ha offerto la visione di un "partito-gente" e non più di un "partito-apparato".

In questa nuova prospettiva sta, a mio parere, la vera chiave di lettura dell'alto consenso che il congresso ha accordato a Castagnetti e alla sua proposta.

Condivide le critiche di Castagnetti a D'Alema?

Sono più che mai convinto che in una coalizione, per rafforzarla, vadano evitati gli atteggiamenti egemonici di una forza politica che, avendo una maggiore forza elettorale, pensi di poter decidere per tutti gli altri.

Tuttavia la scelta del centro-sinistra, e quindi di collaborazione di governo con i Democratici di Sinistra, non è in discussione.

Il Partito Popolare, infatti, è nato proprio su questa stessa scelta, che è strategica per il governo del Paese.

Anche perché l'Ulivo ed il centro-sinistra sono nati in seguito alla scelta di campo dei Popolari chiediamo maggior rispetto dai partners della coalizione e, specialmente, dai DS.

Come saranno, d'ora in poi, i rapporti coi Demo-cratici?

Di grande attenzione.

Come si concretizzerà, allora, questa attenzione?

Non necessariamente in una fusione, ma in un percorso parallelo di lavoro, che rafforzi il progetto del centro-sinistra, arricchendo quest'esperienza delle idealità e dei valori delle diverse forze politiche che lo compongono.

Comunque lo stesso Ca- stagnetti ha indicato la necessità di superare l'attuale frammentazione centro-sinistra. Questo sarà, infatti, uno degli obiettivi della sua segreteria.

Quali effetti avranno le scelte del Congresso na- zionale dei Popolari sul partito della Toscana?

I temi di fondo - rilancio del Popolarismo e della coalizione, dialogo con la gente - restano i soliti nell'impegno del Partito, sia nella sua dimensione na-zionale che in quella locale, anche se bisogna tener conto della specificità di ogni singola realtà territoriale, Toscana inclusa.

Queste differenze le ve-dremo al Congresso re- gionale?

In realtà, fermi restando i valori di carattere nazionale di cui dicevo prima, si tratta di utilizzare al meglio l'autonomia che viene concessa alle regioni, soprattutto nel campo dell'organizzazione. Sono convinto che ci sarà una coerenza politica e progettuale tra la Toscana e Piazza del Gesù, visto che la stragrande maggioranza dei delegati toscani, compresa la dirigenza regionale, ha votato per Castagnetti.

Come si preparerà adesso il PPI per le prossime elezioni regionali?

Già durante la fase di preparazione del congresso abbiamo cominciato a lavorare per le prossime elezioni regionali. Posso confermare l'intenzione del Partito Popolare di proseguire nell'esperienza politica fin qui seguita con la partecipazione attiva a "Toscana Democratica".

Il PPI, inoltre, intende contribuire attivamente alla scelta del candidato alla presidenza della Giunta regionale della Toscana.

Quale peso percentuale pensa che il PPI potrà ottenere alle regionali?

Non terrei conto, nel dare la risposta, del 3% conseguito dal PPI in Toscana alle recenti elezioni europee, anche perché il Parti-to, in quell'occasione, non ha avuto un sufficiente collegamento con il territorio.

Questo, invece, è avvenuto per le contemporanee consultazioni amministrative e ci ha consentito di raccogliere circa il 7 per cento dei consensi. Sono convinto, perciò, che se sapremo costruire questo rapporto con le nostre città e i nostri paesi faremo sicuramente meglio rispetto al recente passato.

 

 


Elena Carbone

 

 

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L'ATTENZIONE

La Regione Toscana riconosce il ruolo del movimento cooperativo

"Impegni per il futuro? Sono il meno adatto!"

Così si è espresso Vannino Chiti, presidente della Regio-ne Toscana, parlando ai partecipanti alla II Conferenza regionale sulla cooperazione che si è svolta a Firenze nei giorni scorsi.

Presentando la Conferenza due settimane addietro avevamo auspicato che Chiti desse risposte concrete, ma la sua decisione di non ricandidarsi più alle prossime regionali del 2000, gli ha suggerito di non assumere alcun impegno.

D'altra parte lo stesso Chiti ha dichiarato che il suo era un intervento e non una conclusione così come tutti si aspettavano.

Bisogna quindi accontentarsi di un impegno della Regione (come istituzione) inserito in un documento finale che contempla alcuni punti che erano stati ampiamente illustrati da Giorgio Bertinelli, presidente della Legacoop Toscana:

*-costituzione di un Osser-vatorio regionale sulla cooperazione;

*-predisposizione di adeguati strumenti conoscitivi del movimento cooperativo;

*-sollecitazione in ambito della Conferenza Stato-Regioni per pervenire entro breve tempo (al massimo entro il 2001) alla celebrazione di una Conferenza nazionale sulla cooperazione;

*-revisione dei meccanismi di ricapitalizzazione e del rapporto socio-coop;

*-sostenere da parte della Regione lo sforzo delle Centrali cooperative per migliorare la formazione manageriale;

*-rivedere il complesso sistema degli appalti che interessa tutto il mondo produttivo.

Avrà un seguito questo documento, alla cui elaborazione hanno dato il proprio avallo la Regione Toscana e le Centrali cooperative?

Comunque, anche se Chiti non sarà più in Regione nel futuro, altri assessori (come Michele Ventura - assessore alle attività produttive - e Moreno Periccioli -assessore all'agricoltura) presenti alla Conferenza potranno soddisfare le esigenze del mondo cooperativo.

Anzi, non è escluso che Ventura possa essere il nuo- vo Presidente della Regione, per la cui designazione a candidato del centro-sinistra bisognerà aspettare ancora qualche settimana.

Ma torniamo al dibattito, specificando subito che non possiamo assolutamente te- ner conto di tutto quello che è stato detto, tanta vasta è stata la problematica affrontata. Cercheremo, perciò, di seguire un filo logico che ci siamo formato seguendo i lavori che, a volte, sono stati del tutto ripetitivi ed altre volte sembrava di assistere al gioco delle parti.

Ecco perchè, premesso che la cooperazione è una "forza economica" (come ha confermato il ricercatore Irpet Mauro Grassi) e quindi de- gna della massima considerazione, vogliamo segnalare un "passaggio" significativo della relazione dell'assessore Michele Ventura, quando ha lanciato la sfida ai cooperatori con lo slogan "innovare per competere". Giusta sfida, però, che riguarda solo l'impegno degli imprenditori (privati o cooperatori) che dovranno cercare gli strumenti per operare in positivo. E che oggi sono più fattibili, visto che la Regione -come ha detto Giorgio Bertinelli- ha abbandonato finalmente la politica degli accordi bilaterali per seguire, quella più moderna, della concertazione. Un sistema - ha avvertito Bertinelli - che deve essere operativo fin dalla redazione del Pdef regionale.

E poi sull'Osservatorio (idea condivisa anche da Pier Francesco Pacini, presidente dell'Unioncamere toscana) la cooperazione ha chiesto un impegno, questo è vero, ma anche una concretizzazione dello stesso, per non restare nel campo delle ... parole.

Anche la decisione di far lavorare delle Commissioni, presiedute da docenti universitari, può essere considerata positiva solo se quel patrimonio di conoscenza non sia stato finalizzato solo alla Conferenza, ma possa essere utilizzato anche nel futuro, sul terreno concreto dello sviluppo.

Vannino Chiti si è dichiarato d'accordo su tutto (anche se non ha voluto assumere impegni diretti) e questa è già una base per la prossima Giunta regionale che non potrà cancellare il passato con un colpo di spugna.

Saltiamo il lungo giro di parole di Chiti sulla globalizzazione, lo sviluppo, il lavoro, per segnalare alcuni passaggi che riteniamo significativi nel suo intervento.

Fuori tema, ma sicuramente importante, è stato il giudizio che Chiti ha espresso sull'arrivo dei capitali esteri in To- scana (pensava al Nuovo Pignone, ma soprattutto alla Piaggio) sostenendo che la cosa è positiva, sopratutto se porta occupazione. "Anzi - ha detto Chiti - ne arriva anche poco di capitale estero!"

Nel tema, invece, l'idea che lo sviluppo sarà sempre me- no legato all'occupazione fissa e che avanzeranno for- me flessibili come part-time, telelavoro, ed altro, ma so- pratutto quello di strutture autonome come le cooperative che possono inserirsi in tutti i diversi "motori" produttivi, dall'industria al commercio, alla cultura, agricoltura, ambiente, turismo.

"Non mancano certamente le capacità - ha detto Chiti - come è stato dimostrato da molti interventi tra cui quello, unico in Italia, di una coop che ha rilevato i Can- tieri Orlando di Livorno".

Prima di Chiti ha parlato Bertinelli ad un uditorio molto attento.

Con il sorriso, ha riconosciuto taluni meriti della Giunta regionale, ma non ha mancato di affondare il suo affilatissimo fioretto quando lo ha ritenuto necessario.

Per esempio, non solo la- mentando il notevole lasso di tempo intercorso tra la prima e la seconda Conferenza (ben 15 anni!), ma anche sottolineando alcune carenze nell'organizzazione della Con- ferenza stessa, tra cui l'assenza di numerosi dirigenti d'impresa, la pesantezza dell'assise, la mancanza di dibattito in preparazione degli Enti locali.

Ha auspicato, nello stesso tempo, che nel futuro vengano valorizzate le competenze dei docenti che hanno collaborato alla preparazione della Conferenza.

Bertinelli ha voluto rimarcare la necessità che la cooperazione venga "guardata" con più attenzione, non solo per la forza che esprime (47.761 cooperative in To- scana con 1.108.462 addetti), ma anche per la capacità di rinnovarsi e di ingrandirsi (con un fatturato triplicato in 15 anni e con esso un au- mento consistente del numero dei soci, passati da 500 mila a 1milione e 400mila).

"Significativo - ha sostenuto Bertinelli - il fatto che la crescita del settore cooperativo si è accompagnata in alcuni casi ai mutamenti dell'economia nazionale e regionale (agricoltura, abitazione), mentre in altri è stata l'elemento propulsore del cambiamento (distribuzione e servizi) ed in altri ancora elemento di rilancio industriale in aree con alta disoccupazione".

In conclusione la cooperazione in Toscana ha svolto e svolge nell'economia regionale un ruolo crescente che non conosce crisi e non rivendica "particolari tutele".

Ecco perchè la cooperazione deve essere considerata uno dei soggetti importanti per sostenere una nuova fase di sviluppo, come ha riconosciuto anche l'assessore Ventura.

La cooperazione è pronta ad una sfida complessiva, come hanno dimostrato non solo l'intervento di Bertinelli, ma anche quelli di Campinoti, Bassi, Moni, Giuliani, Can- telli e Gini (responsabili delle diverse Associazioni che fanno capo alla Lega- coop) oltre a Landucci (Confcooperative) e Scor- zanella (Agci).

La Giunta regionale di oggi, ma sopratutto quella di do- mani, saprà "leggere" queste indicazioni?

Crediamo di sì!

 

 

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L'ATTENZIONE

 

 

Agenda 21: sperimentazione sull'Amiata

 

Concludiamo la serie di articoli sui progetti in Toscana di sperimentazione di cui all'Agenda 21.

Ecco una sintesi della relazione di Lorenzo Avanzati, presidente della Comunità Montana dell'Amiata.

 

L'area di sperimentazione

Il territorio compreso nella sperimentazione Agenda 21 è quello del-l'Amiata senese e grossetana e della Val d'Orcia.

In particolare si può considerare la somma dei due SEL, 28 e 29. Amiata Grossetana e Amiata Senese-Val d'Orcia.

Nel comprensorio permangono microeconomie ben distinguibili, a volte lontane, ma questo non fa che portare alla conclusione che un progetto complessivo di sviluppo è necessario e urgente, con la necessità di portare a sintesi un modello di sviluppo diffuso e perfettamente compatibile con le risorse ambientali.

Ad oggi le diverse forme di attività economiche sono identificabili ed evidenti: dalle produzioni vitivinicole di Montalcino, alla pastorizia di Radicofani, al turismo rurale ed artistico di Pienza, San Quirico, Casti-glione d'Orcia, Seggiano, Sempro-niano e Roccalbegna; al dinamismo artigiano ed industriale di Piancasta-gnaio e Castel del Piano; alle attività di servizi di Abbadia S.S. e Arcidosso; al recupero di iniziative tradizionali e agricole di Castell'Azzara e Santa Fiora fino alla agricoltura che da Cinigiano fino a Radicofani caratterizza tutti i comuni a valle della montagna.

Molte delle attività promozionali e di valorizzazione del territorio sono state ad oggi di solo appannaggio pubblico, spesso con azioni concordate tra vari enti, e comunque con un ruolo degli operatori privati non pienamente convincente sia sotto l'aspetto della qualità che dell'impegno.

Eppure questo territorio è caratterizzato da una certa dinamicità di iniziative.

Esistono percorsi importanti, definiti completamente come il Parco naturale ed artistico della Val d'Orcia, il Parco faunistico di Arcidosso, esperienze culturali di straordinario livello sia teatrale che musicale, editoriale (si pensi alla rivista "Amiata storia e territorio") attività di volontariato che svolgono servizi di primaria importanza o gestiscono gli eventi tradizionali più conosciuti garantendo anche nelle più piccole frazioni vivacità e presenza, associazioni di categoria e sindacali che svolgono un ruolo capillare e incisivo, organizzazioni settoriali che sviluppano progetti di valorizzazione in agricoltura, in artigianato e nel turismo di rilevanza internazionale; il tutto sommato ad alcuni esempi di recupero ambientale ed urbano che riguardano le bonifiche minerarie così come i centri storici o alcune strutture storiche di straordinario pregio ed importanza.

Da questo quadro si intuisce quindi come la potenzialità del territorio, l'esistenza di strumenti di programmazione e gestione, la vitalità di associazioni e organizzazioni capillare e radicata, può garantire una sperimentazione di un programma di sviluppo sostenibile davvero efficace, addirittura atteso nella definizione delle linee strategiche, dei percorsi operativi, degli obiettivi da raggiungere.

In questo particolare momento diventa poi fondamentale la prossima istituzione del Parco Nazionale delle Miniere dell'Amiata: coinvolgente i cinque comuni ex-minerari, ma non limitato alla sola testimonianza museale e relativa ai siti estrattivi, ma allargato al concetto di vero e proprio parco nazionale naturalistico. I tempi dovrebbero essere molto stretti, tenendo conto che la commissione ambiente del senato ha approvato il 29 luglio '99 un emendamento alla legge di tutela ambientale 3833, prevedendo la istituzione ed il finanziamento degli oneri di gestione del parco, con il voto ai due rami del parlamento entro il mese di ottobre prossimo.

La presenza delle altre aree naturali protette, del Parco della Val d'Orcia, di quello faunistico di Arcidosso può far convergere sul territorio anche un nuovo concetto di qualità e certificazione ambientale che caratterizza le zone interne e marginali di molti paesi europei, individuando un laboratorio attivo di ricerca di nuovi sistemi di produzione qualitativa nei diversi settori economici.

 

L'ambiente come risorsa

L'area sperimentale dell'Amiata deve cercare di costruire un modello di sviluppo, una agenda 21 locale, in cui l'ambiente non rappresenta il limite alla sostenibilità di interventi di altro tipo o natura, industriali, ma sia una delle risorse se non la risorsa fondamentale.

Sicuramente un primo piano dello sviluppo locale che consente la fruibilità dell'ambiente amiatino è quello del turismo.

Il settore è ormai da anni uno dei più importanti e più seguito pur soffrendo di alcuni limiti quali quello della stagionalità, della dura competizione, della incertezza tra scelte di mercato, turismo di massa o di alta qualità.

L'altra questione, rispetto allo sviluppo turistico, è quella della necessità di offrire ai cittadini amiatini più prospettive, più alternative con maggiore articolazione anche professionali, per evitare la sindrome da riserva indiana, e cioé quella di un popolo ridotto a fare collanine da vendere al turista.

Quindi turismo e non solo, e turismo come veicolo per far conoscere una zona che riesce a dare un valore aggiunto anche ad altri prodotti che devono far emergere la loro qualità.

Qualità come capacità di soddisfare le esigenze del cliente che è in grado di pagare prezzi più alti per avere la certezza di un prodotto che nasce in un certo tipo di ambiente ed è il risultato di un certo tipo di cultura, di storia e tradizioni. Anche questa considerazione non è innovativa.

Si tratta però di rendere operativi questi principi utilizzando a pieno gli strumenti esistenti.

Le produzioni biologiche, la tutela delle biodiversità, le certificazioni di qualità ISO 14001 ed Emas come standard delle attività della nostra zona potrebbero rappresentare un valido strumento di accertamento e comunicazione dei principi suddetti e giustificare un prezzo più alto e la valenza economica delle attività imprenditoriali sulle piccole produzioni di qualità.

La costruzione dell'Agenda 21 locale dovrebbe essere l'occasione per promuovere queste certificazioni inquadrandole in un progetto complessivo di sviluppo che renda esplicito il valore ambientale, e quindi dei prodotti, dell'area Amiata Val d'Orcia.

Indubbiamente in questo territorio sussistono fenomeni che richiedono una ulteriore riflessione anche dal punto di vista ambientale: lo sfruttamento della risorsa geotermica sull'Amiata ha sempre suscitato un grosso interesse, numerosi dibattiti con posizioni contrastanti.

Le popolazioni amiatine hanno sempre percepito lo sfruttamento della geotermia come un intervento esterno, dettato da logiche estranee allo sviluppo locale, con un forte impatto ambientale. Gli usi plurimi non hanno ancora trovato una dimensione ed una diffusione interessante salvo il caso del Floramiata, creata con il progetto Amiata rimasta molto al di sotto delle previsioni occupazionali indicate nel piano di riconversione industriale.

 

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L'ATTENZIONE


Televisione e bambini

 

Dall'inviato

Roberta Capanni

Pescia. I ragazzi di oggi saranno gli uomini del domani, uomini nel cui mondo la comunicazione attraverso l'immagine televisiva avrà sempre maggior importanza.

Ecco perché per capire cosa si sta facendo per educare i ragazzi "attraverso" la televisione si è aperto anche in Italia un ampio confronto su questo importante tema.

La rassegna svoltasi l'1-2 ottobre nella patria di Pinocchio ha visto un'ampia partecipazione di rappresentanti delle reti nazionali pubbliche e private e rappresentanti delle televisoni europee, dei rappresentanti della Regione ed una vivace presenza di insegnanti e ragazzi anche come parte della giuria che ha assegnato un premio al miglior programma televisivo per ragazzi prodotto da una tv locale.

Gli argomenti toccati sono davvero tanti perché grande e delicato è il rapporto che oggi i ragazzi hanno con il mezzo televisivo.

Almeno nel nostro Paese circa 4 milioni e 400mila bambini guardano la televisione, spesso delegata al ruolo di baby sitter, e attraverso di essa apprendono, perché è noto che l'educazione che passa attraverso l'immagine è molto incisiva. Quindi è estremamente importante controllare la qualità del prodotto, qualità che però deve fare i conti con la disperata ricerca di guadagni da parte di chi investe nel prodotto televisivo.

Luigi Bardelli, presidente del Consorzio delle televisioni e radio di area cattolica (aer-anti-corallo) si domanda perché da anni si fanno convegni sul tema e non si è mai arrivati ad un risultato concreto come invece è avvenuto in Inghilterra o in Francia.

Il problema è la lotta tra pubblico e privato basata sull'audience (che per noi è ndr) per cui un punto in più equivale a circa 60 miliardi di maggior guadagno. Inoltre Bardelli si è soffermato sulla standardizzazione del linguaggio anche da parte delle televisioni locali che dovrebbero puntare alla diffusione della conoscenza anche della realtà locale in cui il bambino vive.

Secondo Filippo Rebecchini direttore della FRT, associazione dell'imprenditoria privata, che raccoglie circa 120 televisioni locali, un grave problema è il pericolo dell'emarginazione della fascia dei bambini più poveri, che poi sono anche quelli che passano maggior tempo davanti al televisore, perché gli investimenti attualmente sono indirizzati su canali a pagamento con il rischio che i programmi di scarto e qualitivamente scadenti finiscano nelle altre televisioni.

Di altro avviso è il presidente RAI Roberto Zaccaria che espone lo schema editoriale RAI; tre le linee: terrestre, "mista" cioé terrestre più satellitare, e satellitare a pagamento. In questo piano i programmi per bambini hanno uno spazio importantissimo e ricorda che su RAI 1 c'è l'unico contenitore pomeridiano per ragazzi attualmente presente; la presenza di programmi educational serve per aiutare i ragazzi a vedere cosa c'è dietro la tv (il primo partirà il 18 ottobre prossimo).

Secondo Zaccaria (e noi non siamo per niente d'accordo) la presenza di un canale per bambini a pagamento non è da demonizzare perché il costo è talmente basso da essere accessibile a quasi a tutti, e i programmi sono completamente privi di quella pubblicità su cui tanto investe l'industria del giocattolo.

Il dibattito quindi resta aperto nella speranza che "il Dio danaro" non incida sulla qualità di quanto destinato ai ragazzi.

 

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