L'ATTENZIONE

Editoriale

Aboliamo il matrimonio...

 

Vorrei che il lettore mi concedesse l'arbitrio di immedesimarmi nei problemi altrui per comprendere il significato di questo editoriale.

Premesso che sono felicemente sposato da 38 anni e che con mia moglie abbiamo diviso sempre gioie e dolori (comprese le delizie della professione di giornalista da oltre 40 anni il sottoscritto e da oltre 30 mia moglie) non avrei titolo per fare questo ragionamento.

Però...

La sensibilità umana di cui credo di essere dotato e la visione realistica delle cose, mi danno la capacità di vedere un mondo che non sente più la necessità di vivere sul vincolo del matrimonio.

Perlomeno matrimonio come contratto.

Uomini e donne non nascondono più i loro sentimenti in materia di rapporti affettivi e sessuali. Ancorchè sposati non ci pensano due volte se capita loro di vivere un'avventura extra-coniugale e, se necessario, prolungare tale avventura come rapporto fisso.

Non è certo un atteggiamento condannabile dal momento che esiste la possibilità della separazione o del divorzio e quindi la possibilità di rifarsi una vita se il rapporto in corso è stato fallimentare.

Senza essere qualunquisti, si può dire che l'ospite, come il pesce, dopo tre giorni ... puzza.

Ora un matrimonio dura sicuramente di più. La stessa attrice televisiva Claudia Pandolfi (l'Alice della fiction "Un medico in famiglia") è stata sposata ben due mesi prima di lasciare il marito e correre nelle braccia del suo nuovo amore!

Se fate un sondaggio tra i vostri amici vi renderete conto che la maggior parte delle coppie ... scoppia.

Ed allora ci si deve chiedere: perchè? Non perchè scoppia, ma perchè continuare a stare insieme se sono venute a mancare le premesse che avevano portato al matrimonio.

Così quando si decide di separarsi, comincia la via crucis: la famiglia di origine che vuole metterci sempre il naso, l'avvocato che consiglia, il tribunale che deve fissare l'udienza (sempre con largo margine!), l'assegnazione dei beni, e se ci sono dei figli.

Dal momento che una coppia decide di praticare la via del divorzio fino al momento di potersi rifare una vita di coppia regolare passano tre, quattro anni, ad andar bene. E se la seconda esperienza è altrettanto fallimentare? Si rischia di vivere solo in funzione dei tempi di percorrenza dell'iter per ricominciare daccapo. E allora?

Aboliamo il matrimonio come vincolo giuridico e lasciamo alla coppia la libertà di vivere insieme fino a quando lo voglia.

Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Dal 2004 "concorrenza totale" nel trasporto pubblico

 

 

Significativo appuntamento internazionale a Firenze (nei locali del Palaffari) sul tema dell'Organizzazione del trasporto e la qualità del servizio.

Organizzata dall'Uitp (Unione internazionale dei trasporti pubblici), la conferenza ha avuto la preziosa collaborazione della Federtrasporti e dell'ATAF, l'azienda fiorentina dei trasporti.

Sul tavolo della discussione il ruolo e la responsabilità degli operatori e delle autorità locali per il raggiungimento del grande "obiettivo-qualità" in vista della "competizione totale" nel trasporto pubblico prevista per l'inizio del 2.004.

Si tratta, quindi, di predisporre mezzi e risorse per trasformare il concetto di trasporto collettivo in oriented-client, ovvero nella direzione della soddisfazione della domanda anche attraverso il rispetto delle nuove leggi che prevedono uno sviluppo del trasporto pubblico all'interno del più ampio obiettivo dello "sviluppo sostenibile" a livello territoriale.

Dalla Conferenza, quindi, sono emerse alcune importanti indicazioni:

*-predisposizione di una forte collaborazione in materia di qualità tra le autorità locali e gli operatori del servizio di trasporto pubblico;

*-incoraggiare l'introduzione di indicatori qualitativi nelle relazioni contrattuali, sempre tra gli stessi soggetti;

*-creare le condizioni adeguate affinchè il personale delle aziende di trasporto pubblico sia impegnato per la qualità;

*-assicurare una si-nergia fra la qualità e la strategia commerciale dell'azienda di trasporti.

Nel corso della conferenza stampa, che si è svolta all'interno della manifestazione, Enrico Mingardi (presidente Federtrasporti), Hans Rat (segretario generale UITP), e Bernardo Vattetoni (direttore generale ATAF), hanno ampliato il campo dell'informazione fornendo uno "spaccato" molto articolato di quello che sarà il futuro del trasporto pubblico.

A livello europeo, come ha indicato Rat, si va verso una trasformazione nello sviluppo del trasporto.

E ciò grazie a precise "direttive" dell'Unione europea, che si preoccupa altresì di sostenere i singoli governi nazionali anche con progetti specifici, come è il caso di Esprit (sistema di informazione) e di Thermie (per favorire l'uso di fonti alternative).

A livello nazionale, come ha illustrato Mingardi, c'è da segnalare che entro il 31.12.1999 si avranno solo società per azioni nel campo del trasporto pubblico, entro il 31.12.2000 sarà possibile cercarsi un partner, entro il 2003 si "chiuderanno" le concessioni e dal primo gennaio del 2004 per gestire un servizio occorrerà partecipare a gare pubbliche.

Intanto il Governo ha stanziato 10.000 miliardi per favorire i nuovi trasporti (metro, tram, etc) coinvolgendo 49 città italiane, mentre si avranno 2.000 autobus all'anno per i prossimi 10 anni. Inoltre, gli oltre 1.000 gruppi che gestiscono i trasporti si dovranno sfoltire notevolmente. Basti pensare che in Inghilterra si è passati da 2.000 a soli 4 gruppi.

A livello locale, sul quale si è soffermato in particolare Vatteroni, ci sono molte novità, anche perchè l'ATAf in prima fila, insieme alle istituzioni, si è già posta davanti al futuro.

Vatteroni ha sintetizzato in tre punti la nuova strategia sulla qualità: rapporto ottimale con il cittadino-cliente, qualità del trasporto collettivo, centralità della qualità delle risorse umane (proprio in questi giorni l'ATAF ha consegnato un questionario sulla qualità ai propri dipendenti).

In quanto alla tranvia per Firenze, Vatteroni ha sottolineato che per il primo tratto Scandicci-S.M.Novella (investimento di 240 miliardi) i lavori saranno affidati nel prossimo anno.

Subito dopo si penserà al secondo tratto (Peretola-Centro).

 

f.c.

 


Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Una "Fondazione Ferruccio Egori" per non disperdere

l'immenso materiale raccolto in difesa dell'eco-sistema

 

 

Si è spento, il 3 settembre scorso, a Massa, Ferruccio Egori.

Nato il 10 gennaio 1917, aveva un apprezzato studio di commercialista, ma la sua vera attività e passione era quella di osservatore attento e sempre critico del mondo naturale, soprattutto del territorio montano e costiero toscano.

Egori ha collaborato per lungo tempo con il nostro giornale offrendo sempre informazioni di alto livello.

Giorgio Nebbia, professore emerito all'Univeristà di Bari, che è stato un amico di Egori, ci ha inviato una nota che pubblichiamo volentieri sperando che giunga come messaggio per la città di Massa.

Nel corso della sua laboriosa vita Egori ha raccolto un'eccezionale documentazione che descrive i mutamenti, sempre in peggio, dei territori su cui fissava gli occhi. E tali mutamenti denunciava con l'indignazione e la protesta.

Si può facilmente capire che Egori non era amato dal potere, locale e nazionale, che egli, giustamente, riteneva responsabile degli inquinamenti, dell'erosione, del degrado, delle scelte urbanistiche sbagliate, e non era amato neanche dalle associazioni ambientaliste che, secondo lui, facevano sempre troppo poco, o addirittura tacevano per non dispiacere al potere.

Egori era consapevole di non avere titoli accademici tali da far accettare le sue osservazioni e critiche, ma era altrettanto conscio che molte di tali critiche erano giuste al punto che, ignorato dai suoi concittadini, egli era invece preso sul serio da molti studiosi stranieri che gli inviavano informazioni e documentazioni di grande interesse.

L'indignazione di Egori si manifestava nelle lettere che inviava ai giornali (alcune diffuse anche da Agipress), ai responsabili politici e a tutti coloro che avevano voglia di ascoltarlo: io ero uno di questi ed ho una piccola collezione delle sue lettere. Non sempre condividevo le sue posizioni, ma ogni lettera, ogni sua telefonata, anche vivace, erano sempre fonti di stimoli e meritevoli di attenzione.

Su un aspetto vorrei soffermarmi: l'attenzione di Egori per l'erosione delle spiagge del delicato e complesso ecosistema costiero che va da Bocca di Magra a Livorno. Nel corso della sua lunga vita egli ha potuto constatare e fotografare e registrare le opere che hanno accelerato tale erosione alterando il grande scontro di forze idrogeologiche che regolano il trasporto al mare della sabbia dai tre bacini della Magra, del Serchio e dell'Arno. Egori sosteneva giustamente che l'erosione avrebbe potuto essere rallentata soltanto da una pianificazione territoriale unitaria dell'intera costa o almeno della parte apuo-versiliese; gli interventi, molti dei quali avventurosi o motivati dalle speculazioni, si sarebbero risolti in insuccesso o peggioramenti della situazione (come è accaduto), in assenza di adeguate indagini approfondite della "storia" della riviera. Egori aveva, oltre alle testimonianze fotografiche dell'evoluzione della costa apuo-versiliese, una rara collezione di carte topografiche "storiche" della Toscana nord occidentale, che riproduceva nelle cartoline illustrate che inviava ai suoi amici.

Tutto il prezioso materiale e la documentazione, raccolti in sei decenni, erano gelosamente custoditi a casa sua, a Massa. La città e la terra che amava, e di cui pertanto era impaziente e continuo osservatore critico, renderebbero un sia pur tardivo tributo a questo loro concittadino se costituissero una fondazione o un fondo e archivio "Ferruccio Egori" in cui fosse catalogato e reso accessibile agli studiosi e agli amministratori che avessero finalmente voglia di ascoltare tutto quello che Egori aveva raccolto e scritto. Sarebbe un giusto riconoscimento alla sua persona e alla sua famiglia.

 

.Giorgio Nebbia.

 

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L'ATTENZIONE

 

 

Strategie per l'ambiente:

veicoli a metano per salvarci dall'inquinamento

 

Servizio di Roberta Capanni

Firenze, ottobre 1999

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Eravamo nel 1972 quando fu presentato a Washington il primo rapporto scritto da un gruppo di esperti che voleva dimostrare come "la crescita materiale non può continuare per sempre".

Quel documento divenne parte integrante del rapporto "Obiettivi per l'Umanità" del 1977. Negli anni '80 si cominciò a parlare di "sviluppo sostenibile"

La Conferenza su "ambiente e sviluppo" organizzata dalle Nazioni Unite a Rio de Janeiro nel giugno del 1992, segnò l'inizio concreto per la protezione dell'ambiente.

In quella sede 178 governi di tutto il mondo sottoscrissero un documento di intenti per la promozione di uno sviluppo più attento alle esigenze sociali, ambientali ed economiche.

Quel "programma" prendeva il nome di "Agenda per il XXI secolo", chiamato sinteticamente "Agenda 21", e faceva partecipare alle iniziative come protagonisti.

Poi, con le "carte" di Aalborg e Lisbona e la Conferenza mondiale di Kyoto, si avviava un processo inarrestabile che doveva portare ad impegni concreti sul territorio, come stiamo dimostrando anche noi come giornale con la pubblicazione di "progetti di sperimentazione" in Toscana grazie anche all'impegno della Regione Toscana che nel 1997 ha organizzato una Conferenza internazionale per dibattere sulla dimensione europea degli strumenti per lo sviluppo regionale sostenibile.

Tema poi inserito nel piano regionale di sviluppo 1998/2000 e quindi facendogli assumere la qualità di elemento-base della programmazione economica e sociale dell'intera regione.

Facile, a questo punto capire, il perchè delle strategie per l'ambiente in casa Ataf e della giovane "Firenze Metano srl" per uno sviluppo il più ampio possibile dell'uso del metano per l'autotrazione.

 

Anche perchè ormai è a tutti notorio che l'aria che respiriamo nelle nostre città è argomento di sicuro interesse per tutti noi e tutti abbiamo il diritto e il dovere di fare in modo che la qualità migliori costantemente. A tale proposito bisogna ricordare che ciò è possibile anche grazie al sempre maggior numero di mezzi pubblici alimentati a gas metano che, come sappiamo, è il carburante più ecologico oggi a nostra disposizione.

A Firenze da tempo è emerso l'interesse per questo tipo di politica ambientale e, grazie anche alle novità introdotte dalla legge, ci si è mossi verso concreti obiettivi in tal senso.

L'interesse di Federtrasporti e le sue associate verso l'impiego del gas naturale come forma di alimentazione per i mezzi pubblici è grande ed è basato su una precisa strategia che vede nel mercato della mobilità occasioni di sviluppo. A questo proposito per vedere dal vivo ciò che è stato fatto fino ad ora abbiamo visitato l'impianto di erogazione del gas metano di Viale XI Agosto insieme al presidente di Firenze Metano Marcello Zacchi ed al designato Amministratore delegato Velio Bellini.

Il capitale sociale della "Firenze Metano srl" appartiene, in quote paritarie, ad Ataf, Beyfin S.p.A e Fornovo Gas Srl.

L'impianto fiorentino è situato in una zona facilmente raggiungibile, proprio allo sbocco dell'autostrada, area che, a breve, avrà un grande sviluppo.

Un vasto piazzale recintato accoglie vari box per l'erogazione del gas ai veicoli privati e un box per il rifornimento dei bus Ataf a cui tra poco se ne aggiungerà un altro attualmente in fase di costruzione.

Quanti metri cubi vengono erogati da questa stazione? abbiamo chiesto a Bellini.

Il nostro impianto eroga circa 2,5 milioni di metri cubi all'anno ed i nostri macchinari sono in via di rinnovamento, con un investimento di 1.400 milioni di lire.

Ma quali e quanti sono i fruitori di questo impianto?

I clienti globali - risponde Bellini - sono circa 2500 ma noi puntiamo alla sensibilizzazione delle varie categorie che utilizzano giornalmente veicoli per il loro lavoro.

Possiamo fare qualche esempio?

Sarebbe interessante attuare forme di collaborazione con i possessori di flotte. I tassisti, ad esempio, potrebbero essere interessati a questo utilizzo, coinvolgendo anche il Comune per favorire l'acquisto di auto a metano.

Ed anche il Comune stesso potrebbe incrementare il parco di auto blu e mezzi a disposizione dei Vigili urbani. La stessa Fiorentinagas Pluriservizi, la Centrale del latte e strutture come "il Quadrifoglio", che si servono già di mezzi che prevedono questo tipo di alimentazione, potrebbero utilizzare un parco più ampio.

Ma ci sono altre strutture che possono farlo?

Certo - risponde Zacchi - ed infatti noi pensiamo alle cooperative di facchinaggio, che già usano qualche furgone a metano e alcuni muletti (come la CFT che opera all'interno del Centro Ali-mentare Polivalente di Firenze, gestito dalla Merca-fir), ma anche i corrieri, le compagnie di noleggio co-me Hertz o Avis, ed altri ancora.

E se i privati volessero passare all'alimentazione a metano?

Attualmente in città ci sono diverse officine autorizzate - ci assicura il presidente Zacchi - e tre di esse sono inserite in un programma di finanziamento che è in via di elaborazione dalla Banca di Roma.

Presidente, può schematizzarci gli obiettivi della Firenze Metano?

Come si può constatare dalla visita all'area dell'impianto, fervono i lavori per la creazione di un accesso diretto al retrostante deposito Ataf.

L'ampliamento del parco dei mezzi pubblici a metano è uno dei nostri principali obiettivi.

Dietro la stazione di rifornimento è situato, infatti, un deposito dell'Ataf per i veicoli a metano ed è qui che sono stati costruite 28 postazioni di "erogazione lenta" destinate al rifornimento notturno dei bus.

Attualmente sono 34 i bus serviti dalla Firenze Metano, ma tra sei mesi arriveranno a 64 e nel 2001 si dovrebbe essere a quota 80.

L'investimento dell'ATAF per il nuovo deposito è di oltre 4.000 milioni.

Secondo Zacchi "Firenze è stata una delle prime città a credere così profondamente nell'uso del metano e oggi si propone come punto di riferimento per la cultura del metano in Italia".

Ma la Firenze Metano potrebbe favorire su questa strada tutte le aziende di trasporti delle altre città?

Certo la nostra esperienza - sostiene Bellini - può essere messa al servizio delle aziende interessate all'impiego del gas naturale fornendo anche servizi di consulenza e di formazione, nonchè di progettazione e gestione degli impianti.

*

La nostra visita prosegue poi nel deposito Ataf di Peretola dove abbiamo potuto vedere in partenza alcuni dei nuovi mezzi alimentati a metano attualmente in circolazione in città.

"I veicoli oggi al lavoro, dice Zacchi, sono della Breda-Menarini e della Iveco e sono non solo belli esteriormente ma anche molto affidabili."

 

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L'ATTENZIONE


La scuola dopo la riforma

 

La scuola dopo la riforma

Tre anni di scuola materna non obbligatori;

7 anni di ciclo primario o di base (dai 6 ai 13 anni);

5 anni di ciclo secondario (dai 13 ai 18 anni) divisi in un biennio (di base) ed un triennio (di specializzazione).

Nei giorni scorsi la Camera dei Deputati ha approvato la riforma della scuola: la maggioranza ha votato favorevolmente tranne Rifondazione Comunista, ma il Polo e la Lega si sono allontanati al momento del voto annunciando battaglia al Senato.

Se comunque le divergenze saranno superate o meglio se il Senato approverà, in seconda lettura, la stessa riforma approvata dalla Camera, l'anno scolastico 2001-2002 vedrà l'inizio dei nuovi cicli scolastici.

Non esisteranno più le elementari e le medie. Dopo i tre anni di materna, infatti, ci sarà subito un ciclo di sette anni (dai 6 ai 13 anni) seguito da un ciclo secondario di cinque anni (dai 13 ai 18 anni). Il secondo ciclo sarà a sua volta diviso in due percorsi: un biennio che servirà a completare la scuola dell'obbligo, che si concluderà quindi a 15 anni, e un triennio che si concluderà a 18 anni (un anno in meno rispetto ad oggi).

Il biennio non sarà unico, accanto alle materie di indirizzo ci sono anche altri insegnamenti in modo da rendere possibile il passaggio ad altri tipi di scuola superiore.

Il triennio, invece, offre due possibilità: continuare gli studi secondo l'indirizzo prescelto nel biennio (restando nel sistema dell'istruzione) e ottenere così un diploma, oppure passare al sistema della formazione ottenendo alla fine un attestato di qualifica.

Il secondo ciclo prevede solo una divisione in 5 grandi aree: la classica-umanistica, la scientifica, la tecnica, la teconologica e l'artistica-musicale.

L'istruzione durerà quindi 12 anni invece dei 13 attuali. Di conseguenza gli studenti sosterranno la &laqno;maturità» e si iscriveranno all'università o ai corsi di istruzione e formazione tecnica superiore a 18 anni e non più a 19. Aumenta invece l'obbligo scolastico dai 14 ai 15 anni.

Le polemiche non sono mancate, non solo nell'opposizione ma anche tra i sindacati della scuola, divisi sull'argomento: secondo la Cisl scuola, per esempio, il consenso limitato alla sola maggioranza è un primo dato negativo, in quanto, sostengono i segretari di Cisl scuola, "una riforma di questa portata deve essere realmente la riforma di tutti".

Il Polo da parte sua contesta la penalizzazione delle elementari e delle medie e l'esclusione della formazione professionale dalla scuola dell'obbligo e promette di avviare un dibattito nel Paese sul consenso a questa riforma. Il Polo si è battuto anche a favore dell'insegnamento del latino e del greco, che così, ha assicurato Berlinguer, rimarrano nel biennio del ciclo secondario.

Un giudizio negativo senza appello è venuto dal filosofo Giulio Colletti, il quale ha affermato perentorio che "la scuola italiana viene così distrutta nelle sue fondamenta".

Anche la Chiesa è contro questa riforma. "E' troppo - si domanda l'Avvenire - chiedere che i politici tengano conto, almeno in materia di scuola, di certe obiezioni nel mondo della cultura?"

"La riforma se sarà definitivamente approvata al Senato andrà in vigore gradualmente, ci tiene a sottolineare il ministro dell'Istruzione, e non ci saranno traumi né per gli alunni, né per gli insegnanti, né per i genitori".

Ma di dubbi ce ne sono e sono tanti, non solo tra la gente ma anche tra gli stessi addetti al lavoro, gli insegnanti, che si chiedono quale dovrà essere il loro ruolo e come dovrà cambiare.

Per intenderci, un insegnante delle elementari sarà chiamato a rivolgersi ad alunni più grandi o quelli delle medie ad alunni più piccoli?

Si tratta di un vero e proprio rompicapo perchè bisognerà abituare gli insegnanti a "trattare" con ragazzi di età diversa da quella che loro conoscono e quindi con problematiche sicuramente nuove.

Occuparsi di bambini più piccoli o più grandi, al di fuori delle proprie abitudinarie conoscenze, può diventare frustrante per un insegnante.

Bisognerà scoprire insomma ancora molto su questa riforma, le linee fondamentali sono state tracciate ma saranno sicuramenti necessari aggiustamenti e delucidazioni.

L'ottimismo deve invaderci se pensiamo che finalmente qualcosa si è mosso e si vuole dare un senso concreto alla parola "riforma", ma il pessimismo potrebbe impossessarsi di noi se si pensa che c'è ancora tanta confusione e tanta strada da fare e che la "sperimentazione" (per usare un termine scientifico) passerà attraverso centinaia di bambini e ragazzi, probabilmente inconsapevoli di quello che sta accadendo. Speriamo solo che abbia ragione il ministro quando dice che non ci saranno traumi.

Il nuovo anno scolastico 1999-2000 è puntualmente già cominciato e nonostante il grande dibattitto sulla riforma in atto che sta coinvolgendo tutti, governati e governanti, i problemi vecchi che erano stati accantonati a giugno con la chiusura delle scuole si sono ripresentati con tutta la loro mole: mancanza di edifici idonei, mancanza di aule (quelle che ci sono presentano condizioni fatiscienti), mancanza addirittura di banchi e di sedie, lavori in corso in porzioni di edifici scolastici che non terminano mai. Tutti problemi che a nostro giudizio una perfetta riforma sull'istruzione scolastica non potrà mai cancellare se non vengono presi provvedimenti seri per migliorare l'ambiente nel quale l'istruzione deve essere impartita.

Infine, una novità dell'ultim'ora: la Regione ha stabilito che nelle mense scolastiche non si dovrà fare più uso di piatti e bicchieri di plastica perchè l'uso-e-getta di questi oggetti crea troppi rifiuti.

Insomma, le mense dovranno attrezzarsi per lavare piatti e bicchieri di ceramica. E dove i pasti vengono forniti dal catering? La scuola dovrà fornirsi di una lavastoviglie.

 

.Ketty Canosa.

 

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