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Voglio sgombrare subito il campo da ogni possibile
equivoco: la ministra Melandri gode della mia simpatia per la
bellezza, il forte
senso di umanità che emana, la piacevolezza nel porgere argomenti
i più svariati con una dolcezza incredibile.
Oserei dire che la Melandri, se fossi stato più giovane e più vicino a lei (che so, nel partito, nel ministero, vicino di casa...), sarebbe potuto diventare oggetto privilegiato dei miei sentimenti amorosi.
Troppo diversa l'età (lei è nata a New York il 28 gennaio del 1962), troppo distanti per vita sociale, quindi mettiamoci su una pietra su probabili sentimenti.
Fatta la premessa debbo confessare di vivere in un certo modo l'attivismo della ministra che, come mi ha raccontato la mia inviata a Roma che l'ha incontrata in occasione della presentazione di Lumina - Luce per il Giubileo - "è un bella donna e sa di esserlo".
Posizione affascinante e lusinghiera che darebbe molto lustro (e molti quattrini) ad una donna di spettacolo. Invece, la Melandri è una "donna pubblica" nel senso che rappresenta gli italiani nei settori di sua competenza.
E allora, lei è sempre presente, attiva, e perchè "sfonda" il video, ecco che i colleghi le dedicano sempre generosi primi piani, anche se gli argomenti hanno il respiro corto.
E, purtroppo, proprio perchè troppo esposta, non sfugge niente di lei: insieme al bel viso si notano anche le dichiarazioni più o meno ortodosse.
Così la troviamo all'inaugurazione del Prix Italia dove riceve le scuse del presidente della Rai Zaccaria che l'aveva criticata perchè lei aveva ... criticato una carenza di qualità della produzione Rai (ce ne eravamo accorti tutti, a cominciare dall'ex-ministro Alberto Ronchey).
Infatti, la Melandri alla recente Festa dell'Unità a Modena aveva detto con chiarezza che la Rai si dedica a cose insulse, la cui punta di iceberg l'abbiamo potuto constatare con le serate dedicate a Miss Italia.
Credo che non riceverà scuse da nessuno, invece, per il suo disegno di legge (ipotesi di divieti) sul cinema che non porterà da nessuna parte, se non verso lo sfascio completo della produzione cinematografica.
Infine, il calcio: la Melandri vorrebbe proporre
all'Unione europea di vietare che nel campionato italiano di calcio giochino
più di 5 giocatori stranieri per non danneggiare la Nazionale. Credo
sia più facile ottenere per i calciatori comunitari la doppia cittadinanza
(una volta c'erano gli oriundi argentini!) giocare nella Nazionale. Non
dobbiamo essere nell'Unione europea tutti "cittadini europei"!
Francesco Canosa
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Il Consiglio regionale toscano di fronte alle sfide del 2000

Che bilancio può fare, presidente Passaleva, dell'ultimo scorcio di legislatura ?
E' un'assemblea che ha continuato a lavorare molto. Certo, come si dice in questi casi, potevamo fare di più e di meglio, ma mi pare che tutto sommato il patto stipulato nel 1995 dagli amministratori regionali con i loro elettori non sia stato tradito. Lo dico, naturalmente, sotto il profilo istituzionale cioè rispettando sui singoli argomenti sia le opinioni dei consiglieri di maggioranza sia quelle dei consiglieri di opposizione.
Qualche esempio di argomenti approvati
Per restare nei limiti temporali di questo 1999, è certo obbligatorio partire dal nuovo Piano Sanitario. Si tratta del fondamentale strumento di programmazione triennale in un settore che tocca così da vicino i bisogni e le attese dei cittadini. Subito dopo il Consiglio ha varato il Piano integrato per i servizi sociali con la interessante previsione di nuove forme gestionali capaci di coinvolgere i cittadini e le formazioni sociali intermedie, cominciando dalla famiglia. Un altro provvedimento che mi permetto di ricordare è quello che ha dettato i nuovi interventi educativi per l'infanzia e l'adolescenza. Così come vorrei sottolineare la soluzione data, in ambito toscano, all'annoso problema delle scuole private. Sempre nell'ambito scolastico ricordo la nuova organizzazione data alle scuole toscane con un piano che ha riconosciuto l'autonomia a oltre 530 istituti scolastici.
Ad alcuni consiglieri è poi toccato il compito di contribuire ad eleggere il nuovo Capo dello Stato
Con il presidente della Giunta Vannino Chiti e con il vicepresidente del Consiglio Denis Verdini, abbiamo in effetti partecipato, non senza un filo di commozione, a un momento così elevato nella vita istituzionale del Paese che ha poi visto la elezione del toscano Ciampi. Sotto il profilo delle riforme istituzionali è stata approvata una proposta per modificare la Costituzione sulla base di un'impostazione federalista . Non poteva purtroppo mancare un confronto sulla tragedia della guerra nei Balcani.
E' stato dato il via libera alle nuove regole in materia di commercio attuando il cosiddetto "decreto Bersani" così come sono state approvate le direttive per la programmazione urbanistico commerciale.
E' stata votata un'interessante legge per tutelare l'artigianato artistico e di tradizione. Nuova legge per sviluppare le biblioteche degli enti locali, nuove regole per l'uso dei diserbanti in agricoltura, procedure burocratiche più snelle e trasparenti per le attività edilizie, contributi alle aree svantaggiate, nuove norme per l'accesso al ruolo regionale. E si potrebbe andare avanti per un pezzo
Presidente Passaleva, cosa c'è "dietro l'angolo" del Consiglio Regionale in questi ultimi mesi di legislatura?
Un lavoro ancora intenso: sono già assegnate alle varie Commissioni consiliari numerose proposte di legge e svariate delibere di un certo rilievo che dovranno essere approvate prima della conclusione della legislatura.
Fra le più importanti voglio ricordare la legge che istituisce l'Agenzia di Promozione Economica della Toscana (APET): tutte le attività promozionali all'estero nei vari settori dell'economia e dell'immagine della Toscana verranno coordinate da un unico ente per aumentare l'efficacia dell'azione promozionale e valorizzare gli interventi all'estero. Anche la promozione turistica verrà in gran parte affidata alla nuova Agenzia. Naturalmente l'attività sarà concertata e gestita in accordo e d'intesa con gli enti locali, con il mondo imprenditoriale e con le agenzie del turismo.
Andiamo pure avanti
E affrontiamo un problema drammatico come quello legato all'usura. Saranno infatti discussi e approvati gli interventi per la prevenzione e la lotta a un fenomeno che colpisce anche in Toscana e per il quale la Regione ha varato una legge nel 1996 prevedendo anche interessanti forme di collaborazione con il mondo del volontariato.
Nella Sanità è poi prevista una legge di proroga, per un anno, dei Direttori Generali delle ASL e delle Aziende Ospedaliere. Con questa scelta si è preferito lasciare a chi verrà dopo di noi, ai consiglieri della nuova legislatura, la responsabilità di una nomina così delicata e importante.
Verranno anche stabiliti i criteri per l'accreditamento delle strutture sanitarie. Si tratta di un provvedimento decisivo per migliorare le qualità dei servizi e delle prestazioni a tutela della salute.
Ma non finisce qui
Ci mancherebbe Si dovrà approvare anche la legge che istituisce presso il Consiglio Regionale il nuovo Comitato regionale di controllo sulle comunicazioni. In seguito alla legge Maccanico queste strutture, pur mantenendo le funzioni attribuite dalla Regione ai Corerat, dovranno svolgere anche numerose attività delegate dall'Autority nazionale per le telecomunicazioni. I nuovi CORECOM avranno dunque un compito prevalente di garanzia e di controllo. E l'argomento non riguarda solo pochi addetti ai lavori ma, visto l'impatto dei media nella vita quotidiana dei cittadini, riguarda da vicino ogni persona. Soprattutto i più deboli.
Ma le leggi non sono già troppe?
In effetti questo è un problema. Ce lo siamo posti e, con una legge approvata qualche mese fa, abbiamo cancellato in un solo colpo centinaia e centinaia di altre leggi ormai invecchiate. Il problema attuale è quello di semplificare. Cercheremo di stendere testi unici in alcuni settori particolari: forestazione, turismo, personale. Si tratta di un lavoro che intende semplificare e snellire una legislazione che il cittadino, in ogni ambito, ha il diritto di trovare "amichevole". Ho citato soltanto alcuni dei provvedimenti già in discussione in Consiglio. Come si vede c'è già molto lavoro, al quale si aggiunge quello "ordinario" come ad esempio, il bilancio di previsione nonché il documento di programmazione che esigeranno molte sedute delle Commissioni e impegnativi dibattiti consiliari.
La consultazione della prossima primavera sarà caratterizzata dalla elezione diretta dei presidenti delle Giunte regionali. Cosa può dirci a proposito?
Mi sono occupato a lungo, e tuttora mi occupo, di riforme istituzionali perché ho avuto l'incarico dalla Conferenza dei Presidenti dei Consigli Regionali, di coordinare un gruppo di lavoro su questa materia. L'elezione diretta dei Presidenti delle Giunte è la risposta al bisogno di stabilità, efficacia ed efficienza dei governi regionali. La cosa che mi preoccupa, e che preoccupa tutti i Presidenti dei Consigli, è il rischio che possa risultare indebolita la funzione delle assemblee legislative.
Può spiegarsi meglio?
E' chiaro che i Presidenti delle Giunte, eletti direttamente, avranno la responsabilità diretta nelle scelte politiche. Ma questo significa che viene a cadere una delle competenze dei Consigli: quella dell'indirizzo politico. Restano la funzione legislativa, che peraltro avrà minori margini di autonomia, e quella di controllo.
E allora?
Per garantire l'equilibrio democratico e il bilanciamento dei poteri fra gli esecutivi e le assemblee elettive occorrerà dunque rafforzare la funzione di controllo attraverso modifiche statutarie adeguate. Vorrei anche sottolineare un altro fatto: sembra fortemente penalizzante, nei confronti delle assemblee elettive, la norma della legge costituzionale in via di approvazione, secondo la quale la dimissione o la destituzione per comportamenti illegittimi o l'inabilità permanente o la morte del Presidente comportano anche lo scioglimento dei Consigli Regionali e l'indizione di nuove elezioni.
Occorrerà lavorare molto per il rafforzamento dei poteri delle Assemblee, anche per la funzione che esse svolgono a tutela delle categorie più deboli.
Nello scorso maggio il Consiglio Regionale della Toscana ha ospitato un'importante incontro europeo. Vuole parlarne?
Volentieri, perché si è trattato di un appuntamento che ha fatto davvero onore non solo al Consiglio Regionale ma anche all'intera comunità toscana. Da circa tre anni si è costituito un organismo di coordinamento fra i presidenti delle Assemblee Legislative Regionali di Europa (CALRE), del quale fanno parte, oltre all'Italia, la Spagna, il Portogallo, la Germania, l'Austria, il Belgio, il Galles, la Scozia e l'Irlanda del Nord.
Un anno fa ebbi l'incarico di organizzare proprio a Firenze la terza Conferenza di questo organismo e, in seguito a questo evento, sto svolgendo una funzione di raccordo fra i coordinatori delle Conferenze nazionali dei presidenti delle Assemblee Regionali.
Di cosa si parlò a Firenze?
Tra gli obbiettivi che sono stati discussi e concordati, ricordo la netta volontà per un maggior collegamento e per scambi, anche con sistemi informatici, fra le Assemblee legislative di tutta Europa. E' stato stabilito di costituire Commissioni permanenti che si occupino dei rapporti con l'Unione Europea favorendo anche un più stretto raccordo con i parlamenti nazionali e con il Par- lamento europeo.
Ho chiesto un incontro con la neo eletta Presidente del Parlamento sig.ra Fontaine per illustrare le finalità della CALRE e per esaminare la possibilità che rappresentanti delle Assemblee Legislative Regionali partecipino alle sedute della Commissione per i Rapporti con le Regioni o di altre commissioni quando vengono trattati temi che riguardano le politiche regionali.
Ritengo che questo rapporto fra assemblee legislative sia fondamentale per far conoscere, anche fra i cittadini, l'idea di una Europa politicamente unita. La vera unione d'Europa nasce dall'unione dei cittadini e sono i poteri locali ad essere davvero vicini alle attese dei cittadini.
Dalla Toscana partono frequentemente iniziative a sostegno dei processi di pace
e di cooperazione tra i popoli. Cosa può dirci?
Nella terra di Giorgio La Pira e di Ernesto Balducci, in effetti, i temi della pace tra i popoli e della difesa dei diritti umani sono frequentemente all'attenzione, anche in Consiglio Regionale. Il 24 settembre si è ad esempio tenuta una manifestazione sui problemi della pace nell'Irlanda del Nord con la presenza di Gearoid O'Heara, amministratore del Comune di Londonderry. Hanno partecipato numerosi studenti delle ultime classi delle scuole medie superiori di Firenze. Nell'ambito della collaborazione con l'Est europeo abbiamo organizzato, nello scorso aprile, un corso di approfondimento sui temi delle istituzioni, dell'economia, della conservazione dei beni artistici e del sistema bancario per un gruppo di trenta deputati russi, della Duma federale e di alcuni Parlamenti regionali russi.
L'iniziativa è stata presa nell'ambito di un protocollo di cooperazione fra la "Scuola di Studi Politici di Mosca" e la Conferenza dei Presidenti dei Consigli Regionali Italiani.
Il prossimo 10 dicembre si terrà in Consiglio una seduta straordinaria in occasione del 51°Anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
Passando a un tema "interno" al Palazzo, ma che interessa molto e comprensibilmente - il personale coinvolto, può dirci che fine faranno i dipendenti delle Segreterie dei gruppi consiliari al termine della legislatura?
Come è già avvenuto in occasione dei precedenti passaggi di legislatura, il personale rimarrà assegnato ai gruppi politici fino al momento dell'insediamento del nuovo Consiglio.
A quel punto saranno i nuovi gruppi a dare le loro indicazioni sulla scelta delle persone. Il personale dipendente che non dovesse rimanere ai gruppi tornerà ad occupare i posti del proprio inquadramento organico, mentre scadranno tutti i contratti di diritto privato stipulati con il personale non di ruolo dei gruppi.
C'è una battuta, dal suo discorso di insediamento pronunciato nel 1995, che Lei desidera ricordare al termine di questa chiacchierata?
In effetti c'è. E' una citazione che mi permisi di fare dedicandola a tutti i colleghi consiglieri e, in primo luogo, a me stesso. Una bella ma impegnativa citazione tratta da un discorso che nel 1379 Santa Caterina da Siena, con grande schiettezza, fece ai maggiorenti della sua città. "Chi ha a signoreggiare e governare, signoreggi e governi prima di tutti se stesso". Almeno per quanto mi riguarda, spero proprio di aver mantenuto fede a questo impegno.
Francesco Canosa

Ci sono voluti ben 15 anni perchè in Toscana si celebrasse una seconda Conferenza regionale sulla cooperazione, dopo quella del
lontanissimo 1984.
Non si tratta di voler cercare il classico pelo nell'uovo, ma appare quanto mai opportuno richiamare l'attenzione dei nostri
intelligenti lettori su quello che potrebbe definirsi un "caso"
vista la consistente presenza in Toscana di società cooperative che rappresentano, senza alcun dubbio, una solida base sulla quale si costruisce l'economia regionale.
Comunque, "tutto è bene quel
che finisce bene" dicevano
i nostri nonni.
Ma finirà veramente bene questa Conferenza regionale?
Darà i risultati che si possono e si debbono attendere?
Sarà all'altezza della situazione, ovvero sarà in grado non solo di esaminare lo status quo, ma anche di indicare prospettive di sviluppo all'interno di un mercato sempre più mondiale e sempre
più tecnologico.
Per avere alcune risposte in
anticipo rispetto alla Conferenza, ma soprattutto per capire come dobbiamo seguire i lavori per "raccontarli" poi ai nostri lettori, abbiamo ritenuto opportuno intervistare uno dei protagonisti della cooperazione in Toscana.
Parliamo di Giorgio Bertinelli, presidente della Legacoop Toscana e vice-presidente della Lega Nazionale Coop.

Presidente Bertinelli, cosa si
aspetta da questa Conferenza?
Intanto una verifica su ciò che è avvenuto dall'ultima conferenza, tenuta nel maggio dell'84, ad oggi. Noi annettiamo grande importanza a questo appuntamento per almeno due motivi:
*-per fare un censimento reale della cooperazione in Toscana, allargata a quella non presente nelle centrali;
*-perchè ci sembra essere arrivato il momento di pensare alla funzione che svolge la cooperazione regionale e quale ruolo intenda svolgere la Regione per favorirne lo sviluppo.
Come mai solo oggi questa Conferenza?
Perchè dopo ripetute sollecitazioni, siamo riusciti ad inserire queste scelte nel protocollo d'intesa siglato tra la Regione e le Centrali cooperative nel settembre 1997.
Perchè questo ritardo nell'organizzare la Conferenza?
L'atteggiamento della Regione, per un lungo tempo, è stato quello di privilegiare il rapporto con alcune categorie.
Ciò aveva prodotto come risultato la firma di accordi bilaterali fra Regione ed alcune categorie, che noi abbiamo sempre contestato.
Quando si è sbloccato questo comportamento?
Nel momento in cui la Regione ha deciso di percorrere la strada della concertazione.
Strano che la Lega si lamenti del comportamento della Regione...
Obiettivamente occorre riconoscere che siamo un'organizzazione diversa dalle altre. I commercianti, ad esempio, rappresentano interessi settoriali particolari, le coop no. Noi siamo presenti in tutti i comparti. Quindi non possiamo fare accordi bilaterali!
Inoltre, la Regione è stata per molto tempo convinta di puntare sui rapporti diretti con le categorie.
Questa strada era politicamente sbagliata. La situazione è cambiata quando la Regione, con il patto per l'occupazione, ha abbandonato la politica degli accordi bilaterali e ha deciso di percorrere la strada della concertazione con tutte, sottolineo tutte, le parti sociali.
Forse la Regione pensa che la cooperazione sia un "settore"!
E' un errore! La cooperazione è un insieme di imprese che opera in tutti i settori dell'economia.
Presidente, torniamo alla domanda di prima: la Lega non dovrebbe lamentarsi...
Eppure... talvolta abbiamo avuto l'impressione che le forze di maggioranza che governano la Regione dessero per scontato il consenso della Lega, rivolgendo quindi altrove la loro attenzione.
Questo è un errore che noi abbiamo denunciato.
E adesso che cosa si aspetta?
Che si dimostri nei confronti della cooperazione un interesse reale e non formale.
Lei è pessimista?
Non sono nè pessimista nè ottimista. La Regione ha incaricato dei docenti universitari di predisporre i documenti di base. Questi docenti, sulla base delle indicazioni della Regione, hanno consultato le centrali cooperative, ma anche altre categorie.
Valuteremo i risultati di questo lavoro.
Che c'azzeccano le altre categorie come avrebbe detto noto personaggio?
Non lo so, ci sembra un metodo sbagliato!
Eppure qualcosa si deve concretizzare. O sarà solo una passerella prelettorale?
Noi chiederemo con forza che la Conferenza non ci dia solo la fotografia attuale, statica, della cooperazione, ma ci offra un quadro dinamico, di sviluppo per il futuro.
Avete avanzato proposte?
Le abbiamo già sottoposte alle Com-missioni.
Può riassumerle per i nostri lettori?
In primo luogo chiediamo che la cooperazione venga inserita nelle leggi di sostegno alla imprenditoria, trattando così la cooperazione alla pari con le altre realtà produttive. In secondo luogo chiediamo un adeguato sostegno per la ricapitalizzazione.
Quindi un sostegno alla modernizzazione della distribuzione. Ma anche sostegno a quelle cooperative che vogliono rilevare attività private in crisi.
In particolare chiediamo all'assessore regionale competente quale giudizio dà della fase economica della Toscana e come valuta il contributo che può dare allo sviluppo la cooperazione.
Leggendo il programma della Conferenza abbiamo avuto l'impressione di trovarci di fronte
ad un ... ibrido. Cosa ne pensa?
Essenziale è che si concluda con un documento finale che possa raccogliere gli impegni che la Regione intende prendere.
Forse ci penserà il presidente della Regione Vannino Chiti...
Questo è il mio augurio, se si vuole dare un senso alla Conferenza.
Sarebbe quanto mai opportuno che Chiti desse una spinta per una svolta concreta nel rapporto Regione-Coope-razione avendo di mira lo sviluppo economico complessivo della Toscana.
In questo ambito debbo augurarmi che tra gli impegni che la Regione potrebbe assumersi si possa inserire la costituzione di un Osservatorio sulla Cooperazione.
f.c.
Un Comitato tra CCIAA ed enti locali per una
"politica concertata" delle "partecipate"

Le novità introdotte dalla legge 580 in materia di autonomia statutaria e regolamentazione delle Camere di Com-mercio hanno innescato un meccanismo molto interessante grazie al fatto che queste strutture vengono governate adesso dalle categorie economiche.
Si tratta, in sostanza, di aver spostate le decisioni gestionali dal Ministero dell'Industria alle strutture periferiche attuando un processo di vera e propria democratizzazione.
Si delinea, quindi, un futuro di grandi rinnovamenti.
Quali? Proviamo a "scoprirli" attraverso questa intervista esclusiva a Luca Mantellassi, neo Presidente della Camera di Commercio di Firenze.
Presidente, a che punto è la predisposizione dello statuto della CdC?
La Commissione da me presieduta incaricata per la redazione dello Statuto si è impegnata a presentare la bozza entro la fine di ottobre '99.
Questa sarà esaminata dal Consiglio camerale per l'approvazione, prevista per la fine di novembre.
A proposito di Consiglio camerale, ci sono novità nel suo funzionamento?
Abbiamo ipotizzato l'istituzione di Commissioni ad hoc, come accade nel Parlamento e negli Enti locali, per lo studio dei singoli temi che interessano la vita camerale.
Parliamo della Giunta. Lo statuto prevederà un allargamento di questo organo?
Sull'argomento della Giunta stiamo riflettendo. Penso che alla fine prevarrà un atteggiamento positivo..
Per esempio... Legacoop, ABI, sindacati, associazioni consumatori, etc?
In questo momento è prematuro fare anticipazioni, anche perchè non sappiamo ancora neppure di quanti membri sarà allargata la Giunta.
Lo Statuto prevederà vincoli numerici?
Direi proprio di no. Si darà un'indicazione di massima entro determinati limiti, anche per evitare che per apportare necessari cambiamenti si debba procedere a modifiche dello Statuto.
Presidente, Lei si è insediato da poco. Ha già una "scaletta" di massima dei suoi prossimi obiettivi?
Non potrebbe essere altrimenti. Stiamo già affrontando la trance delle priorità, poi penseremo agli obiettivi a medio termine.
Quali le priorità?
Al primo posto, per stare al passo con i tempi che sono diventati frenetici a causa della globalizzazione dei mercati e dei passi in avanti della tecnologia, abbiamo posto l'informatizzazione.
Prevediamo di introdurre un nuovo servizio per fornire on-line certificati e visure e per consentire di apportare sempre on-line le modifiche societarie nel casellario camerale.
Servizio aperto a tutti?
Diciamo che avranno accesso gli uffici periferici delle categorie, gli ordini professionali, i notai ...
Lei pensa che funzionerà? Non dimentichi che altri servizi già in vigore sono poco utilizzati!
I servizi, anche se molto efficienti, sono stati sottoutilizzati per mancanza di un'adeguata comunicazione.
E allora?
Stiamo pensando come porre rimedio. Infatti abbiamo istituito e funziona già dall'inizio di questo mese di settembre un servizio di relazioni esterne.
Per ora sconosciuto...
Lo faremo conoscere.
Vogliamo parlare della qualità dei servizi...
Posso interromperla... per dirle che qualità, efficienza ed efficacia sono all'ordine del giorno per noi. Infatti tra qualche giorno avvieremo un'analisi dei fabbisogni formativi del personale interno alla Camera di Commercio.
Altre novità...
Abbiamo deliberato l'istituzione di una nuova Agenzia per il Credito che vedrà la partecipazione oltre che della Camera anche delle Associazioni di categoria, allo scopo di sviluppare servizi di finanza innovativa.
L'Agenzia avrà una missione da "Business Angels".
Quando sarà operativa?
A gennaio del 2.000.
Parliamo di investimenti e partecipazioni. Come pensa di muoversi anche per soddisfare richieste ed esigenze?
L'argomento è delicato e non può essere liquidato con qualche battuta.
Posso, comunque, schematizzare:
*-per l'aeroporto di Peretola abbiamo fatto valere il diritto di prelazione sulle quote Alitalia per passare dal 25,5 al 34,1% dal capitale sociale;
*-per la Centrale del Latte di Firenze-Pistoia-Livorno abbiamo dato parere favorevole all'aumento di capitale che ci porterà all'acquisto di quote per 600 milioni in tre anni.
C'è molto interesse, quindi, per Saf e Centrale...
Pensiamo che ciò possa essere utile per favorire la privatizzazione delle due società.
E poi? Cesvit, Mercafir, Firenze-Expo, ...
Nel Cesvit aumenteremo la nostra presenza per migliorare la ricerca scientifica sul territorio. Noi crediamo nel ruolo del Cesvit per il trasferimento delle tecnologie alle imprese.
Mercafir non è una nostra partecipata, tuttavia la struttura merita la massima attenzione per la sua presenza strategica nella distribuzione dei prodotti alimentari sul territorio..
Infine, Firenze-Expo richiama una grande attenzione per la scommessa che abbiamo fatto di creare a Firenze un grande polo espositivo che da una parte porti alla fusione del Palaffari in Firenze Expo che già comprende ex-Sogese ed ex-Palacongressi.
Inoltre auspichiamo che si arrivi il più presto possibile a creare altri spazi liberando le aree della Dogana e della Guardia di Finanza.
Penso anche che debba procedersi rapidamente alla costruzione del parcheggio sotto la vasca alla Fortezza.
Il panorama delle partecipazioni è sempre più articolato e complesso. Lei pensa che le cose vanno bene come sono adesso?
Direi proprio di no. Sono convinto che Camera di Commercio ed Enti locali non possono "incontrarsi" solo nelle assemblee dei soci. Mi sembra giunto il momento di costituire una sorta di Comitato composto dai vertici di CdC ed Enti locali che possa riunirsi spesso per un esame della strategia complessiva delle partecipate, facendo comunque salve le prerogative dei rappresentanti nei Consigli nominati sia dalla CdC che dagli Enti locali.
F.C.
Rischio da inquinamento elettromagnetico

Per combattere l'inquinamento da radiazioni elettromagnetiche due Comitati, domiciliati presso Claudio Romani, consulente in bioelettromagnetismo (Lucca tel. 0583/928974), hanno inoltrato un esposto-denuncia (primo destinatario il sindaco di Capannori) contro l'ipotesi che il Comune affidi all'Arpat il compito di rilasciare il "nulla-osta" sulla pericolosità delle radiazioni elettromagnetiche per la popolazione.
Secondo i Comitati (C.OP.I.E. e C.D.E.) tale incombenza spetta al Ministero della Sanità, mentre all'Arpat deve essere riservato solo il monitoraggio di tipo ufficiale delle emissioni. Inoltre, non si può ignorare la complessità del problema visto anche che l'ente federale americano EPA ha già riconosciuto l'energia elettromagnetica come possibile fattore cancerogeno con classe di evidenza B1.
Anche in Italia si comincia ad avvertire il pericolo elettrosmog per la salute, indicando anche i "responsabili" nell'energia elettrica , la telefonia cellulare, elettrodomestici, televisori, radiosveglie. Pericoli che vanno dalla più grave forma dovuta al tumore a forme più lievi come cefalea, depressione, insonnia, allergie.
Ma cosa fa lo Stato (nel suo complesso) per proteggerci? E' vero che nel settembre del 1981 il Ministro della Sanità, anche sulla base della legge 833/78 sull'istituzione del Servizio Sanitario Nazionale decideva di nominare una "Commissione Nazionale" con il compito di formulare una normativa nel campo della protezione della popolazione e dei lavoratori dai campi elettromagnetici ad alta frequenza.
Le proposte contenute nella versione finale redatta dalla Commissione Nazionale (Campos Venuti et al. 1983) e trasformata successivamente in una bozza di normativa nazionale, ven- ne successivamente presentata al Ministero della Sanità ma non diventò mai legge.
Il risultato è che, ancor oggi, in Italia, non esiste una normativa per la protezione dei lavoratori e della popolazione dai campi elettromagnetici ad alta frequenza.
Ora, con colpevole ritardo, si comincia a pensare ad una legge che affronti la questione in maniera adeguata, anche per applicare gli articoli 9 e 32 della Costituzione, per dettare misure atte a prevenire i danni alla salute e all'ambiente prodotti da inquinamento elettromagnetico generato da fonti artificiali nella fascia compresa tra 0 e 300 GHz.
C'è un progetto di legge quadro già approvato dal Consiglio dei Ministri che è tuttora oggetto di discussione in parlamento insieme ad altri cinque progetti sullo stesso argomento presentati da diversi gruppi politici.
Vengono stabilite anche le competenze dello Stato, delle Regioni e delle Province.
In previsione c'è anche l'istituzione di un'Autorità indipendente sull'ettromagnetismo che sarà chiamata ad operare in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione.
L'Autorità, entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge, presenta al Ministero dell'ambiente una relazione contenente la quantificazione degli oneri gravanti sul fatturato lordo degli esercenti, dei gestori delle emittenti e ripetitori radiotelevisivi, dei ripetitori per telefonia cellulare, dei produttori di apparecchi elettrici, la relativa quota annuale da versare nel Fondo obbligatorio, l'eventuale quota da prelevarsi dalle tariffe elettriche, nonché i criteri e le priorità da parte degli esercenti e degli enti locali, di accesso al Fondo stesso per le azioni di risanamento.
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