L'ATTENZIONE

Editoriale

Calcio, che noia!

 

Una domanda semplice semplice: "vi siete mai entusiasmati nel leggere che la Fiat ha chiuso il bilancio in attivo, che la Pirelli ha aperto una fabbrica in Colombia, che l'Enel ha acquistato una televisione o l'acquedotto pugliese?"

Avete pensato che, in fondo, si trattava di business che non vi riguardava direttamente. A voi, forse, interessa di più controllare il mercoledì ed il sabato se avete vinto al Superenalotto, oppure se avete fatto 13 con la schedina del totocalcio!

E comunque, anche in questo caso, forse senza entusiasmo.

Perchè? Se non lo ve lo siete chiesto, vi aiutiamo noi. Perchè il calcio ormai non è più un divertimento, una passione, una fonte di forti emozioni. E' un business, nè più nè meno di una fabbrica di automobili o di pneumatici.

I tifosi sono diventati solo soci (di minoranza) che devono portare danaro alle casse dei Club che, a loro volta, devono elargirlo alle televisioni ed ai giocatori.

Non solo, ma i tifosi per vedere una partita possono scegliere se pagare il biglietto allo stadio, pagare alcuni decoder per altrettanti televisioni, o sobbarcarsi la spesa di trasferimento per seguire la squadra in trasferta (se è fortunato a trovare il biglietto).

Ma l'emozione, a quanto pare, non fa più parte del gioco. E' diventato un optional molto personale.

Anche perchè con il "calcio quotidiano" non ci si può emozionare di continuo: si rischia l'infarto. Tra anticipi, posticipi, coppe, campionato, etc. si dovrebbe vivere solo di calcio. Che costa, oltretutto, non poco! E allora, mentre i Club, le televisioni, i giocatori, si arrrichiscono, i soci (cioè i tifosi) si impoveriscono. E purtroppo, al contrario dei soci delle aziende (Fiat, Pirelli, etc.) che possono sperare a fine anno nell'elargizione di un dividendo, ai soci-tifosi del calcio è concesso solo ... pagare.

Una volta riceveva in cambio l'emozione; adesso anche questa è negata.

Quando la domenica si ascoltava alla radio "tutto il calcio minuto per minuto" si facevano calcoli di classifica, l'interruzione di un radiocronista ti metteva in ansia, insieme alla gioia per la vittoria della tua squadra godevi per la sconfitta della squadra rivale.

Adesso ti danno la medicina a dosi: sabato alle 17 una pillola, sabato alle 22 un'altra, domenica alle 17 una terza pillola, domenica alle 22 la quarta; magari lunedì ancora un'altra.

Senza contare che martedì, mercoledì, giovedì, ci sono le Coppe. Venerdì ... pesce.

E se proprio vogliamo, parliamo anche della nazionale che sarà sempre di seconda scelta visto che il nostro campionato è "imbottito" di stranieri e che i Club vedono malvolentieri i loro giocatori vestiti d'azzurro!

Il calcio, che noia!


Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Sanità: proroga per i direttori generali

 

 

Con una lettera indirizzata al presidente della Regione Vannino Chiti, all'assessore alla sanità Claudio Martini ed ai presidenti dei Gruppi consiliari di "Toscana Democratica", Olivo Ghilarducci, capogruppo del PPI, ha fatto il punto sulla questione della proroga dei direttori generali delle AA.SS.LL. e AA.OO. della Toscana.

Alla lettera Ghilarducci ha allegato un vero e proprio documento di discussione che riteniamo utile proporre integralmente ai nostri lettori.

 

 

Il decreto Bindi pone il problema della conferma in attività dei direttori generali delle aziende sanitarie e ospedaliere.

La Giunta regionale della Toscana ha opportunamente trasmesso al Consiglio una proposta di delibera a riguardo che prevede di avvalersi della possibilità che dà il decreto di prorogare per un anno gli attuali direttori in carica.

Ciò anche per rimandare, come è giusto, alla nuova amministrazione regionale la scelta dei direttori generali.

Se consideriamo le aziende sanitarie e ospedaliere in base ai loro bilanci e al personale amministrato, ci rendiamo conto quanto in realtà sia enorme il potere affidato alla gestione degli stessi direttori generali. Infatti, probabilmente, fra la aziende toscane solo la Piaggio ha un numero di addetti ed un fatturato superiore.

Oltre alle considerazioni della centralità della politica sanitaria, nei reali interessi dei cittadini e delle varie comunità, vanno considerati anche i grandi riflessi socio-economici che queste aziende finiscono per avere sul territorio della regione. Di conseguenza la figura del direttore generale viene ad assumere un ruolo sociale, economico e politico di grandissima rilevanza.

Ammettendo che gli attuali direttori generali operanti in Toscana siano persone serie, oneste e capaci, altrimenti, ove non dovessero sussistere queste condizioni, la Giunta si sarebbe posta sicuramente il problema della revoca del mandato, non possiamo trascurare gli effetti di questo ampio potere politico, economico e gestionale.

Anche nel caso della massima onestà possibile è indubbio che questo potere, previsto per legge, può, perdurando per lungo tempo nella stessa struttura, portare ad "incrostazioni" che, indubbiamente, rischiano di produrre effetti negativi sotto vari punti di vista.

Se si pensa poi che per gli stessi sindaci, che nella maggior parte dei casi hanno un potere molto meno grande, è previsto il limite di mandato, non è possibile non porci delle regole per queste figure che assumono un ruolo cardine nelle realtà socio-economiche del territorio regionale.

In questo senso, e per queste considerazioni, il gruppo del Partito Popolare ritiene che già in questa fase si debba considerare l'ipotesi di "rotazione di incarico" rispetto al territorio dei direttori attualmente operanti. In questo modo non si annullerebbe la validità dell'esperienza professionale, ma si eliminerebbero il pericolo delle suddette "incrostazioni" legate ad un'eccessiva permanenza di tempo nella gestione della stessa azienda. Oltretutto questo porterebbe gli stessi direttori a misurarsi con realtà territoriali diverse, accrescendone la continuità dell'impegno ed il bagaglio di preparazione.

Nello stesso tempo, vista la delicatezza e l'importanza del ruolo svolto, il gruppo del PPI ritiene che debba essere considerato anche per i direttori generali un limite al mandato di incarico, che indicativamente potrebbe essere previsto in non più di dieci anni consecutivi.

Il gruppo del Partito Popolare auspica che il presente documento possa costituire la base da cui avviare una seria riflessione sulla questione all'interno della maggioranza di "Toscana Democratica".

 

.Il Capogruppo PPI - Olivo Ghilarducci -.

 

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Industriali di Firenze: no al ticket

 

 

Ecco cosa scrive in "Lavori in corso" l'Assindustria di Firenze:

Chiamiamola pure tassa di scopo per nobilitarla, resta il fatto che di fronte alle difficoltà (nessuno dubita che ve ne siano) prospettate dall'arrivo di masse di turisti in occasione del Giubileo (ma alla fine ci sarà questa paventata invasione?), si continua a ricorrere alla breve, immediata e facile soluzione del balzello. Già, perchè mai si dovrebbe meravigliare il turista che giunge a Firenze, innanzi a qualche migliaio di lire da versare per l'uso che farà la città, venendo a sapere che lo stesso Comune che ha richiesto quel contributo è il ricco proprietario, ad esempio, di azioni aereoportuali, di immobili, di farmacie, imprese di servizi, industrie alimentari e che ha le mani in diverse attività (spesso non eccessivamente brillanti quanto a ricavi d'esercizio) che potrebbero essere affidate ad altri con un considerevole beneficio di entrate e/o risparmi? Sarebbe veramente l'ora che l'amministrazione si occupasse di governo e non di gestione: ulteriori finanziamenti si possono ottenere senza imposizioni aggiuntive, al contrario, con una coraggiosa cultura della liberalizzazione e della cessione di tutto ciò che è superfluo per la P.A. Ma da questo orecchio- ad onta di tutte le dichiarazioni di principio -qualcuno non ci sente. Da una città come la nostra, che nel 1997 era risultata settima in Italia per reddito medio pro capite (e questo nella quinta potenza industriale del globo), ci si potrebbe aspettare forse più questo genere di messaggi che non un invito coatto ad investire nel Museo a ciclo aperto di nome Firenze. Quanto incasserebbe il comune vendendo le sue quote SAF o Firenze Expo, Mercafir, Centrale del latte, Fiorentinagas, Cesvit e così via? Quanto vale poi la sola AFAM? E vogliamo parlare dei 250 mld che spende per ripianare la sola ATAF?) e per recuperare il denaro che proprietà malgestite, superflue o in perdita fanno mancare si ricorre alla tassa. No, ci dispiace, ma sarà difficile che un turista veda questa tassa d'ingresso (non dovevano essere aboliti i dazi tra Paesi in Europa?) come un investimento a carattere culturale. Servirà solo ad aumentare l'immagine negativa della città.

 

 

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L'ATTENZIONE

 

 

"Rapporto" sui minori in Toscana

 

La popolazione infantile e minorile in Toscana, gli andamenti demografici e le situazioni familiari, le problematiche relative all'istruzione e alla tutela sanitaria, gli asili nido e i servizi per la famiglia, la realtà dei minori stranieri e le statistiche relative alla criminalità dei minori di 18 anni.

Questi sono solo alcuni dei temi trattati dal secondo Rapporto sulla condizione dei minori in Toscana, curato dalla Regione Toscana e dall'Istituto degli Innocenti: oltre 400 pagine di analisi e di dati, più un cd-rom, che rappresentano la "fotografia" più completa e aggiornata della realtà dei minori di 18 anni in Toscana.

"Una fotografia - spiega l'assessore alle politiche sociali, Simone Siliani - dalla quale emerge una realtà complessivamente buona. La Toscana non è l'inferno dei bambini paventato da qualcuno, ma, all'opposto, è una regione dove una fitta rete di soggetti pubblici e privati si occupa con grande coinvolgimento dei bambini. Che sono sempre meno, come indicano i dati demografici, cosa che ci impone di pensare a strategie sociali di sostegno alla famiglia. Ma c'è molto da fare anche per i minori stranieri, che, nonostante la buona apertura all'integrazione della nostra società, restano i meno tutelati e i più soggetti a rischi di vario genere. Per quanto riguarda la salute, infine, la Toscana si conferma a livello di eccellenza, mentre si avverte l'esigenza di forti interventi specifici in materia di tossicodipendenze".

Da parte sua, l'onorevole Marida Bolognesi, intervenuta alla presentazione del "Rapporto", ha sostenuto che la Regione Toscana ha svolto un ottimo lavoro nell'individuazione dei problemi, ma che è necesario adesso incerementare gli interventi soprattutto nei confronti di culture diverse, come quella cinese che portano i bambini ad avere un approccio al lavoro precoce.

Pochi bambini, molti anziani

La Toscana è una regione dove la popolazione non aumenta - anzi, diminuisce leggermente (3 mila abitanti in meno dal 1991 al 1997) - ma che invecchia inesorabilmente.

 

Nascite e riconoscimenti

In linea con i dati nazionali, le nascite in casa - peraltro secondo i dati disponibili, le meno sicure - rappresentano ormai solo lo 0.6 per cento.

In Toscana, semmai, si nasce di più in ospedale (96.2 per cento dei parti contro l'86.2 per cento) e meno nelle cliniche private (3.2 per cento contro il 12.8 per cento).

 

Matrimoni e separazioni

Solo una separazione su due e un divorzio su tre sono tra coniugi che hanno figli (la separazione e il divorzio si verificano in media dopo i 12 e i 17 anni di matrimonio). Alla madre sono affidati il 92 per cento dei figli nelle separazioni e il 90 per cento nei divorzi.

 

I minori stranieri

I dati disponibili evidenziano una presenza di minori stranieri percentualmente superiore ai dati nazionali.

I minori di 0-14 anni con permesso di soggiorno sono 0.5 su mille abitanti della stessa età, mentre sono 1.3 quelli di 15-17 anni (a Firenze raggiungono lo 0.9 e il 2 per mille). I rispettivi valori nazionali sono di 0.3 e 0.7. Le cifre assolute sono comunque basse: alla fine del 1997 erano 3.091 i minori con permesso di soggiorno in Toscana. E' una realtà che acquista maggior risalto con i dati sui minori stranieri nelle scuole: si parla del 2.4 per cento dei bambini agli asili nido (la percentuale di gran lunga più alta, con una consistenza che quindi in futuro si estenderà anche agli altri ordini di scuole), dell'1.1 per cento alle materne (0.7 in Italia), dell'1,3 alle elementari (0.9), dell'1 alle medie (0.5). La forte presenza di bambini asiatici, e soprattutto cinesi, rimane una peculiarità toscana, e in particolar modo fiorentina.

 

I bambini e la salute

Con 535 posti letto di pediatria (1.3 ogni mille abitanti in età 0-14) e 189 posti di altre specialità pediatriche (0.5 ogni mille), la dotazione della Toscana è in linea con quella nazionale. Per quanto riguarda le malattie, l'Aids, al contrario di alcune catastrofiche previsioni, risulta in netta regressione: dal picco dei 76 nuovi casi del 1995 siamo passati ai 9 del 1997. Generalmente, diminuiscono le notifiche delle malattie infettive.

Ben 3 su 4 , sia in Toscana che in Italia, riguardano bambini tra 0 e 14 anni: per la Toscana, il 49 per cento riguardano la varicella, il 24 la parotite, il 9.7 la scarlattina, il 5.3 la rosolia, il 4.7 il morbillo, il 3.5 la salmonellosi non tifoidea, mentre tutte le altre malattie assieme non raggiungono il 5 per cento. C'è però da segnalare una certa ripresa della tubercolosi, con 12 casi nel 1996. In Toscana si hanno 141 notifiche ogni 100 in Italia, un dislivello che non va ovviamente imputato ad una maggiore "morbosità", ma piuttosto ad una maggiore adesione dei medici toscani all'obbligo di notifica (lo scostamento piu' forte, del resto, riguarda la varicella).

 

Asili nido e materne

Per quanto costituisca la voce più importante, dopo quella per gli anziani, la spesa sociale dei comuni per i minori, gli adolescenti le famiglie si attesta sul 13-14 per cento.

Negli ultimi anni sono aumentati sia gli asili nido (201 alla fine del 1997) che i posti disponibili (7.482).

Nel 1997, per i soli nidi, si sono spesi circa 121 miliardi, con una media di 600 milioni per asilo e di 16 milioni per bambino. Anche senza ripresa delle nascite, si registra una crescita delle scuole materne, con 3.436 sezioni e quasi 80 mila iscritti. La copertura è pressochè totale, col 99.2 per cento di bambini iscritti contro il 94 nazionale.

 

I minori in istituto

In Toscana sono state censite 76 strutture socio-assistenziali che ospitano 670 minori: 1.3 minori ogni mille minorenni, contro un dato nazionale di 1.5. I dati fanno emergere un problema di permanenza in istituto. E' netta la prevalenza delle permanenze che si protraggono oltre un anno, specie se il minore è maschio e soprattutto di età più avanzata. L'11 per cento dei dimessi addirittura non è più minorenne.

 

La scuola

All'ultimo censimento il tasso di non conseguimento della scuola dell'obbligo degli abitanti in età 15-18 (età in cui si dovrebbe aver già conseguito la licenza media) era del 5.4 per cento (9 per cento in Italia). Ci si attende un'ulteriore contrazione per il censimento del 2001.

Comunque il fenomeno della dispersione scolastica esiste ancora e nel 1996-97 è stata pari allo 0.6 per mille bambini alle elementari (0.8 in Italia) e al 4.5 per mille alle medie (8.5). Per quanto riguarda la ripetenza, il tasso toscano è più basso del nazionale alle elementari (3.2 alunni ripetenti contro 4.3), si decuplica ma rimane sempre più basso alle medie (37.8 contro il 47.4 ), sopravanza il dato italiano alle superiori (7.6 contro 7.1).

 

I bambini e l'handicap

In Toscana i nati con difetti congeniti sono segnalati in un apposito registro regionale che ha pochi riscontri in Italia. Da esso si ricava un'incidenza del 2.4 per cento. Nel 1995, anno in cui si è segnalato un significativo incremento, sono stati 617 i nati con qualche difetto congenito. A scuola, la Toscana pare particolarmente dotata di insegnanti di sostegno (uno ogni 3 alunni con handicap, contro l'uno ogni 4 in Italia)

 

Il disagio giovanile

Nel quinquennio 1990-95 sono stati segnalati 570 tossicodipendenti minorenni in Toscana. Ogni 100 minori tossicodipendenti italiani ce ne sono 170 in Toscana: un valore molto alto che la pone tra le prime regioni. Il tasso di suicidio minorile è di 0.4 suicidi ogni centomila abitanti minorenni, del tutto in linea con quello nazionale. Il numero dei morti minorenni in incidenti stradali è in diminuzione da diversi anni, ma ancora superiore a quello italiano (4.7 contro 3.9)

 

Criminalità minorile

Il tasso di criminalità minorile (denunciati per mille abitanti minorenni) si conferma il più alto in Italia dopo quello della Liguria: è oltre una volta e mezzo il tasso nazionale (3.7 contro 2.4) e particolarmente alto in province come Firenze (5.4) e Livorno (4.1). La criminalità minorile in Toscana si caratterizza maggiormente per i delitti contro il patrimonio - i minori denunciati per furto rappresentano il 45.5 per cento di tutti i minori denunciati, contro il 40.6 in Italia - e meno per i delitti contro la persona. A livello regionale i minori rappresentano il 6.5 per cento di tutte le persone denunciate, ma ben il 27.8 per cento delle persone denunciate per furto, il 14.6 nelle violenze sessuali (ma in valore assoluto si tratta solo di 20 minori), l'11.3 per cento nelle rapine e nelle estorsioni, il 9.8 per cento nello spaccio di stupefacenti.

Ma i dati evidenziano anche un'altra particolarità: la Toscana è una regione dove la criminalità minorile è opera in larghissima parte di minori nati altrove. Ad esempio, dei 1.053 condannati nel periodo 1991-96 per un delitto commesso in loco 107 sono nati in Toscana (10.2 per cento) e 946 (89.8) sono nati altrove. E' la regione dove massimo è lo squilibrio tra la criminalità che si verifica nella regione e la criminalità dei minori nati nella stessa regione. I minori stranieri rappresentano il 69 per cento dei condannati in regione, mentre è bassissima l'incidenza dei minori nati in Toscana rispetto a tutti i minori condannati in Italia: solo lo 0.86, mentre in Toscana risiede quasi il 5 per cento dei minori italiani.

 

Più infortuni sul lavoro

A parità di popolazione, si hanno in Toscana 165 infortuni di minori di 14-17 anni (per legge non si può lavorare prima dei 14 anni in agricoltura e prima dei 15 anni negli altri settori) ogni 100 infortuni di minori sul lavoro in Italia. Sono valori più alti, ma c'è da notare che negli ultimi anni è stata più forte che nel resto di Italia la riduzione percentuale degli infortuni (meno 12.9 per cento contro l meno 4 per cento, nel triennio 1994-96). La mortalità sul lavoro in Toscana è comunque inferiore ai livelli nazionali (0.6 contro 0.9, corrispondente a due casi nel triennio).

Nel 1997 in Toscana sono stati accertati in Toscana 113 infrazioni sul lavoro minorile (di cui 5 per mancanza di età minima all'assunzione).

 

Le violenze contro i minori

E' una realtà per cui mancano ancora dati pienamente attendibili, per varie difficoltà statistiche.

Le tendenze regionali, comunque, sembrano più o meno in linea con quelle nazionali.

Le denunce di violazioni degli obblighi di assistenza familiare e quelle di maltrattamenti in famiglia si sono attestati agli stessi livelli di 10 anni prima (tra i 250 e i 300 le prime e poco più di 100 le seconde), le denunce di corruzione di minorenne hanno avuto un fortissimo calo (quando sono passate dalle 107 dell'anno prima alle 8), le denunce di violenze carnali sono state 93 nel 1996, con un tasso di denunce per 100 mila minori di 1.87 contro il tasso nazionale di 1.54.

Da ricordare che anche i minori si rendono responsabili di violenze contro altri minori.

In particolare i minori denunciati per violenza carnale, atti di libidine e violenza sessuale nel decennio 1987-1996 rappresentano ben l'11.3 per cento delle persone complessivamente denunciate per questi reati.

 

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L'ATTENZIONE


Agenda 21 locale (cosa si fa in Toscana)

 

 

Sviluppo sostenibile e progetti concreti

Un manuale a disposizione di tutti gli enti locali toscani per la stesura delle Agende 21, ovvero dei programmi per il governo del territorio e lo sviluppo sostenibile incardinati sui principi e gli impegni assunti a livello mondiale con la Convenzione di Rio de Janeiro del giugno 1992.

E' questo uno degli strumenti presentati nel corso della "Conferenza nazionale sulle agende 21 locali", che si è tenuta a Firenze nei giorni scorsi, che è stata una importante occasione di confronto tra le varie esperienze che negli ultimi anni sono state avviate in Italia su questo terreno, anche se con caratteristiche ancora molto differenziate tra loro.

Proprio una maggiore omogeneità è l'obiettivo di un manuale elaborato dalla Regione Toscana, quale punto di riferimento di una regione che è stata la prima in Italia a promuovere le Agende 21 a carattere locale.

Lo stesso Piano regionale di sviluppo 1998-2000, il primo a caratterizzarsi per il concetto di sviluppo sostenibile, decise di avviare queste esperienze in tre ambiti territoriali - Monte Amiata, comprensorio del cuoio e fascia costiera livornese - alle quali poi si sono aggiunte le iniziative autonome di alcune amministrazioni comunali.

"Il principale obiettivo - ha spiegato l'assessore regionale all'ambiente, Claudio Del Lungo - è quello di fare in modo che le Agende 21 non siano dei semplici documenti di intenti ma acquistino un valore effettivo, in quanto strumenti cardine della pianificazione di un'area. Per questo un aspetto decisivo è rappresentato dal quadro delle conoscenze del territorio interessato agli interventi. Questo per non ripetere l'esperienza negativa dei patti territoriali, esempio di come non dovrebbe essere fatta la pianificazione, perchè con essi ci siamo limitati ad invitare ad un tavolo tutti coloro che intendevano partecipare agli interventi, a prescindere da una strategia e da un'analisi del territorio".

E la conferma si è avuta proprio nel corso della Conferenza (che si è svolta nell'Auditorium della Banca Toscana a Firenze) organizzata dalla Regione Toscana, con la preziosa collaborazione di Arpat (Agenzia regionale per la protezione ambientale toscana) e con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente.

Nei due giorni di ampio dibattito il tema di "Agenda 21" è stato affrontato da tutte le angolazioni: dalle strategie di applicazione al ruolo dell'Arpat, dalla dimensione territoriale di interveno agli interventi dei soggetti, dalle esperienze acquisite ai programmi dell'Unione europea.

Alessandro Lippi (direttore generale dell'Arpat), ha sostenuto da parte sua "il significativo ruolo di servizio che l'Arpat può svolgere a supporto dell'attività delle Agende 21, ancorchè in concorso con tutti gli altri soggetti (università, ad esempio) che sono depositari di conoscenze tecniche e scientifiche.

Lippi ha indicato, inoltre, le fasi per le quali appare indispensabile il coinvolgimento del sistema agenziale di protezione am-bientale nell'implementazione della strategia delle Agende 21, che possono essere obiettivate in costruzione di un sistema adeguato di conoscenza dei dati, supporto tecnico-scientifico alle parti sociali coinvolte, strumentazione "attendibile" per la valutazione in itinere ed ex-post.

 

 

Toscana: nasce Agenzia regionale per l'energia

 

Una riduzione delle emissioni di anidride carbonica (CO2) in atmosfera quantificabile in circa dieci milioni di tonnellate all'anno, tre in più di quanto spetterebbe alla Toscana con un impegno limitato all'attuazione degli obiettivi assunti a Kyoto dall'Europa e dall'Italia per la riduzione dei gas responsabili dell'"effetto serra"; un risparmio energetico calcolato in 3.32 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, pari al 28 per cento degli interi consumi regionali, e un incremento della produzione elettrica di circa 1600 Mw, dei quali oltre mille da fonti rinnovabili; un insieme di indirizzi per il rinnovamento e la razionalizzazione del sistema energetico regionale - ma anche per la riduzione dei consumi - che, qualora attuati, si stima possano muovere nel decennio 2000-2010 investimenti per oltre 4 mila miliardi di lire, inducendo nuova occupazione per oltre 20 mila unità lavorative.

Sono questi i numeri del Piano energetico regionale che, primo in Italia imperniato sul concetto di sostenibilità, la giunta ha approvato in questi giorni, su proposta dell'assessore all'ambiente e all'energia, Claudio Del Lungo. "Un risultato di grandissimo rilievo - spiega l'assessore - Abbiamo portato a compimento un lavoro ambizioso e difficile, che non aveva precedenti in altre regioni italiane.

Per la prima volta la Toscana si è cimentata nella programmazione dell'efficienza energetica e della riduzione dei gas climalteranti, adeguandosi, e oltrepassando, gli obiettivi del protocollo di Kyoto".

Per la sua attuazione il piano potrà utilizzare le risorse messe a disposizione a livello comunitario (fondi strutturali), nazionale (carbon tax) e regionale (l'uno per cento minimo dell'accisa sulla benzina). Così pure, potrà servirsi dell'Agenzia regionale per l'energia, società per azioni, a prevalente partecipazione della Regione e degli enti locali, la cui legge istitutiva è stata approvata dalla giunta contestualmente al piano.

"Oltre ad un ruolo di attuazione del piano - spiega Del Lungo - l'agenzia avrà compiti specifici di promozione delle fonti rinnovabili e di supporto nelle attività di programmazione degli enti locali. Sarà aperta agli operatori del settore e alle agenzie provinciali per l'energia, che già esistono a Firenze, Livorno, Lucca, Pisa".

Minori consumi, maggiore efficienza energetica, più fonti rinnovabili, in una regione in cui, peraltro, già il 23 per cento dell'energia elettrica prodotta proviene da fonti rinnovabili (contro un obiettivo dell'Unione europea del 12 per cento). Sono queste le principali direttrici di un piano, che si articola in un quadro conoscitivo, negli indirizzi, in un piano finanziario e in un programma temporale.

Nel 1990 le emissioni di CO2 in Toscana ammontavano a circa 27 milioni di tonnellate all'anno, il 6.8 per cento del dato nazionale, cifra rispetto alla quale l'impegno alla riduzione, imperniato sul Protocollo di Kyoto, può essere quantificato in 7 milioni di tonnellate. I dieci milioni di tonnellate sono raggiunti attraverso l'individuazione di precisi obiettivi per ogni settore di produzione e consumo di energia.

 

Centrali termoelettriche.

Non si prevede la costruzione di nuove centrali e la potenza installata resterà invariata. Il passaggio al metano e al ciclo combinato nelle centrali di Livorno e Santa Barbara e gli interventi migliorativi a Piombino comporteranno una riduzione di due milioni di tonnellate annue di Co2.

 

Cogenerazione

Il settore, con la produzione combinata di energia e calore, ha ampi margini di crescita. C'e' spazio per 3-5 impianti di media dimensione e per 30-40 di piccola dimensione. La realizzazione degli indirizzi, con una potenza installabile di 500 Mw, comporterebbe investimenti per 900 miliardi, nuova occupazione per 1530 unità e una riduzione di CO2 di un milione e 300 mila t./anno.

 

Idroelettrico

Modeste le potenzialità ancora non sfruttate sul territorio regionale. I siti favorevoli all'installazione di impianti sono 45, tutte per strutture di taglie ridotte e comunque da valutare sulla base delle vocazioni dei territori interessati. La riduzione di CO2 si stima in 147 mila t./anno, gli investimenti necessari in 385 miliardi, l'occupazione in 5.400 unità (stima ricavata, come le seguenti, dagli atti della conferenza nazionale sull'energia e l'ambiente);

 

Eolico

Non esistono ancora installazioni operative, ma le potenzialità sono molto ampie. A parte il complesso del Monte Secchieta e gli impianti progettati a Fiorenzuola (Firenze) e a Zeri (Massa), il piano individua 92 possibili aree eoliche, con una potenza installabile di 300 MW, una riduzione di CO2 di 420 mila t./anno, investimenti necessari per 450 miliardi e un'occupazione di 6.400 unità.

 

Solare

Per il fotovoltaico applicazioni significative interesseranno le utenze isolate le piccole isole, ma si punta soprattutto su uno sviluppo del termico, considerato che la Toscana, come l'Italia, ha ancora valori molto lontani dalla media europea (3.2 metri quadrati di pannelli solari ogni mille abitanti, contro i 18.6 mq dell'Unione europea, ma anche contro i 159 mq di un paese come l'Austria). Si stima una potenza installabile nel decennio pari a 200 mila mq, con una riduzione di CO2 pari a 4 mila t./anno, 140 miliardi di investimenti necessari, un'occupazione di 1800 unità.

 

Biomasse

Per l'utilizzazione di materia vegetale come fonte di energia si ipotizza una potenza installabile di 92 Mw, una riduzione di CO2 di 644 mila t./anno, investimenti necessari per 360 miliardi, un'occupazione di 5.700 unità.

 

Geotermia

Il settore ha grandi potenzialità con 23 pozzi, tutti con temperature molte elevate, e 23 sorgenti ancora non oggetto di utilizzazione. Si ipotizza una potenza installabile di 300 Mw per gli usi elettrici, con un milione e 400 milioni t./anno di CO2 in meno, e di 200 Mw, con 300 mila t./anno in meno di CO2, per la produzione di calore.

 

Energia da rifiuti

Il Piano esamina le prospettive che si sono aperte grazie alle importanti novità introdotte in questi anni dalle normative nazionali (Decreto Ronchi) e regionali e ipotizza una potenza installabile di 163 Mw con una riduzione di CO2 di 976 mila t./anno.

 

I consumi.

Per raggiungere i suoi obiettivi, il piano punta anche ad una sostanziale riduzione e razionalizzazione dei consumi, cioè ad un contenimento della domanda di energia e ad un'utilizzazione più efficiente di quest'ultima. Così, significativi sono le azioni individuate per il settore abitativo e terziario: interventi sul tessuto urbano, sugli edifici classificati secondo le varie tipologie di utilizzo, sugli impianti di riscaldamento e di raffrescamento, sull'illuminazione, sul ciclo dell'acqua. In questo modo il piano prevede una riduzione di CO2 stimata in 720 mila t./anno.

Altri sostanziali interventi sono previsti per il settore produttivo e per quello dei trasporti, il cui peso energetico potra' essere ridotto con investimenti in infrastrutture leggere, lo sviluppo del trasporto multimodale e collettivo, il miglioramento tecnologico dei mezzi. L'importanza di questo settore emerge anche dalla quantità di CO2 che il piano stima riducibile nel decennio, pari a ben 2 milioni di t./anno.

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