L'ATTENZIONE

Editoriale

Europei? ma se non siamo neppure "italiani"!

 

 

 

 

Per sentirsi cittadini d'Europa si possono percorrere due strade: quella diretta di appartenenza ad un'Europa unita politicamente; quella indiretta di essere prima cittadini italiani e poi membri di un'Europa ancora non unita politicamente.

Ebbene, facendo un'analisi approfondita (ma non occorre che si scavi troppo!) scopriamo, con raccapriccio, che noi italiani non apparteniamo nè all'una nè all'altra schiera. Siamo nel limbo, in attesa di trovare la strada giusta.

E siccome da noi può dipendere la scelta della strada indiretta, dovremmo sforzarci di tracciarla in maniera adeguata.

Ma come?

La domanda potebbe dar luogo ad un'infinità di risposte, facendoci perdere il senso della misura e quindi facendosi smarrire la strada prima ancora di averla trovata. Cerchiamo, allora, di limitarci a poche, ma concrete, indicazioni.

Per esempio, cominciamo col dire che per essere un popolo civile destinato a far parte di un contesto più ampio (appunto l'Unione europea politica) occorre dimostrare di aver digerito il concetto di democrazia che prevede una corretta convivenza tra maggioranza ed opposizione che non passa attraverso le forche caudine della par-condicio televisiva, ma attraverso la par-condicio della vita democratica.

Democrazia significa anche spirito di convivenza, sopportazione, aperture sociali, culturali e religiose. E non solo verso gli immigrati extra-comunitari, ma anche da parte dei settentrionali rispetto ai meridionali, cancellando vecchi steccati e rifiutando nuovi concetti razzisti come quelli espressi dalla Lega Nord di Umberto Bossi o, purtroppo, da un generale dell'esercito italiano, come il generale Celentano che, con il suo "zibaldone" fa professione di razzismo ancor più di Bossi!

Dobbiamo cancellare gli influssi longobardi (al nord) e spagnoli (al sud) di antichi popoli invasori del nostro Paese!

Dobbiamo esaltare la vocazione artistico-culturale e turistica del nostro Paese e vivere rispetto agli ospiti un rapporto di alto livello senza cadere nelle banalità.

Le carte ci sono, mancano le regole!

E queste non si scrivono con duelli rusticani tra vecchi e nuovi "tromboni" della politica italica, il cui unico obiettivo è quello di "apparire" e di garantirsi non una pensione adeguata, ma una pensione d'oro, alla faccia di quella classe lavoratrice che è stata ricoperta da un patina di oblio, come se fosse un'offesa per un paese che si sente troppo furbo, troppo ricco, ma è poco lavoratore e poco democratico.


Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Pedaggio per entrare in città! No, grazie!

 

 

Qualche anno addietro, lamentandosi della presenza di turisti a Firenze, un collega della Rai avanzò l'ipotesi di escogitare qualche sistema "punitivo" per impedire a "questa gente di venire a sporcare Firenze e di costringerla a starsene a casa loro".

Quel giornalista si era comportato con evidente incultura e razzismo. Tanto, lui, lo stipendio lo prendeva lo stesso, anche senza il "disturbo" dei turisti!

Dimenticando, infatti, che una presenza annuale a Firenze di milioni di turisti rappresenta, senza dubbio alcuno, la vita per alberghi, ristoranti, bar, parcheggi, musei, etc.

E la storia, soprattutto quella poco buona, si ripete!

C'è chi pensa di poter tornare al tempo delle gabelle medievali, facendo balenare una Firenze con le barriere controllate da armigeri armati di ... scontrini per entrare in città.

E' una cosa seria? Noi ci auguriamo che i fatti dimostrino la banalizzazione del problema della presenza dei turisti a Firenze!

Meglio, allora, ironizzare. Per esempio, decidendo (in teoria) se le barriere dovranno essere manuali o elettroniche; se gli esattori avranno una divisa con alabarda o solo un distintivo sulla giacca; se la "tassa" sarà ad personam o ad autovetturam; se una volta pagato sarà possibile uscire dalla città e poi ritornarci, magari con il rilascio di una contromarca; se ci si vuole coprire di ridicolo oppure no!

E poi, visto che ci siamo: sarà chiesta la carta d'identità a chi si avvicina alla barriera? Oppure gli uffici consegneranno ai residenti un lasciapassare? E per i residenti che non sono nati a Firenze, si userà il metro dei leghisti di Bossi?

E tutti coloro che vengono alle fiere (espositori ed acquirenti) dovranno passare anche loro sotto le forche caudine del taglieggiamento per entrare in città?

E se vengono a trovarci parenti ai quali non gliene frega niente di fare turismo? pagano anche loro?

Noi siamo nettamente contrari all'ipotesi di un ticket d'entrata e lo saremo anche se resteremo da soli a dirlo.

Questo perchè siamo convinti che il turista vada sollecitato a visitare Firenze, invitato, corteggiato, accolto con entusiasmo! Non è concepibile che si debba considerare i turisti come nemici, sporcaccioni, polli da spennare!

Come non bastassero le spese che devono sopportare tra viaggio, albergo, ristorante, bar, abbigliamento, ed altro ancora, i turisti devono essere "puniti" per aver scelto di visitare una città d'arte come Firenze!

Siamo seri! Fino a prova contraria si devono fare "ponti d'oro" per far arrivare i turisti in una città non "ponti d'oro" per farli andare via. E poi, non vorremmo che qualche buontempone pensasse all'introduzione di altre, diverse gabelle! Ne citiamo due: un ticket sui giardini privati ed un altro sul culo delle donne fiorentine.

Chi ha la finestra o il balcone su un giardino privato do-vrebbe pagare un ticket al proprietario di quel giardino per contribuire alle pesanti spese necessarie per la pulizia, il taglio dell'erba, l'innaffiamento, la cura continua. Il ticket sul culo delle donne fiorentine (patrimonio delle città) è molto aderente al ticket sull'ingresso alla città.

Si tratta di un modo di godere cose non proprie, guardando, osservando, criticando.

E poi, caro sindaco, molto meglio guardare il culo di una donna che si muove con grazia invitante che non il pisello del David che è statico, freddo. Pensiamo che anche lei si ecciti più nel primo che nel secondo caso.

Pensino gli amministratori che cosa sarebbe di Firenze se i turisti per protesta non vi mettessero piede, anche se solo per un periodo di tempo limitato!

Vedremmo le strade deserte, i musei con un silenzio di tomba, alberghi, ristoranti e bar vuoti. Uno spettacolo, a dir poco, allucinante!

In compenso vedremmo torme di commercianti inviperiti a Palazzo Vecchio che cercherebbero di appiccare il fuoco agli eretici del turismo ritendoli responsabili delle loro disgrazie economiche.

E poi, signor sindaco Dome-nici, cosa ne pensa l'ufficio legale del Comune? Si può imporre una tassa di ingresso, ancorché finalizzate, sen-za una legge dello Stato? Lo prevede la Costituzione? Si fa entrare dalla finestra quella tassa di soggiorno abolita dopo tante polemiche? Ed, infine, quanto può giovare all'immagine di una città come Firenze?

Coraggio, signor sindaco, dopo il breve rodaggio, faccia in modo che la sua Giunta si occupi di cose serie, nell'interesse della città.

Grazie!


.Elena Carbone.

 

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L'ATTENZIONE

Quale "Area Metropolitana" per Firenze?

 

Tra l'indifferenza quasi generale la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato il 6 agosto scorso il testo della legge 265/99 contenente "disposizioni in materia di autonomia ed ordinamento degli enti locali", nonchè modifiche alla conosciuta legge 142 del 1990.

In parte questa legge ribadisce concetti noti, in parte introduce alcune novità molto interessanti per quanto riguarda, in particolare, le "aree metropolitane" e la "città metropolitane".

Firenze è una delle 9 città interessate e già alla fine di questo mese si appresta a vivere, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, la prima assemblea di tutti i Comuni della provincia di Firenze per gettare le basi per l'applicazione della legge.

L'argomento è delicatissimo e sicuramente sarà oggetto di polemiche da parte di qualche Comune che ha già annunciato linee di tendenza non proprio aderenti allo spirito della legge.

Per avere un "quadro" esatto dei risvolti della legge abbiamo svolta una piccola indagine, partendo da Eugenio Giani, assessore in Palazzo Vecchio che ha diversa deleghe, tra cui, proprio quella relativa all'Area Metropolitana.

Assessore Giani, che cos'é l'Area Metropolitana?

Sono considerate "Aree Metropolitane" le zone comprendenti i comuni di Torino, Milano, Venezia, Genova, Firenze, Roma, Bari, Napoli e gli altri comuni i cui insediamenti abbiano con essi rapporti di stretta integrazione territoriale ed in ordine alle attività economiche, ai servizi essenziali alla vita sociale, nonché alle relazioni culturali ed alle caratteristiche territoriali.

Si era sempre parlato di integrazione tra Firenze, Prato e Pistoia...

La nuova legge supera quel concetto e va in altra direzione.

Cioé?

Verso la Città Metropolitana.

Che cos'é la Città Metropolitana?

Nelle Aree Metropolitane il comune capoluogo e gli altri comuni ad esso uniti da contiguità territoriale e da rapporti di stretta integrazione in ordine all'attività economica, ai servizi essenziali, alle relazioni sociali e culturali possono costituirsi in Città Metropoli-tana ad ordinamento differenziato.

Sembra di capire che prenderà il posto dell'attuale Provincia!

Esattamente. Le Province delle nove Aree Metropolitane saranno abolite.

Tutti i comuni della provincia sono obbligati ad aderire?

La legge prevede che la proposta di Città Metropolitana venga sottoposta a referendum a cura di ciascun comune partecipante.

Quali i tempi?

Entre 180 giorni la Regione deve formulare un'ipotesi di Area Metropolita-na. Tale proposta dovrà essere sottoposta a referendum; se riceve il voto favorevole della maggioranza degli aventi diritto al voto espressa nella metà più uno dei comuni partecipanti, essa è presentata alla Regione e questa, a sua volta, la presenterà ad una delle due Camere per l'approvazione in legge.

E se un comune non ci stà?

Una volta fatta la legge il singolo comune non può più sottrarsi. Voglio ricordare il caso di Poggio a Caiano e Carmignano che, con referendum, avevano rifiutato di appartenere alla provincia di Prato, ma sono state obbligate dalla legge.

In pratica che cosa dovrebbe accadere con la Città Metropolitana?

I comuni aderenti manterrebbero la loro autonomia, salvaguardando l'identità delle originarie collettività locali. Palazzo Vecchio diventerebbe sede della Città Metropolitana ed i 5 Quartieri di Firenze verrebbero "elevati" a Comuni.

Quali i compiti?

Li prevede la legge: pianificazione territoriale, reti infrastrutturali e servizi a rete, piani di traffico intercomunale, tutela e valorizzazione dell'ambiente, servizi gas, acqua e rifiuti, grande distribuzione commerciale, attività culturali.

E se un gruppo di comuni non rientrano nelle caratteristiche indicate per la Città Metropolitana?

Posso fare esempi concreti: intanto per l'area empolese verrebbe accelerato l'iter per la trasformazione del Circon-dario in Provincia; per il Mugello, invece, o diventa Provincia a se stante o rientra nella Città Metropolitana quale Circondario autonomo.

Ma si tratta di piccole realtà?

La legge prevede una deroga al tetto di 200.000 abitanti per costituire una nuova Provincia quando si deve ridefinire il territorio della precedente provincia.

 

 

Paolo Saturnini, sindaco di Greve in Chianti, sostiene che la questione vada affrontata con tranquillità e serenità "perchè sono tanti gli argomenti da affrontare e tutti delicati".

In particolare, secondo Saturnini, "vanno sciolti prima due nodi fondamentali, cioè perserguire l'idea di un'area formata dalle province di Firenze, Prato e Pistoia, oppure, più realisticamente, ipotizzare un'area formata da Firenze ed alcuni comuni limitrofi? E poi - prosegue Saturnini - occorrerà decidere su quali temi si potrà sviluppare il dibattito in senso aggregativo e quali dovranno restare all'autonomia dei singoli comuni".

A proposito dei quali, Saturnini rivendica la continuità come enti locali autonomi, negando quindi, l'ipotesi di un super-sindaco di area.

 

 

Giuliano Lastrucci, sindaco di Bagno a Ripoli, scende in alcuni particolari, sostenendo che "non è accettabile che il Comune capoluogo - cioè Firenze - metta i panni del vicere e non possiamo pensare che, in un prossimo futuro, i nostri comuni siano trasformati in consigli di quartiere".

Secondo Lastrucci "le nuove istituzioni devono sviluppare e non deprimere i rapporti con i cittadini". Egli teme che da Firenze venga esportato verso i comuni dell'hinterland quella mancanza di profondità dei rapporti tra politica e società che domina Firenze.

Da qui la domanda di Lastrucci: "la città metropolitana serve a favorire tale rapporto oppure lo raffredda, ossia riusciamo a trasferire nella nuova città metropolitana il rapporto che esiste nei Comuni della cintura oppure lo cancelliamo"?

 

.Nicola Francano.

 

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L'ATTENZIONE

 

 

Una bambina "adotta" un nonno

 

Un amore estivo molto particolare

 

Me la trovo davanti che mi guarda con occhi che implorano mentre dice "nonno, gioca con me!". Chi è? mi chiedo senza parlare. Cosa vuole? mi domando imbarazzato. Perchè mi chiama nonno se non sono il suo nonno?

Mia figlia è lì che mi guarda e mi spinge a giocare con lei. La guardo negli occhi, leggo, insieme al desiderio, l'innocenza.

Viviana, questo è il suo nome, non ha che quattro anni, è in vacanza al mare con la mamma e le sue tre sorelline, mentre il padre lavora ancora, malgrado sia agosto, per mantenere quella meravigliosa famiglia. E' napoletana, ma io l'ho incontrata a Scalea dove la sua famiglia ha una casa vicino a quella di mia figlia, al mare anche lei con i miei due nipotini e suo marito.

Viviana, mi racconterà più tardi la madre, non ha un nonno e ne sente la mancanza soprattutto quando sente gli altri bambini chiamare i propri nonni.

Diventa facile, quindi, capire perchè quella deliziosa bambina, dagli occhi vivaci, un volto tondeggiante, i capelli ondulati che a volte sembrano castani a volte con ampie mèches bionde, mi ha "adottato" come il "suo" nonno.

Io sono incantato da una situazione che non avrei mai pensato si potesse verificare. Ed anche se sono già abituato a sentirmi chiamare nonno, mi rendo conto che nel mio cuore c'è ancora tanto spazio per accogliere altri nipotini, per dare loro tanto affetto.

Quei giorni di vacanza sono pochisimi per me, ma ricchi di sentimento.

Quando mi vede, da lontano, Viviana grida : "ciao, nonno!" e mi viene incontro felice, mi abbraccia, vuole stare con me. E la sera, prima di andare a letto, vuole venire a salutarmi. Si fa accompagnare dalla sorella maggiore (Carmen), mi vuole dare il bacio della buona notte e garantirsi che l'indomani io sarò ancora lì, vicino a lei.

E quando vado sulla spiaggia e lei mi vede, si allontana dalla mamma e mi corre incontro, sempre con quel suo delizioso "ciao nonno!" e mi racconta del babbo che lavora, che quando verrà le porterà un giocattolo. Tanto che anch'io, che mi assento per un giorno da Scalea, mi sento indotto a prometterle un regalo, che poi diventano quattro, perchè altri due sono "dovuti" ai miei nipotini e l'ultimo a Jessica, la sorella di 7 anni di Viviana, che ha imparato anche lei a chiamarmi nonno.

Le chiedo: "Viviana che regalo vuoi?" e lei senza riflettere risponde subito: "quello che vuoi tu, nonno, purchè ti ricordi di me..."

In verità non le ho portato una grande cosa, perchè anche per fare un regalo bisogna conoscere le persone, ancorchè piccole, quello che hanno, quello che vorrebbero avere...

Mi limito a portarle una bambola su una motocicletta. Lei la guarda, la spinge per farla camminare. E l'indomani mi dice "sai, nonno, l'ho portata anche a mare la bambola...".

Quando sono partito, per tornare a Firenze, era l'alba; lei dormiva, non ho potuto salutarla. Chissà cosa avrà pensato quando non mi ha visto più! Chissà cosa le avrà detto la madre per spiegarle la mia partenza! Forse che anch'io, come il suo papà, ero partito da Scalea per andare a lavorare, lontano da lei.

E lei si è accontentata delle spiegazioni? Chissà!

Forse la rivedrò la prossima estate, oppure la cercherò se dovessi andare a Napoli. Comunque, una cosa è certa: non la potrò dimenticare. E' il minimo che possa fare per dirle grazie per avermi "adottato" quale "suo" nonno. E penso che nemmeno lei mi dimenticherà perchè ha avuto finalmente l'occasione, nella sua vita, di incontrare un nonno.

Un anno passa presto: la prossima estate, se incontrandola sulla stessa spiaggia lei mi verrà ancora incontro e mi dirà "ciao, nonno" vorrà dire che abbiamo vissuto un amore estivo molto particolare. (Francesco Canosa).

 

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L'ATTENZIONE


In viaggio tra vecchia e nuova Europa

 

Dall'inviato Filippo Canali

 

L'estate volge al termine, ma per tutti coloro che hanno la voglia e, perché no, la possibilità di partire in questi giorni per un paio di settimane, vogliamo consigliare un itinerario tra vecchia e nuova Europa.

Quasi dieci anni sono passati dalla caduta del muro di Berlino ed oggi gli Stati di oltrecortina sono una meta ambita dai turisti di tutto il mondo e a ragion veduta. Già qualche mese fa abbiamo fatto conoscere ai nostri lettori le meraviglie di Budapest, oggi ci spostiamo di qualche centinaia di chilometri per andare a trovare altre due capitali dell'est: Praga e Bratislava.

La nascita delle due repubbliche, la Ceca e la Slovacca, di cui le due città sono le rispettive capitali, sono un caso anomalo nella storia del post-comunismo. Infatti è bastato un voto perché i due stati decidessero la scissione, senza rancori e risentimenti, al contrario, ad esempio, degli stati che fino a non molto tempo fa formavano la Jugoslavia.

Ed oggi le differenze fra i due Paesi si fanno sempre più marcate.

La Repubblica Ceca ha già fatto richiesta per entrare all'interno della U.E., tanto che già nel 2003 i più ottimisti sperano di ottenere il tanto auspicato risultato, mentre ancora la Repubblica Slovacca è ben lontana da questa prospettiva.

Consigliamo coloro che fossero interessati ad andare nei luoghi che un giorno appartennero alla ex-Cecoslo-vacchia di evitare di prendere il solito aereo che tranquillamente li porterebbe già nel cuore della Boemia, ma consigliamo di perdere qualche giorno nella marcia di avvicinamento.

I collegamenti sia tramite autostrade che per strada ferrata tra l'Italia e l'ex Cecoslovacchia sono agevoli e ben predisposti. E strada facendo perché non cogliere l'occasione per visitare Innsbruck, Monaco, Vienna, Salisbur-go o Linz. Soprattutto quest'anno i fortunati che hanno fatto tappa in queste zone hanno goduto a pieno dell'eclissi di sole dell'11 agosto (tutti fuorchè chi come noi non ha scelto la città tedesca per vedere l'evento, oscurato da un nuvolone apparentemente senza fine).

L'ingresso nello Stato europeo, che le statistiche descrivono come il più inquinato del continente, è stranamente costellato di pianure, prati verdi e laghi. Facciamo un'altra fermata prima di arrivare alla capitale, Pilsen, nel cuore della Boemia. Una "chicca" per gli amanti della musica jazz, della birra, della tranquillità, e della Skoda. Infatti è qui che la casa automobilistica ceca ha la sua sede principale, e la grande ciminiera che annuncia l'ingresso in città ne è il suo emblema.

Nell'area centrale, una splendida cattedrale gotica domina su tutta la città.

Una breve escursione alla fabbrica o al museo della Pilsener-Urquell ci porta lontano mille miglia dalle cantine del Chianti a cui i toscani sono abituati.

Un ultimo sforzo ed eccoci a Praga.

Una delle tre perle dell'impero austro-ungarico, assieme a Vienna e Buda-pest. Una città tanto grande e piena di storia richiede un lungo periodo di assuefazione per assimilarne i ritmi; per rendersi ben conto che, malgrado l'enorme estensione, i trasporti pubblici su metropolitana, bus e tram sono continui ed estremamente efficienti; che è meglio lasciare l'auto fuori dalla città, vista la mancanza dei parcheggi e le ganasce della Polizia sempre attive. Passato il primo impatto il turista trova gusto a visitare il Castello, con al suo interno la splendida cattedrale di S. Vito e a percorrere le strette cittadine del quartiere vecchio fino ad arrivare al famosissimo e fotografatissimo orologio con le figure meccaniche semoventi. Apostoli, scheletri e campanelli ad ogni scoccare di ora si affacciano al pubblico della piazza.

Ma forse è il quartiere nuovo quello che attira di più il visitatore degli anni 2000. Tutti le migliori griffes stanno cercando di affacciarsi con i loro negozi sulla piazza Venceslao.

La piazza simbolo della resistenza Ceca al comunismo, che sfociò poi con le repressioni della famosa "primavera", oggi è il cuore dell'espansione capitalistica di Praga. Infine, decisamente, merita un'escursione anche il ponte San Carlo, che ospita le statue di coloro che hanno fatto la storia della Boemia e della Repubblica in senso lato. Inutile stare a dilungarsi oltre, lo spazio a disposizione non ce lo consente, lasciamo a chi, leggendoci, vorrà visitare più approfonditamente le bellezze della capitale, il gusto di provare le stesse sensazioni che abbiamo provato noi. Compresa anche quella di mettersi a tavola per mangiare quanto di meglio riesce ad offrire la cucina ceca, spendendo cifre quanto meno ragionevoli.

Eccoci quindi in partenza per Bratislava: breve tappa forse a Brno, per godersi una delle tante gare motociclistiche che vengono effettuate nell'autodromo internazionale, o per visitare la fortezza dello Spilbelk, carcere di Silvio Pellico, prima di sconfinare e trovarsi al centro di un'immensa area industriale. Bratislava infatti da sola rappresenta un sesto dell'intera produzione industriale della Slovacchia.

Snodo centrale tra gli ex paesi comunisti e l'Austria, tuttavia, riesce a mantenere un cuore molto vitale soprattutto alla sera, nel quartiere che sorge sulle rive del Danubio. Turisti e giovani animano le zone pedonali predisposte ai piedi del castello e certo la città merita la visita del turista, prima di riprendere la strada verso Vienna, situata certo a pochi chilometri, ma che rappresenta un mondo completamente diverso, quello dell'occidente europeo.

Sicuramente un itinerario di cultura, di storia, che serve a capire meglio verso quale obiettivo si muove l'Unione europea che ha il difficile compito di unificare economia e politica, ma di salvaguardare le diverse culture dei popoli che nascono da tradizioni plurisecolari. E, comunque, senza dimenticare il passato, il Parlamento europeo punta a far godere il patrimonio artistico con un'apposita iniziativa che coinvolgerà, a breve, tutte le località che potranno dare un contributo alla "trasmissione" di cultura da un popolo all'altro.

 

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