L'ATTENZIONE

Editoriale

Bonino o Monti?

 

Se vi chiedete scandalizzati perchè sulle strade ci sono le prostitute commettete due azioni ipocrite: la prima è quella di far finta di non sapere che la famigerata "legge Merlin" ha abolito le cosiddette "case chiuse" dove si faceva sesso a pagamento sotto controllo medico, la seconda è quella di far finta di non sapere che ci sono le prostitute per strada perchè ci sono gli uomini che le vanno a cercare per fare sesso a pagamento, senza alcuna garanzia sanitaria.

Prima e dopo la "legge Merlin" l'uomo continua a pagare per fare sesso, a meno che non sia giovane ed abbia una "fidanzata" disposta a fare sesso.

E' una vergogna?

Se si è moralisti la risposta è positiva. Se si è pratici la risposta è negativa. D'altra parte questo argomento si "sposa" benissimo con la realtà in senso generale che interessa l'uomo. Compresa la politica.

Qui, ormai, si sta facendo di tutto per abolire partiti ed ideologie e creare finti "dei", come scrive molto bene a pagina 4 il nostro Francesco Pacini.

Si contratta tutto, con una parte che vende ed una che compra. Prendiamo la Emma Bonino: nessuno mette in dubbio che alle europee abbia ottenuto un buon successo (come è accaduto per I Democratici, anch'essi neofiti della scena politica; com'era accaduto alla Lega di Bossi ed a Forza Italia di Berlusconi). Ma da qui a metterlo in vendita ce ne corre! E questo si potrebbe anche capire perchè la Bonino vuole capitalizzare al massimo il successo elettorale. Non si capisce invece (o si capisce molto bene!) il corteggiamento che molti leaders hanno deciso di fare alla signora, sperando di averla dalla propria parte! E la "spingono" verso la riconferma come Commissario all'Unione europea, dicendo di lei un gran bene.

Non solo, ma tifando per lei anche se ha rifiutato sdegnosa di essere candidata (autorevole) per la ricostruzione nel Kosovo.

I suoi sostenitori sono così innamorati di lei che non hanno neppure preso in considerazione la ricandidatura del Commissario Mario Monti, che non ci risulta abbia fatto meno bene della Bonino!

Però...

C'è un "però" grande come una casa, anzi un ... grattacielo. Mario Monti ha continuato a fare il Commissario senza farsi distrarre nè dalla corsa al Quirinale (come ha fatto Emma Bonino), nè ha presentato una lista personale -cioè una Lista Monti - per concorrere alle europee (come ha fatto la Bonino), non ha speso neppure un centesimo per la campagna elettorale, che non ha fatto (contro i 24 miliardi della Bonino per spot e lettere agli elettori).

Sono queste le differenze che hanno fatto di alcuni leaders politici i sostenitori di Emma? Insomma, dopo "Emma for president" (pensando alla corsa fallita per il Quirinale) adesso abbiamo "Emma for Europe".



Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Giudice unico: una riforma all'italiana

 

Non sono un'eccezione, tra gli avvocati e i magistrati fiorentini, gli insoddisfatti per la riforma del giudice unico di primo grado (decreto legislativo 51/98) entrata parzialmente in vigore il 2 giugno.

Riforma che nasce in versione ridotta, con il via libera solo alla parte ordinamentale di abolizione delle Preture e delle Procure della Repubblica presso le Preture e alle nuove regole in materia civile che generalizzano la monocraticità del rito facendo confluire in un unico ufficio di primo grado presso il Tribunale le competenze prima divise tra i pretori (giudici monocratici) e i Tribunali (dove sussisteva e c'è ancora una riserva di collegialità). Infatti, con un decreto legge del 21 maggio '99, le norme del d.lgs. 51/98 riguardanti il processo penale (ma anche quelle sui processi d'appello in materia di lavoro e le tabelle di trasferimento dei magistrati nelle varie sedi) sono slittate al 2 gennaio del 2000.

A generare le reazioni di dissenso è in primo luogo il modo in cui si è arrivati alla riforma, all'insegna del vecchio vizio italiano del mettere il carro innanzi ai buoi.

E cioè senza un'adeguata valutazione del suo impatto, senza risorse a disposizione e senza che tutti gli uffici giudiziari fossero pronti (stando a una recente valutazione del Consiglio Superiore della Magistratura sull'intero territorio nazionale, solo il 42% degli uffici non ha problemi e ben il 70% non ha una dotazione informatica all'altezza). Ma anche l'impianto della riforma e le sue scelte di fondo non convincono tutti. E non solo in relazione alla parte penale.

Nel distretto della Corte d'Appello di Firenze, l'avvio della riforma ha portato alla soppressione della Pretura circondariale di Firenze, della Procura della Repubblica presso la Pretura circondariale e delle sezioni distaccate di Borgo San Lorenzo e Castelfiorentino, mentre quelle di Pontassieve e di Empoli sono diventate sezioni distaccate del Tribunale di Firenze.

Tutto ciò ha comportato non pochi problemi, anche perché a Firenze la Pretura e il Tribunale sono in sedi differenti e quest'ultimo non ha spazio sufficiente per l'accorpamento degli uffici.

Il quale, quindi, è avvenuto più sulla carta che nei fatti.

Ma non è tutto qui. A fare della riforma una riforma fantasma contribuiscono altre circostanze.

Per esempio, il fatto che, a circa due settimane dall'entrata in vigore della riforma, le sezioni distaccate "soppresse" della ex Pretura circondariale fiorentina di Borgo San Lorenzo e Castelfiorentino sono tuttora vive e vegete.

E vi si continuano a tenere le udienze delle cause pendenti, che dovrebbero svolgersi invece nelle nuove sedi distaccate del Tribunale di Firenze di Empoli e Pontassieve.

Oppure il piccolo particolare per cui sul palazzo di piazza San Martino a Firenze, ormai parte integrante del Tribunale, non sono state cambiate le targhe e si legge ancora Pretura, così come "Pretura circondariale" continua a rispondere il centralino telefonico. Gli unici segnali di cambiamento sono una serie di manifesti appesi alle pareti dei corridoi che annunciano incontri sulla riforma o attaccano il modo in cui è stata realizzata.

Ad esempio, quello di protesta dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura intitolato 'Il giudice unico a pezzi', in cui si critica l'attuazione della riforma perché svolta in due tempi (è "inaccettabile la diversificazione fra giurisdizioni" si legge sul manifesto) e perché era "essenziale la verifica preventiva della situazione organizzativa generale degli uffici giudiziari".

Ma vediamo come giudica la situazione Luca Saldarelli, presidente dell'Ordine degli avvocati di Firenze.

"Siamo ancora agli inizi -dice- ma non siamo affatto contenti né della riforma in sé, né di come viene attuata. Soprattutto perché da parte dei ministeriali e dei capi degli uffici giudiziari non si è minimamente coinvolta a livello decisionale e attuativo la componente forense.

Con ciò ripetendo gli errori di sempre: come se la giustizia fosse esclusivo appannaggio dei magistrati."

"Ovviamente -aggiunge- non avendo cercato in alcun modo questo tavolo della concertazione si espongono a tutti i rischi conseguenti: ad esempio non hanno ancora trovato i cartellini per gli uffici. E' insomma una riforma puramente nominalistica".

Saldarelli è preoccupato più per la piega che sta prendendo la riforma penale che per la parte civile. Poiché in quest'ultima, tutto sommato, l'unificazione del giudice unico era già sollecitata dalla precedente introduzione del rito monocratico e comunque "il giudice collegiale nel civile era nominale, visto che era il giudice istruttore che decideva l'andamento delle cause.

Il problema sta nelle modalità di attuazione, nella disorganizzazione di alcune scelte di attuazione come ad esempio la distribuzione delle varie cancellerie per il deposito degli atti".

E ad illustrarci le difficoltà che si stanno incontrando negli uffici giudiziari fiorentini è stato il presidente stesso del Tribunale di Firenze, Antonio Maci, in margine ad un convegno sulle novità della riforma organizzato dal Sole 24 Ore alcuni giorni fa a Firenze.

Maci non ha voluto replicare alle osservazioni di Saldarelli sul mancato coinvolgimento della categoria forense, limitandosi a dire: "sono questioni politiche".

Ecco cosa ci ha dichiarato: "Il problema ordinamentale e processuale non è di difficile soluzione. A Firenze si sentono soprattutto i problemi logistici. Se il Tribunale avesse sede in un unico edificio, gli accorpamenti e i trasferimenti di personale non creerebbero alcun problema: niente danno all'utenza, niente danno alle condizioni di lavoro. Certamente sarebbe efficace la produttività voluta da questa legge".

Ma purtroppo, aggiunge, a Firenze "abbiamo 5 sedi diverse. E' prevista l'acquisizione di un immobile in via Fattori, ma non c'è ancora la convenzione tra Comune e la proprietà dell'immobile che risolverebbe i nostri problemi". Come ad esempio quello di dove registrare i decreti ingiuntivi, per il quale ha dovuto predisporre quella che lui stesso definisce "una gincana" tra i vari uffici nelle varie sedi.

Inoltre, "le sezioni di Empoli e di Pontassieve sono gravate dal lavoro che proviene da Castelfiorentino e Borgo San Lorenzo. Avevo chiesto in via di emergenza di poterle utilizzare per le udienze di processi già avviati". Ora si attende la risposta del Mini-stero di Grazia e Giustizia, la quale sarà difficilmente positiva. Almeno, stando a quanto sostenuto durante il convegno dal rappresentante ministeriale, consigliere E. Malpichi. Il quale, dopo aver ammesso che "la parte ordinamentale entrata in vigore ha creato una serie di problemi, visto che spesso gli uffici erano in edifici diversi", ha detto che l'utilizzo delle strutture soppresse non è consentito per tenervi le udienze. Altrimenti, "c'è il rischio di perdere subito per strada la riforma". Pertanto, questo è il suo appello: "ci vuole un pò di buona volon-tà e sforzo di fantasia degli Uffici giudiziari".

Infine, rispetto alle reazioni negative di alcuni avvocati all'introduzione del giudice unico civile, il presidente del Tribunale di Firenze ci ha così risposto: "se ci sono, sono incomprensibili".

Non si può dire che la pensi allo stesso modo, l'avv. Sergio Pàparo, civilista, segretario generale fiorentino dell'Associazione Nazionale Forense. Il quale ha prima esordito dicendo che "sui problemi è troppo presto per giudicare", ma che "sicuramente ci sono dei rallentamenti nella attività di cancelleria, che sono peraltro importantissime, perché l'avere ridotto l'orario da 8,30-12,30 a 9,30-11,30" non è cosa da poco; anche perché "che la legge sarebbe entrata in vigore il 2 giugno si sapeva" e si sarebbe dovuto provvedere in anticipo.

E ha poi così proseguito: "è chiaro che il problema ordinamentale e processuale non ha specificità fiorentina, però sostenere che questa legge non pone problemi non è vero".

Intanto perché "entra in vigore senza che siano state istituite le sezioni lavoro in Corte d'Appello".

Circostanza che, in seguito al d.lgs. 80/98, ha a che fare anche con le controversie del pubblico impiego, "che sono moltissime". "Il fatto che non ci sia più il pretore -afferma Pàparo- determina che tutte le cause di lavoro e pubblico impiego vengono decise in primo grado dal Tribunale ma non essendoci in Corte d'Appello le sezioni lavoro, la riforma è stata spostata al 2000 per questa parte.

Quindi per 6 mesi il Tribunale sarà organo giudicante di primo grado e di appello".

Cosa che pone anche "ulteriori problemi di organici".

E a tal proposito, aggiunge Pàparo "il vero problema che sta rivelando la riforma è che il numero di magistrati italiani è assolutamente inadeguato alla domanda di giustizia dei cittadini e non è sufficiente aver unificato l'ufficio del Pretore con l'ufficio del Tribunale, perché la somma dei giudici già esistenti non ne aumenta il numero".

"Questa riforma del giudice unico -rincara- è espressamente prevista a costo zero: cosa incompatibile con qualsiasi riforma", perché anche solo per gli accorpamenti di uffici ci sono delle spese.

"E' una riforma non finanziata, che rischia di fallire".

E quali sono, poi, i criteri fissati dalla legge per le soppressioni? "Borgo San Lorenzo è stato accorpato con Pontassieve senza tener conto delle distanze. Quindi criteri valutati a tavolino senza guardare ai problemi concreti".

Altro problema gravissimo sono i sistemi informatici della Pretura e del Tribunale che non colloquiano tra di loro, per cui non c'è la possibilità di creare un archivio unico. Cosa che andava "quanto meno prevista".

Infine, conclude Pàparo, "senza stanziamenti, i presidenti di Tribunale non hanno facoltà di spesa e tutto passa attraverso le scelte del Ministero; ci vorrebbe invece un decentramento di funzioni". Tra l'altro "il decentramento a livello distrettuale dei servizi del Ministero di Grazia e Giustizia era uno dei primi disegni del pacchetto Flick, con cui si erano trovati d'accordo gli avvocati, ed è stato accantonato".

Risultato? "Oggi spostare un impiegato da Firenze a Livorno continua ad essere di competenza ministeriale e non dei dirigenti degli uffici giudiziari locali".

Tuttavia, anche tra i magistrati non mancano i critici della riforma in materia civilistica. Basti pensare all'ex pretore Pietro Mascagni (ormai magistrato di Tribu-nale) che la giudica "una riforma sconsiderata", per ragioni sia di principio che di convenienza pratica.

Sul piano dei principi, ecco come ci ha spiegato la sua valutazione negativa: "bisogna distinguere due aspetti: il giudice unico e il giudice monocratico di primo grado.

Cioè io sono critico rispetto all'istituto del giudice monocratico perché, per le controversie che hanno un contenuto economicamente consistente, è bene che la decisione sia affidata a tre magistrati, come accadeva prima, e non ad un magistrato solo come attualmente avviene, salvo particolari materie".

"Tanto più che -aggiunge Mascagni- l'eliminazione della collegialità della decisione per la maggior parte delle controversie non diminuisce i tempi della giustizia. Quello che fa perdere tempo a un magistrato è l'istruzione.

La collegialità comportava il riunirsi di tre magistrati per un mattino o un pomeriggio". Era garantita ad ogni modo "una qualità di decisione diversa, perché se uno non vedeva una questione, la poteva vedere il collega".

Però, "presa questa strada, che deve esserci il giudice monocratico, è venuta naturale la riforma."

"Solo che - e qui si passa alle motivazioni pratiche del suo dissenso - con questa unificazione degli uffici conseguente alla soppressione delle Preture è venuto fuori un caos pazzesco. Gli uffici giudiziari piccoli o medio-piccoli com'era la Pretura di Firenze hanno sempre funzionato meglio dei grossi uffici giudiziari: la Pretura andava bene, il Tribunale era un disastro".

Ma l'aspetto della riforma che va meno giù agli avvocati resta la parte penale.

Lo testimonia quanto afferma in proposito Saldarelli:

"Avrebbero dovuto procedere ad una depenalizzazione più ampia e ragionata, avrebbero dovuto rinforzare significativamente l'organico dei magistrati giudicanti, procedere alla divisione netta delle funzioni giudicanti da quelle requirenti, e infine sveltire una serie di norme di attuazione, l'attuale iter dei procedimenti, e cioè dare al giudice per le indagini preliminari (gip) una maggiore capacità conoscitiva del processo, in maniera tale da non ridurlo a un mero indicatore di date del dibattito come purtroppo assai spesso accade".

Neanche la legge delega di depenalizzazione dei reati minori approvata a metà giugno gli fa cambiare opinione: "per me è assolutamente insufficiente".

Intanto perché è solo una legge delega, ma "soprattutto per i reati che vengono aboliti: a me, che faccio penale, non sono mai capitati nell'attività professionale, a parte gli oltraggi". La legge ha quindi "un'incidenza trascurabile, molto residuale".

Quello che manca, conclude Saldarelli, sono i giudici e "la riforma andava fatta sulle strutture non doveva essere di tipo ordinamentale".

Lorenzo Sandiford

 

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L'ATTENZIONE

Sport a pagamento? No, grazie!

Il Consigliere regionale del CCD Giuseppe Del Carlo, facendosi interprete anche delle proteste del Comitato Provinciale CONI di Lucca, ha chiesto alla Giunta regionale di predisporre un atto amministrativo che preveda l'esenzione dei minori di 18 anni dal pagamento delle certificazioni del possesso dei requisiti di idoneità all'attività sportiva agonistica nelle società dilettantistiche.

Questo in relazione ad un Decreto legislativo che il Dipartimento del diritto alla salute della Regione Toscana ha inteso applicare alla lettera. "L'attività sportiva - sostiene Del Carlo - svolge un ruolo di fondamentale importanza, sia sotto il profilo culturale che sotto quello sociale, soprattutto nella fascia di età giovanile, mentre la medicina dello sport, quella di prevenzione, rappresenta un contributo essenziale al benessere psico-fisico della popolazione.

La mera applicazione del Decreto legislativo va a colpire le società dilettantistiche che svolgono una meritoria e disinteressata azione di volontariato e, in ultima analisi, va a gravare sulle famiglie, chiamate ad intervenire economicamente per salvaguardare un'attività che la pubblica amministrazione dovrebbe tenere in maggior conto, proprio per la funzione di prevenzione esercitata dalla medicina dello sport.

La Regione Toscana avrebbe dovuto tenere lo stesso comportamento di altre Regioni che hanno ritenuto di doversi far carico degli oneri per il mantenimento della gratuità delle certificazioni per i minori di anni diciotto".

L'intervento del consigliere Del Carlo si va ad inserire in un discorso più ampio che riguarda il futuro dello sport italiano. Troppe le cose che anche agli occhi del "comune cittadino" proprio non vanno. Gli ingaggi plurimiliardari di atleti da parte di Società non solo di calcio; il disfacimento del CONI dovuto in parte al calo delle giocate del Totocalcio, ma anche al caso doping e ad una cattiva gestione manageriale diventata obsoleta rispetto a quello che oggi lo sport sta diventando, tanto da far dire all'ex Presidente del Coni Pescante "non mi riconosco più in questo mondo"; lo sport che diventa un business, trovando nei media l'unico strumento di risonanza; sono solo alcuni degli esempi più eclatanti. Il tutto a scapito di chi vede ancora lo sport come servizio sociale.

Il mondo dell'Associazionismo, dello "sport per tutti", appare ancora fin troppo variegato per far fronte alla sempre più pressante richiesta ludica della società moderna. Spesso la sigla che appare fuori dal circolo, che dovrebbe essere centro di aggregazione e trovare nello sport un'arma vincente per ottenere proprio questo scopo, serve solo a mascherare una lucrosa attività ristoratrice. Ma lo Stato, chiamato a gran voce a dare almeno una regolamentazione al grande bailamme, nicchia e i maligni dicono che tutto rientra in certi accordi non scritti a cui ha dovuto sottomettersi il Governo di centrosinistra nei confronti del mondo cattolico che da sempre fa la parte del leone nell'Associa-zionismo. Per fortuna il ragionamento non può generalizzarsi ed esistono molte valide realtà che operano in maniera più che proficua.

E' a questo punto che subentrano le Società Sportive dilettantistiche, basate essenzialmente sul lavoro di volontari, da sempre terreno fertile per il CONI e per le varie Federazioni. Vere e proprie "portatrici d'acqua" da sempre si sono assunte in prima persona l'onere di accollarsi l'intera gestione del mondo sportivo "sotterraneo", quello che non si vede alla televisione ma che fa dell'Italia uno dei Paesi da sempre all'avanguardia in ogni campo. In cambio lo Stato ha cercato da sempre di agevolare, per quanto possibile, la loro attività. Oggi questo modo di interpretare lo sport appare in continua modifica e l'esempio fornito dal Decreto legislativo è solo l'ultima goccia che potrebbe, tuttavia, far traboccare il vaso.

Fino a ieri gli impianti sportivi erano concessi praticamente in maniera gratuita alle Società Sportive, oggi si concedono in gestione pretendendo che le stesse contribuiscano alle spese di manutenzione, pur continuando a pagare rette per l'usufrutto dell'impianto che comunque rimane bene del Comune, Provincia, Regione o chicchessia.

Gli sgravi fiscali concessi ad aziende disposte a sponsorizzare attività sportive dilettantistiche sono sempre in diminuzione ed anzi la burocrazia necessaria aumenta di giorno in giorno.

E, mi raccomando, non provate ad evadere le tasse: i controlli fiscali, per fortuna, a carico delle Società Sportive sono in continuo aumento e continue sono le scoperte di sovraffatturazioni in cambio di sponsorizzazioni, tanto da indurre il Governo a varare nuove leggi.

Certo, ma non per incentivare sgravi fiscali alle aziende, ma per diminuire le capacità di "scaricare", con i famosi rimborsi spesa, da parte delle Società Sportive.

Ed ecco il rovescio della medaglia: le Società Sportive sono costrette ad abbandonare il concetto di società dilettantistica per entrare in una nuova orbita più professionistica. E' questo che appare anche nelle intenzioni dei responsabili del settore sport al Governo. Al Parlamento già da tempo si sono posti il problema di quale strada far intraprendere allo sport italiano. Seguire il modello statunitense che vede uno sport professionistico assai distante da quello "per tutti" oppure creare una via nuova, un modello italiano capace di far convivere lo sport di alto livello con quello più dilettantistico, elevando inevitabilmente la qualità di quest'ultimo. E' su questa possibilità che é caduta la scelta.

Ecco quindi che lo sport si dota di figure nuove, o per lo meno diverse da quello che erano state fino ad oggi.

Alla figura del fiscalista sempre più specializzato nell'operare nell'ambiente sportivo, si affianca quella dell'avvocato che si dedica specificamente al nuovo "mondo". Al segretario, spesso un semplice pensionato che da sempre ha riempito i documenti per tutti, si sostituisce oggi una intera segreteria. Ma tutto ciò ha un costo ed ecco che il dirigente non è più il genitore del figlio che ha giocato per anni in quella Società, ma un manager che vede nello sport un motivo per "far soldi", a lui magari si affianca un responsabile di marketing, un addetto stampa, un informatico: nascono così le SRL, quando non addirittura le SPA. O ti aggiorni o muori. Nasce di coseguenza lo sport-business. E' necessario far risultati perché solo così i media ti seguono, riesci a trovare gli sposor necessari per permetterti di "guadagnare qualcosina", sopravvivi tra tutti quelli che come te sono entrati in questo circolo vizioso.

Se un tuo atleta non riesce ad ottenere i risultati sperati ecco che diventa "obbligatorio" l'uso di sostanze dopanti; se vuoi accaparrarti l'alteta migliore devi pagarlo più degli altri, se devi sopravvanzare le società che ti stanno accanto diventa impossibile per le Federazioni, e di conseguenza anche per il CONI, richiedere la collaborazione delle Società, che le hanno create e volute, sopratutto se sei a corto di finanziamenti. Crolla così il delicato castello di carta che era sopravvissuto nel corso degli anni.

Siamo ancora agli inizi di un cambiamento epocale, eppure il futuro per lo sport italiano non sembra dei più rosei. Certo, per tutto è necessario un periodo di adeguamento e chissà che lo sforzo immane richiesto allo sport per "fare un salto di qualità" non si dimostri nel lungo andare una scelta vincente. Finora i risultati sembrano dimostrare il contrario.

.Filippo Canali.

 

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L'ATTENZIONE

 

 

Progetti per "promuovere" la cittadinanza solidale

 

 

Hanno vinto perché con i loro progetti hanno saputo dare alla solidarietà un'impronta sperimentale e innovativa, e perché intorno alla loro idea sono state capaci di aggregare soggettti pubblici e privati.

Stiamo parlando delle sei associazioni di volontariato che hanno vinto il concorso 'Edu-care e promuovere la cittadinanza solidale' organizzato da Unicoop Firenze e Cesvot con il patrocinio della Regione Toscana. Concorso che mira a favorire l'incontro tra mondo del non-profit e mondo della cooperazione di consumo e che, in questa prima edizione ancora sperimentale, era rivolto alle circa quattrocento organizzazioni di volontariato della provincia di Firenze e del circondario di Empoli.

Le sei associazioni, uscite vincitrici dal confronto con ben 45 progetti partecipanti, riceveranno un contributo di 10 milioni di lire ciascuna dalla Unicoop Firenze per tradurre in realtà quanto progettato sulla carta.

***

Ma vediamo i sei progetti, che sono stati illustrati dagli stessi rappresentanti delle associazioni nel corso di una conferenza stampa nella sede fiorentina della Unicoop, alla quale hanno partecipato anche il presidente del Cesvot Luciano Franchi e Marco Posarelli, dirigente settore soci e consumatori Unicoop Firenze.

L'Arci solidarietà di Fucecchio ha proposto la realizzazione di un film per aiutare 14 ragazzi e ragazze che si definiscono naziskin a uscire dalla loro situazione di marginalità sociale.

Come ha spiegato Sandro Vanni, responsabile dell'associazione, il progetto s'intitola "si bussa", dal nome di un gioco che porta i giovani che vi partecipano a bere litri di birra fino allo sfinimento. Il film su questo tema è stato ideato, e iniziato a realizzare ma poi interrotto per mancanza di fondi, dai 14 ragazzi. Il contributo servirà a terminarlo.

L'associazione Assieme di Calenzano, ha presentato il progetto di un centro servizi che aiuti gli immigrati regolari e con un lavoro a trovare casa facendo da garante con gli affittuari. "Ci siamo avvicinati al problema degli immigrati -ha spiegato il presidente di Assieme Vilmo Checcaglini- da quando a Calenzano c'è un Centro accoglienza del comune: il problema è che dopo un anno se ne devono andare". E nessuno li vuole, "anche se sono disposti a pagare un prezzo alto" spiega Boris Bek-Uzarov, coordinatore del progetto, che aggiunge "an-che quando ai proprietari va bene, il problema sono gli inquilini". Il fatto è che, quando si sa che sono albanesi o magrebini, vengono subito accomunati agli sfruttatori della prostituzione e agli spacciatori, anche se non c'entrano nulla e hanno, anzi, un lavoro regolare.

L'intento dell'associazione è creare un'agenzia immobiliare che si occupi specificamente di trovare casa agli immigrati, coinvolgendo anche i Comuni della zona a nord di Firenze.

L'associazione Vami (Vo-lontari associati per i musei italiani) ha ideato invece un percorso di fruizione tattile guidata per non vedenti nel museo di Palazzo Davanzati.

Come illustrato dalla presidente Lia Fazzini, poiché le terrecotte arcaiche originali del museo non potevano essere toccate, hanno chiesto e ottenuto anche il permesso di farne fare un numero limitato di copie da utilizzare per tale scopo. A realizzarle ci penseranno, sotto la guida di Angela Pesciullesi, le giovani affette da disagio psichico o sociale che fanno parte del laboratorio di ceramica del Cirs (Comitato italiano per il reinserimento sociale) di Serpiolle diretto da Maria Eleonora Sanò.

A sua volta l'associazione volontariato penitenziaro ha proposto un finanziamento al corso professionale per se-gretario d'azienda attivato dal '96 nel carcere di Sollic-ciano sul modello dei corsi della scuola professionale Sassetti di Firenze. Ad esso stanno prestandosi gratuitamente alcuni docenti volontari, ma mancano i soldi per i rimborsi e per il materiale didattico.

Il Cesb (Centro educazione sordità e bilinguismo) è poi stato selezionato per il suo telefono ponte per sordi (di cui abbiamo spesso riferito sull'Attenzione). Iniziativa meritevole, ed isolata in Italia, che rappresenta "l'unico modo per consentire a tutti i sordi l'utilizzo del telefono", come ha messo in evidenza il presidente di Cesb Marco Panti, grazie agli apparecchi DTS (Dispositivo telefonico per sordi) e al contributo dei centralinisti volontari. L'associazione utilizzerà il contributo per l'unico costo vivo: le telefonate in uscita.

Infine, fuori concorso perché coinvolgeva una sezione soci della Coop di Empoli, è stata premiata anche un'iniziativa di consegna a domicilio della spesa e offerta di pasti caldi per anziani dell'Auser di Empoli. Azione da segnalare anche perché, ha osservato la responsabile Daniela Tinghi, prevede la collaborazione di ben tre realtà distinte: Auser, Misericordia e Sezione Soci Coop.

In apertura d'incontro Marco Posarelli, proprio facendo riferimento a quest'ultima, ha detto "eravamo partiti per premiare 5 progetti, poi ne abbiamo premiati 6 perché un progetto vedeva impegnata anche la nostra sezione soci di Empoli".

Ciò, da una parte, "ci insegna che in futuro dovremo aggiungere nel bando di concorso una postilla" che escluda i progetti che prevedono una nostra presenza.

Dall'altra, lo ha soddisfatto come testimonianza tangibile del fatto che "in un certo senso Unicoop fa già parte del volontariato". "Se tutto andrà per il meglio e i progetti saranno portati a termine" ha concluso il concorso sarà riproposto anche il prossimo anno. Anzi, come promette, sarà estesa a tutta la toscana orientale, cioè tutta l'area dove opera Unicoop Firenze.

Da parte sua, il presidente del Cesvot Luciano Franchi, dopo aver ricordato che "questa è per il Cesvot la seconda collaborazione con aziende per promuovere la crescita del volontariato", ha giudicato estremamente positiva l'esperienza del concorso. Soprattutto perché mirata a favorire "una crescita progettuale delle associazioni", visto che "ormai è finita l'epoca dei finanziamenti a pioggia", come impongono "non solo la legge regionale 72 sui servizi sociali, ma anche i rapporti con gli istituti bancari". Quello che va sottolineato, per Franchi, è che in questo modo, cioè selezionando interventi specifici, si fa strada un volontariato più maturo e innovativo, capace di proporsi come partner alle aziende.

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L'ATTENZIONE


Torino "presenta" il suo Museo della Moda

 

 

Servizio di Daniela Boarino

 

Quella piccola Parigi chiamata Torino, così radicata nelle sue tradizioni di sartoria e atelier, ha ora un museo della moda e del costume.

Stiamo parlando della collezione dell'Istituto Statale d'Arte Aldo Passoni.

L'idea di iniziare una raccolta di abiti d'epoca per una scuola specializzata nel disegno di moda e costume risale ad una decina di anni fa con la proposta di Anna Bondi, l'attuale curatore, e di Mila Levi Pistoi, autrice del catalogo (ed. Celid). L'obiettivo inizialmente era quello di fornire ad allievi ed insegnanti una documentazione diretta per lo studio storico delle fogge, delle tecniche della confezione e dei materiali dell'abbigliamento.

La raccolta è iniziata timidamente, quasi in sordina. Il progetto iniziale si è poi ampliato. Man mano la collezione è andata prendendo corpo ed è diventata sempre più consistente. Nel tempo, grazie all'interesse suscitato e alle donazioni di alcune importanti famiglie piemontesi e del Centro di Docu-mentazione del GFT si è arricchita di capi di particolare interesse documentario che spaziano dal Settecento fino agli anni Novanta del Novecento. Attualmente il museo conta anche un'intera sezione dedicata alle attrezzature del mestiere come i manichini, le macchine da cucire e i cartamodelli d'epoca.

Attualmente la raccolta è ospitata nei locali dell'edificio scolastico in Via della Rocca 7 a Torino ed è in attesa di una sede più idonea per diventare fruibile ad un pubblico sempre più vasta.

 

Istituto Statale d'Arte A. Passoni * Via della Rocca 7 * 10100 Torino * Tel. 011 884560 - 011 8177377



 

 

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