L'ATTENZIONE ![]()
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Fino a sabato scorso, cioè alla vigilia della consultazione elettorale del 13 giugno, le nostre cassette della posta sono state riempite di volantini (a colori, in bianco e nero, con la fotografia del candidato, ma soprattutto con "promesse"), il nostro telefono ha squillato più volte perchè il tale amico (o semplice conoscente) ci raccomandava di votare per quel candidato e non per quell'altro; cene, riunioni, dibattiti, articoli sui giornali, informazioni televisive, hanno visto sempre in prima fila i candidati a promuovere se stessi. Addirittura, sotto l'arco di San Pierino, uno dei posti più degradati del centro storico di Firenze, il candidato capolista della Lega per il Comune di Firenze, parlava ai cittadini con un vecchio megafono, come facevano i banditori dei secoli scorsi.
Tutti hanno fatto promesse "come accade sempre alla vigilia delle elezioni" si lamentava un signore incontrato dall'edicolante.
Ebbene, noi non vogliamo esprimere la soddisfazione per i vincitori e la commiserazione per i vinti, ma vogliamo solo ricordare a chi ha vinto che nella campagna elettorale ha presentato un programma, l'ha promosso, l'ha fatto circolare. In poche parole, si è impegnato a realizzare quelle cose.
Ebbene, noi abbiamo votato, abbiamo risposto all'appello che ci veniva fatto, abbiamo creduto in quel programma ed in quel candidato. Adesso presentiamo il conto! Che non è un conto esoso. Rimandiamo al candidato vincitore copia del suo volantino elettorale del programma elettorale, sottolineato nei punti più importanti, e gli chiediamo di tenerlo sulla sua scrivania in evidenza.
Gli chiediamo, cioè, di dimostrarsi una persona seria che sa promettere e mantenere.
Se ci saranno difficoltà, vogliamo che ce lo spieghi e ci dimostri che la responsabilità non è la sua!
Solo così continueremo ad essere convinti di aver fatto bene a votare e, quindi, di aver riposto la nostra fiducia nella persona giusta.
Non è una questione di destra o sinistra, ma di dignità e di democrazia.
Vedremo come andrà a finire!
Francesco Canosa
L'ATTENZIONE ![]()
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Cantieri aperti per la
tramvia veloce Firenze-Scandicci

I primi cantieri aperti sul viale Nenni a Firenze hanno dato un segno tangibile che qualcosa si sta muovendo per la realizzazione della tramvia veloce che da Firenze S.M. Novella porterà a Scandicci, o come altri dicono da Scandicci porterà a S.M. Novella.
I lavori in corso servono per sistemare la rete fognaria, che è propedeutica alla realizzazione della tramvia.
"I lavori veri e propri - ci ha detto Angelo Pezzati, Direttore compartimentale Infrastrutture delle FS - avranno inizio alla fine del corrente anno e, salvo imprevisti, si concluderanno nel 2.002".
La tramvia avrà un effetto positivo sulla qualità della vita non solo per gli abitanti di Scandicci, soprattutto per coloro che raggiungono Firenze per lavoro o per turismo, ma anche tutti i quartieri dell'area sud-ovest della città di Firenze.
La linea, a doppio binario, che avrà una lunghezza di 7.586 metri, potrà contare su ben 15 fermate ed avrà una velocità massima di 70 km/h. In prossimità delle fermate saranno realizzati mega-parcheggi per evitare che la città debba sopportare il traffico veicolare privato.
Da una stazione all'altra (da una parte
S.M. Novella dall'altra il terminal di Villa Costanza presso l'edificio
comunale di
Scandicci) si impiegheranno al massimo 20 minuti grazie alla collocazione
dei binari in sede semi-protetta.
Dal punto di vista del project financing la nuova tramvia ha attivato ben quattro diverse fonti di finanziamento:
*-quella ordinaria prevista per i sistemi di mobilità urbana, attraverso la legge 211;
*-quella diretta da parte del Comune di Firenze;
*-quella diretta da parte del Comune di Scandicci;
*-quella straordinaria ottenuta da parte
di TAV spa nel contesto degli interventi di penetrazione urbana alta velocità
del
Nodo di Firenze.
A questo proposito c'è da sottolineare che la realizzazione della tramvia rientra in un più ampio programma di interventi per migliorare il sistema della mobilità a Firenze.
Ci troviamo di fronte, se è possibile usare questa espressione, ad una vera e propria "cura del ferro"!
Infatti, la realizzazione della tramvia è solo uno degli interventi che interessano la città.
Dobbiamo ricordare infatti che la punta
di diamante è rappresentata dalla realizzazione del Nodo di Firenze
per l'Alta Velocità. Non solo. Firenze avrà anche una consistente
rete di metropolitana di superficie che interesserà
alcuni tratti
delle ferrovie che saranno utilizzati a questo scopo. Parliamo di Campo
di Marte, lo Statuto, le Cure, giusto per citarne alcuni, che sono vecchie
linee che non vedranno più sfrecciare treni nazionali ma metropolitana
locale.
Non c'è alcun dubbio che le Ferrovie si sentono molto impegnate in questa operazione che servirà a confermare la bontà delle scelte fatte che sono destinate a fare di Firenze e del suo hinterland un esempio concreto dell'impegno (insieme agli enti locali) per dare una svolta, in senso positivo, al sistema della mobilità nel capoluogo toscano.
All'Italferr i tecnici che hanno studiato e messo a punto il progetto, sono pronti a vedere la realizzazione delle opere che, ne siamo certi, sarà di grande soddisfazione.
Nicola Francano
Il Primo Concorso "Promuovere la cittadinanza solidale" indetto all'inizio dell'anno da Unicoop-Firenze e Ce.S.Vo.T., giunge in questi giorni a termine: si svolgerà il 29 giugno p.v. la conferenza stampa che presenterà i 5 progetti sperimentali vincitori.
Il Concorso, rivolto alle Organiz-zazioni di Volontariato della Provin-cia di Firenze e dei Comuni di San Miniato, Montopoli Valdarno, Santa Croce sull'Arno e Castelfranco di Sotto, iscritte al Registro Regionale o facenti parte delle Assemblee di Delegazioni del Ce.S.Vo.T., premia i 5 migliori progetti sperimentali con uno stanziamento di L.10.000.000 per ciascun progetto.
I progetti, volti ad educare al lavoro in rete ed a promuovere una cittadinanza solidale, anche attraverso metodologie di intervento innovative (date dal tipo di servizi che si propone di erogare o dalle categorie di destinatari), finalizzati al miglioramento della qualità della vita delle persone e a una loro sensibilizzazione alla solidarietà civile, agiscono positivamente sul disagio sociale e tendono allo sviluppo di una cultura di condivisione delle risorse umane, tecnologiche ed economiche per raggiungere scopi comuni e integrare attività diverse.
Per cittadinanza solidale si intende la capacità di mobilitare, attorno all'azione del volontariato, la collaborazione di organizzazioni pubbliche e/o private, per promuovere una cultura operativa della solidarietà.
La realizzazione dei progetti terminarà entro il 30 giugno 2000, ed una relazione finale comprensiva di un resoconto economico e dei risultati conseguiti sarà presentata entro il 30 luglio 2000.
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L'uomo e il paesaggio
Convegno internazionale di educazione all'ecologia globale
Per un futuro sostenibile
2, 3 e 4 luglio 1999 * Castello di Riomaggiore, Cinqueterre (SP)

Tre giorni di conferenze, tavole rotonde, workshop, filmati e musica per entrare in contatto con nuove idee riguardanti gli stretti legami che uniscono l'uomo e l'ambiente, e con i progetti educativi basati sui propositi dell'Agenda 21 "Per uno sviluppo sostenibile", sottoscritta da 179 paesi del mondo al vertice mondiale sull'ambiente tenutosi a Rio de Janeiro, nel 1992.
Nelle tre giornate il discorso si sviluppa su tre livelli: il punto di partenza è l'eco-psicologia verso una crescita personale e lo sviluppo della consapevolezza dell'interdipendenza fra gli esseri viventi; poi il fronte dell'educazione e dei nuovi orientamenti pedagogici e lancio del progetto internazionale "I ragazzi possono salvare il pianeta"; sostenuto da una Web TV gestita dei ragazzi; segue quello della cultura del territorio e delle nuove tecnologie, e infine, progetti europei per uno sviluppo sostenibile e per la crescita di una coscienza planetaria.
Saranno presenti oltre ad una ventina di esperti delle varie discipline, esponenti di organismi internazionali quali: Erwin Laszlo, del club di Budapest, Uta von Winterfel del Wuppertal Institut, Margaret Mackenzie consulente CEE a Bruxelles, Brigitte Beretta del Consiglio Internazionale dei Ragazzi per la pace, Eliot Laniado del CESTIA CNR
Per informazioni : Associazione Culturale Sinergie, via Molini 26, 19010
Manarola (SP), tel/fax: 0187 920998. E-mail: sineriva@ntt.it www.
Celestinian-center.com/MARCELLADANON.html
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Firenze: San Giovanni in festa (24 giugno)
Servizio di
Angelina Aino
Firenze, giugno '99
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Il 24 giugno é la festa di San Giovanni, patrono di Firenze, una ricorrenza che via via nel tempo ha perso la vastità dei festeggiamenti di un tempo, ma che, per i fiorentini conserva intatto quell'alone di mistero e di fascino evidenziato da un sapiente miscuglio di sacro e profano che, dal Medioevo all'età moderna, ha sempre fatto di questa ricorrenza la festa più bella dell'anno. Ma perchè proprio il Battista fu scelto come santo protettore dei fiorentini? Per capirlo bisogna fare riferimento al Nuovo Testa-mento, in cui, nel linguaggio metaforico, Giovanni Batti-sta é l'inviato da Dio a testimoniare l'avvento di una nuova epoca del mondo.
E proprio San Giovanni é il protagonista di questa rigenerazione ed attua la purificazione con l'acqua lacustrale del Giordano, annunciando al popolo la sua missione di guida dell'umanità verso un più alto destino. Spinta da una smisurata ambizione, Firenze concretizza nell'immagine di San Giovanni, la sua stessa vocazione a diventare artefice di una nuova età. Ben presto questa si rivelò una giusta aspirazione e nel Quattrocento Firenze divenne davvero il fulcro di una nuova civiltà culturale e sociale. Se questo é stato il motivo primario che ha spinto i fiorentini "antichi" ad identificarsi nella missione di San Giovanni Battista, c'é da chiedersi se ancora oggi il patrone della città gigliata debba essere lo stesso santo.
Oltre all'aspetto puramente religioso, c'é però un altra particolarità nel San Giovan-ni assunto a patrono dai fiorentini. Si avverte, infatti, una residualità pagana e non soltanto nello spodestare il dio Marte dal simulacro nel centro religioso e simbolico della Città e nemmeno in quell'evidente intenzionalità di far coincidere con l'ascesa del sole al vertice del cielo annuale, solstizio d'estate, ma, in realtà, emerge nella figura di San Giovanni, un'originaria e voluta identificazione della natura complessa dei suoi molteplici riferimenti simbolici. Nel tradizionale culto cittadino si percepisce una contestualità tutta romana fra spirito e materia, fra gli alti ideali di virtù civiche, precisi canoni culturali etico-religiosi e di una grande genialità creativa.
Ed é proprio questa peculiarità a caratterizzare la città di Firenze fin dalla fine del-l'Evo antico. Le tradizionali celebrazioni patronali erano appunto la rappresentazione vivente di queste stratificazioni culturali. Fra Medioevo ed età moderna la cerimonia si definisce, si sviluppa, si perfeziona.
La vigilia, il 23 giugno, le Arti maggiori, le corporazioni dei principali gruppi professionali, esponevano nel primo mattino, fuori dei laboratori e botteghe, i loro prodotti. Verso le nove avveniva la processione religiosa che partiva da Santa Maria del Fiore e vi faceva poi ritorno. Vi partecipavano chierici, preti, monaci, frati, con ostensione di reliquie e sfilata di congregazioni laiche. Verso sera i cittadini si riunivano per i quartieri e sotto le rispettive insegne andavano ad offrire i tradizionali ceri al Battistero.
La mattina del 24, davanti alla Ringhiera ai piedi di Palazzo Vecchio, dove erano radunate le autorità, la Signoria, si raccoglievano per gli Omaggi i rappresentanti della città. Tra i divertimenti che allietavano la festa del patrono fiorentino, quella del Palio era la più importante ed appassionante. Subito dopo pranzo la popolazione si riversava festante lungo il percorso che attraversava tutta la città: a partire da Ponte alle Mosse, attraversava tutta la città, lungo il percorso del decumano romano, fino a giungere alla piazza del Mercato vecchio e proseguire lungo il Corso e l'attuale Borgo degli Albizi. Alla fine della corsa il Palio era portato in processione verso il Battistero, la cui piazza era tutta ricoperta da un grande telo azzurro con gigli gialli.
Un'altra caratteristica attrazione della festa, tramandata fino ad oggi e diventata un appuntamento a cui i fiorentini sono particolarmente affezionati, sono i fuochi d'artificio, che alla fine del Quattrocento diventano una vera e propria manifestazione d'arte. In piazza della Signoria la notte si accendeva con fuochi di girandole e di razzi. Ma quale significato hanno i fuochi nell'antica simbologia laica? Fin dal Quattrocento, ai fuochi, che erano in uso popolare in tutta la Toscana, si attribuivano facoltà più forti delle preghiere e del ferro; il fuoco poteva risanare il male che affliggeva l'umanità e di-struggeva il bestiame.
Ogni falò, fin dalla sua origine, ha un significato augurale e di benedizione, di fecondità, simile a quello della Colombina del Sabato Santo o del ramoscello d'ulivo nella domenica delle Palme.
Attorno ai fuochi di San Giovanni gli uomini
si ab-bandonano, ancora oggi, alle più pazze manifestazioni di gioia,
tra canti e balli, certi che il fuoco sconfigga il male. Con il tempo i
falò che illuminavano le strade della città durante i festeggiamenti
del patrono, si sono trasformati in fuochi d'artificio, che assumono il
massimo splendore dopo l'introduzione della polvere da sparo, nel Trecento,
che dà origine a quei razzi, girandole e figure luminose che ancora
oggi corriamo ad ammirare, con il naso all'insù e con il fiato sospeso
per lo stupore, ogni notte di San Giovanni.
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