L'ATTENZIONE

Editoriale

Elezioni e programmi

Distrutta la Prima Repubblica dalle inchieste della magistratura, costretti al ritiro (se non all'esilio) personaggi che avevano fatto la storia dell'Italia degli ultimi decenni, si era diffusa la voce che stesse avanzando il nuovo. Addirittura si era parlato di Seconda Repubblica, pensando che gli italiani fossero capaci di imporre una pacifica svolta rivoluzionaria al loro modo di fare politica.

Ma la delusione per coloro che avevano creduto a questa possibilità è stata cocente!

 

Non solo non è ... avanzato il nuovo, ma si è rischiato di perdere anche quello che faticosamente si era costruito nel passato. Abbiamo assistito, in buona sostanza, ad un misero tentativo di rimescolamento delle carte, con personaggi che ci hanno proposto teorie sorpassate, cercando di cucinarle con ingredienti privi di sapore, ovvero di novità.

Tratta da Il Giornale

 

Ci siamo trovati a convivere con la "conservazione" manipolata senza che si capisse dove cominciava e dove finiva il "filo" del discorso.

 

Se qualcuno non condivide questa sintetica analisi del post-tangentopoli, lo invitiamo ad esaminare, senza infingimenti, lo stato delle cose di oggi, alla vigilia di una tornata elettorale che avrebbe dovuto segnare una svolta concreta nella politica italiana.

Con i partiti messi in naftalina ed il nuovo che non è riuscito ad emergere nella giusta dimensione, assistiamo ad una campagna elettorale infarcita di luoghi comuni, con programmi non solo scadenti, ma spesso omogeneizzati sotto vuoto spinto, tali da non offrire una ragione valida agli elettori per farli recare alle urne senza tapparsi il naso.

 

La promozione è affidata più ai candidati, presi singolarmente, che alle forze politiche. Più alla buona volontà del singolo che alla forza di massa. Sembra di assistere ad uno spettacolo di teatrino a domicilio, dove giovani e vecchi si affacciano sul cortile condominiale per battere le mani al teatrante.

Che, guarda che strano, non è mai un assessore uscente! Manca, cioè, sul proscenio, questo personaggio che ha gestito l'amministrazione della cosa pubblica e che non sente alcun dovere di spiegare agli elettori cosa ha fatto e perchè! Si è reso evanescente il rapporto tra amministratore e cittadino perchè in nome della continuità nella governabilità l'amministratore non risponde più al cittadino, visto che è "scelto"' dal sindaco o dal presidente della provincia.

 

Il responsabile della gestione della cosa pubblica si è defilato ed è impegnato solo ad inseguire il consenso del nuovo sindaco o del nuovo presidente di provincia.

Da qui la retriva "conservazione" che se porterà un reincarico all'assessore non porterà, di conseguenza, beneficio al cittadino elettore.

 

Non vogliamo allarmare nessuno! Però dobbiamo dire che questa politica "senza partiti" non ci piace. Perchè è senza regole, senza certezze, senza punti di riferimento!

Ed una politica siffatta non ci porterà molto lontani.

Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Un imperativo su tutti:

fermare i nazionalismi esasperati!

Che il dubbio sia l'atteggiamento predominante con cui il mondo si rapporta alla questione del Kosovo, non soltanto alla tragedia in sé, è un dato di fatto.

Dubbio che investe la legittimità e l'utilità dell'intervento armato, l'obiettivo da raggiungere, la stessa localizzazione dei bersagli oggetto dei cosiddetti "bombardamenti intelligenti".

Dubbio, però, che sembra non investire il fondamento ideologico dell'azione devastante che il regime di Milosevic sta inesorabilmente producendo ai danni delle popolazioni balcaniche in questo decennio.

E' infatti unanime il giudizio che riconduce al nazionalismo serbo l'humus ispiratore della pulizia etnica, delle deportazioni di massa e della violenza che hanno devastato in questi anni i territori dell'ex Jugoslavia.

Un nazionalismo alimentato da Milosevic con l'appoggio dell' "intellighenzia" belgradese fin dagli ultimi anni ottanta, cioè ben prima della fatidica caduta del muro di Berlino, evento universalmente riconosciuto come nemesi del socialismo reale e fattore di destabilizzazione politico-sociale nelle aree da esso interessate.

Emerge dunque chiaro il ruolo che nei processi critici in atto, non solo nell'area dei Balcani, assume l'esasperazione del concetto di nazione, paradosso di un tempo in cui diventa dogma la globalizzazione economica e la realizzazione di strutture politiche sovranazionali come l'Unio-ne Europea.

Nel tempo dell'abbattimento dei confini, della libera circolazione di beni, servizi e persone, della comunicazione in tempo reale, riprende fiato un fenomeno, quello appunto del nazionalismo, che i più credevano in via di definitiva dissoluzione.

Quali le ragioni della recrudescenza di un'ideologia ­ evidenziata anche dal recente rapporto dell'International Institute of Strategic Studies di Londra - obiettivamente negativa, che rialza la testa non solo nel cuore dell'Europa, ma anche in Tur-chia, nella Russia della interminabile crisi post-marxista, nel-l'Israele dei coloni, ed in molti altri posti ancora?

Non è semplice individuare l'insieme degli elementi alla base del riemergere del fenomeno, perché questi stessi non hanno una valenza universale, buona alla spiegazione di ogni singola peculiare situazione.

Vero è che almeno due aspetti si riscontrano nella quasi totalità delle situazioni prese in esame: una situazione economica critica ed una certa estraneità a sistemi di relazioni internazionali vincolanti e stabili, tali da garantire un ancoraggio permanente a modelli di governo improntati a criteri democratici.

Un'economia che non garantisce accettabili livelli di reddito, ma anche che produce nette divisioni nell'accesso a situazioni di beneficio, è terreno indubbiamente fertile per esasperazioni ideologiche, agevola la manipolazione delle masse attraverso il richiamo ad un elitarismo negato da riconquistare, un elitarismo delineato da una supposta e non sempre riscontrata comunanza del sangue, della razza, dei miti e della storia.

Allo stesso tempo, l'isolamento da contesti di relazioni internazionali improntati a caratteri di piena democraticità invita all'esasperazione del concetto di identità nazionale, all'orgoglio di una specificità che può diventare legittimazione per comportamenti di contrapposizione forte.

C'è poi la questione relativa al fondamentalismo religioso, che però, a ben vedere, appare essere nella sua reale natura di strumento efficace per l'affermazione dell'ideologia nazionalistica, e non un suo fattore generante.

C'è dunque una ricetta per eliminare definitivamente dal proscenio mondiale i nazionalismi?

Forse no, perché la storia, nel lungo termine, non risponde mai fedelmente ad una pianificazione puntuale. Ma l'esercizio della prevenzione è non solo consentito e ammesso, ma doveroso per una comunità internazionale che tale voglia essere nella sostanza, nei comportamenti, nelle scelte e non solo nell'astrattezza del nome.

Il richiamo reiterato in queste settimane di guerra ad una celere riforma degli organismi internazionali e sovranazionali ­ Onu e Unione Europea su tutti ­ non deve valere in relazione ad una loro maggiore incisività nella composizione dei conflitti, bensì in ordine alla reale e puntuale capacità che questi devono avere nel favorire la crescita economica delle aree marginali e sottosviluppate e nel promuovere l'interrelazione fra le democrazie compiute e quelle che nell'alveo della democrazia hanno ancora da incamminarsi.

Se da tale invocato e urgente processo riformista uscisse soltanto una qualche forma di "polizia" universale, il rischio di un espansionismo dei nazionalismi e dei conflitti da essi discendenti crescerebbe a dismisura

 

Francesco Pacini

 

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L'ATTENZIONE

Conferenza di assemblee regionali europee a Firenze

Per due giorni a Firenze si inc ontreranno circa 70 presidenti di assemblee regionali di Germania, Austria, Italia, Spagna, Belgio, Portogallo, Finlandia, Gran Bretagna (gli Stati nei quali le Regioni hanno poteri legislativi) oltre ai presidenti di Regioni i cui Stati dovrebbero entrare prossimamente nell'Unione Europea.

Saranno ospiti della conferenza anche rappresentanti dei poteri locali di Francia, Gran Bretagna, Polonia e Svizzera.

La conferenza di Firenze, la terza dei Presidenti delle assemblee legislative regionali d'Europa, si terrà lunedì 17 e martedì 18 maggio dentro la Fortezeza da Basso con la presenza fra gli altri del ministro per le politiche comunitarie Enrico Letta e del presidente del Parlamento europeo Josè Maria Gil-Robbes.

All'interno della conferenza sono previste quattro sessioni ed altrettanti sono i documenti su cui, con un delicato lavoro preparatorio per accordare idee non sempre uguali, si sta lavorando da molti mesi.

L'obbiettivo di fondo che le Regioni d'Europa intendono affermare che la costruzione di un'Europa davvero unita non può essere affidata solo agli Stati membri ma deve coinvolgere le istituzioni più vicine ai cittadini, in particolare le Regioni e i Laender.

Al centro del confronto la necessità che i parlamenti regionali vengano coinvolti in modo diretto sui temi della coesione, cioè in un ambito molto delicato delle politiche comunitarie perchè riguarda i riequilibrio fra gli Stati membri dell'Unione e, dunque, il futruro della stessa Europa.

A giudizio del presidente del Consiglio regionale della Toscana Angelo Passaleva che coordinerà i lavori della conferenza, "per avvicinare davvero gli europei al loro Parlameno, sarebbe inoltre necessario rivedere i confini dei collegi elettorali prevedendo circoscrizioni su base regionale. C'è preoccupazione per un temuto assenteismo di elettori che, come in Italia, devono fare i conti con 5 maxi regioni elettorali in un momento nel quale la politica dell'Unione europea richiederebbe una larga legittimazione democratica e, dunque, un ampio e convinto mandato da parte degli elettori".

Fra i temi in agenda non mancheranno quelli riguardanti la lotta contro disoccupazione, vecchie e nuove povertà, discriminazioni delle donne. Nei giorni delal guerra in Kosovo, non mancherà poi un appello perchè la pace vera, fondata su giustrizia e rispetto dei diritti umani, sia tra obbiettivi primari da raggiungere attraverso una politica estera comune e un coordinato impegno diplomatico

 

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L'ATTENZIONE

 

 

Chopard-Carreras, binomio contro la leucemia

Chopard ha scelto Firenze come sede della nuova so-cietà Chopard Italia, che si occuperà dell'importazione e della distribuzione su tutto il territorio nazionale delle prestigiose collezioni di orologi, gioielli ed accessori della Casa ginevrina.

Sede della società sarà il piano nobile dell'antico Palazzo Medici Tornaquinci in via Tornabuoni.

"Il successo del primo periodo di apertura della boutique fiorentina di via della Vigna Nuova -ha spiegato Caroline Scheufele Gruosi, Presidente di Chopard Italia- ci ha convinti a scegliere proprio la città toscana come sede di tutte le nostre attività promozionali e commerciali per quanto riguarda il mercato italiano". Ma l'impegno della famiglia Scheufele non si ferma alla promozione della propria azienda, come dimostra il grande impegno profuso per mettere a punto l'evento umanitario che vedrà il 24 settembre il tenore spagnolo José Carreras esibirsi al Teatro della Per-gola in un concerto di beneficienza a favore della ricerca contro la leucemia.

Ma perchè la scelta del protagonista dell'evento è ricaduta proprio su Carreras? Il motivo è uno solo, e racchiude in se tutta la forza di un uomo eccezionale che è stato capace di lottare con tutte le sue forze contro il male.

Nel 1987, infatti, José Carreras si ammala improvvisamente di leucemia e la possibilità di sopravvivere fu giudicata molto scarsa. Le cure ricevute presso l'Hospital Clinico y Provincial di Barcellona ed al Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle negli Stati Uniti gli permettono comunque di resistere e vincere definitivamente questa terribile malattia. Decide allora di creare a Barcellona, sua città natale, la "Fundacion Internacional José Carreras para la lucha contra la leucemia" (Fonda-zione Internazionale José Carreras per la lotta contro la leucemia). Oggi sono state istituite altre tre fondazioni nel mondo: nel 1990 a Seattle, nel 1991 a Ginevra e nel 1995 a Monaco in Germania. José Carreras intrattiene da vari anni una pro-fonda amicizia con la famiglia Scheufele, come dimostra anche la partecipazione in coppia con il Presidente della Chopard Svizzera Karl Scheufele all'ultima edizione della mitica gara automobilistica Mille Miglia.

L'esclusivo equipaggio ha portato in gara per le strade italiane una splendida Mer-cedes SL con porte ad ali di Gabbiano affidatagli dal museo storico della Casa tedesca.Il tenore spagnolo ha voluto presentare in occasione della sosta per la tappa fiorentina della Mille Miglia (nel corso di un incontro organizzato con la stampa dallo Studio Mercatali di Firenze) il concerto di settembre, augurandosi una sentita risposta da parte del pubblico per arrivare quanto prima alla realizzazione del suo sogno: "Che ogni caso di leucemia sia definitivamente vinto".


Nicola Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Consiglieri regionali per il Saharawi

 

Il Consiglio regionale ha approvato all'unanimità una mozione presentata dai consiglieri Carlo Melani, Marisa Nicchi e Varis Rossi, a favore dell'autodeterminazione attraverso un referendum del popolo Saharawi nei confronti del governo del Marocco, dopo il conflitto che ha costretto la popolazione Sarahawi ad abbandonare i territori legittimi ed a rifugiarsi nel deserto algerino di Tindouf.

Nella mozione si invita il governo italiano a proseguire e rafforzare il sostegno al piano di pace nelle appropriate sedi internazionali e bilaterali, affinchè il referendum abbia luogo al più presto ed a riconsocere al Fronte Polisario uno status ufficiale dando così pari dignità ad ambo le parti che hanno negoziato e sottoscritto gli accordi di Houston sotto l'egida delle Nazioni Unite.

Nella stessa mozione si impegna la giunta regionale ad assumere ogni utile iniziativa nei confronti del Parlamento e del Governo per superare i problemi che affliggono la popolazione Sarahawi.

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