L'ATTENZIONE

Editoriale

Sui serbi aleggia la maledizione dei loro misfatti!

Fino a quando la "civiltà" non riporterà i kosovari nelle loro case, dalle quali sono stati brutalmente espulsi, i serbi avranno il possesso del Kosovo, delle sue strade, delle sue case.

Ma non sarà un possesso tranquillo!

Sui serbi che andranno a sostituirsi ai kosovari in quel territorio depredato aleggerà la maledizione per i misfatti da essi stessi commessi nei confronti dei kosovari.

Dalla terra ancora intrisa di sangue essi sentiranno levarsi un lamento di pietà.

Lo scenario surreale ci porta a vedere immagini che si muovono come in un film di fantascienza, dove i cattivi vincono sempre le loro battaglie e, solo alla fine, soccombono sotto il peso della propria protervia.

Vediamo, una scarpa serba che cammina sulla strada e calpesta l'anima di chi è stato ucciso senza pietà.

La notte ingigantisce i rumori: si sente un scricchiolio lugubre, continuo, ossessivo.

Sono le anime kosovare che si muovono alla ricerca della ragione che le ha private del corpo anzitempo per volontà dei serbi.

E si leva alto l'urlo di raccapriccio delle giovani musulmane stuprate dai soldati serbi.

Aleggia nell'aria l'orrore delle ragazze strappate ai propri genitori, portate di forza nelle caserme, denudate e gettate in pasto alle voglie fameliche di uomini abbrutiti dal livore etnico e trasformatisi in essere mostruosi senza testa, senza cuore, senza coscienza.

E quando i serbi tenteranno di dormire nelle case "ripulite" dei kosovari, sentiranno il sibilo della morte, l'invocazione di pietà umana, il grido di dolore. Sarà una musica infernale che impedirà loro di dormire, che li trascinerà nei gorghi spaventosi abitati da fantasmi che vagano senza meta.

E loro, i carnefici, vedranno, pur nell'oscurità e con gli occhi chiusi, i cadaveri disseminati sulle strade che furono dei kosovari, le ragazze violentate e morte dentro prima ancora di ... morire nel corpo, il calvario straziante dei deportati kosovari.

Essi, i carnefici, che al momento dell'infliggere violenze si sono sentiti forti come i barbari di un passato lontano che è ritornato, non potranno neppure chiedere perdono a Dio, a loro sconosciuto, e non capiranno neanche dove sono quando per loro si spalancheranno le infuocate porte dell'inferno.

La maledizione li accompagnerà oltre la vita, per l'eternità!

Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Donazioni di sangue in aumento, ma cresce il fabbisogno

L'Avis Toscana ha celebrato nei giorni scorsi a Foiano della Chiana la sua 28a assemblea regionale.

I delegati hanno preso atto della crescita, nella regione, dei consumi di sangue e plasma.

Questo dato è stato rilevato da uno studio effettuato dal Centro Regionale di Coordinamento e Compensazione del Servizio Trasfusionale (CRCC), organismo della Regione Toscana.

Secondo il CRCC nel 1998 il fabbisogno di albumina (derivato dalla lavorazione del plasma) ha superato del 15% il consumo del 1996, passando da 1.193.810 a 1.384.503 grammi.

Ma ancora maggiore si registra l'incremento nel consumo delle gammaglobine, altro plasmaderivato destinato alla cura di malattie infettive e virali, che nel 1996 è stato di 93.624 grammi, mentre nel 1998 ha raggiunto i 124.335: un balzo di oltre il 30%.

Lo studio del CRCC non ha quantificato la crescita del fabbisogno di sangue, ma i maggiori servizi trasfusionali della Toscana ne hanno confermato la tendenza ad aumentare, a causa del progresso della medicina.

Pertanto, nonostante la raccolta toscana nel 1998 abbia superato le 160.000 donazioni, con un incremento percentuale del 2,53% rispetto all'anno precedente, l'autosufficienza sul fronte degli emocomponenti (plasma e sangue) non solo non è stata raggiunta, ma si allontana ulteriormente.

Per porre rimedio a questa carenza, arriva il collegamento informatico tra sezioni AVIS e servizi trasfusionali delle Aziende sanitarie locali. Entro il 1999 saranno programmate e gestite in tempo reale. Tutto ciò avrà importanti risvolti sul reperimento del sangue necessario, sull'efficienza del servizio, ed in particolare sulla gestione delle emergenze.

Nel frattempo AVIS ha elaborato una campagna estiva per il reperimento di nuovi donatori, finalizzata ad un momento dell'anno in cui i rischi di carenza di sangue sono particolarmente alti. Ma già nel corso del 1998 sono stati oltre 4.500 i nuovi soci AVIS, di cui ben il 40% sono donne. L'impegno delle donne nella donazione del sangue è ormai confermato da due anni: oltre 4.000 le donne toscane che si sono iscritte all'AVIS tra il '96 ed il '98. Donne e giovani, secondo i delegati avisini, rappresentano il punto focale dello sviluppo associativo, dando all'esterno l'immagine di una organizzazione dinamica e al passo con i tempi.

Durante i lavori, non è mancata una riflessione sulle vicende belliche nei vicini Balcani. "L'AVIS è un'associazione per la vita e chi lotta per la vita è senza dubbio contro la morte" ha sintetizzato Luciano Franchi, presidente di AVIS Toscana.

 

Alessandro Falciani

 

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Cinque proposte degli imprenditori per l'economia fiorentina

E' stato quasi un manifesto degli imprenditori fiorentini quello proposto da Ginolo Ginori Conti nella sua relazione introduttiva, come portavoce del coordinamento delle Associa-zioni di Impresa, all'Assemblea del 19 aprile scorso.

Dopo i primi risultati conseguiti per la Presidenza della Camera di Commercio e per l'unificazione del Polo espositivo e congressuale, il tentativo di un tavolo comune, avviato sperimentalmente meno di due anni or sono, può contare su fondamenta abbastanza robuste per alzare lo sguardo e proporsi di contribuire a rinsaldare i fattori competitivi dell'area fiorentina e toscana.

Questo obiettivo ambizioso si può concretizzare promuovendo davvero i fattori della concorrenza tra aree "sapendo che è un insieme territoriale, economico, sociale, culturale, turistico, ambientale quello che attrae o respinge i flussi delle produzioni, la circolazione del denaro, i movimenti delle persone, delle professionalità, delle intelligenze sapendo che si deve, in fretta, investire sulla tipologia e la qualità delle cosiddette infrastrutture rare, le più ricercate, ma anche le più costose, quelle che sono identificate nelle funzioni tecnopolitane"

Il Presidente dell'Associazione degli Industriali di Firenze, chiamato ad esercitare il ruolo di primus inter pares nel tavolo di coordinamento, ha aperto la propria riflessione soffermandosi sul comune denominatore dell'imprenditorialità come elemento culturale essenziale per cementare questa esperienza e per conseguire i primi risultati attesi. Il tentativo di identificare valori comuni ed interessi generali tra rappresentanti dell'imprenditoria affonda le proprie radici in un tempo lontano, nell'epoca della prima industrializzazione dell'area fiorentina e in una diversa interpretazione delle attività produttive torna oggi ad essere di attualità.

Di fronte ai maggiori esponenti dell'Autorità pubblica, Ginori Conti ha poi esaltato il valore dell'autonomia associativa e ribadito l'opzione delle categorie imprenditoriali per un modello bipolare della rappresentanza politica, che costringe a scegliere in funzione dei programmi. In questo modo le associazioni economiche sono libere di impostare un confronto trasparente con le istituzioni, per giungere a concretizzare il nuovo obiettivo dell'integrazione di area.

Un obiettivo chiaro, quello della competizione tra aree vaste e cinque proposte per perseguirlo:

a) Ampliare la rete dei rapporti e la visibilità d'impresa, perché il tavolo di confronto non sia solamente esportabile, ma anche estendibile diffondendo esperienza e messaggi, azioni e cultura omogenei con la nostra iniziativa";

b) Promuovere i confronti con l'esterno. "Ritengo che ci si debba misurare con seminari di studio, con convegni e comitati di lavoro, se si vogliono costruire indirizzi condivisi sugli obiettivi di sviluppo, sulle direttrici degli investimenti, sui modelli di formazione professionale, sulla moltiplicazione di imprenditorialità, sulla semplificazione dell'Amministrazione burocratica locale"

c) Integrare i poli di eccellenza culturale e tecnologica, in particolare innescare stretti collegamenti con le sedi universitarie di Firenze, Pisa e Siena per promuovere ricerche e sviluppare le funzioni di servizio verso le componenti economiche locali.

d) Recuperare legalità diffusa nell'equilibrio della leva fiscale: "non possiamo e non vogliamo misurarci nella competizione tra aree con il rischio della metastasi dove non c'è diritto, c'è dequalificazione". Una pressione fiscale eccessiva mina la coesione sociale.

e) Costruire un'immagine attrattiva perché "proprio noi imprenditori, noi produttori, noi protagonisti di quello che è tuttora il quarto polo industriale nazionale sappiamo quanto conti per la domanda di mercato, per l'accettazione del prezzo, una quota di contenuto immateriale data dall'immagine, e quale sia il valore delle infrastrutture".

L'incontro del 19 aprile è stato anche il momento conclusivo del mandato di Ginori Conti come portavoce il quale ha manifestato soddisfazione per il raggiungimento comune di importanti obiettivi.

Il portavoce ha infine passato l'impegnativo testimone ad Alessandro Iacopi, artigiano, Presidente della CNA, che sarà il portavoce di "Impresa & Sviluppo" per il prossimo anno.

E Iacopi ha ribadito la necessità di "ragionare in termini di crescita e competitività dei sistemi territoriali".

Concludendo che occorre continuare a lavorare per mantenere e migliorare "ruolo e visibilità dell'Associazione Impresa & Sviluppo, connotandola come un vero attore sociale ed economico nel territorio".

 

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Toscana in allarme per i dazi sui marmi

Il grave disagio (soprattutto a causa degli elevati dazi di alcuni paesi sull'importazione) che sta caratterizzando il settore lapideo in questo periodo è stato oggetto di un summit che si è svolto a Roma, presso l'Unioncamere, per iniziativa delle Camere di Commercio di Carrara, La Spezia e Lucca e dell'Internazionale Marmi e Macchine Carrara S.p.A.

Il presidente dell'Unioncamere, Longhi, ed il direttore generale Mastrobuono, hanno partecipato all'incontro che aveva lo scopo di attivare un processo di sensibilizzazione e di intervento per eliminare gli evidenti danni che derivano al comparto dall'applicazione di dazi fortemente penalizzanti per le aziende italiane.

Il presidente della Camera di Commercio di Carrara, Conti, dopo aver fornito alcuni dati necessari alla comprensione delle difficoltà che incontra il settore lapideo italiano che (secondo i dati forniti dall'IMM), nei primi 11 mesi del 1998 ha esportato 4.350.000 tonnellate di marmi e graniti per un valore di 3.419 miliardi di lire, ha illustrato i risultati di uno studio effettuato dalla Camera, dal quale emergono situazioni punitive per le aziende italiane.

E' un panorama articolato che spazia dal divieto della Siria all'importazione di materiali lapidei, all'applicazione di dazi che, a seconda delle voci doganali, sono elevatissimi e, di fatto, impediscono le esportazioni italiane.

Basti citare, al proposito, l'India che impone, per i marmi, dazi che vanno dal 45% al 84,78%, mentre la Thailandia pone dazi pari al 50% del valore dei marmi importati, o la Malesia che ha dazi del 30% per il marmo ed il granito lavorati.

Sono solo alcuni esempi della tassazione punitiva relativa al marmo, cui si aggiungono le situazioni che si registrano nel campo delle macchine, con un panorama di paesi che, pur consentendo le importazioni, adottano forme di protezionismo come il Brasile (dazi fino al 19% sulle macchine importate), Thailandia (dazi d'ingresso del 30%) o India (52,5%).

Il presidente dell'Unioncamere ha assunto l'incarico di prendere contatti con il Ministero del Commercio con l'Estero affinchè siano percorse le vie diplomatiche ufficiali da parte del governo italiano nei confronti dei paesi che hanno regimi doganali particolarmente sfavorevoli ai nostri prodotti, mentre un'azione di informazione e sensibilizzazione sarà attuata nei confronti degli organismi competenti della Comunità Europea poiché altri paesi europei come Spagna, Francia, Portogallo e Grecia, tradizionalmente esportatori di marmi, subiscono analoga tassazione. Con questi paesi sarà necessario trovare un coordinamento per iniziative comuni.

Una prima iniziativa pubblica avrà luogo a Carrara, durante la prossima Fiera Internazio-nale Marmi e Macchine (26 - 30 maggio) con una conferenza che avrà lo scopo di chiarire gli scopi di questa iniziativa con la quale il sistema camerale italiano affronta, per la prima volta, unitariamente, un problema che ha forti ripercussioni sulle aziende del comparto lapideo di tutta l'Italia.

 

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Napoli, nuova linfa per rinascere

 

Dall'inviato Filippo Canali

Napoli, un nome che evoca un sentimento diverso in ognuno di noi. Chi ripensa alla sua storia millenaria di greci, romani o Borboni, chi alle storie di questi giorni: camorra, rischio Vesuvio ed idrogeologico.

Abbiamo provato a recarci qualche giorno in una Napoli pronta per ospitare la manifestazione l'"Oro di Napoli" che dovrebbe permettere ai partenopei di accedere a luoghi non particolarmente conosciuti del capoluogo campano e di partecipare a manifestazioni di alto spessore artistico.

Per prima cosa abbiamo cercato di spogliarci di tutti i preconcetti che indubbiamente accompagnano chi per la prima volta si reca a Napoli e in ciò siamo stati particolarmente aiutati anche dal tempo, sempre piovoso, e comunque ben lontano dallo stereotipo della canzone "O sole mio" che da sempre accompagna l'immagine della città del Mondo.

Abbiamo cercato di sfruttare al massimo i trasporti pubblici, metropolitane, autobus, taxi, funicolari e la metropolitana leggera chiamata Cumana per testare la vivibilità della città.

Ne è risultato uno spaccato di vita quotidiana indubbiamente molto attinente alla realtà di oggi della città di Bassolino.

La zona di Piazza del Plebiscito è certo il simbolo della Napoli che sta cercando si risollevarsi da anni di malgoverno della città e forse il cordone di forze di pubblica sicurezza che oggi continuamente cinge quasi in assedio il centro della città è forse il segno tangibile dell'impegno anche dello Stato in questo senso.

Tutto era più facile quando gli attacchi dei nemici arrivavano solo dall'esterno e in special modo dal mare. Bastava la cerchia difensiva formata dalle fortezze di Castel Nuovo, Castel dell'Ovo e Castel Sant'Elmo per rendere la città difficilmente espugnabile. Oggi combattere la criminalità (il nemico di oggi) è molto più difficile ma la presenza di pattuglie nei luoghi nevralgici della città può essere una soluzione valida purché sia accompagnata da soluzioni più definitive che agiscano alla radice del problema, rendendo consapevoli gli stessi napoletani della gravità della situazione. Ancora oggi è possibile trattare il prezzo della corsa del taxi con gli abusivi, banchi ambulanti che vendono qualsiasi tipo di oggetto di contrabbando o non legale sono sotto gli occhi di tutti e si trovano praticamente ad ogni angolo, magari sotto lo sguardo compiacente di vigili o poliziotti costretti a chiudere un occhio per non suscitare sommosse popolari.

Eppure non abbiamo avuto particolari problemi a visitare da turisti la città servendoci dei mezzi pubblici perché sempre puntuali ed affidabili.

Certo passare davanti ad uno degli innumerevoli ospedali che affollano l'impraticabile centro di Napoli dà sempre da pensare. Spesso è evidente lo stato di precarietà in cui sono costretti a vivere medici, infermieri e, soprattutto, pazienti.

Il traffico e la sosta selvaggia sono un problema comune a tutte le città italiane, ma a Napoli assurge a modello.

Da nessuna parte al mondo credo sia possibile provare un simile carosello di auto strombazzanti ed indisciplinate, dove le corsie preferenziali sono così dette solo perché vengono "preferite" dal napoletano medio a quelle a scorrimento consentito.

Eppure i Borboni avevano per primi portato l'uso della ferrovia in Italia e la grandi capacità culturali dei partenopei erano per prime state capite dallo stesso Federico II che fece di Napoli una sede universitaria unica nel sud per quasi sette secoli.

Passeggiare oggi nei sotterranei di Napoli alla ricerca degli antichi cardi e decumani romani o dei resti dei greci è ancora un'emozione unica che rende giustizia ad una città che giunta al massimo dello splendore deve oggi trovare gli stimoli per lottare e per riprendersi il ruolo di guida del sud che da sempre gli è stato congeniale.

Salvare Napoli, riportarla all'antica dignità sarebbe un segnale per tutto il sud e gli sforzi che lo Stato sta facendo oggi per vincere la battaglia devono essere premiati con l'impegno di tutti, concreto e non solo affidato al miracolo come quello della liquefazione del sangue di San Gennaro, che ancora oggi si conserva nello splendido Duomo della città.

Turismo dall'esterno e giovani, questi sembrano essere i capisaldi su cui Napoli vuol costruire il suo domani.

Ancora, come in buona parte del Sud, la crescita demografica continua ad essere ben al di sopra della media e chi percorre Napoli dal Lungomare al Vomero se ne rende ben conto, e questo la rende vitale, piena di voglia di combattere. Per questo diventa importante dare ai giovani dei modelli in cui credere, costringerli ad usare l'inventiva che da sempre li contraddistingue.

La disoccupazione è certo una piaga difficile da combattere, ma i lavori socialmente utili o statali in genere possono solo essere un palliativo per chi ha voglia di cambiare il volto della città. Allora è bene combattere contro la burocrazia imperante che per anni ha paralizzato la libera iniziativa, è bene aiutare i giovani ad intraprendere nuove strade compatibili con le nuove tecnologie e magari con lo sviluppo ambientale che potrebbe ridare nuova linfa vitale ad una Napoli asfissiata da realtà industriali assolutamente prive di scrupoli per l'ambiente che li circonda. E per dare un lavoro a chi non è realmente qualificato perché non sfruttare ancora in maniera più massiccia i finanziamenti per i lavori pubblici? Certo l'ampliamento della rete metropolitana è un inizio che potrebbe avere anche un seguito a tutto vantaggio della vivibilità della città.

Aiutare Napoli può essere un imperativo per lo Stato. Ma a condizione che anche i napoletani si convincano della necessità di aiutare la loro città, che ha un'enorme potenzialità turistica e quindi una sicura capacità di attrarre gente da ogni parte del mondo che può far ricca la città.

L'ambizioso traguardo potrebbe essere quello di offrire la città al mondo!

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