L'ATTENZIONE

Editoriale

Milosevic riporta indietro l'Europa di mille anni!

Non siamo alle Crociate, ma poco ci manca! Certamente l'Europa sta rivivendo quel periodo buio della storia del Medioevo che sta a cavallo tra la fine del primo e l'inizio del secondo millennio.

Quella maledetta condizione si sta riproponendo, dopo mille anni, perchè i barbari che si riteneva fossero stati sconfitti agli inizi del Medioevo sono tornati, sotto mentite spoglie, nei Balcani.

Ci risamo, dunque!

Riappaiono i fantasmi di un'epoca che credevamo fosse affidata solo alle nebbie polverose degli scaffali delle biblioteche: la prepotenza contro i sottoposti, l'uso della forza e della violenza per fare pulizie etniche, i contrasti tra potere laico e religioso.

Come allora, anche se le armi sono diverse, il sangue che scorre è sempre quello dei più deboli. E la Chiesa, come allora, cerca di "illuminare" l'Europa degli anni bui con quel messaggio di Papa Giovanni Paolo II che è un grido d'allarme per non fa ripiombare la società civile nella logica dei barbari che la storia riteneva di aver sconfitti nei primi secoli del Medioevo.

Eppure il Medioevo (quel periodo che va dal 476 d.C. - anno deposizione di Romolo Augustolo che segnava la fine dell'impero romano d'Occidente - e il 1.492 - anno della scoperta dell'America - o, come dicono altri, il 1.453/54, con la fine dell'impero romano d'Oriente, la caduta di Costantinopoli e la fine della guerra dei Cent'anni e per l'Italia la pace di Lodi) insieme ai suoi aspetti negativi, aveva avuto anche fasci di luce.

Dal filo rosso di sangue dei poveri, dei diseredati, dei deboli, aveva trovato la forza per far incontrare popoli e stirpi diverse, aveva contribuito alla loro fusione, a dar luogo a formazioni etniche e politiche nuove.

Si era trovato un modo per far "incontrare" l'Occidente cristiano con l'Oriente islamico.

La storia si ripete! Dirà qualcuno. Ma è una ripetizione che non avremmo mai voluto vivere.

La barbarie sviluppata nel II secolo d.C. da germanici, slavi e mongoli, e durata per secoli, sembrava fosse stata spazzata via prima dal Medioevo, poi dall'età moderna. Invece... essa si ripropone oggi drammaticamente perchè un certo Milosevic ha ritenuto di attingere la sua cultura di morte in quella slava di 2.000 anni addietro!

Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Politici russi a Firenze per studiare

le istituzioni e l'economia toscana

"Un importante appuntamento che mira, attraverso la partecipazione di esponenti del mondo politico, economico, culturale e delle istituzioni locali italiane e russe, a favorire il dialogo e un proficuo scambio di esperienze e di collaborazione". Sono parole contenute nel messaggio di benvenuto fatto pervenire dal ministro degli esteri Lamberto Dini alla delegazione della Moscow School of Political Studies giunta a Firenze la settimana scorsa per partecipare al seminario di studi "Istituzioni regionali, sviluppo economico e beni artistici - l'esperienza italiana". Parole che ben esprimono il significato di un'iniziativa, frutto della collaborazione fra l'istituto di alta formazione moscovita e il Consiglio regionale toscano, che ha consentito ai 38 delegati russi (fra parlamentari della Duma statale e rappresentanti di assemblee regionali o governi locali) di approfondire la conoscenza del sistema istituzionale ed economico della Toscana: dai distretti industriali, alle multinazionali presenti nel nostro territorio (Nuovo Pignone, Breda) fino al ruolo dell'artigianato; dai beni artistici e culturali, al ruolo della Regione e delle banche nel finanziamento alle imprese. Non solo. Il seminario è stato per i politici russi anche un'ottima occasione per entrare in contatto e stringere nuove relazioni con alcuni dei nostri esponenti politici e dei rappresentanti delle categorie economiche. Le sedute di studio e dibattito sono state accompagnate da visite a musei, al Laboratorio di Restauro della Fortezza da Basso e agli stabilimenti della Breda e del Nuovo Pignone.

Come hanno spiegato nella giornata di apertura il presidente del Consiglio regionale della Toscana, Angelo Passaleva, e la direttrice della Scuola, Elena Nemirovskaya, la Scuola di Studi Politici di Mosca è un ente non governativo nato nel 1992 in stretta cooperazione con il Consiglio d'Europa. Si tratta di un Istituto di alta formazione che mira ad aprire i politici russi impegnati nelle assemblee elettive (sia locali che centrale) alla visione democratica della società, alle regole dell'economia di mercato, alla capacità di iniziativa e di autogoverno dei popoli. Una gran parte dell'attività di formazione si svolge in Russia, dove vengono invitati a tenere cicli di lezioni i rappresentanti politici di altri Paesi europei. Ma la scuola organizza anche visite di studio e incontri all'estero. Dopo l'accordo siglato due anni fa con la Conferenza dei Presidenti dei Consigli Regionali, gli incontri con i rappresentanti politici italiani si sono intensificati: nel 1997 una delegazione della Duma è stata ospite del Consiglio della Lombardia; e nel 1998 alcuni consiglieri e presidenti di consiglio regionali, fra cui Angelo Passaleva, sono stati invitati in Russia per tenere alcune lezioni. La prossima volta tocca al Consiglio regionale piemontese.

 

Critiche russe a Milosevic ma anche alla Nato

 

Dalla Russia si continua a giudicare negativamente l'intervento militare della Nato in Kosovo, ma non si lesinano dure critiche a Milosevic che con le sue azioni irresponsabili ha innescato il conflitto. E' quanto è emerso in margine al seminario organizzato dal Consiglio regionale toscano e dalla Scuola di Studi politici di Mosca. La presenza alle giornate di studio di esponenti di spicco della scena politica russa come Vladimir Platonov, vicepresidente del Consiglio della Federazione Russa, e Alexei Salmin, presidente del Centro per le politiche istituzionali della Russia e fidato consigliere di Eltsin, ha infatti inevitabilmente portato il discorso sul conflitto nei Balcani. "Dal momento dell'inizio del conflitto -ha affermato Platonov incontrando i giornalisti- in Russia sono state espresse opinioni diverse: dalle più radicali (soccorso militare alla Serbia), fino alle più moderate (vie legislative che portino all'unificazione dei due Stati, Russia e Serbia". "Però -ha proseguito- la dichiarazione di principio del presidente della Federazione russa è che non si possa parlare di ingerenza militare russa nel conflitto, ma solo contribuire alla pace, garantendo il risarcimento a tutti i danneggiati dal conflitto".

Pertanto l'appello del segretario dell'Onu, secondo Platonov, è nella giusta direzione. Meno abbottonati i commenti, a titolo del tutto personale, di Salmin, che ha sostenuto che "nell'analisi della crisi balcanica dobbiamo individuare due componenti di uguale importanza: la scossa iniziale della crisi è avvenuta a causa delle azioni rigide, quasi sempre irragionevoli del leader Milosevic (ma non solo di lui) a partire dalla cancellazione dell'autonomia del Kosovo, fino alle pulizie etniche. Ma su questo sfondo deve essere chiaro che, tenendo pur fermo che "chi ha premuto il grilletto della crisi è stato Milosevic, l'azione Nato è stata particolarmente pericolosa e sbagliata". Per Salmin, "nessun risultato politico da questa azione militare è stato raggiunto" ed è raggiungibile. Infatti, "se l'obiettivo era affievolire il regime, ora al contrario si va rafforzando (ai giornalisti seri questo pareva evidente già prima che iniziasse il conflitto). Se si trattava invece solo di fermare le pulizie etniche nel Kosovo, ora l'effetto è stato mancato. E se si trattava di limitare l'ampiezza del conflitto, ora assistiamo all'allargamento a macchia d'olio". Adesso, ha concluso, tornare indietro alla formula di Rambouillet sarà difficile e tra le organizzazioni deputate a garantire la divisione del Kosovo non potrà più esserci la Nato.

L.S.

 

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L'ATTENZIONE

Dopo Roma, Sgarbi si prepara ad "atterrare" a Firenze

E Alessandro Lozzi gli prepara il terreno

Roma, aprile '99

Dall'inviato Nicola Canosa

 

Si amplia il panorama politico italiano. Nello scenario è apparso un nuovo schieramento che fa capo a Vittorio Sgarbi, personaggio fin troppo noto per essere presentato. Punto di partenza il noto Hotel Ergife di Roma, dove si sono consumati altri importanti appuntamenti. Domenica scorsa, infatti, nella sala Pantheon si è svolta l'Assemblea Costituente de "I Liberal Sgarbi". Alla convention erano presenti, oltre allo stesso onorevole Sgarbi, diversi personaggi impegnati nella "costruzione" di questa nuova compagine politica come Giorgio Grasso, Giuseppe Benedetto, nonchè amici come l'eurodeputato Enrico Ferri e Camilla Occhionorelli del Movimento Italiano Casalinghe. Nella sala più grande dell'hotel romano si sono ritrovate circa 1500 persone, in parte ammiratori di Sgarbi, in parte curiosi richiamati dall'aria di libertà che si respira intorno ai Liberal, nonchè vecchie e nuove facce della politica italiana. Un modo (veramente liberale) per dar vita ad un nuovo movimento, caratterizzato dalla rivisitazione di quella frase divenuta storica scritta da Mario Ferrara nel '51 sulle pagine del Mondo che recitava: "date un matto ai Liberali". Così oggi al posto dei Liberali ci sono i Liberal e ad impersonificare il matto c'è proprio lui, l'Onorevole ribelle, che non si spaventa di querele e denunce, sempre pronto a dire la sua su ciò che più affligge e sconvolge il nostro Paese ed il mondo intero.

Vittorio Sgarbi ha approfittato dell'incontro della Costituente per tastare il polso ad un folto gruppo di persone per capire se esista realmente e quanto sia forte la necessità di creare qualcosa di veramente nuovo e liberale, per dare maggiore voce alla popolazione italiana, stanca di essere presa in giro dal vecchio sistema di fare politica, ma anche dalle false promesse, solo in apparenza democratiche, dei nuovi e più recenti schieramenti politici. Una convention, dunque, che ha decretato e confermato non solo l'ampia popolarità del personaggio Sgarbi, ma anche e soprattutto la possibilità di crescere per un movimento che si pone tra i propri obiettivi prioritari la salvaguardia di questa nostra Italia, "ormai sempre più al degrado e vittima di scelte sbagliate" come ha "sentenziato" Sgarbi nel suo intervento. La seconda parte della giornata romana ha visto riunirsi, suddivisi per regione, in varie sale dell'hotel coloro che vorranno dare vita ai centri di riferimento "periferici" de "I Liberal Sgarbi" al fine di dare maggiore concertazione ed ordine a quella che sarà la prima sfida del nuovo movimento: raccogliere in tutt'Italia 150.000 firme per potersi presentare alle prossime elezioni europee.

Per quanto riguarda la Toscana, i Liberal partono sicuramente con una marcia in più, vista la presenza nel direttivo nazionale del fiorentino Alessandro Lozzi, già impegnato con il Partito Liberale ed ora impegnato protagonista in questo "nuovo ed entusiasmante progetto" come lo ha definito lui stesso.

Al suo fianco troviamo anche Gabriele Beghè, insieme ad una larga schiera di liberali che non hanno mai rinunciato alle loro ideologie ed alla loro storia.

Lozzi crede molto nel futuro de I Liberal -come ci ha spiegato prima della convention romana- perchè possono essere la risposta concreta a tutti coloro che, stanchi dei soliti schieramenti politici, cercano quel qualcosa in più che proprio Sgarbi riesce a trasmettere alla gente comune ed ai suoi collaboratori.

A Firenze, dunque, I Liberal vedranno una delle sedi più attive d'Italia, come dimostra il grande impegno già in atto e la già numerosa schiera di sostenitori disposti a dare il loro forte contributo alla riuscita del progetto. "Presto ci sarà la presentazione ufficiale de "I Liberal Sgarbi" anche a Firenze -ci ha spiegato Lozzi- ed in quel momento si vedranno le potenzialità di questo movimento, in una regione governata storicamente dalla sinistra. La nostra speranza -ha concluso Lozzi- è che i fiorentini colgano lo spirito dei nostri intenti, considerando soprattutto la necessità di salvaguardia per una città come Firenze, crogiuolo di arte e cultura, spesso vittima di se stessa e del suo immobilismo".

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L'ATTENZIONE

 

 

Condono edilizio: un "calvario"

L'Aduc denuncia il Comune per appropriazione indebita

In attesa di una sentenza del Tar che faccia giustizia, il calvario dei contribuenti che avevano voluto mettersi in regola con la legge usufruendo del condono edilizio, non finisce più.

Oggi c'è una nuova gabella da 100 mila lire.

Il presidente dell'Aduc, Vincenzo Donvito, ci racconta il calvario.

Una circolare ministeriale del '97 invitava i Comuni ad esigere dai contribuenti che erano stati condonati per abusi edilizi o avevano ancora la pratica in corso, una tassa per danno ambientale, prevista da una legge del 1939. Forti i dubbi di tutti i Comuni, tant'è che anche l'Anci ha chiesto lumi -per ora spenti- a ministero e Governo, ma Firenze (e alcuni comuni toscani per effetto fotocopia) non ci hanno pensato due volte, tanto qualcosa avrebbero comunque guadagnato, e da giugno '98 hanno fatto partire centinaia di migliaia di richieste di pene pecuniarie aggiuntive, con una media di lit.1.400.000 a contribuente. Secondo l'Aduc questa oblazione era stata già pagata, perchè inclusa nella legge sul condono dell'85, e come l'Aduc la pensa anche il Difensore Civico della Toscana, e per questo abbiamo fatto ricorso al Tar, invitando i cittadini a non pagare alla scadenza, ma di aspettare l'ingiunzione con cui fare ricorso al Pretore, perchè non costa nulla, mentre il Tar (unica indicazione credibile del Comune) costa più della multa!!

Nel frattempo, un collegato alla Finanziaria '98, dello scorso febbraio -condonando lo Stato, quindi se stesso, che se n'era dimenticato di chiederlo pur se già previsto- fa sapere che chi è stato condonato e chi ha il condono in corso, deve portare documentazione all'Ufficio del Registro entro il prossimo 31 maggio, pena la decadenza dei benefici fiscali legati alla compravendita e al possesso dell'immobile condonato, con relativo pagamento maggiorato di more e interessi delle agevolazioni ottenute in passato.

Sarebbe stato troppo semplice che fossero stati i Comuni a comunicare l'esistenza della pratica all'Ufficio del Registro, ma anche questo meccanismo logico avrebbe corso il rischio di non far guadagnare soldi ai vampiri comunali, perchè non crediamo saranno pochi a non sapere di questa scadenza.

Per fare questa comunicazione all'Ufficio del Registro occorre portare una copia autentica della concessione ottenuta, o dichiarazione che attesti che la domanda è in corso (in quest'ultimo caso si tratta di tempi biblici in cui la responsabilità è sempre del Comune). Per questi certificati il Comune di Firenze chiede 100 mila lire di diritti di segreteria. Si fa pagare un atto dovuto per legge, in quantità totalmente inspiegabile e sproporzionata, per cui il commento medio e pacato che raccogliamo nei nostri uffici dai contribuenti che ci chiedono ragioni, è "LADRI", con una fiducia nelle istituzioni che, se già non era accaduto, ha avuto il colpo mortale. E questo commento "verace" ci stimola tanto che abbiamo preparato una denuncia per appropriazione indebita, che si aggiunge a quelle già depositate per abuso di potere e atti d'ufficio, per una serie di soprusi che crediamo l'amministrazione fiorentina abbia commesso in questa decisamente sporca vicenda.

 

Vincenzo Donvito (Presidente Aduc)

 

Sulla vicenda questo giornale se ne è già occupato, ottenendo scarsi risultati. Infatti, malgrado la sensibilità del capogruppo del PPI in Consiglio regionale, Olivo Ghilarducci, lo abbia portato a presentare un'interrogazione al Presidente della Regione, questi, per ora, se ne è guardato bene dal rispondere. Eppure, la questione non ci sembra di poco conto! Se i politici-amministratori non difendono questi legittimi interessi dei cittadini, quando e perchè ritengono di dover chiedere loro un voto per entrare nella stanza del potere? Ghilarducci, che aveva apprezzato la nostra presa di posizione è convinto che la trasmissione delle informazioni possa avvenire direttamente dal Comune all'Ufficio del Registro. Sarebbe la strada più giusta e più ... dritta! Senza equivoci e possibilità di errori. Invece, occorre andare in Comune (nella fattispecie nella sede decentrata di viale Mannelli 119, al quinto piano), sorbirsi una coda lunga e fastidiosa, prendere il modello, tornarsene a casa, riempirlo, pagare la deprecabile tassa per diritti di segreteria di 100.000 lire e tornare a fare la consegna.

Povero cittadino!

E se si tratta di anziani, handicappati, emarginati?

Per il comune è lo stesso: corri e paga!

Bella soddisfazione essere cittadini fiorentini ed italiani!

 

Marilena Milani

 

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L'ATTENZIONE

Pisa

Regione e Governo per le navi romane

Trecento milioni: è il contributo straordinario che la giunta regionale ha deciso di mettere a disposizione dell'amministrazione comunale di Pisa per il completamento della prima fase di lavori nel cantiere di ritrovamento di alcune navi romane nell'area ferroviaria di Pisa-San Rossore. Si tratta in particolare di intervenire per la messa in sicurezza e per il primo restauro dei quattro scafi e dei resti di una banchina di ormeggio. La proposta di legge passa ora all'esame del Consiglio regionale.

"E' una scoperta scientifica e archeologica di grande rilievo - afferma l'assessore alla cultura Franco Cazzola - che può gettare nuova luce sui caratteri del paesaggio antico in cui sorse e si sviluppo' la città di Pisa.

Con lo stanziamento previsto contiamo di contribuire anche allo sforzo della Sovrintendenza ai beni archeologici della Toscana, che sta lavorando di concerto con le Ferrovie dello Stato, per un rapido recupero dei reperti. Ma soprattutto di supportare il Comune di Pisa nella realizzazione del grande progetto museale di rilievo nazionale dedicato alle navi e ai reperti del porto romano, che arricchira' a poche centinaia di metri dalla Piazza dei miracoli l'offerta turistica e culturale".

Per il presidente Vannino Chiti va sottolineato che occorre evitare qualsiasi rischio che una scoperta scientifica di questa portata possa risultare compromessa dalla mancanza di fondi adeguati. "Ritengo per questo poco comprensibile - aggiunge Chiti - la posizione assunta dal Ministero dei beni culturali che ha tagliato un intervento a sostegno di portata pari a quello deciso dalla giunta regionale. Rivendicare la diretta competenza dello Stato in alcune materie - conclude il presidente della Toscana - significa operare concretamente per garantire la tutela reale di beni culturali di grande rilievo".

Intanto anche il Governo, con il ministro ai beni culturali Giovanna Melandri, si è dichiarato disponibile a sostenere lo sforzo per ridare visibilità alle navi "ritrovate".

 

Cristiana Guccinelli

 

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