L'ATTENZIONE ![]()
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"Si sta ripetendo in Kosovo quello che è accaduto in Istria 50 anni fa, la pulizia etnica dei non serbi o dei non jugoslavi".
Questo grido d'allarme è arrivato dallo storico Arrigo Petacco.
"Gli italiani - ha proseguito Petacco - vennero a migliaia gettati nelle foibe o costretti all'esodo, con la scusa che erano fascisti, ma in realtà colpevoli solo di essere italiani. In 350.000 sono dovuti emigrare e questo accadrà nel Kosovo se nessuno fermerà i serbi". Petacco approva l'azione Nato anche se è convinto che: "non si risolverà niente, i Balcani sono un ginepraio dove chi ha messo il naso ha lasciato sempre le penne". Questa terribile analisi trova conferma in due situazioni molto paradossali: da una parte la Serbia "assorbe" i bombardamenti senza reagire, dall'altra pseudo-pacifisti inscenano manifestazioni in tutto il mondo in difesa della Serbia, in tal modo "godendosi" le atrocità dei serbi sui kosovari, così come gli italiani sono diventati "turisti di guerra" che vanno a godere e fotografare il decollo degli aerei da Aviano che partono alla volta della Serbia per bombardare quel Paese. Nel secondo caso si tratta di sadismo puro, che è pari a quello mostrato da coloro che vanno a cinema per vedere film di guerra! Nel primo caso si tratta di vere e proprie tragedie umanitarie che si fondano, in particolare, sugli assassini che vengono perpetrati dai serbi nei confronti dei kosovari. Secondo la rete tv americana NBC, sarebbero migliaia gli albanesi del Kosovo rastrellati in un campo di concentramento nei pressi di Pristina. Li troveremo scheletri nelle fosse comuni al termine del conflitto?
C'è da aggiungere - secondo la NBC - che oltre 10.000 uomini sempre della stessa etnia, sono stati imprigionati in un "gulag" nei pressi del capoluogo della regione in guerra. Il cinismo del leader serbo Milosevic, il vero ed unico responsabile di quello che sta accadendo nei Balcani, lo avvicina al peggiore Hitler. Ecco perchè Milosevic va abbattuto! Oggi il mondo non si può permettere più il lusso di avere nel suo seno un dittatore! Purtroppo chi paga, come sempre, è la gente, così come è accaduto con Saddam Hussein, così come accade per i curdi in Turchia.
Francesco Canosa
L'ATTENZIONE ![]()
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Agenda 2000 "spiegata" dal Ministro Enrico Letta
Le occasioni per la Toscana
dalla "nuova stagione" dei fondi comunitari
Come
preannunciato nello scorso numero de "L'Attenzione", lunedì
29 si è tenuto, nell'auditorium del Consiglio Regionale, il convegno
"Agenda 2000 e le prospettive in Toscana per i finanziamenti comunitari",
organizzato dal Gruppo PPI in Regione, con la collaborazione del Comitato
regionale del Partito. A riferire sulle conclusioni emerse, in materia di
fondi strutturali e politiche di coesione dell'Unione Europea, dal vertice
di Berlino della scorsa settimana, il Ministro per le Politiche comunitarie,
il "Popolare" Enrico Letta.
Pieno utilizzo, entro il 2006, di tutte le risorse finanziarie che l'Unione Europea metterà a disposizione dell'Italia nei prossimi anni. E' questo l'obiettivo con cui, ha detto il ministro Letta, il Governo italiano ha affrontato il negoziato su Agenda 2000, il programma comunitario di ridefinizione delle politiche di coesione socio-economica e di sostegno alle aree svantaggiate della Unione Europea, conclusosi a Berlino lo scorso 25 marzo. Un negoziato il cui esito appariva ancora incerto alla vigilia del vertice di Berlino, per la divergenza delle posizioni dei 15 su alcuni aspetti rilevanti (entità delle risorse complessive da investire, criteri di contribuzioni per i singoli stati, addirittura le stesse determinazioni dell'accordo sulla Pac, la politica dell'Unione per l'agricoltura, concluso in precedenza). Grande, quindi, la soddisfazione dell'Italia, che è riuscita ad ottenere risultati importanti un pò in tutti i settori, anche in quell'agricoltura che negli anni passati aveva visto il nostro paese fortemente penalizzato.
Con Agenda 2000, ha ricordato Letta, si realizza la seconda metà dell'Euro.
Perché? Se l'Euro ha prodotto, attraverso il passaggio obbligato del rispetto dei vincoli di Maastricht, la convergenza degli elementi economici fondamentali dei paesi membri dell'Unione, con Agenda 2000 si pongono gli strumenti per il superamento degli squilibri economici e sociali a livello di singole regioni. Oggi, in zona Euro, vi sono aree, come la Calabria, che hanno un reddito medio pro capite di 58 su base 100. Ed altre, come la Baviera, in cui questo è 180. Per rimanere in Italia, tutte le regioni del meridione, escluse Abruzzo e Molise, non raggiungono il 75% del reddito regionale medio pro capite europeo, mentre la Lombardia lo supera abbondantemente.
E' questo squilibrio che Agenda 2000, con la politica dei fondi strutturali, si pone di eliminare, attivando un'azione di vero e proprio riequilibrio economico e sociale. In che modo?
Attraverso le definizione di un elevato monte risorse (l'accordo è stato raggiunto sulla cifra di 213 miliardi di euro) da applicare in modo "concentrato" (non più a beneficio del 55% dei cittadini dell'Unione, ma al massimo del 30-35%), perché le risorse vadano a sostenere le aree realmente in difficoltà. La concentrazione si realizzerà attraverso la riduzione del numero di obiettivi, che dal 2000 passeranno dagli attuali sette a tre soltanto: l'obiettivo 1 per regioni con reddito medio pro capite inferiore al 75% di quello europeo; l'obiettivo 2 per le zone in difficoltà di industrializzazione con reddito medio pro capite superiore al 75% (obiettivo nel quale, presumibilmente, rientreranno le zone toscane attualmente in ob. 2 e ob. 5b); infine l'obiettivo tre, di nuova concezione, finalizzato alla realizzazione di interventi di formazione e di politiche attive per l'occupazione.
Cosa
accadrà, dunque, per il nostro paese? Intanto, ha ricordato Letta,
c'è da registrare il mutato atteggiamento del governo italiano rispetto
al passato, un atteggiamento nuovo di particolare attenzione all'opportunità
offerta dalla politica di coesione europea, che si è espressa nel
coinvolgimento dei livelli istituzionali inferiori (le regioni) e dell'economia
reale già in fase di programmazione, e non più soltanto nel
momento della assegnazione delle risorse. Letta ha ricordato come negli
ultimi cinque mesi siano state ben quattro le sessioni comunitarie della
Conferenza Stato-Regioni, a fronte delle tre realizzate nei precedenti cinque
anni. Inoltre, si è fatta un'accurata analisi dei motivi del mancato
utilizzo dei fondi comunitari (oggi siamo ad un impiego del 55% di quelli
stanziati per il periodo 1994-1995, ma un anno fa questa cifra era dell'ordine
di appena il 38%): ritardi nella partenza della programmazione da parte
del Comitato nazionale, clamorosa e spesso colpevole mancanza di informazione
sui fondi, mancanza di concertazione con il mondo economico reale sono le
principali cause di questo fenomeno. Tutto questo ha prodotto quello che
Letta definisce "un vero e proprio problema etico": le risorse
finanziarie alla base dei fondi sono quote delle tasse che i cittadini pagano
ed è quindi, oltre che giusto, doveroso farne un uso completo. "Questi
soldi non ritornano indietro se non sono utilizzati"- ha ammonito Letta
- "ma vanno a finanziare interventi in altri paesi". In concreto,
con la delibera CIPE sui fondi del 22 dicembre scorso, si è provveduto,
per la prima volta, a definire procedure, tempi e responsabilità,
riconoscendo il ruolo attivo delle Regioni non soltanto in relazione al
momento della distribuzione delle risorse, ma anche a quello della programmazione
e dell'individuazione delle priorità di intervento.
Proprio a livello di Regione si gioca l'importante partita della piena attuazione delle determinazioni di Agenda 2000 sui fondi strutturali. Sono le Regioni che dovranno trovare un accordo comune sulla definizione delle zone da inserire nelle aree di obiettivo (il governo coordinerà tale processo, ed entrerà nel merito esclusivamente in presenza di insanabili situazioni di disaccordo; inoltre, a livello comunitario, grazie al lavoro dell'Italia, è stato deciso di introdurre il "phasing out", (ovvero l'uscita ammortizzata dal regime dei fondi per quelle aree non più inseribili in obiettivo), l'aspetto che più preoccupa gli operatori del settore (all'incontro sono intervenuti Confindustria Toscana, Confcommercio, Unione Agri-coltori, Confartigianato, alle quali Letta ha ripetuto che naturalmente anche in Toscana vi sarà la riduzione delle zone interessate dai fondi, ma che l'entità dei finanziamenti non diminuirà). A proposito della "zonizzazione", Letta ha voluto precisare che il documento tecnico redatto dal Ministero del Bilancio, che circola da un pò di tempo e che contiene ipotesi di drastiche esclusioni di interi territori dalle aree beneficiarie dei fondi, non rappresenta in alcun modo la base su cui avviare tale processo. Sempre le Regioni, poi, governeranno la concertazione con i livelli istituzionali inferiori ed il mondo economico reale attraverso i tavoli regionali ed i comitati regionali, strumenti, questi, che Letta ritiene essenziali per arrivare a centrare l'obiettivo del completo utilizzo dei finanziamenti.
E sempre
le Regioni avranno grande importanza, assieme al Ministero, e a molti altri
soggetti, nel promuovere e realizzare una vera, completa e capillare informazione
sulle opportunità offerte dai fondi strutturali, opportunità
che, allorquando sarà compiuto l'allargamento ad est dei confini
dell'Unione (uno degli aspetti regolamentato proprio da Agenda 2000), verranno
sicuramente meno, per la naturale predominanza che i paesi di nuova adesione
avranno nel panorama delle aree svantaggiate cui destinare interventi di
riequilibrio e coesione. Prima di Letta erano intervenuti il Presidente
del Consiglio Regionale, Angelo Passaleva ("Con Agenda 2000 si affronta
la questione centrale della disoccupazione, un problema che va risolto per
costruire una vera Europa dei cittadini"), l'As-sessore regionale al
Bilancio, Fabrizio Geloni ("la Toscana ha saputo usare bene i fondi,
con una percentuale dell'80%. E' grazie a questa riconosciuta capacità
che il governo ha approvato la restituzione, soltanto alla Toscana, dei
fondi comunitari a suo tempo 'girati' alle regioni terremotate"), il
Segretario del PPI toscano, Alberto Monaci ("con questo incontro i
Popolari testimoniano la volontà di costruire un concreto rapporto
con le categorie economiche e produttive"), ed Olivo Ghilar-ducci,
capogruppo PPI in Consiglio Regionale.
Proprio Ghilarducci ha voluto sottolineare come, grazie anche ad una seria politica di bilancio, il buon impiego dei fondi comunitari in Toscana, una regione che non ha particolari difficoltà rispetto ad altre, ma che presenta una diversità di fattori produttivi, di "motori di sviluppo", come assunto anche nello stesso Programma Regionale di Sviluppo 1999-2001, abbia permesso proprio l'incremento di tali fattori di crescita.
Franco Sepinacci
Riunione
molto importante quella dell'Assemblea ordinaria degli azionisti della Banca
Toscana di venerdì scorso che ha provveduto all'approvazione del
bilancio relativo all'esercizio 1998 ed al rinnovo del Consiglio di Amministrazione
e del Collegio sindacale. L'Assemblea è stata presieduta per l'ultima
volta da Fabio Merusi che ha lasciato l'incarico a favore di Paolo Mottura,
economista della Bocconi. Positivo il bilancio in tutte le sue componenti,
in particolare per quanto concerne l'utile netto, che ha fatto registrare
un incremento del 22,73%, con un flusso di reddito attestatosi sui 141,1
miliardi in virtù del quale il rendimento del patrimonio - misurato
dal ROE - ha raggiunto 1'8,60% rispetto al 7,24% dell'anno precedente. La
crescita dell'utile netto ha consentito di proporre all'assemblea degli
azionisti un dividendo di 170 lire per azione, con un aumento del 30% rispetto
alle 130 lire del precedente esercizio. La Banca, sotto la sapiente guida
del direttore generale Giuseppe Mazzini ha conseguito anche altri risultati
positivi: ha ampliato del 10,31% i1 risparmio complessivamente intermediato
con la clientela raggiungendo i 38.887 miliardi. La componente indiretta
(+ 16,83%), risultata pari a 20.479 miliardi, si è rivelata più
dinamica, soprattutto in virtù dei risultati conseguiti nell'ambito
del risparmio gestito che ammonta a 8.334 miliardi (+ 107,65%). La raccolta
diretta si è accresciuta del 3,87% toccando i 18.407 miliardi. I
finanziamenti all'economia hanno registrato un incremento del 10,56% collocandosi
a 13.820 miliardi. L'accresciuto impegno creditizio rivolto in particolare
alle piccole - medie imprese ed alle famiglie, è stato realizzato
in presenza di una ulteriore diminuzione del grado di rischiosità
il cui livello, misurato ai valori lordi, è passato in un anno dal
4,20% al 4,10% mentre, al netto delle rettifiche di valore, l'indicatore
si riduce al 2,20% contro il 2,31% dell'esercizio precedente.
Le sofferenze nette sono risultate pari
a 303 miliardi (+ 5,09%), con un grado di copertura del 64,3%. Per quanto
riguarda il conto economico, il margine di intermediazione pari a 1.296,9
miliardi, ha registrato un incremento del 5,82% come diretta conseguenza
di una crescita dei ricavi da_servizi - finanziari e non - (+ 43,78%) che
ha più che compensato il calo del margine di interesse (- 10,10%)
verificatosi prevalentemente a seguito della flessione intervenuta, per
effetto del calo dei tassi, nel ritorno reddituale fornito dal portatoglio
titoli di proprietà. I ricavi netti da servizi non finanziari, anche
per effetto del ritorno economico conseguito nell'ambito del risparmio gestito
i cui proventi sono più che raddoppiati in un anno (+ 119,86%), hanno
fornito un apporto di 358,4 miliardi con un incremento del 23,90%. Tali
positivi risultati sono stati, a sua volta, accompagnati da una marcata
contribuzione reddituale delle operazioni finanziarie passate in un anno
da 67,2 miliardi a 133,1 miliardi. Le spese amministrative, pari a 870,8
miliardi, sono risultate in calo dell' 1,90% e riflettono un decremento
sia degli oneri del personale (- 2,22%) sia delle altre spese (- 1,16%).
I1 risultato lordo di gestione si è attestato, pertanto, a 426,1
miliardi con una crescita del 26,08% rispetto all'anno precedente.
Il direttore generale
ha sottolineato inoltre come dopo il complesso delle rettifiche nette di
valore e degli accantonamenti per 181,8 miliardi (+14,39%), considerato
il saldo positivo della gestione straordinaria per 35,8 miliardi (-17,45%)
e tenuto conto di imposte sul reddito per 139,1 miliardi (+29,40%), la Banca
Toscana è pervenuta ad un utile netto di 141,1 miliardi in crescita
del 22,73% rispetto a quello conseguito nel 1997, come abbiamo anticipato
in questo stesso servizio. In quanto alla presenza sul territorio, è
stato evidenziato come nel 1998 la rete operativa della Banca, in coerenza
con le strategie unitarie del Gruppo Ban-cario Monte dei Paschi di Siena
di cui fa parte, si è accresciuta di 11 sportelli ai quali si aggiungono
le 2 nuove filiali che hanno iniziato l'operatività nei prirni mesi
del corrente anno, portando a 324 i punti di vendita. La dimensione dell'organico,
a seguito di 142 cessazioni e 105 assunzioni, è diminuita di 37 unità,
risultando composta di 4.410 dipendenti.
Profilo Banca Toscana
Banca Toscana spa - Gruppo Monte dei Paschi di Siena
Banca aderente al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi
Sede legale: via del Corso 6 Firenze
Anno di nascita: 1904
Capitale sociale L.294.400 milioni interamente versato suddiviso in 294.400.000 azioni da 1.000 lire ciascuna
Riserve L. 1.345.925.882.320
Azionisti:
Banca MPS spa 61,801%
Altri 38,199%
Direzione generale: via L.Pancaldo 4 - 50127 Firenze - tel. 05543911 -fax 05543790336
Rete territoriale: 322 filiali disitribuite in 8 regioni
Consiglio di Amministrazione
Triennio 1999/2001
Presidente - Paolo Mottura,
vice presidente - Massimo Bernazzi, consiglieri - Giuliano Bartalucci, Maurizio Bigazzi, Roberto Colaninno, Angelo Dringoli, Mauro Faneschi, Giovanni Galli, Alessandro Piazzi, Carlo Querci.
Collegio sindacale
Triennio 1999/2001
Presidente - Mario Sica
Sindaci effettivi: Carlo Luigi Turchi e Paolo Zuffanelli;
Sindaci supplenti: Duccio Neri e Angiola Lippi
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Insegnanti precari sul
piede di guerra nei confronti del ministro Berlinguer
Ma che fine hanno fatto i concorsi riservati? E i corsi abilitanti? Dopo anni di attesa e di speranze, migliaia di insegnanti precari hanno bevuto in questi giorni un calice amaro. Chi da anni lavora nella scuola aspettava i corsi abilitanti e il concorso riservato e invece il Ministro Berlinguer ha indetto il concorso ordinario. Un concorso cui parteciperanno milioni di laureati per disputarsi non si sa quante migliaia di posti. Forse quarantamila. In questo modo sta per essere messa in moto una macchina dall'ingranaggio infernale, la madre di tutti i concorsi.
Non ci credete? Eccovi una piccola cronaca di una grande delusione.
- nel dicembre scorso l'XI Commissione Lavoro della Camera vota, quasi all'unanimità, l'emendamento che riconosce la professionalità acquisita dagli insegnanti precari in anni di servizio,
- la legge 932/B, passata alla VII Commissione Cultura del Senato, viene criticata soprattutto riguardo a questo emendamento,
- marzo '99, dopo un'accesa disputa, la legge alla fine passa e viene licenziata dal Senato,
- la legge sembra non avere più ostacoli. Ritornerà all'XI Commissione della Camera ma si tratterà di pura formalità dopodiché potranno essere indetti sia il concorso ordinario che quello riservato per i precari,
- sulla stampa si scatena una campagna denigratoia nei confronti degli insegnanti precari che qualcuno definisce anche "somari",
- il Ministro Berlinguer a sorpresa indice il concorso ordinario.
E la fine di tutto!
Un durissimo colpo per chi da tanto tempo si batte per vedere riconosciuta
la propria professionalità. "Il Ministro ha assolutamente bisogno
di farsi pubblicità, dato che siamo in periodo elettorale - dichiara
il Presidente del CIP Livorno Francesco Fanigliulo - indice un megaconcorso
per dare posti di lavoro ai giovani, in realtà sa benissimo che creerà
altra disoccupazione e che tutta l'operazone costerà miliardi ai
contribuenti". E' come ricominciare da zero. Nessuno degli insegnanti
precari che lavora nella scuola anche da più di dieci anni può
mandar giù questo rospo. Il Direttivo Nazionale del CIP (Coordinamento
Insegnanti Precari) ha già indetto uno sciopero per il 10 aprile
prossimo con una imponente manifestazione a Roma. Arriveranno nella capitale
insegnanti da ogni parte d'Italia. Sulle pagine del Corriere della Sera
intanto, il ministro Berlinguer afferma che "I precari hanno il merito
di aver fatto funzionare la scuola in assenza dei concorsi". Grazie,
signor ministro! Ma a cosa servono le parole quando non sono seguite dai
fatti concreti?
Aggiunge anche di avere l'intenzione di indire il concorso riservato ma che "i criteri di valutazione saranno molto selettivi". Queste dichiarazioni non fanno che aumentare l'inquietudine e il disagio. Il mondo della scuola vive un periodo assai complesso. I precari sperano di non dover essere proprio loro a fare le spese di questa grande riforma scolastica, sentono, per la loro stessa condizione, di aver già pagato abbastanza. Molti di loro da anni lavorano su posti vacanti facendo anche da comissari agli esami e addirittura da vicepresidi. Emblemaico è il caso di Antonio Antonazzo, vicepreside del Liceo Scienfico Giolitti di Bra (provincia di Cuneo). "Non sono l'unico - spiega - e non sono neppure abilitato, nella mia condizione ci sono parecchi colleghi".
Daniela Boarino
Difficoltà nel settore del marmo
Allarme da Carrara
L'Internazionale
Marmi e Macchine rende note le statistiche dell'import-export del settore
della pietra naturale, elaborate su dati ISTAT, per il periodo compreso
tra gennaio e novembre 1998. Si tratta, in pratica, di un dato di chiusura
d'anno e ciò consente di fare valutazioni più precise sul
trend del lapideo italiano. I risultati, su base nazionale, confermano sostanzialmente
l'andamento evidenziato nei mesi precedenti: a partire dal giugno 1998 le
esportazioni nazionali hanno subito una progressiva erosione di valori,
rispetto all'anno '97, ed hanno portato il consuntivo al rapporto più
basso registrato negli ultimi tempi. Il settore ha esportato complessivamente
nel periodo gennaio-novembre dello scorso anno, 4 milioni e 350 mila tonnellate
di marmi e graniti, grezzi e lavorati, per oltre 3.400 miliardi, che diventano
poco meno di 3.300 sulle voci di maggior rilievo. Nel computo complessivo,
infatti, sono compresi anche i granulati e le polveri per oltre un milione
di tonnellate. Nello stesso periodo l'Italia ha importato 2 milioni e 330
mila tonnellate circa di materiali per più di 830 miliardi, oltre
600 dei quali di solo granito grezzo. Rispetto al '97, stesso periodo, le
importazioni complessive sono cresciute del +7% circa sulle quantità
e dell'1% in valore, mentre le esportazioni sono salite ancora dell'1,8%
in volumi e diminuite dell'1,3% in lire correnti.
Il panorama potrebbe sembrare, nel complesso, difficile ma non negativo.
Se si valutano però le voci di maggior interesse i segni cambiano, dando corpo alle aspettative negative del settore, nell'ultimo periodo dell'anno trascorso. Considerando le cinque voci maggiori, grezzi e lavorati delle due categorie principali, marmi e graniti, più le altre pietre ornamentali lavorate, il consuntivo delle esportazioni, rispetto al '97, scende di circa il 2% in quantità, e dell'1,5% in valore. Il calo più significativo, si rileva sui lavorati di marmo, che subiscono una contrazione su base annua di oltre il 7% sui volumi, e di quasi il 4% sui valori. I valori medi unitari dei lavorati hanno tenuto abbastanza, sia per i graniti che per i marmi, mentre hanno ceduto sui grezzi e semigrezzi, particolarmente sui marmi. Pesa - secondo le valutazioni dell'Internazionale Marmi e Macchine - su queste cifre il calo dell'area dell'Estremo Oriente (con un meno 37% sulle voci maggiori), calo in buona parte sopportato dalle aziende del comprensorio apuo-versiliese. In discesa, rispetto al '97, anche l'area Medio Orientale, che rimane positiva solo sulle importazioni dall'Italia di graniti grezzi e semigrezzi. Note positive per l'export di marmi e graniti verso i paesi dell'Unione Europea, che sale del 6% in valore e del 5% in quantità sulle voci più importanti, ma è in crescita anche sui valori medi unitari per i lavorati di marmo e di granito, soprattutto per quest'ultimo.
Bene anche l'Europa non comunitaria, soprattutto per i lavorati, con buone performances per il marmo, e bene ancora, su cifre elevate, il Nord America, che registra un aumento sullo scorso anno, per altro già positivo, del +26,6% in quantità e del +33% in valori, con un andamento dei valori medi unitari favorevole, principalmente per i calcarei lavorati, sia marmo che travertino. Crescono, sull'area, anche l'export dei graniti lavorati e le esportazioni di blocchi e di lastre verso gli Stati Uniti. Su cifre decisamente modeste, ma con andamento soddisfacente, anche l'Africa, soprattutto il Nord Africa, e l'Australia, mentre è più altalenante, ma con saldo finale positivo, il Sud America: da quest'area sono in crescita anche le importazioni italiane di graniti e marmi grezzi. Nel complesso, quindi, una situazione di saldo globale negativo, con connotati che creano insicurezza sugli sviluppi futuri del comparto, ma anche una situazione in cui sono visibili con chiarezza cause ed effetti e con la consapevolezza che il '97 é stato un anno particolarmente positivo, rispetto al quale era difficile, con gli eventi internazionali che si sono succeduti, pensare di incrementare ulteriormente le quote di export.
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