L'ATTENZIONE

Editoriale

Quei genitori che violano i figli!

Un senso di repulsione mi ha colpito quando ho appreso la notizia della truffa nel gioco del lotto a Milano. Non tanto perchè fosse stato scoperto un losco giro d'affari messo in piedi dal solito burocrate statale, quanto per il coinvolgimento, ancora una volta, di bambini innocenti. Ero abituato a vedere piccoli ragazzini, emaciati, sporchi, con gli occhi della disperazione, chiedere l'elemosina ai semafori delle città. Ero abituato a leggere notizie di bambini venduti dai genitori a pedofili e sfruttatori della prostituzione. Ero abituato a sapere di bambini sfruttati nei luoghi di lavoro, abbrutiti dalla fatica non adatta alla loro età, umiliati, picchiati, costretti a rinunciare all'infanzia per diventare subito adulti. Ero abituato finanche a sapere che i bambini sono sempre al primo posto tra le vittime delle guerre, tra le vittime della fame. Quanti ne fa vedere la televisione nelle lande schifose del Brasile, in quelle dell'Africa, nelle Filippine. Scenari diversi per colore della pelle dei bambini e per situazioni geografiche, ma tutti apocalittici, allucinanti, strazianti.

Ma quest'ultima è troppo grossa! Forse perchè è l'ultima "scoperta". Pensare a quei bambini con la fascia sugli occhi, alla loro innocenza, a quella tenerezza che emanavano quando infilavano emozionati la mano nell'urna per estrare palline ... a caso, che davano la gioia di vincere a qualche vecchietta! Quanta dolcezza in quegli sguardi perduti nel ... buio dell'urna! E' sempre stato per me un momento intenso per valutare l'innocenza dei bambini. E adesso che ho scoperto che su quell'innocenza si arricchivano genitori e funzionari senza scrupoli, chi mi ripaga della fiducia perduta? La malvagità dell'uomo che spesso, troppo spesso, si scatena verso i propri figli, non ha più limiti. Perchè meravigliarsi allora se esiste la microcriminalità, la grande criminalità, gli stupri si ripetono senza soste, gli omicidi non si contano più, la droga dilaga senza limiti, l'amore e l'amicizia sembranno parole senza senso, la solidarietà spesso è solo di facciata, non esiste più alcun rispetto per il prossimo. Sono la logica conseguenza della ribellione dei bambini diventati adulti che pensano di vendicarsi delle violenze di ogni genere subite da piccoli.

Un esempio per tutti può essere fatto: quando si scopre uno stupratore si va a scavare nel suo passato e spesso si trova traccia di violenza subita da bambino. Quello stupratore adulto, forse incosciamente, cerca di vendicarsi di quello che ha subito. Violenze che troppo spesso servono a creare un business agli adulti, a cominciare dagli stessi genitori dei bambini. Come porre un freno? come conservare l'innocenza ai bambini? come educare i genitori ad essere rispettosi dei propri figli? Domande problematiche che gettano nello sconforto se si pensa che non ci siano risposte!

Francesco Canosa

 

Torna al sommario

 


 

 

L'ATTENZIONE

Come negare la paternità!

La notizia é arrivata fresca fresca in questi giorni dagli Stati Uniti: l'ovulo materno attraverso una serie di complessi interventi chimici e restando totalmente indipendente dagli spermatozoi maschili, potrà, nel giro di un paio d'anni, generare una creatura vivente. E' l'ultimo passo dell'ingegneria genetica. Dovremmo rallegrarcene? Personalmente penso che dovremmo essere seriamente preoccupati. Non solo si tenta di eliminare del tutto dall'universo femminile la figura dell'uomo ma si opera apertamente contro l'auspicata rinascita della famiglia come solida istituzione su cui basare le radici di una società più onesta e meno individualista. Perché dovremmo essere contenti nel pensare che fra non più di un paio d'anni, come assicura il gruppo di ricerca americano guidato dal genetista Rudolf Janesich, potrebbe nascere il primo bambino "orfano", nato in laboratorio senza alcun papà, nemmeno in provetta? A questo punto non si può parlare di progresso bensì di un ritorno alla diseguaglianza tra l'uomo e la donna, questa volta cambiando l'ordine dei protagonisti: dalla donna oggetto passeremo nel 2000 all'uomo oggetto. La donna potrà decidere di avere un uomo come e quando vuole ma potrebbe non chiedere il suo aiuto e la sua collaborazione per creare un'altra vita umana. Uomo superfluo, dunque?

Ma allora con chi dialogare, con chi scambiarsi le opinioni, con chi dibattere i problemi quotidiani dei figli? L'universo femminile e quello maschile sono molto diversi tra di loro ma proprio per questo si completano e nella coppia, ma non solo, l'essere diversi aiuta a trovare un equilibrio a volte perfetto. Si é sempre sostenuto che un figlio ha bisogno sia del padre che della madre, tanto é vero che nelle cause di separazione ormai il giudice cerca di non escludere totalmente dalla vita di uno dei due coniugi il figlio o i figli; e questo lo hanno sostenuto anche quelle mamme che sono state costrette a dover crescere i figli da sole, considerandolo un impegno che sono riuscite ad affrontare grazie alla grande forza di volontà che contraddistingue le donne, ma riconoscendo che probabilmente l'aiuto di un uomo su tutti i fronti era necessario. E allora si rallegreranno di questo nuovo passo della genetica quei gruppi di femministe incallite, ormai un pò fuori moda, che ogni giorno si battono per la completa autonomia della donna e che appoggiano il formarsi della cosiddetta "famiglia di fatto". Se la sperimentazione della nuova tecnica di fecondazione avrà successo sulle donne (per ora la sperimentazione si sta facendo sui mammiferi) qualsiasi coppia di donne lesbiche potrà avere un figlio, creando così una "vera" famiglia. Chissà cosa ne penseranno gli omosessuali. Comunque la preoccupazione sta nel fatto, al di là delle singole situazioni, che una volta permessa la pratica di avere un bambino senza alcun padre, i casi da qualcuno possano diventare tanti gettando le basi per costruire così una società formata da figli di solo donne! Ne saranno lieti i figli maschi che ne nasceranno? C'é il rischio che si sentiranno donne anche loro!

Donatella Della Queva

 

Torna al sommario

 


 

 

 


L'ATTENZIONE

Sindacati critici sul riassetto del mercato elettrico

E' un muro compatto quello eretto dai sindacati e dai lavoratori a sostegno di una serie di modifiche allo schema di decreto per la "liberalizzazione" del mercato elettrico approvato lo scorso novembre dal Consiglio dei Ministri (in adempimento della direttiva europea 96/92 da recepire entro il 19 febbraio di quest'anno). C'erano infatti un po' tutti il 18 gennaio, presso l'Hotel Mediterraneo di Firenze, alla assemblea pubblica organizzata dalle federazioni regionali di categoria dei sindacati confederali, al termine di uno sciopero di quattro ore. Oltre ai responsabili di Fnle-Cgil, Flaei-Cisl e Uilsp-Uil, qualche rappresentante del sindacato autonomo Faile-Cisal, esponenti di tutte le forze politiche (tra questi, il senatore Francesco Bosi, segretario regionale Ccd) e soprattutto tantissimi lavoratori. Una prova tangibile del fatto che le categorie del comparto elettrico e, più in generale, di tutto il settore dell'energia vivono con grande angoscia la rivoluzione che li attende, ora che la bozza di decreto sta per iniziare il suo iter parlamentare. A preoccupare i sindacati confederali sarebbe l'incapacità del testo elaborato dal ministero dell'industria di "valorizzare l'esperienza elettrica italiana nel quadro europeo" e di salvaguardare "qualità e sicurezza del servizio; tariffa unica nazionale per famiglie, piccole imprese, artigiani e suo mantenimento in futuro; competitività industriale, unitarietà e integrazione verticale delle aziende elettriche italiane". Fnle-Cgil, Flaei-Cisl e Uilsp-Uil chiedono pertanto a Governo e Parlamento una serie di emendamenti alla bozza di decreto.

Le proposte di modifica sottoscritte dalle organizzazioni sindacali sono state illustrate da Roberto Rosi, segretario regionale di Fnle-Cgil toscana, nella relazione introduttiva dell'assemblea; subito dopo l'apertura dei lavori ad opera del responsabile regionale di Uilsp toscana, Roberto Aiazzi (che ha fra l'altro manifestato la sua preoccupazione per un possibile indebolimento dell'Enel, proprio "mentre in Europa i due colossi della Edp e Rwe si stanno ulteriormente consolidando"). Ma vediamo in estrema sintesi alcuni degli emendamenti illustrati da Rosi, con cui i confederali si sono presentati all'audizione in programma il giorno successivo alla manifestazione presso le Commissioni parlamentari. Per quanto riguarda le attività di produzione, si chiede che - in relazione al 1° comma dell'art.9 del Decreto - "il processo di cessione da parte dell'Enel, 15.000 MW al primo gennaio 2003" sia diretto ad attivare "investimenti in nuove centrali, da parte di altri soggetti e della stessa Enel, per non determinare una svalutazione del patrimonio esistente". Inoltre, "pur ritenendo op-portuna la fissazione per via legislativa del limite del 50% quale quota massima di copertura del mercato da parte di un singolo operatore, tale soglia va raggiunta nel medio periodo considerando che il processo deve avere tempi sufficienti per mantenere in equilibrio l'intero sistema elettrico". In tal senso, si propone che l'Enel metta gradualmente a gara entro il 1 gennaio 2003 solo gli impianti necessari a rientrare nel 50%, e che gli altri vengano messi a gara nel successivo triennio (soluzione, sottolinea il documento sindacale, "compatibile con la normativa europea").

Riguardo poi all'assetto delle società operanti nel settore, i sindacati chiedono in particolare che "la divisione societaria (e non solo contabile come previsto dalla direttiva europea)" sia "prevista per tutte le aziende elettriche di rilevanza nazionale". Questo, per evitare che un futuro operatore che detenga una quota significante di produzione e controlli tramite concessione un'area di distribuzione, possa "costruirsi proprie linee di trasporto realizzando nei fatti un'impresa verticalmente integrata gestibile in regime di separazione solo contabile e non societario". Infine, in merito all'assetto dell'Enel, si propone che venga esplicitato "il suo carattere di holding industriale, alla quale è affidato il coordinamento strategico di tutte le attività del gruppo, pur con l'autonomia gestionale delle società operative". Questo, tra l'altro, per consentire all'Enel di proiettarsi nel mercato elettrico con adeguate capacità di penetrazione e di insediarsi in altri Paesi dell'Unione europea dove continueranno ad operare imprese verticalmente integrate (cioè che svolgano più di due delle tre funzioni tipiche del settore: generazione, trasmissione, distribuzione, ndr). Tuttavia, per i sindacati va abolita la facoltà dell'Enel (art.13, comma 1, lettera b) di costituire più società per la distribuzione. Con la sola eccezione dei casi di razionalizzazione distributiva nelle aree municipali. Ciò, "per garantire il rispetto dell'unicità della concessione e della tariffa unica nazionale, evitando le spinte alla frammentazione dell'impresa".

 

L.S.

 

Torna al sommario

 

 

 


 

 

 

L'ATTENZIONE

 

 

Proposta di legge regionale del PPI - "Educatrice familiare" per l'infanzia

Presentata dal gruppo PPI del Consiglio regionale toscano una proposta di legge per avviare la sperimentazione di un servizio sulla &laqno;educatrice familiare", come opportunità di dare una ulteriore scelta alle famiglie nella cura e nell'educazione dei propri figli, in attuazione della legge 285 del 1997 concernente &laqno;Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l'infanzia e l'adolescenza". Nell'illustrare la pdl ai giornalisti, Olivo Ghilarducci, capogruppo PPI, ha sostenuto che l'intenzione è quella di favorire sia le famiglie che non hanno la possibilità di accedere ad un servizio per l'infanzia, sia a quelle che per varie ragioni ritengono più opportuno affidare i bimbi, specie quando sono più piccoli, ad una figura che si prenda cura di loro in un ambiente domestico, non ricorrendo come succede oggi esclusivamente a baby-sitters reperite all'interno del mercato con modalità spesso informali. Ghilarducci ha ricordato che alla fine del 1997 in Toscana esistono 194 asili nido presenti in 79 Comuni. Tale offerta riguarda circa il 10,27% dei bambini potenzialmente interessati al servizio (cioè 7.205 bambini da 0 a 3 anni su 70.121). Tuttavia sono ben 3.415 i bambini in lista di attesa al 1997 (fonte: dati uffici Assessorato Politiche sociali).

"Sicuramente - ha detto Ghilarducci - non è prevedibile uno sviluppo del servizio di asilo nido nei prossimi anni tale da accogliere queste domande, considerato che i costi per la costruzione di un nuovo nido si stimano sui 4 miliardi. Ecco allora il ricorso alla sperimentazione di un servizio a domicilio, sull'esempio della quasi totalità dei paesi europei (esclusa ad oggi l'Italia la Spagna e la Grecia), il cui sviluppo è avvenuto, come per altri servizi, a seguito e in stretta connessione con i processi di industrializzazione e del sempre maggiore impiego della mano d'opera femminile nel mercato del lavoro. Bastano due esempi: in Francia nel 1994 i bambini al di sotto dei 6 anni che frequentavano un servizio di cura a domicilio organizzato erano 340.000, mentre in Svezia nello stesso anno questi servizi rappresentavano il 24% del totale dell'offerta di servizi per l'infanzia rivolti ai bambini con meno di 7 anni, età in cui in Svezia inizia la scuola dell'obbligo (fonte: Malene Karlsson International Family Day Care Organisation)". Così i servizi a domicilio devono essere visti come parte di un sistema più complesso che permette a gruppi di famiglie (almeno 3 nuclei) di scegliere liberamente tra essi e il nido o la scuola dell'infanzia, consentendo esperienze significative sul piano educativo e della socializzazione ai bimbi e ai loro genitori.

Il termine educatrice familiare non è casuale: "con esso - spiega Ghilarducci - si intendono definire precise caratteristiche di una nuova figura professionale, con competenze e responsabilità precise, una professionista dell'educazione che invece di prendersi cura dei bambini in un contesto come quello del nido o in uno spazio-bambini, lo fa in modo continuativo in un contesto strutturale e relazionale diverso, come quello domestico cioè nella casa dei bambini di cui si occupa". Le competenze che vengono richieste a questa figura sono molteplici e in parte analoghe a quelle che operano negli asili nido. Per la complessità delle competenze richieste, all'educatrice familiare viene richiesto il diploma di scuola media superiore o la laurea in Scienze dell'Educazione o in Scienze della Formazione, un'esperienza professionale nell'ambito della prima infanzia, cui si aggiunge una specifica formazione da parte dei Comuni che sperimentano il servizio o della Regione. Le ragioni della scelta della casa delle famiglie come sede per la sperimentazione del servizio (con rotazione ogni 4 mesi) non sono riconducibili a fattori di natura economica o a preoccupazioni di carattere igienico-sanitario.

 

n.c.

 

Torna al sommario

 


 

 

 

 

L'ATTENZIONE

Grande impegno di Carabinieri e Polizia per proteggere Torino dalla criminalità

Arrivano, continuano ad arrivare. Sono sempre di più e sempre più disperati. Sono gli extracomunitari. Dalle spiagge della Puglia e della Calabria dove vengono scaricati di notte e di giorno salgono verso il nord. I loro viaggi sono delle vere e proprie odissee. Le immagini dei telegiornali ci mettono di fronte ogni giorno questa cruda realtà. Adulti stremati, bambini terrorizzati. E' un'emergenza, ormai tutti lo sanno. Tra i tanti miserabili, figli di nessuno che arrivano indifesi, con la famiglia, con i bambini alla ricerca di un lavoro, di una nuova vita ci sono anche le mele marce. Quelle che nessuno, proprio nessuno vorrebbe. I recenti fatti accaduti a Milano lo dimostrano: gli episodi di criminalità sono in aumento. Le grandi città sono la meta preferita di tutti coloro che si vogliono nascondere e che hanno qualcosa da nascondere. Ed è qui che si gioca pesante, è qui che la convivenza non solo si fa difficile ma diventa addirittura pericolosa. Per garantire la sicurezza nelle città italiane il Consiglio dei Ministri ha deciso di istituire un super-sindaco che affiancherà prefetto e questore nelle decisioni e nuovi provvedimenti sono in arrivo: gli uffici legislativi di alcuni ministeri sono già al lavoro.

A Torino si sta vivendo questo particolare momento con una certa apprensione. La sensazione è che alcuni elementi legati alla malavita albanese si stiano spostando da Milano a Torino. In settimana sono state fermate una sessantina di persone. "Un intervento programmato da tempo per il controllo del territorio" spiegano i funzionari della Squadra Mobile e dell'Ufficio Stranieri della Questura. "Un servizio che verrà presto ripetuto in un più ampio programma di controllo di tutta la città" ha assicurato il Questore Nicola Izzo. La criminalità proveniente dal Paese delle Aquile fa paura. Notoriamente gli albanesi dispongono di grandi quantità di denaro provenienti dalla prostituzione e dalla droga e sono particolarmente feroci. La malavita albanese ha dimostrato in diverse occasioni di tenere in poco conto la vita umana. Da molte parti si chiede una maggiore sicurezza in città. I commercianti temono un intensificarsi di furti e rapine. L'ultimo grave episodio, la rapina effettuata al supermercato Auchan di Venaria con sventagliate di mitra puntati ad altezza d'uomo ha seminato il panico. Qui gli albanesi non c'entrano, ma la gente ha paura. "Stiamo effettuando controlli con continuità su gruppi di clandestini sia in Torino che in provincia - spiega il colonnello Del Sette del Nucleo operativo dei Carabinieri - da tempo la situazione richiede la massima attenzione".

Si lavora dunque a ritmo sostenuto e mentre a Milano la situazione sembra essere un pò sfuggita di mano, Torino appare più preparata ad affrontare questo fenomeno. E' da tempo infatti che la città si confronta con questo tipo di problemi. "Da mesi utilizziamo unità di rinforzo del Battaglione Carabinieri Piemonte" aggiunge il colonnello Del Sette. Massima cura viene posta in questo senso anche dall'amministrazione comunale, in particolare dall'Ufficio Stranieri e Nomadi del Corpo di Polizia Municipale che sta pattugliando le zone "calde": lo scalo ferroviario Vanchiglia, i cortili di San Salvario, le strade di Porta Palazzo. E' quasi una lotta disperata contro il tempo per impedire che la malavita si impossessi della città. Ed è molto importante che la problematica venga affrontata per quella che è, senza infingimenti, senza nascondere nulla. Solo conoscendo a fondo la realtà sarà più facile combatterla. Parlando di questo argomento non ci può essere buonismo di maniera, nè sotterfugi. E soprattutto va sostenuto il grande impegno profuso da Carabinieri e Polizia per dare ai cittadini certezze e tranquillità.

 

Daniela Boarinio

 

Torna al sommario