L'ATTENZIONE

Editoriale

Scalfaro-bis? No, grazie!

Achille Occhetto presentò alla vigilia delle elezioni del 1994 la sua "gioiosa macchina da guerra" che, anche se perse la battaglia con il centro-destra, seppe indicare agli italiani la strada del rinnovamento e del progresso. Prima di chiamarsi Democratici di Sinistra, i compagni di Occhetto, poi di D'Alema, si chiamavano Progressisti.

Tutto in linea, dunque, per guardare ad una politica del futuro, basata sul cambiamento. Non parliamo di "ribaltoni", per carità, nè di "ribaltini", sui quali pesano grosse responsabilità di cui qualcuno dovrà dare conto prima o poi. Parliamo di politica seria, quella che ci ha aiutato ad entrare nell'UEM, che dovrà portarci nella futura Unione europea politica. Dunque la strada che sta davanti a noi è aperta e si vede un lontano orizzonte che tutti vorremmo raggiungere.

Ma come?

Intanto con una buona forza di volontà collettiva, ma anche, se non soprattutto con la spinta che deve pervenire proprio da chi è progressista! E per farlo, occorre guardare solo avanti, senza girarsi per non essere coinvolti nei gironi infernali del passato, senza correre il rischio di esser risucchiati nel vortice di quel che fù. Ma come?

Lasciando per strada, magari con qualche fermata suppletiva, chi appartiene a quel passato e che non vede il futuro nel progresso. A cominciare da Oscar Luigi Scalfaro che, al di là del giudizio personale negativo che si possa dare di lui e del suo settennato, è personaggio troppo coinvolto in un passato che vorremmo cancellare. La sola ricandidatura di Scalfaro sarebbe un'offesa per il progresso del nostro Paese, sarebbe la sconfitta per l'idea di Occhetto dei suoi successori di far grande l'Italia guardando avanti, al futuro. Scalfaro ha fatto il suo tempo, non c'è alcun dubbio. Diamogli un adeguato benservito e mandiamolo a godere le delizie del Senato, insieme al picconatore Francesco Cossiga che lo aspetta volentieri per bere insieme un caffè, magari con aggiunta di un sorso di ... anice.

Nessuno pensa di rinnegare il passato, ma occorre adeguarsi all'evolversi della vita, senza la pretesa di poter fermare la macchina del tempo. Ognuno di noi ha la stessa identica storia degli altri: nasce, cresce, diventa giovane, poi adulto, se è fortunato anche vecchio, poi muore. Non abbiamo mai sentito dire che sia possibile un processo all'inverso, anche solo relativamente ad alcuni passaggi. Sette anni con un uomo sul Colle ci sembrano anche troppi. E pensare che Scalfaro doveva andarsene a casa come tutti gli altri parlamentari quando si è capito, che la Prima Repubbica stava per esalare l'ultimo respiro.

E invece...

Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Province: quale futuro?

L'analisi sull'astensionismo alle ultime elezioni amministrative ha portato qualcuno a commettere un grosso errore di valutazione sulla validità del ruolo che le Province sono chiamate a svolgere. E' stato sostenuto, in via teorica, che le Province non avrebbero la forza per divincolarsi dalla stretta mortale a cui sono sottoposte dalle Regioni da una parte e dai Comuni dall'altra. Sia perchè esse Province dovrebbero competere con Comuni forti come Roma, Milano, Torino, sia perchè il federalismo "dovrebbe" schiacciarle. Si può affermare, senza ombra di dubbio, che le Province non sono mai star televisive, come accade per i Sindaci che occupano gli schermi a piacimento. Ma la mancata "celebrità" non significa che le Province siano senza carico di lavoro. E' solo il paradosso del funzionamento dei media che non sempre seguono strade ... lineari. La nostra lunga esperienza di vita e di attività giornalistica ci consente di "vedere" le cose in maniera del tutto diversa. In primo luogo, va osservato che se tutti i tentativi fin qui messi in atto in tanti anni di abolire le Province è fallito, ci sarà un motivo. E poi, a noi sembra che le competenze delle Province, negli ultimi tempi, siano aumentate a dismisura.

Una forte gestione

Bastano alcuni dati per capire questa asserzione: le entrate tributarie delle Province sono passate da 625 miliardi del 1991 a 1.738 del 1996; ben 9.300 miliardi di entrate correnti nel 1996. Probabilmente, la teoria abolizionista si ammanta esclusivamente di populismo di maniera, segue cioè la mancanza di conoscenza e di cultura della popolazione rispetto a siffatte Istituzioni.

Aumentano le funzioni

Basta scorrere l'elenco delle competenze attribuite alle Province oggi e quelle in lista d'attesa per domani, quando cioè il federalismo sarà una cosa concreta. La legge 142/90 aveva già allargato le competenze delle Province. Poi i "decreti Bassanini" hanno scaricato sulle Province una massa incredibile di competenze che fanno prefigurare un Ente di pianificazione e di programmazione territoriale, di organizzazione ed erogazione dei servizi di "area vasta", un sostegno allo sviluppo locale attraverso gli strumenti della programmazione negoziata e di assistenza all'attività dei piccoli Comuni.

Parla Eugenio Scalise

"Allora - dice Eugenio Scalise, Presidente del Consigio provinciale di Firenze - tutti avranno le idee molto più chiare. Capiranno, cioè, che Parlamento e Regioni svolgeranno attività di carattere legislativo e che Province e Comuni avranno compiti di carattere amministrativo". Sarà proprio questa nuova impostazione federale dello Stato, così come era apparso chiaro anche nei lavori della Bicamerale, che imporrà l'esigenza di riconsiderare il ruolo delle Province, dando loro strumenti e poteri necessari per esercitare le nuove competenze.

Un Paese da riformare...

Va detto, comunque, che la ricerca degli "spazi" non riguarda soltanto le Province. Anzi ...

Si deve cominciare dallo Stato, che deve decidere come e quando spogliarsi delle competenze che non le appartengono più; e poi dalle Regioni che non possono sostituirsi allo Stato in una sorta di "centralismo periferico" che non porta da nessuna parte. Quindi le Province sono in buona compagnia nella ricerca di se stesse per il futuro prossimo. D'altra parte, essendo inequivocabile l'esigenza di coordinare alcuni servizi tra Comuni limitrofi non c'è alcun dubbio che tale compito non possa essere affidato ad un organismo tecnico, ma solo politico, com'è appunto la Provincia, che rappresenta elettivamente la popolazione.

Competenze dalla "Bassanini"

Guardiamo, per sintesi, le funzioni trasferite alla Province dalla Bassanini: energia, viabilità, trasporti, protezione civile, istruzione scolastica, formazione professionale e polizia amministrativa, trasporti pubblici, mercato del lavoro. Quest'ultimo, molto importante, si presenta come un sistema integrato dei servizi per il collocamento nonchè la gestione e l'erogazione dei servizi connessi alle funzioni ed ai compiti in materia di politica attiva del lavoro. Funzioni che vanno ad aggiungersi a quelle storiche (amministrative dirette, in ambito economico, programmatori, interventi diretti). E allora?

Forse si può sostenere, a questo punto, che non solo le Province non spariranno, ma rischiano di essere travolte da una piena di nuove funzioni, senza avere risorse, strutture e personale adeguati!

Province ed "aree metropolitane"

Si può fare una distinzione nel rapporto della Provincia con i grandi Comuni e con i piccoli Comuni. Ma questa è un'altra partita da giocare. "Se i Comuni sono veramente grandi - sostiene Scalise - come Roma, Milano, etc. allora si può anche ipotizzare la definizione di quelle aree metropolitane tanto propagandate tempo addietro e mai attuate. Ma occorrerà sciogliere il grosso nodo dell'ampiezza dell'area, nonchè assumere la decisione di far sparire la città capoluogo. Ma resterebbero fuori i comuni marginali territorialmente rispetto all'area metropolitana che dovrebbero comunque far capo alla Provincia. Diverso - sostiene Scalise - il percorso dei piccoli Comuni che non potranno mai fare a meno di un'attività di coordinamento, che dovrà essere necessariamente politica e non tecnica". D'altra parte sarebbe quanto mai singolare pensare che gli oltre 8.000 Comuni italiani, con una frammentazione ed una disarticolazione totale possano badare da soli a tutte le proprie esigenze, soprattutto quando queste vanno oltre i ristretti confini di campanile.

Non c'è dubbio, quindi, nel dare una risposta al quesito: abolire o non abolire. La strada, secondo noi, è quella di una profonda revisione della macchina provinciale che sappia marciare al passo coi tempi. Certo non guasterebbe un rapporto più diretto, od anche solo più visibile, con la popolazione, ma questo servirebbe solo a far capire meglio ruolo e funzione delle Province. Il tema, invece, ben più realistico, è quello di veder concretizzato, finalmente, il percorso del federalismo reale che è il solo capace di dare al Paese una nuova spinta per la crescita, essendo entrati ormai nell'agone europeo e quindi pronti a doversi battere con una concorrenza economica agguerrita e, perchè no, con una mentalità più aperta di altri partners dell'Unione europea.

La Provincia e l'U.E.

"Questo - dice Scalise - noi lo abbiamo capito benissimo. Tanto è vero che il Consiglio provinciale di Firenze, all'unanimità, ha deciso di tenere il prossimo 29 gennaio, nella sala Luca Giordano, una seduta straordinaria del Consiglio per un esame approfondito del nuovo rapporto che si è venuto a creare tra l'Ente Provincia e l'Unione europea. Tale seduta sarà arricchita dalla presenza del ministro Lamberto Dini e dei parlamentari ed europarlamentari toscani."

f.c.

 

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L'ATTENZIONE

La Toscana, prima regione in Italia, ha un Piano Energetico Regionale

A quanto ammonta il fabbisogno di energia della Toscana e come si distribuisce territorialmente e secondo i vari settori, produttivi e civili? Dove e come è possibile intervenire sui consumi, riducendo sprechi ed inefficienze? Quali opportunità ci sono per la nostra regione sul terreno della diffusione delle fonti rinnovabili, dalla geotermia al solare, all'eolico, anche alla luce di incentivi economici per i cittadini? Quale peso potranno avere gli impianti di recupero energetico dai rifuti e gli impianti di cogenerazione? E' a domande come queste che risponde il primo Piano energetico regionale, di cui adesso è disponibile il quadro conoscitivo (a cui seguirà un piano di indirizzo e un piano finanziario), premessa indispensabile per ogni futura scelta in una materia strategica, centrale per l'economia e per l'ambiente. Con l'elaborazione di questo strumento (presentato in conferenza stampa da Claudio Del Lungo, assessore regionale all'ambiente, e Riccardo Basosi, presidente della REA struttura a cui è stato affidato il compito di elaborare il "quadro conoscitivo") la Toscana fa suo l'impegno per il conseguimento di obiettivi sottoscritti a livello internazionale: primo fra tutti l'accordo di Kyoto, che per l'Italia prevede entro il 2010 una riduzione del 6.5 per cento delle emissioni climalteranti, tramite la riduzione dei consumi, il miglioramento dell'efficienza energetica e l'aumento delle fonti rinnovabili (il cui raddoppio è una priorità indicata dal-l'Unione europea).

Tutto questo in un'ottica di sviluppo sostenibile fatta propria dalla Regione Toscana anche nel Piano regionale di sviluppo 1998-2000, con particolari riferimenti proprio alle politiche energetiche. Un impegno che esprime pure il ruolo più incisivo assegnato alle Regioni in materia energetica, anche sulla base della riforma Bassanini, che ha allargato sostanzialmente i poteri autorizzativi e decisionali. Non a caso il 1999 sarà un anno che vedrà la Regione particolamente impegnata su questo terreno. Il quadro elaborato rappresenta la base di un sistema informativo essenziale per una reale partecipazione al governo dell'energia di enti locali, associazioni sindacali e di categoria, municipalizzate, in un'ottica di sussidarietà.

Ecco alcune delle indicazioni del Piano.

Energie rinnovabili

Geotermia

Le analisi svolte hanno evidenziato grandi potenzialità di sfruttamento della risorsa geotermica in Toscana. In particolare si registra la non utilizzazione di 23 pozzi, tutti con temperature molto elevate (superiori ai 100 gradi tranne 2), e di 23 sorgenti, nonché la presenza di 53 sorgenti il cui uso non è noto.

Idroelettrico

Dagli studi emerge la possibilità di un raddoppio dell'energia idroelettrica prodotta rispetto a quella attuale attraverso l'installazione di piccoli impianti ambientalmente compatibili, per i quali sono stati individuati 45 siti idonei.

Eolico

Emerge un rilevante potenziale eolico, sostanzialmente ancora tutto da sfruttare. Le analisi hanno individuato e delimitato 92 potenziali giacimenti eolici (aree adatte all'installazione di centrali).

Solare

A dimostrare l'importanza dell'energia solare termica - una fonte ad impatto ambientale nullo - è sufficiente ricordare che si stima che la Toscana possa dimezzare i consumi energetici nel settore civile entro il 2010.

Biomasse

Con questa espressione si intende l'utilizzazione di materiale vegetale come combustibile a fini energetici. E' una risorsa sfruttata ancora in modo assolutamente marginale.

Energia civile

Sulla base delle analisi svolte - con la stima, tra le altre cose, dei fabbisogni termici di abitazioni (il cui riscaldamento rappresenta il principale fabbisogno termico), uffici, centri commerciali, ospedali, alberghi, scuole - il piano individua l'esigenza di interventi di tipo normativo ed incentivante nel caso delle abitazioni e degli alberghi, al fine di spingere i singoli utilizzatori ad interventi di miglioramento, mentre per strutture come ospedali o centri commerciali si prospettano soluzioni di carattere impiantistico, da agevolare anche con la costituzione di società locali per la fornitura di energia e con la ricerca di opportune integrazioni anche con il settore industriale.

Energia industria

In Toscana l'industria rappresenta il 47 per cento del prelievo elettrico complessivo. Su un totale di 7.149 GWh prelevati dall'Enel, il 60 per cento dei consumi è determinato da 432 utenti; 150 di essi prelevano oltre il 35 per cento dell'energia complessivamente utilizzata da tutta l'industria toscana; i piccoli utenti - circa 80 mila imprese - hanno un consumo complessivo pari all'8 per cento del totale. Il piano individua spazi rilevanti per la realizzazione di impianti di cogenerazione - con la produzione combinata sia di energia elettrica che di calore - pur nell'esigenza di un quadro più chiaro sia autorizzativo che di sostegno economico. Sulla base infatti di dati del 1996 si stima una potenzialità aggiuntiva di cogenerazione pari alla produzione di circa 3 mila GWh, grazie alla realizzazione di pochi impianti di media dimensione (3-5 impianti intorno a 50-100 MW) e a molti impianti di piccola dimensione (30-40 impianti compresi tra 1 e 20 MW).

Energia rifiuti

In linea anche con gli obiettivi del Decreto Ronchi, i rifiuti vanno considerati anche come una fonte rinnovabile, tramite lo sviluppo di tecnologie di recupero energetico. Per la Toscana il piano stima una possibilità di incremento del recupero di energia dai rifiuti pari a circa 22 volte la produzione attuale, con la realizzazione di 7-9 impianti a ridotto impianto ambientale entro il 2001.

Energia trasporti

Su questo terreno si sconta ancora un ritardo storico italiano nelle analisi dei rapporti "energia-trasporti", e più in genere, nelle azioni di sviluppo di una mobilità sostenibile. Tra le proposte del piano, la costruzione di un osservatorio regionale permanente sui consumi energetici del trasporto, in grado di valutare anche gli specifici contesti locali.

Energia agricoltura

In una realtà molto differenziata a livello territoriale - le province con un maggiore consumo in termini assoluti sono Grosseto e Siena con il 22 e il 17 per cento del totale toscano, mentre quelle di Pistoia e Lucca sono quelle dove si registrano i maggiori consumi per ettaro di superficie agricola utilizzata - le analisi evidenziano una forte incidenza dei consumi di carburante per il parco motoristico (la cui potenza, espressa in cavalli, è in crescita rispetto agli anni precedenti). Ad eccezione dell'energia elettrica con una forte utilizzazione per le serre riscaldate - le altre fonti presentano percentuali modeste. Ed è proprio la diversificazione delle fonti - con la progressiva sostituzione dei combustibili tradizionali, uno degli obiettivi del piano, assieme all'utilizzo del po-tenziale energetico di risorse interne all'agricoltura.

Energia elettrica

Negli ultimi anni l'utilizzo di energia elettrica in Toscana è aumentato con percentuali superiori a quelle della media italiana: un incremento che per il periodo 1992-1996 è stato complessivamente dell'8.9 per cento, con percentuali dell'8.1 per cento per i consumi industriali e del 15 per cento per il terziario (il settore che evidenzia la crescita più dinamica, con una domanda di elettricità che ormai supera quella degli usi domestici).

Da segnalare anche che il 53.4 per cento dei consumi si concentrano nelle province di Firenze, Livorno e Lucca: sulle ultime due pesa evidentemente la domanda di energia delle industrie.

Di grande rilievo il superamento della trentennale condizione di deficit di energia elettrica: attualmente in Toscana si registra un sostanziale equilibrio fra produzione e richiesta di elettricità.

 

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L'ATTENZIONE

 

 

La SCAF "conquista" Roma

La Scaf, la grande cooperativa fiorentina che si occupa dei problemi della mobilità (parcheggi, segnaletica, rimozione, etc.), dopo aver allargato la propria presenza sui territori di Chioggia (Veneto) e Prato, dall'11 gennaio scorso ha raggiunto anche Roma e non è escluso che una volta aperte le buste del concorso non si assicuri anche la gestione della mobilità di Formia, dai servizi semaforici ai parcheggi, segnaletica, rimozione, non solo sul territorio urbano ma anche nel porto turistico.

Come è arrivata a Roma?

Grazie alla combinazione di alcuni elementi molto significativi: la propria capacità di operare sul mercato, la partecipazione alla costituzione di un'ATI (Associazione Temporanea di Imprese) insieme ad Alfa Group di Roma e Parcheggi spa di Padova. Ma grazie soprattutto alla nuova mentalità imprenditoriale che caratterizza la STA (Servizi Trasporti Autonomi) di Roma, il cui capitale è al 100% nelle mani del Comune. Scaf-Alfa Group e Parcheggi Padova gestiranno per quattro anni oltre 25.000 posti-auto a parcometro che in precedenza erano gestiti dall'ACI.

"Il fatturato presunto -ci ha detto Marco Biagini, presidente della Scaf - si aggirerà sui 55 miliardi complessivi". Questa Associazione di imprese ha assunto per tale periodo 206 lavoratori, già esperti nel settore. La STA, pur essendo pubblica, ha un modo di procedere del tutto privatistico: prende i servizi, li divide in "lotti", quindi li assegna a privati mediante gare pubbliche. I gestori consegnano alla STA l'incasso, mentre questa a sua volta consegna ai gestori mensilmente la quota prevista dal contratto per la gestione del servizio.

Quali sono i punti di forza di un siffatto modo di procedere?

Intanto la STA rimane pubblica a tutti gli effetti facendo gli interessi della collettività; apre comunque ai privati che possono essere spinti ad investire ed a migliorarsi. Insomma, all'Amministrazione pubblica resta il controllo totale del servizio ed agli imprenditori privati l'impegno a sviluppare i servizi.

"Si tratta di una tendenza che si va allargando sempre più a livello nazionale" sostiene Biagini.

Non c'è alcun dubbio, e questo va sottolineato, che una società come la STA si rivaluta sempre di più grazie ai propri comportamenti, assume un grado di appetibilità commerciale, la sua fluidità potrebbe essere un'arma vincente se il Comune di Roma volesse collocarla sul mercato.

 

Elena Carbone

 
 

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L'ATTENZIONE

L'assessore Cecchi sul nodo ferroviario fiorentino

e del Coordinamento di "Impresa e Sviluppo" e una delegazione di Alleanza Nazionale, guidata dagli onorevoli Marco Cellai e Riccardo Migliori. Al centro del confronto, le più significative questioni programmatiche ed amministrative inerenti Firenze e l'area metropolitana. Le categorie fiorentine erano rappresentate, tra l'altro, dai presidenti dell'Associazione Industriali, Ginori Conti, dell'Artigianato Fiorentino, Martelli Calvelli, della Cna, Iacopi, dell'Unione Agricoltori, Giannozzi, della CIA, Piccini, della Confcom-mercio, Poggi, e della Confesercenti, Malinconi. La delegazione di AN ha presentato un documento di analisi e proposte che, nell'ambito del lavoro preparatorio del Polo per le Libertà per le prossime elezioni amministrative, rappresenta le specifiche priorità che AN individua per il rilancio di Firenze e della sua area. Tale documento focalizza nella ricollocazione di Firenze in un nuovo rapporto con la regione, nella centralità dell'impresa e della produzione di ricchezza, nel coraggio di scelte non emergenziali in materia urbanistica e di mobilità, nella difesa della sicurezza del cittadino e della legalità, gli elementi cardine di una svolta politica in grado di invertire la decadenza di Firenze.

Le associazioni di categoria fiorentine hanno espresso apprezzamento circa la concretezza ed il realismo del documento presentato da AN manifestando -su più punti- significative convergenze. L'accordo con governo, Fs e Tav, per quel che riguarda la nuova organizzazione del nodo ferroviario fiorentino, oltre alle parti relative alla realizzazione della nuova stazione e del passante sotterraneo AV, al contributo per il sistema delle tramvie, all'attuazione di un forte servizio ferroviario metropolitano in superficie, all'impegno per l'occupazione e la qualità delle strutture produttive ferroviarie fiorentine, contiene un complesso di interventi da porre in essere per la viabilità cittadina.

A questo riguardo, tenendo conto delle esigenze generali e anche di spostare ulteriori risorse sulla rete tramviaria, l'Amministrazione ha dedicato i progetti primari su cui concentrare da parte di Fs/Tav risorse e progettazioni:

1. raddoppio del sottopasso fra i viali Strozzi e Belfiore;
2. nuova viabilità da viale Strozzi (lato Mugnone) a via panciatichi, come scolmatore di traffico, in uscita dalla città;
3. conclusione in tunnel del viadotto Marco Polo (Varlungo);
4. sottopasso tra via Giuliani e via Panciatichi;
5. sottopasso fra viale Don Minzoni e viale dei Mille.

A proposito di quest'ultimo intervento, consideriamo il progetto presentatoci da Fs/Tav assai problematico sul piano ambientale e non rispondente alle esigenze di quell'area della città.

E' quindi da rifare di sana pianta. La scelta di realizzazione di un sottopasso stradale fra viale dei Mille e viale Don Minzoni (con onere a carico delle Ferrovie) è assolutamente da condividere. Un nuovo sottopasso, opportunamente inserito nel contesto urbano attuale, potrà consentire di eliminare la strozzatura costituita da piazza delle Cure col suo soprappasso a due corsie (che a quel punto potrà essere destinato alla circolazione locale e al transito, in corsia preferenziale, del trasporto pubblico e potrà anche alleggerire la piazza da tutto il traffico di attraversamento esterno al tessuto socio-economico della zona.

Il progetto presentato da Fs/Tav non risponde a queste esigenze.

1. Il sottopasso corre ad una profondità troppo elevata (-10 metri), in quanto passa al di sotto del sottopasso pedonale esistente. Conseguentemente, le rampe risultano troppo lunghe, dato che raggiungono quasi gli incroci con via Masaccio e via Passavanti. In questo senso risulta largamente negativo rispetto al sistema viario e alla circolazione esistenti.
2. Le rampe si presentano anche talmente ripide da essere inadatte alla percorrenza dei mezzi pubblici.
3. Tutto ciò comporta un abbattimento di alberi e una perdita di posti-auto inaccettabili.
4. La riorganizzazione della piazza, così come è stata proposta, presenta problemi notevoli, invece di offrire quei benefici di vivibilità che è necessario e possibile dare.

Il progetto è proprio da ripensare nel suo complesso.

 

Amos Cecchi

assessore alla Mobilità

 

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