L'ATTENZIONE

Editoriale

Europa cercasi!

Se vivesse oggi Camillo Benso conte di Cavour potrebbe rivedere la famosa frase "l'Italia è fatta, occorre fare gli italiani" e trasformarla in "gli europei sono fatti, occorre fare l'Europa" se fosse benevolo, "l'Europa non è fatta, gli europei neppure" ad essere realista. Mutando così l'ordine dei fattori il ... prodotto finale non cambia. Dopo 130 anni dalla costituzione del Regno d'Italia (17 marzo 1861) nutriamo profondi dubbi che "siano stati fatti gli italiani". Anzi, c'è addirittura (leggi Bossi) chi vorrebbe non solo impedire il raggiungimento dell'unità degli italiani, ma addirittura ripudiare l'unità d'Italia. Di fronte a questi ritardi clamorosi (povero conte di Cavour quanto deve soffrire dall'aldilà!) c'è da essere molto preoccupati sul futuro dell'Unione europea. La relativa facilità con cui si è pervenuti all'Euro, ovvero alla moneta unica che dal primo gennaio 2002 circolerà nei paesi aderenti all'UEM, non ci può far illudere che si perverrà entro breve tempo alla costituzione dell'Europa politica.

Esempi negativi ce ne sono tanti e sono sotto gli occhi di tutti. Il più clamoroso è senza dubbio quello che abbiamo vissuto con la vicenda (ancora non chiusa) dell'Iraq, quando gli europei (a cominciare dall'Italia) hanno dimostrato non solo di non essere ancora pronti per definirsi europei uniti, ma addirittura di non essere più neppure occidentali! L'assurdo atteggiamento italiano, ma anche francese, di condannare gli anglo-americani per gli attacchi all'Iraq e quindi di fatto difendendo un dittatore cinico come Saddam Hussein, ha dimostrato non solo incoerenza politica, ma anche memoria corta, anzi cortissima, per aver dimenticato che furono proprio gli anglo-americani, con le loro armi, ma anche con i loro soldati (molti dei quali giacciono in cimiteri militari disseminati in Italia), liberarono l'Europa dai fascisti e dai nazisti e difesero la democrazia dal totalitarismo sovietico.

Il nostro presidente del consiglio si è lamentato del fatto che l'Europa non ha una politica estera comune. Bene! Perchè non si fa portavoce di questa carenza in sede comunitaria e propone la creazione di un solo ministero degli esteri, seguendo le orme della BCE e delle BCN? Si potrebbe eliminare l'attuale struttura che vede 4 responsabili della politica estera nella Commissione europea ed un responsabile per ogni paese partner. Sarà utopia. E ce ne scusiamo. Ma come si può pretendere di avere un'Unione politica quando le classi dirigenti, la loro cultura, non hanno alcun ancoraggio fermo nella democrazia. Un esempio? La sceneggiata, degna del miglior Eduardo, tra Unione europea, Italia e Germania, nella vicenda Ocalan che se non ci facesse pena ci farebbe ... ridere della pochezza di amalgama che esiste tra partners europea, ancora più grave tra due paesi (Germania e Italia) che sono governati da paesi che si dichiarano di centro-sinistra.

Dichiararci "occidentali a metà" è il meno che si possa fare.

Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Il ruolo fondamentale della "luce" nell'arte del Novecento attraverso le opere e le suggestioni dei suoi principali protagonisti

Firenze, gennaio '99

La "luce" come elemento fondamentale per l'interpretazione di opere d'arte tridimensionali ed il rapporto con la coscienza critica del pubblico: sono questi gli input molto evidenti rivolti ai visitatori della bellissima mostra "Illuminazioni", in esposizione a Firenze, organizzata dalla Fondazione Solomon R. Guggenheim di New York e promossa dall'Enel, nell'ambito anche della più ampia promozione dell'ente elettrico con il programma "Luce per l'Arte", che tanto successo sta incontrando nelle città italiane dove vengono realizzati interventi. Per averne un'idea, basta recarsi in Palazzo Medici Riccardi a Firenze, dove fino al 24 gennaio, è possibile ammirare la prima tappa del percorso espositivo della mostra che raccoglie 16 opere scultoree del XX secolo ormai al crepuscolo. Il successo culturale riscosso da "Illuminazioni", dove si esalta la presenza di nomi prestigiosi di autori delle opere protagoniste, perlopiù italiani, da Rinaldo Bigi a Cascella, Colla, Giacometti, Martini, Nivola, Pomodoro, Somaini, Viani, con le eccezioni eccellenti di Naum Gabo e Kan Yasuda, pare essere dovuto in particolare allo stimolo critico che il carattere di questa esposizione propone. Evidente la scelta di non seguire un indirizzo artistico per le opere da esporre; piuttosto la varietà di stili, materiali, forme e colori, è stata ritenuta basilare per poter presentare le problematiche dell'illuminazione trattate, nel più ampio spettro possibile. Così si può apprezzare il lavoro del curatore della mostra che ha imposto alle varie opere le proprie scelte riguardo all'illuminazione, ma si può anche vedere come la stessa scultura, se assoggettata a diversi criteri di illuminazione, può cambiare nel suo aspetto interpretativo. Si possono così osservare più copie dell'opera di Kan Yasuda esposte ognuna con scelte di illuminazione differente, oppure si può addirittura interagire con l'esposizione di un'opera in marmo di Costantino Nivola attraverso una consolle elettronica che permette di variare il tipo e l'angolazione dei fasci luminosi. Il visitatore, certo persona colta, può rendersi così conto come l'illuminazione sia fattore fondamentale nella presentazione di un'opera tridimensionale e non una condizione "scontata", lasciata quasi al caso di un impianto di luci statiche. Si comprende quanto siano importanti i ruoli del curatore e del tecnico delle luci per la riuscita dell'interpretazione dell'opera. Il curatore di una mostra, in collaborazione ovviamente con il tecnico delle luci, assume un ruolo basilare nell'interazione tra scultura esposta e gusti del pubblico, tanto da poter condizionare il prestigio del manufatto. E' sostanzialmente inevitabile che il risultato di una mostra che necessita di luce artificiale si discosti dall'idea iniziale dell'artista, fatta salva una improbabile collaborazione continua tra i curatori e gli artisti stessi; ben venga quindi una iniziativa di questo genere, piccola ma efficace, che tende a far partecipe il pubblico a questo tipo di problematiche, finora riservate strettamente agli addetti ai lavori.

 

Claudio Guidotti

 

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L'ATTENZIONE

Esperte in tematiche del lavoro

e creazione di impresa

 

Pisa, gennaio '99

Possiamo definire "pregevole" il corso di qualificazione professionale (Esperte in tematiche del lavoro e creazione di impresa) voluto dal "gruppo di lavoro" della Casa della Donna di Pisa e finanziato (con 50 milioni) dalla locale Amministrazione provinciale. Obbiettivo della formazione: una cultura di genere nell'orientamento al lavoro al fine di valorizzare il sapere, le capacità, le abilità femminili. Competenza professionale molto utile soprattutto oggi alla luce della recente legge regionale 52/98 che, applicando una legge nazionale, ha dettato la normativa per il superamento dei vecchi uffici di collocamento ed ha creato nuovi centri per l'impiego caratterizzandoli come "centri di orientamento al lavoro". A conclusione del corso (600 ore full-time da giugno a dicembre '98) si è svolta una conferenza stampa sia per dare informazioni sull'andamento del corso stesso che per indicarne le peculiarità.

Ne hanno parlato l'assessore provinciale alla formazione A. Melani, il presidente dell'Associazione Casa della Donna Giavanna Zitiello, la redattrice del progetto Rosaria Zaro, il tutor del corso Emanuela De Falco, e le stesse 13 allieve partecipanti. Tra le altre cose occorre segnalare l'importanza della presenza tra i docenti di Gino Fantozzi, della Regione Toscana, che ha portato un qualificato contributo allo svolgimento del corso. Punto principale della nascita del progetto è stato indicato nella necessità di adottare una serie di iniziative specifiche volte ad indirizzare la formazione verso i settori strategici dei servizi qualificati per le imprese e della promozione di una nuova imprenditorialità.

Basi teoriche, esercitazioni pratiche e stages presso i Centri di orientamento provinciali, Coop sociali, Aziende ed Associazioni hanno reso possibile la verifica immediata delle acquisizioni da parte delle allieve. La prima fase del corso è stata finalizzata all'acquisizione di quelle conoscenze di base che costituiscono l'ossatura del profilo professionale di una esperta in tematiche del lavoro e creazione di impresa. Oltre agli interventi di esperti dei vari settori, si è fatto ricorso all'autoformazione delle allieve attraverso la selezione quotidiana degli argomenti trattati dai media, la partecipazione ad eventi pubblici organizzati sul territorio provinciale e regionale, la costruzione della rete dei servizi pubblici e privati presenti a livello locale. Questa esperienza dell'autoformazione guidata - ogni iniziativa è stata preparata o monitorata dalla tutor o da un docente del corso - ha costituito uno degli elementi di innovazione del percorso formativo.

L'opportunità di organizzarsi e di raccogliere le informazioni e gli input del territorio, costantemente coniugata alla possibilità di usufruire di uno spazio programmato, settimanale, per sistematizzare il materiale ha favorito, nell'arco di poco tempo, la destrutturazione dello status di studentessa e la progressiva assunzione del ruolo di esperta/professionista. La duttilità e l'intelligenza dello staff di gestione del corso hanno permesso di cogliere un bisogno di professionalità specifiche ed assolutamente emergenti legate alla LR 52/98. Inoltre, venendo a cadere l'avvio del corso nel pieno del dibattito sulla riforma del collocamento e dell'attribuzione delle competenze alle Province, si è potuto farlo coincidere con una figura professionale prevista nei futuri Centri per l'impiego: l'operatrice di prima accoglienza, una professionista in grado di accogliere l'utente effettuando uno screening dei fabbisogni in base al quale definire le tappe del percorso per l'individuazione dell'obbiettivo professionale e della rete di soggetti da contattare.

 

Cristiana Guccinelli

 

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L'ATTENZIONE

 

 

Per iniziativa della Fondazione Metropolitan

Dopo la mostra sui presepi Firenze avrà quella sui fossili di Dinosauri

Quando siamo andati a visitare la mostra "Presepi dal mondo", organizzata dalla Fondazione Metropolitan nello "Spazio Pitti Arte" di Firenze, pensavamo di trovare sale vuote essendo ormai le feste natalizie alle spalle.

Invece...

Adulti e bambini (più i primi dei secondi) li abbiamo visto soffermarsi con grande attenzione davanti alle teche illuminate contenenti presepi provenienti da diverse parti del mondo, veri capolavori che, nel rispetto della tradizione, esprimono la cultura religiosa dei paesi d'origine: dal Perù al Brasile, quindi Messico, Ecuador, Filippine, Thailandia, ed italianicome quelli di Napoli, Bari, Salerno, Ravenna, Mazara del Vallo. Dunque, pur non essendo mostra unica nel suo genere a Firenze sta ottenendo un successo notevole, che dovrebbe migliorare con l'apertura delle scuole e le visite guidate agli alunni, fino alla chiusura prevista per il 24 gennaio prossimo.

Soddisfatta?

Abbiamo chiesto ad Angela Bottari, responsabile della Mostra, e preziosa collaboratrice nella nostra visita professionale.

"Certo - ha detto Angela - anche perchè è la prima volta che siamo a Firenze con una mostra sui presepi".

Quale la provenienza dei visitatori?

Da Firenze e dalla Toscana in prevalenza. Ma anche da tutta Italia grazie alla contemporanea presenza in Palazzo Pitti della mostra della Dama con l'Ermellino, che ci ha portato molti visitatori.

E dopo questa Mostra?

"Altre ne seguiranno - dice Angela - a partire dalla prossima primavera quando porteremo a Firenze fossili di dinosauri per offrirli in visione ed ammirazione ai fiorentini".

Lei ritiene idonei questi spazi nell'ex-Palazzo dei Vini?

"Non c'è alcun dubbio. La Fondazione che ha sede a Milano ed opera a Catania, Roma ed ora anche a Firenze, ha visto bene l'utilizzo dei questi spazi espositivi che arricchiscono l'offerta culturale di una città importante come Firenze" ha concluso Angela Bottari.

 

Marilena Milani

 
 

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Gli Uffizi come l'Enoteca Pinchiorri?

Il pezzo di marmo staccatosi dal soffitto delle Cappelle Medicee all'indomani di Capodanno, fortunatamente, non è caduto in testa a nessuno! Ma un effetto l'ha avuto: agitare le acque delle sovrintendenze di Firenze, portando allo scoperto la grande tensione che si sta accumulando man mano che l'ora del Giubileo si fa più vicina. Al punto di tradire persino un uomo di spessore come il soprintendente Antonio Paolucci, che, nelle dichiarazioni alla stampa del giorno successivo all'incidente delle Medicee, si è lasciato andare ad alcune affermazioni quantomeno affrettate (sulla prenotazione obbligatoria per i mu-sei) e ad analogie avventurose (tra Uffizi e ristoranti famosi). Sia chiaro, nessuno nega la lucidità delle sue analisi sui problemi del sistema museale fiorentino: mancanza di fondi per una costante manutenzione, carenza di personale per prolungare l'orario di apertura e "diluire" nell'arco della giornata gli ingressi.

Così come nessuno nega la necessità di regolare i flussi imponendo tetti massimi di presenze. Ma da qui a paragonare la fruizione della Venere del Botticelli a un vino dell'Enoteca Pinchiorri ce ne corre! A meno che Paolucci, mandando all'aria decenni di discussioni sulla funzione sociale ed educativa dei musei, non attribuisca alle opere d'arte lo stesso valore di, sia pur pregiati, prodotti alimentari. (E in tal senso, vi si potrebbe leggere un omaggio alla moda lanciata dalla ministra Melandri, quando alla bacchetta di Muti preferì l'enogastronomia).

Tuttavia, se accettassimo questa linea di pensiero, cosa ci impedirebbe allora di decidere i prezzi dei biglietti sulla pura base di leggi di mercato, magari stabilendo cifre astronomiche paragonabili a quelle di una cena alla Cupole? Oppure far pagare una cena "a tempo" e non per quello che si mangia come pare stiano sperimentando in Giappone! Per lo stesso motivo, e cioè per la funzione intrinseca dei musei, non ci pare condivisibile la prenotazione obbligatoria. A farne le spese sarebbero le persone con più difficoltà a programmare i propri viaggi: i più giovani, i meno ricchi, i meno istruiti. Inoltre, esistono formule alternative come quella mista adottata per la Dama con l'ermellino; e una corretta gestione di una coda (avvertendo gli ultimi arrivati quando non ci sono più speranze per entrare) non sembra un ostacolo insormontabile.

Ma forse il soprintendente è stato subliminalmente condizionato dagli ultimi eventi di cronaca. Tra i quali potremmo menzionare, perché no, anche il recente crollo di un edificio a Roma; ma, soprattutto, i risultati (enormi ammassi di pezzi di vetro e rifiuti vari) dei festeggiamenti dei fiorentini attirati in piazza Signoria e alla stazione per l'ultimo dell'anno dall'assessorato alla cultura. Anche perché, come ha annunciato il fido collaboratore di Clemente, Sergio Staino, questo non è che l'inizio e per Carnevale si preparano altre sorprese.

 

Lorenzo Sandiford

 

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