L'ATTENZIONE

Editoriale

Sindaco uguale Podestà?

Nessuna intenzione offensiva, sia chiaro. Ciò che ci anima è solo l'esigenza di capire come si comporta un Sindaco e perchè. Ma soprattutto cosa vuole il popolo, spesso amante (a parole) della democrazia, ma disposto ad essere "guidato" senza condizioni. Oscillando così tra democrazia e regime, tra libertà e totalitarismo. Da un pò di tempo, infatti, si parla sempre più spesso di Sindaci, addirittura si dice che ci sia un "Partito dei Sindaci" che attraversa tutto il crinale montagnoso italiano (dall'arco alpino alle Madonie), per scendere nelle valli e sulle coste. Ogni Comune un Sindaco. Ogni testa un modo di comportarsi. E le popolazioni stanno a guardare! La inconcepibile ricerca da alcune parti di "abolizione" dei partiti, che vorrebbe significare la nascita di correnti anarchiche all'interno di un sistema, che al contrario deve essere regolato da regole precise, porta necessariamente a nuove "teste pensanti" a nuovi filoni di comando. Finendo, di fatto, in nome di un progresso molto teorico, con il ritornare indietro di secoli. E nel nostro caso in esame, non al periodo fascista, come qualcuno subito penserà ricordandosi (chi è adulto avanzato come noi) ai Podestà degli anni '30, ma addirittura al lontano Medioevo che non è mai stato tanto vicino al nostro modo di pensare oggi. Nel comune medioevale, il Podestà rappresentava la magistratura unica che, tra la fine del XII secolo e l'inizio del XIII secolo sostituì il consolato, magistratura collegiale.

La carica podestarile (durava da 6 mesi a 2 anni) era affidata ad un cittadino forestiero per designazione del predecessore o per acclamazione da parte dell'arengo o mediante un particolare sistema di elezione o, in qualche comune mediante una specie di conclave. Il Podestà arrivava nella città con vari collaboratori forestieri che in precedenza aveva scelto per costituire la propria curia e familia (giudici, notai, funzionari, etc.). Nel periodo fascista, in seguito alla riforma degli organi delle amministrazioni comunali (Legge 4 febbraio 1926 n. 237 e RD 3 settembre 1926 n.1910) gli organi elettivi (sindaco, giunta e consiglio comunale) vennero aboliti e sostituiti con il Podestà e, soltanto per il Comune di Roma, con il governatore. Essi venivano nominati con decreto reale per la durata di quattro anni e alla scadenza potevano essere confermati. Queste leggi vennero abolite nel 1944 al centro-sud e alla fine del 1945 al nord. Si ritornò così all'antico: elezione dei consigli comunali che, a loro volta, eleggevano il sindaco.

Poi, si pensò di migliorare andando avanti e così si tornò ... indietro al Medioevo. Il Sindaco viene eletto dal popolo (invece che che condecreto reale). Si porta dietro la lista di assessori (i collaboratori medioevali) che può fare entrare ed uscire a suo piacimento. Assume un ruolo decisivo ed autonomo nella conduzione dell'amministrazione. Ed eccoci, quindi, al Sindaco primo cittadino e primo attore, decisionista e protagonista, passionale ed autocelebrativo ...

E dai tanti sindaci prendono forza i tanti campanili, come non si era mai visto. E se i Sindaci sono illuminati (nel cervello, ovviamente!) la città ne può trarre vantaggio. Altrimenti ... Più Podestà di così! Sembra, quindi, di vedere un filo sottilissimo che separa la democrazia (quella intesa nel senso della vasta partecipazione alle decisioni) ed il regime (inteso come decisione del singolo per conto terzi). Se le cose vanno bene nella seconda ipotesi, vuol dire che l'uomo è contento di vivere in un regime. Magari con la parvenza della democrazia. Se vanno male, chissà, forse si potrebbe ipotizzare di progredire, magari tornando più indietro, oltre il Medioevo, ai Feudatari, alla borghesia baronale della fine del passato millennio.

Che viatico per iniziare il terzo millennio!

 

Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Una "Fiera virtuale" tra Firenze, Siviglia, Mazara del Vallo, Sousse e Tètouan

E' stato presentato venerdì scorso alla Foresteria della Giunta regionale il progetto PROPART di partenariato industriale tra l'Italia (regioni di Toscana e Comune di Mazara del Vallo) e la Spagna da un lato; e la Tunisia e il Marocco dall'altro. Quest'iniziativa, promossa dalla Commissione Europea e dalle Pub-bliche Amministrazioni dei quattro paesi, ha per obiettivi la creazione di una rete di assistenza alle piccole e medie imprese, la sperimentazione di reti telematiche per scambi commerciali, l'organizzazione di incontri fra imprese e la ricerca personalizzata di partner. Introducendo i lavori, Pizzanelli, dirigente della Regione Toscana, ha illustrato la videoconferenza, che collegava i cinque partner in tempo reale, augurandosi che "questo mare tra l'Europa e l'Africa del Nord sia sempre di più un mare di pace". "L'Italia, quale ponte ideale dell'Europa verso i Paesi africani e medio orientali, ha detto a sua volta Alessandro Iacopi, presidente della CNA, ha sempre giocato un ruolo di primo piano nella costruzione di queste relazioni attive, dinamiche che possano favorire l'integrazione tra Stati, tra economie, tra società così vicine, ma per certi aspetti molto distanti".

La CNA è uno dei soggetti attuatori per la Regione Toscana, con il CESVIT e l'ARTEX. Iacopi ha ancora sottolineato la novità di un'iniziativa del genere: "Siamo dunque in presenza di un lavoro di gruppo a livello transnazionale, unico in Italia per quanto riguarda il sistema della piccola impresa". Lo sviluppo di questo progetto è, infatti, basato sulle PMI; sono 59 italiane, 30 spagnole, 13 tunisine e 25 marocchine. Nei settori dell'artigianato di qualità, dell'abbigliamento e del tessile, del calzaturiero, dell'agro-alimentare e della pesca, degli impianti per la conservazione dei prodotti della pesca e cantieristica navale e dell'alta tecnologia. Tutti i cinque partner sono intervenuti per esprimere il loro interesse di partecipare a un tale progetto. Tutti sperano che sia soltanto un punto di partenza verso una stretta collaborazione. Da parte sua, Alessandro Facchini, (CESVIT) ha spiegato l'importanza di adottare le nuove tecnologie, illustrando i suoi propositi dalla videoconferenza che permetteva di parlarsi senza aver bisogno d'essere presente nello stesso posto. "E' uno stage indispensabile per conoscerci meglio, bisogna familizziare le imprese con queste nuove tecnologie" ha detto Facchini. La "Fiera virtuale" ha segnato il momento conclusivo del progetto. Ma rappresenta anche l'inizio di una seconda fase, in cui le imprese già coinvolte - e le altre che intenderanno partecipare successivamente - potranno avviare e consolidare i rapporti di collaborazione, sfruttando le possibilità delle nuove tecnologie, con la possibilità di consultare banche-dati e di inserirvi i propri dati, nonchè dialogare in tempo reale con i partner.

 

Carole Cheysson

 

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Proteste dall'Italia al nostro sito web contro la "festa del grillo"

La valanga di proteste contro la "festa del grillo" che si svolge a Firenze il 24 maggio, in occasione dell'Ascensione, ci ha fatto capire due cose: quanto è grande la massa di lettori che aprono il nostro sito, quanto è grande il rifiuto nei confronti di "giochi" che hanno come oggetto passivo un animale.

Nella pratica impossibilità di riportare tutte le lettere giunte al nostro quotidiano di informazione telematica (notizie@firenze.net) ne facciamo un rapido sunto, scusandoci per non poter nominare tutti.

D'altra parte, la cosa più importante è collaborare, da parte nostra, alla diffusione di una protesta che arriva non solo da Firenze ma da diverse località italiane, in particoale da Napoli.

Luciano Barbi, ad esempio, si dice sconcertato del fatto che il 24 maggio si debba registrare "la vendita per tutto il giorno di migliaia e migliaia di poveri grilli, catturati ed imprigionati in minuscole gabbiette, destinati a "divertire" i bambini, i quali - molto educativamente - avranno modo, per alcuni giorni, di torturare i poveri grilli (di solito punzecchiandoli o scuotendoli con forza per farli "cantare" meglio), finchè dopo lunga agonia i grilli finalmente moriranno".

"Se solo il Sindaco lo volesse, dice il nostro amico, con una semplice ordinanza potrebbe vietare la prosecuzione di una pratica sadica ed anacronistica, indegna dei valori di civiltà patrimonio della città di Firenze. Forse se a chiederlo fossimo in tanti, qualcosa potrebbe anche cambiare ..."

E Luciano ci manda questo "pensiero" di Marguerite Yourcenar: "Ci sarebbero meno bambini martiri se ci fossero meno animali torturati, meno vagoni piombati che trasportano alla morte le vittime di qualsiasi dittatura, se non avessimo fatto l'abitudine ai furgoni dove le bestie agonizzano senza cibo e senz'acqua dirette al macello, meno selvaggina umana stesa con un colpo d'arma da fuoco se il gusto e l'abitudine di uccidere non fossero prerogativa dei cacciatori".

Lara Borgognoni e Marco Lorenzi ravvisano in tale pratica:

a) maltrattamento di animali e quindi violazione dell'art. 727 del c.p.;

b) violazione dei principi enunciati nell'art. 1 della L. R. 8/11/82 n. 82;

c) violazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Animale proclamata a Bruxelles su iniziativa dell'Unesco il 27/01/78.

Inoltre il mantenimento di questa anacronistica sagra determina:

1) la compromissione delle popolazioni di grillidi della zona per la raccolta indiscriminata che ne viene fatta;

2) il prolungato maltrattamento degli insetti che imprigionati in anguste gabbiette, finiscono col morire dopo lunga agonia;

3) una pratica altamente diseducativa per i bambini, nella quale il naturale comportamento di un animale (il richiamo) viene snaturato e reso gioco strumentale e stupido;

4) la depauperazione di un patrimonio naturale della collettività a solo vantaggio di pochi profittatori: i grilli catturati sono venduti normalmente a prezzi tra le 3000 e le 5000 lire l'uno;

5) l'ulteriore danneggiamento prodotto anche su altri animali selvatici richiamati nelle periferie della città dai richiami emessi dai grilli catturati e stabulati nelle gabbiette sulle finestre.

E da Napoli ci scrivono in tanti. Ricordiamo Luciano e Anna Som- ma, ancora da Firenze Alessandro Piattoli. Tutti chiedono la stessa cosa: un'ordinanza del sindaco che metta fine alla cattura ed alla vendita dei grilli.

Mentre stiamo per andare in tipografia ci arivano altri messaggi dalla famiglia Pappalardo di Catania; Dottssa. Alessandra Ori dell'Università Ca' Foscari di Venezia; Dott.ssa Giovanna Carcano Dipartimento di Metodi Quantita-tivi Università degli Studi di Brescia; Laura Girardello, coordinatice nazionale LIDA.

Chiediamo scusa a tutti coloro che non abbiamo potuto citare per mancanza di spazio...

 

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Record di presenze per il Centro Affari

120.000 persone in un anno. Per la precisione 119.732 (con un aumento del 13% rispetto allo scorso anno).
E' questo il numero di clienti che, per convegni e congressi, omettendo le fiere, hanno frequentato, nel 1997, il Palazzo degli Affari di Firenze, consentendo la messa a punto di un bilancio che presenta, per la prima volta, un utile di 145 milioni al netto di accantonamenti e ammortamenti per circa 750 milioni.
Un risultato lusinghiero per il Centro Affari ma ancor di più per Firenze.
Un risultato dal quale emerge, in termini di "business", una ricaduta di svariate decine di miliardi sulle attività cittadine, e un'altrettanto benefica ricaduta in termini di immagine e di promozione.
Il fatturato della struttura, a quota 4.292.000.000, presenta una crescita del 19 per cento rispetto all'anno precedente, il 1996, e deriva da 397 manifestazioni ospitate per un totale di 289 giornate di occupazione.
Un vero record di produttività, visto che la media nazionale è di 200 giornate annue di occupazione per strutture analoghe.
Delle 397 manifestazioni ospitate, 382 sono risultate a carattere congressuale e 15 a carattere espositivo.
L'attività congressuale e convegnistica è dunque il mestiere "caratteristico" del Palazzo degli Affari e dei suoi dipendenti che hanno sviluppato, in questo settore, una professionalità d'eccelenza che rappresenta il vero patrimonio della struttura. Rilevante, quindi, è il contributo che il Centro Affari sarà in grado di apportare al polo unico espositivo-congressuale fiorentino, in fase di costituzione. I mesi migliori di lavoro nel '97 sono risultati ottobre con 54 congressi, maggio con 51, giugno con 43 e aprile con 42 congressi. Per numero di presenze, invece, novembre con 18.333 è risultato il mese migliore. Seguono maggio con 15.561, giugno con 15.478 ed ottobre con 13.711. Dei 382 congressi ospitati, 32 (l'8% del totale) sono stati a carattere internazionale, 167 (pari al 44 %) sono stati a livello nazionale e 183, (il 48%9 a carattere regionale.
I migliori clienti in assoluto del Palazzo degli Affari risultano, sempre nel '97, le imprese private che hanno assicurato il 57 % dell'attività. Al 2° posto i partiti e sindacati con una quota del 19%, con il 12%, al terzo posto, figurano i congressi medici scientifici e universitari. L'attività residua, infine è legata ad associazioni culturali, sportive e manifestazioni di carattere sociale. Anche il 1998 è iniziato con un buon ritmo di lavoro: nei primi 4 mesi il fatturato è risultato in ulteriore crescita del 5% (rispetto al corrispondente periodo del 1997) e le prospettive, sulla base dei contratti già acquisiti, risultano ancora migliori.
 
 

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La Marciliana a Chioggia

Nella terza domenica del mese di giugno (quest'anno il 21), la cittadina di Chioggia vive uno spettacolare quanto sentito evento dal forte contenuto storico-culturale. Il Palio de La Marciliana è una manifestazione che affonda le sue radici nel lontano 1380, anno importante per Chioggia che vide (il giorno 24) la liberazione dal dominio genovese. In onore all'entrata solenne del Doge in città e della libertà ormai insperata, i chioggiotti vivono così ogni anno un fine settimana dall'antico sapore medioevale, con sfilate in costume (fedelissime riproduzioni degli originali studiate da Sandro Nordio), sfide di abilità tra arcadori, la staffetta dei balestrieri e la regata delle Scaule, oltre alla riambientazione di angoli di vita tipici dei secoli passati. Simbolo della manifestazione, ma anche simbolo della cittadina veneta, è sicuramente la Marciliana. Un'imbarcazione di non robusta costruzione e priva di armamenti che fino alla fine del '700 solcò il mare Adriatico, affrontando pericoli di ogni genere, ma offrendo a Chioggia ampie opportunità economiche, aprendo la via a fiorenti commerci, rivelatisi con i decenni particolarmente fruttuosi. Per chi non conoscesse Chioggia, dunque, un'occasione per viverne le bellezze attuali, ma anche per conoscerne la storia, trascorrendo un fine settimana nel ... Medioevo, circondati da circa 400 persone in costume ed oggetti ormai dimenticati ma un tempo indispensabili per la sopravvivenza delle popolazioni locali.

Nicola Canosa


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