L'ATTENZIONE

Editoriale

La Sindone, i cristiani e ... gli altri

Che cos'è la Sindone, o meglio che cosa rappresenta per gli uomini?

Si può rispondere con una sola parola: la Fede!

Ma forse è anche qualcosa di più concreto, capace di riempire il vuoto misterioso della vita (della nascita e della morte).

Vista da vicino la Sindone altro non è che un lenzuolo bianco con segni di sangue, che per i cristiani è sgorgato dalle ferite di Cristo dopo la sua crocifissione.

Sarà vero? Si chiede chi non è cristiano. E' vero! sostiene che crede in Cristo.

Però, essa rappresenta una luce, una strada, un riferimento, anche per ... gli altri, coloro che dicono di non essere cristiani. D'altra parte, quanta gente si converte strada facendo o in punto di morte?

Che la Sindone sia "qualcosa in più" lo dimostra non solo la sua storia bimillenaria, ma oggi, soprattutto, l'affluenza dei cristiani e ... degli altri nel Duomo di Torino.

Quante persone si chineranno al cospetto di quel lenzuolo intriso di sangue? Forse un milione, forse più. Idealmente molti, molti di più. Perchè non potranno recarsi a Torino coloro che sono lontano, sparsi nel mondo, i diseredati, gli emarginati, i poveri...

E davanti a quel lenzuolo, visto da vicino o immaginato da lontano, passeranno anche le immagini che ognuno di noi possiede nella memoria di Cristo crocifisso, del Golgota, della Resurrezione.

E vedremo tante croci, disseminate nel mondo, nelle chiese, sulle strade, ma anche nelle case, ciondolare dal collo di giovani e meno giovani, in legno, metallo, disegnate.

E penseremo non solo a Cristo che ha scelto il sacrificio, ma anche a quanti altri sono finiti in croce da innocenti, come Cristo, ma senza scegliere. La storia ci consegna ogni giorno una lista infinita di stragi: dai seguaci di Spartaco agli schiavi crocefissi a migliaia ai lati dell'Appia antica; agli innocenti fatti uccidere da Erode; e poi le deportazioni di negri dall'Africa all'America; i massacri del Vietnam, in Algeria, in Ruanda, nell'ex-Jugoslavia, e non abbiamo ancora finito ...

Sbaglia chi si chiede se la Sindone è autentica. Se in essa si legge la Fede, allora è autentica. Se da essa si possono trarre insegnamenti per evitare il ripetersi di altre stragi di innocenti, allora è autentica. Se essa ci riporta valori d'amore e di solidarietà, allora è autentica.

La Sindone rappresenta un ulteriore passo di avvicinamento a noi stessi, per aiutarci a riscoprire il senso della vita e della morte.

Un messaggio a cui l'uomo crede, anche se non è cristiano. Basta vedere che cosa succede, in tutto il mondo, quando il Papa porta alle popolazioni la parola di Dio. Sono sempre enormi folle che lo acclamano, lo ascoltano, pregano con lui, per lui, per se stessi e per gli altri.

Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Il Cesvit come "locomotiva"della ricerca e dello sviluppo
tecnologico dell'economia fiorentina

 

L'8 maggio ci sarà a Firenze un summit per parlare del "polo tecnologico fiorentino". Al convegno organizzato dalla Provincia di Firenze parteciperanno amministratori ed esperti del settore. Sono previsti anche interventi politici e due tavole rotonde. I lavori saranno conclusi dal Ministro della Ricerca Scientifica Luigi Berlinguer. Giovanni Pallanti, consigliere provinciale fiorentino del gruppo CCD-CDU ha voluto anticiparci il suo intervento alla riunione.

Chi è Pallanti

Giovanni Pallanti, 47 anni, è stato eletto per quattro volte consigliere comunale di Firenze. Per tredici anni è stato all'opposizione delle Giunte di sinistra sui banchi di Palazzo Vecchio. Per sette anni ha fatto parte del governo fiorentino: assessore alla Casa nelle Giunte di Alessandro Bonsanti e di Lando Conti. Dal 1990 fino all'aprile 1995 è stato assessore ai Lavori pubblici e poi vicesindaco di Firenze e assessore al Bilancio alle Finanze ai Tributi e al Personale della Giunta Morales. Due volte segretario provinciale della Dc di Firenze, attualmente è segretario provinciale del Cdu e consigliere provinciale del gruppo misto Ccd-Cdu in Palazzo Medici Riccardi. Un uomo di grande esperienza amministrativa che l'8 maggio parlerà al Convegno promosso dalla Provincia di Firenze su "Il Polo Tecnologico fiorentino verso il 2000".

L'intervista

Dottor Pallanti quali proposte farà al convegno sul Polo Tecnologico fiorentino?

Chiederò che il Polo Tecnologico fiorentino diventi una casa di vetro dove i finanziamenti europei e i progetti per l'Alta Tecnologia siano veramente utili allo sviluppo di tutte le piccole e medie imprese del distretto industriale fiorentino.

Questo che Lei dice fa supporre che qualcosa non funzioni nei progetti per l'Alta Tecnologia?

Ho l'impressione che i progetti siano elaborati e gestiti da troppo poche persone. Alcuni professori della Facoltà di Ingegneria di Firenze devono essere ridimensionati. Mi spiego meglio: il Cesvit, per esempio, deve essere la locomotiva e non un vagone del treno della ricerca e dello sviluppo tecnologico dell'economia fiorentina. Per questa ragione il Comune e la Provincia di Firenze hanno creato l'Agenzia per l'Alta Tecnologia Cesvit spa.Alcuni baroni universitari tentano di usare il Cesvit e la rete regionale per l'Alta Tecnologia della Regione toscana come se fossero un loro feudo. Questo è sbagliato e l'8 maggio spiegherò, dal mio punto di vista, come uscire da questa situazione.

Come vede il futuro del Polo tecnologico fiorentino?

Sono d'accordo con quanto sostiene il vicepresidente della Provincia di Firenze Riccardo Conti: è una grande potenzialità per l'innovazione delle piccole e medie imprese e per l'economia fiorentina e Toscana. Ci vogliono però regole trasparenti ed antimonopolistiche per quanto concerne sia "il service" alle imprese e il ruolo dei tecnici che devono essere tali e non degli imprenditori camuffati da professori universitari. Il Cesvit dovrebbe garantire che, come ho già detto, il Polo tecnologico fiorentino diventi una casa di vetro dove tutti possano guardarci dentro.

Nello specifico fiorentino ritiene che lo sviluppo tecnologico debba essere applicato a qualcosa di particolare?

Ovviamente tutte le piccole e medie imprese hanno bisogno di un costante aggiornamento tecnologico. In modo particolare ritengo che un settore fondamentale su cui applicare la ricerca tecnologica è quello dei Beni Culturali. Bisogna sempre ricordare infatti che i Beni Culturali per Firenze e la Toscana rappresentano quello che il petrolio è per i Paesi arabi: una fonte cospicua di cultura, di lavoro, e di ricchezza economica che l'innovazione tecnologica deve contemporaneamente conservare e sviluppare.

Elena Carbone

 

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L'ATTENZIONE

Seminari per l'applicazione di norme comunitarie sugli appalti (opere, servizi e forniture)

La globalizzazione del mercato, accentuata grazie all'allargamento dell'Unione Europea ed alle prospettive di sviluppo (con ben 26 paesi membri!), rappresenta un punto di appoggio per l'attività delle piccole e medie imprese fino ad oggi costrette a guardare con preoccupazione alla propria attività in altri Paesi.

Tema, questo, sentito dall'Unione Europea che sta mettendo a punto diversi strumenti strategici per favorire la circolazione intracomunitaria delle capacità produttive delle PMI.

Soprattutto nel campo del lavoro, si cerca di dare garanzie a tutto campo sia ai datori di lavoro che ai lavoratori.

Da qui l'idea dell'organizzazione di seminari specifici (su servizi, forniture e opere) relativi agli appalti che sono organizzati da Ceforcoop e Apifinser, insieme All'Osservatorio regionale Toscana settore pulizie, per delega di Unione Europea, Ministero del Lavoro e Regione Toscana.

I seminari vogliono aiutare a leggere la normativa comunitaria, nazionale e regionale, ma offrono anche uno spaccato delle procedure di assegnazione, una valutazione delle attività connesse, la problematica dei controlli sui cantieri e sugli enti.

Le tre edizioni (che si svolgeranno presso Villa L'Ombrellino dall'8 maggio al 25 luglio ogni fine-settimana)- ognuna divisa in quattro moduli - gestite da qualificati esperti possono dare indicazioni molto precise sugli argomenti trattati.

L'argomento è oltremodo significativo per la Toscana che è sempre estremamente dinamica nel settore delle opere pubbliche, anche se il numero degli appalti del 1997 è diminuito rispetto al 1996.

Nella regione è ancora cospicuo il volume delle gare d'appalto (in totale 1877 per un valore di 1.604 miliardi), ma si manifesta in maniera sempre più preoccupante la tendenza ai ribassi nelle gare d'asta operati tra l'altro da aziende in buona parte extra-regionali. Sono queste luci ed ombre che emergono dal rapporto sulle opere pubbliche in Toscana elaborato dal Centro servizi Quasco e presentato alla stampa dall'assessore regionale alla trasparenza Franco Cazzola.

"Il rapporto sottolinea l'assessore - appare utilissimo per una analisi congiunturale ma offre anche elementi importanti per un approfondimento delle problematiche legate ai meccanismi di funzionamento del mercato. Siamo in presenza di un settore complesso la cui esplorazione, che per il secondo anno avviene attraverso gli strumenti all'avanguardia del Sitat (Sistema informativo telematico appalti Toscana) è di grande aiuto per garantire trasparenza e per raggiungere un livello sempre maggiore di efficienza".

I dati del rapporto, relativi all'intero 1997, confermano che il settore dei lavori pubblici è uscito dal tunnel della crisi dei primi anni '90, anche se rispetto all'eccezionale balzo in avanti del 1996 (quando vi fu una crescita del 57,2 per cento rispetto al 1995), si annota un calo complessivo. Sia il numero di gare d'appalto (-10,1 per cento), che il loro importo complessivo (-15,9), che l'importo medio dei bandi (855 milioni) è infatti diminuito. La Toscana che nel 1996 aveva guidato il boom, quest'anno si colloca in una posizione ben più arretrata mostrandosi in controtendenza rispetto al dato nazionale (che annota un +37,2 per cento); in tutta la regione solo tre province (Siena, Pisa e Grosseto) sfuggono al segno meno e anzi annotano una netta crescita.

La mappa delle imprese vincitrici di appalti pubblici presenta un'importante novità rispetto all'anno precedente, ovvero la perdita di peso delle imprese toscane.

L'eccessiva quota di lavori affidati ad imprese extra regionali si conferma ancora una volta uno dei punti deboli dei meccanismi di funzionamento del mercato. Non solo per la perdita di competitività delle imprese locali, ma soprattutto perché è connesso ad una dinamica dei ribassi non certo rassicurante.

In media il 1997 ha fatto emergere una percentuale di ribasso del 18,7 per cento contro il 10,8 del 1996.

L'innalzamento è quasi per intero da imputare ai ribassi praticati dalle imprese provenienti da fuori regione, che passano dall'11,7% del 1996 al 22,1 per cento del 1997.

E' facile dunque ipotizzare che le imprese toscane vengano sempre più tagliate fuori da concorrenti in grado di operare sempre più in prossimità delle soglie di anomalia. Su scala territoriale il problema del ribasso si presenta alquanto localizzato, in particolare fra le province di Arezzo, Firenze e Siena, mentre resta su livelli decisamente accettabili nelle altre.

 

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L'ATTENZIONE

 

Programmazione energetica territoriale

L'iniziativa
Si è svolto nei giorni scorsi a Firenze un Workshop Internazionale sulla Programmazione Energetica Territoriale.
Il Workshop, organizzato dalla Regional Energy Agency Toscana (Agenzia Regionale per l'Energia/CESVIT) sotto l'egida dell'Assessorato all'Ambiente della Regione Toscana, è servito sia per mettere a confronto esperienze e idee che per rinnovare l'impegno della Agenzia Regionale iniziato con l'organizzazione della Conferenza Regionale sull'Energia del Giugno 1996 sul terreno ancora poco sviluppato della Pro-grammazione Energetica.
A partire dalla Conferenza del 1996 dedicata allo sviluppo delle Energie Rinnovabili, all'analisi dell'impatto ambientale delle attività energetiche e alla Programmazione sono seguiti l'approvazione da parte del Consiglio Regionale della Toscana della legge 45/97 e l'inizio di attuazione della parte Informativa del PER (Piano Energetico Regionale) affidato alla R.E.A. Toscana e all'ENEA in collaborazione col Dipartimento Energia dell'Assessorato all'Ambiente.
Le scelte della Giunta Regionale Toscana sono al riguardo risultate estremamente tempestive data la recente entrata in vigore della Legge Bassanini sul decentramento amministrativo che ha attribuito alle Regioni una esplicita funzione di pianificazione e programmazione in campo energetico assegnando loro strumenti attuativi ed autorizzativi per la localizzazione degli impianti inferiori a 300MW termici.
Ciò consentirà la necessaria armonizzazione delle politiche energetiche ed ambientali prevedendo che solo le funzioni di interesse nazionale siano mantenute allo Stato lasciando al sistema regionale e locale tutte le funzioni che residuano da quelle centrali.
Il Workshop, condotto dal prof. Riccardo Basosi (presidente Rea e Supervisore Generale del Piano Energetico Regionale) si proponeva anche l'obiettivo di esplorare, anche nel confronto con esperienze internazionali, il ruolo strategico che le Regioni potrebbero svolgere nello sviluppo delle energie rinnovabili per la natura tipicamente "territoriale" di queste ultime.
Significativa la presenza al Workshop del responsabile europeo Samuele Furfari (v. breve intervista qui di seguito), e di molti rappresentanti di Enti energetici nazionali rappresenta una sicura garanzia di livello elevato nel dibattito in corso sulla politica energetica del Paese.
Nella sola Toscana gli impianti già autorizzati nella graduatoria CIP 6 rappresentano una potenza elettrica di circa 1450 MW cioè il 50% della attuale potenza totale data dalla somma di ENEL (2350MW) e Autoproduttori (550MW). Una regionalizzazione delle graduatorie ammesse dal CIP 6 è ormai indispensabile, consentendo in tal modo il recupero degli interventi non realizzabili anche con l'utilizzo delle graduatorie successive alla sesta privilegiando le fonti a minore impatto dal punto di vista delle emissioni climalteranti. Per esempio la produzione di energia elettrica in cogenerazione dovrebbe più favorita se asservita ad impianti di teleriscaldamento che garantiscono una diminuzione della C02 prodotta nella linea degli impegni assunti anche dal nostro Governo nella Conferenza Internazionale di Kyoto. I lavori sono stati conclusi da Claudio Del Lungo, Assessore all'Ambiente della Regione Toscana, che ripercorso brevemente le linee strategiche su questo tema importantissimo.
 
Le direttive europee
 
Samuele Furfari (DG XVII, UE), presente a Firenze, ci ha rilasciato una breve intervista che proponiamo qui di seguito.
L'Europa continua, purtroppo, ad essere dipendente per l'energia.
Cosa fare?
Per evitare di passare dalla dipendenza energetica a quella politica occorre ridurre i consumi, produrre più energia rinnovabile.
Come è possibile raggiungere questi due obiettivi?
Nel primo caso occorre perseguire la strada dell'educazione al consumo, anche stando attenti a non lasciare accese le luci quando non sono necessarie.
Nel secondo caso pensiamo a diversificazioni delle fonti, grazie anche a collaborazioni con Russia, Mar Caspio, Algeria.
C'è chi pensa che alzando i prezzi possano diminuire i consumi. Le sembra una strada praticabile?
Non direi. Occorre puntare al calo dei consumi senza ritoccare i prezzi.
Che cosa fa l'Unione europea per raggiungere questo obiettivo?
Da almeno due anni abbiamo messo a punto una strategia che tende a trasferire l'impegno per risparmiare sugli enti locali. Stiamo favorendo la costituzione di Agenzie (regionali, provinciali e comunali). Ne sono nate nell'Unione europea già 140.
E in Toscana?
A parte la REA (Agenzia regionale), in Toscana sono nate le Agenzie provinciali di Pisa e Livorno (già finanziate) e si sono candidati anche Comune e Provincia di Lucca.
Cosa devono fare queste Agenzie?
Per prima cosa uno studio del bilancio energetico sul proprio territorio, quindi individuare progetti da promuovere per raggiungere l'obiettivo della diminuzione dei consumi ed il miglioramento dell'impatto ambientale, sensibilizzare i cittadini, aiutare con la piccola e media impresa.
Cosa ci può dire del "protocollo di Kyoto"?
Il 15 maggio a Bruxelles si riunirannotutte le Agenzie per predisporre gli strumenti per raggiungere l'obiettivo del controllo ambientale totale che, secondo il Protocollo, deve avvenire entro 12 anni.
Sarà possibile rispettare questa scadenza?
Speriamo.
 
Impatto ambientale
Alessandro Lippi, direttore generale dell'Arpat (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana) ha svolto una pregevole relazione sul rapporto tra programmazione energetica ed impatto ambientale. Lippi ha descritto, per sintesi, la normativa che indica le incombenze dell'Ar-pat, la L. 59/97 (Bassanini) e la L.R. 45/97 (Norme in materia di risorse energetiche, in sigla PER) che fissa alcuni obiettivi strategici (riduzione dei consumi energetici, uso fonti rinnovabili, integrazione fonti rinnovabili)
Ha quindi affermato che "il PER sarà l'occasione per la Toscana per dimostrare la sua capacità di realizzare gli obiettivi di un solido sviluppo sostenibile".
"L'impegno dell'Arpat, ha aggiunto Lippi, come componente del Comitato Regionale per l'energia (Art. 3), e per garantire il raccordo tra le politiche dello sviluppo e la tutela della qualità ambientale (Art. 12), sarà focalizzato sulle scelte di programmazione e di pianificazione, con particolare riferimento (Art. 2. punto 4, lettera b) agli ... obiettivi e agli strumenti per l'orientamento degli enti locali, dei produttori e dei consumatori in materia di risparmio energetico ed impiego delle fonti rinnovabili di energia ed assimilate...".
Si è poi soffermato sui singoli aspetti.
 
Geotermia
Lippi ha richiamato il protocollo d'intesa del Gennaio 1997 fra il Presidente della Giunta Regionale ed il Presidente dell'Enel, protocollo che ha affidato all'Arpat il compito di esprimere il proprio parere in materia di compatibilità ambientale dell'attività geotermica, come previsto, peraltro, nello stesso programma Enel 1998-2002, a seguito ed alla luce dei risultati degli studi di settore svolti da prestigiosi Istituti, delle Università di Siena e di Pisa, per conto dell ENEL, dopo la "moratoria" del biennio 1995/96.
L'Arpat ha svolto una approfondita istruttoria tecnica e scientifica che ha consentito di esprimere, in un rapporto del Novembre 1997, il proprio parere favorevole, ponendo precise condizioni allo sviluppo della protezione geotermoelettrica che possono essere riassunte nella formula:
"Il programma Enel 1998-2002", che prevede un aumento dell'attuale produzione elettrica, può essere attuato a condizione:
*- che siano applicate le migliori tecnologie disponibili per dare luogo ad una progressiva riduzione delle emissioni di acido solfidrico e di mercurio;
*- che si realizzi un inserimento sul territorio degli impianti paesaggisticamente compatibile;
*- che si provveda, infine, al recupero ambientale degli impianti dismessi.
 
Termoelettrico
Com'è noto, questo comparto energetico che vede Enel come produttore primario nei tre poli (Torre del Sale - Piombino; Livorno e Santa Barbara in Cavriglia AR) e comporta un rilevante impatto ambientale per le emissioni di ossidi di zolfo, di ossidi di azoto e di biossido di carbonio.
L'Arpat ha già dato il suo contributo per la VIA espresso in sede regionale. In tale sede l'Agenzia ha posto l'obbiettivo della riduzione degli ossidi di azoto con l'adozione delle migliori tecnologie disponibili, già largamente utilizzate in impianti simili, ritenendo importante ma non sufficiente la sostituzione, come fonte energetica, dell'olio combustibile con il metano.
Questa impostazione è stata condivisa dalla Regione ed ormai si sta affermando in tutti i nuovi impianti termici sia a combustibili fossili che assimilati. La riduzione del biossido di carbonio, nel quadro degli impegni assunti dall'Italia nella Conferenza di Kyoto, è l'altro scenario della protezione ambientale a cui il PER dovrà dare una risposta.
"L'Arpat - ha detto il suo direttore generale - è pronta a dare il suo contributo tecnico-scientifico nel Comitato regionale per l'Energia".
 
Idroelettrico
Questo comparto che in genere viene descritto come a basso impatto ambientale e come fonte energetica rinnovabile, comporta, invece, sull'ambiente un impatto spesso trascurato. Il problema, in particolare, è costituito dai sedimenti che si accumulano negli invasi in quanto in sede di progettazione e, successivamente, di gestione non si sono programmate fino ad oggi con tempestività ed accuratezza le modalità della loro rimozione.
Lippi ha quindi ricordato la denuncia per "danno ambientale" fatta dall'Arpat alle Autorità, insieme alla Provincia di Pistoia, nei confronti dell'Enel per lo "scellerato disastro evitabile causato nel Limentra".
Nel frattempo ha annunciato di "avere un'attenzione vigile sul tema dell'invaso di Levane e dei problemi dello svaso".
 
Trasporto
La problematica di questo comparto vede impegnata l'Arpat per la verifica in sede progettuale e di esercizio degli impatti da campi elettromagnetici e paesaggistici.
 
 

Donatella Della Queva

 

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L'ATTENZIONE


Una "marcia" in difesa dei bambini

 

Ci sarà una "Marcia contro lo sfruttamento del lavoro infantile" il prossimo 19 maggio e già si moltiplicano le iniziative di sostegno. Tra i "sostenitori" anche la Provincia di Firenze che sarà presente con il proprio gonfalone. Questo grazie ad un documento comune di tutti i Gruppi Consiliari in Provincia predisposto dal Consigliere dei Verdi Alberto Di Cintio, che ha avuto l'adesione di tutti i Capigruppo del Consiglio Provinciale. La "Marcia globale contro lo sfruttamento del lavoro minorile" ha preso avvio lo scorso 17 gennaio da Manila, vi hanno aderito centinaia di Organizzazioni Non Governative ed associazioni di tutto il mondo, ed attraverserà numerosi Paesi dei diversi continenti, Italia compresa, per concludersi simbolicamente a Ginevra dove - dal giugno 1998 - partiranno i negoziati per una nuova Convenzione dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) sul lavoro infantile. Obbiettivo della "marcia globale" è quello di "mobilitare gli sforzi nel mondo intero per proteggere e promuovere i diritti di tutti i bambini specialmente il diritto a ricevere un istruzione gratuita e di qualità, ad essere liberati dallo sfruttamento economico e dalla sottomissione a quei lavori che potrebbero danneggiare lo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale". Secondo i dati più recenti dell'Ufficio Internazionale del Lavoro, oltre 120 milioni di bambini nel mondo sono impegnati a tempo pieno in lavori particolarmente gravosi, e 130 milioni lavorano a tempo parziale e quasi due milioni sono venduti come schiavi; anche in Italia l'utilizzo del lavoro minorile si è rivelato un fenomeno di una certa consistenza come evidenziano le notizie di cronaca e le cifre dell'abbandono scolastico.

Sfruttamento del lavoro infantile

Lo sfruttamento del lavoro infantile e, più in generale, la violazione dei diritti fondamentali dell'infanzia stanno raggiungendo dimensioni allarmanti:

-i bambini fra i 5 e i 14 anni che lavorano a tempo pieno sono 120 milioni e per altrettanti il lavoro è attività secondaria;
-i bambini del sud del mondo sono quelli messi sotto i riflettori, impiegati in settori produttivi destinati all'esportazione (tappeti, palloni), ma costituiscono solo il 5% del totale dei bambini occupati a tempo pieno; gli altri vengono utilizzati, in condizioni spesso disumane, per lavori dannosi, a rischio e faticosi, in agricoltura, edilizia, cave, miniere, fornaci, selezione dei rifiuti, servizi domestici;
-fenomeno preoccupante anche l'aumento dello sfruttamento sessuale e l'utilizzo dei soldati-bambini;
-in Italia il sindacato stima che lavorino più di 300mila bambini al di sotto dei 15 anni, nei settori agricolo, tessile e commerciale; crescente anche il ricorso ai minori, in quanto non perseguibili, nelle attività criminali;
-sono disattese molte leggi nazionali che fissano l'età minima per l'ammissione al lavoro, così come la Convenzione 138 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro e la Convenzione Internazionale sui diritti dell'infanzia promossa dall'UNICEF;
- grosse le responsabilità del nord del mondo riguardo alle ingiustizie sui rapporti internazionali, che impone alti interessi sull'enorme debito pubblico, provocando effetti perversi con la globalizzazione, l'imposizione di programmi di aggiustamento strutturale che causano povertà e obbligano i bambini a lavorare per vivere;
- per far fronte a tutto questo l'Organizzazione Internazionale del Lavoro sta elaborando una nuova convenzione che sarà al centro della Conferenza di Ginevra nel prossimo giugno, e per raggiungere questo obbiettivo ha promosso una Marcia Globale contro lo sfruttamento del lavoro infantile per i giorni 19 e 20 maggio.

Bambini violentati dalla tv

Non ci sono solo le violenze fisiche, che derivano dallo sfruttamento dei minori per lavori non adatti a causa dell'età, ci sono anche quelle psicologiche. Secondo uno studio sulla televisione condotto negli USA, ogni anno un bambino in età prescolare è esposto in media a oltre 500 situazioni in cui un atto di violenza viene rappresentato come "desiderabile, indolore, spesso necessario". Condotto da quattro università, tra le quali quella di Santa Barbara in California, lo studio ha evidenziato che la maggioranza dei programmi esaminati presentava atti di violenza da parte di un "supereroe attraente", che per la sua trasgressione, anziché punito, veniva premiato.


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