L'ATTENZIONE ![]()
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La crisi dei rapporti tra il ministro della sanità Rosy Bindi e il professor Luigi Di Bella, sull'uso della terapia messa a punto dal fisiologo modenese, è solo la punta di un iceberg dalle dimensioni sconosciute che rischia di far saltare questa nostra bellissima penisola. Non siamo in grado di stabilire, come fanno molti, da che parte sta la ragione. E ci asteniamo, così come non ci siamo mai sentiti commissari tecnici della nostra nazionale di calcio, come lo sono tutti i giornalisti sportivi e tutti i tifosi che si preparano all'ennesimo assalto in vista dei Mondiali di Francia!.
Noi osserviamo e riferiamo. Questo il nostro compito, la nostra missione. E così abbiamo constatato che in molti ospedali (ne citiamo uno per tutti, "Torregalli" di Firenze) si percorrono strade sconosciute alla sensibilità ed alla missione che dovrebbe caratterizzare l'attività di un medico. E non parliamo di uso ed abuso di sigarette negli ospedali (per cui abbiamo fatto una denuncia alla Procura della Repubblica) ma del sistema di ricoveri e dimissioni dei malati che lascia molto a desiderare. Questo perchè la cosiddetta malasanità non sta solo nell'organizzazione scientifica, ma anche in quella burocratica e nella mentalità delle persone.
Che è distorta, egoistica, menefreghista. Quando si sostiene che i partiti vanno distrutti che cosa si offre in alternativa? La mafia del potere detenuto da mani occulte che manovrano ogni cosa! La mafia del potere di arrivisti senza scrupoli che scalano le posizioni sociali per interessi personali, violando ogni più elementare riferimento alle esigenze della collettività! La malattia del nostro Paese non è solo quella della sanità, che conta ancora su una minoranza di medici ed operatori che credono, malgrado tutto, nel loro lavoro. La malattia siamo noi stessi, con i nostri comportamenti senza valori, senza rispetto per gli altri. Giornalisti asserviti, politici da strapazzo, amministratori che non rendono conto a nessuno del loro operato, speculatori ed intrallazzatori, corrotti e corruttori. E la lista potrebbe essere lunga.
Volete conoscere l'uomo (sia di sesso maschile che di sesso femminile)? Guardatelo come guida: sempre prepotente, furbo, incurante degli altri. E le famiglie? Spesso alla deriva perchè i giovani non accettano più le persone anziane! Pretendono di insegnare loro a vivere! Si sentono non alla pari, ma addirittura al di sopra!
Che Dio ce la mandi buona!
Francesco Canosa
L'ATTENZIONE ![]()
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Avvocati da esportazione
Inchiesta di Francesco Canosa Ha collaborato Lorenzo Sandiford
Navigando in Internet, come è ormai
nostra abitudine, abbiamo "scoperto" l'aumento dei siti dedicati
ad avvocati e, sopratutto, studi di avvocati. Quello che ci ha colpito di
più è stata l'offerta di servizi ed in particolare due voci:
consulenza ed assistenza alle imprese in Italia ed all'estero; contratti
fra imprese e fra privati in Italia ed all'estero. Ci siamo quindi chiesti
per quale motivo gli avvocati abbiano deciso due cose: situarsi su Internet
ed offrire servizi all'estero. Sicuramente tutto ciò va contro l'abitudine
dei nostri studi legali che sono, per la maggior parte, formati da singoli
professionisti e che molti (purtroppo) non hanno neppure l'idea di che cosa
possa significare lavorare all'estero. Ma non è mai troppo tardi
... per mettersi in linea con gli studi professionali stranieri, anche se,
probabilmente, non arriveremo mai a competere con studi inglesi o statunitensi.
In questi due Paesi, infatti, operano studi anche con centinaia di avvocati
(in alcuni casi qualche migliaio). Studi agguerriti che hanno capito da
tempo il significato della globalizzazione del mercato e la necessità
di aiutare i propri clienti in qualsiasi parte del mondo, sopratutto nei
campi del civile, contrattuale e societario. Il gran numero di avvocati
serve a "coprire" la conoscenza delle varie legislazioni che sono
così diverse tra di loro.
A giustificazione del nostro ritardo rispetto, ad esempio, agli inglesi, c'è il fatto, non di poca importanza, che il cosiddetto Commonwealth ha fatto abituare gli avvocati inglesi ad operare in tutto il mondo nell'interesse degli imprenditori inglesi. Ecco perchè in questo momento è più facile trovare in Italia "tracce" di studi inglesi o americani, che all'estero "tracce" di studi italiani, se si eccettua Bruxelles, dove la "piazza" è molto adatta per risolvere talune controversie internazionali grazie al clima che si respira che è, in parte, anche italiano. Eppure, in teoria, gli avvocati italiani sono abituati a svolgere un duro lavoro di "azzeccagarbugli", ovvero a trovare il bandolo della matassa in un'autentica giungla di leggi, regolamenti, testi unici, che vanno letti e intepretati nella loro più disgustosa bruttezza ed incomprensibilità, oltre alla incredibile quantità. In Italia, giusto per dare un'indicazione, sono operanti oltre 250.000 leggi, contro qualche modesto migliaio della Francia! Eppure dall'estero arrivano studi di avvocati!
Agli avvocati italiani, quindi, non resta che prendere atto della situazione e ... muoversi se non vogliono perdere i clienti. D'altra parte, la sempre più massiccia globalizzazione del mercato (solo a livello di Unione europea si parla di allargamento a ben 26 Paesi!) e la consistenza medio-piccola della nostra struttura produttiva impone una svolta decisa per essere presenti almeno in Europa. Non c'è dubbio, tra l'altro, che non solo nuovi mercati si aprono nell'est dell'Europa e in estremo oriente, ma nuovi concorrenti minacciano le posizioni apparentemente più sicure dell'export italiano. La rilevanza di questo fenomeno va poi messa in relazione con la necessità assoluta del sistema produttivo italiano di superare i limiti e le insufficienze del mercato interno, perfino di quello europeo, per trovare nuove opportunità di sviluppo e di guadagno. La competizione globale in cui siamo lanciati obbliga l'apparato produttivo italiano, il settore del cosidetto terziario avanzato, le strutture pubbliche, in sintesi l'intero "sistema Italia" ad ammodernarsi, a rendersi più efficiente per non scontare ritardi ed incompetenze che potrebbero risultare fatali in un contesto internazionale particolarmente agguerrito. Da queste convinzioni e dalla volontà di formare una classe di professionisti competenti che mettessero a disposizione dell'azienda una conoscenza approfondita e aggiornata delle dinamiche economiche e dei più recenti strumenti giuridici del commercio internazionale, è nata l'idea del I Corso per giuristi internazionali d'impresa, organizzato nel 1994 dall'Unioncamere e da Mondimpresa con la collaborazione dell'istituto Guglielmo Tagliacarne di Roma.
Grazie al contributo del Fondo Sociale Europeo e alla collaborazione del Ministero del Lavoro, gli organizzatori hanno realizzato un ambizioso programma di studi -1.000 ore in classe e diverse esperienze sul campo- selezionando un gruppo ristretto di laureati, già specializzati nei settori dell'economia aziendale, commercio e diritto internazionale. Nell'ambito di questo progetto sono stati previsti alcuni mesi di "stage" all'estero in organismi internazionali, studi legali e imprese multinazionali. Qualche avvocato nostrano ha avuto la fortuna di lavorare come "stagista" in un importante studio legale di Bruxelles, specializzato in diritto europeo, consulenza legale alle imprese e, tra l'altro, riferimento per la comunità imprenditoriale franco-belga. Seguito da un avvocato e inserito nell'équipe dei suoi collaboratori, la sua è stata un'esperienza di grande interesse, che ha fatto emergere la preoccupazione che ancora oggi l'ambiente imprenditoriale italiano, specie nelle PMI, non appare maturo abbastanza per sfruttare al meglio le specializzazioni e le professionalità che il paese inizia a produrre, confidando eccessivamente nelle esperienze personali, su conoscenze approssimative e su profili professionali tanto poliedrici quanto poco competenti. Per gli avvocati si presenta anche l'impegno a convincere i nostri operatori ad entrare nella mentalità della competizione globale in cui vincono più le "équipe" valide e affiatate che pionieri e improvvisatori. Convinzione che dovrebbe essere favorita dal fatto che l'Unione europea, avendo capito il problema per tempo, ha elaborato un testo di direttiva per l'esercizio della professione in tutti gli Stati membri .
Per capirne
di più abbiamo intervistato l'avvocato Gaetano Viciconte, del Foro
di Firenze, e componente del Consiglio Nazionale dell'Associazione nazionale
forense.
Avv. Viciconte, quali sono le norme dell'Unione europea che più influenzeranno la riforma dell'Ordine degli Avvocati?
La direttiva comunitaria per la facilitazione dell'esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro dell'Unione europea diverso da quello in cui è stata acquisita la qualifica, deve necessariamente condizionare il dibattito in corso sulla riforma dell'ordinamento professionale forense.
Ci può riassumere il contenuto della normativa?
Il testo, elaborato dal Consiglio dell'Unione Europea il 24 luglio 1997 quale 'Posizione comune' (CE) n. 35/97 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee del 29 settembre 1997) reca le seguenti fondamentali innovazioni:
Mediante tale disciplina, pertanto, viene consentito agli avvocati sia di continuare la propria attività nello Stato membro ospitante con il titolo professionale di origine, sia di ottenere l'integrazione nella professione dello Stato membro ospitante, in conseguenza dell'esercizio della professione in tale Stato con il proprio titolo professionale di origine, dopo un certo periodo di tempo.
Qual è il maggiore elemento di novità della norma?
Si determina una netta inversione di tendenza rispetto alle precedenti più generali disposizioni, contenute nella direttiva 89/48/CEE, attuata nel nostro ordinamento con il D. Lgs. 27 gennaio 1992, n.115, sul riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore relativi alla formazione professionale di durata minima triennale. Tale direttiva 89/48/CEE si basava sui due principi fondamentali del reciproco riconoscimento dei diplomi, nonché del potere di adattamento dello Stato ospitante, che consente a quest'ultimo di adottare misure di "compensazione" per il riconoscimento del titolo.
Cosa comporterà il recepimento in Italia della norma comunitaria del '97?
Inevitabili appaiono le conseguenze che essa è destinata a determinare anche sotto il profilo del diritto interno, in quanto l'introduzione delle richiamate condizioni per il godimento della libertà di stabilimento dell'avvocato, finisce per dare impulso ad una revisione delle regolamentazioni nazionali dell'ordinamento professionale, mediante una sorta di uniformazione verso il basso.
Può spiegarci meglio perché, magari con un esempio?
Si pensi alle due ipotesi contrapposte della Spagna, dove la laurea in giurisprudenza consente l'esercizio immediato della professione di avvocato, e della Germania, dove invece si è ammessi all'esame per Rechtsanwalt dopo un tirocinio pratico di almeno cinque anni. A seguito dell'applicazione della nuova disciplina comunitaria, l'avvocato spagnolo, divenuto tale subito dopo la laurea, non soltanto potrà esercitare con il proprio titolo in Germania, ma avrà diritto ad accedere all'albo degli avvocati tedeschi dopo tre anni di attività effettiva e regolare sempre in quello Stato, nel diritto tedesco o nel diritto comunitario...
E per quanto riguarda l'Italia...
Naturalmente, un raffronto del tutto analogo potrà essere effettuato rispetto all'Italia, soprattutto nella prospettiva dell'approvazione delle recenti proposte legislative di riforma dell'ordinamento forense. Ma ritornando a quanto dicevo, l'effetto sarà pertanto quello di riservare ai cittadini di alcuni Stati un trattamento diverso e più pregiudizievole rispetto a quello garantito, invece, ai cittadini di altri paesi membri, determinandosi un fenomeno generalmente indicato come "discriminazione a rovescio", con evidente disparità di trattamento a danno dei primi.
Come impedire questo?
Per evitare che si verifichi tale effetto, la cui conseguenza nel nostro ordinamento potrebbe essere quella di una declaratoria di incostituzionalità della legge interna per violazione dell'art.3 della Costituzione, sarebbe stata necessaria la preventiva armonizzazione della normativa di settore in tutti gli Stati membri. Ciò anche per impedire che si verifichino facili fenomeni di elusione delle restrizioni imposte in alcuni Stati per l'esercizio della professione forense, giacché basterebbe conseguire il titolo in uno Stato più "permissivo" per esercitare l'attività in un altro Stato più "rigoroso".
Il suo ci pare un giudizio critico nei confronti dell'operato comunitario?
La strada imboccata in sede comunitaria non passa evidentemente in modo diretto attraverso la preventiva armonizzazione delle regolamentazioni di settore di tutti gli Stati, ma finisce per imporre una sorta di livellamento verso il basso di tali regolamentazioni, mediante quel fenomeno definito come "effetto espansivo del diritto comunitario", rendendo non più proponibili normative interne ispirate a criteri protezionistici.
Che cosa propone, dunque, per risolvere la situazione?
Al fine di evitare le inevitabili disarmonie normative descritte, occorre che l'Avvocatura italiana promuova iniziative dirette a rendere omogenea la disciplina concernente l'ordinamento professionale di tutti gli stati membri dell'Unione europea, quale obiettivo da raggiungersi nel ristretto arco temporale dei due anni concessi per il recepimento della nuova direttiva.
Visitate le nostre pagine sulla normativa, troverete anche la direttiva comunitaria in materia!
Con l'approvazione da parte del Consiglio regionale della
proposta di legge concernente l'istituzione del Consiglio delle autonomie
locali, si è dato attuazione all'accordo politico-istituzionale che
ha caratterizzato l'approvazione del nuovo Statuto regionale. Ma il percorso
non è stato per niente facile. Tutt'altro! Esso è stato caratterizzato
da un duro braccio di ferro all'interno del partito di maggioranza relativa,
ovvero il Pds, che ha visto contrapposti da una parte i leaders pidiessini
in Regione e dall'altra i due Presidenti, anch'essi pidiessini, del Consiglio
provinciale di Firenze (Eugenio Scalise) e del Consiglio comunale di Firenze
(Daniela Lastri). In pratica, la prima Commissione consiliare regionale
(presieduta anch'essa da una pidiessina, Parizia Dini) aveva "licenziato"
un testo di pdl che aveva fatto gridare allo scandalo Scalise e Lastri.
I due Presidenti, dopo aver sottolineato che la pdl, a loro giudizio, "appariva
in contraddizione con lo Statuto regionale", in quanto prevedeva la
presenza nel costituendo Consiglio solo di Presidenti dell'esecutivo provinciale
e Sindaci, con ciò "smentendo nei fatti quanto previsto dallo
statuto". Scalise e Lastri hanno sostenuto, inoltre, che in seguito
all'entrata in vigore delle leggi 142/90 e 81/93 i Consigli provinciale
e comunale vengono considerati come "organi autonomi con propri poteri
e funzioni rispetto ai sindaci ed ai presidenti delle Province, che non
rappresentano, di fatto, le assemblee elettive".
Scalise e Lastri, anche nella loro funzione di Coordinatori
nazionali dei Presidenti dei Consigli provinciali e comunali,
hanno scritto una lettera al Presidente del Consiglio regionale
Angelo Passaleva, chiedendo una modifica della pdl. La richiesta ha fatto
sì che la questione è stata dibattuta nuovamente sia a livello
di ufficio di presidenza regionale, sia all'interno del Pds (che in un primo
momento sembrava non aver alcuna intenzione di modificarla) sia nella maggioranza
che governa la Regione. E martedì pomeriggio 17 marzo, una riunione
straordinaria della Prima Commissione riscriveva la pdl che il giorno successivo
(mercoledì) veniva approvata in aula con soddisfazione quasi generale.
Qualche Consigliere ha parlato di semplificazione alla rovescia, tuttavia
il nuovo Consiglio delle autonomie dovrebbe rispondere a principi di democraticità,
visto che esso viene definito un organo di rappresentanza delle amministrazioni
locali della Toscana al fine di favorirne l'intervento nei processi decisionali
della Regione. Del Consiglio delle autonomie, composto da 50 membri, fanno
parte i Presidenti dell'Anci regionale, dell'Urpt, dell'Uncem, tutti i Presidenti
dell'esecutivo delle 10 Province, i sindaci dei comuni capoluogo di provincia,
13 componenti i Consigli comunali dei Comuni con popolazione fino a 15.000
abitanti e 12 dei Comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, 2
presidenti di Comunità montane.
Il Consiglio, chiamato a favorire l'intervento nei processi decisionali della Regione. Commenti quasi tutti positivi, anche se i Consigli provinciali non possono essere soddisfatti. Olivo Ghilarducci (capogruppo PPI) ha sostenuto l'importanza della decisione che è legata a due processi in atto: l'attuazione dei decreti Bassanini e la riduzione degli interventi di gestione della Regione per favorire la delega. Comunque, anche sucessivamente, ha detto Ghilarducci, lo strumento potrebbe svolgere un servizio importante per la programmazione e la gestione insieme ad Uncem, Anci ed Urpt. Bene anche da Maurizio Bianconi (AN) che comunque si aspetta un adeguato funzionamento del Consiglio, da Denis Verdini (FI) che ha annunciato il voto favorevole del suo partito e del Polo; da Tommaso Franci (Verdi) che ha apprezzato il successivo lavoro della Commissione per rimediare al primo testo.
La pdl si compone di 8 articoli:
Risorse regionali per i servizi all'impiego
Primo in Italia è stato siglato fra CGIL, CSIL, UIL, Regione Toscana e le altre parti sociali l'acoordo sui servizi all'impiego e la riforma del collocamento. Un accordo importante che sancisce i criteri che dovranno essere alla base della futura legge sulla Riforma del Collocamento demandata alla Re-gione dai Decreti Bassanini sulla riforma della Pubblica Amministrazione.
Quattro i punti fondamentali dell'accordo:
Soddisfatto Franco Martini, Segretario Generale della
CISL Toscana che dichiara: "è un'intesa imporatnte che assegna
un ruolo determinante alle parti sociali nella costruzione di un nuovo servizio
per l'impiego. E' un nuovo successo della concertazione avviata in Toscana
con l'accordo del '96, che dovrà consentire adesso la più
coerente messa a punto dell'articolato di legge sul nuovo collocamento in
Toscana".
Per Sergio Betti, Segretario Generale della CISL Toscana, l'accordo firmato rappresenta "un buon avvio per la riforma delle politiche attive del lavoro, il funzionamento e l'ammodernamento del collocamento. Il coinvolgimento delle parti sociali rappresenta un'importante novità, finalizzata a rimuovere le difficoltà presenti nella individuazione delle politiche formative e la semplificazione dell'incontro tra domande ed offerta di lavoro. L'accordo, peraltro, è la naturale evoluzione della concertazione regionale". Aggiunge Aldo Fognani, Segretario Regionale UIL: "Questo accordo è la dimostrazione di quanto può dare il patto sullo sviluppo e l'occupazione siglato il 3.9. '96 in termini di semplificazione e di miglioramento delle procedure per consentire un incrocio più efficace tra domanda e offerta di lavoro. Questo esempio andrà seguito per consentire risultati di servizio all'occupazione, anche in altri temi di grande importanza".
Artisti itineranti
Sabato 18 aprile tutti gli artisti interessati
sono chiamati dall'Associazione Artisti Contemporanei Firenze Metropoli
a "sfilare" per la città nel tentativo di coinvolgerla
maggiormente ai temi dell'arte contemporanea. L'iniziativa, già realizzata
nel 1997, cercherà anche quest'anno di mettere in risalto la ormai
cronica mancanza, secondo gli interessati, di aree idonee ad esporre le
loro opere. Gli artisti partecipanti porteranno con sè un'opera o
comunque una testimonianza del loro lavoro durante la manifestazione che
dovranno "mostrare" per tutto il percorso, con partenza da p.zza
Santa Croce alle ore 17 (ritrovo alle ore 16) ed arrivo in p.zza Santo Spirito
alle ore 19 circa. Sono previste due tappe intermedie: piazza Signoria/Uffizi
e piazza S.Felicita/Ponte Vecchio. Chi vorrà potrà realizzare
azioni e performances, letture di poesie, musiche ecc. Evento sicuramente
provocatorio rispetto alla carenza di spazi adeguati, ormai divenuta insopportabile
per una città come Firenze che vuole essere "vetrina del mondo"
per l'arte. Evento ancora più significativo dal momento che l'organizzazione
non è affidata a giovani artisti in cerca di notorietà, ma
a personaggi che hanno dalla loro parte una lunga e qualificata esperienza
e tanta professionalità. Vogliamo ricordare a questo proposito che
di alcuni di loro ci siamo occupati ampiamente tempo addietro in seguito
alla loro partecipazione all'esposizione presso il Museo di Arte contemporanea
di Palm Beach. Se ci sono artisti interessati a partecipare a questa iniziativa
si possono rivolgere alla presidente dell'Associazione Rebecca Haward (tel. 055/677650),
oppure a Donatella Mei (055/2320801) o ad Ivano Vitali (055/472409).