L'ATTENZIONE

Editoriale

Il Potere e la libertà di stampa

La vicenda che vede contrapposti il Corriere della Sera ed il segretario del Pds Massimo D'Alema è solo la punta dell'iceberg della lotta continua che contrappone il Potere alla diffusione di notizie non gradite.

Leggendo la cronaca di questi giorni, quindi, non ci scandalizziamo affatto.

D'altra parte, dopo 40 anni di professione, vissuta con dedizione non solo per la nostra agenzia di stampa e questo settimanale, ma anche con collaborazioni ad alto livello con testate nazionali (da La Repubblica a Panorama, da Il Sole 24 Ore a Mondo Economico, dalla Rai all'Ansa, giusto per citarne alcune) non è difficile esprimere un giudizio. Anche perchè quelle eclatanti pressioni che il Corriere della Sera respinge nei confronti di Massimo D'Alema, sono una routine nel mondo dell'informazione.

E, addirittura, c'è chi pensa che qualche giornale è meglio averlo di proprietà! E senza fare nomi ..., possiamo ricordare ai nostri intelligenti lettori gli Agnelli, Carlo De Benedetti, il compianto cavalier Monti. Ed anche qui giusto per citarne alcuni.

Il potere, non c'è dubbio, fa il suo gioco. Cerca di sottomettere gli altri alle proprie volontà. Se così non fosse perchè dovrebbe chiamarsi potere?

Sta agli altri farsi rispettare, se hanno una ... spina dorsale. Altrimenti, facciano pure i ... pecoroni!

Minacce e intimidazioni sui giornalisti hanno molte facce: si va dalla telefonata diretta all'editore (soprattutto se questo ha interesse a favorire il minacciante) a quella al direttore (se è ricattabile). Si dà o non si dà la pubblicità non in considerazione dei lettori di quel giornale ma dei "favori" che è disposto a fare.

E qui non parliamo solo di politici. D'Alema è solo un parvenu in questo zoo di prepotenti. Altri lo hanno preceduto. E sempre per fare solo qualche nome possiamo ricordare un recente Bettino Craxi ed un più antico Benito Mussolini (che aveva inventato le veline del Minculpop).

Ci sono uomini di cultura che si sentono "leoni dell'informazione" e che non accettano critiche di alcun genere.

Ed imprenditori di livello (basta citare la dinastia degli Agnelli) che non trattano mai al di sotto di certi "livelli".

Tempo addietro, un tal Pofferi (padrone della Permaflex, pare amico del potente Giulio Andreotti) aveva messo in piedi un servizio causa-effetto: non appena un giornale scriveva di lui partiva una querela. Al di là del contenuto dell'articolo. Così i direttori dovevano decidere di non pubblicare più notizie su di lui.

Colpa di Pofferi? Forse. Sicuramente del sistema.

Per esempio l'Ordine dei Giornalisti come difende i propri iscritti? Come quello calabrese che ha ritenuto corretto l'articolo sul Corriere nella vicenda D'Alema o quello di Roma che l'ha pensata all'inverso richiamando l'altro giornalista del Corriere?

Se a D'Alema si può riconoscere il beneficio dell'arroganza dovuta al potere, ai giornali (grandi e piccoli) non si può riconoscere alcuna debolezza. O si informa o ci si ritira dalle scene. Ai cittadini-lettori servono notizie "vere" non testi da Minculpop.


Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

L'Irap sotto la "lente" dell'Ancrel

(Associazione Nazionale Certificatori e Revisori degli Enti Locali)

Firenze, febbraio '98
Con la pubblicazione nel S.O. n° 252/L della G.U. n° 298 del 23 dicembre 1997 del D.Lgv 15 dicembre 1997 n° 446 l'IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive) è entrata a far parte, a pieno titolo, del nostro sistema tributario.

Il decreto, che riordina anche la disciplina dei tributi locali, è stato oggetto di trattazione nel Convegno tenutosi a Firenze nei giorni scorsi nella Sala Convegni della Cassa di Risparmio di Firenze, in collaborazione con la IPSOA (scuola d'Impresa) da parte dell'Associazione Nazionale Certificatori e Revisori degli Enti Locali (A.N.C.R.E.L.).

Questa associazione costituisce il più importante organismo a livello nazionale di rappresentanza dei soggetti che prestano attività di revisione e consulenza a favore di amministrazioni pubbliche locali quali enti territoriali, ASL, soggetti gestori di pubblici servizi, consorzi, fondazioni bancarie, università, camere di commercio, ecc..

Nel convegno, le problematiche inerenti la nuova fiscalità degli Enti Pubblici sono state introdotte dal Presidente Luciano Nataloni.

Sono state svolte, quindi, alcune relazioni, alle quali è seguito un ampio dibattito che aveva come obiettivo quello di "fare chiarezza" nell'applicazione delle nuove norme.

Tra i relatori, ricordiamo Enrico Terzani, che si è occupato di "Autonomia Contabile, Finanziaria e impositiva degli Enti Locali: riflessi sulla finanza locale"; Roberto Giacinti e Marco Seracini hanno parlato sul tema "Gli Enti Locali nella normativa IRAP"; Angelo Rabatti ha parlato su "Gli altri Enti Pubblici come soggetti passivi dell'imposta".

Ha concluso i lavori Brizio Grazzini, Assessore al Bilancio e all'Economato della Provincia di Firenze, il quale ha sottolineato l'importante ruolo dell'A.N.C.R.E.L. nel contribuire al miglioramento del legame tra ricerca scientifica, professionalità ed enti pubblici.

Gli enti pubblici

Gli enti pubblici di cui all'art. 87, primo comma lettera c) ed all'art. 88 del Testo Unico delle imposte sui redditi rientrano nel novero dei soggetti passivi del nuovo tributo.

Si tratta di:

*-Organi ed amministrazioni dello Stato, compresi quelli a ordinamento autonomo, anche se dotati di personalità giuridica (provveditorati agli studi, università, cassa depositi e prestiti, etc.);

*-Comuni;

*-Comunità Montane;

*-Province;

*-Regioni, anche quelle a statuto speciale;

*-Aziende sanitarie locali;

*-IPAB;

*-Consorzi tra enti pubblici;

*-Aziende speciali e società di enti locali.

L'assoggettabilità all'IRAP di questi soggetti trova compiuta giustificazione giuridica in quanto la norma in esame indica - quale presuspposto d'imposta - l'esercizio di un' attività produttiva, prescindendo dal fatto che venga effettivamente svolta un'attività economica.

red. eco.

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Operatori spagnoli, ospiti graditi a Firenze

Come ci si poteva aspettare, la visita dei operatori del commercio della regione spagnola della Rioja alle realtà commerciali toscane, organizzata nell'ambito del progetto Adapt (un programma di scambio fra Italia, Spegna e Grecia per la riqualificazione nei centri storici), ha dato numerosi spunti di riflessione, sia ai nostri ospiti, sia alle nostre organizzazioni che lavorano quotidianamente a contatto con il mondo del commercio. In particolare è emerso come ormai in tutta l'Europa sia diventato indispensabile un alto livello formativo dell'imprenditoria, sia che si tratti di piccole e medie imprese, sia di grandi realtà produttive. Nello specifico settore del commercio, si nota, inoltre, come siano vitali i vari percorsi formativi che seguono l'imprenditore dalla prima fase di nascita della propria attività, ma anche nella sua evoluzione, grazie alla formazione continua. L'incontro con i commercianti spagnoli e con esponenti degli organi che operano a stretto contatto con il commercio (come camera di commercio, centri di formazione, etc), voluto dal Cescot toscano (di cui è direttore Gianluca Cecconi) e favorito dalla Regione Toscana (grazie alla sensibilità dell'assessore alla formazione Paolo Benesperi) ha vissuto momenti di particolare interesse offrendo un reale confronto tra la Toscana e la regione della Rioja.

La visita ad alcuni centri storici del circondario fiorentino ha dato l'opportunità di vedere da vicino le realtà del commercio locale, mentre la visita al centro commerciale "I Gigli" ha creato un'interessante momento di confronto tra l'Italia e la Spagna, dove gli ipermercati sono ormai arrivati alla loro quarta generazione, con dimensioni e dislocazioni ben più "impressionanti" di quelle italiane. Nell'ambito della visita, inoltre, è stato apprezzato l'incontro tenutosi presso gli uffici della Regione Toscana di p.zza della Libertà con l'assessore Benesperi. Tra i punti fondamentali toccati dall'assessore, l'importanza della funzione svolta dalla formazione, intesa essa come strumento di qualificazione e riqualificazione della piccola imprenditoria, sempre più costretta a reggere il passo con il progresso e l'espandersi di strutture "iperattrezzate", forti di ingenti capitali ed efficienti macchine organizzative. "Parla chiaro l'esempio fiorentino dei Gigli -ha spiegato Benesperi- che ha creato non poco panico presso tutti quei piccoli e medi imprenditori del commercio, colti impreparati all'apertura di una simile struttura di vendita".

La Regione Toscana ha deciso ormai da anni di aderire ai vari progetti di formazione emanati a livello europeo, puntando molto sulla validità del partenariato tra Stati membri della Comunità Europea. Una serie di progetti "pilota", secondo l'assessore toscano, che oltre ad agevolare gli imprenditori che oggi ne usufruiscono, svolgono un importante ruolo propedeutico e di preparazione ai corsi del 2.000, che punteranno a risultati altamente innovativi e fortemente specializzati. Infine Benesperi ha sottolineato l'importanza della localizzazione della formazione, che deve aggiornarsi rapidamente ai cambiamenti dei mercati nel periodo breve, traendo i maggiori spunti dalle informazioni ricevute proprio da chi il commercio lo vive, i commercianti. Per questo motivo, infatti, la Regione Toscana svolge periodicamente indagini dirette presso gli operatori commerciali, al fine di disporre di un osservatorio in continua evoluzione e capace di carpire le più veloci mutazioni delle esigenze locali. Soddisfazione è stata espressa anche da Cecconi sia per la disponibilità regionale che per la visita degli operatori spagnoli che hanno dimostrato grande interesse per la nostra attività.

 

Nicola Canosa

 

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Il mercato cinese

Dopo il lusinghiero successo ottenuto dalle imprese toscane all'interno della manifestazione fieristica "Italia in Cina" svoltasi a Pechino alla fine del 1997, il sistema economico toscano guarda con sempre maggiore interesse al mercato cinese ed alle grandi opportunità che esso offre. Nè potrebbe essere altrimenti visto che quel Paese si è avviato sulla strada della democratizzazione dell'apparato e sugli scambi internazionali non solo di prodotti, ma anche di tecnologie e know-how. La Toscana sta cercando di cogliere ogni opportunità di penetrazione in quel grande mercato.

In questa ottica si pone anche l'incontro che si è svolto a Palazzo Panciatichi, presieduto dal consigliere regionale Leopoldo Provenzali, al quale hanno partecipato il presidente del Consiglio Angelo Passaleva, gli assessori Michele Ventura e Fabrizio Geloni, la docente Francesca Delicata e la nuova responsabile dell'ufficio ICE di Firenze P. Tambosso. Quest'ultima ha messo in evidenza tutto l'impegno dell'ICE sia in Italia che all'estero. In particolare ha ricordato tutta la lodevole attività che stanno svolgendo in Cina ed in altri paesi orientali gli uffici ICE. Ricordando, infine, l'impegno che l'Istituto persegue per favorire la penetrazione e la presenza degli imprenditori italiani nei mercati stranieri. Da segnalare anche diversi contributi tra cui quello di Alessandro Facchini, Marketing Manager del Cesvit spa.

Dal seminario sono giunte diverse indicazioni. L'assessore Geloni ha promesso un particolare impegno finanziario a sostegno delle imprese, ricordando che già nel PRS si possono "leggere" le volontà della regione per favorire l'export toscano. E Facchini, da parte sua, ha sostenuto che il progetto-Cina va seguito con attenzione vista la complessità di quel mercato. Secondo Facchini la complessità del mercato cinese deve indurre a procedere un approccio che possa dare una risposta unitaria di sistema e complessa perchè nei progetti non vi sono più competenze solo eocnomiche. Occorre guardare, quindi, anche al "Progetto-Paese" ed al "Fare-Rete" della Regione Toscana. Per raggiungere questi obiettivi "il Cesvit - ha detto Facchini - è disponibile. D'altra parte il Cesvit ha già messo a punto un accordo con China Science Tecnhology Exchange Commission per collaborazioni industriali, scientifiche e tecnologiche. E il Cesvit può svolgere un ruolo importante visto che la Cina chiede molta tecnologia come dimostra il fatto che una delegazione cinese ha chiesto di partecipare al Forum per l'Alta Tecnologia che si terrà a Firenze per l'organizzazione dello stesso Cesvit e dell'ICE.

Qualche dato

Secondo i dati elaborati dall'ISTAT gli scambi commerciali effettuati nel mese di dicembre 1997 con i paesi non appartenenti all'Unione europea (UE) indicano un valore FOB di 16.147 miliardi di lire, con un aumento tendenziale (rispetto a dicembre 1996) pari al 13 per cento. In tale mese si sono registrati aumenti tendenziali delle esportazioni in misura più consistente per i Mezzi di trasporto, gli Altri prodotti delle industrie manifatturiere, i Prodotti chimici e farmaceutici e i Minerali e metalli ferrosi e non ferrosi; diminuzione solo per il settore dei Prodotti energetici. Rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, nel dicembre 1997 sono cresciute in misura relativamente più elevata le esportazioni verso i paesi Efta, gli USA e i paesi dell'Europa centrale ed orientale; aumenti inferiori si sono registrati per i flussi verso i paesi Opec e la Cina e flessioni nei confronti delle altre aree geografiche. In quanto alla Toscana, per tutto il 1997, l'export verso l'estremo Oriente ha toccato il 12,7% dell'export italiano. I paesi interessati sono Cina, Corea del Nord, Hong Kong, Singapore e Taiwan. Le province toscane interessate sono innanzitutto Firenze con 198 mld di lire per prodotti quali pelletteria, calzature, lana, paglia, seguita da Prato (250) tessuti e filati, Pisa (204) pelli conciate, Grosseto (200) lane, Carrara (155) marmo, Lucca (128) marmo e barche, Arezzo (91) oro, Pistoia (20) calzature in pelle, Siena (12,5) vetro cristallo, Livorno (6,5) ferro e acciaio. In sostanza si può dire che la produzione toscana è così variegata da poter indurre a credere che quel mercato cinese, pur così lontano, è a portata di mano!

Marilena Milani

 

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Architetti paesaggisti: nuova professione

Inaugurati lunedì scorso a Pistoia i corsi della Scuola di Specializzazione in Architettura dei Giardini e Progettazione del Paesaggio 1997/98. Dopo una breve introduzione del Rettore dell'Università di Firenze Paolo Blasi, ha presentato la Scuola la Direttrice prof. Mariella Zoppi (nella foto). Quest'ultima, ex-Preside della Facoltà di Architettura di Firenze, e molto conosciuta e stimata per il suo impegno sociale e civile, oltre che professionale, ha messo in evidenza l'importanza di una siffatta iniziativa che si pone in linea con le moderne esigenze di salvaguardia dell'ambiente. Ha sostenuto, in particolare, che "questa scuola post-laurea in Architettura dei giardini e progettazione del paesaggio ha come obiettivo principale la formazione di una figura professionale altamente qualificata scarsamente presente sul panorama italiano, ma attiva in tutta Europa". Dopo Genova e Palermo, la Scuola arriva anche in Toscana.

Esce con molte aspettative, dopo un iter burocratico travagliato che è iniziato formalmente (cioè con la prima delibera del consiglio di facoltà di Architettura) nel 1989. "La nostra ambizione - ha aggiunto la Zoppi - resta quella di poter aprire la Scuola (e con essa l'accesso al riconoscimento della professione di "paesaggista") anche ai laureati di altre facoltà: Agraria, in primo luogo, ma anche di Scienze naturali e, perchè no, di Lettere, se interessati allo studio del giardino e alla sua conservazione e progettazione. A tutti quei laureati, cioè, che abbiano interesse ai temi della Scuola e che dimostrino attraverso l'esame di ammissione di avere capacità e motivazione tale da seguire con profitto i corsi". L'interesse e le aspettative che ci sono rispetto a questa "nuova" professione è stata dimostrata dall'alto numero di domande (49) per i 15 posti disponibili per questo anno accademico. Da qui la necessità di una dura selezione.

Per dare un'idea concreta della Scuola diremo che in essa sono impegnati 18 docenti delle Facoltà di Agraria, Architettura, Ingegneria e Scienze naturali e che le materie insegnate vanno dalla Storia del giardino e del paesaggio alla Botanica sistematica, dalla Biologia dello sviluppo alla Fotointerpretazione, dalla Geologia applicata, alla geografia, al diritto dell'ambiente e all'Architettura del paesaggio per un totale di 300 ore di insegnamento teorico e 150 ore di esercitazioni pratiche. Ci si aspetta grandi risultati da questa esperienza nascente, tenuto conto che tutto il mondo dello spazio non-costruito, sia esso di dimensioni piccolissime come un balcone o un terrazzo fiorito o vasto come un territorio agricolo o un parco naturale, è ricco di potenzialità occupazionali a tutti i livelli: manuali, tecnici, culturali. Pistoia ha iniziato con il diploma in Tecnica vivaistica questo percorso che si arricchisce adesso della Scuola di Specializzazione e che potrebbe, in futuro, essere supportata da una serie di iniziative nel settore del verde con corsi di giardinaggio per amatori, dibattiti e conferenze a livello nazionale ed internazionale, costruzione di un centro di documentazione che dovrà collegarsi e dialogare con quelli già esistenti in Toscana, quello di San Quirico d'Orcia (il più antico) e quello di Pietrasanta.

Mariella Zoppi ha quindi espresso un desiderio: "la creazione di un museo del giardino: forse l'unico museo che non esiste in questa Italia così ricca di istituzioni culturali e museali". E' un programma ambizioso, che coinvolge Università, Comune, Provincia, Camera di Commercio e Cassa di Risparmio: un programma che vede concretizzarsi una tappa importante. All'inaugurazione erano presenti, tra gli altri, il sindaco di Pistoia Lido Scarpetti, il presidente della Provincia Aldo Morelli e la presidente della Commissione regionale cultura Simonetta Pecini.

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