L'ATTENZIONE

Editoriale

Dove vanno a morire gli elefanti...

La leggenda dice che i vecchi elefanti non gradiscono mostrare a quelli più giovani il loro decadimento e, in attesa della morte, vanno a cercarsi un luogo segreto in cui vivere gli ultimi istanti della loro vita.

Ma non cercano luoghi privi di comfort, ma che siano ricchi di acqua e cibo.

Tuttavia non risulta che da qualche parte ci sia un cimitero degli elefanti.

E non è neppure certo che nel passato sia stato un cimitero un'area della tundra siberiana dove venne trovato un ingente quantitativo di avorio, che potrebbe aver avuto origine da mammuth uccisi in branco da qualcosa e non raggiunti dalla morte per vecchiaia.

E come gli elefanti tramontano anche gli uomini, anche quelli che nel corso della loro vita si sono mossi con la forza del potere, spesso nascosto sotto la pelle della furbizia e della sottigliezza diplomatica.

Ed è triste accorgersi di tutto ciò, soprattutto quando si pensava che certi personaggi fossero diversi dagli elefanti.

Scorgerne in questa giungla che è la società civile non è difficile. Basta guardarsi attorno ed osservare ciò che c'è e confrontarlo (facendo ricorso alla memoria) con ciò che è stato.

Capita così di vedere persone ancora giovani (ma già vecchie di protagonismo) che si aggirano alla ricerca di se stessi.

Avete visto, per esempio, l'ex giovanissima Presidente della Camera Irene Pivetti fare da comparsa ad una lacrimevole e stucchevole trasmissione di Fabrizio Frizzi?

Seduta su una poltrona, con al fianco un giovane marito col quale tentava di "tubare" davanti al pubblico televisivo, cercando di imitare i giovani concorrenti a caccia del premio!

Avete assistito ai fischi che ha ricevuto Giuliano Amato dai suoi ex-compagni di partito quando, imprudentemente, ha cercato di convincerli a rinunciare alla loro idea di rifarsi una casa, invitandoli a guardare altrove?

Lui non è esente da colpe se la casa socialista è stata distrutta dal fuoco di tangentopoli! Invece di rimboccarsi le maniche e ricominciare tutto daccapo ha preferito scappare proprio come un vecchio elefante politico che ha deciso di attendere la morte in solitudine.

Eppure Amato, da "dottor Sottile", com'è stato definito, avrebbe dovuto leggere, nel corso della sua lunga vita culturale, quello che scrisse il grande poeta inglese Rudyard Kipling al figlio, lettura che gli consigliamo pubblicando qui di fianco quella famosa lettera!

Come non pensare a Fausto Bertinotti che, per uno strano gioco del destino, al Carnevale di Viareggio è apparso, in una grande maschera... senza la testa! Si dice che si sia rotta la gru e che non è stato possibile issare la testa sul corpo! Ma si dice anche che a Viareggio pensano che, tutto sommato, la testa a Bertinotti non serve. Provate a chiedere informazioni ai comunisti della neonata Confederazione!

Forse abbiamo capito perchè non ci sono cimiteri di elefanti! Provateci anche voi.


Francesco Canosa

 

Torna al sommario

 


 

 

L'ATTENZIONE

Nasce il partito dei Socialisti Democratici Italiani

Nei giorni scorsi, presso l'hotel Ergife di Roma, un'affollata manifestazione ha sancito l'avvio della Costituente dei Socialisti e dei Socialdemocratici che punta al superamento della diaspora causata dalla fine del vecchio PSI.

Ne parliamo con il consigliere regionale socialista Vincenzo Caciulli (nella foto) che all'Ergife era presente.

Consigliere, può spiegarci di cosa si è trattato?

Si è trattato, semplicemente, dell'inizio di un percorso costituente che condurrà, nel mese di maggio, al congresso di fondazione del partito dei Socialisti Democratici Italiani.

Nel nuovo partito confluiranno i Socialisti Italiani di Boselli e Del Turco, che ne rappresentano la spina dorsale, il Partito Socialista di Ugo Intini, il PSDI di Schietroma e i Laburisti per l'Unità Socialista guidati da Rocchitelli. Aderiranno anche singole personalità, tra le quali è giusto ricordare il direttore di Mondoperaio Claudio Martelli e l'ex-senatore pidiessino Ferdinando Imposimato.

La diaspora socialista è, dunque, definitivamente superata?

Direi di si. Il nuovo partito raccoglie la gran parte delle forze originatesi dal big bang del PSI e, comunque, punta a rappresentare la tradizione socialista e socialdemocratica italiana oltreché, ovviamente, le esigenze di un riformismo all'altezza delle sfide che attendono il paese nei prossimi anni.

Fuori rimane ben poco dopo che il movimento Laburista ha deciso la confluenza nella Cosa pidiessina. Nei giorni in cui preparavamo la partecipazione alla manifestazione abbiamo inoltre avvertito la grande attenzione dei militanti e dei simpatizzanti di un tempo.

E' un segno importante che ci fa guardare al lavoro dei prossimi mesi con fiducia.

All'Ergife avete anche tracciato le prime coordinate dell'agire politico del nuovo partito?

Certamente. In prima battuta, abbiamo ribadito proprio la nostra indisponibilità alla confluenza nella cosiddetta Cosa 2 di D'Alema. Noi siamo interessati al dibattito sul futuro della sinistra italiana, siamo anche attenti all'idea di un grande partito riformista che si colleghi nell'alveo del socialismo democratico. Siamo certi però che quel grande partito non sarà la Cosa 2, un'idea gestita burocraticamente che - sono parole di E. Macaluso - non ha memoria, non ha identità, non ha progetto.

Non vogliamo riaprire il duello a sinistra, ma crediamo che una presenza socialista organizzata possa aiutare lo stesso PDS a chiarire le proprie prospettive politiche e programmatiche.

Abbiamo poi confermato che la nostra scelta di campo nel centro-sinistra è scelta strategica. Certo pensiamo, in sintonia con Giuliano Amato, che questo centro-sinistra debba far emergere prepotentemente una vena di riformismo forte. Conclusa l'operazione di aggancio all'Europa rimangono sul tappeto i nodi della modernizzazione reale del paese. Rimangono i nodi di una riforma federale dello Stato non più rinviabile, della profonda revisione e riqualificazione del Welfare State, della creazione di un sistema educativo e formativo all'altezza dei tempi, di un sistema sanitario efficiente, dei diritti e della "giustizia giusta".

Basti pensare inoltre che, secondo uno studio pubblicato dal Sole 24 ore, in questa Italia la sola burocrazia costa alle imprese oltre 20.000 miliardi l'anno. Non è, quello italiano, un ambiente favorevole per l'impresa e senza un ambiente favorevole è impossibile porsi il problema di ridurre la piaga della disoccupazione.

A quale parte dell'elettorato italiano pensate di rivolgervi?

E' chiaro che siamo convinti di poter richiamare al voto parte dell'antico elettorato socialista che si è rifugiato, in questi anni nell'astensione. Riteniamo anche di poter attrarre parte di quell'elettorato rivoltosi a formazioni di centro, incapaci oggi di una soggettività politica vera. Vogliamo, soprattutto, parlare a quei segmenti deboli della società italiana non sufficientemente coperti da un Welfare produttore di nuove ingiustizie, ed a quei ceti ed a quegli individui dotati di spirito d'iniziativa e di talento ai quali dobbiamo garantire condizioni per valorizzare i propri meriti.

L'ultima curiosità, consigliere Caciulli. Com'è il simbolo dei Socialisti Democratici Italiani?

La rosa del socialismo europeo, al quale apparteniamo, campeggia nel centro del simbolo. Sotto di essa, in un piccolo cerchio, quali radici originarie, trovano posto il sole nascente e il garofano. Nella corona il nome del partito. A mio avviso un bel simbolo.

Elena Carbone

Torna al sommario

 


 

 

 


L'ATTENZIONE

Conferenza regionale di programmazione sul ruolo dell'Alta Tecnologia

Mentre a Bruxelles si approvano definitivamente le linee del V Programma Quadro per la ricerca, il nostro Governo si appresta a definire i "decreti attuativi" previsti dalla "relazione su ricerca e tecnologia" presentata in Parlamento l'estate scorsa dal Ministro Luigi Berlinguer. La notizia l'ha data a Firenze lo stesso Ministro, conversando con i giornalisti in occasione del Forum Ricerca & Sviluppo, organizzato dalla Regione Toscana per fare il punto della situazione sul ruolo dello Stato e delle Regioni nella "ricerca scientifica e nel trasferimento dei risultati". Berlinguer ha anche aggiunto che "il Consiglio dei Ministri sta preparando un decreto legge per inserire il finanziamento della ricerca nella finanziaria e quindi renderlo continuo e non soggetto agli umori del mercato o dei soggetti che ad esso devono provvedere". Il Ministro ha sottolineato, inoltre, l'importanza del collegamento Stato-Regione per formare un triangolo virtuoso insieme alle imprese destinatarie delle tecnologie. In pratica Berlinguer ha ribadito i concetti espressi in apertura di seduta dal presidente della Regione Toscana Vannino Chiti, secondo il quale "esistono tre grandi direttrici per la riforma amministrativa e funzionale del nostro Paese che passano attraverso il decentramento di funzioni dallo Stato verso le Regioni e gli Enti locali, la riforma dell'amministrazione centrale e degli enti pubblici, la semplificazione dell'azione amministrativa e la valutazione dei suoi costi e dei suoi rendimenti".

Chiti ha ricordato, inoltre, che la Toscana ha disegnato anche lo sviluppo tecnologico nel proprio PRS (per il periodo 1998/2000), mettendo in evidenza il nesso tra politica industriale e politica della ricerca e del conseguente trasferimento tecnologico. Da parte sua, l'assessore regionale alle attività produttive, Michele Ventura, ha sottolineato la centralità della ricerca e la territorializzazione delle politiche, soffermandosi sui problemi delle piccole imprese. Ha parlato, quindi, dell'esperienza toscana e dell'obiettivo di introdurre input innovativi nel proprio modello di sviluppo. E per fare questo la Regione ha deciso di convocare una Conferenza regionale di programmazione dedicata, appunto, al ruolo dell'alta tecnologia nello sviluppo economico ed alle politiche regionali di ricerca e di sviluppo, in un quadro di concertazione con i grandi attori delle politiche di R&S. Sarà l'occasione per dare una svolta alla strategia regionale a favore dell'Alta Tecnologia. E questo grazie anche al lavoro della Rete costituita dalla stessa Regione che é coordinata da Giuliano Bianchi. Il quale, nel corso dei lavori del Forum, ha sottolineato come "la Rete regionale dell'alta tecnologia si propone di corrispondere all'esigenza della società toscana di darsi una strategia per affrontare la sfida del rilancio del proprio impianto produttivo, una strategia che attinge al patrimonio della tradizione im-prenditoriale toscana, ma che l'arricchisce e la qualifica con contenuti innovativi fondati sulla scelta di affrontare in modo globale il problema delle politiche di sviluppo, superando un approccio, che spesso limita l'intervento alle aree ed ai settori in declino, per puntare, invece, alla valorizzazione dei settori strategici, come sola risposta efficace ai processi di crisi e declino industriale".

Bianchi si é soffermato quindi su altri aspetti, tra cui:

Radicamento nella realtà regionale

La strategia adottata non rappresenta l'imitazione di modelli esterni ma si caratterizza per il profondo radicamento nelle risorse scientifico-produttive esistenti, che mira a impiegare nella valorizzazione del patrimonio economico, ambientale e culturale della Toscana.

Perciò questa strategia prende le mosse dai problemi dei sistemi territoriali di piccola impresa che caratterizzano l'economia toscana.

Si tratta di incentivare forme più evolute di interdipendenza tra le imprese capaci di alimentare innovazioni di prodotto e di processo mediante lo sviluppo delle conoscenze e di nuove forme di appropriazione e di sfruttamento delle innovazioni.

I presupposti della strategia

La strategia della Rete si fonda su tre premesse di fatto:

1. l'esistenza di tre polarizzazioni di imprese ad alta tecnologia e di strutture di ricerca scientifica di frontiera, che corrispondono non casualmente, alle tre aree universitarie (Firenze, Pisa, Siena) e al loro intorno di strutture di ricerca (segnatamente quelle del CNR) e di unità produttive, che nel loro insieme abbracciano l'intero territorio regionale;

2. l'attività di strutture come Cesvit-Firenze, Consorzio Pisa Ricerche e Consorzio Siena Ricerche e Etruria Innovazione, cui partecipano istituzioni di ricerca e soggetti imprenditoriali, mentre vi converge la volontà dei soggetti pubblici (Regione, Provincie, Enti locali), allo scopo di organizzare in polo tecnologico le potenzialità esistenti nelle tre aree;

3. la concezione del polo come sistema integrato non solo delle risorse hi-tech (industriali e di ricerca) presenti in ciascuna area, ma anche delle relazioni cooperative già in atto fra industria e ricerca hi tech e il complesso delle altre attività industriali e terziarie: un polo, dunque, come catalizzatore di un processo di rilancio e innovazione dell'intero apparato produttivo locale.

Lo strumento della strategia

La Rete regionale dell'alta tecnologia, incardinata sulle tre polarizzazioni di Firenze (Prato, Pistoia), Pisa (Massa e Carrara, Lucca, Livorno) e Siena (Arezzo, Grosseto) e istituita con la legge regionale n. 99 del 20 dicembre 1994, rappresenta lo strumento per realizzare questo disegno, promuovendo un duplice ordine di sinergie:

*- fra mondo della ricerca, sistema delle imprese e istituzioni nelle tre aree, allo scopo di valorizzare le competenze distintive di ciascuna;

*- fra le tre aree, in ciascuna delle quali opera un'agenzia come soggetto animatore del polo locale della Rete, allo scopo di integrarle in un parco scientifico-tecnologico virtuale toscano.

Decentramento

La Regione é pronta a sostituirsi, per la parte di competenza, al potere centrale.

Questo perché - come ha sottolineato l'assessore Ventura - l'interesse delle Regioni a un ruolo, sia pur limitato, nel campo delle politiche della ricerca e, segnatamente, dell'innovazione e del trasferimento tecnologico si fonda su alcune importanti motivazioni:

1. come soggetto rappresentativo degli interessi della comunità regionale, la Regione può essere legittimamente titolare delle facoltà di segnalare esigenze o avanzare proposte pertinenti per le politiche della ricerca, che dovranno certamente essere valutate nelle sedi competenti;

2. la Regione può essere in grado di fornire risorse alla ricerca sulla base di progetti specifici connessi alle proprie prospettive di sviluppo;

3. ci sono, inoltre, casi in cui l'attività di ricerca presenta un naturale 'radicamento- territoriale', derivante dalla storia, che ha portato al consolidamento locale di aggregati di competenze, oppure da peculiari fatto localizzativi tipici di particolari campi di ricerca (il mare, i vulcani ecc.);

4. nel quadro di una politica nazionale di sviluppo territorialmente articolata può rendersi necessaria, o anche solo opportuna, la localizzazione di un'importante attività di ricerca come volano o come cofattore di sviluppo (vi sono esempi in cui una significativa concentrazione di risorse di ricerca ha concorso efficacemente ad attivare meccanismi di crescita poi autosostenentisi): in questo caso la Regione interessata può essere chiamata a contribuire all'investimento, magari fornendo 'economie esterne' (infrastrutture, ecc.).

Al Forum hanno partecipato numerosi esperti del settore: hanno parlato Luciano Caglioti, Ersilio Desiderio, Francesco Mauro, Luigi Donato.

Hanno portato un contributo Lucio Bianco del CNR, Nicola Cabibbo dell'Enea, Lucio Scialpi della Confindustria, che sono stati coordinati nei loro interventi da Riccardo Varaldo, dell'Istituto S. Anna di Pisa.

Il CNR ha presentato il suo "progetto strategico" per un prototipo di struttura per il trasferimento tecnologico che prevede la realizzazione di una rete di sviluppo di attività propedeutiche al trasferimento tecnologico e delle conoscenze. Interessante la presentazione della "Cittadella della ricerca e dei servizi" di Pontedera, un'iniziativa della Scuola S. Anna di Pisa, che mira a rendere sistematico il legame tra la ricerca scientifica, il mondo economico-produttivo e le istituzioni locali operanti sul territorio. Data la sua configurazione di Polo Scientifico e Tecnologico e formativo, integrato e radicato nel sistema locale, la Cittadella si pone come un esperimento d'avanguardia nell'ambito del-la Rete regionale per l'Alta Tecnologia.

 

Sergio Bertini: "La Regione Toscana va nella direzione giusta"
Un giudizio positivo sul Forum é stato espresso dall'ing. Sergio Bertini, presidente del Cesvit, l'Agenzia per il polo tecnologico che ha sede a Firenze. Bertini ha sottolineato, in particolare, l'importanza della dichiarazioni di Van-nino Chiti e del ministro Luigi Berlinguer per quanto concerne il ruolo delle Regioni nel campo dell'alta tecnologia. "A mio parere - ci ha detto, tra l'altro, Bertini - la rete dell'alta tecnologia deve continuare ad essere proposta dalla Regione così come avviene oggi, ovvero diretta a favorire lo sviluppo produttivo". Ha sottolineato, inoltre, che il Cesvit rappresenta quella struttura indicata dal ministro capace di provvedere al trasferimento delle conoscenze tecnologiche dalle Università e dal CNR alle imprese. Altro compito che svolge il Cesvit é quello di individuare il fabbisogno tecnologico delle imprese per favorirne l'acquisizione. Bertini ha sostenuto, infine, che "oggi manca al-l'appello la finanza innovativa". In sostanza, per il presidente del Cesvit "la Toscana si sta muovendo nella direzione giusta".

Francesco Canosa

 

Torna al sommario

 

 

 


 

 

 

L'ATTENZIONE

 

E' nata la Confederazione Comunisti/e Autorganizzati

Firenze, febbraio 1998. Servizio di Nicola Francano

Nessuno può dire quanta gente riuscirà ad aggregare questa che si annuncia come una nuova formazione politica nello scenario nazionale. Ma una cosa è certa: chi ha scelto di partecipare all'Assemblea costituente di Firenze (che si è svolta sabato 7 febbraio) non potrà dimenticare facilmente l'emozione per le bandiere rosse che sventolavano fuori e dentro il Teatro Tenda, per la musica diffusa dagli altoparlanti che riportava la mente indietro di decenni, a quei canti di guerra pacifica come l'Internazionale, Bella Ciao, Bandiera Rossa. Ma per gli oltre 600 presenti, convenuti a Firenze da ogni parte d'Italia (da Catania e da Monza, da Milano e da Palermo, dalla Basilicata e dalla Toscana), per essere protagonisti della nascita della "Confederazione Comunisti/e", l'emozione non derivava solo dalla nostalgia (ciò poteva essere per i più anziani, ma non certo per i giovani), ma anche dalla certezza di porsi alla guida di un soggetto politico che, partendo dall'opposizione al governo Prodi ed al regime della concertazione, sarà impegnato a costruire un sindacato di classe e forme di contropotere del blocco sociale antagonista. E questo è stato il pensiero che ha accomunato i cinque promotori dell'iniziativa (Giovanni Bacciardi e Leonardo Mazzei, già membri della direzione nazionale del Prc, Orietta Lunghi, consigliera regionale della Toscana, Corrado Delle Donne, consigliere regionale della Lombardia, ed Emilia Calini, ex-deputato di Rc. Questi ultimi due esponenti della Slai-Cobas dell'Alfa Romeo di Arese) ai tanti interventi dei loro compagni giunti a Firenze. Per Mazzei non è stato difficile infiammare gli animi dei presenti, ripercorrendo le tappe della rinuncia ad appartenere al partito di Fausto Bertinotti. Sul quale sono piovute accuse politiche molto precise.

"In particolare - ha detto Mazzei nella sua relazione - a RC non si può riconoscere un ruolo di partito di sinistra, nè tanto meno comunista, visto che sostiene un governo liberista come quello di Prodi che, a sua volta, ha un programma di destra, che guarda a Maastricht, nel cuore dello scontro interimperialista Europa-USA-Giappone". Ma il giudizio sul governo Prodi (e quindi sui suoi alleati, tra cui Bertinotti) è drastico anche sul problema dell'occupazione: "il pacchetto Treu - ha detto Mazzei - è un modo legale per reintrodurre in Italia la piaga del caporalato che credevamo di aver annientato, ipotizzando una mobilitazione generale con strumenti da definire". Giudizio negativo anche sulla nuova concezione delle istituzioni che, a giudizio dei comunisti, si avviano a diventare strutture di regime per soddisfare solo le esigenze del Governo. "Qui si tratta - ha detto il relatore - di capire la necessità di un ritorno a Marx, seppure adattandolo con le sperienze del '900 e della rivoluzione del '17".

Ma come sarà la Confederazione?

Come si muoverà?

Quello che vedete qui sopra è il simbolo provvisorio della Confederazione. Esso rappresenta l'emblema del co-munismo, con la falce e martello, sullo sfondo l'Europa, per significare che la Confederazione guarda oltre i nostri confini nazionali.

Anche se non ha deputati, non vuole essere una struttura extra-parlamentare. Visto che è presente nei Consigli regionali, provinciali e comunali in molte aree del nostro Paese. Alla Confederazione possono aderire coloro che hanno lasciato Rifondazione, ma anche quei gruppi (a cominciare dai Cobas) che hanno come radice il comunismo. A livello nazionale sarà costituito un Comitato di Coordinamento (forse di 50 membri indicati dai Coordinamenti regionali) nel quale saranno presenti i membri della Confederazione ed osservatori di gruppi che vorranno aderire. L'organizzazione sul territorio sarà su due livelli: *-costituzione di comitati di base per l'elaborazione della linea politica, *-mantenere aperto il confronto a tutti i livelli.

In quanto alle prossime elezioni: si vedrà.

Una cosa è certa i comunisti vogliono giocare un ruolo di sinistra reale, senza condizionamenti.

 

 

Torna al sommario

 


 

 

 

 

L'ATTENZIONE


Nel mondo del volontariato arrivano le Onlus,
Organizzazioni non lucrative di utilità sociale

IChe cosa sono le ONLUS? Sconosciute a molti, ma presenti sul territorio. Sono organizzazioni non lucrative di utilità sociale. Ma cosa fanno e come si muovono? Ha deciso di spiegarlo il Cesvot, il Centro Servizi del Volontariato Toscano, che ha organizzato un tour regionale, provincia per provincia, che si concluderà entro maggio. Primo appuntamento a Siena nei giorni scorsi. Relatore Stefano Ragghianti, che ha parlato del decreto legislativo 4 di-cembre 1997 n.460, titolato "Riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale". Ragghianti, esperto consulente del Cesvot in materie fiscali, e profondo conoscitore del mondo del volontariato toscano, ha sostenuto che "Il provvedimento emanato alla luce della delega contenuta nella finanziaria del 1997, prevede una revisione organica del cosiddetto terzo settore, al fine di incentivare le attività di volontariato sociale, ed introduce significative agevolazioni fiscali per la gestione ed il finanziamento di quelle associazioni che perseguono scopi di riconosciuto valore etico e sociale". Paolo Balli, direttore del Cesvot, gli ha fatto eco: "il decreto era atteso dalle organizzazioni non profit con speranza, timori, diffidenze e apprensioni come in genere succede di fronte alle novità, che in questo caso possono modificare i comportamenti in materia fiscale e di bilanci".

"L'articolato - ha sostenuto quindi Ragghianti - è in sostanza diviso in due parti: la prima concerne il riordino della disciplina generale degli enti non commmerciali; la seconda istituisce le Onlus, cioè in pratica enti non commerciali ritenuti particolarmente meritevoli di agevolazione fiscale, ed è questa la parte più innovativa". Dal seminario è emerso che per poter far parte della categoria delle Onlus occorre soddisfare diverse condizioni: lo svolgimento esclusivo di attività in uno o più dei settori individuati dalla legge (es. assistenza sociale o socio sanitaria, beneficenza, istruzione, formazione ecc.); l'esclusivo perseguimento di fini di solidarietà sociale; l'obbligo di reinvestire eventuali utili nella attività istituzionale; l'obbligo di redigere il bilancio annuale; l'obbligo di devoluzione del patrimonio sociale in caso di scioglimento ad altre Onlus. Non sono comunque considerabili come Onlus gli enti pubblici, le società commerciali, le fondazioni bancarie.

E' stato sottolineato come le agevolazioni fiscali introdotte dal decreto siano di notevole portata, anche se da parte delle organizzazioni non governative, cooperative sociali, ed associazioni di volontariato c'erano aspettative maggiori, soprattutto in materia di IVA. "Queste ultime - ha detto, da parte sua, Claudio Machetti collaboratore del Cesvot per la delegazione di Siena - sono andate in gran parte deluse per due motivi: il timore di una eccessiva diminuzione del gettito fiscale e la normativa europea che impone agli stati membri limiti decisionali in materia". Occorre tuttavia considerare che questa normativa si inserisce in un contesto fortemente restrittivo della spesa pubblica ed è pertanto comunque apprezzabile che il legislatore abbia acquisito e fatto propria una diffusa percezione e convinzione e cioè che il terzo settore rappresenti un fattore autonomo del processo di sviluppo economico e sociale del Paese. Il seminario è stato concluso da Luciano Franchi, presidente del Cesvot, che ha annunciato i prossimi due appuntamenti: il 7 a Prato ed il 14 ad Arezzo. "Ci rendiamo conto - ha detto inoltre Franchi - della profonda innovazione che porta il decreto legislativo n.460 e delle possibili ricadute operative nei confronti delle nostre associazioni, che spesso non sono attrezzate per cogliere le opportunità celate nei vari articoli di legge. Per questo abbiamo attivato un numero verde, che è anche un servizio gratuito di consulenza legale e fiscale a disposizione di tutte le organizzazioni di volontariato della nostra regione: basta telefonare al 167-005363"

Alessandro Falciani

 

Torna al sommario