L'ATTENZIONE ![]()
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Non spenderemo molte parole per esprimere il nostro concetto sull'argomento. Non sono mancati altri momenti per farlo. E poi, adesso, non è il caso per elucubrazioni varie. Il tempo è scaduto: mentre noi andiamo in macchina sono partiti i lavori degli Stati Generali per scoprire che cosa si nasconde dietro la maschera chiamata Cosa2.
Siamo, quindi, in attesa di vedere il vero volto di una formazione politica finora solo fatto balenare, con ammiccamenti vari, ma senza mai capirne i contorni reali.
Giù la maschera, dunque!
Vediamo chi si nasconde sotto quel pezzo di carta colorata e se ad ogni colore corrisponde una formazione politica esistente. Vedremo se i tanti colori sono sinonimi di tanti partecipanti oppure più semplicemente è un "trucco", come Arlecchino, per nascondere la verità fino in fondo.
C'è chi pensa ad un "ritorno" al passato, ad una ricucitura dello strappo del 1921 quando al congresso di Livorno dalle costole del socialismo nacque il comunismo.
Ma la storia, seppure ferma nelle sue verità, non si è mai ripetuta. Quindi, in onore della storia, non ci sarà un nuovo partito socialista ante-litteram.
Lo hanno detto già con chiarezza alcuni tronconi del vecchio partito socialista dilaniato ma non distrutto dalla furia del cosiddetto "pool di manipulite".
E allora, che cosa si nasconde sotto la maschera della Cosa2?
Per ora si vedono gli occhi (e neppure nella loro interezza) del Pds e dei Laburisti. Ma non si riesce a vedere altro.
Lo stesso Giuliano Amato, che non ha voti al seguito, ma un passato di socialista di primo piano ed un nome da spendere, ha preso le distanze. Non perchè sia offeso, ma solo amareggiato perchè lui, socialista, deve vergognarsi delle marachelle del Psi, mentre i pidiessini non devono vergognarsi delle marachelle del loro papà Pci.
Almeno così dice Amato che si è già tolta la maschera ed ha rinunciato a partecipare al battesimo del nuovo soggetto politico.
La riuscita di questa operazione, o la sua fuoriuscita di strada, potrà essere determinante per capire se questo Paese ha raggiunto la maturità democratica per avere un sistema maggioritario oppure se di deve tornare, come dice Silvio Berlusconi, al proporzionale, nella convinzione che l'egoismo ruspante delle nostre terre non consente a nessuno di rinunciare non solo alle proprie ideologie (che è decisione lodevole) ma neppure alla propria fetta di potere, anche se piccola.
Francesco Canosa
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Ordini professionali: si cambia! Ma come?
Inchiesta di Lorenzo Sandiford
Le libere professioni cambiano. Il ddl quadro di riforma del settore a cui sta lavorando la "Commissione Mirone" accoglierà le indicazioni del documento licenziato in ottobre dall'Antitrust, al termine di una lunga indagine sugli Ordini italiani.
Stando alle dichiarazioni di Mirone alla stampa e visto il documento del-l'Antitrust, alcuni Ordini e Collegi saranno aboliti, altri soltanto riformati.
Intanto, il Consiglio di Stato sta esaminando il Regolamento elaborato dal Ministero della Giustizia che consente ai liberi professionisti di esercitare l'attività attraverso società di capitali.
Come valutano tali cambiamenti i professionisti? Per capirlo, abbiamo interpellato i presidenti di alcuni importanti Ordini professionali: Mario Preti, a capo dell'Ordine degli Architetti di Firenze e Prato; Luca Saldarelli, in questi giorni confermato alla guida degli avvocati fiorentini; Cesare Cacciarelli, presidente dei Dottori Commercialisti di Firenze e Gerardo Nolledi, che presiede il Consiglio regionale dei Geologi.
La prima cosa che abbiamo cercato di appurare con gli intervistati è se l'abolizione li riguarderà da vicino o no. Come interpretare, infatti, i criteri del "rilevante interesse pubblico" e dei "diritti costituzionalmente garantiti" usati dal sottosegretario alla Giustizia Mirone?
Nessuno si è sbilanciato più di tanto sul significato da attribuire a tali espressioni, ma una cosa è certa: tutti sono sicuri del fondamentale carattere pubblicistico della loro professione e non ritengono ammissibile un'abolizione del proprio Ordine.
Saldarelli
ha sottolineato la peculiarità dell'attività forense "che
necessita di un accreditamento di fronte all'autorità giudiziaria
e che conseguentemente ha dei rilevanti caratteri di interesse pubblicistico"
ed ha aggiunto che l'avvocato è un professionista che nel momento
in cui esplica la sua attività "risponde anche a un criterio
di pubblica funzione", visto che "nel nostro sistema professionale
deve sempre mantenere una terzietà anche nei confronti del cliente"
svolgendo una funzione "di consulente della parte" oltre che di
difensore.
Il problema-abolizione non dovrebbe toccare dunque gli avvocati "sempre che la nuova normativa non risenta in maniera troppo sensibile di certe indicazioni di palese ostilità nei confronti della categoria forense, forse perché a torto o ragione ritenuta un ostacolo ad un processo di normalizzazione in corso e ritenuta in posizioni conflittuali con la magistratura".
A sua volta Preti ha affermato che "la Costituzione pensa agli ordini come organi ausiliari dello Stato, cosa ribadita anche da una recentissima sentenza della Corte di Cassazione. Organi tendenti a garantire i cittadini rispetto alla capacità professionale che gli iscritti agli albi devono mantenere".
E' la logica della Costituzione a far sì che l'architetto possa firmare un collaudo ed esso venga accettato dalla Stato e che non sia possibile prevedere l'abolizione degli ordini delle cosiddette "professioni tecniche".
Il presidente dei Commercialisti, Cacciarelli, ha sostenuto che "un'abolizione pura e semplice degli Ordini non appare possibile e neppure auspicabile". Riguardo poi al suo, "la funzione di rilevante interesse pubblico è stata implicitamente ed esplicitamente riconosciuta più volte attribuendo alla figura del professionista un ruolo di 'garante' fra il cittadino e la pubblica amministrazione. E' stato infatti rilevato che, soprattutto in un campo così complesso come quello fiscale, societario, concorsuale, ecc., la figura di un professionista che interpreti le norme e guidi i cittadini sia necessaria tanto che, anche in altre legislazioni europee, esiste da tempo una simile figura".
Nolledi ha dichiarato che "in un momento in cui l'Italia è toccata da un grave dissesto idrogeologico e ambientale, e dal rischio sismico non si può mettere in discussione la rilevanza pubblica della funzione dei geologi".
Gli intervistati si sono comunque detti convinti della necessità di cambiamenti. Ma le motivazioni addotte e le priorità evidenziate per realizzarli non sembrano coincidere con quelle dell'Antitrust. Vediamone alcune.
Per l'Antitrust gli strumenti di regolamentazione dell'accesso sono spesso troppo restrittivi e rivelano elementi di difesa corporativa.
Anche per Saldarelli i veri problemi sono l'accesso alla professione e la formazione, che oggi "non sono stati assicurati in maniera corretta." Infatti, "una serie di coincidenti fattori, come la scarsità di concorsi pubblici, il mancato assorbimento da parte di altri enti dei laureati in Giurisprudenza, ha determinato il rigonfiamento abnorme di quell'area di parcheggio che è il praticantato forense. Nell'ambito del quale, al termine di un biennio per lo più scarsamente formativo, si sostiene un esame sostanzialmente casuale".
"Ma questo -ha messo in chiaro Saldarelli-
l'Avvocatura lo sta dicendo ormai da vent'anni. Cioè da quando ha
cominciato a parlare ad esempio di scuole forensi".
Inoltre, il rilievo che gli esami di Stato, in quanto gestiti dalle singole corporazioni, possano determinare valutazioni di natura corporativa è valido solo in teoria, se si pensa che "da quando gli esami di Avvocato sono stati affidati in gestione agli ordini -il che è avvenuto da circa 9 anni- abbiamo assistito a un progressivo allentamento dei criteri di selezione".
In proposito, Cacciarelli ha sottolineato che per l'esame di commercialista "le Commissioni esaminatrici sono nominate dal Ministero di Grazia e Giustizia e ne fanno parte giudici, docenti universitari e altri funzionari dello Stato, mentre i Dottori Commercialisti sono solo una parte nettamente minoritaria".
Lo stesso vale per i geologi. Infatti, ha precisato Nolledi, nelle commissioni a cui è affidata la gestione degli esami di Stato non ci sono solo iscritti all'Ordine. Nolledi ha richiamato inoltre la necessità di un maggior coinvolgimento degli ordini nell'aggiornamento professionale degli iscritti.
Per l'architettura il problema della selettività non esiste, poiché come ha ricordato Preti "l'Italia è il più grande produttore mondiale di architetti" per i quali poi manca il lavoro tanto che "la maggior parte degli architetti fiorentini fa l'architetto come secondo mestiere". Preti ritiene essenziale introdurre il numero chiuso nelle facoltà di architettura come nel resto del mondo e "dare agli ordini la capacità di fare formazione e aggiornamento", magari con misure come il controllo ogni 5/10 anni della capacità professionale degli iscritti come succede in Usa.
Ma forse il bersaglio privilegiato dell'Antitrust sono le "tariffe inderogabili minime o fisse", in contrasto con i principi della libera concorrenza e "direttamente finalizzate alla protezione delle categorie interessate".
Sull'argomento questa è la posizione del presidente dei Commercialisti "non mi sento di difendere a spada tratta la tariffa professionale che comunque viene accusata ingiustamente di distorcere il mercato. L'accusa non ha fondamento perché nessuno (ad esclusione dell'Antitrust) fino ad ora l'ha considerata in questo modo. Bisogna infatti considerare che la tariffa ha una funzione di tutela soprattutto del cittadino perché, prevedendo minimi e massimi, dà garanzia di equità e correttezza nella sua applicazione".
Sostanzialmente d'accordo Saldarelli che definisce quello dei minimi "un finto problema". Sia "perchè sono talmente esigui da essere praticamente indegni", sia perché il minimo tariffario "garantisce problemi di concorrenza sleale", visto che "un eccessivo abbassamento della tariffa può avvenire solamente in presenza di compressione del costo di prestazione" e quindi della qualità
Per gli architetti, secondo Preti, la questione va vista in relazione a come è organizzata la professione in un Paese. Infatti in Inghilterra, per esempio, non hanno i minimi, ma "hanno il cosiddetto British standard, cioè un sistema che impone che i progetti abbiano tutti certe caratteristiche. Invece se uno deve fare un progetto esecutivo in Italia, non esiste una definizione e sta alla coscienza dell'architetto stabilire cos'è", per cui, anche se ci sono alcuni vincoli statali, "il progetto esecutivo oggi può essere 100 tavole come 10" e il costo può variare moltissimo.
"Se si vuole andare ad una tariffa libera -ha detto- si deve fare l'adozione di uno standard così preciso da impedire che la concorrenza sia sleale".
Ultimo argomento affrontato è l'apertura alle società di capitale. L'Antitrust è favorevole, ma la questione non è semplice.
"E' un grossissimo problema -ha detto infatti Saldarelli- perché nella tradizione italiana l'esercizio della difesa è sempre stato un fatto individuale: il rapporto tra cliente ed avvocato è fiduciario, individuale e interpersonale". "Ci rendiamo però conto -ha aggiunto- che esistono altri tipi di rapporto ed altre tradizioni di cui non possiamo non tener conto in un meccanismo di armonizzazione dei nostri sistemi con quelli altrui per arrivare ad una sorta di mercato comune anche della professione forense".
Per Preti "la messa in comune di servizi e macchinari, per fare il lavoro d'architetto è essenziale e si andrà sempre più verso forme organizzative di questa natura. Ma devono rimanere comunque nel campo professionale e non ci deve essere commistione fra chi costruisce e chi progetta. La confusione fra questi termini porta necessariamente a confusione nell'appalto".
Per questo nel congresso degli architetti organizzato nel marzo scorso a Firenze, è stata presentata a Veltroni una proposta di legge sull'Architettura che "stabilisce che si possono fare società di progettazione, purché le quote di capitale siano detenute dagli stessi architetti che le compongono". D'altra parte "la direttiva europea sugli appalti, che equipara i servizi intellettuali ai servizi d'altro tipo regolandoli allo stesso modo è in fase di ripensamento anche a Bruxelles".
"Nella attività del geologo -ha detto Nolledi- è bene tenere distinta l'attività progettuale e di consulenza dall'attività di impresa, perché il geologo deve essere completamente autonomo nella valutazione. Se il geologo è anche imprenditore, chi garantisce il cliente della trasparenza ed effettiva necessità di un certo numero di prove?".
Per Cacciarelli "il progetto rischia
di deregolamentare completamente un settore che ha delle precise peculiarità
e vi è il rischio che il cittadino si possa trovare ad avere rapporti
con soggetti senza la dovuta preparazione deontologica perché le
società, in qualche modo, aprono l'accesso anche a soggetti non iscritti
ad Albi o che, in ipotesi, hanno subito procedimenti disciplinari o ricevuto
sanzioni da parte degli Ordini di appartenenza per il loro scorretto comportamento.
E' questo quel che preoccupa e non tanto la definizione che si tratterà
di impresa"
SL'inaugurazione dell'anno giudiziario 1998 della Corte dei Conti è stata l'occasione per il Procu-ratore regionale Antonio D'Aversa, non solo per rendere conto del lavoro fatto e di quello da fare, ma anche per ritornare sulla questione della pavimentazione di piazza della signoria, che ha portato l'Ufficio a richiedere i danni ad ex-amministratori di Palazzo Vecchio.
Inoltre, D'Aversa ha reso noto che proseguono le indagini per un'altra questione, quella relativa alla costruzione della diga di Bilancino.
"Più importante - ha detto il Procuratore - mi appare illustrare alcune nuove indagini che si aggiungono a quei filoni di indagine già illustrati nelle precedenti occasioni analoghe a questa e che si arricchiscono di nuovi esempi (ad es. il grande ricorso, non sempre giustificabile, da parte delle Amministrazioni pubbliche, a professionisti esterni per compiti che dovrebbero essere svolti direttamente dagli organi delle amministrazioni stesse, oppure l'indebitamento degli Enti locali, che implementato attraverso le delibere di riconoscimento di debito, per la sua entità li espone ai rischi del dissesto).
Tra i nuovi filoni di indagine ve ne sono alcuni che vedono impegnate le Procure della Corte dei conti un pò in tutta Italia (ad es. affitti di beni pubblici, interessi per ritardati pagamenti, per mutui non utilizzati, opere pubbliche non terminate etc)".
Indagini in corso riguardano anche le camere iperbariche ed alcuni aspetti oscuri concernenti le quote latte.
Un campo del tutto nuovo è quello costituito dalle tardive o irregolari notifiche sia di cartelle esattoriali (con conseguente mancata esazione di tributi per cui, di tale danno, potrebbero essere chiamati a rispondere i concessionari della riscossione) sia di sanzioni comminate dai competenti uffici a seguito di accertamenti dell'Ispettorato del lavoro, soprattutto in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.
Ma anche del danno che ne deriva al cittadino che si vede recapitare in ritardo una richiesta di pagamento, sulla quale, successivamente, sarà chiamato a pagare una "mora" non altrimenti dovuta.
D'Aversa si é poi soffermato sulla "spesa farmaceutica" e quindi sulla riforma della Costituzione, sostenendo che "le riforme proposte riguardano sia la giurisdizione ordinaria sia le altre che essendo più di una, chiamerò, per comodità, non ordinaria".

"Non posso tacere - ha detto, tra l'altro D'Aversa - che una delle più rilevanti e inquietanti modifiche concernenti la funzione di controllo della Corte dei conti riguarda la sparizione del criterio della legalità tra i parametri di riferimento; il controllo riguarderebbe cioè solo l'efficienza e l'economicità dell'azione amministrativa e ne resterebbe escluso l'aspetto, sicuramente non meno importante, che attiene al giudizio sulla conformità a legge dei comportamenti dei pubblici soggetti".
Ha poi ricordato che nella proposta di riforma si è adottata una parziale unificazione tra la giurisdizione amministrativa, quella cioè dei TAR e del Consiglio di Stato, e la giurisdizione contabile della quale è stata finora titolare la Corte dei conti: si tratta di una unificazione nei nuovi Tribunali regionali di giustizia amministrativa e, in secondo grado, nella Corte della giustizia amministrativa.
"Di tale unificazione è difficile discernere il criterio a meno che non sia quello, meramente estrinseco, che potrebbe essere suggerito dal fatto che ambedue coinvolgono la Pubblica Amministrazione, dimenticando però la profonda differenza tra la tutela, sia pur affievolita, come si diceva una volta, data ai cittadini nei confronti del comportamento non legittimo dei pubblici poteri e la tutela che alla P.A. è data nei confronti del comportamento illecito e dannoso dei suoi stessi organi: si tratta a mio parere di differenze sostanziali non facilmente superabili".
Secondo D'Aversa il vero nodo del problema è il seguente:" il giudice è sempre giudice, comunque lo si voglia nominare, distinguere o accorpare; il vero discrimine oggi è l'individuazione del titolare dell'azione poiché solo attraverso esso si individua ciò che l'ordinamento giuridico intende tutelare".
Insomma, dal Procuratore arrivano segnali di preoccupazione per i lavori della Bicamerale e le conclusioni alle quali essa è pervenuta. "Stante il processo di trasformazione e di adeguamento delle Istituzioni che il Paese sta attraversando - ha concluso D'Aversa - non potevo omettere di esporre tali considerazioni dettate dalla inevitabile preoccupazione per il futuro poiché, come ha ricordato anche il Procuratore Generale presso la Corte dei conti nella sua relazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario svolta pochi giorni fa a Roma, i danni derivanti dalla cattiva amministrazione della cosa pubblica continuano a verificarsi e richiedono nuovi strumenti di portata più generale. Anche se, come ha detto in proposito un apprezzato studioso non è con i giudici che si fa funzionare lo Stato, non può ignorarsi che anche la sanzione giurisdizionale può essere efficace nel correggere le patologie del funzionamento dei vari organi.
Carole Cheysson
Firenze: "Programma
Joule" in evidenza
Conclusa la
fase I del "Programma Joule" (dedicata allo studio di fattibilità
di progetti comunitari) ed avviata la fase II (sviluppo dei progetti) APRE
ha organizzato a Firenze un incontro con una settantina di operatori italiani
e stranieri per un confronto diretto e per la ricerca di partners.
Teoria e pratica, dunque, hanno cercato di coniugarsi per non perdere le occasioni fornite dall'Unione Europea.
Così, presso l'Assindustria di Firenze si è parlato di Europa ed in particolare del "Programma Joule", dedicato al settore della ricerca nel campo dell'energia non nucleare.
L'attenzione è stata focalizzata sull'Azione Joule Craft destinata alle piccole e medie imprese.
Relazioni e dibattito hanno dimostrato che il nostro Paese si sta avvicinando sempre più e meglio all'Unione Europea.
A partire dalla considerazione fatta dal direttore dell'Assindustria (Angelo Artale) che ha sottolineato l'importanza di questi incontri "locali" per arrivare al cuore della produzione, ovvero alle piccole e medie imprese, praticamente andando "in casa loro" a spiegare come accedere ai finanziamenti comumitari.
Diassina Di Maggio dell'APRE, da parte sua, ha fatto il punto sul programma segnalando come nella politica energetica attuale non vi sono soluzioni semplici e non esiste una sorgente energetica che da sola possa risolvere tutti i problemi.
Lorenzo Frattali (Cesvit), da parte sua si è soffermato sugli "Innovation Relay Centre", ovvero sulla rete di assistenza alle PMI, nati con l'obiettivo di incoraggiare la cooperazione e l'assistenza alle imprese nella realizzazione di progetti di innovazione e ricerca e sviluppo, ma anche attraverso la promozione a livello nazionale ed europeo delle nuove tecnologie ed i risultati scaturiti dalla ricerca.
E l'Unione Europea ha mandato a Firenze un suo rappresentante (Barry Robertson, appartenente alla Commissione DGXII, che si occupa proprio del Programma Joule) per illustrare nei dettagli l'iniziativa comunitaria.
Sono intervenuti anche Maria Luisa Vitobello (sul Craft), Giuseppe Tomasetti dell'Enea (su esperienze e valutazioni del Joule), Roberto Peruzzi sull'eurosolare.
Ma vediamo un pò più da vicino che cos'è questo Programma Joule.
Esso prende in considerazione, in particolare, le emergie
rinnovabili e quelle fossili.
Energie rinnovabili
Intanto occorre premettere che malgrado gli sforzi encomiabili dell'U.E. le sorgenti di energia rinnovabile sono tutt'oggi insuficientemente utilizzate. Portando, di fatto, solo un modesto contributo al bilancio energetico.
La penetrazione attuale nel mercato delle energie rinnovabili nella UE si aggira intorno al 5% rispetto al totale e corrisponde a circa 65 Mtoe.
Tra i Paesi più in evidenza Austria e Svezia con il 25% e Finlandia con il 20%.
Questo valore è di per sè notevole in termini assoluti ma rappresenta secondo alcune valutazioni solo il 16% del potenziale.
E' indubbio che si possa migliorare moltissimo l'utilizzo di biomassa, vento ed energia solare.
Energia globale (compreso la fossile)
I problemi legati all'uso dei combustibili fossili sono essenzialmente quelli riguardanti le emissioni (in particolare anidride carbonica) con il conseguente deterioramento dell'ambiente ed il cambiamento del clima. E proprio per combattere l'inquinamento il "Programma Joule" ha una sua validità.
Premesso che l'aumento dell'energia nucleare potrà dare solo un contributo limitato per risolvere questi problemi, occorre puntare di più sulle energie rinnovabili, in particolare idroelettrica, eolica, solare (esenti da emissione di CO2).
Considerazioni
Le energie rinnovabili sono generalmente ben viste dall'opinione pubblica, che privilegia queste energie sopratutto per la creazione di nuovi posti lavoro e per il favorevole impatto verso l'ambiente.
Va a questo punto dato all'Unione europea che pur avendo promosso il Programma Joule come programma di ricerca e di sviluppo tecnico-scientifico, destina anche parte delle sue risorse allosviluppo di una strategia che tenga conto degli aspetti politici, socio-economici ed alle possibili sinergie e collaborazioni tra regioni operando sia a livello locale che a livello europeo e mondiale.
Il Joule insiste molto sull'uso razionale dell'energia, uso razionale che ovviamente riguarda sopratutto le energie tradizionali, ma senza perdere di vista quelle alternative, che tuttavia non sono in grado di risolvere i problemi. Ecco perchè l'Unione Euopea rendendosi conto che le energie tradizionali saranno ancora padrone del campo per molto tempo delinea nel programma alcune ipotesi di lavoro, quali l'utilizzo di combustibili solidi con biomassa, l'utilizzo di nuovi materiali (per esempio: alta temperatura), per risolvere problemi di corrosione, erosione, ed altro legati alla combustione utilizzante anche biomassa.
Artisti fiorentini negli USA
| Da sin. Melinda Trucks, James A. Rosburg, Franco Scuderi, |
| Jane Manus, Gianni Caverni, Sarah Bachrodt, Donatella Mei, Mimmo Roselli, Kathleen Holmes |
Incontriamo Donatella Mei nel suo studio fiorentino di ritorno dalla Florida, dove ha esposto le sue opere presso il Museo di Arte Contemporanea a Palm Beach, insieme ad altri quattro artisti fiorentini. La Mei ha portato con sé il ricordo di un'esperienza meravigliosa che onora l'ospitalità e la professionalità del popolo statunitense.
Franco Scuderi:South Florida, acrilico, 1997
"L'organizzazione perfetta - dice Donatella Mei - la partecipazione degli americani, l'accoglienza della stampa, che ha dedicato diversi servizi all'evento culturale, sono cose che non possono essere dimenticate".
Con la Mei, vogliamo ricordarlo, c'erano anche Riccardo Biondi, Franco Scuderi, Mimmo Roselli e Gianni Caverni.
"La mostra in Florida - ci ha spiegato Franco Scuderi - é stato il ritorno della presenza a Firenze di cinque artisti statunitensi (James A. Rosburg, Sarah Burke Bachrodt, Melinda W. Trucks, Janes Manus, Kathleen Holmes) ospitati negli studi dei loro colleghi fiorentini per lavorare ed esporre le loro opere".
Uno vero "scambio" artistico, come precisa lo stesso Scuderi, curatore della manifestazione "Artisti in viaggio", nata nel 1993 grazie alla collaborazione dell'assessorato alla cultura del Comune di Bagno a Ripoli.
E stando all'accoglienza dei giornali americani ed all'entusiasmo manifestato dalla Mei dobbiamo ritenere che gli obiettivi siano stati raggiunti.
Miss Birdie, olio, di Kathleen Holmes
A tal punto - come ci informa la stessa Mei - che si sta preparando un'altra mostra, questa volta di artisti finlandesi, sempre a Bagno a Ripoli.
Palcoscenico per gli artisti fiorentini la "Casa degli Artisti Finlandesi" di Bagno a Ripoli, e per quelli stranieri gli studi degli artisti fiorentini e la galleria della Provincia di Firenze in via Larga.
Successivamente ci sarà il ritorno in Finlandia.
Ci troviamo, quindi, di fronte ad un'operazione culturale di grande rilievo che, tuttavia, non trova adeguato sostegno da parte delle istituzioni.
Se si eccettua la collaborazione del Comune di Bagno a Ripoli, per il resto é ... deserto.
Sembrerà incredibile, ma é così!
Anche in questo settore, come in molti altri delle attività italiane, in prima fila si trova
| Donatella Mei: Copper garden 1997, materiali vari |
Dove lavorano
Ecco una rapida carrellata sugli studi degli artisti fiorentini che "ospitano" i colleghi stranieri estratta "visti" da Patrizia Landi.
Donatella Mei
Il suo atelier é parte della casa nella quale vive; é un ambiente accogliente, gradevole, luminoso ed ordinato, con i pennelli disposti come fiori recisi nei vasi.
Riccardo Biondi
Nel giardino della sua villa l'artista ha installato una sorta di fonderia. Si respira un forte odore di metallo, si ode da lontano il fragore di battaglie millenarie.
Franco Scuderi
Il suo studio é un luogo mistico, magico e teatrale, una cappella quattrocentesca nella quale domina l'equilibrio, il rigore geometrico dell'architettura di Michelozzo.
Gianni Caverni
Il suo studio, situato al secondo piano di una casa di campagna, é ingombro, sovraccarico, esuberante, sembra il laboratorio di un alchimista.
Mimmo Roselli
Un ambiente "asettico", rigoroso, mentale, si erge come un monolite in un'ampia distesa verde: é lo studio di un'artista che scandisce le proprie giornate lontano dal frastuono cittadino.
Donatella Mei Donatella Mei é nata a Firenze, dove vive e lavora. Si é laureata in storia greca presso la Facoltà di Lettere Antiche dell'Università di Firenze. Si é diplomata nel 1978 all'Accademia di Belle Arti di Firenze. La Mei é artista completa che usa il pennello con molta sobrietà, senza tralasciare alcun particolare nella realizzazione dell'opera. La Mei mescola con molta perizia materiali naturali e industriali, la tela e l'acetato, il carboncino e la plastica, il legno e il plexiglas. Tecniche moderne e antiche si combinano con estrema disinvoltura. Il risultato é sotto gli occhi dei fruitori delle sue opere, che sono leggere, trasparenti, immateriali, nelle quali il colore si sublima. Elena Carbone |
E.C