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Parlare della Cosa2 (ovvero di quella "cosa" che non c'è) non è facile per nessuno. Soprattutto è difficile stabilire se usare un linguaggio serio o ironico.
Si rischia, in sostanza, di apparire diversi da quelli che siamo.
Noi, giusto per precisare, non abbiamo ancora capito che cosa si nasconde sotto questa sigla provvisoria "Cosa2". Ci stiamo provando, ma a volte abbiamo l'impressione di trovarci di fronte ad un "gratta e vinci" con sorpresa.
All'inizio, quando si è cominciato a parlare di questa cosa misteriosa, ci eravamo fatta la convinzione che si trattase della costituzione di un grande partito della sinistra italiana, omogeneo, compatto, per affrontare e risolvere i sempre tanti problemi che ci assillano.
Essere o non di sinistra, significava avere un sicuro punto di riferimento, che avrebbe, di conseguenza potuto e dovuto creare un'identica alternativa a destra.
Poi abbiamo capito che non si trattava di formare un grande partito della sinistra, ma di mettere insieme alcuni partiti, quasi si trattasse di tante correnti all'interno di un partito.
Ma anche questa credenza è vacillata col tempo perchè abbiamo constatato che nella Cosa2 non entravano più una larga parte di socialisti, repubblicani, liberali di sinistra, che decidevano di formare una loro federazione.
Poi la Cosa2 si assottigliava ancora di più, perchè il più grande partito della sinistra italiana (ovvero il Pds) non mostrava più segni di omogeneità e si divaricava verso la Cosa2 e controverso la stessa Cosa2.
Se, quindi, la Cosa2 (non si sa ancora quale nome prenderà e se lo prenderà) sarà solo una trasformazione del Pds con qualche aggiunta, effettivamente sarà ... poca cosa rispetto alle grandi aspettative che la gente di sinistra si era fatte.
D'altra parte, sulla nuova formazione politica pesa anche la rinuncia di Giuliano Amato a partecipare alla sua nascita. Non solo. Ma l'ex-presidente del Consiglio e vice di Bettino Craxi, ha deciso (chissà perchè solo oggi) di accusare il vecchio Pci di aver vissuto di tangenti nè più nè meno che il suo vecchio Psi, la Dc, ed altri ancora.
Amato, che era stato corteggiato per diventare un leader trainante per la Cosa2, dopo aver accettato, ha deciso di pentirsi e come tale sostiene vecchie colpe del Pci.
Sarebbe stato molto più significativo che le accuse le avesse esternate quando è scoppiata tangentopoli.
Ma, le nostre considerazioni sono quelle classiche dell'uomo della strada che, come si sa, parla ma non capisce le segrete cose.
E giacchè ci siamo non sarebbe male chiedere di capire dove ci stanno portando. Si era strombazzato al maggioritario e ci ritroviamo con un proporzionale all'ennesima potenza. Ci avevano detto che i partiti erano morti e seppelliti ed ogni giorno ne nasce uno nuovo. Ci avevano fatto capire che sulla scena politico-amministrativa erano arrivati nuovi soggetti, che si vantavano di non aver fatto mai politica, e sono quelli più agguerriti ad imparare come "si fa politica".
Altro che gratta e scopri la Cosa2! Qui occorre grattare, grattare, grattare e scoprire per capire ogni cosa!
Francesco Canosa
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I Consulenti del lavoro "affrontano" la Finanziaria '98
L'incontro di Firenze, organizzato dal
Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del lavoro, con la partecipazione
dei presidenti degli altri Consigli provinciali toscani e di rappresentanti
del Consiglio Nazionale (guidati da Giuseppe Marini), ha visto una foltissima
partecipazione di Consulenti del lavoro.
E questo a riprova delle enormi difficoltà che anche questa categoria professionale deve superare per l'applicazione delle norme contenute nella finanziaria '98 in materia fiscale e previdenziale.
D'altra parte, non potrebbe essere altrimenti, visto che l'intervento professionale del Consulente del lavoro si colloca in una vasta area nella quale opera la miriade di piccole e medie imprese del nostro Paese.
"Vogliamo sottolineare, tra l'altro - ci ha detto in un rapido summit insieme ad altri colleghi, il Consigliere nazionale Giuseppe Marini - che la nostra categoria si pone come propositiva rispetto alle decisioni degli organi competenti proprio per la capacità di recepire le indicazioni che arrivano dagli operatori".
E malgrado ciò, non tutti i Ministeri sanno cogliere questo importante aspetto. Infatti, se il Ministero delle Finanze "ascolta" con interesse i suggerimenti di questi professionisti, non altrimenti accade per il Ministero del Lavoro.
"E pensare - dice Marini- che siamo Consulenti del Ministero del Lavoro della Polonia!".
Non solo, ma anche nel campo del collocamento,
come ha suggerito Roberto Morini, presidente del Consiglio
fiorentino, "i Consulenti sono disposti a
mettersi a disposizione in seguito al passaggio di competenze dal Ministero
alle Regioni".
La questione più importante, tuttavia,
in questo momento, come ha sottolineato Paolo Meneghetti, è quella relativa all'applicazione delle norme contenute
nella Finanziaria '98, della quale ben una ventina interessano i Consulenti.
"Certo - ha detto Meneghetti - siamo soddisfatti per le agevolazioni fiscali all'edilizia e per l'annunciata nuova disciplina per le auto aziendali, ma nel complesso siamo preoccupati per le difficoltà che prospettano le nuove norme".
Un altro aspetto complesso della nuova normativa fiscale si ritrova nell'applicazione dell'IRAP.
"Dal primo gennaio scorso -dice Morini - siamo già obbligati ad applicare la nuova norma. Però ci sono ancora molti punti oscuri, tra cui la corretta applicazione dell'imposizione regionale e la questione dell'acconto. E, purtroppo, mentre noi dobbiamo decidere subito quale strada seguire, i controllori possono disporre di anni per dire se abbiamo fatto bene o abbiamo sbagliato!".
Ma come fare?
"Ci sarebbe l'istituto dell'interpello all'amministrazione finanziaria - dice Antonio Orsi - ma mentre all'estero è generalizzato in Italia è limitato ad alcuni casi".
Cosa accadrà dopo il convegno di Firenze?
Intanto la rappresentanza del Consiglio nazionale ha preso buona nota della discussione.
I risultati del dibattito saranno esaminati a livello nazionale e poi si cercherà di coinvolgere i Ministeri competenti per trovare soluzioni adeguate.
Una profonda preoccupazione, infine, è apparsa evidente a tutti: la semplificazione annunciata ha creato, di fatto, ulteriori complicazioni!
Sospendere immediatamente l'attivazione
dell'elettrodotto ad alta tensione Signa-Tavarnuzze e accertare la sostenibilità
ambientale dell'impianto.
Lo chiedono i Verdi della provincia di Firenze in una lettera aperta del 19 gennaio scorso, indirizzata ai ministri dei Lavori Pubblici, dell'Ambiente, della Sanità e dei Beni Culturali e Ambientali, oltre che ai presidenti di Regione e Provincia e ai Sindaci di Scandicci e Impruneta.
I Verdi intervengono così a sostegno del Coordinamento dei Comitati per la difesa della salute e la tutela del territorio nella lotta per impedire all'Enel di portare a termine il nuovo elettrodotto da 380 mila Volt fra Signa e Tavarnuzze ormai prossimo alla fase di collaudo.
Il senso della richiesta è stato illustrato dal capogruppo dei Verdi in Provincia, Alberto Di Cintio, in una conferenza stampa a cui partecipavano Simone Ortino in rappresentanza del suddetto Comitato e Graeme Lorimer, portavoce dei Verdi di Scandicci.
Nel corso dell'incontro è stato presentato anche il parere recentemente espresso dall'ARPAT sul progetto, avviato dall'Enel all'indomani dell'accordo del 2 dicembre scorso con i Comuni di Scandicci e Impruneta che ha permesso di sbloccare i lavori, interrotti dal luglio '97.
Nella lettera i Verdi sostengono che il nuovo impianto rientra "nella tipologia di interventi per i quali debbono essere osservate le procedure (di Valutazione di Impatto Ambientale, ndr) di cui all'art.2 della legge 9/91 che riguardano gli elettrodotti di lunghezza superiore ai 15 km inclusi parziali rifacimenti, duplicazioni di linee esistenti e/o loro sostanziali modifiche" e che è da contestare l'argomentazione che ha condotto all'accordo di dicembre secondo la quale il progetto di elettrodotto sarebbe esentato dalle procedure V.I.A perché il tracciato della linea è di soli 14,325 km.
Infatti, scrivono i Verdi, da un documento acquisito presso la Regione, relativo a un progetto denominato "Raccordo a 380 kV di S.Barbara alla linea Casellina Arezzo" si evince che l'Enel intende provvedere ad un "riclassamento a 380 kV dell'esistente direttrice a 220 kV fra Firenze, Arezzo e Villavalle" e che il tratto nord della linea a 220 kV Casellina-Arezzo sarà demolito per essere sostituito dalla nuova linea a 380 Kv S.Barbara-Tavarnuzze.
Quindi, la tratta Signa-Tavarnuzze è "in realtà solo un primo intervento della sostituzione della linea a 220 kV" e il progetto avrebbe dovuto essere sottoposto alla V.I.A. nel suo complesso e non per parti separate.
La presentazione per stralci successivi e l'esenzione dalla V.I.A. statale per gli elettrodotti inferiori ai 15 km costituirebbe dunque "un sostanziale aggiramento dello spirito e della lettera della legge".
Un altra prova di ciò viene, per i Verdi, da un documento della Direzione Trasmissione di Firenze in cui emerge che la tratta Signa-Tavarnuzze va a completare il collegamento della rete a 380 mila Volt tra Calenzano e Tavarnuzze e tra Tavarnuzze e Poggio a Caiano, "la cui lunghezza complessiva per ognuno dei tratti è superiore a 15 km.
Riguardo al parere dell'Arpat, esso sembra confermare che, come ha sostenuto Lorimer, "non c'è nessuna garanzia del rispetto dopo il 2002 dei limiti di riferimento sui carichi di corrente".
Ortino, dopo aver ricordato le azioni legali già intraprese dal Comitato, ha concluso l'incontro annunciando che se l'elettrodotto verrà attivato al di fuori dei termini di legge, il Comitato procederà ad ulteriori azioni legali e alla denuncia penale dei Sindaci coinvolti, per abuso di ufficio e rifiuto di atti di ufficio.
(L.S.)
Regioni e Comuni, i killer
delle Province
Ed alla fine si scoprì che il "partito dei
sindaci" si era alleato con quello dei Presidenti delle Regioni, guidati
da Vannino Chiti, per "far fuori" le Province.
Dopo aver vissuto la stagione delle Intercomunali, che avrebbero dovuto sostituire le Province, e poi miseramente fallite, adesso si ritorna sul ... luogo del delitto.
Addio alle Province?
Ma bravi! Si ribellano gli esponenti provinciali, che sostengono di non essere certamente da meno degli altri (Comuni e Regioni) nella gestione della cosa pubblica.
Un fratricidio in piena regola, a quanto pare. Degno di Caino!
Leggete che cosa scrive Eugenio Scalise, presidente del Consiglio provinciale di Firenze e Coordinatore dei presidenti dei Consigli provinciali del nostro Paese.
"La consegna al presidente della Bicamerale di un pacchetto di emendamenti al testo licenziato dalla Commissione è condannabile non solo perchè ha escluso le Province, ma perchè ne chiede addirittura la loro soppressione".
E Scalise sostiene che "tale decisione rischia di creare nel Paese forti tensioni, perchè sembra più vicino ad un colpo di mano che il risultato di una riflessione seria ed approfondita".
La protesta così prosegue: "le Province esistono perchè rispondono alle necessità di governo dell'area vasta e non possono essere sostituite nè dai Comuni nè tanto meno dalla Regioni che devono avere compiti legislativi e non più amministrativi".
In sostanza la richiesta è quella di lasciare fermo il dettato dell'art. 55 formulato dalla Commissione dove si afferma che "la Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Regioni e dallo Stato".
E intanto le Province passano al contrattacco per "legittima difesa".
E sostengono che in preparazione del Forum delle Assemblee elettive che il Presidente della Camera On. Luciano Violante sta organizzando con i Consigli comunali, provinciali e regionali per il mese di marzo, la Commissione dei Presidenti dei Consigli provinciali, insieme all'UPI (Unione Province Italiane), ha proposto la convocazione straordinaria di tutti i Consigli provinciali d'Italia per i primi di febbraio.
Sull'argomento è intervenuto anche Riccardo Conti, presidente dell'URPT (Unione regionale delle Province toscane), gridando al tradimento dello spirito unitario con il quale si era fin qui lavorato.
E il presidente nazionale dell'UPI, Marcello Panettoni, afferma, con molta decisione di temere che "qualcuno voglia raggirare il Paese e le Province italiane, perchè queste ultime sono enti elettivi così come lo sono Comuni e Regioni".
Panettoni conclude con una frase micidiale: "Non vorremmo che qualcuno fosse stato assalito da un improvviso delirio di onnipotenza".
Il parto? Meglio in casa, quando è
possibile!
Dopo il Piemonte, e le esperienze in atto da anni in Olanda
e Gran Bretagna, anche la Toscana avrà presto un provvedimento per
sperimentare il parto a domicilio in regime di servizio sanitario nazionale,
cioè senza oneri a carico della donna o della sua famiglia.
Il punto sull'iter della delibera è stato fatto dal capogruppo dei Verdi in Consiglio Regionale, partito dal quale è nata l'iniziativa, Tommaso Franci, nel corso di un convegno sui nuovi servizi sperimentali nell'assistenza alla nascità promosso insieme al collegio interprovinciale delle ostetriche di Firenze e Prato e dalla scuola di Arte Ostetrica.
Ai lavori hanno preso parte, oltre ad alcuni consiglieri regionali, anche le protagoniste della sperimentazione in corso da anni, e ripresa dopo un anno di interruzione, in Piemonte nell'azienda sanitaria 5 e nell'azienda ospedaliera S. Anna di Torino, il più grande ospedale specializzato d'Europa in ostetricia e ginecologia con 460 posti letto e 7.500 parti l'anno.
Franci ha ricordato che la proposta, con l'approvazione della delibera 1290 per "l'organizzazione dei servizi territoriali di assistenza alla gravidanza ed alla nascita", troverà presto definitiva attuazione.
Sempre secondo il consigliere Franci il provvedimento va nella "giusta direzione della rivalutazione del ruolo dell'ostetrica e della riconsiderazione del parto come elemento fisiologico e non medicalizzato".
La delibera Toscana prevede anche l'ipotesi di realizzazione di "case del parto" gestite dai collegi delle ostetriche, mentre l'ospedale di Figline Valdarno ha proposto la cessione in uso di sue stanze non utilizzate. (In alcune regioni vi sono anche rimborsi).
Dai numerosi interventi durante i lavori del convegno è emersa la necessità di tornare a considerare il parto un evento fisiologico - quale in realtà è nell'85% dei casi - e non un evento da ospedalizzare e medicalizzare come è invece avvenuto negli ultimi decenni.
Confermata anche la lontananza fra le posizioni dei ginecologi
e quelle delle ostetriche che, senza mezze parole, hanno
parlato del grande business che c'è dietro ad ogni gravidanza
e che è quantificabile fra i due ed i quattro milioni di lire, a
partire dalla prima visita fino alla nascita.
La "ginecolizzazione" della gravidanza e del parto, inoltre, è ritenuta la causa principale della crisi del ruolo delle ostetriche che vedono quindi nel recupero culturale del parto in casa - quando ve ne siano le condizioni e per libera scelta - anche una riappropriazione dei loro compiti.
In Italia solo quattro parti su cento, in media, sono fatti a casa, ma sull'argomento c'è un rinnovato interesse delle donne con crescenti motivazioni culturali verso questa scelta che è anche un diritto dell'assistito dal SSN.
Nel frattempo comunque già in molti ospedali della Toscana si cerca di "umanizzare" sempre di più questo evento "miracoloso" e meraviglioso cercando di introdurre soluzioni che rendano il soggiorno in ospedale della mamma e del bambino più piacevole. E comunque a migliorare i servizi offerti.
A Carrara per esempio è stato inaugurato il rinnovato reparto di ginecologia-ostetricia: camere più ampie dove saranno accolti sia mamma che neonato, ed anche una sala per la terapia subintensiva neonatale di secondo livello.
Nella cittadina di Pescia la maternità è in crescendo grazie a scelte ottimali: "non potendo portare l'ospedale in casa delle partorienti - dice il dottor Melani, primario del reparto di maternità e ginecologia - abbiamo ritenuto giusto fare il contrario. All'interno del reparto esiste una cameretta arredata in maniera completamente diversa dal classico stile ospedaliero con tanto di tendine colorate alle finestre, mobili in legno, tv, ma adibita, al momento del bisogno a trasformarsi in un'attrezzata sala parto grazie ad un apposito lettino dotato di tutte le apparecchiature necessarie al parto".
Ketty Canosa