L'ATTENZIONE

Editoriale

Il giornalista-editore

Intervistato dal TG2 Vittorio Feltri si è lamentato del comportamento dei fratelli Berlusconi che l'hanno indotto a dimettersi dalla direzione de Il Giornale ed ha accusato la stampa di appartenere a gruppi di potere che vogliono condizionare l'andamento dell'economia e delle attività sociali in genere. Feltri, con la sua ormai conosciuta chiarezza, ha sostenuto l'esigenza che nel teatrino della stampa "dipendente" possa arrivare un nuovo tipo di informazione fatta da un giornalista-editore che possa garantire così l'informazione tout court. Le dichiarazioni di così valente giornalista mi hanno riempito di grande soddisfazione perchè nella mia esperienza accumulata in 40 anni di professione non c'è stata solo la collaborazione a grandi testate nazionali (Rai, La Repubblica, Il Sole-24 Ore, Ansa, Panorama, giusto per citarne alcune) ma anche un'attività, appunto, di giornalista-editore con un'agenzia di stampa quotidiana e questo settimanale che calca le scene dell'informazione da ben 28 anni!

Ma le dichiarazioni di Feltri meritano senza alcun dubbio qualche riflessione. Non per me, ma per lui. E' vero che un giornalista-editore può essere indipendente e "fare informazione" senza condizionamenti, ma è anche vero che si tratta di una vera e propria avventura, diciamo pure di una specie di atteggiamento donchisciottesco, che affonda le radici nella pazzia allo stato brado. Ho letto nella storia della mia famiglia che un mio antenato (il Principe Canosa di Napoli) aveva dilapidato la fortuna lasciatagli dal padre per inseguire il sogno di "comunicare" con la gente, di informare, di aiutarla a difendere i propri diritti. Non mi posso rimproverare di aver dilapidato alcun patrimonio finanziario, per il semplice motivo che mio padre non me ne ha lasciato. Da mio padre ho avuto, invece, in eredità, un altro patrimonio (questo sì indistruttibile!): quello morale e tanta voglia di lottare.

E su questo patrimonio ho costruito la mia professione. Che non è stata facile come quella di Feltri che ha potuto godere di stipendi sicuramente milionari, tanto da poter acquistare una quota dell'editoriale de Il Giornale. Fare il giornalista-editore è molto dura, caro Feltri! Bisogna procurarsi le notizie, scriverle, trovarsi un fotolito, una tipografia, acquistare la carta, pagare i creditori, ma sopratutto convincere la gente a leggere il giornale d'informazione. E questa è dura. Perchè i potenti danno notizie solo a chi li adula (magari in esclusiva); perchè l'informazione non è fatta di fumosii scoop ma di notizie vere; perchè in un paese di destra si deve essere di destra ed in un paese di sinistra si deve essere di sinistra; perchè non si può stare dalla parte dei deboli, dei diseredati, degli emarginati (perchè loro non leggono il giornale perchè non hanno soldi per comprarlo!); perchè un politico, un amministratore, non accetta critiche di nessun genere; perchè la pubblicità ti arriva se puoi offrire grandi numeri e sopratutto se sei potente a tua volta; perchè la magistratura non difende il povero, il piccolo, il "senzapotere" perchè costoro non hanno i soldi per pagare avvocati di grido che conoscono la legge e la sanno spiegare ai magistrati.

E poi, prova a "ragionare" con certi amministratori locali, spesso di cultura mediocre e di altissima presunzione, che si adombrano per nulla e si aspettano saluti deferenti ed inchini rispettosi. Caro Feltri, si fa presto a dire, come hai fatto tu, che si dovrebbe andare verso nuove figure nel campo dell'informazione. Io ci sto da anni e ti posso assicurare che è dura, molto dura. Tu sei disposto ad affrontare una vita di stenti in nome della libertà di pensiero e di espressione? Sei disposto a rinunciare a lussi, vacanze, potere, per servire la causa dell'informazione? Puoi rinunciare ad uno stipendio di tutto rispetto e accontentarti di quello che resta (se ne resta!) dopo aver pagato i fornitori per fare il "tuo" giornale?

Se tu fossi disposto a fare questo non saresti più Feltri ma un Canosa qualsiasi come me, a cui non basta la professionalità, la serietà, lavorare 15/16 ore al giorno (e la notte), per avere un adeguato conto in banca. Tu sei abituato a confrontarti con il potere politico ed economico da una posizione di forza, quella forza che ti arriva dai soldi che gli editori (che sono di parte) ti danno. E' troppo facile! Tu mi potresti dire: "ma perchè lo fai?" La mia risposta non tarderebbe a pervenirti. Perchè io sono convinto della bontà di quello che hai detto, con una differenza sostanziale tra te e me. Tu lo dici, io lo faccio. E ti posso assicurare che la notte dormo e faccio anche sogni meravigliosi. Non sono ossessionato dalla tiratura, dalle rese, e neppure dai creditori (che pago sempre regolarmente!). Mi godo la libertà che mi sono conquistata tanti anni addietro, senza temere che qualcuno possa togliermela. Dalla mia debolezza finanziaria traggo la mia forza di vita.

Ti sembra poco?



Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Firenze: nuova sede per il CESVIT

 

Chi avrebbe potuto ipotizzare, nel dicembre del 1993, quando la Regione Toscana istituiva, con la legge 99, una rete di alta tecnologia basata su tre poli di sviluppo (collegati alle rispettive Università): Firenze, Pisa e Siena, che il neonato Cesvit, ovvero, l'Agenzia per l'Alta Tecnologia di Firenze, sarebbe decollata in senso verticale! Sembra quasi un miracolo, oggi, a distanza di soli quattro anni, constatare che il Cesvit non solo è passato da una modesta stanza nella sede della Provincia di Firenze ad una sede prestigiosa, ma oggi fattura attorno ai 6 miliardi di lire, conta su uno staff di alto livello con 34 dipendenti (di cui 27 laureati), che ha contatti con oltre 1.000 imprese ed altrettante utilizzano servizi Cesvit. Ed è questa la lettura che deve farsi dell'inaugurazione di mercoledì scorso della nuova sede del Cesvit e della soddisfazione del suo presidente, l'ingegner Sergio Bertini, che ha presentato i risultati conseguiti. Ma anche degli assessori Lorenzo Becattini (Comune di Firenze) e Riccardo Conti (Provincia di Firenze), che hanno avuto parole di elogio per il lavoro fin qui svolto, auspicando un sempre maggiore stimolo del Cesvit non solo verso le imprese, ma anche verso le Istituzioni. Unendo le conoscenze derivanti dal mondo della ricerca e quelle dell'impresa, il Cesvit mette a disposizione delle aziende servizi a tecnologia avanzata indispensabili sia alle grandi che alle piccole e medie imprese che rischiavano di rimanere escluse dal mercato non potendo affrontare in proprio l'innovazione. La certificazione dei prodotti e la taratura di strumenti, l'assicurazione di qualità del software, la microelettronica, la politica energetica, l'informazione tecnica e tecnologica sono i servizi che il Cesvit presta alle aziende, agli enti e agli istituti che si rivolgono per una consulenza o per assistenza.

Le occasioni per conoscere Cesvit sono molteplici: dallo sviluppo e realizzazione di progetti, alla richiesta di servizi "custom", alla richiesta di formazione e informazione, oppure semplicemente "navigando" su Internet e visitando il sito (www. cesvit.it) o tramite la rete locale della Provincia di Firenze (molto apprezzata anche a livello di Unione europea). Il collegamento con le principali banche dati del mondo, i contatti sviluppati con la Commissione Europea, i rapporti con gli istituti di ricerca e l'industria consentono un accesso semplificato all'innovazione anche quelle imprese che non sono dotate di forti strutture organizzative. Attraverso il Cesvit la piccola impresa scopre i finanziamenti disponibili e spesso riesce ad ottenerli, con una media di successi che è nettamente superiore alla media nazionale. In sostanza, grazie all'opera di mediazione del Cesvit, è possibile accedere, sia dal punto di vista tecnologico che amministrativo, ai finanziamenti comunitari, che, da soli, coprono il 50% degli investimenti e che l'Unione Europea garantisce solo a quei progetti che risultano tecnologicamente innovativi. Ma il Cesvit non opera solo in Toscana. E' presente in altre regioni italiane ed ha avviato concrete sinergie a livello mondiale.

Significativo appare l'accordo di cooperazione siglato in questi giorni con il China Science and Technology Exchange Center di Pechino come interlocutore privilegiato per il supporto delle PMI che desiderino cimentarsi sul mercato cinese, nonchè l'altro accordo di cooperazione sottoscritto dal Cesvit con l'Istituto di Tecnologia dell'Illinois con sede a Chicago (il secondo degli USA dopo il MIT, con circa 140 miliardi di spesa per la ricerca) nel campo della ricerca applicata e del trasferimento tecnologico a favore delle piccole e medie imprese. Nell'incontro, il Cesvit ha presentato una serie di opportunità di collaborazione da parte di imprese toscane che operano nei settori dello spazio, delle tecnologie multimediali, dell'ambiente, della farmaceutica, della meccanica e dell'elettronica. Alla cerimonia di inaugurazione della nuova sede (dislocata in uno spazio di 1000 mq nell'area di Firenze Nova) dove peraltro sono già presenti imprese industriali e centri di ricerca, hanno partecipato oltre ai predetti assessori all'economia Becattini e Conti (era assente quello regionale Michele Ventura a causa di un'influenza), rappresentanti del mondo imprenditoriale ed istituzionale. Abbiamo visti, tra gli altri, Ginolo Ginori Conti (presidente Assindustria fiorentina), Enzo Viti (assessore attività produttive del comune di Campi Bisenzio dove dovrebbe sorgere una seconda sede del Cesvit), Livio Giannotti (direttore CNA fiorentina), Riccardo Basosi (presidente del Comitato scientifico della REA), alcuni dirigenti del Cesvit (da Mitolo ad Alessandro Facchini, a Puccini). "Con la nuova sede, ha detto, tra l'altro Bertini - il Cesvit intende consolidare e sviluppare le attività che svolge nell'ambito di una politica industriale orientata all'alta tecnologia, ovvero, alla realizzazione del già ricordato polo tecnologico fiorentino. Tali attività, giova ancora ricordarlo, si esplicano nei servizi di avanzata tecnologia, quali l'assicurazione di qualità, la microelettronica, l'energia e la certificazione dei prodotti, il coordinamento di progetti di ricerca applicata svolti in collaborazione tra centri di ricerca ed imprese, marketing e promozione delle imprese industriali del territorio, nonché programmi di trasferimento tecnologico e di internazionalizzazione.

f.c.

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Telematica: nasce la rete regionale toscana

Si chiama Rete telematica regionale e per accedervi basterà digitare sul computer collegato ad internet le parole www.rete.toscana.it. Il nuovo dominio, cioé www. rete.toscana.it, è stato presentato a Forte dei Marmi (Centro congressi Versilia) nei giorni scorsi, durante la Conferenza di organizzazione della rete telematica toscana presenziata anche dall'assessore regionale alla trasparenza Franco Cazzola. Per la prima volta e grazie anche alla telematica, la Regione e tutte le pubbliche amministrazioni della Toscana si alleano per cambiare volto al modo di fare e organizzare la pubblica amministrazione a vantaggio dei cittadini e della società toscana in genere. L'integrazione in rete permetterà non soltanto di scambiare agevolmente e rapidamente le informazioni fra tutti i soggetti, e dunque di abbreviare considerevolmente i tempi e facilitare le procedure per i cittadini, imprese, associazioni e per gli stessi enti pubblici, ma porrà le basi affinché ciascuno operi come parte di una comunità complessiva e non, come accadeva nel passato, come un microcosmo isolato in se stesso. E' un cambio di filosofia radicale che coinvolge gli Enti locali e le amministrazioni periferiche dello Stato, le aziende sanitarie, le Università, i centri di ricerca, il mondo dell'associazionismo e del volontariato. La costruzione della rete telematica regionale, che sarà interconnesa con la rete unitaria della pubblica amministrazione in costruzione a livello nazionale, è un processo ormai avviato da alcuni anni.

La Toscana infatti si è mossa per tempo nell'universo telematico realizzando per prima cosa la M.A.N. (Metropolitan Area Network), l'autostrada informatica a fibre ottiche che collega i centri universitari e i poli di ricerca della Regione, e ora è in fase avanzata nella costruzione della rete che integrerà tutte le pubbliche amministrazioni del territorio e i soggetti dell'associazionismo e del volontariato. In ciascuna Provincia sono previsti protocolli d'intesa che costituiranno l'ossatura della rete a livello locale e permetteranno di focalizzare le priorità strategiche a seconda delle caratteristiche di ciascuna zona della sua cultura e della sua economia. Protocolli sono stati già firmati nell'area fiorentina, in quella pratese e nell'area pistoiese. In fase avanzata è il protocollo per l'area empolese. Tutti i soggetti che partecipano alla rete telematica daranno vita alla Comunità della Rete e proprio nella due giorni di Forte dei Marmi sono state definite le forme organiche di governo e di gestione della rete con la costituzione degli organismi di direzione. Insomma il modello di amministrazione pubblica che si sta costruendo in Toscana e che vede nella telematica un potente alleato e uno strumento di straordinario rilievo, si fonda sulla cooperazione fra tutti i soggetti, e si pone l'obiettivo di integrare pubbliche amministrazioni, mondo della ricerca e mondo produttivo e del volontariato, in modo da offrire al tempo stesso conoscenza e consulenza ma anche valorizzazione dell'economia, del turismo e della cultura. "Se la società di domani sarà sempre di più la società dell'informazione è questa una tappa, credo fondamentale -commenta l'assessore regionale alla trasparenza Franco Cazzola - per far sì che la pubblica amministrazione, nel suo complesso, non resti isolata e distante dai cittadini e dal mondo produttivo ma ne assecondi e ne favorisca lo sviluppo". "E lo faccia - sottolinea Cazzola - ponendo a disposizione gli strumenti necessari e garantendo al contempo un sistema di regole, costruite insieme per mezzo di protocolli, nel quale pubblico e privato si integrino a tutto vantaggio dello sviluppo di un così delicato e strategico settore".

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Consiglieri regionali chiedono chiarimenti

Sono preoccupati i consiglieri regionali del Polo per il futuro della Banca Toscana. Per questo hanno chiesto chiarimenti. A loro giudizio "la campagna di stampa che in questi giorni sta interessando la Banca Toscana S.p.a. non può non danneggiare il suddetto istituto di credito dato che certi argomenti meriterebbero una maggiore riservatezza e che "l'immagine di un istituto" in un settore come quello bancario è una variabile fondamentale". I consiglieri regionali sono convinti che ci troviamo di fronte "ad una deleteria sovraesposizione dei problemi reali e fittizi della Banca Toscana, la quale sembra condurre ad un unico abiettivo e cioé ad incoraggiare la vendita del titolo da parte degli azionisti di minoranza affinché si faciliti incetta di azioni e quindi la fusione per incorporazione della Banca Toscana nel Monte dei Paschi di Siena". Cdu, Ccd, Forza Italia e Alleanza Nazionale chiedono, quindi, al presidente della Giunta regionale Vannino Chiti "se intenda attivarsi per evitare la cancellazione dell'immagine, delle risorse e delle peculiarità della Banca Toscana, ma anche di altri istituti di crediti toscani con forte caratterizzazione sul territorio, salvando così un capitale in competenze, immagine e tradizione fondamentale per tutta l'economia della regione". Anche perchè essi sono convinti che "con l'eventuale fusione (incorporazione) della Banca Toscana nel Monte dei Paschi di Siena oltre che ad una verosimile riduzione degli sportelli ed alla perdita del ruolo autonomo della B.T., andrebbe perso il capitale rappresentato dall'immagine e dalla tradizione che da sempre fanno della Banca Toscana un punto di referimento nel sistema creditizio regionale e non solo". I consiglieri regionali del Polo non vedono di buon occhio neppure l'avvenuta incorporazione del CED della Cassa di Risparmio di Prato nella Banca Toscana che "ha causato la perdita di competenze specifiche in settori importanti dell'economia toscana quali le piccole e medie industrie".

 

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Agricoltura da proteggere!

La recente manifestazione organizzata dalla Coldiretti in tutto il Paese per protestare contro la politica suicida del Governo di centro-sinistra nei confronti dell'agricoltura sta ottenendo alcuni effetti. Quasi certamente il Consiglio provinciale di Firenze se ne occuperà nel corso della seduta prevista per il prossimo 22 dicembre. Intanto il capogruppo del Partito Popolare in Provincia Gianluca Parrini ha presentato un ordine del giorno per chiedere l'abolizione o, in alternativa, una drastica riduzione dell'aliquota IRAP in agricoltura. Nel suo documento Parrini parla di possibili conseguenze devastanti del nuovo regime fiscale sul mondo agricolo e sulle sue prospettive di sviluppo, e di peso fiscale triplicato o perfino quadruplicato sui produttori agricoli che operano in provincia di Firenze. Lo stesso Parrini, che fa parte della maggioranza, ha chiesto che la questione delle politiche agricole venga posta all'odg dei lavori del Consiglio provinciale. Un intervento quanto mai opportuno che serve anche a dare una risposta al malessere che pervade le campagne del nostro Paese e che vede uniti, per proteggersi dalle angherie fiscali, agricoltori del sud e del nord, ancorchè uniti gli uni dalla questione dell'olio e gli altri dall'altra altrettanto grave questione del latte. "D'altra parte - sottolinea Carlo Zanieri, presidente della Coldiretti toscana - già in occasione della manifestazione dei giorni scorsi abbiamo dimostrato che la protesta riguardava tutto il mondo dell'agricoltura e quindi non aveva alcun carattere corporativo dell'agricoltura del nord contro quella del sud o viceversa, dell'agricoltura delle pianure contro quella delle montagne e viceversa. La nostra recente manifestazione - aggiunge Zanieri - non è solo una protesta per l'IRAP e l'IVA ma anche uno stimolo per il Governo a riflettere sul complesso della politica agricola che deve essere posta tra le priorità economiche ed occupazionali se non si vuole correre il rischio di sprofondare nel baratro di una crisi senza ritorno". La Coldiretti è stata molto precisa in proposito dicendo no all'IRAP. Ha denunciato l'assenza di qualsiasi tipo di attenzione e di strategie politico-agricole da parte dei Governi delle ultime legislature. "E purtroppo - dice Zanieri - anche questo Governo è proiettato solo a togliere fondi al mondo agricolo". Ma come è possibile ignorare il peso dell'agricoltura nell'economia nazionale? Il complesso agri-alimentare nazionale è pari a 270.mila miliardi (il 15% del PIL); ha un valore aggiunto di oltre 53.mila miliardi; occupa un milione e 400.mila addetti; opera su una superficie agricola di circa 20 milioni di ettari. E, dato assolutamente negativo, il nostro Paese nella bilancia del commercio agroalimentare ha un saldo negativo di ben 18.mila miliardi! La Coldiretti fa anche presente che circa l'84% delle aziende agricole sono condotte solo con familiari o prevalentemente con manodopera familiare. E poggiandosi sulla passione e l'impegno familiare l'Italia è leader in Europa nella produzione dell'ortofrutta, nel vino, nel riso, nel grano duro ed è seconda nella produzione di olio di oliva. Eppure in quel di Bruxelles sono anni che i nostri ministri dell'agricoltura non riescono a far valere le ragioni dei nostri produttori. La Coldiretti ha un progrmma molto preciso sul quale cerca il sostegno di uomini di buona volontà e consapevoli della necessità di difendere un patrimonio irripetibile.

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