L'ATTENZIONE ![]()
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I professori di matematica, che la sanno "lunga"
in materia di numeri e percentuali, quando devono dare alla fine di un esercizio
il risultato, dicono con sapiente alterigia: CVD, ovvero Come Volevasi Dimostrare.
Un pò quello che accade nella stesura delle sentenze che i Giudici
scrivono, cioè PQM, ovvero Per Questi Motivi. Insomma, per farla
breve, il CVD tradotto in politica è la conclusione della campagna
elettorale nel Mugello e l'elezione matematicamente scontata di Antonio
Di Pietro. E questo al di là delle disquisizioni sulle percentuali,
sui "se" e sui "ma". Così i mugellani ridono
felici e soddisfatti perchè hanno tenuto a battesimo di senatore
l'ex-PM Di Pietro, l'uomo che ha sradicato il pentapartito, cioè
a dire gli aborriti socialisti, liberali, democristiani, socialdemocratici,
repubblicani. Ma "piangono" tutti gli altri italiani (si rifaranno
se Di Pietro sarà candidato alla Presidenza della Repubblica?) che
non hanno potuto avere questa meravigliosa occasione per dimostrare a Di
Pietro tutta la loro simpatia. E piangono sopratutto i suoi compaesani e
con essi tutto il Sud che voleva esprimergli la riconoscenza per aver distrutto
la vecchia nomenclatura politica ed aver consentito così di migliorare
il tenore di vita dei meridionali, di uscire dalle antiche beghe della politica
alleata, della criminalità organizzata. E sono soddisfatti i 24 Comitati
pro-Di Pietro che ora si apprestano a raccogliere tutte le istanze dei residenti
nei 24 Comuni del Collegio Mugello III, per portarle all'attenzione del
senatore Di Pietro e dare ad esse la giusta soluzione. Perchè Di
Pietro l'ha promesso: così come ha fatto "pulizia" di quei
politici ladri ed arroganti, adesso farà pulizia dei nemici dello
sviluppo del Mugello. Questo diventerà un'isola felice, produttiva,
protetta nell'ambiente. Finalmente il Mugello sarà ricco! Dopo il
dimissionario Pino Arlacchi, che nessuno ha mai visto dopo averlo votato,
il Mugello ha un senatore che sa il fatto suo! E nulla importa che la Bicamerale
ha tracciato le nuove linee della Costituzione, che prevede solo 200 senatori
che saranno affiancati da altrettanti rappresentanti delle Regioni e degli
enti locali quando si dovranno discutere di problemi locali. E nulla importa
se si dice di volere il federalismo (cavallo di battaglia anche in Toscana
del pidiessino Vannino Chiti, presidente della Giunta regionale)! E nulla
importa se spesso un senatore è solo un "yesman" al servizio
del potere complessivo del partito che lo ha espresso! Malgrado tutto ciò
nessuno può togliere ai mugellani l'orgoglio di fregiarsi del titolo
di per aver dato i "natali politici" ad un altro senatore della
nuova Repubblica. Il Mugello saprà ripetere la storia dei Medici
ed ottenere quell'impulso vitale che non riesce ad ottenere più nè
da Roma nè da Firenze?
Francesco Canosa
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Quale futuro per il Pecorino Toscano?
Grosseto. Dall'inviato m.m.
Quando sembrava che si fosse consolidato il muro tra produttori di latte e caseifici, si è avuto un improvviso spiraglio con la firma di una prima intesa che potrà aprire la strada ad una soluzione complessiva del problema. La firma è stata quella di alcune cooperative che hanno accettato di sottoscrivere un accordo con le associazioni agricole per l'aumento del ritiro delle quantità di latte dai produttori. Ma resta ancora sul tappeto la questione del prezzo del latte. I caseifici, interessati al latte ovino, non gradiscono un aumento del prezzo del latte e lo hanno ribadito anche nel recente incontro voluto dall'assessore regionale all'agricoltura Moreno Periccioli. Se non si raggiungesse un accordo questo sarebbe il secondo anno di contrapposizione tra utilizzatori e produttori del latte ovino. Eppure logica vuole che si lavorasse tutti insieme per la soluzione del problema, vista l'importanza che riveste il pecorino per l'economia maremmana e toscana.
Un'indagine del dottor Leonardo Tosi sul Pecorino Toscano ci aiuta a capire meglio il significato del comparto. Questo particolare formaggio è uno dei trenta formaggi italiani che ha ottenuto il riconoscimento della DOP (denominazione di origine protetta) da parte dell'Unione europea ed è uno dei sette formaggi italiani DOP ottenuti dalla lavorazione di solo latte ovino. Da parte sua il "disciplinare" di produzione del Pecorino Toscano, approvato prima a livello nazionale e successivamente in sede comunitaria, contiene, tra l'altro, le caratteristiche merceologiche ed organolettiche che il prodotto finale deve presentare ed i metodi di lavorazione che devono essere seguiti per l'ottenimento di questo formaggio. Il disciplinare dovrebbe permettere di superare quell'individualismo di approccio e quell'empirismo che in molti casi caratterizza le singole realtà produttive casearie toscane, individuando una tipologia definita di prodotto, quella cioè che ha diritto di fregiarsi della denominazione. I caseifici che producono Pecorino Toscano DOP sono dislocati nelle zone più diverse del territorio regionale. Ma la gran parte della produzione si svolge nelle province di Grosseto, Siena, Pisa, Firenze ed Arezzo, dove è concentrata maggiormente la popolazione ovina della regione. Al primo posto è Grosseto con il 49% dei capi, seguita da Siena (20%), Pisa (9%), Arezzo (7%) e Firenze (6%).

Il restante 9% è suddiviso tra le altre province. In Toscana ci sono 29 caseifici privati e 7 cooperativi. Di questi 12+2 sono in provincia di Grosseto, 8+2 in provincia di Siena. In quanto alle quantità prodotte - fa rilevare Tosi - nel 1989 (primo di rilevazione ufficiale del Pecorino Toscano) si parlava di 600 tonnellate. Nel 1993 ha raggiunto le 4.050 tonnellate, nel 1995 la produzione ha sfiorato le 3.800 tonnellate lavorando 38.404.750 litri di latte ovino ottenendo 1.526.704 forme, pari a 3.800.000 kg, con un fatturato di circa 60 miliardi di lire, su 148 miliardi della produzione complessiva oltre che di Pecorino anche di altri formaggi, ricotta e formaggi misti. La commercializzazione ha seguito in buona parte il mercato della Grande Distribuzione. A livello nazionale il peso del Pecorino Toscano è del 4% sul totale consumato, contro il 9% del Pecorino Sardo ed il 20% del Pecorino Romano. La quota toscana è bassa, ma largamente superiore alla miriade di altri formaggi con limitatissima presenza sul mercato nazionale. All'estero non va molto prodotto (solo 50.000 kg nel 1995!), ma si tenta di far crescere le esportazioni, sopratutto verso Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. Ma è possibile migliorare la quota di mercato sia nazionale che estero? SecondoTosi, che ha studiato il fenomeno, ci sono diverse difficoltà. Intanto c'è da osservare che la sola istituzione di una denominazione non sia sufficiente ad identificare in modo compiuto e univoco un formaggio tipico ed a permetterne l'affermazione sul mercato. Tosi sostiene che "il formaggio pecorino che vuole aspirare a quote di mercato sempre più ampie dovrà essere tipico, certificato, riconoscibile e noto. Le prime due caratteristiche sono soddisfatte dall'antica tardizione casearia del Pecorino Toscano e dal riconoscimento della DOP. Ma i problemi ci sono, e come!, quando si passa ad analizzare la situazione relativa alle altre due condizioni.
La presenza di microzone con tradizioni proprie gelosamente custodite nel tempo e l'individualismo delle aziende di trasformazione toscane fa si che dietro la realtà del Pecorino Toscano si possono cogliere interessi e realtà a se stanti. Ne fa fede l'enorme confuzione di nomi, forme, colori, sapori che caratterizzano i formaggi pecorini locali. Si possono trarre delle conclusioni? Leonardo Tosi ci ha provato ed il risultato non è confortante. Dice ad esempio che la crescita della produzione di Pecorino Toscano risulta ancora inferiore alle reali possibilità del comparto ovino toscano a causa della moltitudine di formaggi pecorini tradizionali locali che puntano sul proprio marchio; il prezzo del prodotto finito è generalmente più elevato per il prodotto DOP che per gli altri pecorini tipici locali; risulta difficile per il consumatore riconoscere il Pecorino Toscano collegandolo ad un'immagine unica e ben definita. Cosa fare? La situazione attuale - secondo Tosi - pone il Pecorino Toscano di fronte ad un bivio che ne condizionerà le sorti: da una parte si prospetta una crescita alla conquista di nuovi mercati che non potrà più svilupparsi per inerzia, ma che comporta notevoli sforzi e sacrifici da parte di tutte le aziende produttrici, dall'altra si è destinati a restare relegati alla realtà di mercato attuale del formaggio ed alla conseguente limitata rilevanza del prodotto nel contesto dell'economia regionale. A questo punto potremmo fare un'osservazione "fuoricampo": che non abbia ragione chi vede con preoccupazione la nascita di una DOP anche per l'olio?
"Presidente Passaleva e Presidente Chiti, siate tranquilli, non farete una brutta figura alla prossima Conferenza delle Regioni". Con questo viatico, ironico ma assolutamente convinto, il capogruppo del PDS in Consiglio regionale, Vittorio Cioni ha sancito l'assenso dei consiglieri della Quercia al nuovo Statuto approvato dall'assemblea di Palazzo Panciatichi nella seduta di martedì scorso. "Lo Statuto - ha ricordato Cioni - è per la Regione una vera e propria Costitu-zione. In quello che è stato approvato non solo riconfermiamo quei principi e quei valori che hanno qualificato in Italia e nel mondo la vita politica, civile, sociale, della nostra regione. Vi abbiamo anche recepito - ha proseguito - valori nuovi che in questi anni sono emersi nella società, come quello della pari opportunità tra i sessi, il principio di sussidiarietà, il valore del pluralismo e della tolleranza, la differenza di genere".
Hanno votato a favore tutti i consiglieri
ad eccezione di Maria Pia Bertolucci (Patto Segni), che si è astenuta,
e di Orietta Lunghi (Confederazione Comunista), che ha votato contro. E
così, dopo 27 anni il Consiglio regionale ha cambiato la propria
legge fondamentale, quello statuto che era stato deliberato dal Consiglio
il 26 novembre 1970 ed approvato dal Parlamento con la legge del 22 maggio
1971 n. 343. Anche questa volta il nuovo Statuto entrerà in vigore
solo dopo l'approvazione del Parlamento. Inoltre, avrà sicuramente
vita più breve di quello attuale, perché una volta che il
Parlamento, sulla base dei lavori della Commissione bicamerale, avrà
cambiato la Costituzione, sara necessario adeguare gli Statuti delle Regioni
alla nuova realtà istituzionale. Lo Statuto che il Consiglio ha approvato,
è il frutto del lavoro della speciale commisisone, presieduta dal
consigliere Giuseppe Del Carlo, costituita nel 1995, all'inizio della legislatura.
Esso registra le novità che si profilano sia sul piano istituzionale
che politico, con il delinearsi, sia pure ancora faticosamente, di una stagione
all'insegna del federalismo e dello sviluppo dell'autonomia locale, a cui
si accompagna la tendenza alla collocazione bipolare delle forze politiche.
Lo Statuto, pur mantenendo la centralità del Consiglio regionale,
tiene però conto anche del progressivo rafforzamento della funzione
di governo, a cui deve corrispondere il potenziamento del ruolo di controllo
dell'assemblea. Prima della votazione finale sullo Statuto, è intervenuto
il presidente Angelo Passaleva per ringraziare funzionari, consulenti e
consiglieri ("di tutti i gruppi") che in questo periodo si sono
occupati di questioni statutarie.
"E' stato trovato un accordo - ha commentato - che come tutti gli accordi "non soddisfa pienamente tutti ma è un buon punto di equilibrio e di mediazione fra posizioni diverse. E' uno Statuto - ha proseguito Passaleva invitando i consiglieri a prendere atto della solennità del momento - che aiuta a controllare". Tra le innovazioni contenute nel nuovo Statuto si segnalano quelle della Commissione di vigilanza, una nuova commissione permanente che avrà il compito di vigilare sugli atti di attuazione della programmazione e di gestione del bilancio e del patrimonio. Quando la commissione esprime parere contrario all'approvazione di una proposta, questo determina l'improcedibilità ulteriore della medesima. Se il proponente la rinnova, la commissione esercita la funzione referente al Consiglio. Un'altra novità riguarda le proposte di legge, in particolare di consiglieri di minoranza, che talvolta restano "insabbiate" in commissione. Ora lo Statuto prevede l'obbligo dell'esame da parte della commissione competente entro termini e con modalità che saranno stabilite nel regolamento consiliare. Quest'ultimo prevederà anche la possibilità di procedure abbreviate. Non ci saranno, in Toscana, le cosiddette "crisi al buio". L'Articolo 40 dello Statuto prevede, infatti, l'istituto della sfiducia costruttiva: la mozione di sfiducia della Giunta e del suo Presidente, sottoscritta da almeno due quinti dei consiglieri assegnati alla Regione, dovrà contenere un nuovo documento politico programmatico e l'indicazione del candidato alla Presidenza.
Infine, sarà istituito il Consiglio
delle autonomie locali, espressione dei consigli comunali, provinciali,
e delle Comunità montane. Esso avrà il compito di esprimere
il parere sulle proposte di leggi attinenti alla ripartizione di competenze
tra Regioni ed autonomie locali e tra enti locali, alla istituzione di enti
regionali, al bilancio ed al programma regionale di sviluppo. Prima dello
Statuto era stata approvata una mozione che impegna il Consiglio ad introdurre
da subito tutte le modifiche contenute nel nuovo Statuto che siano compatibili
con l'ordinamento vigente, anche attraverso le opportune modifiche legislative
e regolamentari. Tra queste, è rilevata l'importanza del Consiglio
delle autonomie locali e della Commissione di vigilanza, che dovrà
essere costituita entro il prossimo mese di dicembre e, presieduta da un
esponente delle minoranze, dovrà avere una adeguata struttura di
supporto. Per individuare le modifiche regolamentari occorrenti per l'attuazione
del nuovo Statuto sarà costituita una commissione speciale, anch'essa
presieduta da un esponente di minoranza. Anche la mozione è stata
approvata da tutti i consiglieri, ad eccezione di quelli del gruppo di Rifondazione
Comunista e della Confederazione dei comunisti, che hanno votato contro,
e di Maria Bertolucci (Patto Segni), che si è astenuta.
L'Ordine dei Giornalisti in ritardo?
"Attendiamo una proposta dall'Ordine Giornalisti".
Così Marialina Marcucci, assessore alla comunicazione e vicepresidente della Giunta regionale, ha concluso la sua risposta a una interrogazione presentata dal capogruppo PPI Olivo Ghilarducci che chiedeva un "nuovo sistema organizzativo" degli Uffici Stampa della Regione Toscana "con la più volte promessa valorizzazione professionale dei giornalisti che vi prestano servizio". Recentemente - ha precisato la vicepresidente Marcucci - i presidenti nazionale e regionale dell'Ordine Giornalisti si sono incontrati a Firenze con i vertici della Regione Toscana proprio per affrontare l'argomento. Negata l'esistenza di una "vertenza" formale sugli uffici stampa e ribadito più volte che le precedenti proposte della Giunta riguardavano l'Ufficio Stampa della Giunta e non quello del Consiglio ("la cui competenza è del Consiglio"), la Marcucci ha negato che la mancata soluzione del problema come aveva scritto Ghilarducci nell'interrogazione - abbia creato "discredito" nei confronti della Regione Toscana. La Marcucci ha replicato sostenendo che la Toscana è stata "la prima Regione ad aver approvato una legge a sostegno dell'informazione".
Olivo Ghilarducci (PPI) ha constatato che le stesse parole
della vicepresidente finiscono per dimostrare, al di là di una iniziale
negazione, la effettiva esistenza del problema. Sarebbe opportuna - ha aggiunto
Ghilarducci - una Commissione paritetica fra Ordine Giornalisti e Regione
Toscana in modo da poter affrontare e risolvere, in tempi da w ero brevi,
un problema che si trascina da così tanto tempo: occorre riconoscere
ai giornalisti di Giunta e Consiglio la specifica autonomia derivante dal
loro delicato lavoro, occorre tutelare le professionalità esistenti,
i posti di lavoro, la contrattualizzazione a tempo inteterminato. Ghilarducci
ha invitato la Giunta ad attrezzarsi, in modo tempestivo, per la definitiva
soluzione del problema.
Vertenza Fondiaria
La Giunta Provinciale del Sindacato Nazionale Agenti di
Assicurazione (S.N.A.) doverosamente interviene sulle "vicende fiorentine
del Gruppo Fondiaria e fa eco alle dure reazioni conseguenti alle dichiarazioni
rilasciate recentemente dall'amministratore delegato dott. Gavazzi. La Provinciale
fiorentina dello S.N.A. si sente particolarmente ferita nella sua fiorentinità,
soprattutto perché associa imprese agenziali che fanno ben comprendere
la gran voglia di dinamismo che caratterizza i fiorentini, (nella graduatoria
nazionale della raccolta premi per provincia, Firenze è ben posizionata
al pari di altre province del nord). Si teme infatti che i gravi provvedimenti
già messi in atto e gli ulteriori annunciati siano percursori della
volontà di altri Gruppi Assicurativi, aventi l'unico obbiettivo di
distruggere la rete degli Agenti con i loro collaboratori, quale canale
distributivo storico del servizio assicurativo (oltre 80% fatturato globale
ramo danni). Tramite l'azione sindacale dello S.N.A., sempre più
rivolta a salvaguardare nel rispetto delle regole diritti e libertà
imprenditoriale, l'Agente di Assicurazioni vuole essere un imprenditore
libero, vuole poter dare ai propri clienti-utenti il prodotto migliore al
prezzo minimo, consapevole che nel servizio prestato trovano riscontro le
ragioni per le quali gli assicurati hanno preferito sempre la rete professionale
degli agenti a qualsiasi altra forma di distribuzione assicurativa.
Le Compagnie Assicuratrici e l'Ania che le rappresenta,
vogliono solo reddito e pensano a ristrutturazioni che abbassano il livello
di servizio prestato agli assicurati ed attraverso il Gruppo Fondiaria,
hanno iniziato a revocare pretestuosamente quegli Agenti che hanno la sfortuna
di avere assicurati colpiti da sinistri. A dott. Gavazzi che in una ricente
riunione si è lasciato andare nell'infelice battuta: "gli Agenti
possono sfilare quanto vogliono in piazza della Libertà" risponde
che alla riuscitissima manifestazione fiorentina del 15 ottobre u.s. (5mila
Agenti provenienti da tutte le provincie italiane), ne saguiranno altre
e la prima è prevista per il prossimo 18 novembre a Milano. Il corpo
agenziale (vedi anche il recente passato dello stesso Gruppo Fondiaria)
assieme ai dependenti, ha già fatto enormi sacrifici per salvaguardare
l'immagine ed i destini economici delle Compagnie. Ogni altro attore del
mercato assicurativo, ANIA-ISVAP-MININDUSTRIA-SINDACATO DEI DEPENDENTI,
deve fare, nei rispettivi ruoli, la propria parte. L'ANIA deve abbandonare
la comoda posizione di spettatore e sentirsi obbligata ad intervenire a
salvaguardia del proprio ruolo e della propria funzione nel comprato, facendo
rispettare alle proprie associate, anche nell'interesse generale del mercato,
gli impegni colletivi sottoscritti. L'ISVAP, il Ministero dell'Industria
devono adoperarsi per un'immediata sistemazione del problema, convocando
tutte le parti interessate favorendo un confronto democratico a garanzia
del mercato assicurativo. Alle OO.SS. dei lavoratori dipendenti, anch'esse
duramente impegnate a difesa dei livelli occupazionali, chiedianno una immediata
discussione sui temi comuni e azione idonee a tutela dei respettivi interessi.
Per quanto sopra dichiarato e denunciato la Giunta Provinciale del S.N.A.
intende mandare questo messaggio al dott. Gavazzi: "quella categoria
che" come Lei sostiene con arroganza "è destinata a scomparire
", con molta umilità e con altrettanta fermezza si opporrà
a chi vuole calpestare Firenze e l'intero corpo agenziale professionale.