L'ATTENZIONE

Editoriale

Il sottile confine tra

l'essere e l'apparire


Non è facile spiegare a un bambino (e nemmeno ad un adulto!) qual è la differenza tra un "bicchiere mezzo pieno" ed un "bicchiere mezzo vuoto".

In effetti, l'apparenza è la stessa, ma la sostanza è diversa sotto l'aspetto psicologico, perchè dire in un modo o in un altro significa dare dimostrazione di ottimismo o di pessimismo.

Stesso discorso tra moralità e perbenismo, amicizia e amore, e perchè no amore e odio.

Tra due concetti c'è sempre un sottile confine che li divide e non sempre esso è visibile ad ogni nudo.

Occorre scrutare, cercare in profondità, analizzare.

Prendiamo la questione discussa in Consiglio regionale martedì scorso: il consigliere del CCD Giuseppe Del Carlo aveva presentato un'interrogazione perchè riteneva "strumentale" ed "impegnativo per le Istituzioni" il fatto che il Presidente della Regione Vannino Chiti ed i sindaci dell'Ulivo avessero "ossequiato" il candidato senatore nel Mugello, Antonio Di Pietro.

Chiti ha invocato la Costituzione, la libertà di tutti i cittadini di manifestare il proprio pensiero, di partecipare a qualsivoglia riunione.

Ha ragione Chiti quando si riferisce al "cittadino Chiti", ma non ha ragione se si riferisce al "presidente Chiti".

Ma come è possibile scindere le due personalità?

Certo che non ci sono problemi di legittimità, come ha spiegato Chiti, ma di opportunità, sì, come ha insistito Del Carlo.

Perchè, quello che è permesso ad un cittadino libero da incarichi non sempre è permesso ad un altro cittadino, che ha incarichi che lo "espongono" all'attenzione pubblica.

E su questo confine si è collocato anche Olivo Ghilarducci, capogruppo del PPI (che fa parte integrante della maggioranza, ovvero di Toscana Democratica) il quale ha sostenuto che la presenza di Chiti all'incontro con Di Pietro poteva anche essere legittima se invitato dal candidato o dal Comitato per l'Ulibo. "Invece - ha detto Ghilarducci - si è verificato un errore istituzionale in quanto è stato proprio Chiti a proporre l'iniziativa inviando una lettera in tal senso ai sindaci del Mugello".

E che le istituzioni abbiano sofferto, secondo Ghilarducci, lo si ricava anche dall'entusiasmo con cui la vice-presidente della Regione, Marialina Marcucci, ha accolto l'iniziativa.

Insomma "lettera inopportuna" ai Sindaci e quindi sforamento del confine tra l'essere e l'apparire.

D'altra parte quello stesso giorno Di Pietro incontrava i partiti della coalizione dell'Ulivo in altra sede. Si sarebbe potuto fare anche un incontro unico, senza compromettere l'immagine delle istituzioni.

Ma tant'è!

Se l'uomo non sbagliasse non sarebbe più un ... uomo!

Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Ricerca e innovazione tecnologica

all'attenzione del Consiglio regionale

 

Ha dedicato una seduta straordinaria la III Commis-sione del Consiglio regionale della Toscana (presieduta da Angelo Fruzzetti) all'approfondimento dei temi della Ricerca, Trasferimento, Innovazione tecnologica.

Un'iniziativa che assume un grande rilievo, non solo per le considerazioni generali che legano la Ricerca allo sviluppo economico e sociale, ma anche per il momento in cui si svolge.

Infatti, in occasione dello svolgimento della Conferenza regionale di programmazione, la cui prefase si è già svolta prima delle vacanze estive, dovranno essere ricercate le strategie e le azioni di politica regionale per rispondere alla necessità di far convergere gli attori dei processi di innovazione e sviluppo: I'Unione Europea, il Ministero dell'Università e della Ricerca scientifica, le singole Università e le strutture di Ricerca da un lato, il mondo delle imprese dall'altro, vicino al quale si lavora nei "poli" di Firenze (con il CESVIT), di Pisa e di Siena.

Oltre a considerare che è in fase di definizione il V° Programma-quadro della Ricerca Europea. Senza dimenticare che la Bassanini prevede, a livello nazionale, modifiche sostanziali in tutto il sistema della Ricerca scientifica italiana.

Tutta la disciplina legata agli interventi pubblici relativi alle attività economiche e industriali, ivi compresa la ricerca applicata e l'innovazione tecnologica dovrà, entro l'anno, essere riordinato, sempre a seguito della legge 59/97 (Bassanini). Nel frattempo, la Commissione regionale, che sta lavorando alacremente e con indubbia professionalità sull'argomento, ha predisposto un adeguato programma di audizioni che vede in evidenza quello della sottolineatura degli aspetti critici del rapporto tra imprese e centri di ricerca e di trasferimento tecnologico ivi compreso il ruolo della rete regionale dell'alta tecnologia. In tale ambito sono stati già effettuati alcuni proficui incontri con imprese aderenti all'Associazione industrtiali di Firenze, che hanno effettuato interventi di innovazione tecnologica nei settori tradizionali e nell'alta tecnologia.

A breve dovrà esserci anche un incontro con il Prof. Varaldo, direttore della Scuola Superiore S. Anna di Pisa, nonché coordinatore della ricerca sulle imprese toscane collegate alla Regione toscana. Le audizioni proseguiranno poi, in data da concordare, con il Prof. Cresti, docente all'Università di Siena ed esperto presso la Comunità europea che segue per l'ltalia il V° Programma Quadro della ricerca scientifica europea. Secondo il presidente della Commissione, Fruzzetti, si dovrà pervenire a particolari incentivi per favorire la ricerca tecnologica. In particolare si ipotizza sgravi fiscali, ma anche interventi diretti di strutture come il CNR con il "distacco" temporaneo di propri esperti presso le imprese impegnate nell'innovazione tecnologica. Ne sapremo di più quando si arriverà alla "Conferenza regionale sulla ricerca", dalla quale dovrebbero partire le mosse per la costituzione di una Agenzia specifica che dovrà coordinare tutta l'attività della ricerca e dell'innovazione tecnologica sul territorio, in qualche modo collegate al pubblico.

Le linee già tracciate della Conferenza prevedono alcune relazioni particolari relative all'analisi del posizionamento nazionale ed europeo della Toscana nel settore dell'innovazione, le potenzialità ed i programmi dei grandi attori pubblici e privati, l'identificazione di ipotesi progettuali per settori, tecnologie, aree territoriali, il finanziamento alla ricerca (a cura di Recital e sportello APRE), il ruolo delle strutture di trasferimento esistenti (Relay Centers, Tetris, Poli della Rete, Università, Arre CNR, etc.)

Marilena Milani

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L'ATTENZIONE

Firenze città-cerniera per il disegno industriale

Dopo un periodo di crisi dovuta alla carenza di iscritti, la Scuola di specializzazione in "disegno industriale" si presenta con nuove prospettive di rilancio. Due le novità annunciate per l'anno accademico 1997/98: la volontà di stabilire rapporti concreti tra la scuola ed il mondo del lavoro; la riduzione del corso da tre a due anni. Alla guida è stato chiamato Massimo Ruffilli, un personaggio che conosce sia l'Univerità (perchè è un docente) sia la produzione (ha avuto incarichi all'IRI, è stato presidente dell'ATAF, di cui è ancora consigliere).

Vediamo di capirne di più attraverso questa intervista.

Prof. Ruffilli, come pensa di risolvere la questione delle iscrizioni?

Se una scuola di specializzazione non dà alcune garanzie occupazionali successive non può essere appetibile. Occorre quindi lavorare per stabilire a priori rapporti concreti tra l'università ed il mondo del lavoro. C'è anche una questione di costi. Un neo-laureato, dopo tanti anni di sacrifici economici non può permettersi il lusso di continuare a spendere altro danaro per la Scuola di specializzazione. Questo è uno dei motivi per cui è stata introdotta la novità di ridurre il numero degli anni da tre a due.

Resta sempre un peso economico, per alcuni forse insostenibile?

Sono convinto che coinvolgendo le due "parti" si deve tentare di portare alla ferquenza 15 laureati in architettura coperti da altrettante borse di studio.

E dovrebbe bastare?

Non esattamente. Ma potrebbe essere un buon inizio.

E poi?

Le borse di studio potrebbero essere il primo passo per convincere le aziende a prevedere l'assunzione di questi laureati specializzati.

Professore, Lei crede che Firenze sia una città adatta per una Scuola siffatta?

O piuttosto non crede che la carenza di iscritti sia un fatto culturale e non economico?

Diciamo che la capitale del disegno industriale rimane sempre Milano ed in genere città del nord. Ma noi non vogliamo aprire ostilità con nessuno. Non vediamo nella nostra attività alcuna contraddizione con l'esistente al nord.

Ma sarà difficile competere nel campo del disegno industriale...

Qui giova chiarire subito una cosa. Il disegno industriale non si riferisce esclusivamente ai prodotti dichiaratamente "industriali". Esso si estende a tutta la gamma dei prodotti che in qualche modo abbiano un riferimento con il consumatore finale.

Per esempio?

"Disegnare" non significa soltanto prefigurare il modello di una vettura, ma significa anche "illustrare" un mobile, la moda, la meccanica, l'arredo urbano. Significa anche entrare nella telematica, nel cinema, nella comunicazione in generale. E' disegno industriale anche predisporre un pacchetto per contenere gli spaghetti, un modesto portacenere è sempre frutto di un disegno industriale. Abbiamo capito che il disegno industriale può abbracciare tutti i campi. Ma torniamo alla ipotetica concorrenza con Milano. Nessuno pensa alla concorrenza. Sono personalmente convinto di due cose: la prima è che la Toscana ha bisogno di una propria Scuola di specializzazione grazie alla sua "ricchezza" in settori interessati come la moda, i mobili, la telematica, i trasporti, etc.; la seconda è che Firenze, per la sua posizione geografica e la sua innata vocazione culturale, può diventare la città-cerniera tra nord e sud per lo sviluppo e l'applicazione del disegno industriale.

Elena Carbone



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L'USL sbaglia, il medico paga

La notizia non è ghiotta, ma decisamente contraria ad ogni decenza. La convenzione firmata dalla Regione Toscana e dalla FIMMG prevede, tra le altre cose, che i medici convenzionati debbano avere un massimale di assistiti. E poichè possono intervenire modifiche nell'elenco dei cittadini assistiti dal medico si pone il seguente quesito: se un assistito muore chi deve dare comunicazione al medico curante?

Il secondo comma dell'art. 28 della Convenzione (che scadrà il prossimo 31 dicembre 1997) stabilisce che "la revoca della scelta da operarsi d'ufficio per morte dell'assistito ha effetto dal giorno del decesso. L'Azienda USL è tenuta a comunicare la revoca al medico interessato entro un anno dall'evento". In caso di cambio di residenza la nuova Azienda interessata ne dà comnunicazione alla vecchia e questa ha l'obbligo di darne notizia al medico curante entro tre mesi. Ma c'è di più. All'art. 30 è scritto chiaramente che "entro la fine di ciascun semestre le Aziende inviano ai medici l'elenco nominativo delle scelte in carico a ciascuno di essi". Ed al secondo comma è detto che "le Aziende, inoltre, comunicano mensilmente ai singoli medici le variazioni nominative ed il riepilogo relativo alle scelte ed alle revoche".

Tutto ciò premesso c'è da chiedersi per quale movito qualche magistrato vuole addebitare al medico il fatto di aver riscosso dalla Regione il compenso per l'assistenza anche di assistiti morti o trasferiti. La responsabilità, secondo la convenzione, è tutta nelle mani dell'Azienda USl che è tenuta ad aggiornare gli elenchi e a darne comunicazione al medico. Non sarebbe sbagliato che la Regione richiamasse le USL alle loro responsabilità e che i magistrati tenessero conto della convenzione.

 

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L'ATTENZIONE


Accordo di programma per il porto di Livorno

 

"Adesso lo sviluppo della città e quello del porto saranno finalmente sinergici".

Lo ha detto l'assessore allo sviluppo del Comune di Livorno, Virgilio Simonti, dopo che, qualche giorno fa, la Regione Toscana, Comune e Provincia di Livorno e Autorità Portuale hanno siglato l'accordo di programma per il Porto livornese: un atto di valore generale che servirà, tra l'altro, a individuare sedi e procedimenti di concertazione per la formazione del Piano Regolatore Portuale e per la elaborazione dei piani attuativi previsti dal Piano Strutturale che ricadono nell'ambito funzionale del Porto.

Particolarmente soddisfatto il presidente della Regione Toscana, Vannino Chiti: "La cooperazione -ha detto- dà risultati positivi e come in questo caso crea precedenti per altre realtà a livello nazionale".

Livorno infatti è il primo porto italiano che si dota di uno strumento come il Prp.

Ma la riunione tra istituzioni non si è fermata alla sigla dell'accordo di programma per il porto. Chiti, il presidente della Provincia di Livorno Claudio Frontera, il sindaco di Livorno Gian-franco Lamberti, hanno sottoscritto anche il Protocollo di Intesa di "metà mandato".

Un aggiornamento a metà strada per confermare metodo e linee di indirizzo cui le amministrazioni si sono riferite in questi anni che hanno segnato l'attività delle amministrazioni e hanno sancito nuovi e comuni obbiettivi.


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