L'ATTENZIONE ![]()
![]()
Ma guarda chi bussa alle nostre porte? la crisi di governo!
Forse non entrerà, forse entrerà. Comunque essa bussa, anche
con insistenza. E questa volta la mano che spinge il campanello ... d'allarme
è quella ferma di Nerio Nesi, il banchiere di Rifondazione Comunista,
ex-socialista e responsabile della politica del credito del Psi, nonchè
ex-Presidente della potentissima Banca Nazionale del Lavoro.
E cosa risponde dall'interno della propria casa il leader del Pds Massimo D'Alema? Se non si vota per lo stato sociale come ha deciso il Pds ed il suo portavoce Romano Prodi, si va alle elezioni?
Ma come? Non ci avevano raccontato che il bipolarismo garantiva la governabilità per tutto il mandato elettorale? Non ci avevano fatto credere che l'Italia era diventato un paese democratico, all'inglese, o se volete, all'americana, o all'australiana?
E invece no!
L'Italia è ancora il paese delle banane sfatte, della puzza sotto il naso, degli egoismi più retrivi.
E non appena si è sentito odore di crisi, che cosa fa Pierferdinando Casini, leader del CCD, auspica la rinascita della vecchia balena bianca, quella che il Pool Mani Pulite (si dice ancora così?) credeva di aver affondato in un fondale oceanico senza possibilità di recupero.
Giusto, la balena bianca, quella DC che ha governato l'Italia per decenni e che in vista della cosiddetta seconda Repubblica si era divisa in tanti rami e che oggi torna a sperare di riunirsi ancora, ipotizzando, perchè no, un nuovo centro-sinistra che non sia più DC-PSI, ma DC-PDS.
Ne fa fede l'immediata apertura di credito del leader dei popolari Franco Marini, nonchè l'adesione all'idea di Casini del leader del CDU, Rocco Buttiglione. Gli unici incerti, che stanno ancora alla finestra a guardare, sono rimasti i socialisti, questi sì fatti a pezzettini dal Pool di Milano ed incapaci di riannodare le proprie fila.
Cosicchè li troviamo sparsi di qua e di là, alla ricerca di se stessi, quasi anime vaganti.
Ma se rinasce la DC che cosa potrà accadere? Lentamente il PDS andrà verso la propria agonia, così come è accaduto per il PSI? E Forza Italia cosa sarà capace di fare, avendo al suo seguito soltanto il partito di Gianfranco Fini?
Sono tutti interrogativi che dimostrano con assoluta chiarezza l'immaturità democratica degli italiani, la loro incapacità a programmare un futuro di relazioni ad ampio raggio, facendosi condizionare dai propri egoismi, dalla logica di campanile, dall'interesse particolare contro quello generale.
Se così è, allora, tanto valeva mantenersi
la proporzionale e le crisi governative cicliche.
Francesco Canosa
L'ATTENZIONE ![]()
![]()
Sicurezza per i lavoratori
CGIL, CISL e UIL organizzano dal 15 settembre al 15 ottobre iniziative per la sicurezza sui luoghi di lavoro che coinvolgeranno l'intera Toscana. Partecipa anche il Consiglio regionale con un gruppo speciale di 11 Consiglieri che dovranno riferire al Consiglio (entro il prossimo novembre) i risultati dell'attività svolta circa lo stato della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Per questo è iniziato un fitto calendario di consultazioni (oltre ai sindacati sono stati ascoltati i rappresentanti delle categorie produttive) che proseguirà prossimamente con i dirigenti delle aziende Asl. E' stato inoltre stabilito di effettuare visite conoscitive in luoghi "simbolo", iniziando dalle cave di marmo e dai cantieri dell'Alta Velocità. Una particolare attenzione sarà dedicata anche a specifici comparti dell'agricoltura, delle costruzioni, dell'industria.
Fra gli aspetti sui quali si è iniziato un primo confronto vanno segnalate le ricerche per verificare l'assegnazione di eventuali "premi", nell'ambito degli appalti pubblici, per quelle imprese che dimostrino "una effettiva e cospicua riduzione degli infortuni e delle malattie professionali". Si cerca anche di comprendere se è possibile definire regole per vincolare i finanziamenti che la Regione eroga alle imprese produttive al pieno rispetto delle norme di sicurezza.
Una recentissima indagine conoscitiva parlamentare che si è conclusa a fine luglio proprio sulla sicurezza del lavoro, ha confermato come la Toscana sia una fra le regioni con un indice di frequenza (in questi particolari infortuni) più alto rispetto alla media nazionale.
La Toscana è infatti al terzo posto, preceduta solo da Umbria e Marche, e la gravità del fatto è stata confermata anche nel corso delle audizioni. Il sindacato, in particolare, ha fatto presente come fra i lavoratori toscani sia aumentato il tasso di sfiducia nei confronti delle aziende Asl. Forti timori anche per la tendenza a "risparmiare" sui fondi sanitari destinati alla prevenzione (il piano sanitario regionale invita le singole Asl a destinare per la prevenzione il 5% dei fondi assegnati nella spesa sanitaria). Non sempre questa percentuale viene rispettata e i consiglieri regionali vogliono scoprire la causa.

C'è da aggiungere che il Parlamento ha evidenziato che come "La sicurezza sul lavoro continua a restare la cenerentola della politica imprenditoriale in Italia. I dati lo dimostrano: a otto anni dalla famosa "indagine Lama" poco o nulla è cambiato e gli infortuni sul lavoro proseguono al ritmo di un bollettino di guerra, 850 mila l'anno mentre quelli mortali non scendono al di sotto dei 1000-1200. Oltre 30 mila i casi di malattie professionali all'anno. E le responsabilità coinvolgono tutti: dalle carenze degli organi dell'amministrazione pubblica, alle perduranti inadempienze dei privati fino alle difficoltà ed ai ritardi nell'attuazione delle leggi. L'indagine delle commissioni Lavoro di Camera e Senato, durata oltre sei mesi, punta il dito sul fenomeno delle 'morti in cantiere'.
Una situazione che resta dunque "grave ed allarmante" e che costa allo Stato ogni anno più di 55mila mld, pari a circa il 3 pc del pil e che si coniuga con un livello di attività di prevenzione bassissima, una scarsa informzione sui rischi da lavoro e una pressochè inesistente formazione di addetti alla sicurezza. Per il Parlamento è quindi ormai indispensabile l'adozione di una vera e propria strategia.Sette le priorità da seguire: attuare senza dilazioni tutte le leggi sulla sicurezza; rivedere e coordinare la normativa sugli appalti, potenziare gli organismi di sorveglianza con deroghe al blocco delle assunzioni nella P.A.; introdurre norme premiali e di sostegno, soprattutto per le piccole imprese; attivare un coordinamento di tutti gli organi pubblici che si occupano di prevenzione; vincolare rigorosamente alla prevenzione almeno il 6 per cento (5.400 miliardi) del Fondo sanitario nazionale.
Oltre le sanzioni, sgravi contributivi e credito agevolato. E per combattere le piaghe del caporalato e del lavoro nero, che alimentano in maniera drammatica le statistiche sugli infortuni, occorrono anche incentivi ad hoc. E nel mirino dei parlamentari anche e soprattutto gli appalti con offerte anomale. I ribassi spesso sono la spia di mancanza di sicurezza sul lavoro. Per questo i commissari propongono di inserire nei capitolati l'espressa dichiarazione dei costi minimi che l'impresa sosterrà per la sicurezza.
I parlamentari comunque sono decisi a vigilare sulle indicazioni fornite al governo circa il drammatico fenomeno e tra sei mesi chiederanno conto all'esecutivo sul lavoro svolto in materia. Gli infortuni sul lavoro costituiscono inoltre un costo pesantissimo per lo Stato: 55 mila miliardi l'anno, pari a circa il 3 per cento del Pil, secondo i dati Inail. Nel '96 gli incidenti sono ammontati a 864.041 di cui 755.483 nell'industria e 108.558 in agricoltura.
Le malattie professionali denunciate, sempre nel '96, sono
state 29.234 di cui 28.239 nell'industria e 905 nell'agricoltura. Gli infortuni
mortali sono stati 1125. Tra le regioni più colpite, relativamente
al settore industriale, la Lombardia (con 135.490 casi, pari al 17,5 per
cento); l'Emilia Romagna (97.902 casi pari al 12,7 per cento); il Veneto
(90.277 pari all'11,7 per cento). Una classifica che si capovolge se si
considera l 'incidenza della frequenza degli infortuni: primo è l'Abruzzo
con un indice del 52,9 contro il 34,6 della media nazionale, se-guono Basilicata
con un indice pari a 51,4; Umbria con il 50,7; Molise 49,1; Puglia 46,9;
Liguria 46,8; Emilia Romagna 45,9; Valle d'Aosta 45,2; Marche 43,9; Toscana
42,9; Friuli Venezia Giulia 42,2; Veneto 40,7; Trentino Alto Adige 40,2;
Calabria 37.
E' morta il 5 settembre scorso a Calcutta,
all'età di 87 anni, Madre Teresa, la fondatrice dell'Ordine delle
Missionarie della Carità.
Premio Nobel per la pace nel 1979 aveva fondato l'Ordine nel 1950. Oggi le sue 4.000 suore gestiscono orfanotrofi, strutture per poveri, malati di Aids e bisognosi di ogni genere in tutto il mondo.
Qualche mese addietro, sofferente per un attacco di cuore, un'infezione ai polmoni e disturbi renali, Madre Teresa aveva lasciato la guida dell'Ordine.
"Legata" più al Paradiso che alla terra, Madre Teresa aveva sfidato l'impossibile scegliendo di vivere vicino ai poveri, a contatto con malati terminali, contagiosi, sempre pronta a sorridere anche alla morte che carpiva l'anima da corpi straziati dalle malattie.
Di fronte alla morte Madre Teresa sorrideva, era convinta che finalmente quelle anime nobili si apprestavano a vivere una vita extraterrestre serena. Ed era tanto convinta di questo che l'aveva trasmesso anche alle "sue" suore che di fronte alla morte di Madre Teresa non hanno sofferto più di tanto. Per la suora, alla quale Papa Woytila ha dedicato una "pagina" della vita della chiesa, e di fronte a lei si era "inchinata" anche Lady Diana, terra o cielo era la stessa cosa.
Nelle fogne di Calcutta, piena di dolori ed acciacchi, lei stessa ridotta un piccolo microcosmo di malasalute, accompagnava i moribondi nell'al di là. Lei ha sempre giurato che morivano felici. Tra miliardi di persone che vivono nel mondo se Madre Teresa ti guardava, come assicurano coloro che l'hanno conosciuta, ti sentivi solo, unico, importante, felice di vivere, pur nella miseria e nella disperazione. Perchè ti guardava come guarda Dio, che ti penetra nel profondo dell'anima, ti attraversa il corpo senza che tu te ne renda conto, ti esalta, ti fa sentire importante. Una donna, piccola, apparentemente indifesa, che ha portato nel mondo l'illuminante bagaglio della misericordia, della comprensione, della tolleranza.
Chi di noi può dire di aver imparato da Madre Teresa almeno qualche piccolissima parte delle sue virtù? Chi non lo ha fatto può provarci, siamo sicuri che si sentirebbe più vicino a Dio. E non sarebbe poco!
A Montecatini Borsa del turismo sportivo
Sport, turismo, fitness, benessere e tutto il variegato
mondo delle vacanze attive sono i temi centrali della quinta edizione della
Borsa dei Turismo Sportivo in programma a Montecatini il 17 e il 18 ottobre
1997 . Un appuntamento unico in Italia per lo sport legato al turismo inteso
come pratica di attività fisiche soprattutto all'aria aperta. E'
un segmento sempre più significativo del comparto turistico: una
realtà economica che muove ormai circa 15.000 miliardi. Nel panorama
delle manifestazioni turistiche la Borsa di Montecatini, grazie a un attento
lavoro di selezione e ricerca, si conferma, alla sua quinta edizione, l'osservatorio
privilegiato di questo comparto in continua espansione.
Per due giorni il Palazzo dei Congressi di Montecatini sarà sede delle trattative e degli scambi tra gli operatori della domanda e dell'offerta nazionale ed estera. Il workshop specializzato dedicato alla pratica sportiva sia professionistica che amatoriale propone un ricco panorama di informazioni e aggiornali dati tecnici. B T S, promossa da Coni, Enit, Regione Toscana, Camera di Commercio di Pistoia, Provincia di Pistoia e Consorzio Cuore della Toscana Promuove, offre un'opportunità unica a tour operator, squadre professionali o amatoriali circoli sportivi e ricreativi, enti di promozione sportiva, scuole di sport, vettori e tutto il variegato mondo dello sport. L'occasione migliore per incontrarsi, avere le informazioni su luoghi, strutture sportive e ricettive, per sondarne i costi, contattare direttamente i responsabili e avviare le trattative. Di rilievo il convegno organizzato venerdi 17 su "Turismo, sport e handicap" al quale prenderanno parte atleti, allenatori e grandi viaggiatori, disabili e non.
Nuove centrali geotermiche

Nel susseguirsi di interventi sull'argomento geotermia si lanciano continui allarmi, anche a livelli politici qualificati, su una presunta imminente crisi del settore per effetto di una sorta di abbandono da parte dell'ENEL, proprio mentre l'azienda, superato il periodo di incertezza derivante dalla moratoria sull'attività costruttiva nell'area amiatina, ha varato un piano realizzativo che, nel periodo 1997-2002, prevede la costruzione di oltre 10 nuove centrali, con le quali si raggiungerà a quella data una potenza efficiente di circa 700 MW (rispetto agli attuali 500), ed un programma di impianti di teleriscaldamento da fonte geotermica per complessivi 60 miliardi di chilocalorie/ora, corrispondenti a un minor consumo di idrocarburi di circa 20.000 tonnellate equivalenti di petrolio/anno.
Il fatto che l'ENEL impegni rilevanti risorse finanziarie (circa 1000 miliardi di lire) nel suddetto programma pluriennale per lo sviluppo interno della fonte geotermica e che stia avviando concreti impegni internazionali per esportare proprie conoscenze e tecnologie in paesi terzi ricchi di tale risorsa energetica è la prova evidente dell'interesse allo sviluppo del settore.
Il conclamato calo occupazionale diretto nel comparto geotermico, peraltro assai contenuto, è congruente con gli interventi di razionalizzazione e miglioramento di efficienza, in parte già attuati o in prossima attuazione, in linea con le esigenze di concorrenzialità imposte dal mercato.
Come già più volte recentemente ribadito, l'ENEL non sta preparando alcun piano di riduzione drastica del personale, ma sta attuando una corretta gestione delle proprie risorse, anche in vista della importante competizione industriale che l'attende, il cui successo è la migliore e l'unica vera garanzia anche sul piano occupazionale.
Un annuncio di questi giorni è la costruzione di altre due centrali a Piancastagnaio ed una a Bagnore.