L'ATTENZIONE ![]()
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Se la religione non esistesse bisognerebbe inventarla.
L'uomo non può fare a meno di credere in qualcosa, più che
in qualcuno. Se pensa che un giorno incontrerà Dio si prepara con
adeguatezza a quell'importante appuntamento. Chi non crede nell'esistenza
di Dio si prepara ugualmente, perchè, egli pensa, è meglio
essere previdenti, o furbastri, come ce ne sono molti. Così, credenti
o non credenti, si guarda a Dio, al Papa che lo materializza sulla terra.
Non potrebbe essere altrimenti, visto che al Papa dedicano attenzione e
cortesia Capi di Stato, gente umile, cattolici convinti ed atei.
Ci si meraviglia che dove arriva il Papa arrivano fiumi di persone (Parigi è solo l'ultima tappa temporale del meraviglioso viaggio di papa Woytila), che sono soprattutto giovani alla ricerca di certezze, di verità, di solidarietà. I giovani si avvicinano sempre di più a Dio, ed alla Chiesa, sempre di meno alla politica, nella quale non riescono mai a leggere la verità, l'amore, la comprensione. Dai grandi temi internazionali a quelli locali, è sempre uno spettacolo da baraccone, con protagonisti arruffoni che si azzuffano per tenere la scena, spesso costretti a muoversi sotto il comando di fili più o meno invisibili.
Non è necessario fare sforzi di fantasia, nè impegnare l'intelligenza più di tanto per capire come ci si muove nella giungla della politica. Che diventa sempre più intricata. Prendiamo l'esempio del Mugello, dove si voterà a novembre per eleggere un senatore della Repubblica al posto del dimissionario Pino Arlacchi. E' tutto fumo, impastato di ipocrisia e di maleodorante collante di partito, che si muove nelle valli mugellane, rischiando di portare il cancro alla lussureggiante vegetazione. Un tale Massimo D'Alema "indica" come candidato un ex-PM che ha avuto il merito di distruggere il PSI usando l'arma della carcerazione (mentre Tangentopoli continua il suo "corso"), che a sua volta è plurindagato e nessuno può dire in questo momento se colpevole o meno; Rifondazione Comunista gli oppone un comunista DOC, inventore della televisiva Telekabul, Alessandro Curzi; il Presidente della Regione Toscana ed i sindaci del Mugello "tirano" la volata all'ex-PM; l'addetto-stampa della vice-presidente della Regione viene "messo a disposizione" dell'ex-PM per la campagna elettorale scatenando ulteriori polemiche (ma non c'erano più giornalisti, magari che non avessero una "convenzione" a pagamento con la Regione?).
E così si assiste a spettacolini che la coscienza civile avrebbe dovuto bandire da tutte le piazze, anche quelle periferiche mugellane. Ma la dignità, almeno in politica, sembra un optional che si acquista al mercato del potere senza pagamento in danaro, ma con servilismi i più diversi per soddisfare ambizioni puramente personali. Salvo, quando le cose cambiano, a rivenderla ad altri profeti ed a riacquistarla sotto altre spoglie. Ci si meraviglia perchè le adunate del Papa sono sempre enormi, straripanti. Ci meravigliamo della meraviglia altrui, a meno che anche questa non sia solo una furbizia, come appaiono, in genere, i comportamenti dell'italiano medio. Che Dio ci sia o no, almeno ci dà una speranza di verità. Quella verità sconosciuta alla politica, in particolare a quella che esprime questa cosiddetta seconda Repubblica, che sembra avere più i caratteri di un regime (ancorchè democratico) che di libertà.
Francesco Canosa
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Una regione derelitta
Cosenza
dall'inviato
f.c.
Quando negli anni d'oro del PSI al governo, Giacomo Mancini,
attuale sindaco di Cosenza, era ministro dei lavori pubblici, si vide la
realizzazione dell'unica opera colossale ancora visibile oggi: l'autostrada
Salerno-Reggio Calabria, che doveva "avvicinare" il sud al nord
ed all'Europa.
Ma avvicinare cosa?
L'idea non era sbagliata: favorire lo spostamento dei turisti dal nord al sud e lo spostamento delle merci dal sud al nord. E purtroppo, al sud i turisti non portano ricchezza, forse per la mancanza di una cultura turistica dei meridionali, ed al nord non arrivano le merci, perchè al sud si è fatto poco in termini di attività produttive e di occupazione. E' fallito il progetto di realizzare il V Centro siderurgico, è fallito il mega-porto di Gioia Tauro, non è decollata la nascita di piccole e medie imprese.
Per colpa di chi?
E' facile attribuire le responsabilità alla criminalità organizzata, ma quanta parte di responsabilità deve essere attribuita allo Stato, alla classe politica nazionale e locale, ai sindacati, alle componenti sociali? La stessa Cassa di Risparmio di Calabria (oggi nell'orbita Cariplo di Milano) non ha saputo cogliere appieno le aspettative degli imprenditori e spesso si è trovata coinvolta in episodi poco edificanti, rinunciando così a svolgere quel ruolo di traino dell'economia che una volta era assegnato ad una banca locale. Per Gioia Tauro si parla di stranieri disposti ad acquistare il terminal. Buona idea, se verrà fatta marciare nella legalità. Quelle misere 240 navi al mese che oggi si muovono in quel porto potranno salire rapidamente di numero e portare ricchezza e lavoro. Sì, lavoro. Quello che manca. Spenta l'impresa di Stato, che non è riuscita a rivitalizzare l'economia calabrese, industria più fragile, turismo di massa (con due, tre famiglie che affittano un appartamento per dividersi le spese, vivendo in promiscuità assurda), mancanza di depuratori e quindi poca protezione dell'ambiente, gli occupati sono sempre meno.
Nel 1996 la Calabria ha perso oltre 20.000 posti di lavoro, che vanno a sommarsi a quelli perduti negli anni precedenti. Oggi, su una popolazione di 2.042.000 unità, si conta un forza-lavoro di 716.000, di cui 168.000 in cerca di occupazione di cui 73.000 a caccia della prima occupazione e 56.000 disoccupati. Non c'è da meravigliarsi, quindi, se per 20 posti di lavoro nel porto sono state presentate 23.000 domande di assunzione.

Ma quale futuro si può ipotizzare per la Calabria.
"Espansione della base produttiva e crescita occupazionale
sono i cardini - secondo Domenico Cersosimo, docente all'Università
di Cosenza - che possono smuovere la regione. E' una via obbligata quella
di percorrere la strada in coppia dei due fattori" E Mancini, tornato
alla guida del Comune di Cosenza dopo le note disavventure giudiziarie,
auspica una presa di coscienza collettiva per lo sviluppo della calabria.
"A suo tempo ho indicato la strada per "aprire" la Calabria
all'esterno. Oggi occorre riprendere con rinnovato entusiasmo le iniziative
impantanate nelle maglie della burocrazia, della cattiva volontà
e della criminalità, e promuovere una Calabria moderna, per farle
esprimere appieno tutte le sue potenzialità di sviluppo". Il
futuro della Calabria, comunque, dipente dai calabresi! Sono loro che devono
rimboccarsi le maniche, rifiutare l'assistenzialismo e scacciare il fatalismo,
ergersi a paladini di se stessi, proteggendo le ricchezze di cui dispongono
per il bene loro e dei loro figli.
In questa fine d'estate toscana
non tutti sono interessati al ciclone Di Pietro, ma qualcuno (per la verità,
molti) si sono dedicati a proseguire le forti polemiche sulla mostra di
Seravezza sul Duce. Dopo innumerevoli vicissitudini ed ostacoli posti dalla
sinistra versiliese, la mostra è riuscita lo stesso ad aprire i battenti,
confermando un elevato interesse sull'argomento, come dimostrano le circa
2000 affluenze dei primi giorni. Tra i visitatori anche personaggi di rilievo
nazionale quali Mirko Tremaglia e Vittorio Sgarbi. Quest'ultimo, in particolare,
ha voluto chiarire la propria posizione nei confronti della mostra, trovandola
non tanto acritica come definito dalla sinistra contraria, ma uno strumento
utile a rinnovare il continuo monito italiano a non vedere la dittatura
tra le possibilità di governo di un Paese come il nostro. Ben più
duro, invece, il giudizio dell'agguerrito Klaus Davi, che con una dura lettera
a Walter Veltroni ha chiesto al più presto la chiusura della mostra,
giudicata un vero atto di irresponsabilità. Il giudizio negativo
è stato, inoltre, rinforzato dalla quasi concomitanza della mostra
con l'anniversario dell'eccidio nazifascista di Sant'Anna di Stazzema dove
morirono 560 persone. Ma allora, chi ha ragione in merito alla moralità
di una mostra del genere? La sinistra che la vede troppo di parte e favorevole
al fascismo oppure chi la vede con occhio più sereno e forse più
maturo, cogliendone il solo scopo didattico informativo dichiarato dagli
organizzatori?
Intanto tutta questa storia a qualcuno
è servita! Sicuramente al tipografo che ha avuto commissionata la
realizzazione di migliaia di volantini e manifesti a lutto utilizzati il
26 agosto in una manifestazione contro la mostra sul duce. Almeno lui ha
guadagnato un pò di soldi, alla faccia dei fascisti e dei "comunisti"
messi insieme. Sull'argomento si è dunque fatta molta polemica, soprattutto
di quella inutile e gratuita, dettata da vecchi rancori o da necessità
di propaganda estiva. Ma qualcuno è anche riuscito a cogliere l'occasione
per ribadire concetti sacrosanti della nostra democrazia, senza cadere nella
tentazione di sparare a zero. Tra questi Mauro Bitossi della Segreteria
della Camera del Lavoro di Livorno, che ci ha fatto pervenire la seguente
dichiarazione:
"Il ventennio è stato per l'Italia un periodo nefasto, durante il quale il popolo ha vissuto in un clima di intolleranza, di razzismo e senza alcuna forma di democrazia, ridotto alla fame ed alla miseria dalle guerre del duce. A mio avviso, documentare quel periodo con mostre, filmati od altro, è utile, a patto che ci si inserisca in un quadro educativo che trasmetta un messaggio: "la indiscutibile negatività del fascismo e la sua inaccettabilità da parte di un popolo che voglia essere libero e democratico". Non conosco le motivazioni ed il senso della mostra sul duce proposta a Seravezza, perciò, non mi intrometto nella polemica tra l'Amministrazione di quel paese e Rifondazione Comunista. Mi spinge ad esprimermi, invece, il fatto che non mi hanno convinto il tono e gli argomenti contenuti nell'articolo (firmato n.c.) apparso sul settimanale a pag. 18, n.1246 del 2 agosto 97. Secondo me, il problema non consiste nel verificare la consistenza di presunti nostalgici, anche se non si può nascondere che i fascisti in Italia non sono un articolo raro da trovare, vedo piuttosto altri elementi che non dovrebbero essere sottovalutati. Nel mondo, in modo particolare in Germania (e facciamo attenzione in casa nostra), sono presenti espressioni di una "non-cultura" ispirata al fascismo, così come esistono organizzazioni neonaziste e, nel panorama politico, partiti politici e personalità che praticano pericolose operazioni di revisionismo storico. Dunque, il problema è quello di capire come si fa a difendere le nuove generazioni da falsi insegnamenti, a partire da non smarrire il senso della storia. Ai giovani va detto e fatto capire che Resistenza e fascismo non sono facce diverse della stessa medaglia, una rappresenta la ragione, l'altra il torto. Qualsiasi mostra "storia" deve servire a ribadire: non accada mai più.
Sono convinto che non possiamo mai abbassare la guardia, perciò provo un senso di fastidio ogni qualvolta vedo affrontare questi argomenti con ironia e superficialità, niente deve essere concesso al buonismo ed alla possibilità che possano essere ridimensionate, agli occhi dei giovani, le responsabilità di Hitler e Mussolini."
Mauro Bitossi
n.b.
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Non c'era ironia nel mio resoconto, perchè la questione è maledettamente seria. Non oggi, perchè sono convinto che gli italiani non sono d'accordo per nessuna dittatura (di qualsiasi colore), ma per la storia vissuta, tragicamente.
Avevo detto e ripeto, e sono d'accordo con Bitossi, che il fascismo è stata una tristissima pagina della storia del nostro Paese.
Anche documentando, si rafforza l'idea antifascista.
(n.c.)
La telefonia pubblica
Nessuno sa spiegare con certezza perchè, ma a Firenze
i vandali si accaniscono sempre di meno nei confronti delle cabine telefoniche.
Forse perchè si usa meno moneta, come ha ipotizzato Renato Pizzuti,
responsabile della Filiale Telecom di Firenze. Forse perchè l'uso
sempre più massiccio delle schede (nel 1997 il traffico nella telefonia
pubblica ha pagato in misura del 32% con moneta e del 68% con schede). D'altra
parte, l'aumento di stranieri a Firenze, l'incremento di carte da parte
della Telecom (che fornisce schede telefoniche prepagate, carte internazionali,
carte di credito, Call It Omnia), sono fattori positivi. E tutto questo
vale soprattutto per una città come Firenze dove oltre ai residenti
numerose sono le presenze sia di vacanzieri che congressisti - la telefonia
pubblica rappresenta sotto l'aspetto sociale uno dei più importanti
mezzi di comunicazione. Telecom Italia pone particolare cura nella gestione
degli apparecchi a disposizione del pubblico, servizio questo che sarà
particolarmente apprezzato se il cliente sarà in grado di trovarlo
in maniera rapida, in condizione di completa affidabilità in modo
da poter soddisfare prontamente la sua esigenza.
Nella città di Firenze gli apparecchi a disposizione
del pubblico sono 5.000 (1 ogni 80 abitanti) di cui 1.000 sono ad
orario illimitato (550 in cabine stradali). Tutti gli impianti
pubblici sono collegati a centrali di telecomunicazione elettroniche. Sono
attivi tre Centri Telefonici Pubblici: p.za Stazione (pensilina lato uscite),
Via Cavour 21/r, via S. Pier Maggiore. Altri tre dovrebbero essere attivati
entro l'anno. Molti degli apparecchi sono funzionanti sia con monete e gettoni
che con carte di credito telefoniche, con la Call it Omnia, con le schede
telefoniche prepagate, compresa quella internazionale. Rimanendo nell'ambito
degli apparecchi disponibili 24 ore su 24, numerosi sono stati gli interventi
effettuati nel corso degli ultimi mesi, in accordo e con il benestare dell'Amministrazione
del Comune di Firenze. Solo per citare alcuni esempi si ricorda la sostituzione
di n°170 nuove cupole montate su parapedonali; sostituzione di 55 cupole
all'interno della Fortezza da Basso; sostituzione di n°15 cabine con
altrettanto di nuovo modello - tutto vetro - che sono di minimo impatto
urbanistico-ambientale; ristrutturazione di tutti gli impianti all'interno
della stazione S.M.N. (già iniziata per il summit europeo) e concluso
con l'installazione di 2 apparecchi montati su colonnino alla testa di ogni
binario.
Oltre al non indifferente aspetto quantitativo del parco di telefonia pubblica, è da sottolineare il profondo mutamento per quanto riguarda la qualità del servizio; indice questo emerso da sondaggi effettuati, da personale esterno alla Società, presso gli utilizzatori (anche se qualche volta alcuni ricordano situazione passate). Per quanto riguarda la manutenzione degli impianti, dal 1 ottobre p.v. verrà ampliato l'orario: dal lunedi al venerdì fino alle ore 20, mentre per il sabato e la domenica rimane fino alle 18,30. Un sistema di telecontrollo-a-distanza consente ai tecnici di Telecom Italia di intervenire rapidamente sugli impianti per i quali vengono segnalate anomalie. I ripristini vengono effettuati per oltre 1'80% dei casi nella stessa giornata della segnalazione (il dato acquista maggior significato se si considera che le segnalazioni al sistema pervengono anche nel cuore della notte); il rimanente viene effettuato nella giornata successiva. La pulizia degli impianti viene effettuata periodicamente e viene numericamente aumentata in determinati periodi come nel caso di manifestazione ecc; Telecom Italia raccomanda in ogni caso il buon senso ed il civismo degli utilizzatori.
Mensilmente partono dagli impianti pubblici di Firenze 3.500.000 conversazioni, con punte - per alcuni apparecchi - di oltre 200 giornaliere; quest'ultimo dato serve per avere un'idea sulla funzionalità degli apparecchi e sull'impegno profuso dalla Società per il loro mantenimento. Telecom Italia ha curato l'aspetto "sociale" anche nell'ambito della telefonia pubblica; infatti oltre a predisporre, in linea generale, gli impianti anche per i portatori di handicap motori, presso la Stazione F.S., l'Aeroporto Vespucci ed il Centro Telefonico pubblico di via Cavour sono attivi gli apparecchi per sordomuti. Con questo imponente parco di telefonia pubblica Tele-com Italia, ritiene - tra l'altro di dare un valido contributo per il miglioramento dell'immagine di Firenze nel mondo.
Prosegue l'iniziativa A.FA.M. - Prontofarmaco
Sempre più anziani, grazie all'allungamento della
vita media, sempre più impegni sociali a loro favore. Essendo passati
dall'inizio del secolo ad oggi dall'1 al 7 per cento di ultrasessantacinquenni
sull'intera popolazione mondiale, aumentano i problemi (sociali ed economici)
per i Governi. Uno dei problemi più evidenti dell'età avanzata
è la difficoltà di deambulazione, a causa di danni allo struttura
muscolo-scheletrica. Altri danni riguardano il sistema immunitario e quello
circolatorio. Sugli anziani pesa, in maniera notevole, l'inquinamento atmosferico
e quello da fumo. Per affrontare la complessa problematica dell'anziano
la classe medica mondiale sta pensando come attivare un meccanismo di "aiuto"
domiciliare, anche per evitare stressanti e costosi ricoveri. Non solo.
"Dobbiamo pensare anche ad una particolare assistenza domiciliare agli
anziani - ci confida Roberto Petrini, presidente dell'A.FA.M. di Firenze
- che consiste nel consegnare a domicilio le medicine di cui un anziano
necessita". Proprio per raggiungere questo scopo l'azienda farmaceutica
municipale ha avviato all'inizio di agosto una interessante sperimentazione:
la distribuzione del farmaco a domicilio di anziani, portatori di handicap
e soggetti bisognosi indicati dal Comune di Firenze.
L'esperimento si concluderà alla fine di dicembre di quest'anno. "Alla fine - dice Petrini - trarremo le conclusioni insieme al Comune ed alla farmacie municipalizzate. Vedremo, cioè, se e come il servizio dovrà essere ristrututturato per andare incontro alle esigenze di soggetti che potrebbero diventare emarginati". Anche l'altra parte dell'iniziativa (consegna delle medicine a domicilio per tutti contro pagamento di un servizio all'Humanitas che collabora con l'A.FA.M.) concluderà la prima fase al 31 dicembre 1997. Per ora non è facile fare un consuntivo dell'attività svolta durante il mese di agosto. Anche perchè essendo un mese di ferie molti anziani hanno lasciato Firenze al seguito dei parenti. Mentre altri si sono affidati all'amico vicino o al parente, senza ricorrere alla richiesta diretta al servizio "Prontofarmaco".
In verità è mancata anche un'adeguata pubblicizzazione dell'iniziativa, che non ha consentito a molti di conoscerla e quindi di utilizzarla. D'altra parte, non è facile cambiare le abitudini della gente e soprattutto non è facile con gli anziani. "Proprio per questo - aggiunge Petrini - noi siamo intenzionati a proseguire sulla strada intrapresa, che rappresenta senza dubbio un valido impegno sociale. Infatti, a fine anno faremo la verifica dell'iniziativa e decideremo, d'accordo con l'assessore Geddes sul da farsi." Una cosa ci sembra evidente: proseguire su questa strada, che è sicuramente all'avanguardia per il nostro Paese, è un modo per allinearsi a quei Paesi che sono molto più avanti di noi Uno dei tanti percorsi è stato tracciato. Adesso occorre preoccuparsi di renderlo operativo.
Elena Carbone