L'ATTENZIONE

Editoriale

Lavoro o non lavoro? Che dilemma!

Ricordate quel motivetto del dopo-guerra che faceva così: "Mangiare, bere, divertire allegramente, ma lavorare niente, ma lavorare niente". Io non c'ero, non ero ancora nato, ma quel motivetto lo sento ripetere a mio padre quando vuole prendere in giro quelli che non vogliono lavorare. Un motivetto che si potrebbe ripetere fino alla nausea, visto che in un Paese, come il nostro, malgrado si conti un tasso di diosccupazione pari al 12% della popolazione c'è una buona fetta che si comporta in maniera del tutto "schizzinosa", cercando, come si suol dire, il pelo nell'uovo al momento di accettare un posto di lavoro. Tra le motivazioni che più di consueto fanno rifiutare un impiego va sicuramente menzionata la poca propensione allo spostamento. Solo il 22,4% dei capifamiglia disoccupati italiani è disposto infatti a muoversi per trovare un posto sicuro, mentre ben il 77% accetterebbe un lavoro solo nel proprio comune di residenza.

Allora viene da chiedersi se davvero tutti i disoccupati d'Italia non hanno mai avuto un'offerta di lavoro, o se in definitiva l'italiano è troppo abituato a non fare sacrifici e preferisce vestire i panni del disoccupato piuttosto che indossare una tuta da lavoro. In particolare si nota come il Paese sia diviso in due e come nel nord la propensione al trasferimento sia bassissima, mentre dal sud, molto più provato e con tasso di disoccupazione allarmante, tanti siano disposti a cambiare città, pur di trovare lavoro. Esempio perfetto per dimostrare quanto siano falsati i dati sulla disoccupazione è rappresentato dal caso di un imprenditore vicentino che produce stampi in acciaio il quale, resosi conto del continuo sviluppo della propria attività e visto il costante crescere delle commesse, ha cercato di assumere 100-200 operai, ma senza alcun esito. Nessuno disposto a lavorare presso l'azienda vicentina, dunque, a dimostrazione che chi cerca "disperatamente" lavoro si permette ancora di fare selezione, anche se la scelta si deve risolvere tra un lavoro onesto e pagato o il meno faticoso status di disoccupato e compatito, ormai tipicamente italiano.

D'altra parte vi sfido a trovare un giovane di una famiglia benestante che trovi il lavoro "fatto per lui". In effetti l'impiego l'ha già trovato, guadagna una "paga" dalla mamma e dal papà che lavorano e che, premurosi, non voglion far mancare niente al loro delizioso figliolo! Il lavoro? Come il Paradiso, può attendere! Ma cosa deve offrire allora un imprenditore per trovare manodopera? Forse deve assicurare le vacanze ai Caraibi ed un'auto aziendale marcata Ferrari o Porche? Ed è meglio ancora sei mesi all'anno, con alloggio gratuito in una bella villa, ed altri sei mesi per "rifarsi" della stanchezza del far niente? Sto facendo dell'ironia? Per carità! E' una considerazione di un giovane come me, che lavora 10/12 ore al giorno e ha difficoltà a sbarcare il lunario, che vede coetanei ... impegnati solo ad esercitarsi nella ricerca del lavoro! E così crescono sempre più i casi di aziende che trovano come unici interlocutori per le assunzioni gli extracomunitari, bisognosi e volenterosi, nonostante i mille problemi che quotidianamente affrontano. Ma anche questo non va bene al disoccupato doc italiano. Perchè "il negro o il marocchino, piuttosto che il cinese o l'albanese, non può venire a togliere il lavoro a noi che qui viviamo da sempre la condizione di disoccupato".

Un pò come accadeva alcuni decenni fa in Germania o in America con gli italiani emigrati, malvisti dalle popolazioni locali, nonostante fossero disposti ad accettare qualsiasi tipo di lavoro, anche i più umili, per far fronte alle necessità di sopravvivenza. Allora cosa dire, alle porte di queste ennesime ed inesorabili vacanze? Partite, popolo di disoccupati schizzinosi; fatevi le vostre sacrosante vacanze, mentre, magari, nella vostra città qualche volenteroso di colore sta svolgendo un lavoro umile ma onesto sperando un domani in un'assunzione migliore. Andate a lamentarvi sulle spiagge italiane (e non), parlando male dello Stato e di chi lo governa, della mafia che impedisce il lavoro al sud o della mancanza di sussidi per i giovani disoccupati, invece di rimboccarvi le maniche ed accettare quei pur pochi lavori disponibili, magari a 100 chilometri da casa, ma capaci almeno di garantire uno stipendio ed una realizzazione professionale. E' troppo facile lamentarsi senza muovere un dito, aspettando che qualcuno, magari dall'alto, risolva la situazione per voi, inventando posti di lavoro appositamente confezionati addosso ad ogni disoccupato italiano, soddisfacendo le più svariate esigenze ed i gusti personali.

Buone vacanze, allora, con un pensiero particolare a quel "povero" imprenditore di Vicenza costretto a rifiutare le commesse per mancanza di personale. Ed ancora la speranza che le fresche e belle acque delle nostre coste portino consiglio e che il popolo dei disoccupati non si limiti, la notte del 10 agosto, ad esprimere i propri desideri al cadere di una stella, ma torni in città più determinato e maturo per affrontare in serenità qualsiasi opportunità di lavoro gli si presenti.

Nicola Canosa

 

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L'ATTENZIONE

 

 

La crisi che ha investito tutta l'area grossetana delle Colline Metallifere deve trovare uno sbocco positivo, per questo la Regione Toscana ha chiesto l'apertura di un tavolo di confronto a cui partecipino tutti i soggetti interessati. L'assessore alle attività produttive Michele Ventura, in una comunicazione al Consiglio regionale, ha confermato la consonanza della Regione con le posizioni dei Comuni e della Provincia di Grosseto, nelle richieste avanzate all'Eni ed al Ministero dell'Industria, per la realizzazione del Parco Minerario. Il processo di dismissione delle miniere da parte dell'Eni, nel territorio delle Colline Metallifere, fin dall'inizio ha posto in evidenza due macro problemi: il mantenimento dei livelli occupazionali e il riuso del territorio tramite la messa in sicurezza e la bonifica degli impianti. A questa drammatica situazione - ha ricordato Ventura - si è aggiunto il conflitto con la popolazione dovuto alla proposta di realizzare nell'area un impianto per la produzione di energia elettrica con l'uso di combustibili non convenzionali (il cosiddetto cogeneratore). L'Eni ha cercato di segmentare la trattativa su più tavoli, considerando che le competenze derivanti dalle leggi di sostegno alla riconversione sono di competenza del Ministero. L'ottica da cui parte la Regione Toscana è invece di coinvolgere tutte insieme le istituzioni rappresentative del territorio. Nella comunicazione all'assemblea toscana l'assessore alle attività produttive ha fatto il punto su quanto è già stato realizzato e quanto risulta ancora da risolvere. "Le politiche di riconversione occupazionale sono in pieno svolgimento - ha detto Ventura - con alcuni risultati già raggiunti". Di questi ultimi fanno parte la privatizzazione della Solmine, con l'offerta della società Solmar, oltre ai circa 26 insediamenti industriali finanziati. L'attuale previsione occupazionale è di 327 posti (compresi i 57 proposti per il cogeneratore), ma esistono altre richieste di insediamenti che non possono essere autorizzati a causa della mancanza di sicurezza delle miniere. Comunque, tra pensionamenti e prepensionamenti, la perdita di posti di lavoro si è aggirata intorno alle 222 unità. "Positiva - ha ricordato Ventura - è anche la cessione, decisa dall'Eni alla 'Grosseto Sviluppo', dell'area della 'Botte' nel comune di Scarlino per nuovi insediamenti produttivi, finanziabili con le risorse della legge 236/1993. Molto più indietro, invece, sono gli interventi per permettere il riuso del territorio e far decollare anche il progetto del Parco Minerario. La messa in sicurezza - ha sottolineato Ventura - è ostacolata dalla permanenza del vincolo minerario su alcuni territori". Mentre per la bonifica delle aree inquinate la Regione, tramite l'Arpat, il Genio Civile, il Distretto Minerario e gli enti locali, ha individuato definitivamente i siti su cui intervenire.

Le proposte di bonifica sono state approvate proprio in questo mese. La questione del Parco Minerario è appena abbozzata, avendo ottenuto solo un primo finanziamento di 2 miliardi e 700 milioni. La proposta dell'assessore è la seguente: dare tempi certi alla messa in sicurezza del territorio, realizzare subito la prima parte del Parco, definire la realizzazione dei progetti per concludere l'istituzione del parco Minerario. "All'interno di questa già difficile strategia - ha sottolineato Ventura - si è inserita la proposta del cogeneratore, nel quadro delle nuove iniziative imprenditoriali, avanzata al Ministero dell'Industria da parte della società Ambiente (gruppo Eni)". Il dissenso popolare sul progetto, sostenuto dagli enti locali - secondo l'assessore regionale - sconta le carenze originarie dell'Eni per il mancato coinvolgimento dei rappresentanti del territorio e dell'iniziale procedura autorizzatoria, che non ha consentito una valutazione complessiva sui temi dello sviluppo delle Colline Metallifere. "Ciò è inaccettabile - ha detto Ventura - perchè la Regione considera indispensabile il coinvolgimento delle istituzioni locali in tutti gli atti di programmazione. Per questo chiediamo l'apertura del tavolo comune di confronto con Eni e Ministero e ci impegniamo ad una corretta azione di raccordo".



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L'ATTENZIONE


Un altro ponte è stato costruito per collegare la Scuola al mondo del lavoro ed offrire agli studenti una possibilità per entrare in diretto contatto con la realtà industriale. L'Associazione Industriali ed i Presidi di alcuni Istituti Scolastici Superiori ad indirizzo tecnico-professionale della Provincia di Livorno hanno formulato uno specifico Protocollo di Intesa teso a consolidare una cultura di confronto, di dialogo e di collaborazione per preparare i giovani alle sfide del futuro. L'iniziativa, nata in occasione di "Orientagiovani", la giornata nazionale dedicata all'orientamento svoltasi nel novembre scorso e che la Confindustria locale ha contribuito a promuovere, ha avuto successivi sviluppi e, grazie alla determinante collaborazione del Provveditorato agli Studi, dell'Amministrazione Provinciale e degli Istituti Tecnici Professionali, si è arrivati alla stesura di un accordo che è stato sottoscritto nei giorni scorsi presso l'Associazione Industriali dal Provveditore, Dr.ssa Paola Maresca, dall'assessore Danesin della Provincia e dal Presidente dell'Associazione Industriali Angelo Di Giorgi.

Il Protocollo, aperto alla collaborazione tra mondo del lavoro, mondo della scuola e istituzioni cittadine, ha come obbiettivo di fondo contribuire alla qualità della formazione per farla coincidere con le esigenze delle attività produttive del settore industriale, così da agevolare le condizioni per un più probabile accesso al lavoro dopo la scuola. "La convinzione che l'impresa non sia solo il motore dello sviluppo economico ma anche fonte di cultura ed il naturale interesse del mondo imprenditoriale per i giovani - ha detto Di Giorgi - hanno spinto l'Associazione Industriali a creare nuove ipotesi di concertazione tra scuola e realtà imprenditoriale che hanno portato ad un progetto da cui nascono proposte di lavoro sui temi della qualità, degli stages, dell'educazione all'imprenditorialità, dell'orientamento".

Gli Industriali, infatti, ritengono che la formazione sia il campo in cui occorre realizzare una grande mobilitazione di energie pubbliche e private, ridurre sprechi ed insufficienze, investire in infrastrutture, migliorare la produttività, rispondendo anche alle sollecitazioni dell'Unione Europea che già aveva proclamato il 1996 "Anno europeo della formazione". Attraverso una sinergia tra Scuola e Impresa si possono proporre programmi destinati a sviluppare conoscenze e competenze che saranno di aiuto agli studenti che do-vranno compiere scelte nella transizione dalla scuola al lavoro, quali, specialmente, gli studenti degli istituti tecnico-professionali, non a caso i primi ad essere coinvolti nella stesura del Protocollo. Il futuro professionale è, infatti, un'equazione con molte incognite, ma chi riesce ad avere le informazioni e la formazione giuste attraverso un contatto diretto con il modo imprenditoriale e scegliere il percorso formativo più adeguato ha più possibilità di risolverla. Tuttavia, attraverso il Protocollo d'Intesa, gli Industriali non intendono chiedere alla scuola di preparare "buoni operai" o "buoni impiegati", bensì vogliono sottolineare l'esigenza di una scuola di qualità che faccia qualcosa di utile, non solo per le imprese, ma per la società più in generale.

(l.c.)

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L'ATTENZIONE

 

La Toscana chiede al Parlamento nazionale che si ponga fine all'esistenza degli ospedali psichiatrici giudiziari: attualmente in Italia ne esistono soltanto cinque, di cui uno a Montelupo Fiorentino. La richiesta è contenuta in una proposta di legge al Parlamento, che il Consiglio Regionale unanime ha approvato ai sensi dell'art. 121 della Costituzione. La proposta di legge di iniziativa regionale, che scaturisce dal lavoro di un gruppo di esperti delle Regioni Toscana ed Emilia-Romagna e della Fondazione Michelucci, è intitolata: "Superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari e delle case di cura e custodia. Nuova disciplina dell'imputabilità, del difetto della stessa, della sentenza di assoluzione per tale causa e delle misure conseguenti, della perizia psichiatrica, dell'ammissibilità della revisione della sentenza di assoluzione". Dalla complessità del titolo si comprende come la proposta di legge costituisca un articolato insieme di norme che vanno a sostituire il corpus legislativo attualmente in vigore nel settore, dando una risposta realistica ed innovativa al grave problema degli ospedali psichiatrici giudiziari, che costituiscono una delle principali contraddizioni nell'ambito della riforma del sistema psichiatrico in Italia. La scelta centrale della proposta di legge è quella di mantenere la nozione di non imputabilità (di cui però vengono meglio specificati i contenuti) mentre scompare invece la nozione di vizio parziale di mente.

La valutazione della esistenza o meno della condizione di imputabilità avviene attraverso un procedimento giudiziario, riconoscendo così al soggetto la dignità di stare in giudizio e di poter esercitare il diritto alla difesa ed al contraddittorio. La proposta inoltre elimina il legame automatico tra non imputabilità per infermità mentale e pericolosità sociale, che viene accertata dal giudice (come accade per qualsiasi cittadino autore di reato) e non demandata alla perizia psichiatrica. Solo nel caso che il giudice accerti la percolosità sociale, si potranno applicare misure di sicurezza a meno che il reato non preveda solo pene pecuniarie o sanzioni inferiori a due anni di reclusione. In questi ultimi casi la persona viene segnalata al servizio sanitario per valutare l'opportunità di un trattamento terapeutico. Nell'eventualità di applicazione di misure di sicurezza, esse consistono nell'assegnazione ad apposito istituto (in caso di reati per i quali la pena massima prevista è superiore a dieci anni di reclusione), ovvero nell'affidamento al servizio sociale. La proposta di legge prevede la chiusura degli attuali ospedali psichiatrici e la istituzione in ogni Regione di un istituto destinato ad accogliere i soggetti sottoposti a misure di sicurezza. All'interno di questi istituti (con un massimo di capienza di 30 posti) la gestione dovrà essere garantita da personale del Servizio sanitario e si rivolgerà essenzialmente alla cura mentre solo la custodia sarà affidata a personale del Ministero di Grazia e Giustizia. La proposta prevede infine un articolato iter per la gestione della fase transitoria, chiamando anche gli enti locali a dare il proprio contributo alla creazione delle condizioni di fattibilità del nuovo sistema. Con questo provvedimento la Toscana, assieme ad altre Regioni, si pone all'avanguardia di un movimento teso a completare la riforma psichiatrica ed a dare soluzione al gravissimo problema degli ospedali psichiatrici, la cui esistenza nella attuale configurazione è del tutto inaccettabile.

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L'ATTENZIONE


"La massiccia presenza di insediamenti abusivi di cittadini albanesi e la costituzione di altrettanti campi abusivi di nomadi nel Q5 di Firenze ed in particolar modo nella zona di Brozzi - Le Piagge ci porta a fare alcune considerazioni". Comincia così una lettera aperta del CDU fiorentino, che porta la firma dei consiglieri comunali Gilberto Baldazzi e Graziano Grazzini, del segretario della sezione Brozzi-Le Piagge Paolo Tognoni De Pugi e del segretario cittadino Stefano Santarelli. Questi rappresentanti del CDU sostengono che "il Sindaco Primicerio e la maggioranza che lo sostiene, al riguardo, si sono presentati in campagna elettorale con un programma ben preciso dove ai primi punti figuravano: la riqualificazione delle periferie e la politica dell'accoglienza. Dopo oltre due anni di amministrazione della sinistra a Firenze la situazione nelle periferie e in particolare nella zona Brozzi - le Piagge è viceversa drammaticamente peggiorata.

A) Poco o nulla si è fatto per migliorare le condizioni di vita degli abitanti: solo cicliche promesse da parte del Sindaco e molta demagogia da parte del PDS.

B) Per quanto riguarda la politica dell'accoglienza, è stato tollerato da parte dell'attuale Amministrazione comu-nale un proliferare di piccoli campi, naturalmente abusivi, in vari punti di Brozzi - Le Piagge dove in situazioni disumane, causate dalla totale mancanza di acqua e servizi igienici, "vivono" cittadini nomadi, albanesi e rumeni.

E' la politica dell'accoglienza degna di Firenze questa?

Ci meraviglia che il PDS del Q5 si renda conto solo ora (meglio tardi che mai) della situazione che si è venuta a creare a Brozzi - Le Piagge con una proposta di realizzazione di due campi nomadi da farsi nei Q2 e 3 continuando con la politica dell'illusione e del richiamo di cittadini nomadi attraendoli verso la nostra città. Il CDU si è più volte fatto carico dei disagi che stanno subendo i cittadini di questa parte di Firenze, presentando anche una mozione in Consiglio comunale dove si chiede al Sindaco di intervenire urgentemente. L'Amministrazione comunale, pur tardivamente, ha preso alcune decisioni, senza purtoppo però mettere delle scadenze per attuare gli interventi necessari. "Preoccupati per quanto ancora gli abitanti di Brozzi - Le Piagge devono subire per queste presenze - conclude il CDU - inseguiremo l'Amministrazione comunale ad intervenire urgentemente perchè vengono ristabilite condizioni di normalità, civiltà e rispetto per i fiorentini".

 

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