L'ATTENZIONE ![]()
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Mentre l'Italia piange la povertà delle sue famiglie,
(ma ironia della sorte piange anche per Gianni Versace, assassinato a Miami,
che pure possiede un impero che supera i 1.700 miliardi) quelle del sud
(soprattutto) ma anche quelle del centro-nord, lo Stato-padrone, amorevole,
carezzevole, paterno, studia come stanare gli evasori. Per aiutare i poveri?
Chissà. Il dubbio è legittimo, visto che i poveri sono quasi
sempre oggetto di attenzione statistica e quasi mai di aiuto concreto. Ed
assisteremo, da oggi in avanti, a spettacolini di vario genere che vedranno
impegnati squadre di agguerriti finanzieri che perlustrano studi medici,
agenzie immobiliari, discoteche, stabilimenti balneari, agenzie di pompe
funebri, ma anche studi professionali di architetti ed ingegneri. Come deciderà
la composizione delle squadre la Guardia di Finanza?
Si affiderà al caso, farà rapidi corsi di formazione professionale del personale, chiederà ai volontari di fare un ... passo avanti? Per ora è tutto nebuloso. Anche perchè, se fossimo noi finanzieri cercheremmo di andare a fare la verifica in una discoteca o in uno stabilimento balneare. Luoghi allegri dove si vedono anche belle ragazze. Ed i finanzieri, che sono uomini come gli altri (quelli che non indossano una divisa!) gradiscono la bellezza femminile, non c'è dubbio. Poverini, quelli che saranno costretti a fare la verifica presso un'agenzia di pompe funebri. A parte la visione delle casse da morto, l'ambiente è sempre poco allegro, anzi oseremmo dire ... quasi sempre funereo! E poi, se si devono fare domande delicate ai famigliari delle persone morte, come si fa a chiedere quanto hanno pagato per la cassa, per i fiori, per il loculo al cimitero?
Compito sgradevole, anche perchè alle domande precise non è difficile rispondere in maniera del tutto errato, sopratutto se la morte del parente ha procurato un dispiacare. Alle volte, infatti, capita che si soffra se si ha un lutto in casa! Chissà se il Fisco non deciderà di fare approfonditi riscontri anche sulla povertà. Che, pensiamoci bene, potrebbe essere apparente! Nè più nè meno di quanto apparente possa essere la ricchezza! Perchè, se lo Stato ancora non l'ha capito, è giusto che qualcuno glielo spieghi, spesso l'essere e l'apparire sono due cose completamente diverse tra di loro. C'è gente che per "apparire" sfoggia auto di lusso ed abiti costosi, magari vive in una stamberga e mangia solo una volta al giorno. I finanzieri che hanno avuto la fortuna di svolgere il loro servizio ai valichi di frontiera sanno benissimo, per esperienza, che i contrabbandieri non vivono di "apparenza", anzi fanno di tutto per nascondere quello che hanno, cioè la ricchezza.
E allora, il riccometro potrebbe tradursi in "apparometro" e questo non è giusto, dato per certo che l'essere e l'apparire non coincidono quasi mai. E allora, invece di affidarci al Fisco (ottuso più che mai) affidiamoci all'intelligenza dei finanzieri. potrebbe andar meglio.
Cosa dite, siete d'accordo?
Francesco Canosa
L'ATTENZIONE ![]()
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<---: Eugenio Scalise (al centro) mentre illustra la proposta di costituzione della Commissione ai suoi colleghi.
--->: un aspetto della sala con alcuni Presidenti.
E' stata una riunione proficua quella di Firenze, convocata da Eugenio Scalise, presidente del Consiglio provinciale fiorentino. I Presidenti italiani dei Consigli provinciali convenuti hanno deciso di costituire una Commissione nazionale UPI con il compito di affrontare dall'interno i problemi relativi alle Assemblee elettive ed all'attività dei Consigli.
La Commissione, formalizzata dall'UPI (Unione province italiane), avrà come presidente lo stesso Scalise e sarà composta dai seguenti 15 Presidenti di Consigli provinciali: Milano, Brescia, Lodi, Venezia, Ferrara, Pisa, Firenze, Roma, Campobasso, Potenza, Taranto, Crotone, Cagliari, Palermo, Siracusa.
La Commissione, costituita lunedì scorso a Firenze,
si è convocata per il giorno successivo a Roma dove ha preso parte
a due appuntamenti: il primo al Cnel, dove il presidente Scalise ha illustrato
la posizione dei Presidenti dei Consigli provinciali per le modifiche della
142/90 e quindi successivamente per avviare l'elaborazione del calendario
di lavori che prenderà consistenza a partire dal prossimo settembre.
Franco Viliani, amministratore
della Fattoria di Torre a Decima (Molin del Piano / Pontassieve) non è
entusiasta dell'idea della costituzione di una DOC regionale toscana per
il vino. Diciamo che non è neppure contrario, ma soltanto perplesso.
Nel suo studio, ricavato in una bella stanza del castello costruito dalla
famiglia dei Pazzi nel XIII secolo, circondato da verdi colline, Viliani
affronta serenamente il tema dopo aver letto sul nostro giornale le polemiche
sollevate dal sindaco di Greve Paolo Saturnini, che ha dichiarato un'opposizione
dura alla DOC toscana.
"La mia perplessità - dice Viliani - è dettata da una semplice considerazione: non vorrei che dietro la DOC regionale si andassero a nascondere vini che non hanno le qualità necessarie per fregiarsi di una DOC. E' vero - prosegue Viliani - che va alzato un argine al dilagare della concorrenza internazionale, soprattutto con vini cileni, californiani e tunisini, ma è anche vero che la difesa può essere perseguita anche attraverso le DOC e DOCG esistenti. E, comunque, se la DOC regionale dovrà essere varata mi auguro che la Regione Toscana sappia accettare la dovuta e necessaria collaborazione da parte degli operatori del settore che possono dare un contributo notevole che non sarà necessariamente dettato da interessi personali, ma più generali di difesa del vino toscano di qualità". Le aziende vitivinicole, soprattutto quelle che hanno sulle spalle una vasta esperienza di mercato, guardano con attenzione al problema.
Vedremo come si muoverà la Regione su un terreno tanto delicato.
(n.c.)


Ha trovato conferma la notizia da noi diffusa (v. L'attenzione n. 1241) secondo la quale al Difensore Civico regionale la Bassanini bis concede molti più poteri, che si estendono da quelli sugli atti della Regione, delle Province e degli Enti locali, a tutti gli atti degli enti periferici dello stato. Martedì scorso è stato Angelo Passaleva (presidente del Consiglio regionale) a presentare alla stampa (per chi non lo conosceva) il Difensore Civico della Toscana, Romano Fantappiè, che ha sulle spalle una carriera dirigenziale di altissimo livello. Fantappiè non solo ha dato indicazioni sulle nuove incombenze, ma ha illustrato i, seppure in maniera molto sintetica (comunque c'è un volume a disposizione) l'attività del suo Ufficio nel 1996.
La relazione dà conto di una nuova attenzione da parte del legislatore nazionale italiano alla figura del Difensore civico (Ombudsman nella tradizione nordica dei Paesi scandinavi). Lo testimoniano le recenti competenze attribuite al Difensore civico regionale in tema di intervento nei confronti delle amministrazioni periferiche dello Stato (ad esempio, Provveditorati agli Studi, Direzioni generali delle Entrate, Sezioni del Ministero del Tesoro, Motorizzazione Civile, Sovrintendenze ai Monumenti, ANAS, INPS, INAIL, Uffici del Lavoro ecc.), previste dall'art. 16 della L. 127/97 (la cosiddetta "Bassanini bis"), di nomina dei commissari ad acta in caso di inadempienza da parte degli Enti locali (Comuni e Province) nell'adottare atti obbligatori per legge (art. 17 comma 45 della stessa legge), e di controllo (per atti determinati e su richiesta di una quota qualificata di consiglieri comunali o provinciali) di legittimità degli atti (art. 17 comma 38). Anche l'istituzione del Difensore civico nazionale sembra finalmente di prossima attuazione: il progetto di legge, da tempo all'esame del Parlamento sembra in dirittura finale.
In tal modo lo Stato dimostra finalmente di recepire gli inviti più volte rinnovati in sede internazionale che inseriscono la figura dell'Ombudsman fra le Istituzioni nazionali di tutela dei diritti umani (ONU e Consiglio d'Europa) per l'istituzione di mezzi di tutela non giurisdizionale dei diritti fondamentali, alternativi alla giustizia ordinaria e con caratteristiche di maggiore snellezza nelle procedure e informità di azione. L'istituzione del Difensore civico nazionale permetterà anche che il Médiateur Europeo, istituito dalla Comunità Europea, possa finalmente avere un interlocutore a livello nazionale. La Regione Toscana, ha affermato Fantappiè, può dunque andare orgogliosa di una scelta che risale al 1970, con la previsione del Difensore civico in Statuto (art. 61) attuata nel 1975 con la nomina, prima in Italia, del Difensore civico regionale. In conformità con quanto disposto dalla legge regionale e dalle direttive sopra ricordate il Difensore civico della Toscana coordina la propria azione anche con i Difensori civici locali esistenti, promuovendo periodici incontri di dibattito e di confronto.
Il Difensore civico della Regione è inoltre convenzionato
con i Comuni di Borgo San Lorenzo, Altopascio, Pontassieve, Montespertoli,
Camaiore: è di questi giorni l'annuncio di una convenzione con i
Comuni del Mugello e con la Comunità Montana, convenzione che consentirà
di dare vita finalmente ad una sperimentazione di difesa civica sul territorio
"a tutto tondo", con competenze che si estendono dal Comune agli
organi periferici dello Stato. La Relazione 1996, dopo un riepilogo statistico
dal quale emergono 589 casi formalizzati, a seguito di un numero molto più
alto di segnalazioni telefoniche e scritte alle quali sono state date indicazioni
e chiarimenti senza formalizzare la pratica, dà conto dei casi più
significativi in alcuni settori di attività. Per quanto riguarda
il riepilogo statistico, si illustrano interventi per settore e per modalità
di intervento: in alcuni casi l'intervento si è limitato alla richiesta
di notizie o informazioni, mentre in altri casi sono state richieste modifiche
di un singolo comportamento o modifiche organizzative. La percentuale di
accoglimento è stata alta (circa l'80%), con un numero limitato di
dissensi motivati.
Per quanto riguarda la segnalazione di problematiche particolari, c'è da rilevare che l'attività nel settore della Sanità copre circa il 50% delle pratiche dell'ufficio, con problematiche che spaziano dalla cosiddetta "malsanità", ai principi della bioetica, al bilanciamento fra risorse economiche limitate e necessità di tutelare il diritto alla salute. Altri settori oggetto di particolare segnalazione sono stati: la tutela dei diritti procedimentali, l'assistenza sociale, le problematiche del rapporto di pubblico impiego, il Diritto allo Studio Universitario, l'Urbanistica, l'Ambiente, il Turismo con la problematica dei concorsi per guida turistica, la tutela dei cittadini extracomunitari, nell'ambito della Conferenza Provinciale Permanente dell'Immigrazione, anche attraverso l'attivazione presso l'ufficio del difensore civico del servizio di consulenza legale gratuita per cittadini extracomunitari.
Elena Carbone
Parabolica: norme per l'installazione
Non c'è più bisogno di autorizzazione per
le antenne paraboliche. Una recente circolare del Ministero delle Poste
ha abolito l'obbligo di recarsi con marche da bollo e documenti vari presso
l'Ispettorato territoriale del Ministero delle Poste per poter montare l'antenna.
Una volta, infatti, la parabolica era equiparata ad una stazione radioelettrica
od ad un apparato radioelettrico. Ora la circolare (SdC n.11294) ha chiarito
che per installarla basta essere in regola con il pagamento del canone televisivo.
Però...
Come sempre dietro una legge ce n'è un'altra. Quando il cittadino crede di aver capito tutto, si accorge di non aver capito ... niente! Infatti. E' vero che non occorre più l'autorizzazione ministeriale, però i Comuni, avvalendosi della facoltà concessa loro dalle procedure previste dal D.L. 495/96, possono emettere ordinanze con le quali si impongono nuovi e diversi vincoli. Il Comune di Firenze, ad esempio, ha emesso un'ordinanza (n. 7805), firmata dall'assessore all'urbanistica Enrico Bougleux, che porta la data del 30 ottobre scorso (con esecutività imnmediata), con la quale viene stabilito che "il posizionamento dell'antenna parabolica dovrà essere oggetto di attenta valutazione ambientale. Ed a tale riguardo dovrà essere presentata denuncia di inizio attività di installazione ai sensi della lett. i) del comma 7, dell'art. 9 del D.L. 495/96".
E l'ordinanza conclude che "nel caso di installazioni
non conformi alle norme gli uffici preposti, sentita la commissione edilizia,
dovranno procedere all'emissione di provvedimenti di rimozione delle stesse
antenne paraboliche". L'ordinanza non fa riferimento ad installazioni
avvenute in data anteriore, ma a nostro giudizio per queste non occorre
presentare alcuna domanda. Fa testo anche un altro passo della stessa ordinanza,
quando si afferma che in caso di manutenzione del tetto è obbligatoria
la centralizzazione delle antenne televisive, quella centralizzazione che
viene imposta per le nuove costruzioni edilizie. Chiarendo così,
di fatto, che l'ordinanza non ha, come non potrebbe averlo, effetto retroattivo.
Tuttavia, c'è da sottolineare che l'installazione di paraboliche
anche prima della predetta ordinanza doveva essere fatta nel rispetto delle
norme contenute nelle Leggi 1089/39 e 1497/39 che prevedevano l'acquisizione
del nulla-osta della Soprintendenza ai monumenti per edifici e aree tutelati.