L'ATTENZIONE

Editoriale

Un paese di parolai

Da non confondere il termine. Il parolaio è diverso dal banditore, dal venditore, anche se tutti si affidano alla parola. Con la differenza che il parolaio può anche non avere argomenti, mentre gli altri due devono convincere. Fatta questa doverosa premessa, affrontiamo un problema che è sotto gli occhi di tutti: l'annunciata secessione della cosiddetta Padania invocata da Umberto Bossi. Per contrastare l'idea malsana del senatore Bossi si percorrono strade diverse: chi dice che non sono cose serie, chi si dice preoccupato. E intanto questo personaggio continua a sparlare di Roma, dell'Italia, dei Meridionali. E gli altri ascoltano, fanno lazzi e frizzi, e parlano, parlano, parlano. Ma cosa dicono? Niente di importante, nè di serio, visto che Bossi continua a dominare la piazza con le sue parole. E allora vediamo un pò come stanno le cose: Bossi non riconosce il Governo di Roma, è contro il Parlamento, non partecipa ai lavori della Bicamerale. Ebbene, che cosa fa il Parlamento? Accetta questa situazione ed a fine mese paga a Bossi ed agli altri deputati e senatori della Lega un lauto stipendio che fa crepare di invidia metalmeccanici ed edili. La domanda è la seguente, che non ha niente a che fare con quelle pre-confezionate degli studenti al Governo nel teatrino dell'altro giorno a Montecitorio, ma sorge spontanea, come avrebbe detto il nostro amico Lubrano: perchè lo Stato, i Meridionali, i cittadini tutti, devono pagare le tasse per dare uno stipendio a Bossi&Co. E siccome coloro che hanno votato Bossi la pensano come lui, cioè sono secessionisti, perchè non togliere il "mensile" ed altri appannaggi vari al signor Bossi, togliendogli anche il titolo di parlamentare, del quale lui stesso se ne strabuzza? Chi deve e cosa a Bossi per lasciarlo parlare e sparlare senza fermarlo, pur essendo convinti che i suoi atteggiamenti possono minare alla base la democrazia? Lo attacca il presidente della Repubblica, lo attacca il capo del Governo, lo attaccano i presidenti del Senato e della camera, lo attaccano quasi tutti ... eppure Bossi resiste. Se si provasse a dare valore alle parole, facendo i banditori e non i parolai, forse Bossi si fermerebbe. Chi comincia? Noi, giornalisti di periferia, con poche migliaia di lettori (anche se preparati ed intelligenti) non possiamo condizionare nessuno. Forse, se ci provassero quelli che vengono definiti grandi giornali, si potrebbero avere risultati diversi, più concreti. Sempre che ne abbiano voglia, che non vogliano giocare anche loro a fare i parolai. Noi abbiamo detto la nostra. Almeno questa soddisfazione ce la siamo presa. Il resto si vedrà!

Francesco Canosa

Parole, parole, parole. Da dove vengono, chi le dice, perchè le dice. Non sempre hanno un senso. Anzi, troppo spesso ne hanno uno doppio. E poi, non sempre sono seguite dai fatti, dalla realtà. Come nelle favole ...

Ecco una splendida poesia di Rudyard Kipling dal titolo

I creatori di favole
 Quando tutto il mondo vuol tener segreto qualcosa,
Poichè la Verità di rado è amica della folla,
Gli uomini scrivono favole, come fece il vecchio Esopo,
irridendo ciò che nessuno osa nominare ad alta voce.
E così è necessario che facciano, o accadrà,
Se non piacciono che non siano affatto ascoltati!
Quando la Pazzia scatenata ogni giorno si prodiga
A provocar disordine in tutto quel che abbiamo
Quando lo zelo dell'Ignavia richiede la morte della Libertà,
E la stretta della Paura impone la sepoltura dell'Onore.
Anche nell'ora immancabile che precede la rovina,
Se gli uomini non piaccono, non sono affatto ascoltati.
Bisogna che tutti piacciano, però non tutti per bisogno,
Bisogna che tutti s'affatichino, però non tutti per guadagno,
Ma perchè gli uomini, pur provando piacere,si preoccupino
E la fatica presente li sottragga al dolore futuro.
Così alcuni si sono affaticati, ma scarso è stato il compenso
Perchè, anche se sono piaciuti, non sono stati affatto ascoltati
Questo fu il sigillo che chiuse le nostre labbra,
Questo fu il giogo cui ci siamo sottoposti
Negando a noi stessi ogni piacevole compagnia
secondo la nostra età e generazione.
I piaceri non perseguiti invecchiano irrevocabilmente
E per la nostra pena, non siamo affatto ascoltati
Cosa ascolta l'uomo se non il brontolio del cannone?
Di cosa si cura se non dell'attimo fuggente?
Quando la vita di ciascuno supera ogni immaginazione,
Chi mai proverà piacere a immaginare?
Così è accaduto quello che doveva accadere,
Noi non siamo, nè siamo stati, affatto scoltati.

 

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L'ATTENZIONE

Regione Toscana: scintille "virtuali" tra maggioranza ed opposizione

E' cambiato il clima dentro e fuori l'aula del Consiglio regionale della Toscana. Un improvviso temporale, preceduto da rumori di tuoni e lampi di fulmini, ha bagnato "le polveri" ad un'attività politica già condizionata ed al limite dello spegnimento dalla forte divaricazione numerica che esiste tra maggioranza ed opposizione. La prima accusa è partita dai quattro partiti del polo (Cdu, Ccd, Fi ed An) che hanno avvertito la rottura dell'equilibrio tra la Giunta ed il Consiglio regionale, a vantaggio della prima. Si sostiene l'esistenza del rischio di interpretare in maniera sbagliata lo spirito della legge elettorale vigente che, sebbene maggioritaria, attribuisce all'organo legislativo poteri e funzioni di rappresentanza e di indirizzo politico-amministrativo. Alle accuse del polo ha risposto il presidente della Giunta Vannino Chiti che ha respinto ogni addebito sostenendo la completa legittimità della propria azione e rimpiangendo la presenza in Consiglio del capogruppo di AN, Riccardo Migliori (diventato Deputato). Quindi subito dopo il capogruppo del Pds Vittorio Cioni ha definito"stucchevoli" le polemiche sollevate dal Polo. Ed ha aggiunto di ritenere "un pò miserevole il tentativo del Polo di seminare zizzania tra la Giunta, il presidente Chiti e la sua maggioranza". Ad entrambi ha replicato l'attuale Capogruppo di AN, Maurizio Bianconi, che si è sentito offeso in maniera diretta. E Bianconi è andato anche oltre affermando che "se Chiti sente la mancanza del consigliere Migliori, certo è che noi sentiamo la mancanza di un bravo presidente" aggiungendo polemicamente due nomi, già a suo tempo in predicato per sostituire Chiti se avesse intrapreso la via dell'Europa. Bianconi ha detto testualmente "di un Ventura, per esempio, o di un Barbini: altri uomini, altri spessori". Insomma, per restare in linea con i tempi moderni, impregnati di ... Internet e multimedialità, si fanno dibattiti "virtuali" ipotizzando scenari inesistenti e forse neppure ipotetici, utilizzando armi spaziali che lasciano una scia luminosa quando passano per andarsi a perdere tra le stelle del firmamento. Oppure accade come nei cartoons giapponesi che le braccia si allungano a dismisura, la voce supera il rumore del tuono, la vittoria non è mai definitiva perchè il cattivo messo in fuga dall'eroe minaccia, allontanandosi, di vendicarsi quanto prima. E mentre la sigla chiude il filmato i piccoli telespettatori (ma a volte anche i grandi) si asciugano gli occhi pensando alla ... prossima puntata. Guerra virtuale, dunque, che ha fatto perdere ai Consi-glieri di minoranza anche il "gusto" di chiedere il numero legale per costringere la maggioranza a lavorare e si vedono approvare delibere con poche presenze e spesso senza risposte perchè il presidente di turno non tiene conto dei voti espressi in aula ma di quelli indicati dalle parti.
Così con lo sguardo ai propri appunti il presidente dice:
chi è favorevole, astenuto, contrario, il consiglio approva!
Dice Bianconi :"per votare così c'è un accordo istituzionale". Che non capisce quel raro cittadino che partecipa ai lavori del Consiglio e che non capisce chi crede nelle Istituzioni reali e non in quelle virtuali. Forse era meno virtuale un Consiglio eletto con la proporzionale che doveva conquistarsi sul campo la maggioranza. Chissà!

(f.c.)

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L'ATTENZIONE

Forse Michele Ventura, assessore regionale toscano alle attività produttive, si sarà pentito di aver partecipato ai lavori dell'assemblea annuale della Confartigianato regionale. Infatti, il presidente Osvaldo Bertuccelli, ha ribadito quanto aveva già espresso in sede di conferenza stampa, ovvero accuse precise alla Regione che ancora non riesce ad emanare una legge organica sull'artigianato. Cosa che altre regioni stanno già facendo ed il Piemonte (v. L'attenzione n. 1237) addirittura ha varato un Testo Unico. Al giudizio negativo della Confartigianato l'assessore Ventura, comunque, prendendo la parola nel corso dell'assemblea, ha risposto convinto che il ritardo è stato voluto per tre motivi fondamentali: l'introduzione della legge Bassanini che produce un cambiamento sensibile per quel che riguarda le competenze della Regione; in secondo luogo la Regione Toscana sta mettendo mano, in previsione della spesa, ad una legge organica per lo sviluppo. Infine Ventura ha insistito sulla necessità di trovare un equilibrio con gli strumenti orizzontali di sviluppo dei sistemi economici locali, anche perchè la realtà dell'artigianato è complessa e diversificata. In sostanza, secondo l'assessore si tratta di costruire diversamente il Piano regionale di sviluppo tenendo conto delle politiche del territorio. Certo, questa è politica. E quindi la Confartigianato non ha gradito! Però, il segretario regionale della CNA, Gonario Nieddu, non è sembrato allineato alla perfezione a Bertuccelli. Nieddu, infatti, ha sostenuto che "il comparto non può fermarsi esclusivamente al mondo dell'artigianato, ma deve collegarsi ad altre realtà della piccola impresa. E' bene salvaguardare certe specificità - ha concluso Nieddu - ma occorre preoccuparsi soprattuto della politica industriale e dello sviluppo". Adesso si aspetta quel "chiarimento politico" chiesto dalla Confartigianto alla Regione. E probabilmente non ci sarà nessun incontro a breve. Ciò potrà avvenire solo in vista dell'elaborazione del Piano regionale di sviluppo che la Regione andrà a predisporre. Senza regole chiare, anche di carattere finanziario, non ci sarà nessun confronto.

Marilena Milani

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L'ATTENZIONE

Vincenzo Bugliani, consigliere in Palazzo Vecchio per i Verdi ci ha inviato una nota sicuramente "originale" che pubblichiamo integralmente. Ho ricevuto l'invito a partecipare, sabato 7 giugno sul sagrato di San Miniato al Monte alla "rappresentazione di una favola (è una svista per fiaba) inedita di Serena Naldini interpretata dai bambini e dai ragazzi seguiti dal Servizio Educatori di Strada". Promotori: Assessorato alla Solidarietà e ai Servizi Socio Sanitari, Presidenza del Consiglio Comunale di Firenze, IPAB Istituto Demidoff. E' facile prevedere che sarà un evento festoso e divertente, con tanti bambini e ragazzi che recitano e suonano belle musiche; con tanti adulti (genitori, educatori...) legittimamente soddisfatti, nervosi, emozionati, orgogliosi. Momenti come questi amplificano per i piccoli l'incanto dell'infanzia, per i grandi sono fonte di gioia e di speranza, la virtù più difficile e di cui gli adulti hanno più bisogno. Non parrà meschinità se osservo che in tanta festa sarebbe stato bello non fare la festa alla lingua italiana, sulla cui salute si fonda la speranza di un popolo. A scuola ci hanno insegnato (e abbiamo insegnato) che lo sbocco in mare (o in un lago) di un fiume si chiama foce e che di foci ne esistono vari tipi riconducibili a due: delta (Po, Nilo...), estuario (Arno, Rio delle Amazzoni...). Ora leggete un brano della fiaba (non favola).

Era un fiume piuttosto originale perché le imbarcazioni che vi viaggiavano non avevano mai bisogno di remi. La corrente era potente e bastava a trasportare qualsiasi cosa. Ma ciò che lo rendeva tanto particolare era il fatto che poteva portare in entrambe le direzioni, sia verso la foce, sia verso l'estuario. Bastava che il desiderio di arrivare in un luogo fosse forte e dal fondo del fiume nasceva una corrente giusta per esaudirlo. La foce l'avevano vista tutti, l'estuario nessuno, perché il fiumiciattolo sfociava al di là del Grande Ciclo. Anul montò sulla barca di carta.

Pare evidente che chi scrive intende estuario in senso legittimo e foce nel senso arbitrario di sorgente, ma sfociare di nuovo correttamente. Ai bambini si dovrà dire, meglio se pubblicamente sul sagrato all'inizio dello spettacolo, che ci si è sbagliati, senza vergognarsi o cincischiare (son cose che succedono ai migliori insegnanti) e rimettere in sesto la lingua italiana, proprio qui dove Dante la trovò e nobilitò (anche se lui la parola estuario non la conosceva).

Vincenzo Bugliani

 

 

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