L'ATTENZIONE

Parrocchie, Case del Popolo, Sezioni

C'era una volta la Sezione di partito, il circolo della Parrocchia, la Casa del Popolo. Luoghi dove si parlava di politica, si discuteva di economia, di governo, dove si affrontavano anche i grandi temi di politica estera. Mai con l'intento di influenzare le scelte del Parlamento e del Governo, ma sempre con la volontà di "partecipare" alle riflessioni, di far sentire la propria voce, quella che è stata definita "la voce della base". Da queste realtà emergevano i politici veri, quelli che sapevano che cosa era l'esperienza, che salivano lentamente nella scala dei valori dell'amministrazione e della politica, senza dimenticare le esigenze della gente, di quella gente da cui essi provenivano. Nascevano i segretari di Sezione, i responsabili dei Circoli, i presidenti delle Case del Popolo. Poi il salto con un incarico nel Quartiere, poi nel Comune, nella Provincia, a Roma. Facevano politica nelle spaziose aule del Parlamento e negli angusti spazi delle Sezioni. Portavano il bagaglio delle esigenze dalla periferia alla capitale, erano un trait-d'union tra il cittadino ed il legislatore. Ascoltavano, suggerivano, si interessavano. Si faceva notte fonda per dibattere un tema, per trovare una soluzione ad un problema. I militanti si sentivano protagonisti, ipotizzavano scenari di lotte e di conquiste, si confrontavano, si sentivano uniti tra di loro. Spesso bastava un tavolo sgangherato, una ventina di sedie non tutte uguali tra di loro, posacenere appoggiati per terra, sulle pareti manifesti di operai in lotta, di appuntamenti con questo o quell'onorevole, il ritratto del Capo dello Stato, un Crocefisso. Da quegli spazi angusti, a volte situati in umidi sottoscale, con poca luce, nasceva l'ideologia che si cementava col tempo. Erano un "collante" del quale si andava giustamente orgogliosi. Sotto i campanili dei paesi, delle città, dei borghi, oggi manca quel "collante". I cittadini non sono più "compagni" della Casa del Popolo, militanti della sezione di questo o quel partito, amici fraterni nel Circolo di questa o quella Parrocchia. Sotto i campanili non si respira più l'aria di una volta, non ci sono più le scuole di politica che formavano i politici e univano i cittadini. Oggi si respira un liberismo politico, spesso deteriore, che non ha neppure la logica di un movimento anarchico o qualunquista. Oggi fanno politica, vantandosene, uomini che non sanno distinguere la destra dalla sinistra, le regole di Marx da quelle di Keynes. Un assessore fiorentino, che proveniva dalla cosidetta "società civile" non riusciva a capire la diffirenza tra "settore funzionale" e "assessorato"! Chi ha voluto tagliare queste radici del passato, senza predisporre nuovi, adeguati germogli per il futuro, si rende conto di aver distrutto un patrimonio di storia e di cultura inestimabili e non riesce a trovare alcuna soluzione per riparare al male fatto. Se provassimo a ricostruire i partiti, nelle loro diverse articolazioni territoriali sotto i campanili dei nostri oltre 8.000 Comuni forse riusciremmo a riconquistare il senso della politica, della "partecipazione", della democrazia che si forma dal basso.

E sotto i campanili facciamo sentire anche il nostro inno nazionale scritto da Goffredo Mameli. Quanti lo conoscono? Lo scopriamo solo quando, nelle manifestazioni sportive, i nostri campioni vincitori si commuovono all'alzabandiera ed alle note di Fratelli d'Italia. Abbiamo pensato di "regalare" l'inno a chi non lo ricorda o non lo conosce come auspicio per una Patria unita, come hanno detto i cadetti della Guardia di Finanza che, l'altro giorno, giurando fedeltà alla Repubblica hanno accompagnato, cantando le note di quell'inno. Eccolo, riproposto nella sua interezza.
Fratelli d'ltalia,
L'Italia s'è desta:
dell'elmo di Scipio
s'è cinta la testa.
Dov'è la vittoria?
Le porga la chioma,
ché schiava di Roma,
Iddio la creò!
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte,
siam pronti alla morte
l'ltalia chiamò.
Noi siamo da secoli
calpesti, derisi,
perché non siam popolo,
perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
bandiera, una speme;
di fonderci insieme
già l'ora suonò!

 Stringiamci a coorte,
siam pronti alla morte,
siam pronti alla morte
l'Italia chiamò!
Uniamoci, amiamoci,
l'unione e l'amore
rivelano ai popoli
le vie del Signore.
Giuriamo far libero
il suolo natio,
uniti, per Dio,
chi vincer ci può?
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte,
siam pronti alla morte
l'Italia chiamò!

 

Goffredo Mameli

 

Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Titolo

Gaia CheccucciAgriturismo: una nuova ricchezza. Su questo tema si è sviluppata nei giorni scorsi a Greve un interessante convegno coordinato da Gaia Checcucci, responsabile provinciale dell'Ufficio agricoltura di AN. Tra i partecipanti il Sindaco di Greve Paolo Saturnini (che ha pubblicamente fatto i complimenti agli organizzatori dell'incontro, per l'importanza del tema trattato, per lo spessore degli interventi e per un tempismo non indifferente, dato che le modifiche alla legge regionale passeranno, a giorni, in Consiglio Regionale), l'assessore comunale di Greve Bencistà, l'ex Sindaco Paolo Sottani, e alcuni rappresentanti della lista civica del Polo "Uniti per l'Alter-nanza" (Baldini, Taddei ecc). Relazione introduttiva di Enrico Bosi, consigliere regionale di AN, che ha fatto un excursus sull'agriturismo in Toscana, soffermandosi anche sulle ipotesi di modifica alla disciplina delle attività agrituristiche (regolamentata oggi con L.R. 17 ottobre 1994, n.76) in corso di discussione in Consiglio regionale. "Queste - ha detto Bosi - se esaminate separatamente una per una, possono essere giudicate positivamente laddove semplificano le procedure liberalizzando il mercato e riducendo gli adempimenti a carico dei conduttori. Però, inserite in un testo legislativo che risulta essere già oggi inadeguato, esse perdono gran parte del proprio potenziale innovativo, rappresentando una serie di rimedi insufficienti ai fini dell'agevolazione all'imprenditoria e dell'emersione del vastissimo sommerso". Bosi si è soffermato sia sull'aspetto pratico del problema che sulle problematiche che ruotano attorno ad un settore che è sempre più in crescita, ma è talvolta ostacolato dalla giungla di una normativa che certo non facilita il compito di chi intraprende un'attività di questo tipo, anche perché non crea differenziazioni sufficienti fra le grosse strutture e i piccoli che sono spesso paralizzati dai costi necessari per mettersi a norma con le altezze, con gli impianti igenico sanitari ecc. Queste ulteriori modifiche vanno verso una maggiore semplificazione e uno snellimento delle procedure, ma non abbastanza perché poteva essere fatto di più, ha detto il Segretario dell'Agriturist, Massimo Canalicchio. Molto interessante anche l'intervento di Giovanni MontorselliBosi (Consorzio Chianti Classico) che ha portato il contributo della sua esperienza trentennale nel Chianti e la sua profonda conoscenza delle necessità della zona. Un contributo è venuto anche da Emanuele Mencaglia dell'ufficio provinciale agricoltura di AN. "Il neonato ufficio agricoltura di An - dice Gaia Checcucci, responsabile dello stesso Ufficio - si propone innanzitutto di approfondire le problematiche zona per zona, e capire le esigenze del settore e di sviscerare, insieme alle persone che lavorano in quel campo (che meglio di tutti sanno cosa non va e di cosa ci sarebbe bisogno) e i tecnici o professionisti esperti in materia, le soluzioni ipotizzabili. Prima di tutto però -ha aggiunto la Checcucci - bisogna avere il coraggio di mettersi davanti alla gente, alle categorie per ascoltare e per far conoscere, non con gli slogan, ma con le proposte di legge nazionali e regionali, con i fatti, dunque, la posizione di AN sulle singole questioni che si affrontano".
Perchè il convegno a Greve? Risponde la stessa Checcucci.
"Ho iniziato con il Chianti perché è la mia zona e perché qui, più che altrove è importante portare avanti una politica di tutela dell'identità del territorio, di preservare e valorizzare quello che rende il Chianti famoso nel mondo. Significa la difesa delle sue colline contro taluni PRG che cementificano senza rispettare il paesaggio e peggio ancora senza che ce ne sia la reale necessità (vedi Radda, Montespertoli, S. Casciano nella frazione di Chiesanuova); significa tutela delle sue produzioni tipiche artigianali, agricole incentivando questi settori non solo a parole; significa utilizzare gli edifici sfruttati parzialmente attraverso un uso alternativo dell'edilizia rurale che permetta di salvare dal degrado anche un patrimonio culturale immenso e spesso sconosciuto; significa proteggere i centri storici dei paesi facendoli continuare a vivere con le loro botteghe tipiche che vanno scomparendo (ed è comprensibile dato che si sono rilasciate autorizzazioni per costruire le coop nei centri dei paesi)". La Checcucci ha ricordato il recente accordo tra 8 Comuni del Chianti per l'identità del territorio definendolo un "bello slogan" che poi è quello stesso che lei ha usato in campagna elettorale l'anno scorso e la sintesi della politica "nei fatti" che dai banchi dell'opposizione AN porta avanti. "Però - dice Gaia Checcucci - se deve essere una specie di area protetta, non capisco perché in futuro farà parte di tutta quell'area metropolitana della cintura attorno a Firenze. E l'identità del Chianti dove va a finire?

Marilena Milani

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L'ATTENZIONE

Valdo Spini contrario ai referendum sull'obiezione di coscienza

"Un impegno comune di maggioranze e opposizione contro i referendum sull'obiezione di coscienza". Per l'onorevole Valdo Spini il rischio è di spaccare il Paese, caricando il voto di significati politici impropri. Questo il senso dell'intervento del presidente della commissione difesa della Came-ra, Spini, a un dibattito sull'obiezione di coscienza organizzato presso l'SMS di Rifredi dall'ARCI di Firenze. "Con la mancata approvazione della riforma della legge sull'obiezione di coscienza si corre il rischio di arrivare ad un referendum pericolosamente impostato come un vero e proprio plebiscito pro o contro l'esercito". Rischio che, per Spini, va evitato in un momento in cui i nostri soldati sono impegnati in missioni di pace difficili in Bosnia e Albania. Già approvata dal Senato, la legge di riforma è attualmente ferma alla Camera, dove l'opposizione ha presentato più di 2.400 emendamenti. "Evitare i due quesiti referendari che riguardano l'obiezione di coscienza è interesse comune di maggioranza ed opposizione -ha detto Spini, aggiungendo- sulla funzione pacifica delle forze armate e sul loro sviluppo siamo tutti d'accordo, ma bisogna anche garantire il diritto soggettivo all'obiezione di coscienza". Spini ha giudicato intempestiva anche la scelta del Governo di presentare in contemporanea alla discussione sulla riforma dell'obiezione il disegno di legge sul servizio civile nazionale. "In questo modo -ha detto- il Governo ha prestato il fianco alla battaglia parlamentare delle opposizioni. La questione del servizio civile andava affrontata in seguito, con la dovuta calma."

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L'ATTENZIONE

Il mito Ferrari "emerge" dai disegni delle
vetture da corsa di un non-vedente!

Enzo Ferrari 
"Quando Aldo Frangioni, Presidente dell'Ataf, ci ha mostrato i disegni di tutte le Ferrari da corsa dal 1950 ad oggi, realizzate al computer da un dipendente dell'Azienda, ci siamo complimentati con lo sconosciuto autore per l'impegno profuso e, perché no, per l'amore dimostrato alla mitica Ferrari. E fin qui niente di strano. Ma quando ci ha detto che quel dipendente era un telefonista non-vedente abbiamo sentito una forte emozione che abbiamo voluto comunicare all'interessato, chiedendo di incontrarlo, di salutarlo, di stringergli la mano. E' stato un doveroso omaggio alla volontà di un uomo che ha sconfitto l'handicap della mancanza della vista, "toccando" quelle automobili stupende che sono le Ferrari e poi disegnandole sul computer. I suoi disegni non sono solo espressione della storia della Ferrari degli ultimi cinquant'anni, ma anche della sua stessa vita. Antonio Rofi è nato a Firenze il 3 giugno 1959 ed è residente a Montespertoli. Ha conseguito il diploma di maturità magistrale presso l'Istituo Magistrale "Gino Capponi" di Firenze nel 1977 ed il diploma di centralinista presso l'Istituto Nicolodi di Firenze nel 1980. Ha lavorato per circa tre anni presso la Sezione fiorentina dell'Unione Italiana Ciechi, e dal 1983 lavora, come centralinista, presso l'Ataf, dove l'abbiamo conosciuto. Il Presidente Frangioni, che ce lo ha presentato, si è detto orgoglioso di Rofi per il profondo impegno morale dello stesso. E pensiamo che tale orgoglio potrebbero sentire oggi anche i dirigenti della Ferrari, a cominciare da Luca di Montezemolo. E chissà che anche Lui, il genio dell'automobile, il grande Enzo Ferrari, non veda dal cielo le immagini delle sue "creature" disegnate da un non-vedente. E proprio a Lui pensiamo mentre scriviamo questa nota, che ha esaltato la popolazione automobilistica sportiva di tutto il mondo, dandoci la possibilità di vivere le gesta di Ascari, Nuvolari, Taruffi, Fangio, Biondetti, Fittipaldi, Regazzoni, Lauda, Villeneuve, Reutemann, giusto per citarne alcuni. Grazie Ferrari, e grazie Rofi che ha fatto "emergere" dall'oblio mezzi e uomini del passato.

Elena Carbone

 
 Due "disegni" di Antonio Rofi. In alto: la Ferrari "F.312 B3"- Motore 12 cil. boxer di 2991 cmc, potenza 485-495 cv , anno 1974/75. In basso: la Ferrari "F.310 B", motore V 10/75 di 2998 cmc, potenza 780 cv, anno 1997.
 
 
Gilles Villeneuve
 
Luca di Montezemolo
  Tazio Nuvolari

 

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