L'ATTENZIONE

Albania, mon amour!

 Autorevoli giornali francesi hanno fatto molta ironia sulla missione dell'Italia in Albania. L'hanno descritta come una vacanza per i nostri militari, per godere le spiagge balcaniche ed il sole mediterraneo che, secondo i francesi, è più "dolce" di quello che si può godere sulle spiagge italiane. Hanno torto a prenderci in giro in maniera così evidente? Chissà! Una cosa è certa: i nostri militari, armati di tutto punto, esibiscono divise, lustrini e mitragliatrici, ma non fanno niente di più. Non difendono i nostri connazionali che vengono attaccati da bande di criminali albanesi, non si oppongono alle scorrerie delle stesse bande, non usano le armi per nessun motivo. E quel che è peggio, non impediscono neppure alle navi albanesi di salpare verso le coste italiane con carichi di donne e bambini, ma anche di uomini che in Italia pensano (come fanno altri loro connazionali) di venire a spadroneggiare, spacciando droghe oppure portando le donne sui marciapiedi per offrirle ad italiani affamati di sesso. Ci avevano raccontato che la missione in Albania serviva a bloccare sul nascere il fenomeno dell'emigrazione clandestina verso le nostre coste, ed invece non è vero niente. Ci avevano fatto credere che la presenza di militari in Albania, che ci costerà un patrimonio, doveva servire a portare la pace e la tranquillità in quell'area dei Balcani, e non è vero. Gli italiani tutti (di destra e di sinistra, moderati e non moderati) danno ragione oggi a Fausto Bertinotti che aveva sostenuto la non-necessità di mandare in Albania nostri soldati. Oggi i fatti dimostrano che la missione è una beffa in piena regola che ci sta ridicolizzando agli occhi del mondo. E poi ci meravigliamo che in Europa ci prendono per i fondelli, non ci danno credito, decidono loro se dobbiamo essere o meno presenti nella moneta unica! E poi ci meravigliamo che in Francia fanno le barzellette in prima pagina con gli italiani! Siamo ridotti così male che non riusciamo neppure più a distinguere l'economia dalla finanza, i calcoli ragioneristici dalla politica, la porta d'ingresso da quella d'uscita! Cosa intende fare adesso il nostro Governo? Non è una domanda nostra, ma dei cittadini italiani. Vuole continuare a spendere soldi in Albania per tenere in piedi una missione inutile e nello stesso tempo continuare ad "ospitare" clandestini albanesi che sbarcano imperterriti sulle nostre coste, fregandosene degli altolà della nostra Marina al largo dell'Adriatico? Siamo caduti così in basso con questa vicenda che non sappiamo se e quando riusciremo a risollevarci. E non ci vengano a raccontare di solidarietà, di umanità, di tolleranza. Perchè potremmo rispondere che da qualche tempo a questa parte i soli albanesi che emergono sono spacciatori di droga, sfruttatori di prostitute (che volenti o nolenti sono costrette a battere il marciapiede) che se non assecondano le aspettative dei loro connazionali che per "iniziarle" al mestiere più antico del mondo non trovano di meglio che violentarle loro per primi, stuprarle, picchiarle, e poi se qualcuna resta incinta, aprirle la pancia e togliere dall'utero il feto per mostrarlo alle altre donne per far capire loro che non ci si può sottrarre alle loro pretese. Purtroppo gli italiani vedono violenze, tante, ed hanno paura. Giustamente. Solidali sì, fessi no.

Francesco Canosa


 

 

Vi piacciono le poesie di Rudyard Kipling? Sono messaggi forti, penetranti, dai quali sgorga sempre un segno di vita, una speranza. Eccone una

 

Il canto di un'onda
di Rudyard Kipling

Un giorno approdò un'onda
Nel fiammante tramonto dorato -
Lambì una mano di fanciulla,
Che dal guado ritornava.

Passo fine e nobile seno -
Qui attraversa, rallegrati e riposa.
"Fanciulla, aspetta", l'onda disse;
"Aspetta un po', ché io sono la Morte!".

"Dove il mio amore chiama io vado -
Che vergogna trascurarlo -
E' stato un pesce a girare così,
Capovolgendosi con audacia".

Passo fine e cuore tenero,
Aspetta il traghetto carico.
"Aspetta, oh, aspetta!" l'onda disse:
"Fanciulla, aspetta, ché io sono la Morte!".

"Quando il mio amore chiama io m'affretto -
Madama Disprezzo non si sposò mai"
Onde su onde intorno alla vita,
Limpida mulinava la corrente.

Cuore sciocco e mano fedele,
Piccoli piedi che non toccaron terra.
Lontano lontano l'onda fuggì,
Onda - onda - insanguinata!

 

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L'ATTENZIONE

Va impedito il trasferimento da Firenze della Scuola di Sanità Militare dell'Esercito

Su Firenze pende un'altra mannaia. Questa volta si tenta di tagliare la presenza della Scuola di Sanità Militare! Una brutta storia della quale non tutti i fiorentini hanno capito ancora i risvolti. Un Decreto Legislativo collegato alla Finanziaria prevede la chiusura della Scuola ed il suo trasferimento a Roma entro il 1998, presso le strutture della Cecchignola, sede estremamente periferica rispetto alla città e quindi destinata a creare problemi forse insuperabili per il personale. Non solo, ma tale trasferimento non rientra neppure nella logica, di tipo europeo, della costruzione di un'Interforze, in quanto non si prevede l'accorpamento delle diverse Scuole di Sanità di Esercito, Marina e Aeronautica. Addirittura, la scuola di Commissariato, di stanza a Maddaloni, resterebbe nella città partenopea! Se non si deve costituire un'Interforze, nè si devono aggregare le sole due Scuole presenti in Italia (Firenze e quella di Commissariato a Maddaloni) che senso ha spostare solo quella di Firenze? La domanda, che assume contorni di drammaticità se si pensa allo spostamento del personale e delle relative famiglie, se l'è posta anche il capogruppo di R.I. in Palazzo Vecchio Eugenio Giani, presentando un'interrogazione urgente al sindaco Primicerio. Giani teme che se tale provvedimento fosse approvato "avrebbe la gravissima conseguenza di privare Firenze di un'istituzione consolidata, apprezzata, di significativo rilievo per la città, in assoluta controtendenza con gli indirizzi di cui si è discusso più volte negli ultimi anni per realizzare a Firenze un presidio sanitario militare integrato con le strutture universitarie e civili". Non c'è alcun dubbio che una simile evenienza creerebbe un pesante impatto negativo con l'Università degli Studi di Firenze, le strutture ospedaliere, la cultura nel suo complesso dell'area fiorentina. Cosa fare? Giani ha chiesto al Sindaco di prendere iniziative concrete perchè Firenze non venga privata della Scuola e della sua cultura. Da parte nostra possiamo sollecitare i parlamentari locali a farsi parte diligente perchè quel Decreto Legislativo non trovi attuazione nella parte in cui si prevede il trasferimento della Scuola a Roma. Non sarebbe male che le Istituzioni, dalla Regione (v. box in questa pagina) alla Provincia, dal Comune a quelle culturali, si facessero carico di far sentire la loro voce e la loro protesta. Non è concepibile che si accentrino a Roma certe attività che hanno bisogno di ben altro confronto con la realtà che le circonda. Bell'esempio di federalismo che sembra fatto più di politica accentratrice che decentratrice. Se qualcuno prova a leggere la scheda che pubblichiamo di fianco, forse capirà perchè questa Scuola non può lasciare Firenze. Noi ci auguriamo che da parte di tutti ci sia un segnale forte in questa direzione.

Marilena Milani

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L'ATTENZIONE

Proteggere la razza Chianina
ma anche gli asini dell'Amiata

La Chianina", la "Maremmana" e le altre pregiatissime razze bovine toscane saranno esportate nei Paesi in via di sviluppo per contribuire a migliorare le razze locali? Il germoplasma delle razze da carni toscane potrà valorizzare le produzioni bovine di zone svantaggiate dell'America Latina? Cosa fare per scongiurare il pericolo di una rapida estinzione di quelle che vengono chiamate razze "reliquia" (le pecore Cella Garfagnana, le mucche pisane, le scrofe della "cinta senese" e altre) oggi a forte rischio di lento ma sicuro declino? Come salvare i cavalli di "Monterufolino" o gli asini dell'Amiata? E ancora, passando alle risorse vegetali, cosa fare per recuperare, salvaguardare valorizzare varietà ed ecotipi di piante toscane a forte rischio di scomparsa? Come garantire la sopravvivenza degli antichi sapori di una civiltà non solo agricola ma anche culturale? La risposta si trova in una legge che il Consiglio Regionale della Toscana ("la prima del genere, organica, in tutta Italia" - ha assicurato l'assessore Periccioli) - ha approvato con voti unanimi per tutelare quelle che vengono definite, in linguaggio ufficial-burocratico, "risorse genetiche autoctone". Il testo, per alcuni aspetti, tiene conto di una proposta di legge presentata dal gruppo di Alleanza Nazionale che è stata comunque ritirata. Quattro gli articoli della legge approvata. La Regione si impegna a tutelare le risorse genetiche - animali e vegetali - originari del suo territorio iscrivendole in appositi "repertori" tenuti dall'Arsia, l'Agenzia Regionale per lo Sviluppo o l'innovazione in Agricoltura. Entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge la Giunta determinerà modalità e criteri per istituire e tenere i "repertori". Per il 1997 è prevista una spesa di 400 milioni. La legge stabilisce anche il principio della proprietà regionale delle raccolte di materiale genetico per le quali la Regione sostiene le spese di impianto conservazione, funzionamento. Quando la legge sarà operativa, potranno essere favorite tutte quelle iniziative - pubbliche e private - tendenti a preservare le biodiversità autoctone esistenti. Pedro Losi (Pds) ha illustrato i contenuti della legge dando atto al gruppo di Alleanza Nazionale ed ai Verdi di aver contribuito al miglioramento della stesura definitiva. Claudio Riccardi (AN), rivendicata la "primogenitura" al suo gruppo ha annunciato ulteriori emendamenti per rendere davvero efficace" la legge. Per Tommaso Franci (Verdi) "la legge è piccola ma importante". Si tratta di un "tassello fondamentale per mantenere l'ambiente rurale e la sua cultura": un patrimonio non solo della Toscana ma di tutto il mondo. L'assessore all'agricoltura Moreno Periccioli (Pds) ha dato atto ad Alleanza Nazionale di aver sollevato un tema giusto anche se la Regione vi lavora da anni, sia pure in modo non organico ed ora, nel panorama italiano, è la prima ad approvare un provvedimento del genere. In dichiarazione di voto sono intervenuti Claudio Riccardi (AN) e Olivo Ghilarducci (PPI) entrambi per annunciare il favore dei rispettivi gruppi.

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L'ATTENZIONE

Approvato dalla Regione l'accordo di pianificazione per il piano strutturale di Livorno

URatificato dal Consiglio regionale della Toscana l'accordo di pianificazione tra amministrazione comunale e provinciale di Livorno e Regione Toscana per il piano strutturale preliminare al Regolamento Urbanistico di Livorno. Secondo quanto stabilito dalla Legge regionale 5/95 (Norme per il governo del territorio), l'accordo di pianificazione è stato sancito in seguito alla verifica della conformità delle procedure e dei contenuti formali del Piano Strutturale del Comune di Livorno con le condizioni che saranno assunte dal Piano Territoriale di Coordinamento provinciale e dal Piano d'Indirizzo Territoriale della Regione. Fra tali punti di convergenza, ricordiamo, prima di tutto, il riferimento del territorio comunale all'inquadramento complessivo del territorio della provincia nel contesto della costa toscana, formulato negli atti della Conferenza del 2 marzo 1995 di avvio del procedimento di formazione del PTC. Inquadramento che tiene conto, fra le altre cose, del ruolo di baricentro della Direttrice Tirrenica tra area padana occidentale e Roma della Provincia di Livorno; della sua connotazione marittima; e delle potenzialità della sempre più "metropolizzata" area Pisa-Livorno-Pontedera (grazie alla intermodalità dei sistemi di collegamento che la caratterizzano: porto, aeroporto, viabilità, ferrovia). In secondo luogo, il fatto che il sistema territoriale n.1 di tutela ambientale definito dal Piano Strutturale, che comprende parte delle colline livornesi e il sottosistema della costa Calafuria-Romito interessando gran parte delle aree protette previste alla DCR 296/88, risulta compatibile con le previsoni di Parco e relative aree contigue in corso di definizione ai sensi della L.R. 49/1995. All'interno di tale sistema di tutela ambientale, le aree attualmente occupate dalla discarica di Vallin dell'Aquila sono qualificate "aree degradate" e destinate a recupero ambientale. E', inoltre, prevista la realizzazione della Variante alla Aurelia, tra Maroccone e Chioma, concordemente alle previsioni provinciali di assetto infrastrutturale tese a trasformare il tratto costiero della vecchia Aurelia in "strada-parco" a servizio della costa, con il contestuale recupero delle cave dismesse a funzioni di servizio per la balneazione, per la fruizione dell'area protetta e per il parcheggio. (Tutto questo, naturalmente, solo dopo la messa in sicurezza dei siti rispetto alla stabilità dei fronti di cave ed alla regimazione delle acque). In terzo luogo, l'adeguatezza del sistema territoriale n.2 Arcipelago -comprendente l'isola di Gorgona e le secche della Meloria- al sistema territoriale delle isole dell'Arcipelago che verrà definito dal PIT regionale e dal PTC provinciale in rapporto al già istituito Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano. Infine, per quanto riguarda gli interventi previsti sul sistema territoriale n. 5 (sistema, che con il previsto sottosistema 5A Portuale, comprende sia l'attuale ambito portuale sia le nuove aree libere che il Piano Strutturale destina ad ampliamento, completamento e servizi del porto di Livorno), essi paiono funzionali a configurare il definitivo assetto del nodo infrastrutturale Darsena Toscana/Canale Navicelli/Firenze-Porto/penetrazione F.S./S.S. n.224, pur essendo fortemente condizionati da quali saranno i soggetti preposti alla loro attuazione. Tra gli interventi previsti, particolarmente rilevanti saranno il tombamento del tratto del canale dei Navicelli compreso tra lo scolmatore dell'Arno e la Darsena Toscana, le aree di "vasca di colmata" esterne alla Darsena Toscana da destinare a servizi e piazzali portuali e la localizzazione di servizi d'interesse generale come il polo ecologico livornese (funzionale a successive localizzazioni di impianti di depurazione e trattamento dei liquami e di R.S.U. formulate negli specifici progetti e/o piani di settore comunali e provinciali). Il complesso delle opere sarà programmato in termini attuativi mediante il Piano Regolatore Portuale che verrà adottato dall'Autorità Portuale.

L.S.

 

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