L'ATTENZIONE

L'uomo e gli animali

CaneIl recente convegno di Milano sul rapporto emozionale tra l'anziano e gli animali ci suggerisce una riflessione più profonda sull'argomento, dalla quale esce sconfitta, purtroppo, l'intelligenza dell'uomo e rivalutata quella dell'animale. Basterebbe un rapido excursus della vita umana per capirne la motivazione. I bambini amano i cani, i gatti, gli uccelli. Ma corrono dietro anche alle galline, ai conigli. Nell'accezione comune è entrata ormai la convinzione che molte malattie di bambini possono essere risolte grazie all'amore degli animali verso costoro ed al sentimento ricambiato dagli stessi bambini. Tanto è vero che in alcuni ospedali americani ed inglesi consentono l'ingresso ai cani nelle corsie per aiutare i piccoli pazienti a guarire. Poi quei bambini crescono. Diventano adulti. Si scontrano con i problemi della vita, si trasformano. Amano di meno, cominciano ad odiare il loro prossimo, con il quale ingaggiano continue battaglie. A volte giustificate, quasi sempre ingiustificate perchè dettate dall'intolleranza, dalla prepotenza, dalla stupida furbizia. E vivono così per anni ed anni, allontanandosi anche dai loro vecchi amici: abbandonano i cani sulle autostrade, mandandoli a morte sicura, rifiutano la loro compagnia, cambiano vita. Poi passano gli anni. Quei bambini cresciuti e diventati adulti arrivano alla Terza Età. La società (solo a parole "civile") li emargina (così come loro avevano prima emarginato gli animali), i figli hanno preso la loro strada, generi e nuore hanno contribuito a farli allontanare dalla famiglia, la solitudine si fa sentire in tutta la sua drammaticità. E con essa, spesso, anche l'inutilità della vita. Eppure si deve continuare, si deve andare avanti. Essere anziani non significa non esistere, e nessuno può dire quanto potrà durare la "vita da anziani". Ecco, allora, che torna a mente l'infanzia, l'amico cane, il gatto che faceva le fusa accovacciato sulle ginocchia, si risente il cinguettìo dell'uccello che veniva a far visita nel giardino! Ecco il sentimento che ritorna, struggente più che mai, che porta con sè un'emozione forte, che vuole la vita, che ama la vita. Ecco pronto un cane, un gatto, a ridare a quest'uomo la gioia di vivere. La sua compagnia diventa basilare. Un cane è sempre un compagno fedele che non tradisce, che è capace di morire di dolore sulla tomba del suo padrone. E da quel cane l'uomo dovrebbe imparare a "razionalizzare" i sentimenti, a saperli esprimere, a "viverli" per tutta la vita, non solo quando gli fa comodo. E da quel cane l'uomo potrebbe imparare a rispettare il prossimo, ad amarlo. Non è utopia. E' realtà dalla quale l'uomo tenta di fuggire ad un certo punto del cammino della sua vita, per poi ritornare, vinto dall'emozione, dal sentimento. Non per niente in Italia ben 10 milioni di famiglie hanno in casa un animale!

 San Francesco e la predica agli uccelli

UccelloChi non ricorda il quadretto vaghissimo del Santo che predica agli uccelli, e li raccoglie intorno a sè intenti ed immobili, vinti dalla forza della sua bontà, e con le sue parole suscita in essi un'anima nuova e una volontà di cantare a gloria del Creatore? "Dicendo loro santo Francesco queste parole, tutti quanti quegli uccelli cominciarono ad aprire i becchi, distendere i colli, aprire l'alie e riverentemente chinare i capi insino in terra; e con atti e con canti dimostravano che le parole del padre santo davano a loro grandissimo diletto. E Santo Francesco insieme con loro si rallegrava e dilettava, e molto si maravigliava di tanta moltitudine d'uccelli e della lorobellezza e varietade e della loro attenzione e familiaritade; per la qual cosa egli con loro divotamente lodava il Creatore. Finalmente, compiuta la predica, Santo Francesco fece loro il segno della croce e diede loro licenzia di partirsi. Allora tutti quegli uccelli in schiera si levarono in aria con maravigliosi canti; e poi, secondo la croce ch'avea fatta loro Santo Francesco, si divisono in quattro parti. E l'una parte volò inverso l'oriente, l'altra inverso l'occidente, la terza inverso il meriggio e la quarta inverso
l'aquilone. E ciascuna schiera andava cantando maravigliosamente... (XVI)

Francesco Canosa

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L'ATTENZIONE

Il Mugello Porta Nord di Firenze

Osti 

 Giubileo anno 2000

50 milioni di pellegrini affluiranno nei luoghi sacri della città di Roma: di questi, almeno 20, visiteranno con molta probabilità Firenze che vedrà quintuplicate le presenze turistiche usuali. Un evento eccezionale che esige a priori la valutazione delle necessità, delle possibili conseguenze e quindi una lungimirante preparazione, che, come tale, comporta due obiettivi primari:
- far fronte all'eccezionalità dell'evento;
- far si che le risorse, messe in campo a tal fine, inneschino un processo di sviluppo capace di proseguire oltre.

Massimo impegno sarà necessario per garantire la sufficienza e l'efficienza delle capacità ricettive e delle reti di trasporto nelle aree metropolitane. Dal lontano 1300, ad ogni Giubileo, le genti del nord giungevano a Roma attraverso la via detta "Francigena" o "Romea"; attualmente tale collegamento è assicurato dall'autostrada del Sole e dalla ferrovia. Proprio sulla direttrice principale che collega "il nord" a Roma si trova il Mugello:
· quale ruolo potrà assumere questo territorio in termini di ospitalità, grazie a questa posizione strategica prossima a Firenze e verso Roma?
· sarà in grado, dotandosi di un sistema autonomo di ricettività, di decongestionare, anche in seguito, l'area metropolitana fiorentina dall'afflusso turistico eccessivo?
· sarà possibile per il Mugello cogliere questa occasione per dare un impulso positivo e duraturo all'attività ricettiva e agrituristica ottimizzando il trasporto ferroviario della Faentina?

Per avere una risposta a queste domande abbiamo intervistato l'ing. Paolo Osti, Presidente dell'Ordine fiorentino, che insieme alla Comu-nità Montana del Mugello ha organizzato un convegno a Barberino. Osti è stato uno dei relatori al convegno.

 

Quali suggerimenti ritiene di dare per non perdere questa importante occasione per il Mugello? Per affrontare, coordinare e gestire tale occasione, il suggerimento è la costituzione dl due specifici comitati da attivare in tempi brevi. Un comitato di tipo "logistico" di rapida attivazione in grado di fornire uno sportello per gli operatori locali dare indicazioni sulle iniziative e informazioni su come ottenere eventuali finanziamenti, propagandare il Mugello e offrire il "pacchetto Mugello nei circuiti internazionali per il Giubileo del 2000. Tale comitato dovrà mettere in moto in tempi ovviamente strettissimi una verifica della possibile offerta di ricettività realizzabile entro il 2000 coordinarsi a Roma e inserirsi nei circuiti internazionali per l'accoglienza dei pellegrini fornendo pacchetti di servizi integrati con itinerari e mezzi di trasporto prenotati in modo da garantire certezze e massima assistenza a chi vorrà rivolgersi alle agenzie che offrono la realtà del Mugello. Un secondo comitato di tipo più "culturale e propositivo" atto a consolidare e sviluppare anche in futuro l'immagine del Mugello, delle sue qualità e delle sue offerte turistiche, che sia in grado di pubblicizzare subito quello che il Mugello potrà diventare. Un comitato in grado anche di fornire indicazioni, indirizzi e direttive di sviluppo (linee guida) compatibili con l'ambiente e il territorio che in ogni caso va salvaguardato.
Chi dovrebbe partecipare a questi Comitati? E' indispensabile che i soggetti economici locali diventino parte attiva. E' necessario far giungere alle Ammini-strazioni obbiettivi concreti al fine di attivare le risorse pubbliche a sostegno di queste prospettive di sviluppo offerte del Giubileo e affinchè si arrivi in maniera strutturale ad un organico e qualificato sviluppo.
Anche da Firenze una partecipazione attiva? Non c'è dubbio. Ci dobbiamo sentire tutti impegnati. Il decollo dell'area può realmente avvenire solo se fortemente integrato col Centro di Firenze.
Lei pensa a collegamenti rapidi per favorire la mobilità delle persone? La mobilità è al primo posto quando si vogliono "avvicinare" due realtà geografiche.Questo può consentire di ampliare il bacino di utenza per migliorare la qualità del servizio pubblico e la capacità della linea metropolitana determina la soglia superiore di sviluppo delle nuove attività.
Pensa alla Faentina, tra l'altro? Questa linea ferroviaria potrebbe rappresentare il collegamento ideale tra il Mugello e Firenze, come "porta a nord" del capoluogo.
Quindi Lei vede un avvicinamento non prescindibile tra il Mugello e Firenze? Il decollo dell'area può realmente avvenire solo se fortemente integrata col Centro di Firenze. Il Mugello, pur costituendo il 40% del territorio provinciale ha una popolazione che rappresenta solo il 10%. Con tale bacino di utenze è impensabile proporre un esercizio conveniente ed economico di tipo metropolitano della Faentina. Si rendono pertanto indispensabili nuovi episodi inerenti attività economiche e di servizio. Inoltre, vedo bene uno scenario di sviluppo metropolitano multipolare, all'interno del quale il Mugello può svolgere un ruolo importante.
Quale sviluppo, in particolare? Se vogliamo ribaltare il ruolo attualmente marginale del Mugello esaltandone le naturali vocazioni, lo sviluppo più appropriato è sicuramente uno compatibile con la bellezza e l'equilibrio del passaggio e dell'ambiente naturale ancora ben conservato e con caratteristiche proprie. Uno sviluppo "compatibile" può attuarsi solo con un programma economico ed edilizio rigorosamente rispettoso dell'ambiente. Inoltre, il territorio si presta per naturale vocazione ad ospitare attività di tipo culturale o ad alto contenuto intellettuale (centri di ricerca), attività creative e ricreative-sportive nella natura. Uno sviluppo economico compatibile del Mugello non può ignorare poi le sue potenzialità ricettive con sviluppo agrituristico e creazione di piccole strutture ricettive a gestione familiare. Tale forma di sviluppo avrebbe anche funzione decongestionante per Firenze e costituirebbe un elemento di innalzamento dell'offerta turistica e del livello qualitativo della ricettività metropolitana.


Elena Carbone

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L'ATTENZIONE

La tutela del mare toscano e l'impegno dell'Arpat

MareLa tutela del mare, che rappresenta un obiettivo strategico in campo ambientale della Toscana ha conosciuto un grande salto di qualità, con la nascita dell'Agenzia regionale di protezione ambientale della Toscana (ARPAT), che ha incorporato l'ex Consorzio Regionale per l'Ittiofauna e la Pesca (CRIP) e sta creando un'apposita Area Tecnica per la Tutela dell'ambiente marino e costiero e dell'ittiofauna'', coordinata dal dottor Mario Bucci, responsabile del presidio ARPAT di Piombino. E' migliorato, intanto, il controllo del mare per la valutazione della sua balneabilità (DPR 470/82). Sia nel 1996 che nel 1997, alle campagne ordinarie di controllo (che stanno dando risultati soddisfacenti, con un miglioramento della qualità delle acque, nel 1997 rispetto al 1996, in ben otto stazioni di campionamento), si sono affiancate campagne straordinarie, miranti a valutare la qualità di quei tratti di costa (dell'Argentario, dell'Isola dell'Elba. etc) che in passato non venivano controllati per la loro difficile accessibilità e che, di conseguenza, venivano ingiustamente considerati non balneabili dal Ministero della Sanità. In realtà, gli esami. che le campagne straordinarie hanno finalmente permesso di attuare, dimostrano come tali acque siano tutte di ottima qualità. In tal senso occorre darsi l'obbiettivo politico di far considerare balneabili in maniera permanente tali siti da parte del Ministero, senza dover ogni anno ricorrere a campagne straordinarie di controllo la cui esecuzione è alquanto complessa ed è stata possibile, finora, grazie alla collaborazione della Guardia Costiera, che ha messo a disposizione i suoi natanti. Ma il mare va tutelato come risorsa ambientale complessiva e non soltanto nei suoi aspetti legati alla salute umana (la balneabilità, appunto). In tal senso, la Regione Toscana ed il Ministero dell'Ambiente hanno sottoscritto una convenzione, la cui gestione tecnica è affidata all'ARPAT ed il cui scopo è quello di garantire un monitoraggio complessivo dell'ecosistema marino, considerato come patrimonio ambientale di inestimabile valore della regione. I 578 chilometri di litorale costiero (comprese le isole dell'Arcipelago) vengono controllati attraverso la dislocazione di 120 stazioni di monitoraggio e l'applicazione di metodologie e procedure d'indagine che vanno anche oltre quelle, troppo generiche, contenute nella suddetta convenzione, attivando criteri e strumenti di controllo più flessibili e mirati alle caratteristiche specifiche della costa tirrenica (che è assai diversa da quella adriatica, sulle cui caratteristiche sono state a suo tempo plasmate le procedure d'indagine previste dalla convenzione). Per operare questi controlli, che richiedono un grosso impegno di risorse tecniche ed umane verrà utilizzata, quest'anno, una nave-laboratorio, il '"Poseidon", che ospiterà a bordo, oltre all'equipaggio, personale specializzato dell'ARPAT. A partire dal 1998, peraltro, l'ARPAT si doterà di una propria nave-laboratorio di 17 metri, in vetro resina, perfettamente attrezzata per questo tipo di ricerche e che sarà commissionata alla cantieristica toscana, attraverso un impegno di spesa di oltre un miliardo di lire. Allo scopo di darsi un piano d'azione globale, per la tutela dell'ecosistema marino della nostra regione, che sia davvero adeguato alle caratteristiche ed alle problematiche del mare toscano, l'ARPAT ha inserito, nel suo programma triennale di lavoro, uno specifico "Progetto per l'indagine, la sorveglianza ed il controllo del mare costiero della Toscana''. Esso si fonda sulla valutazione dell'impatto delle attività umane (produttive, portuali, urbane, etc) sul mare stesso, inteso non solo come fonte di possibile pericolo per la salute umana (qual è considerato dal decreto sulla balneazione) bensì come risorsa ambientale il cui equilibrio ecologico può essere alterato dall'uomo anche rispetto a parametri non immediatamente correlabili a rischi sanitari. L'ARPAT sta, in tal senso, costruendo mappe di inquinamento dell'ambiente marino e modelli previsionali del suo sviluppo, cui seguiranno i controlli sul campo, effettuati attraverso l'utilizzo della suddetta nave-laboratorio e di particolari metodiche di rilevamento. Queste ultime si basano sul principio della bio-indicazione ossia sulla valutazione di qualità dell'ecosistema in base alla presenza o meno, in esso, di particolari specie biologiche (in tal caso, i batteri eterotrofi e la loro componente bio-luminescente). Si tratta di un metodo sperimentale messo a punto dall'ARPAT, con la collaborazione del professor Eros Bacci dell'Università di Siena, e che ha già suscitato molto interesse nella comunità scientifica internazionale.

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L'ATTENZIONE

Fumo, cancro ed ... autolesionismo

Industria del tabacco all'angolo. Le accuse al fumo fioccano da tutte le parti. Ormai anche il fumo passivo è accerchiato. Lo dimostrano le notizie degli ultimi giorni. Prima è arrivata la sentenza del 19 aprile del Tar del Lazio che, riconoscendo l'infermità per servizio a un'impiegata ammalatasi di tumore ai polmoni dopo 7 anni di convivenza con tre colleghe fumatrici, ha sancito per la prima volta in un tribunale italiano il nesso causale tra fumo passivo e cancro polmonare. Poi, a soli due giorni di distanza, durante un convegno a Bologna sul tema "Ovociti umani: dalla fisiologia alla fecondazione assistita", è venuto fuori che il fumo, anche in versione passiva, è in grado di danneggiare gli ovociti, le cellule presenti nell'organo sessuale femminile da cui dipende la fecondazione. Nel formulare la sentenza che dà ragione all'impiegata del ministero della pubblica istruzione Maria Sposetti che, dopo essere stata operata per un tumore al polmone destro, aveva chiesto il risarcimento danni e il collocamento in pensione, il tribunale amministrativo del Lazio ha preso atto dei risultati degli studi che negli ultimi anni sono stati condotti sulle conseguenze dell'inquinamento da fumo passivo e ha respinto la tesi della difesa che esso non possa essere considerato uno specifico agente cancerogeno. A conferma della nocività del fumo passivo, basti citare i dati recentemente divulgati dal prof. Franco Salvati, presidente della Fonicap (forza operativa nazionale italiana contro il cancro al polmone). In Europa ci sarebbero almeno 40 mila decessi all'anno per fumo passivo, dei quali 11 mila soltanto in Italia, che ha uno dei più numerosi "eserciti di fumatori" europei. Inoltre, con l'aumentare delle donne che fumano mentre prima il tumore ai polmoni colpiva una donna su cinque soltanto, adesso siamo passati a 2 su 5. Comunque, la prova più decisiva è forse il fatto stesso che negli Stati Uniti, dove le pressioni delle multinazionali del tabacco non sono certo assenti, il fumo passivo sia ormai considerato causa di cancro polmonare di classe A e combattuto con estrema decisione. Ma il convegno di Bologna mette in luce un altro aspetto. I dati divulgati dall'equipe del prof. Flamigni parlano chiaro: il fumo passivo ha effetti negativi anche sugli organi alla base della riproduzione. Nello svolgere alcuni studi sulle tecniche di fecondazione assistita, i medici-ricercatori dell'équipe hanno infatti rilevato la presenza di tracce di sostanze dovute alla combustione del tabacco negli ovociti, non solo di fumatrici, ma anche di conviventi di fumatori. Secondo le dichiarazioni alla stampa della responsabile del Centro per la fecondazione assistita dell'Università di Bologna, dott.ssa Eleonora Porcu, la percentuale delle fumatrici abituali che presentano anomalie cromosomiche negli ovociti è pari al 20%, percentuale che, pur scendendo al 5% nel caso delle "fumatrici passive", è il segno tangibile dell'influenza negativa del fumo ricevuto dall'esterno. Probabilmente il fumatore incallito non avrà nemmeno letto questo resoconto, convinto com'è che morire di cancro è una morte come un'altra. Però offende la convivenza con familiari ed estranei ai quali impone la sua "malattia mentale" ovvero la sua acclarata convinzione di non poter o voler rinunciare all'autodistruzione. Insomma se ognuno è libero di uccidersi come meglio crede. Però non è libero di uccidere gli altri!

L.S.

 

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