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Come elettori dovremmo essere disgustati di aver mandato al Parlamento certi personaggi! Come cittadini siamo scandalizzati dai comportamenti del Legislatore che sono sempre, regolarmente, contro di noi! Di esempi se ne possono fare tanti, che messi l'uno sopra all'altro possono raggiungere e superare il più alto grattacielo del mondo. Vi facciamo grazia di tutti, eccetto uno recente, che potrebbe "scoppiare" a breve in maniera fragorosa perchè interessa tutti gli automobilisti.
Per abitudine, stante la diversa capacità reddituale tra nord e sud, moltissime delle autovetture date indietro al concessionario del nord quando se ne acquista una nuova, finiscono al sud, dalla Campania in giù, in Calabria, in Sicilia. Per abitudine consolidata molti acquirenti meridionali continuano a circolare con le targhe del nord (Milano, Torino, Bologna, Firenze), senza preoccuparsi di regolarizzare l'acquisto effettuato. Ebbene, quasi tutte le contravvenzioni che prendono queste auto vengono inviate ai vecchi proprietari dalle diverse Polizie municipali e stradali richiedendone il pagamento. Al malcapitato venditore di autovettura non resta che attivare il meccanismo di richiesta certificazione di trascrizione al PRA (Pubblico registro automobilistico) pagando i dovuti diritti e poi di spedire il certificato alle diverse Polizie municipali e stradali del sud, mediante raccomandata e quindi spendendo altri soldi. Fin qui se si toglie un pò di fastidio ed una spesa limitata la cosa è sopportabile. Ma seguiteci in questa vicenda:
un automobilista residente a Firenze acquista un'autovettura dal concessionario al quale versa la vecchia con delega a vendere. Cosa che avviene nel 1986 (segnatevi la data: 1986!) come testimonia la trascrizione al PRA. Nel 1994 al predetto automobilista arriva una contravvenzione per divieto di sosta dalla Polizia Municipale del Comune di Aversa (provincia di Caserta). Seguendo la prassi l'automobilista richiede il certificato di trascrizione di proprietà al PRA e lo invia a quella Polizia Municipale. Ne arriva una seconda e fa la stessa trafila, ne arriva una terza a ripete l'operazione, invitando quella Polizia Municipale a rendersi parte diligente a fermare l'auto per imporre al nuovo proprietario il rispetto delle regole. Poi arrivano altre contravvenzioni di Comuni diversi del napoletano e ripete il rito. Per due anni tutto tace. Anzi ad essere precisi per tre anni. Perchè a novembre del 1996 il Comune di Aversa iscrive a ruolo il cittadino residente a Firenze e pretende il pagamento delle contravvenzioni invocando una norma del Codice della Strada che prevede l'iscrizione a ruolo in caso di mancato pagamento. Ed a marzo del 1997 gli arriva l'avviso che presso la Casa comunale di Firenze è depositata una "cartella di pagamento". Si reca al Comune per ritirarla, la legge, trasecola. A questo punto il cittadino si sente perseguitato! O lo è.
Francesco Canosa
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| Con una lodevole tempestività la Regione Toscana ha approvato
il nuovo "piano regionale di gestione dei rifiuti" adeguato alla
normativa emanata con il Decreto Ronchi 22/97. Illustrando il provvedimento
ai giornalisti, l'assessore all'ambiente Claudio Del Lungo, ha riferito
i passaggi successivi che sono i seguenti: entro 30 giorni dalla pubblicazione del "piano" sul Bollettino della Regione ogni singolo cittadino può presentare le sue osservazioni; entro 60 giorni lo devono fare le Province. A fine giugno ci sarà un nuovo incontro della Giunta regionale con i soggetti interessati, quindi il piano così definito sarò riapprovato e portato in Consiglio regionale (probabilmente entro settembre) per l'approvazione definitiva. Nel frattempo entro 60 giorni sarà predisposto il testo della legge per il recepimento del decreto Ronchi. Se va tutto per il verso giusto si dovrebbero attivare dai 1.000 ai 1.500 miliardi di investimenti e si avrà anche nuova occupazione. Infatti, buona parte degli impianti esistenti dovranno essere modificati ed adattati alle norme contenute nel decreto Ronchi. Lo stesso Del Lungo ha riferito che entro giugno Case Passerini sarà in grado di rifornire il gassificatore di Greve. Ecco la "scheda" ufficiale della gestione dei rifiuti presentata dall'assessore. |
Scheda
Un anno e mezzo di lavoro, migliaia di pagine di supporto
tecnico-scientifico, un'attività di studio - in particolare con la
ricerca aggiudicata ad Ambiente Italia e con gli studi predisposti dall'Agenzia
regionale recupero risorse (Arrr) - estesa a livello europeo, con l'esame
di esperienze e soluzioni dei paesi all'avanguardia nella gestione dei rifiuti.
Tutto questo sta alla base del Piano regionale di gestione dei rifiuti adottato
dalla Giunta regionale. Adottato, e non approvato, perché adesso
si apre la fase delle osservazioni, così come dispongono sia la legge
regionale 4/95 sullo smaltimento dei rifiuti (60 giorni a disposizione delle
Province per le osservazioni), sia il decreto legislativo 22/97 - entrato
in vigore lo scorso 3 marzo e più conosciuto come "Decreto Ronchi"
- che prevede la massima partecipazione dei cittadini (30 giorni per le
loro osservazioni). Entro l'estate il Piano sarà definitivamente
approvato e quindi trasmesso al Consiglio regionale: mesi in cui la giunta
provvedere a definire anche la legge di recepimento del Decreto Ronchi.
Il Decreto Ronchi. Proprio il decreto legislativo 22/97, intervenuto durante
l'elaborazione del Piano, ha richiesto un adeguamento alle nuove disposizioni,
profondamente innovative del quadro di riferimento normativo nazionale.
Adeguamento peraltro non sostanziale, dato che la Toscana può già
disporre di una legislazione recente, in linea con i nuovi orientamenti
nazionali. Il Piano però va anche oltre: anticipa i contenuti del
decreto ministeriale che recepirà due direttive comunitarie in materia
di riduzione e prevenzione dell'inquinamento atmosferico degli impianti
di trattamento termico dei rifiuti, stabilendo i valori limite delle emissioni,
i metodi di campionamento ed analisi, i tempi e i criteri di adeguamento.
Ricordiamo che il Decreto Ronchi definisce precise priorità nella
gestione dei rifiuti, privilegiando in primo luogo la strada del reimpiego
e del riciclaggio, indicando successivamente quale "utilizzazione principale"
dei rifiuti l'impiego come combustibile o mezzo per produrre energia, riducendo
il conferimento in discarica ad attività residuale. La nuova normativa
fissa scadenze precise: dal primo gennaio '99 la realizzazione e gestione
degli impianti di trattamento termico dei rifiuti sarà autorizzata
solo con recupero di energia e sarà vietato lo smaltimento in regioni
diverse, salvo accordi, mentre la tassa sullo smaltimento sarà sostituita
da una tariffa calcolata anche sulla quantità di rifiuti prodotti.
Dal primo gennaio 2000 sarà possibile conferire in discarica solo
inerti e rifiuti che residuano da operazioni di riciclaggio e recupero.
Scadenze precise anche per la raccolta differenziata: per ogni ambito territoriale
dovrà raggiungere il 15 per cento nel marzo 1999, il 25 per cento
nel marzo 2001, il 35 per cento nel marzo 2003. Infine, la gestione sarà
assicurata attraverso Ambiti territoriali ottimali (Ato), ognuno dei quali,
salvo diversa disposizione stabilita con legge regionale, corrisponde al
territorio di una provincia. Dallo scorso 3 marzo sono dunque di fatto cancellati
i 26 bacini in cui finora era stata suddivisa la Toscana, in un quadro caratterizzato
da un'eccessiva frammentazione e disomogeneità (si passava da bacini
con 33 tonnellate al giorno di rifiuti con oltre 1200 tonnellate). I Comuni
dovranno organizzare la gestione degli ambiti di appartenenza entro 6 mesi
dalla loro delimitazione. Entro 12 mesi dall'entrata in vigore del decreto
le Province definiranno le forme della cooperazione tra gli enti locali.
In caso di inadempienze la Regione potrà intervenire con atti sostitutivi.
Il Piano regionale. Si tratta di un piano prescrizionale, che detta criteri
tecnici ed indirizzi sulla organizzazione complessiva dei sistemi di raccolta,
trattamento, smaltimento dei rifiuti. Così come prescritto dal Decreto
Ronchi, il Piano regionale promuove la riduzione della quantità e
della pericolosità dei rifiuti. Determina i criteri generali della
pianificazione e fissa vincoli e obbiettivi per i piani operativi che ogni
Ato dovrà redigere, puntando all'autosufficienza. Affronta questioni
come l'organizzazione delle attività di raccolta differenziata, la
tipologia tecnica e dimensionale degli impianti per lo smaltimento, i criteri
per la localizzazione, che spetta alle Province, dei siti idonei (e non
idonei) ad accogliere impianti, la definizione degli standard tecnici ed
economici, i sistemi di controllo della gestione dei servizi. L'obbiettivo
è quello di superare lo smaltimento dei rifiuti "tal quali",
cioé non trattati, per passare ad una gestione delle risorse contenute
nei rifiuti stessi, attraverso la raccolta differenziata, la selezione,
il trattamento, il compostaggio della frazione organica, la produzione di
energia. E' importante ricordare che attualmente la Toscana produce oltre
5.300 tonnellate di rifiuti urbani al qiorno (circa 1,5 chili pro-capite),
il 30 per cento dei quali è rappresentato dalla frazione "verde"
o umida. Recuperando questa frazione di rifiuti organici, utili anche per
la produzione di compost, la quantità quotidiana di rifiuti da smaltire
si ridurrebbe di 1.500 tonnellate. Senza ricordare tutti gli altri materiali
(carta e cartoni, vetro, plastiche, stoffe, diversi tipi di metalli, etc.)
contenuti in rifiuti che oggi, al 90 per cento, sono gettati nelle discariche.
Il piano
definisce alcuni valori-guida, ovvero
obbiettivi che la pianificazione si propone di conseguire nei prossimi anni.
Così, per quanto riguarda la quantità dei rifiuti, l'obbiettivo
è di mantenere al marzo '99 lo stesso livello di produzione del '95
e di ridurlo rispettivamente del 5 e del 15 per cento nel 2001 e nel 2003
Per la raccolta differenziata, i valori-guida sono del 20% nel 1999 (obbietivo
minimo il 15% previsto dal Decreto Ronchi), del 35 per cento nel 2001 (25
per cento nel Decreto Ronchi), del 50 per cento nel 2003 (35 per cento).
Si punta al virtuale azzeramento del conferimento in discarica dei rifiuti
tal quali entro il 2001 (vietato dal primo gennaio 2000 dal Decreto Ronchi,
salvo deroghe), mentre per il rifiuto totale in discarica (compreso i residui
di trattamento inertizzati o stabilizzati) si punta a scendere sotto il
50 nel 1999 (sotto il 70 per cento nel Decreto Ronchi), sotto il 33 per
cento nel 2001 (sotto il 50 per cento), sotto il 10 per cento nel 2003 (sotto
il 33 per cento). Tra le altre cose il piano indica le dimensioni ottimali
-sia dal punto di vista economico che ambientale - per gli impianti di smaltimento.
Così, per le discariche si prescrive un limite minimo di 600 mila
metri cubi, mentre per il trattamento termico si punta ad impianti per quantità
non inferiori alle circa centomila tonnellate all'anno (i valori sono in
realtà espressi sulla base del potere calorico dei rifiuti). Va ricordato
che tutti gli impianti di trattamento termico attualmente attivi in Toscana
(Livorno, Massa Marittima, Rufina, Poggibonsi, Castelnuovo Garfagnana, Montale,
Pisa), così come quelli in appalto o costruzione (Arezzo, Capannori,
Pietrasanta, Elba) hanno dimensioni inferiori. Tra l'altro, gran parte di
questi impianti trattano rifiuti tal quali, senza recupero energetico (cosa
che non sarà più possibile dal primo gennaio '99). In più,
tutti (con l'esclusione del gassificatore di Greve) sono stati costruiti
prima dell'85 e, in base all'atteso decreto ministeriale sulle emissioni
degli impianti di trattamento termico, dovranno chiudere entro il 2000,
a meno di adeguarsi a determinate prescrizioni, sulla base anche dei piani
regionali sui rifiuti e sulla qualità dell'aria. La Toscana è
la prima, e finora l'unica regione, ad aver adottato il Piano di gestione
dei rifiuti.
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Biblioteche: in Toscana si punta sulla telematica
Una "biblioteca centrale" che coordini e
sostenga le piccole biblioteche locali: è questa l'idea guida della
nuova proposta di legge per la riforma delle biblioteche pubbliche in Toscana,
che è stata presentata mercoledì scorso da Rossella Dini,
dirigente del servizio biblioteche della regione, nel corso del convegno
"Biblio-teche pubbliche in Toscana". Il convegno traeva spunto
da una ricerca sullo stato delle biblioteche toscane che è stato
realizzato dalla Regione con la collaborazione dell'Aib, Associazione Italiana
Biblioteche, inviando un questionario a 240 biblioteche comunali. Dallo
studio dei risultati è emersa una grande disparità mentre
nelle città universitarie e a Prato viene offerto un servizio di
qualità, in aree più periferiche e nei piccoli comuni ci sono
spesso problemi con l'offerta di volumi, nei prestiti e negli orari, inoltre
nei piccoli centri i comuni sono costretti a ridurre i finanziamenti cosicchè
diviene necessario il sostegno del volontariato. "La nuova legge -
ha spiegato Rossella Dini - incentiva la cooperazione tra i Comuni che potranno
appoggiarsi su una grande biblioteca che faccia da punto di riferimento
per le piccole biblioteche locali. La biblioteca "capofila", a
cui andranno i finanziamenti regionali e quelli erogati dai comuni, dovrà
coordinare gli acquisti delle collegate e gestire un unico archivio, offrendo
grandi possibilità di razionalizzazione degli acquisti e risparmio
nella catalogazione che diviene così unica". Dalle biblioteche
comunali sarà possibile consultare, per mezzo di computers, il catalogo
generale e i volumi saranno poi consegnati settimanalmente alle biblioteche
che li hanno richiesti. In Toscana sono in corso esperimenti di cooperazione
tra biblioteche a Prato, nel Mugello e in Val d'Elsa.
Omero Cambi
Il sole va bene, ma occorre salvaguardare la pelle!
Il melanoma è un tumore della pelle che viene originato da una eccessiva proliferazione dei melanociti. Queste cellule sono normalmente presenti nella cute ed hanno la funzione di produrre melanina, il pigmento che determina il tipo di colorazione della pelle di ciascuno. L'entità della concentrazione di melanina determina il fototipo di ogni persona cioè il tipo di risposta della pelle raggi solari: fototipo basso quello delle pelli chiare, fototipo alto quello delle pelli con colorazione scura, dal tipo mediterraneo in poi. Un prodotto della melanina in alta concentrazione sono i nei: di norma essi compaiono dopo la nascita ed aumentano con l'età. Se ne riconoscono di numerosi tipi, alcuni dei quali con una maggiore probabilità degli altri di degenerare in forme di neoplasia: essi rappresentano un importante fattore di rischio per lo sviluppo di melanoma, in particolare quelli già presenti alla nascita, oppure grandi (2 cm circa), a bordi irregolari e di colore non omogeneo.
Epidemiologia
La frequenza di comparsa di melanoma è in costante aumento in tutto il mondo: statistiche USA lo indicano come il tumore con più alto tasso di crescita in quel Paese, e anche in Italia i casi di melanoma sono in costante aumento. La fascia di età più frequentemente colpita è quella che va dai 30 ai 60 anni.Benchè sia un tumore altamente maligno, è tuttavia curabile chirurgicamente se la diagnosi viene fatta precocemente: è quindi fondamentale la prevenzione e la conoscenza dei fattori di rischio.
Fattori di rischio
La causa più comune di melanoma è la eccessiva esposizione ai raggi solari, in particolare quelli ultravioletti (oggi più pericolosi perchè meno schermati da una fascia protettiva di ozono assottigliata). Le persone più esposte sono di pelle e occhi chiari, specie se con capelli rossi, che non si abbronzano facilmente ma tendono a ustionarsi. Il rischio aumenta in presenza di nei numerosi: più di 20 su pelli chiare, più di 45 su pelli di tipo mediterraneo. Un ultimo fattore di rischio sembra essere una storia personale di numerose scottature da sole nell'infanzia.
Prevenzione, diagnosi precoce e terapia
Il metodo di prevenzione più semplice per combattere i fattori di rischio è evitare quelli ambientali, cioè l'eccessiva esposizione ai raggi ultravioletti. Attenzione, quindi, alle scottature che possono precedere l'abbronzatura ed evitare l'uso di prodotti abbronzanti privi di filtri solari. Per le persone particolarmente a rischio in base al fototipo è comunque consigliabile l'adozione di prodotti con schermo totale. Un modo semplice per scoprire presto un melanoma è osservare l'evoluzione dei nei: come cambia la loro forma, il colore, le dimensioni. Nel caso di modificazioni sospette, specie se avvenute in poco tempo, è consigliabile consultare subito un dermatologo: la visita clinica, eventualmente accompagnata dall'asportazione del neo e dal suo esame istologico, chiariranno in fretta il dubbio. Sulla base dei risultati potrà essere decisa una asportazione più radicale, oppure un programma di controlli ravvicinati o anche indagini di approfondimento.