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Albanesi, italiani e ...
altri
Che cosa significa essere razzisti? Da cosa deriva il rifiuto di dividere con altri la propria vita, il proprio territorio? Sono razzisti i serbi che hanno trucidato migliaia di bosniaci inermi? Erano razzisti gli slavi che trucidarono alle foibe migliaia di donne, vecchi e bambini italiani? Sono razzisti gli albanesi che si uccidono tra di loro? O sono razzisti quegli italiani che non vogliono accettare nelle proprie case, nei propri paesi, albanesi in fuga, tra i quali si nascondono anche assassini e delinquenti comuni? Italiani che si chiedono perché devono essere generosi verso persone che hanno scelto la violenza come forma di vita. Certo, donne e bambini non hanno colpe. Ma chi va a convincere quella popolazione di appena 80 persone in una frazione di Chiusdino che è giusto avere nella loro zona una comunità di ben 120 albanesi? Senza dubbio il popolo italiano ha una ricca esperienza solidaristica alle spalle, anche se in questa occasione pare che al nord sia stato smarrito il senso vero della solidarietà. Forse perché i settentrionali sono razzisti o perché sono più "freddi"? Probabilmente pesa sul sentimento della solidarietà la questione Albania nel suo complesso. Al di là dell'emotività, infatti, fino a qualche giorno addietro per tutti noi parlare di albanesi significava parlare di uomini sfruttatori, assassini e violenti, e di donne prostitute, non si sa quanto consenzienti e quanto obbligate. Dal 1991 ad oggi le cronache ci hanno consegnato solo episodi turpi legati agli albanesi. Rispetto ai quali le nostre istituzioni non hanno saputo opporre quella giusta misura per garantire al cittadino italiano la tranquillità di vita nel proprio paese. Se gli italiani, oggi, hanno paura degli albanesi è perché temono una recrudescenza di violenze. Riappacificare un popolo in lotta può essere compito della comunità internazionale non di un solo paese. Se all'Europa l'Albania non interessa perché deve scaricarsi tutto sull'Italia? E la gente si chiede perché questo governo Prodi è così convinto di albanizzare il nostro paese? I nostri problemi sono gravissimi: disoccupazione, mancanza di investimenti, crisi della produzione, in alcune zone (come ci fanno vedere le immagini televisive che giungono da Brindisi) si vive in uno stato di miseria vergognosa per un paese che si dice civile, eppure si devono ospitare profughi in fuga! E se dopo gli albanesi arrivano dallo Zaire, dall'Afghanistan, dell'Algeria, dalla Tunisia, perché in quei paesi si combatte, che cosa facciamo? ci allarghiamo a dismisura perché dobbiamo proteggere tutte le popolazioni del mondo? Ed ai nostri guai chi ci pensa? Ci si è chiesti da cosa derivavano i grandi guadagni degli albanesi truffati? dal lavoro che non hanno? dalla ricchezza che non hanno? o come dicono alcuni da traffici illeciti, ovvero contrabbando di stupefacenti e prostituzione all'estero? E' giusto aiutare chi soffre, ma a condizione che non scarichi su di noi il male che l'ha portato a soffrire. Meglio italianizzare l'Albania che albanizzare l'Italia!
Francesco Canosa
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Massimo Papini: "impatto economico positivo del turismo congressuale a Firenze"
Il Convention Bureau di Firenze ha presentato presso il Palazzo dei Congressi
di Firenze una accurata ricerca commissionata all'IRPET (Istituto regionale
per la programmazione economica della Toscana) sul tema "Congressi
a Firenze, non solo turismo". Nel presentare l'iniziativa il presidente
del Convention Bureau e del Palacongressi Massimo Papini ha sottolineato
l'importanza e l'utilità di una simile ricerca, che fornisce le basi
di studio per un'ottimale organizzazione del settore congressuale fiorentino.
"L'IRPET - ha detto tra l'altro Papini - era il soggetto più
idoneo a tale scopo, viste le grandi professionalità e la forte esperienza
sul tema, e vista l'approfondita conoscenza di tutti quei fenomeni che in
qualche modo vengono a influenzare il settore congressuale". Curatore
della ricerca Alessandro Cavalieri, il quale ha presentato le varie caratteristiche
dello studio con un occhio di riguardo all'impatto economico locale dell'attività
congressuale. La scelta del campione ha seguito principalmente una selezione
fra le strutture che realmente svolgono attività congressuale e le
altre, per evitare di avere risultati teorici, restando il più possibile
vicino ai dati reali. Ne è emerso un quadro di notevole rilievo,
come dimostrano i 273 miliardi annui di spesa congressuale effettuati in
Toscana, dei quali quasi il 50% rappresentano un valore aggiunto. Il turismo
congressuale, inoltre, svolge una importante funzione di equilibrio per
quei periodi di bassa stagione nei quali tipicamente cala il turismo tradizionale
(punte massime a novembre/dicembre). Cavalieri ha poi illustrato l'importanza
di Firenze per il settore congressuale, sottolineando come grazie al forte
impegno degli organizzatori, si arrivi a 135 miliardi annui di spesa generata,
contro i 50 del resto della Toscana. Un impegno notevole, dunque, che ha
dato lavoro a ben 2000 persone e che potrà crescere sempre più,
visto il grande dispendio di energie e professionalità di organizzazioni
quali il "Convention Bureau". Durante la presentazione della ricerca
è poi emersa una sentita necessità di far nascere un piccolo
osservatorio sull'argomento, al fine di monitorare costantemente un settore
così in evoluzione. Esigenza espressa e confermata anche da Cristina
Dalla Villa, intervenuta per rimarcare la necessità
di conoscere in futuro anche altri aspetti del turismo congressuale, fino
ad oggi ancora oscuri. Tra questi sicuramente i motivi che portano alla
scelta dell'uno o dell'altro congresso al quale partecipare, dato che aiuterebbe
non poco ad aggiustare il tiro agli organizzatori di manifestazioni, congressuali
e fieristiche, per offrire ciò che realmente attira e soddisfa una
domanda sempre più esigente e competente. Secondo Piero Roggi, an-ch'esso
intervenuto alla presentazione, merita apprezzamento l'attenzione che è
stata posta all'offerta congressuale fiorentina, senza dimenticare, inoltre,
che se si vuole sfruttare al massimo questo settore, bisogna ridurre al
minimo la dipendenza dall'esterno. Un principio condiviso da tutti, visto
che più si attivano le economie locali e maggiori saranno i vantaggi
diretti che Firenze trarrà dall'attività congressuale. Nel
salutare gli intervenuti il presidente Papini ha infine sottolineato il
grande impegno di questa struttura, che sta puntando a colmare alcuni vuoti
esistenti nella nostra città, investendo non solo nei tradizionali
canali, ma anche in quelle nuove tecnologie multimediali che dovrebbero
elevare il livello della realtà fiorentina. Una ricerca, dunque,
come anello di congiunzione di un lavoro a più facce, per offrire
a Firenze la possibilità di restare ai massimi livelli europei e
mondiali in tema di attività congressuale. Sulla problematica relativa
a congressi, meeting e convegni, abbiamo sentito successivamente anche il
pensiero di Paolo Giannarelli, assessore regionale toscano al turismo. "Con
i suoi 400 contenitori congressuali per oltre 98 mila posti disponibili
- ha detto Giannarelli - la Toscana si colloca al secondo posto in Italia,
alle spalle della sola Lombardia e davanti a Emilia Romagna e Lazio".
"Il turismo congressuale è un settore in espansione e come tale
va incoraggiato - sottolinea ancora l'assessore - e la Regione si sta impegnando
con risorse ingenti: negli ultimi due anni, solo per la promozione congressuale,
abbiamo stanziato e impegnato circa 3 miliardi". Le strutture sono
presenti in tutto il territorio regionale, anche se in un panorama estremamente
variegato, in cui l'elemento di debolezza è costituito dalla presenza
di un numero sin troppo elevato di contenitori di piccola dimensione (il
40% non supera i cento posti). Anche per questo la Regione ha deciso di
concentrare i suoi sforzi su alcune realtà significative: "La
scelta - spiega Giannarelli - si è orientata verso le aree congressuali
più importanti e cioè Firenze, Montecatini, Versilia e Chianciano.
Lo sforzo economico è andato a sostegno dei Convention Bureau, cioè
di società consortili che coordinano l'offerta turistica e promuovono
le rispettive destinazioni congressuali con un positivo spirito di collaborazione".
Nicola Canosa
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Le TV di Cecchi Gori? "Un'occasione per Firenze" dice Ghilarducci, capogruppo del PPI al Consiglio regionale
Il Capogruppo del PPI Olivo Ghilarducci ha presentato
un'interrogazione urgente al Presidente della Giunta regionale per definire
contatti diretti con il Gruppo Cecchi Gori, che si sta operando per la creazione
a Firenze di un grosso polo di trasmissione e di produzione di programmi
radiotelevisivi privati, per verificare il modo di sostenere questa importantissima
prospettiva per la realtà toscana nell'ambito della politica per
l'informazione, della politica culturale e per favorire l'occupazione. Ghilarducci
chiede inoltre di concordare iniziative politiche che (considerate le interessantissime
prospettive che valorizzerebbero il patrimonio culturale e creativo di Firenze
e della Toscana, con possibili riflessi in campo culturale, economico e
occupazionale) permetterebbero al Gruppo Cecchi Gori di completare e perfezionare
la copertura nazionale delle emittenti TMC e TMC2, potendo concretamente
rompere un duopolio in questo settore non certo economicamente positivo.
Questa lodevole iniziativa dell'esponente popolare non è piaciuta
a Forza Italia. Infatti, in una nota diffusa a Firenze dal senatore Massimo
Baldini (FI) l'interrogazione di Olivo Ghilarducci viene definita "polemica
strumentale nei confronti del leader del Polo". Per Baldini "la
regola che dovrebbe impedire a chi ha interessi nel settore di svolgere
attività politica sembra dover valere solo per Berlusconi e non per
altri parlamentari che sono alla guida di gruppi privati". "In
politica ognuno è libero di chiedere e fare ciò che ritiene
opportuno, ma c'è un limite a tutto: la Giunta regionale non può
definire contatti e concordare iniziative con una azienda privata per tutelare
gli interessi di un Senatore del PPI - prosegue Baldini riferendosi a Vittorio
Cecchi Gori - per il quale è sceso in campo un consigliere dello
stesso PPI. Piegare la Giunta regionale della Toscana agli interessi aziendali
di un gruppo privato - conclude l'esponente di Forza Italia - non solo non
sta in piedi politicamente, ma potrebbe configurare ipotesi penalmente rilevanti".
Non è mancata la replica di Ghilarducci che ha rilasciato la seguente
dichiarazione:
"Con la mia interrogazione ho chiesto
semplicemente se la Giunta regionale ritenga opportuno o meno sostenere
un'attività produttiva, certo particolare ma con interessantissime
prospettive economiche, culturali e occupazionali per la realtà fiorentina
e toscana. E' abituale e doveroso in un certo senso che per certi gruppi
privati si intervenga per facilitarne l'operatività, specie per quelli
che presentano prospettive di sviluppo in termini economici e occupazionali
per la realtà toscana, vedi ad esempio il caso Piaggio. E' evidente
quindi che non richiedo assolutamente trattamenti di favore per un gruppo
imprenditoriale privato a scapito di altri, né tanto meno per un
esponente politico del PPI. Se le preoccupazioni del Sen. Baldini avessero
fondamento non sarebbe bene che le esplicitasse anche nei confronti di Berlusconi?
Perché non ha fatto questo? Forse perché eletto nelle liste
di Forza Italia? Un'ultima cosa. Il PPI è sempre stato d'accordo
nel trovare regole che impediscono conflitti di interesse, specie nel rapporto
informazione-politica. Caro Sen. Baldini, sei d'accordo anche tu, oppure
prima devi contattare il gruppo Mediaset?" C'è da sottolineare
che non è certo indifferente per Firenze e per la Toscana, nonché
per la Regione, la prospettiva che possa nascere proprio a Firenze un grande
centro di produzione come terzo polo nazionale, con possibilità di
sviluppo economico, occupazionale e culturale per l'intera regione. Si vedono
già, infatti, gli effetti positivi con l'interessamento del Gruppo
per Tirrenia.
A.B.
Allarme degli ottici: non
abusare degli occhiali
pre-montati, possono nuocere alla
vista
Si stà pericolosamente diffondendo la vendita di occhiali premontati
già confezionati, acquistabili senza preventive visite mediche di
specialisti oculisti, con gravi danni conseguenti per gli utenti. Il coordinatore
provinciale fiorentino della FIO/Confesercenti (Federazione Italiana Ottici),
Giampaolo Maremmi, considerato il disorientamento provocato da alcune dichiarazioni
riportare dalla stampa, intende fare alcunepuntualizzazioni: "gli occhiali
da portare normalmente devono essere preparati su misura da un professionista
qualificato, se vogliamo tutelare la salute dei portatori di occhiali. Gli
occhiali premontati, per le modalità con le quali vengono costruiti,
se portati a lungo generano o aggravano disturbi. In alcuni Paesi europei
ne è addirittura vietata la vendita (Francia e Lussemburgo), mentre
l'Unione Europea ha chiesto al Governo italiano di ritirare il decreto firmato
dall'ex Ministro De Lorenzo, che ne liberalizzava indiscriminatamente la
vendita. Con questo non vogliamo sottovalutare l'utilità di questo
tipo di occhiali, per un uso occasionale, mettiamo in guardia però
gli utenti da un uso prolungato nel tempo". Giampaolo Maremmi ha poi
aggiunto che "è falso che nei negozi di ottica gli occhiali
premontati costino di più. E' vero il contrario: 38.000 lire nelle
farm
acie e 25.000 dagli ottici". Le preoccupazioni sono legittime e
l'avvertimento vale per tutti, "consumatori" di occhiali da vista
o da sole. E questa comincia ad essere la stagione che si vedono più
volti "coperti" da occhiali, soprattutto da sole. Secondo stime
ufficiose, nel 1996 si è avuto un fatturato di ben 2.850 miliardi
di lire che significa oltre 20 milioni di occhiali venduti in un anno. Comunque
occorre porre sempre attenzione nell'uso degli occhiali. La moda va bene,
ma senza eccedere! Almeno così dovrebbe essere. Invece molta gente
usa occhiali per snobismo, come lo dimostra il fatto che molti divi, pur
non avendone necessità, non ne possono fare a meno di ... esibirli.
E poi c'è anche la questione della scelta: deve essere fatta con
accortezza, sia per salvaguardare gli occhi (bene preziosissimo) che per
contribuire a dare al volto un gradevole effetto estetico.