L'ATTENZIONE

Lavori socialmente utili: la grande illusione!

Foto1L'Italia dei Marinai (senza offesa per costoro) continua a tenere il campo. Dopo le promesse del governo Berlusconi di dare agli italiani un milione di posti di lavoro, ecco un'altra promessa, questa volta del governo Prodi, che vorrebbe dare 100.mila posti di lavoro ad altrettanti giovani del Sud. Ma questi 100.mila posti non sono solo precari, dovendo avere la durata di 12 mesi, ma rappresentano una vera e propria beffa, o presa in giro, per giovani che hanno bisogno di lavorare veramente, non di trovare per terra una mela caduta dall'albero e già marcia! Dare lavoro ad una persona per 12 mesi significa fare un'elemosina, o se volete dell'assistenzialismo deteriore che serve a danneggiare ancora di più il rapporto tra i giovani e le Istituzioni. L'illusione è aggravata dal fatto che il giovane deve essere iscritto da almeno tre anni nelle liste di collocamento! Il che vuol dire che lo si preleva da quelle liste per 12 mesi e poi lo si ricolloca allo stesso posto, con un ... handicap. Gli è stato fatto sentire l'importanza di essere "occupato" e poi gli è stato tolto quel giocattolo, come si fa per i bambini cattivi! O peggio ancora si fa sentire quel giovane come quel carcerato che gli si concede una licenza premio e poi lo si rinchiude di nuovo dietro le sbarre! Non vorrei essere frainteso: probabilmente se fossi al Sud e giovane non accetterei di "far felice" il governo perché mi regala 12 mesi di paga. E poi? Dopo aver assaporato il gusto di prendere uno stipendio, di alzarmi la mattina avendo come scopo quello di andare a lavorare, di sentirmi io utile (non perché chiamato a fare lavori socialmente utili!), mi dovrei ritrovare a bighellonare per le strade del mio paese, a consumare le scarpe facendo su e già per il "corso del passeggio", a sperare in un altro"lavoro socialmente utile".

Deluso, perciò, di me stesso prima che del governo che ha provveduto ad illudermi. Disperato perché dal tredicesimo mese devo tornare a chiedere i soldi a mio padre per comprare le sigarette, andare a cinema, pagare il gelato alla mia ragazza. Arrabbiato perché mi sentirò peggio di prima, perché dopo aver conosciuto il "profumo" dei soldi, devo sentire il "vuoto" delle tasche, che saranno verdi, non come piacciono agli ambientalisti, ma umidite dal fazzoletto impregnato di lagrime di rabbia e di disperazione. Ecco, se io fossi un giovane del Sud, oggi, direi al governo:"no, grazie!" E forse emigrerei, come fece mio padre per trovare un lavoro continuo, che mi consentisse anche di pensare a costruire una famiglia, a raggiungere quell'obbiettivo minimo a cui ogni giovane aspira. Ma non sono un giovane del Sud. Anche se lo sono stato e sono stato costretto ad emigrare!

Francesco Canosa

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L'ATTENZIONE

La Toscana "tasta" il polso alla Bicamerale
E lancia l'idea di un Consiglio delle Autonomie locali

TavoloIl cardine di una vera riforma istituzionale federalista è la fine del bicameralismo "perfetto" e l'introduzione, accanto ad una Camera di rappresentanza politica ad elezione diretta, di un Senato federale di rappresentanza istituzionale ad elezione indiretta: sarà questa la sede di rappresentanza dei territori regionali e di cooperazione e collegamento fra centro e periferia. Questo concetto viene affermato, con forza, dalla Toscana nelle sue diverse articolazioni istituzionali, ovvero Regione, Province e Comuni. E lo dicono sottoscrivendo un documento che va nella direzione indicata più volte da Vannino Chiti, presidente della Regione Toscana e firmatario del documento stesso insieme al vicepresidente dell'Urpt Claudio Frontera ed al presidente dell'Anci Marcello Bucci, presente, come "padre spirituale", l'assessore Simone Siliani. L'accordo, che sarà inviato come "materiale di indirizzo" alla Bicame-rale e poi sottoposto all'approvazione del Consiglio regionale, nonché dei Consigli provinciali e comunali della Toscana, rappresenta una novità per almeno due motivi: perché in Toscana si ricompatta per la prima volta il fronte delle autonomie locali e delle Re-gioni sul tema delle riforme istituzionali, superando la contrapposizione tra federalismo regionale e federalismo municipale, di cui si era avuto un clamoroso sentore in occasione di un recente convegno al Palaffari di Fi-renze; e perché la proposta toscana si presenta come chiaramente alternativa rispetto a quelle della maggior parte delle forze politiche (che hanno presentato diverse proposte di legge, contraddittorie tra loro ed in antitesi al documento della Toscana) e alle prime indiscrezioni che cominciano a filtrare sui lavori della Bicamerale. Il Senato federale, nella formulazione dell'accordo, dovrà consentire agli enti territoriali di partecipare alla costruzione delle leggi in tre casi: quando sia necessaria una concorrenza di indirizzi tra Stato, Regioni ed enti locali; quando si manifestino esigenze di carattere unitario o di indirizzi comunitari in ambiti legislativi di competenza regionale; quando si debbano definire gli strumenti della finanza locale.

Il Senato federale costituisce il luogo della cooperazione tra Stato e Regioni e la garanzia contro le invasioni legislative dello Stato negli ambiti di competenza delle Regioni. Il suo ruolo dovrà essere istituzionale, e cioè rappresentare unitariamente la realtà regionale, e non politico, non dovrà cioè articolarsi in gruppi parlamentari costituiti su base partitica, e tanto meno di categoria, con delegazioni separate di Regioni, Province e Comuni. Garanzia di questo ruolo istituzionale dovrà essere l'obbligo ad esprimere unitariamente i voti di cui dispone ciascuna delegazione regionale, ponderata a seconda del peso demografico delle diverse regioni. La delegazione regionale al Senato federale dovrà essere costituita dal presidente della Regione, da sindaci e presidenti di Provincia, da altri membri dell'esecutivo regionale. Anche gli enti locali dovranno però essere dotati di strumenti di garanzia nei confronti di normative e atti amministrativi regionali lesivi dell'autonomia locale, nonché di strumenti per la lo loro partecipazione alla definizione degli indirizzi regionali. Il più efficace di questi strumenti viene individuato in un Consiglio delle autonomie locali in ciascuna regione: un organo di rappresentanza degli enti locali, che partecipi al processo di formazione delle leggi e dei maggiori atti amministrativi regionali. Il Consiglio delle autonomie dovrebbe partecipare al processo legislativo regionale ogni qualvolta siano coinvolte o vengano modificate competenze o confini amministrativi degli enti locali, con una funzione consultiva obbligatoria e con la previsione di una procedura aggravata per l'approvazione da parte del Consiglio regionale di leggi o atti amministrativi che ricevano parere negativo. Poiché però il Consiglio delle autonomie locali potrà rappresentare un numero limitato di enti locali e la necessità di tutelare l'autonomia locale non si esaurisce nei confronti della sola Regione, il Parlamento dovrà riconoscere e regolamentare un potere di ricorso di Comuni e Province alla Corte Costituzionale contro leggi statali o regionali che violino i principi della legge generale sull'ordinamento locale. Insomma, la "guerra" al centralismo è partita in grande stile. E a livello locale viene fatto nella massima trasparenza, determinata proprio dall'unità di intenti delle diverse identità strutturali locali, dalla Regione alle Province, ai Comuni.

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L'ATTENZIONE

 

Dalla Bosnia a Firenze per diventare stilisti di moda. Soddisfazione degli assessori regionali Marialina Marcucci e Simone Siliani e del Presidente del Polimoda Giovanni Maltinti

Servizio di Angelina Aino
Moda1Nella meravigliosa cornice di Palazzo Bastogi, a Firenze, sede della presidenza della Giunta regionale Toscana, si è svolta una sfilata di abiti creati da dodici giovani stilisti bosniaci (6 croati e 6 musulmani), provenienti da Mostar. Marialina Marcucci, vicepresidente della Giunta Regionale Toscana, nel porgere gli auguri ai debuttanti ha puntualizzato che questa iniziativa di collaborazione tra Regione, Comune e Provincia con la città di Mostar vuole essere un aiuto ed un valido contributo alla riappacificazione di quei popoli tanto martoriati da un'ingiusta guerra civile. Simone Siliani, assessore alla cooperazione internazionale, da parte sua, prima di rivolgersi direttamente agli stilisti bosniaci, ha ringraziato l'ASPO, nella persona di Piera Moscato, presidente, Miranda Guidi, responsabile alla formazione professionale ed il Polimoda, Politecnico internazionale della moda, ed in particolare Luca Faccenda ed infine gli sponsors per aver collaborato tutti alla realizzazione del corso "full immersion" per "Tecnico di confezione e produzione d'abbigliamento". Siliani che ha indicato i disagi di una città come Mostar, divisa in due dalle etnie, ha affidato ai dodici stilisti un importante messaggio da portare ai loro governanti: se l'esempio laborioso dato dagli stilisti musulmani e croati non sarà d'insegnamento, allora l'impegno della Regione Toscana che prevede 5 progetti di cooperazione per il 1997, per la riappacificazione di quei popoli potrà anche affievolirsi. Gli abiti che i dodici stilisti di Mostar hanno portato in passerella davano l'impressione di una ricercata semplicità , con forme lineari, quasi classiche , con tanta cura nella scelta dei tessuti, dei materiali e degli accessori. In passerella Moda2trentasei abiti per ogni tipo di occasione.

Tra i completi da mattina e per il tempo libero, sport compreso, molto particolari gli shorts in maglia, indossati su calze fantasia ora a disegni geometrici ora astratti. Tanti modelli da mattina e da pomeriggio: quadretti provenzali verde-mela-bianco per la gonna maxi-ruota ed ancora quadretti per il mini-corpino, che lascia intravedere teneri spunti di lingerie. Per il pomeriggio esili tubini o gonne alle caviglie che hanno la trasparenza dello chiffon di seta; accostamenti insoliti nei colori: arancione viola, malve ed arancio. Spalline leggere che scivolano sulle spalle, orli leggeri che sfiorano le caviglie, scolli che all'improvviso scoprono sotto una tunica, ora di pizzo francese stampato a mano, ora sotto un miniabito di seta e pizzo melangiato. La "sera" degli stilisti bosniaci oltre al pizzo propone miniabiti aderenti in tessuto e paillettes, in colori accesissimi quale il viola, il blu Cina, il verde smeraldo. Per finire, in ogni sfilata che si rispetta non può mancare la sposa: una romantica nuvola di pesante raso rosa-confetto, ispirata agli anni '50 di Dior, lungo dietro, più corto davanti, che lascia intravedere un cielo di rouges di tulle rosa. L'abito é stato indossato da una modella di colore e disegnato da Natalia Pekas, una giovane stilista che Chiara Boni ha invitato a svolgere uno stage presso la propria azienda di moda. Alla fine della sfilata grande entusiasmo dei presenti ed applausi per tutti. E Giovanni Maltinti, Presidente di Ent/Art. Polimoda, ha voluto esprimere al nostro giornale un giudizio sull'intera vicenda. "La conclusione dell'attività formativa svolta dagli amici di Mostar presso Polimoda - ha detto Maltinti - solennizzata dalla suggestiva manifestazione di oggi presso la prestigiosa sede della Giunta regionale Toscana, è motivo di grande soddisfazione per tutti gli operatori di Polimoda, che vorrei qui ricordare e ringraziare, a partire dal direttore, dr.ssa Giorgianna Appignani per Moda3arrivare al prof. Luca Faccenda, che ha coordinato l'attività. Questa iniziativa - ha proseguito Maltinti - ha infatti confermato la vocazione internazionale del nostro Istituto, che è tale non solo perché oltre un terzo degli studenti è straniero o perché l'attività didattica è svolta con il prestigioso Fashion Institute of Technology di New York, ma anche perché programmi, docenti e strategie di collaborazione hanno sempre per riferimento uno scenario internazionale. La conclusione positiva di questo progetto, infine, consolida l'immagine di leadership che Polimoda si è conquistata nel corso di questi anni come punto di riferimento di eccellenza nella formazione professionalizzante di alto livello in Italia nel settore dello stilismo e rafforza il legame -che vorremmo ancora più stretto- con la Regione Toscana che di questo progetto, insieme all'Aspo, si è fatta promotrice".

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L'ATTENZIONE

 

Il nuovo ancoraggio del Crocifisso ligneo di Andrea Orcagna nella Chiesa di San Carlo in Firenze

Dopo un lungo lavoro, impegnativo ed altamente professionale, è stato riportato a "nuova vita" il Crocifisso ligneo di Andrea Orcagna. Nel periodo 1994-96, sotto la direzione di Giovanna Rasario, il Crocifisso è stato sottoposto ad un impegnativo intervento di restauro, effettuato presso l'Opificio delle Pietre Dure e Labo-ratorio di Restauro di Firenze, diretto da Giorgio Bonsanti, nel settore delle Sculture Lignee Policrome (Restau-ratori Roberto Passeri, Mario Venturi, Lorenzo Pini, Maria Data Mazzoni, Gian Luigi Canocchi). Nell'ambito di tale restauro, completato e già presentato alla stampa nel 1996, l'Opificio si avvalse della collaborazione dei proff. Luca Uzielli, Marco Fioravanti e Ottaviano Allegretti (Cattedra di Tecnologia del Legno dell'Università di Firenze) i quali hanno studiato e realizzato il nuovo sistema di ancoraggio della scultura alla croce. Lo svolgimento della VII Settimana della cultura scientifica (17-23 marzo - di cui ci siamo occupati la settimana scorsa e nelle pagine 28-29 di questo numero proponiamo altre notizie) ha fornito l'occasione per valorizzare questa circostanza, in cui le competenze tecnico-scientifiche dei tecnologi del legno si sono utilmente integrate con quelle storico-artistiche e con l'intervento di restauro eseguito dall'OPD. Alla bellezza del Crocifisso, ricollocato da quasi un anno nella centralissima Chiesa di San Carlo in via Calzaiuoli a Firenze, ma ancora poco noto al pubblico, si è aggiunta la mostra, allestita nella stessa Chiesa per illustrare, mediante l'esposizione di alcuni poster, le varie fasi che hanno portato alla concezione ed alla realizzazione del nuovo ancoraggio. Il Cristo, che pesa 37 Kg, fu ricavato da un unico tronco di Tiglio, che è un legno durabile, stabile e leggero; anche le braccia ed una parte del perizoma sono di Tiglio, ma ricavati da pezzi distinti. Era invece di Pioppo (legno meno durabile del Tiglio) la tavoletta costituente le scapole, su cui era avvitato il precedente ancoraggio. Proprio gli attacchi di insetti provocarono il cedimento del vecchio ancoraggio, facendo quindi riversare il peso dell'opera sui tre chiodi delle mani e dei piedi, danneggiando gravemente sia le estremità sia gli incastri alle spalle. Dopo il restauro pittorico, i tecnologi del legno prima di intervenire hanno dovuto esaminare tre aspetti fondamentali:Crocifisso

  1. - la struttura dell'opera e lo stato di conservazione del legno;
  2. - i requisiti di montaggio e la stabilità della scultura sulla Croce;
  3. - gli aspetti legati al rispetto e alla conservazione dell'opera d'arte.

L'équipe ha sottoposto così la statua ad un esame tomografico computerizzato (TAC) per misurare la densità del legno, per visionare le zone piene di "gallerie" e le zone di legno sano. Dopodiché si è pensato di intervenire all'interno di un canale che parte dalla nuca e termina nella regione sacrale situato sin dall'origine all'interno dell'opera (per renderla più leggera e per ridurre l'insorgenza di fessurazioni radiali da ritiro). Quest'ultima si è dimostrata un'operazione particolarmente difficile date le contenute dimensioni del canale. La scultura è stata ancorata nella parte interna più robusta mediante una piastra introdotta all'interno del canale e fissata con viti. La piastra è stata incernierata (per evitare l'insorgere di sollecitazioni nelle viti e nel legno) su di una squadra che fuoriesce dal canale attraverso una fessura già aperta nella tavoletta di pioppo (per un restauro effettuato nell'800) ed è rigidamente incastrata sulla croce. Il tutto è fissato su una piastra cementata all'interno della parete della Chiesa. Sotto i piedi è stato aggiunto un suppedaneo che non sostiene carichi verticali ma funge soltanto da appoggio orizzontale e consente di mantenere la statua nella posizione voluta. Braccia e piedi sono liberi da ogni sollecitazione. I tecnologi del legno hanno potuto realizzare questo lavoro grazie alle metodologie diagnostiche ingegneristiche raffinate ed applicate egregiamente e all'alta tecnologia degli strumenti utilizzati. L'intervento e la successiva ricollocazione nella chiesa, in posizione meglio illuminata dalla luce naturale delle finestre, sono stati realizzati in accordo con Licia Bertani, funzionario della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Firenze, competente per territorio, e con il Parroco di San Carlo, don Pilade Filippini. Il capolavoro ligneo di Andrea Orcagna mostra ora nuovamente la sua splendida policromia, che per oltre un secolo era rimasta coperta da una ridipintura bronzea. Il nuovo ancoraggio (realizzazione dell'ancoraggio di Riccardo Ballerini e realizzazione delle attrezzature di Marino Piva, entrambi dell'Università di Firenze) ne rispetta gli aspetti storici ed artistici, e dal punto di vista tecnico ci si augura che possa continuare a sostenerlo ancora per mille anni!

 

Anna Braccioforte

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