L'ATTENZIONE

Videoterminali: l’Europa boccia l’Italia
"Le normative italiane in materia di videoterminali nei posti di lavoro sono in contrasto con le direttive comunitarie". Questo è il contenuto del pronunciamento della Corte di Giustizia Europea in risposta ad una questione sollevata dal procuratore aggiunto presso la Pretura di Torino, Raffaele Guariniello. Il magistrato si era rivolto alla Corte Europea per denunciare come l'Italia, attraverso la legge 626, abbia recepito in maniera "morbida" le direttive Cee. Questi i punti qualificanti delle direttive comunitarie del 1990:
-Schermo: buona definizione dei caratteri; immagine priva di sfarfallamenti.
-Tastiera: inclinabile e indipendente dallo schermo; spazio sufficiente per l'appoggio di mani e braccia.
-Piano di lavoro: superficie poco riflettente; supporto per documenti stabile e regolabile.
-Sedia: comoda e regolabile; un poggia piedi per chi lo richieda.
Computer La risposta italiana all’UE Nel 1994 l'Italia recepì le direttive comunitarie con la legge 626. Ma, come specificava una circolare dell'allora ministro del lavoro Treu, la legge finiva per applicarsi a pochissimi casi. La legge, infatti, impone le direttive UE solo per chi lavora al terminale 4 ore al giorno e per tutti i giorni della settimana. Quindi basta che al datore di lavoro imponga una pausa di pochi minuti nelle 4 ore, o che si salti per un giorno il lavoro al video che cessa ogni obbligo. La contraddizione italiana Il Pm Raffaele Guariniello, è stato il primo in Italia ad occuparsi delle malattie e dei disturbi da video. Guariniello si era rivolto alla Corte europea per contestare l'interpretazione di "comodo" che il ministero del Lavoro aveva dato nel '95 alle direttive europee attraverso il decreto legislativo di attuazione della legge 626. Il 15 dicembre 1996 è arrivata la sentenza della Corte europea che evidenzia il contrasto delle norme italiane con le le direttive comunitarie. Secondo la sentenza della Corte di Lussemburgo, quindi, il complesso delle direttive del 1990 devono essere applicate alla lettera in tutti gli Uffici in cui si lavora con i videoterminali. La legge 626 fissava nel primo gennaio '97 il termine ultimo per adeguarsi alle norme comunitarie. L'inosservanza delle norme previste dalla legge è punito con l'arresto da tre a sei mesi o con l'ammenda da tre a otto milioni di lire.

e.c.

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