L'ATTENZIONE

Sesso in carcere per i detenuti?
Si, no, però ...
Si è aperta per i carcerati la possibilità di avere rapporti sessuali con mogli o conviventi. A farne l'oggetto di una proposta di legge è stato il numero due del PDS Pietro Folena che, ispirandosi al "modello danese", ha dato anche alcune interessanti indicazioni circa la modalità con cui dovrebbero svolgersi gli incontri: una volta al mese per quattro ore filate, al riparo da sguardi indiscreti.
L'idea sembra essere positiva. Ma cosa ne pensano i cosiddetti "addetti ai lavori"?
Il Direttore Sanitario del carcere di Sollicciano a Firenze Dott. M. Lex a cui abbiamo posto alcune domande:
Pensa che la proposta di Folena sia realizzabile da un punto di vista logistico a Sollicciano?
Vorrei fare una premessa. E' molto facile dire quello che dice Folena ed è anche auspicabile, ma i problemi sono enormi sia da un punto di vista psicologico che logistico.
Il problema deve essere affrontato a vari livelli: politico, giuridico-legislativo, operativo.
Sollicciano è un carcere sovraffollato che contiene circa 900 detenuti, mentre è stato costruito per ospitarne circa la metà. In una situazione del genere ci sono ovviamente anche problemi più urgenti da risolvere, tenendo comunque sempre presente che avere rapporti sessuali per i detenuti è sicuramente positivo. Perché infatti infliggere una pena aggiuntiva a quella che già stanno scontando?
Ora come ora a Sollicciano non ci sono le condizioni strutturali per fare questo, ma le ripeto che sarebbe auspicabile.
E come dovrebbero avvenire questi incontri?
Le quattro ore proposte da Folena sono troppo poche. Il desiderio più grande dei detenuti è l'affettività e il danno più grosso che subiscono è l'assenza della reciprocità. Per avere la sensazione di stare veramente con qualcuno dovrebbero passare almeno un'intera giornata con la loro compagna, possibilmente in un luogo diverso dal carcere. Io suggerirei una sorta di monolocali collegati al carcere, dove in un ambiente più confortevole i prigionieri possano ricostruire o simulare una specie di vita domestica, salvaguardando la dignità non solo della persona ma anche della coppia.
E chi all'interno delle carceri dovrebbe aver diritto a rapporti sessuali?
Anche questa scelta non è facile. Ci sono infatti varie tipologie di detenuti e non tutti poi hanno una compagna o una moglie. Potrebbero quindi anche scatenarsi invidie e gelosie. Si potrebbe pensare anche a delle mercenarie del sesso. Ma poi chi gestirebbe una situazione del genere? Lo Stato si assumerebbe una responsabilità simile? E se non paga lo Stato allora paga il più ricco creando discriminazioni che all'interno del carcere creerebbero problemi insormontabili.
D'accordo con il Dott. Lex é il Dott. Mario Santi, psicologo. "Bisogna pensare seriamente all'ipotesi dei rapporti essuali per i carcerati" afferma Santi; "fare delle sperimentazioni dove ciò è possibile. E' certo che una persona che possa condurre una vita più vicina possibile alla normalità avrà meno problemi di reinserimento una volta fuori di prigone"
Al Dott. Santi abbiamo anche chiesto un parere sulla possibilità di riaprire le "cosiddette case chiuse".
"Anche se si riaprissero, il problema non verrebbe eliminato; esisterebbero comunque sacche di clandestinità difficilmente eliminabili".
Lorenza Berengo
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