Analisi ambientale dell'Arpat
sul porto di Livorno


Il porto di Livorno ed il suo hinterland saranno sottoposti ad un'attenta analisi ambientale da parte dell'Arpat, così come è previsto dal "programma '96" approvato dal Consiglio regionale della Toscana. I momenti principali del piano d'intervento (coordinato da Alessandro Lippi -direttore generale Arpat- e da Marcello Mossa Verre -responsabile area industrie a rischio di incidenti rilevanti - nonchè di Marcello Ceccanti - stessa area) possono essere individuati nelle fasi seguenti:
identificazione dei fattori di rischio e di degrado ambientale, indicazione preliminare delle priorità d'intervento, definizione preliminare delle azioni di rimedio mediante progetti di fattibilità, scelta definitiva delle azioni di rimedio, erogazione dei finanziamenti ed attuazione degli interventi, monitoraggio, successivo agli interventi, per la verifica della loro efficacia. Il progetto sarà articolato in tre fasi. Si comincerà dalla quantificazione dei rischi per procedere alla costruzione di un modello che dovrà servire a stabilire i livelli di rischio (locale, individuale, sociale) delle varie regioni dell'area stessa, suddivisa in unità elementari. Parallelamente all'analisi delle sorgenti di rischio industriale sarà allestito un inventario generale dei fattori che influiscono sullo stato dell'ambiente nell'area; dovranno esere pertanto riesaminati i dati già disponibili relativamente a: emissioni in atmosfera da varie fonti (impianti fissi, traffico veicolare, etc.) con particolare riferimento alle sorgenti di emissioni diffuse; scarichi idrici, tenuto conto sia di quelli industriali che di quelli civili (con particolare attenzione alla valutazione dell'efficienza dei depuratori presenti); impianti di trattamento di rifiuti tossici e nocivi; altre sorgenti con sensibile effetto ambientale. In un secondo momento si dovrà procedere alla "ricomposizione dei rischi ambientali" non riconducibili a quelli industriali. E' prevista anche "un'analisi di sensibilità" finalizzata a quantificare il peso delle varie sorgenti considerate nei confronti del livello di rischio generale stimato per la zona. La fase finale sarà quella del monitoraggio consistente nella valutazione a posteriori dell'adeguatezza degli interventi adottati. Le azioni necessarie per garantire un'efficace "lettura" dei risultati ottenuti, dovranno essere studiate caso per caso in relazione ai progetti approvati e realizzati. Sarà, pertanto, necessario che l'azione di monitoraggio consenta di controllare che gli effetti benefici conseguiti si mantengano nel tempo, permettendo altresì di individuare rapidamente le cause di eventuali fenomeni acuti di peggioramento del livello dei rischi nell'area. I risultati conseguibili col completo e rigoroso svolgimento di uno studio d'area possono e debbono avere una valenza più generale di quella derivante dalla necessità di garantire l'impiego corretto del finanziamento disponibile per una serie di interventi urgenti. "Il modello di rischio d'area, una volta messo a punto ed affinato - assicura Mossa Verre - deve costituire un agile strumento di pianificazione territoriale permanente che può essere utilmente impiegato per decidere, ad esempio, sulla possibilità di destinare determinate aree a nuovi insediamenti produttivi o, per contro, prevedere un'adeguata delocalizzazione di questi ultimi. Si ouò ricordare, a questo proposito, come un simile strumento possa rappresentare un validissimo ausilio per una corretta predisposizione, da parte della Provincia di Livorno, del Piano di coordinamento territoriale, previsto dalla Legge regionale n. 5/95 (legge sul Governo del territorio) in particolare per l'indicazione di eventuali fasce di rispetto fra impianti a rischio d'incidenti rilevanti e zone abitate e per la definizione delle condizioni d'esercizio della viabilità ricadente nelle fasce stesse". Mossa Verre precisa che "l'articolazione del piano fa intravedere la necessità di svolgere una serie di attività, peraltro molto qualificanti, per le quali è richiesta un'organizzazione delle risorse, umane e strumentali, adeguata e mirata all'assolvimento di compiti specifici con l'impiego di strumenti tipici dell'analisi dei rischi industriali ed ambientali". Per affrontare questa nuova ed ardua prova si sta attrezzando l'Arpat, facendo tesoro delle esperienze e delle risorse presenti nell'area livornese e toscana.


                                                                    




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