Il porto di Livorno ed il suo hinterland saranno sottoposti ad un'attenta analisi ambientale da parte dell'Arpat, così come è previsto dal "programma '96" approvato dal Consiglio regionale della Toscana.
I momenti principali del piano d'intervento (coordinato da Alessandro Lippi -direttore generale Arpat- e da Marcello Mossa Verre -responsabile area industrie a rischio di incidenti rilevanti - nonchè di Marcello Ceccanti - stessa area) possono essere individuati nelle fasi seguenti:
monitoraggio consenta di controllare che gli effetti benefici conseguiti si mantengano nel tempo, permettendo altresì di individuare rapidamente le cause di eventuali fenomeni acuti di peggioramento del livello dei rischi nell'area.
I risultati conseguibili col completo e rigoroso svolgimento di uno studio d'area possono e debbono avere una valenza più generale di quella derivante dalla necessità di garantire l'impiego corretto del finanziamento disponibile per una serie di interventi urgenti.
"Il modello di rischio d'area, una volta messo a punto ed affinato - assicura Mossa Verre - deve costituire un agile strumento di pianificazione territoriale permanente che può essere utilmente impiegato per decidere, ad esempio, sulla possibilità di destinare determinate aree a nuovi insediamenti produttivi o, per contro, prevedere un'adeguata delocalizzazione di questi ultimi. Si ouò ricordare, a questo proposito, come un simile strumento possa rappresentare un validissimo ausilio per una corretta predisposizione, da parte della Provincia di Livorno, del Piano di coordinamento territoriale, previsto dalla Legge regionale n. 5/95 (legge sul Governo del territorio) in particolare per l'indicazione di eventuali fasce di rispetto fra impianti a rischio d'incidenti rilevanti e zone abitate e per la definizione delle condizioni d'esercizio della viabilità ricadente nelle fasce stesse".
Mossa Verre precisa che "l'articolazione del piano fa intravedere la necessità di svolgere una serie di attività, peraltro molto qualificanti, per le quali è richiesta un'organizzazione delle risorse, umane e strumentali, adeguata e mirata all'assolvimento di compiti specifici con l'impiego di strumenti tipici dell'analisi dei rischi industriali ed ambientali".
Per affrontare questa nuova ed ardua prova si sta attrezzando l'Arpat, facendo tesoro delle esperienze e delle risorse presenti nell'area livornese e toscana.
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