Le politiche regionali ed i
rapporti con l'Unione Europea


Un'Italia sprovvista di una cultura europeista, strozzata da un sistema burocratico elefantiaco e un'amministrazione regionale che, nel disperato tentativo di proporsi nella duplice funzione di struttura pubblico-amministrativa e di promozione, non riesce aForza Italia cogliere le reali opportunità di sviluppo che vengono dall'UE? A questa domanda dovevano dare una risposta i conferenzieri del convegno organizzato dal gruppo consiliare di Forza Italia al Consiglio regionale della Toscana. Il convegno, trattando le difficoltà incontrate dall'Italia nella piena utilizzazione dei fondi strutturali comunitari e l'individuazione delle relative cause, ha trattato anche del ruolo che lo Stato Italiano, le Regioni e le amministrazioni pubbliche hanno tenuto nell'ambito di politiche più o meno efficaci di sviluppo regionale. Sono molte le proposte volte a recuperare i ritardi accumulati, ma la grande paura del futuro è rappresentata dall'entrata nella UE di paesi con il PIL molto più basso del nostro, come l'Albania e la Bosnia, sui quali verterà la maggior parte dei finanziamenti e la conseguente fuoriuscita dell'Italia dai benefici. La mancanza d'informazioni per i canali d'accesso sarà allora più evidente che mai e la rabbia per le opportunità incolte scivolerà sulla pelle di chi ne pagherà le dirette conseguenze. Ai lavori, coordinati da Francesco Martini (vice-presidente del Gruppo di FI), hanno portato un contributo Denis Verdini, vice-presidente del Consiglio regionale, gli europarlamentari Monica Baldi e Claudio Azzolini, nonchè i consiglieri regionali Massimo Malanima (AN), Leopoldo Provenzali (CDU) e Luis Micheli Clavier (FI). Verdini ha denunciato come "l'Italia non ha saputo spendere nell'ultimo periodo ben 14.000 miliardi di provenienza comunitaria". Mentre Azzolini e Baldi hanno sostenuto la necessità per il nostro paese di non perdere le opportunità che si presentano, attivandosi sopratutto nelle Regioni per EUROPA migliorare i rapporti delle stesse con l'Unione Europea. Ci sono Paesi, come l'Irlanda -ha detto la Baldi - che non perdono niente di quello che spetta loro. Come l'Irlanda che non solo ha speso tutto quanto le spettava, ma ha fatto ulteriore richiesta di un altro 30% dell'importo già speso". Riguardo all'obbettivo 2 (riconversioni di aree gravemente colpite dal declino industriale) gli impegni assunti nel 1994 sono stati circa 16 miliardi e 400 milioni; le spese effettuate sono state solo 6 miliardi e 159 milioni, pari a circa il 37%. Per l'obbiettivo 3 (lotta alla disoccupazione di lunga durata e giovanile) nel 1995 sono stati assunti impegni per 29 miliardi e 130 milioni e sono state effetuate spese per 12 miliardi e 630 milioni, poco più del 40%. Per l'obbettivo 4 (riconversione industriale) per l'anno 1995, sono stati assunti impegni di spesa per 11 miliardi e mezzo ma gli uffici non sono stati in grado di dire quanti ne sono stati impegnati. Per l'obbiettivo 5b (promozione e sviluppo zone rurali) nel 1994 sono stati assunti impegni per circa 8 miliardi e mezzo mentre sono state effettuate spese per 4 millardi e 650 milioni, pari al 55%; nel 1995 sempre per l'obbettivo 5b a fronte di impegni per 3 miliardi e 350 milioni si è speso solo 1 miliardo e 308 milioni, cioè solo il 34%. Luis Micheli Clavier, capogruppo di FI al Consiglio regionale, chiudendo i lavori del convegno, ha sottolineato l'importanza nel sapere cogliere le opportunità offerte dall'Unione Europea. Inoltre, Micheli ha detto che il tema del convegno "Le opportunità incolte" può essere visto da diverse angolazioni:


1) Opportunità non colte nel senso di "cogliere", ovvero di prendere;


2) opportunità non colte nel senso di cultura (informazione, formazione);


3) opportunità non colte nel senso di coltivati.


EUROPA2 A Micheli abbiamo chiesto : perché la Toscana deve essere una Regione Europea? "Non solo per la sua Storia e la sua cultura -ha risposto - ma anche per contribuire a far crescere il sistema Italia nel suo complesso, per offrire punti di riferimento politici nell'evoluzione democratica del governo regionale attraverso la proposta di un modello aperto al contributo delle risorse (operatori economici, operatori culturali, sindacati, enti locali...), per utilizzare al meglio le occasioni offerte dall'Europa per migliorare la realtà regionale" Quindi occorrono atti concreti, quali il "livello europeo delle politiche regionali " in tutti i settori: dall'ambiente alla sanità, alla tutela dei luoghi di lavoro, all'innovazione tecnologica, che è uno degli aspetti fondamentali dell'economia del futuro, alla quale si lega perfettamente la formazione degli operatori economici e della mano d'opera. Solo a queste condizioni - ha concluso Micheli - potranno essere "colte" e "coltivate" le opportunità della Toscana".





Elena Carbone






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