Garfagnana, a pochi giorni dal disastro ricomincia la vita






Si poteva evitare almeno
l'alluvione di parole




L'antico vezzo dell'uomo di ribattere colpo su colpo, convinto ognuno di essere depositaria della verità assoluta, non ha risparmiato nemmeno personaggi di alto livello: dai ministri Edo Ronchi e Giorgio Napolitano al presidente della Regione Toscana Vannino Chiti al giornalista dell'Unità Michele Serra. Eppure, la questione è molto delicata e non può essere trattata alla stessa stregua dei ragionamenti delle comari davanti al forno del paese di antica memoria. all'alluvione in Garfagnana nasce una serie di interrogativi a cui non è possibile dare risposte affrettate, nè tanto meno strumentali o, peggio ancora, di
parrocchia politica. he il disastro in Garfagnana non fosse prevedibile è cosa certa perchè la metereologia non è ancora una scienza esatta. Sarebbe stata una colpevole mancanza non avvertire le popolazioni se le strutture avessero segnalato il pericolo. Ma dal momento che così non è stato non può richiamarsi neppure la responsabilità del servizio di protezione civile. Che la caduta dell'acqua, in millimentri (ben 475!), sia stato un fatto eccezionale è anche fuori dubbio. Ma a qualcosa si deve anche pensare per porre rimedio anche agli eventi rari, che sono poi i più disastrosi. per esempio, quando si parla di cementificazione non ci si riferisce necessariamente alla costruzione di case in montagna, ma spesso alla costruzione di argini attorno ad un corso d'acqua che ne aumenta il deflusso e la velocità, mentre senza quegli argini l'acqua potrebbe defluire nei campi, allagandoli, ma senza diventare dei missili alla stessa stregua di uno slittino in un canale di ghiaccio; oppure allo sfruttamento a fini delle sponde dei fiumi, e qualche volta addirittura i letti dei fiumi e dei torrenti sopratutto verso il mare.

f.c.






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